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Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Su “Figlio” di Daniele Mencarelli e le nuove strategie della collana di poesia Nottetempo

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Ci sono diversi aspetti per affrontare il nuovo libro di Daniele Mencarelli, la prima è l’apertura della nuova collana di poesia di Nottetempo, editore importante che apre questo nuovo spazio sotto la direzione di Maria Pace Ottieri, figlia di quell’Ottiero spesso ricordato come (enorme, fondamentale) narratore ma di cui consiglio caldamente di leggere l’opera poetica, uscita nel 1986 presso Marsilio. Nottetempo per prima scommette in maniera importante su una formula che privilegia nettamente l’e-book senza lesinare sugli autori (dato che dopo Mencarelli sono previste le uscite del sudcoreano Ko Un e di Gian Maria Annovi) andando in qualche modo ad abbattere una delle maggiori resistenze che la grande editoria riserva alle forme letterarie considerate “di nicchia” (il problema dei costi della diffusione dell’opera, affidata con potenza al mezzo ben più democratico della rete). Se la scommessa di Nottetempo sarà vincente credo sia una buona argomentazione per l’imminente salone del libro che sicuramente troverà la questione dei costi come dibattito “altrettanto pesante” quanto la qualità della proposta anche se non va dimenticato che esiste un’editoria di poesia virtuosa, è un esempio Crocetti, la scomessa fatta da Isbn con Targhetta, ma anche il catalogo della Ladolfi che ha superato la prima edizione di tutte le sue uscite spingendosi in alcuni casi anche oltre.
Rimanga allora innanzitutto il testo di Mencarelli, poeta capace e ormai maturo che riesce a dare il meglio di sé come già nel racconto dell’ospedale pedriatico romano Bambino Gesù quando lavora sul binomio infanzia/malattia certo abituato dallo sguardo quotidiano ma anche capace di rendere nelle vicende private bene l’idea di quello che significa oggi la sanità italiana, e cosa significhi affrontare umanamente dolore e malattia. Se negli ultimi tempi sono emersi diversi titoli che hanno lavorato sulle figure dei genitori (“I padri” di Giulia Rusconi senz’altro tra tutti) ecco che Mencarelli ribalta le questioni, affronta anche la fragilità del rapporto coi figli oltre che tutta l’impotenza di fronte alle problematiche e ai lutti. C’è in tutto questo un rapporto pieno con la verità, verità che senza sovrastrutture chiediamo con forza alla poesia.

Written by matteofantuzzi

11 maggio 2013 at 16:11