UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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La generazione che ci seppellirà.

Il senso di quello che potete leggere anche qui http://www.absolutepoetry.org/Contro-i-ciofani-poeti viene da una serata a Castel San Pietro Terme dove assieme a Luigi Nacci e a Christian Sinicco si ragionava di ricambio generazionale. Ecco il ricambio, e la generazione. Non siamo ancora usciti da tutte le questioni inerenti i cosiddetti Settanta, non siamo ancora nemmeno seriamente riusciti a ricucire quegli strappi che negli anni Ottanta o Novanta hanno ricacciato nel limbo intere generazioni di poeti e critici che oggi faticosamente cercano di ragionare sfruttando luoghi e spazi fino a poco tempo fa anche solo inimmaginabili, senza internet, senza i blog, senza facebook. Insomma senza le consuetudini che oggi permettono molto, ma certamente non tutto.
Il senso di tutto questo è ribadire che chi fa parte di questa buttata di “aria fresca” è vecchio e stanco e sarebbe ora che venisse rimpiazzato, sarebbe ora che potesse tornare a mangiarsi il semolino nella propria cucina, con la copertina sotto i piedi e i gatti sulle ginocchia: abdicare, lasciare spazio, farsi da parte. Sì ma per chi ? E’ questo probabilmente il problema, ogni colpo porta con sé inevitabilmente un contraccolpo ma dopo anni feroci sembra essere tornata la dinamica del “compitino”, quel postare le poesie una per una fino ad affogarsi nei “che bello”, “mi piace” che le nuove piattaforme certamente dispensano senza parsimonia e che giustificano la ricerca ossessiva del libro, dell’opera cartacea con grande gioia per le pessime case editrici a pagamento e senza nessuno scrupolo che in un lungo e in largo nel nostro paese stanno facendo danni stimolando un modo onanistico di intendere la letteratura. Quello che mi chiedo e capisco da quello che scrive Nacci, da quello che dicono Sinicco o Isabella Leardini, per dirne un’altra poeticamente lontana dai primi due è di non essere solo in questa analisi, nell’idea che alla fine non contino le amicizie o le pacche sulle spalle, non conti nemmeno la singola poesiola scritta col lapis, frutto di una concezione tardo Ottocentesca, di una macchietta alla quale troppe volte ci siamo dovuti abituare proprio perché è mancato il dialogo. E il dialogo passa dalle parole, dalle aperture e non dalle chiusure nelle quali se fai parte di un circolo di eletti conti e se al contrario non ne fai parte conti meno di zero: queste dinamiche fanno parte dei reality show dove un giorno fai il commesso al supermercato (con tutto il rispetto), il giorno dopo sei su tutti i giornali e il terzo giorno torni a fare il commesso del supermercato, per quanto magari tu abbia delle capacità che vengono comunque consumate in una logica di marketing estremo che prende anche i prodotti di nicchia ma che nel caso della poesia italiana contemporanea produce esclusivamente uno sterile solipsismo.
Cari giovani che magari vi state chiedendo perché cacchio avete preso lettere all’università o che amate leggere, o scrivere, o raccontare la poesia: fate. Insisto fate perché nessuno vi regalerà nulla, e se volete fare ricordate che farete fatica, vi scontrerete con un mondo letterario dove tutti vorranno spararvi alla schiena al minimo successo salvo poi fare i vostri amiconi nel caso di un tornaconto, avrete a che fare con problemi economici, famigliari, forse anche di salute, viaggerete costantemente, farete notti in bianco per una cosa che se vi va di culo leggeranno mille persone. Oppure fate anche meglio, fate qualcosa che vi ha preceduto non è riuscito a fare, innovate: nella comunicazione, nel linguaggio, nel verso, nel modo, nella captazione. Usate strumenti che vi ha preceduto non è in grado di utilizzare. Ma fate qualcosa, vi prego. Perché di continuare a leggere poco e male di voi mi sono (ci siamo) sinceramente rotto il cazzo. Tirate fuori le palle. State bene.

