UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

Archive for febbraio 2012

Lettera al premier Monti: la Poesia può salvare l’Italia dalla recessione.

with 5 comments

Egregio premier prof. Mario Monti, capisco bene che per mille motivi che non sto qui a ricordare lei non tratti molto spesso la materia, ma con la presente vengo a sottoporle una questione che potrebbe dare reciproca soddisfazione a entrambi. Se io le decessi che esiste un comparto che fosse in grado di fare +10% il prossimo anno lei credo che in tempi di recessione sarebbe entusiasta, ebbene io conosco un comparto che potenzialmente sarebbe in grado di passare da 2000 acquirenti fino addirittura a 2 milioni, parliamo 100.000 (centomila !) % roba che se la sognano pure i cinesi che farebbe gola a qualsiasi azienda anche solo leggermente sana di mente, un mercato enorme, un bacino clamoroso, il pil di una regione italiana, per dire (ecco, magari qui esagero…). Ecco, quel comparto si chiama poesia, sì egregio signor professor premier, se oggi in Italia tutte le 2 milioni di persone che scrivono più o meno egregiamente poesia comprassero un solo libro all’anno e non solo quei duemila pirla di lettori forti che oggi già esistono avremmo una reale movimentazione dell’economia, avremmo un sistema in netta crescita con una spesa quasi minima, meno di una ricarica telefonica, o poco più di un biglietto del cinema, parliamo di 10 euro bene o male, praticamente una pizza e un caffé. Ma come passare da duemila fruitori a due milioni ? Beh in effetti su questa questione si discute da anni, parecchi a dire il vero, almeno una decina in maniera solida. Ma probabilmente i tempi sono maturi per andare oltre, per agire, creare dei veri fruitori, ognuno nel proprio territorio, in fondo ognuno di quei fruitori dovrebbe convincerne “solo” altri 1000. Nemmeno un quartiere o un paesino dell’entroterra lucano. Certo bisognerebbe proporre sempre buona poesia, perché mi insegnano quelli che lavorano nelle vendite “la roba buona si vende sempre”, e sapere definire le eccellenze non è cosa banale, ma sono fermamente convinto, professor Monti che la cosa sia possibile. Idee ? Suggerimenti ?

Annunci

Written by matteofantuzzi

17 febbraio 2012 at 20:44

Aldo Nove, Umberto Tozzi e la voglia di considerare la canzone d’autore poesia.

with 7 comments

Che ci sia voglia di poesia in giro è fuori di dubbio, ma d’altronde è così da sempre, antropologicamente potremmo dire. Però a volte capita che la domanda sia talmente alta che l’offerta scarseggi, e in tempi di crisi si sa il genio italiano si fa sempre notare. Un poco come quando all’estero ti rifilano il cheddar come parmigiano reggiano, magari con la dicitura parmesan che non è la stessa cosa ma un poco ricorda (con la giusta incacchiatura dei poveri produttori che si fanno un mazzo tanto per fare un prodotto fatto per benino e si ritrovano certa roba discutibile a fare concorrenza): perché non c’è nulla di male a mangiare il cheddar grattugiato, se uno è consapevole di farlo. Se no si tratta di truffa, di marchio Dop contraffatto. Ecco, in fondo questa sera da Fabio Fazio mi sono sentito ugualmente dispiaciuto, quando Aldo Nove (che come poeta ha dimostrato di sapere fare molto, e invito tutti a leggere “Fuoco su Babilonia” uscito per Crocetti e firmato col suo vero nome, Antonello Satta Centanin) ha cercato di convicerci presentando il suo libro su Giancarlo Bigazzi che (cito testualmente dalla presentazione di Bompiani) “Bigazzi è riuscito a esprimere lo spirito del tempo attraverso la poesia popolare della canzone per cinque decenni, ‘cucendo addosso’ a decine e decine di musicisti l’abito di parole e note che in quel momento si confaceva a loro e al loro tempo”. Ora il problema non sta appunto in Bigazzi, autore capace per la Vanoni, Tozzi e tanti altri, ma è quel termine “poesia popolare” che stona e in qualche modo mi fa soffrire, come appunto che “Ti amo” possa essere considerata una sorta di “Tema dell’addio” (intesa come opera sul rapporto amoroso) per tutti, come che la poesia fosse ancora una volta quella cosa là inarrivabile, inacessibile e il popolo quale che sia la propria istruzione potesse al massimo ambire a un “guerriero di carta igienica”. E allora ha ragione De Gregori, in questi giorni protagonista del sondaggio di Luigia Sorrentino a non definirsi poeta e non definire le sue (splendide) canzoni poesie: anche questo fa parte del rispetto che si deve avere per una materia così fragile e così delicata come la poesia. E sprecare le occasioni, le occasioni di fare vedere le competenze di chi sa trattare questa materia fa parte di una difficoltà italiana che è quella di preservare le eccellenze, le capacità, i cervelli si potrebbe dire. Peccato, davvero peccato perché mentre perdiamo tempo a definire qualsiasi cosa ci venga in mente come poesia ci dimentichiamo di leggerla e di farla conoscere, la poesia. Non basta Saviano che legge la Szymborska a pulirci le coscienze.

