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Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Guido Monti su Malaspina di Maurizio Cucchi (Mondadori 2013)

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Le cose della vita e del mondo.

Tensione etica e metafisica unita a una struggente attenzione per gli aspetti umili della quotidianità.

In «Malaspina», nuova raccolta poetica di Maurizio Cucchi edita da Mondadori nella collana Lo Specchio, freme un lavoro di scavo della parola e rammemorazione veramente ampio. Tutto illibro è un atto di laicissima evocazione di luoghi e persone estremamente concentrato per nitidezza e precisione di dettaglio. Maurizio Cucchi parte sempre dall’attrito con la cosa-mondo per ridiscendere poi ai suoi strati più remoti i quali sono tutt’altro che muti, anzi si fanno portatori di messaggi sempre nuovi. Ecco allora avvicendarsi in «Malaspina» (nome di un lago alla periferia di Milano) figure toccate dal passaggio del tempo, ma come riafferrate dalla mano di un presente continuo che le fa essere, con il loro carico d’espressività, ancora qui e ora tra noi. Questo il senso toccante sino all’estremo del «..film perduto / e presente per sempre, sepolto» e «…penetrandonelle caverne / interne, negli oceani… ». L’aderenza del poeta col reale si fa forte, s’infuoca. Maurizio Cucchi è quel fabbro, che porta a temperatura massima l’esistente per poterlo lavorare; i suoi occhi sono come fucine ardenti, prendono a squadrare i luoghi, scalzandone sipario «…traslucido/ di vacuità…» per ridar luce, appunto, alle ere sepolte: «E io mi infilo, / mi insinuo zampettando / per leggere e indagare, eterna, / l’umiltà dei secoli».

E in questo meta-spazio costellato di volti gioca ancora quel magnifico fanciullo che da «Il disperso» (raccolta d’esordio di Cucchi nel ’76) in poi ci ha accompagnato col suo carico di discreta presenza, quel bimbo da sempre saggio perché ascoltatore-silenzioso della vita in tutto il suo spessore di bellezza ma anche di dolore irredimibile; ecco si riaffaccia e a sentirlo è sempre lo stesso, gli girano attorno vecchi e nuovi frammenti identitari che restituiscono ancora una volta uno spaccato linguistico-paesaggistico memorabile: «…Masciadri era il suo preferito, / aperto negli occhi e nella fronte, / leale nel sorriso; masciader, merciadro, merciaio, quel nome / antico, così aspro e sonoro, /…» e quel bimbo con memoria virgiliana, accompagna il viaggiatore lettore di «Malaspina», col suo accresciuto senso dell’esserci e dice che anche il suo spazio, gioca lì sotto in quel «…terriccio di un mondo/ ancora poroso e ruvido, opaco, /…» rendendoci partecipe di unasua dichiarazione esistenziale molto precisa: «…Meglio, allora, rivolgere gli occhi di fuori, dove è il loro vero destino, degli occhi voglio dire…». È li che s’affaccia la metafisica, nella terra transitata e piena ora «…di micromondi in abbandono, / senza presenza umana…», lì il carico di morte è meraviglia, per chi voglia intendere, poiché l’abisso ultimo, seppur doloroso, ci comprende infinitamente.

 

E «…esplorando scoscesi terreni / sedimentari», ecco lampeggiare nel finale due uomini controversi, anticonformisti «proto-novecenteschi» come dice Alberto Bertoni in bandella di copertina, il capitano, presunto «….compagno incongruo / e burbanzoso, quel genio, / dotato di formali baffi trapezoidali…» del grande Gadda e il console personaggio dello scrittore Malcom Lowry; entrambi alla ricerca di verità ultime in terre traboccanti di natura, con quel loro destino votato alla autodistruzione per eccesso di abbraccio vitale col reale. Maurizio Cucchi li assume in sé, quasi calamitato da una sorta di reminiscenza che viene da impercettibili legami culturali e intellettuali e li rivisita alla luce di nuovi innesti identitari: «Eppure lui, il capitano, uscendo / dalla terra rovistata a fondo /… lo ritrovo in mia vece,/ …». «Malaspina» è un grande affresco sulla memoria della specie da cui tutti veniamo, ognuno di noi non è che escrescenza di qualcun altro che ci ha preceduto, tutti non facciamo che appartenerci, essere spezzoni di esistenze sepolte; e se guardiamo bene e scaviamo con audacia e pazienza ci troviamo ad essere filamenti del console, del capitano e, retrocedendo più indietro, di Glenn – misterioso e struggente personaggio dell’infanzia di Cucchi presente nell’intera sua produzione che prenderà anche il nome di Luigi – e del fanciullo silenzioso.

Da “La Gazzetta di Parma”, 7 Agosto 2013

 

Written by matteofantuzzi

11 agosto 2013 at 20:25

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