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Written by matteofantuzzi

16 settembre 2010 a 14:38

Pubblicato su Uncategorized

32 Risposte

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  1. parte di una questione "collettiva" che potete leggere anche qui a firma di Luigi Nacci http://www.absolutepoetry.org/Contro-i-ciofani-poeti

    matteofantuzzi

    16 settembre 2010 at 14:40

  2. "scrivete, giovani!" "non state su facebook a dire MI PIACE" "non fatevi un'ossessione del libro, del successo, del vostro orticello".

    e chi non le sottoscrive parole del genere?

    poi, arrivo io. giovane poeta. e della vita (da poeta) io, no, non ne so niente. parlo male, non so a chi rivolgermi, tentenno. però scrivo. scrivo, sì sì. e ho pure "le palle" (cit. La generazione che ci seppellirà). ma arrivo, con le mie poesie – valide o meno – e con un lungo percorso davanti che so di dover compiere. la necessità di confrontarmi, di migliorarmi, di evolvermi, di cambiare pelle. 

    ed eccolo qui, il nodo: un po' come quando ti presenti ad un colloquio dopo la laurea. devi essere giovane, laureato, formatissimo, intelligente, con ottima proprietà di linguaggio, voglia di lavorare in un team, determinazione, indifferenza allo sfruttamento. e soprattutto, già esperienza!

    così, tu hai le tue poesie – e non pensi di essere il padreterno ma hai le tue poesie e ti va, ti va di sopportare tutto, perchè scrivere è il tuo modo di stare al mondo. 

    arrivi ed è come camminare in una stazione. tutti che vanno di fretta, hanno le loro conferenze, le loro letture, i convegni. però tu – giovane poeta – fregatene dei convegni, delle conferenze, delle letture. fregatene. scrivi per non essere una pedina di facebook, del sistema e della religione. tu fai vedere che sei diverso. 

    ma a chi?

    anonimo

    16 settembre 2010 at 20:09

  3. il commento appena postato è di azzurra de paola.

    anonimo

    16 settembre 2010 at 20:12

  4. Caro Matteo,come anche dicevo dall'altro lato (absolute) mi pare che questo più che un invito, uno spronare, sia un responsabilizzare chi non c'entra nulla di un clamoroso insuccesso di coloro che hanno preceduto. E la cosa non mi sembra corretta.Nel frattempo, guardate meglio, ché ce n'è di gente che fa. Serve, più che altro, FAREINSIEME. Perché se ognuno va per conto suo,, il problema resta irrisolto. Quale sarebbe la differenza tra chi pubblica la sua poesiola su FB o chi si organizza una lettura poetica un giovedì sera nel suo piccolo paesello o nel suo quartiere senza che il resto del mondo lo sappia?A prestoLuigi B.(P.S.: l'invito al progetto a cui fa riferimento il link postato nell'ID resta aperto – credo di averti già invitato tempo fa, ma non credo di aver ottenuto risposta).

    anonimo

    16 settembre 2010 at 20:30

  5. oltre a quanto già stiamo dicendo su absolute (che tra parentesi è un esempio di innovazione rispetto a un blog ancora statico come UniversoPoesia) aggiungo dato che la inserisci qui la questione della fruibilità. perché il tuo paesello o il tuo quartierino non deve essere conscio di una serata di poesia (bella ? brutta ? quello lo decideranno loro) all'interno delle proprie mura ?anche questo è parte di un lavoro di fruizione che è altro e non sostituisce tutte le questioni critiche e di produzione. ma va fatto. vanno invetati modi (e vanno sempre inventati nuovi, dopo qualche anno inevitabilmente si plafonano) per portare la gente fuori di casa, per fare spegnere loro la televisione.e questo chiaramente senza svilire la fragile materia poetica, senza nani e ballerine. se devo dire qualcosa che ho captato da generazioni precedenti alla mia devo dire proprio il rispetto per il lavoro per gli altri. lavoro che di certo non è caduto come manna dal cielo.ultima cosa: non ha senso parlare di esperienze personali, chi ce l'ha più lungo (il curriculum) e via dicendo. quest'idea dell'io. nella poesia come nella vita sfasa le proposte e le stesse analisi.

