UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

“La generazione entrante” su Avvenire: brutti, capaci e urgenti (e senza generazione).

with 9 comments

La generazione di poeti nati negli anni 80.
Da Avvenire, 14.01.12

E’ una nuova “generazione in ombra”, secondo Matteo Fantuzzi, prefattore di “La generazione entrante. Poeti nati negli anni Ottanta” (Giuliano Ladolfi editore, pagine 170, euro 12) quella che va da Carabba a Zattoni, da Mancinelli a Tardino, e poco prima di Leardini, Brullo, Marchesini, ma già in grado di proporre opere mature, pur con una poetica ancora da perfezionare. Ma la poesia, dai classici in poi, non va nella direzione delle “magnifiche sorti progressive” anche se si possono leggere i lirici greci con la simile sensazione di splendore che a volte produce la giovinezza. Però, come negli Anni Settanta, secondo i critici viene a mancare il lavoro sulla parola, per l’urgenza di comunicare “figure, immagini, espressioni, dialoghi vicini al linguaggio comune”: proprio mentre ritorna una “poesia sociale”, per di più con l’ingombro “di uno splendido Novecento”.

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Written by matteofantuzzi

28 gennaio 2012 a 14:04

9 Risposte

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  1. Perché “brutti”?
    ps: ho l’antologia, sto cominciando a leggerla…

    Davide

    28 gennaio 2012 at 23:34

  2. l’ultima frase è ambigua. assai ambigua. e su quella mi soffermerei comunque: perchè il lavoro sulla parola esclude l’urgenza di comunicare (e viceversa)? mah. lm

    Lorenzo Mari

    29 gennaio 2012 at 14:27

  3. brutti perché poco lirici, e questa mi pare una questione su cui avvenire insista (e anche una cosa più generale, come dice lorenzo): l’urgenza di comunicare rende tutto lecito ? o più probabilmente non è più un tempo per creare un peso percentuale eccessivo sulla forma, sacrificando la sostanza. ecco non parlerei appunto in maniera assoluta, ma di pesi percentuali. a proposito lorenzo, lo diciamo che in altre nazioni nel mondo si trovano finalmente rispetto a questa antologia assonanze di contenuti e urgenze ?
    (leggasi: lo diciamo che siamo finalmente tornati nel mondo reale della letteratura mondiale con gli ultimi autori di poesia ?)

    matteofantuzzi

    29 gennaio 2012 at 16:47

  4. Sì, forma e sostanza non si scindono facilmente… Un cambio di proporzioni, che è o può essere in atto, rende evidente un lavoro presente nel fare poetico attuale, non solo nostro, e un lavoro tutto da fare. Non si può andare ancora al solito scontro anatomico poesia di pancia vs. poesia di cervello. In negativo: anche la poesia di cervello può essere spontaneista… In positivo: anche la poesia cerebrale può avere valenze radicate nella, o nelle, realtà. E, come non regge questa dicotomia, non regge neanche il “tutto è lecito”: il verso libero c’è da molto tempo, e non trasmette questo, anzi: è un’altra tradizione, ormai.
    Comunque: le assonanze e le urgenze di cui parla Matteo sono state incontrate in Argentina, nella poesia argentina di autori nati nei 70-80, e non è detto che sia un dato marginale, nel contesto, che si tratti proprio di una nazione che ha attraversato una crisi molto profonda… Anzi.

    Lorenzo Mari

    30 gennaio 2012 at 18:40

  5. Grazie Matteo. La mia incomprensione derivava semplicemente dal fatto che non ho accesso all’intero articolo: nell’estratto (che mi sembra scritto da un giornalista che non si e’ preso la briga di confrontarsi con i testi, facendo invece semplicemente un riassunto frettoloso della tua prefazione) non c’e’ nessun riferimento all’essere “brutti”, da li’ la mia domanda.
    Il lirismo teoricamente dovrebbe essere finito da un pezzo (ma anche il postmoderno se per questo, e allora forse anche il prosaismo della linea lombarda…), ma la concezione estetica del lettore medio (ne ho avuto prova in anni di frequentazione di un sito di poesia non per addetti ai lavori) e’, secondo me, ferma all’ottocento, a prima del modernismo addirittura. Da qui che testi tutto sommato tradizionali o neo-classici (quali mi sembrano quelli che sto leggendo nell’antologia) sembrino lontani dalla Poesia con l’improbabile P maiuscola.

    Davide Castiglione

    30 gennaio 2012 at 18:43

  6. ah, e questo dibattito dell’altroieri(senza prendere per forza le parti né di arminio né del commentatore) calza a pennello: http://quattrocentoquattro.com/2011/01/28/

    Lorenzo Mari

    30 gennaio 2012 at 18:46

  7. pensate che sono già testi di forte distanza dalla linea essenzialmente lombarda che ha caratterizzato le ultime generazioni. anche i passaggi prosastici non sono certo cosa scontata. o non vi pare ? 🙂

    matteofantuzzi

    31 gennaio 2012 at 14:11

  8. Sarebbe bello costruire su questo luogo, simpatico e facilmente accessibile, una cosa alla mò di Nazione Indiana. Avete pubblico e siete tutti poeti, riferendomi a quelli che sono amici del Fantuzzi, più della solita amicizia in-rete. Secondo me è questa la frontiera oggi, blog comuni, le nuove riviste. Oggi dove i mezzi letterari sono sono che giornaletti o pamphlet tragicamente venduti nelle cartolerie e in altri luoghi ameni, magari inquinate e col rischio che si macchino di Caipiroska. Secondo me è qui che dovreste puntare. E io sarei un vostro assiduo spettatore. Parlare di tutto con spettroscopio della poesia. Magari ci avete già pensato…però… se è questo che volete fare nella vita, scrivere e dedicarvi alla scrittura, ci vuole un poco più di militanza. 🙂 a presto.

    a.b

    alessandro burbank

    1 febbraio 2012 at 17:08

  9. alla faccia alessandro, io mi sa che ne pure troppa… anzi cedo volentieri quote di militanza perché appunto non ho possibilità di onnipresenza 😀 e anche solo tra gli antologizzati ci sono collaboratori di “poesia”, segretari di “nuovi argomenti” ecc. quindi esiste la militanza storica all’interno di percorsi che comunque devono andare altrove. ed è questa questione mista che a mio avviso può cambiare diverse questioni.

    matteo fantuzzi

    1 febbraio 2012 at 18:37


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