UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

Francesco Targhetta, cronaca di una stroncatura.

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Francesco Targhetta, Perciò veniamo bene nelle fotografie, Isbn, Milano 2012. Da La voce di Romagna, 12.03.2012

Lo dirò fin da subito, si tratta di una stroncatura, non così dura come forse avrei fatto altrove, tipo nell’Annuario di Poesia ma sicuramente impietosa, e per un sacco di buoni motivi che cercherò qui di elencare. Il primo balzo sulla sedia l’ho compiuto un mesetto fa, quando su Affari Italiani ho letto un articolo di Antonio Prudenzano sull’imminente uscita del libro in cui veniva definita come “novità” la scrittura appunto di un romanzo in versi, cosa logicamente fuori da ogni realtà letteraria italiana ma abbastanza per creare l’occasione per ricordare chi ad esempio di questo genere ha fatto non solo il proprio marchio di fabbrica ma anche il proprio punto di evoluzione sia formale che (cosa non di poco conto) sostanziale anche in un recente passato, e penso ovviamente a quell’Ottiero Ottieri che con “La corda corta” uscito da Bompiani nel 1978 racconta in maniera decisamente efficace la volontà di uscire da un mondo ma anche una cultura decisamente borghese e oramai fuori da qualsiasi mondo reale. Nei giorni successivi (per fortuna) escono una serie di interviste allo stesso autore in cui il tiro viene da lui stesso ovviamente corretto con l’introduzione di percorsi che individuano una linea corretta all’interno però di un panorama nel quale sembra difficile però poterlo inserire. Perché 200 pagine di lamentazioni e ripetizioni concettuali, fonie strascicate e virtuosismi lessicali sono state per me difficilissime da concludere, quasi quanto il libro di Luciano Ligabue uscito da Einaudi, ben lontano insomma dal piacere col quale ancora oggi leggo “La ragazza Carla” scritto da Pagliarani oramai mezzo secolo fa con una capacità di leggere il quotidiano e i cambiamenti che lo rende ancora oggi attuale, molto più della cristallizzazione della crisi fotografata staticamente da Targhetta che perde per strada l’idea stessa di evoluzione letteraria non riuscendo a introdurre quella che è stata la grande capacità di Pagliarani ovvero l’introduzione della lirica anche nei passaggi maggiormente prosastici: qua invece tutto rimane a mio avviso nebuloso e a mio avviso l’effetto è come quello di trovarsi davanti a un lungo disco de “Le luci della centrale elettrica” scritto però da Edoardo Sanguineti, un effetto di stanco proseguimento dell’avanguardia in accordo per assurdo con quegli stessi professori che Targhetta contesta quasi che fosse anche lui complice (o parte) del sistema che vuole contestare. Peccato perché altrove la stessa casa editrice ha saputo fare molto bene, ad esempio con Michela Murgia e il suo “Il mondo deve sapere”, ma qui è un’altra storia e l’idea che dopo cinque anni si potesse ripetere lo stesso lavoro affidandosi al romanzo in versi probabilmente non si è rivelata un’operazione così meravigliosa, peccato davvero, peccato non progredire, stare fermi intendo, non solo nelle fotografie, ma anche in letteratura.

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Written by matteofantuzzi

12 marzo 2012 a 23:36

Pubblicato su Uncategorized

4 Risposte

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  1. Quello che spavenda di più gli accademici come te, vecchi come il tuo sistema editoriale “Italia” è il cambiamento. Questo dimostra perchè la poesia italiana tocchi il fondo nero al cospetto di realtà avanguardistiche e “diverse”.

    glen

    3 luglio 2012 at 09:45

    • sarò lieto di comprendere il cambiamento di cui parli. non scherzo. convincimi dove stia il cambiamento in una cosa che ne ricalca altre che hanno 50 buoni anni, tempi in cui non si sapeva nemmeno cosa fosse il dna.

      matteofantuzzi

      3 agosto 2012 at 11:07

  2. mi baso su pochi lacerti trovati in rete, non ho ancora potuto leggere il libro. ma stando a quel poco che ho letto, non capisco questo voler appiccicare all’opera l’etichetta avanguardista, sia da parte tua, sia nel commento di chi mi precede. tantomeno capisco l’accostamento diretto che fai con sanguineti. pochi versi che copio-incollo:

    allora torni in camera tra i ragni
    con l’impressione di invecchiare
    di qualche male più grande,
    che sia l’eccesso di vita dentro
    o l’impressione di allontanarsi
    da un ipotetico centro,
    come il lancio di boccia troppo lungo,
    la spaccata a biliardo che peggiora
    le cose, e cazzo dici agli amici a cena,
    dici basta, basta l’overdose
    di adolescenza strisciante
    che soffri e subisci sul fisico storto,
    non per quelle febbri liceali
    che ti alzavano di mezzo centimetro,
    rubandoti i lineamenti con mille
    spigoli di troppo, ma dopo
    ogni singolo ritorno a te stesso,
    nell’ascensore, in famiglia,
    rinchiuso nel cesso:
    sei cambiato
    come dicevano le zie di Pistoia
    e tutti i parenti alla morte di un nonno,
    ma perché così in peggio?

    cosa c’è di sanguinetiano? il dire “cesso” o “cazzo”? o certi passaggi barocchi tipo “overdose di adolescenza strisciante”? (vado a braccio, cerco di rispondermi da solo). per il resto prevalenza di endecasillabi, linguaggio colloquiale, qualche impennata barocca, certe similitudini, mi sembra, non così malvage. non una parola in latino, non una forzatura esasperata delle accumulazioni, non un inquinamento costante del testo con parole-lemmi della tradizione o di lingue straniere.

    forse tutto ciò è presente in altre sezioni del libro?
    ivan.

    ivan

    20 agosto 2013 at 13:51

  3. ovviamente l’invito (anche perché il libro è uscito da più di un anno) è quello di leggere completamente il libro. ridurre anche sanguineti a quanto sopra mi pare riduttivo… sicuramente di accumulazioni nel libro di targhetta ne troverai, sicuramente (come ho avuto modo di dire un paio di mesi fa a portogruaro presentandolo) questo è un poeta che sa il fatto suo, s’è visto col suo reportage per La lettura de Il corriere della sera, s’è visto nel libro d’esordio, questo è stato un tentativo di lavorare su certe dinamiche e credo altresì che l’autore sappia che strade intraprendere con ancora maggiore decisione…

    matteofantuzzi

    21 agosto 2013 at 05:59


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