    matteofantuzzi

    17 settembre 2010 at 00:57

  6. Matteo,non so se non hai voluto intendere tu o se mi sono spiegato male io. Provo ad essere più chiaro e meno ambiguo.la questione della fruibilità: tu dici "perché il tuo paesello o il tuo quartierino non deve essere conscio di una serata di poesia all'interno delle proprie mura ?"Ecco, io non ho detto assolutamente questo. Ho detto che se io organizzo reading ogni giovedì sera nel mio paesello (esempio) e lo sanno solo nel mio paesello, Fantuzzi e Nacci non lo sanno. Non sapendolo scrivono gli articoli e le invettive che scrivono ed io, che ho organizzato il reading tutti i giovedì da 1 anno, 10 anni, 20 anni a questa parte, mi incazzo perché vedo nel loro atteggiamento una superficialità che non ha rispetto di chi lavora davvero e non manda pensierini scritti in versi rompendo il cazzo alla gente. Quindi io dico: va bene la critica, ma specificate il soggetto, definitelo meglio. Non metteteci tutti i poeti giovani, perché la nostra è una fauna molto varia.Parli di rispetto per il lavoro per gli altri e di lavoro che di certo non è caduto come manna dal cielo. Ora, sinceramente, pensi di aver avuto rispetto per il lavoro di parte della gente che hai giudicato tanto crudamente? E, soprattutto, pensi che ai "più" cada il lavoro come manna dal cielo?Luigi B.

    anonimo

    17 settembre 2010 at 11:41

  7. sbagliato. perché lo deve sapere quanta più gente possibile se fai bene.e uno a 800 km di distanza deve essere spronato a fare altrettanto.i lavori vanno fatti per il territorio e per uscire dal territorio.e parlo dei progetti. ma altrettanto per la poesia.solo così si fa qualcosa di fruibile. e nella poesia questo è necessario. raccontare.matteo.

    anonimo

    17 settembre 2010 at 22:32

  8. Matteo, senza volerti mancare di rispetto… ma tu: leggi prima di rispondere? Perché io dico esattamente la stessa cosa. Ciò che dico è anche: prima di scrivere le vostre invettive sui poeti giovani, informatevi prima se ce ne sono alcuni che fanno cose. A meno che per voi i poeti giovani non sono solo quelli che vi inviano immondizia da pubblicare sui vostri blog. Di questa roba, ve lo assicuro, non vi siete rotti il cazzo solo voi. Ci siamo rotti il cazzo un po' tutti.Luigi

    anonimo

    18 settembre 2010 at 10:49

  9. bravo. e allora lavora. se stai già lavorando: lavora di più.matteo.

    anonimo

    19 settembre 2010 at 10:39

  10. Innanzitutto Matteo, credo che tu abbia condensato la problematica, senza cadere nella facile provocazione come Luigi su absolute, che su un tema del genere trovo un po' troppo fuori dalle righe – se poi si va a dire le stesse cose a pordenonelegge, francamente alcune banali, inizio a spazientirmi, ma soprattutto non riesco a capire il gioco. Avevo postato un commento su AP, e non è uscito – peccato. Se l'è mangiato il sistema, si dice. Il commento verteva su questi aspetti: siamo ostaggio di una fare promozionale (che sia su internet o no non importa), siamo ostaggio di una elite di rincoglioniti che afferma che la poesia è in mano ai dilettanti (vedi Buffoni a pordenolegge, che se leggi i suoi testi mancano di una minima musicalità, e allora inizi a pensare che se qualcuno è dilettante, qualcun altro è senza talento), quando alcune operazioni antologiche fanno davvero pietà se pensiamo all'80% dei selezionati (vedi i quaderni di Buffoni) e se quelli che leggono agli incontri sarebbe meglio si consegnassero al libro e non proferissero parola – e poi la poesia non vende…perché? Siamo ostaggio delle lobbycine e dei circoletti del piffero e degli amichettini che si spalleggiano, tutto condito da una autoreferenzialità pazzesca. Ora la nostra generazione non è riuscita a dare la morte a questo sistema, anzi, lo utilizza o si fa prendere in mezzo, e non dà prova di sé, in piena autonomia, libertà di pensiero. Beh, se tra 5- 10 verrà fuori una generazione (diamo il tempo ai giovani?), spero sappia fare ciò che noi non abbiamo avuto il coraggio di fare, cercando ali protettive e dando manforte a un sistema che, lo ha dimostrato, non produce poesia, ma mediocrità. Christian SInicco

