UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

Carabba vs. Ostuni e il (possibile) laboratorio bolognese.

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Partiamo da un paio di questioni sociopatologiche. Una settimana fa sul domenicale del Corriere della Sera Carlo Carabba racconta una serie di questioni non esattamente nuove ai non addetti ai lavori, su cui si ragiona e ci si muove da almeno una decina d’anni ma che diventano innovative per una platea sicuramente meno avvezza alle questioni come quella del quotidiano di Via Solferino: i versi della Syzmborska colpiscono e finalmente si diffondono certo grazie alle parole di Saviano ma grazie al fatto che questo impianto poetico riesce finalmente a parlare alle persone al di là della loro “introduzione” all’interno del mondo della poesia e seconda e non meno importante cosa, l’esempio Syzmborska è facilmente repiclabile all’interno di una poesia che finalmente ricerchi un interlocutore, un dialogo e non si arrocchi all’interno di quell’idea del “che studino” che appunto ha caratterizzato tutta la strafottenza di certa avanguardia (e generazioni ulteriori) a partire dal gruppo ’63. Banalità probabilmente ribadisco per chi in questi discorsi bazzica da tempo ma non certo non assoluti come accade leggendo la prefazione (e sottolineo, la prefazione !) di Vincenzo Ostuni a “Poeti degli anni Zero” che va in altra direzione, cosa lecita ovviamente anche se è la risposta che oggi propone lo stesso Ostuni sul Corriere ad essere un buon punto di partenza per alcune questioni. La prima è appunto quella della diffusione di un certo tipo di Poesia, l’idea che il mondo giri attorno a Mondadori ed Einaudi e che al resto degli autori rimangano solo le briciole e i sottoscala è ovviamente fuori da ogni presupposto, facendo anche solo riferimento ai poeti inseriti da Ostuni nella propria antologia (e comunque già ampiamente fotografati, sezionati, analizzati in un fiorire di antologie e riviste negli ultimi anni, tralasciando invece molti altri protagonisti del l’interessante e complicato mondo della nostra poesia) Elisa Biagini pubblica per la stessa Einaudi, Maria Grazia Calandrone per Crocetti, editore dello stesso da lui citato nobel Tranströmer mentre Marco Giovenale è appena uscito per un’importante casa editrice come Donzelli. Andrebbe forse capito invece perché altre case editrici non proseguano la strada della poesia, per esempio Feltrinelli ferma al solo Sanguineti, per esempio Bompiani che aveva provato un’operazione meritoria diversi anni fa ma troppo velocemente accantonata, o perché semplicemente non sia Ostuni stesso nel proprio ruolo all’interno di Ponte alle Grazie (gruppo Mauri Spagnol, certamente non di poco conto considerando che annovera anche altre due big per il panorama poetico come Garzanti e Guanda, ma anche Longanesi, Bollati Boringhieri, Salani, Tea…) a dare una svolta anche ad autori ottimi ma che forse non hanno avuto determinati riconoscimenti editoriali, penso a Lidia Riviello o Gherardo Bortolotti solo per citarne un paio. Perché alla fine la mia paura è che di tutti questi ottimi spazi per parlare di libri e di poeti rimanga solamente la polemica e si perda anche il corretto “leggeteli” che muove anche l’ultimo appello di oggi. Leggeteli ‘sti benedetti poeti e poi decidete, perché se continueremo a non spiegare anche ai non addetti ai lavori che chi magari ha avuto dubbi sul nostro operato non sbaglia solo perché è brutto e cattivo (e scrive brutte poesie) ma per ben più validi motivi (che dovremo però trattare…) rimarrà sempre l’idea gattopardesca che nella poesia italiana valga tutto e il contrario di tutto, col risultato che la poesia rimarrà questione per pochi e con risultati improbabili da prima repubblica (pressioni, concussioni clientelismo, paraculismo ecc. ecc.) e soprattutto i poeti rimarranno un mondo sconosciuto e deserto come spesso mi si dice essere all’interno delle metropoli dove queste problematiche sembrano essere più accentuate rispetto ad una provincia maggiormente innovativa ed effervescente (non per nulla allo stato attuale è proprio in provincia che sono oggi concentrate la maggior parte delle riviste militanti). E qui veniamo alla seconda questione di cui mi preme raccontare: al di là di qualche differente parere sono cresciuto in un mondo (quello bolognese) dove le varie realtà semplicemente non interagivano tra di loro, a seconda dell’appartenenza (politica, religiosa, istituzionale) quello che mancava era il dialogo e in definitiva l’ascolto, in una sorta di autodeterminazione che piuttosto che il merito dava risalto all’allineamento, che piuttosto che ragionare sulla sostanza preferiva arroccarsi sulle sicurezze della forma creando luoghi deserti, affossando le esperienze e le case editrici togliendo nei possibili fruitori ancora una volta la possibilità di un dialogo. Oggi al contrario vi voglio raccontare di presentazioni dove la gente si deve sedere per terra perché le sedie rapidamente si esauriscono, dove l’età media si abbassa vertiginosamente, gli studenti universitari finalmente ricominciano ad interessarsi di poesia italiana contemporanea, dove anche nella difformità di idee ci si ascolta, magari ci si confronta ma si comprende che si lavora tutti per la stessa causa che è quella della diffusione e della fruizione della poesia, perché a forza di dare degli incapaci e degli inadatti agli altri troppe generazioni sono finite nell’ombra e troppi potenziali fruitori si sono rivolti altrove andando a ricercare la poesia nella canzone d’autore, nell’arte, nella cucina, nel calcio o dove vi pare. Probabilmente oggi come non mai nel (possibile) laboratorio della città di Bologna si ha la consapevolezza che le questioni vanno affrontate e non svicolate o posticipate, e che il fare poesia altrettanto non significhi più “gridare nel deserto”: a queste conclusioni stanno arrivando in maniera coesa non solo a Bologna ma in generale le ultimissime generazioni, le altre probabilmente altrove continueranno ancora a dare risposte simili a quelle che si davano 50 anni fa, ma anche in questo senso il tempo sa essere galantuomo, l’importante ancora una volta ribadisco è sapere sfruttare le occasioni e non pensare che per forza ad ascoltarti anche da un palco prestigioso siano per forza i soliti mille sfigati che animano il mondo della poesia italiana contemporanea…