Written by matteofantuzzi

11 febbraio 2012 at 22:31

Ci vogliono i soldi per fare i poeti ?

with 22 comments

Mettiamo in fila alcune cose che sembrano banali, ma che in realtà potrebbero non esserlo. Per emergere nel mondo della poesia è almeno negli ultimi decenni risultato necessario un certo “presenzialismo” con il poeta ruggente impegnato a un costante girovagare in lungo e in largo per lo stivale ai convegni o nei festival che contano. Poi è stato il momento dei festival tra la gente, e il poeta si è ritrovato in un costante girovagare in lungo e in largo per lo stivale questa volta in luoghi ameni ma col medesimo risultato. Ma anche il fatto non banale che la poesia, realtà di nicchia, sia sparpagliata a macchia di leopardo fa sì che gli stessi scambi, dialoghi ecc. (e parliamo di cose oneste !) necessiti di tempo e ancora una volta tanti km per essere portata avanti fa sì che ancora una volta la questione economica diventi qualcosa di concreto, a meno che non si voglia cedere alla teoria delle predominanze geocentriche (la poesia romana si incontra a roma tra le riviste e le case editrici romane a dirse quant’ebbella è rrroma quando è sera, la poesia milanese a milano dai luoghi milanesi risponde che la poesia figa è solo a milano e avanti così), una di quelle teorie che ha portato il deserto nella percezione della poesia e ha aiutato anche la follia della “poesia solo per pochi eletti”. Ma torniamo alla questione: la benzina costa, gli spostamenti costano e spesso ti capitano richieste del tipo “vieni a 800 km da casa tua per una lettura ? a proposito, soldi non ce ne sono” e quindi fare poesia diventa opera di volontariato, come spalare le strade (qua dalle mie parti i sindaci fanno appelli di questo tipo, omettendo che i soldi che c’erano magari sono stati spesi altrove e mo’ nell’emergenza mancano) contrariamente a una certa narrativa che come determinata editoria ancora si muove in dinamiche e regole economiche classiche. E quindi chi si può permettere di fare poesia oggi ? Chi sta bene di famiglia ? Chi si muove grazie a spinte di qualsivoglia tipo ? Chi rappresenta certi gotha ? E per il resto ? Dico quegli autori marginali dal punto di vista geografico ma che sono stati il sale, la resistenza della nostra poesia ? Dico gli attuali emergenti, chi ancora ha bisogno di completare la propria formazione ? Quelli come possono fare ? La rete (piaccia o meno, soprattutto quella legata ai social network) non è la panacea di tutti i mali, lo abbiamo già capito, troppa proposta senza essere in grado di filtrare, di fare crescere in definitiva, troppi che si sentono dei fenomeni senza esserlo, troppe persone con potenziale che si perdono. Difficile così anche un’editoria sensata con troppo self-publishing (o vanity press che tanto è la stessa cosa ma costa di più) e case editrici che speso lavorano sulla poesia con un grande occhio all’economia e poca possibilità ancora una volta per chi il nome ancora non ce l’ha, per chi non è degli anni giusti. Ma questa è un’altra storia e di questioni mi sembra di averne già tirate fuori parecchie: questa mattina mi sono alzato con la paura che solo chi ha già la pancia piena possa fare poesia oggi in Italia con una poetica spesso più che altro ombelicale e non votata alla fruizione. Ma magari è solo quello che ho mangiato ieri che mi è rimasto sulla bocca dello stomaco.

Written by matteofantuzzi

3 febbraio 2012 at 12:15

Pubblicato su Uncategorized

Tagged with , , ,