    anonimo

    20 settembre 2010 at 17:44

  11. Sì, ovviamente dovremmo pensare a fare qualcosa per noi stessi, qualcosa che guardi a quello che abbiamo fatto, come ha iniziato a fare Cuccaroni su Poesia di giugno, come è vero abbiamo fatto in passato io e Luigi. Penso che dovremmo fotografare il recente passato, perché ne abbiamo memoria vivida. Poi i giovani, verranno fuori: se pensi un minimo riconoscimento noi l'abbiamo avuto dopo 10 anni di attività generosa.Christian

    anonimo

    20 settembre 2010 at 19:01

  12. ecco. scusa se rispondo in ritardo. probabilmente buffoni aveva in mente me quando diceva quella cosa dato che ci eravamo visti giusto qualche giorno prima a reggio emilia :)scherzi a parte la cosa non è completamente sbagliata: nel senso che se pensi a quelli della ns. età (o 10 anni in più o 10 in meno) pochissimi sono insegnanti, escono da lettere ecc. è una sorta di poesia più "operaia" e penso volutamente a franzin e la cosa va bene nella produzione (caspita se va bene !) nella produzione qualche dubbio va posto, nel senso che improvvisare troppo la promo si è visto che da problematiche, monfalcone ad esempio 'sti problemi non li ha perché gli addetti ai lavori appunto lavorano.la poesia non vende ? certa poesia non vende. se il problema è la vendita… esistono persone che non hanno il problema. il problema è semmai borghese nel senso che se qualcuno si rintana nel circoletto autoreferenziale poi non si deve sorprendere che nessuno lo fili. (io di franco buffoni però ne vorrei altri 10 in italia, non è certo lui il problema, anzi mi sembra che col lavoro che fa coi quaderni e con nazione indiana scenda parecchio "dal pero")bisogna dare, generosamente, senza essere snob (ps. se ti ricordi il tuo intervento per AP lo puoi mettere qui)

    matteofantuzzi

    24 settembre 2010 at 07:53

  13. Mi dispiace Matteo, ma devo essere "estremo": nel senso che ho riusciamo ad vere chiari degli obiettivi, prendendo come dato di partenza un ambiente esistente, oppure va bene tutto.Nel va bene tutto, ci sta che Buffoni dica che ci siano i dilettanti, che significa che lui non lo è e che c'è chi non lo è e lui sai chi è dilettante e chi no. Ora, se guardo ai quaderni, mi rendo conto che affrontare la questione dal presunto dillettantismo, è del tutto fuorviante. La poesia non è una questione di mera scrittura e di mero formalismo e di mero materialismo (difatti poeti come Scalise, che è di sinistra, da una certa critica di sinistra non sono nemmeno presi in considerazione) e i quaderni fotografano a mala pena la poesia italiana di questi ultimi venti anni, soprattutto per ciò che concerne gli esiti. Mi rendo conto che non sia facile avere dei giudizi, ma a mio giudizio Buffoni come critico è un dilettante (non ho mai sentito dire delle banalità come quelle espresse all'absolute poetry dell'anno scorso http://www.librischeiwiller.it/default.php?idnodo=77&t=55), mentre come poeta non sarà eccelso, manca di ritmo, intuizione, però quello che fa lo fa dignitosamente. Il problema è sentirsi elite. Questo per me è davvero inaccettabile, vuoi perché finché non lo si motiva non è un discorso critico, vuoi perché  è un discorso che investe proprio il problema dell'autoreferenzialità dell'ambiente.Per questo parlo di elite di rincoglioniti. Perché sono come bambini che fanno gli sbruffoncelli, ma io mi domando, perché? Perché se poi gli esiti sono mediocri?(to be continued…)

