UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

I poeti e le porcilaie. Testo di presentazione per una mostra fotografica sui poeti (contemporanei) dell’Emilia-Romagna.

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Ultimamente Daniele Ferroni si è specializzato su due soggetti per il proprio lavoro fotografico, i poeti e le porcilaie. E non credo che il connubio sia così azzardato, anzi. In fondo in entrambi i casi convivono in maniera naturale due componenti che sono insite nella natura: il sublime e il miserevole. D’altronde se vostra figlia arrivasse in casa e vi dicesse “mi sono innamorato di un poeta” credo che rischiereste l’infarto secco: e ne avreste ragione, perché i poeti umanamente sono quanto di peggio potrebbe esistere sulla terra, gente arrivista, pronta a spararsi alle gambe, pronta a sciogliere nell’acido la propria nonna pur di arrivare a pubblicare in una grande casa editrice, di quelle che contano, poche oramai. Eppure (c’è sempre un eppure) quando si mettono a scrivere queste persone terribili, abiette, sono in grado di imprimere quanto di più alto dal punto di vista letterario e umano esista “antropologicamente” e da sempre, la poesia appunto, qualcosa di talmente vicino al comune sentire da potere essere ascoltato, vissuto, letto da tutti, da potere arrivare a chiunque con una semplicità, un’immediatezza davvero disarmante. E allora il lavoro di Daniele Ferroni serve a due cose essenzialmente: cogliere lo sguardo, l’espressione dei poeti, la tensione che porta alla produzione della poesia e dall’altra parte a farli conoscere, ‘sti benedetti poeti, in modo possiamo tenerli lontani dalle vostre figliole e possiate capire chi siano, che faccia abbiano in un mondo dove sembra che tutti siano poeti (cantanti, pittori, cuochi, calciatori, farmacisti…), tutti tranne i poeti confinati in Italia a un ruolo minore, fragile e splendido come sa appunto essere la poesia. E l’attività di indagine è importante anche perché va ad analizzare una regione che tanto ha dato alla letteratura e che in qualche modo ha deciso di rimanere attaccata, radicata al proprio territorio, di non migrare, non farsi assorbire dalle metropoli anche culturali per rimanere viva, per mantenere il proprio sguardo, che è quello che Daniele Ferroni fotografa.

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Written by matteofantuzzi

4 marzo 2012 a 01:34

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