UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

Posts Tagged ‘mazzoni

La poesia, le galline giovani e il buon brodo.

with 6 comments

Mi ha fatto una certa impressione l’analisi di Gianfranco Lauretano domenica scorsa ad un convegno a Firenze: l’idea che in qualche modo la sua “generazione sfigata” (parole sue, anche se io decisamente preferisco l’idea di una generazione in ombra come a suo tempo la definì Marco Merlin, e che comunque ha prodotto Fabio Pusterla, Antonio Riccardi, Gian Mario Villalta, Davide Rondoni, Guido Mazzoni ecc.) debba fare posto fin da ora ad un’altra molto più agguerrita e in qualche modo più concreta in grado di arrivare là dove chi li ha preceduti per mille motivi non è riuscita, forse innanzitutto (aggiungo io) perché ha dovuto scardinare il pesante Novecento poetico della letteratura italiana ed andare oltre quello che fine a quel momento era stato considerato “normale” sia nelle linee dominanti che in quelle avanguardistiche e di rottura.
In fondo la questione cruciale degli ultimi tempi pare sempre quella, una certa “fame” nei confronti di galline e galletti giovani, dalla coscia succulenta, che se sfama nell’immediato di certo non si può considerare un pasto equilibrato, per lo meno nei confronti delle vecchie galline in grado di produrre sempre quantomeno il buon vecchio brodo che rimane la base della gastronomia, anche letteraria, italiana. Lo dico conscio della mia anagrafe e del fatto che buona parte del mio lavoro, attuale e di questi anni, va proprio nella direzione della ricerca del nuovo cibo letterario, ma un conto è il proprio mestiere, un conto è non volere considerare il lavoro (e le potenzialità) di chi ci ha preceduti. Non è solo troppo semplice buttare via una o più generazioni, ma davvero pericoloso, lo dico proprio perché chi sta entrando oggi affila le armi, aggiunge un piano fino ad ora poco considerato, il piano estetico e massmedizzato che ribalta la considerazione fin qui data per forte di una poesia intima e privata fino ad essere catacombale, un moto della parola che oggi diventa quasi “trendy”, invade le piazze attraverso i festival divenendo fenomeno sociale, evento, rito in certi casi.
La poesia che continuamente e anche in questo momento ribalta i propri piani di comprensione sembra insomma dovere ancora trovare un proprio, nuovo, equilibrio. Ma tutto questo non sembra possibile senza una base, un brodo appunto (primordiale) da cui tutto possa essere generato, e se Vittorio Sereni ed Eugenio Montale possono essere considerati gli ingredienti indispensabili di questa cucina (anche chi dice di non utilizzarli in realtà mente sapendo di mentire) il resto appunto è recupero e attenzione, anche per chi da sempre appare debole o per lo meno non sbandierato.
Riusciranno i festival, la rete, le medio-piccole case editrici, le riviste a garantire la copertura nutrizionale della letteratura o ci troveremo a fare indigestione di questo o quell’altro ? La domanda mi pare sempre corretta e solo con l’aiuto ti tanti si può veramente rispondere.

Written by matteofantuzzi

1 novembre 2012 at 09:59