    anonimo

    24 settembre 2010 at 13:49

  14. La nostra generazione non è riuscita, nonostante i nuovi media a disposizione, per la ricerca, per la critica, per la gestione dell'ambiente, a generare dei percorsi virtuosi, segando alla base i discorsi autoreferenziali, esclusivamente promozionali, elitari. Segando alla base quella paura di non dire le cose come noi la pensavamo, perché è più importante farsi invitare da qualche parte che essere sinceri.Non ce lo siamo imposti come obiettivo di migliorare il nostro ambiente, pensavamo che era meglio farsi qualche amichetto per farsi recensire o pubblicare una plaquette o vincere un premio o farsi belli e sbruffoncelli. Non ce lo siamo posti come obiettivo perché impegnati ad essere come "loro", a fare le new avanguardie, a mettere la poesia in secondo piano e l'ideologia in primo piano, senza osservare quanto le categorie utilizzate fossero vecchie, che pure Hegel si sarebbe irrigidito a pensare alle meravigliose sintesi dei nostri "critici", quelli sopravvissuti alla mattanza nelle università, quelli più scafati a ritagliarsi un posticino, una cazzo di collaborazione con un giornale, e i soldi per sparare qualche nome di moda a qualche festival.Questa è la realtà, e quindi l'articolo di Luigi su Absolute, non lo condivido, perché invece di prendere di mira i problemi seri dell'ambiente, prende di mira ciò che ancora non è e non può essere per motivi anagrafici, nonostante è vero che passati dall'altra parte, siamo noi che attendiamo, ora, qualche vento nuovo, ma come? Come siamo stati noi? Noi che siamo così bravi a promuoverci? Così scafati?Siamo stati anche generosi. Possiamo esserlo ancora, senza pensare agli amichetti, a cazzate come quelle di sentirsi onorati di entrare in un'antologia (men of honour, i nostri poeti). Soprattutto dobbiamo essere sinceri, nonché preparatissimi. Lo siamo, perché leggiamo molto di più di chi pensa a essere elite, e che vuole la pappa pronta, che qualcuno più servizievole di noi, per qualche briciola, porta.Christian

    anonimo

    24 settembre 2010 at 14:11

  15. Christian, la ringrazio, la sua chiarezza mi conforta;Ai professorini:non è smerdando aprioristicamente i giovani poeti che si risolvono i problemi della poesia… semmai seguiteli i giovani, imparate a valutare chi deve solo maturare, chi aiutare a crescere se ne siete in grado.(poi vorrei vedere gli scritti giovanili di Nacci and Co., non che quelli della maturità siano gran cosa, beninteso – ma questo è un perverso e masochistico pensiero – forget it).Il vostro sparare sul nulla, su chi inizia, non ha senso, semmai, sarebbe invece il caso di evitare di affiliarvi ai soliti sBruffoni ed intellettualini autoincoronati.Ragazzi miei, non è rivestendo in piccolo i panni snob dei vostri emulati intellettualini dalle mani in pasta, che vi ritaglierete un barlume di visibilità, acquisendo il patentino con diritto di parola: la verità è che sierte altrettanto frustrati ma non sapete attaccare l padrone.non è questo a rendervi grandi uomini, o a certificarvi i gingilli tra le cosce, … lavorate seriamente, colpite chi si erge a giudice immeritatamente, senza servilismi, evitate i concorsini a premi, le cuccagne, e scrivete cose buone, leggibili per lo meno… sensa preoccuparvi delle vendite.poi, tra qualche anno,magari se ne riparla, testi alla mano, non fumo di canna. *à bientôt, j'espère*