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Written by matteofantuzzi

18 marzo 2012 a 21:40

4 Risposte

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  1. Sono Elisa, di Bologna. Vorrei complimentarmi per l’articolo scritto da Matteo Fantuzzi, mi ha colpita. Scrivo per passione e vorrei tanto partecipare a queste presentazioni di cui parla, in cui le sedie si esauriscono in fretta. Circondata da tanta mediocrità in cui più o meno tutti ruotiamo, desiderei tantissimo entrare in contatto con un’ambiente letterario che non abbia necessariamente grandi pretese, in cui le persone discutono e si scambiano pareri ed opinioni. Esiste davvero questo laboratorio bolognese?
    Grazie
    E.

    Elisa

    14 aprile 2012 at 18:07

    • certo che esiste elisa, vieni martedì pomeriggio, presentiamo marco bini alla melbook. vedrai che ti troverai bene.

      matteofantuzzi

      14 aprile 2012 at 21:01

  2. […] questo intervento sulla polemica Carabba-Ostuni, Fantuzzi conclude così il suo punto di vista: “Probabilmente […]

  3. […] In forte affinità con la poetica di Magradze, nella sua accesa e fervente prefazione Ladolfi parla con toni assai critici di un “Novecento sperimentalista durante il quale si è consumato il divorzio tra parola e realtà, nell’abdicazione alla vocazione più autentica della scrittura in versi che consiste nel parlare all’uomo dell’uomo” (p. 5). Il progetto culturale di Ladolfi è perciò coerente con le sue proposte editoriali che ho avuto modo di leggere (Guerra alla tonnara di Andrea Italiano, recensito qui, e l’antologia La generazione entrante). Libri caratterizzati da una poesia comunicativa che sembra opporsi tout-court non soltanto all’ideologia avanguardista, ma anche ai suoi portati stilistici, perfino quelli (relativamente) moderati. Entrare nel merito di tale scelta non è certo nelle intenzioni di questa recensione; ma questo punto va meditato e discusso al di là delle sporadiche polemiche (vd. la querelle Carabba-Ostuni). […]

    Critica del testo poetico

    26 giugno 2017 at 19:11


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