    Le_fil_rouge

    24 settembre 2010 at 20:47

  16. il problema secondo me è complessivo ma lo fotografi correttamente anche se a mio avviso era atteso. dopo la fase di effervescenza necessariamente si crea il contraccolpo. molte delle persone che sono emerse in una fase differente oggi sono cooptate in dinamiche simili a quelle precedenti alla fase dei blog. da un lato non si poteva pensare di andare avanti solo coi blog o i festival per tutta la vita. oggi esistono nuove forme come i multiportali, i mezzi video e audio sono sfruttati praticamente zero.il problema borghese invece è pressante, e scuote anche realtà che consideravo meno cooptabili in questo senso. ovvero: la dobbiamo smettere con l'alibi che la poesia è per pochi, che c'è una classe privilegiata, che si viene illuminati dallo spirito della poesia e folgorati sulla via di damasco. non è questo il problema. non è questa la questione.la poesia è di tutti, la buona poesia racconta a tutti. si fa ascoltare e leggere da tutti. molti progetti sorti in questi anni lo hanno fatto capire bene. questa idea borghese risacca ancora soprattutto in determinate generazioni che non per nulla non permeano dal punto di vista conoscitivo e anche editoriale (e mica ci vuole la scala…)poi c'è un'altra questione su cui probabilmente dissentiamo ma fino a un certo punto: l'idea che emerge dai quaderni di buffoni potrà essere parziale (come per tutti, non si può parlare dell'umano mondo) ma quantomeno è concreta, esiste. sapevamo che mazzoni era un signor poeta già prima che esordisse quest'anno a 40 anni e passa, perché era nel terzo quaderno oramai vent'anni fa. e questo è un esempio, la stragrande maggioranza di quelli che sono passati dai quaderni sono rimasti. e non solo per questioni di elite. però sottolineo buffoni ha fatto, ha letto, ha ascoltato. insomma non ha pensato solo ai fatti suoi.e nell'omertosa situazione italiana non è una cosa di poco conto. anzi secondo me decisamente onorevole. e questo per me rimane.come il fatto e mi riferisco all'ultimo commento che le opinioni vanno messe in campo, almeno si discute. almeno succede qualcosa. questa idea del tempo che passa, delle prove che devono passare negli anni a mio avviso tiene poco, primo perché nacci a trenta e qualcosa anni non è certo un poeta maturo. è uno che sta lavorando. nacci non è arrivato, io non sono arrivato, sinicco non è arrivato. non si arriva a 30 e qualcosa anni. e forse neanche a 60 come buffoni. si arriva quando si definisce il lavoro complessivo, l'opera. allora sì che le cose si possono leggere.mi sembra una baggianata dire che non leggiamo i ventenni. li leggiamo ed esprimiamo opinioni. perché a non farlo, ad aspettare, non si matura, si marcisce… le opinioni possono essere delle solenni minchiate. ma ci vogliono le prove. e invece mi sembra che nonostante l'incazzamento generale qualcosa si sia sollevato. e nell'omertà e nel narcisismo già non è poco.

    matteofantuzzi

    25 settembre 2010 at 07:26

  17. e a proposito di integrazioni, in bocca al lupo a questi per questohttp://www.poesia2punto0.com/

    matteofantuzzi

    25 settembre 2010 at 07:29

  18. Ma certo Matteo che Buffoni si è dato da fare, e chi dice di no. E anche la sua redazione. Però trovo che ci sia poco materiale critico, in sostanza poche individualità interessanti – è evidentissimo nell'ultimo quaderno. E' come se si cerchi di pescare poeti da diversi ambienti, giusto per non scontentare nessuno, ma non è fare critica. La mia è un'impressione? Quindi se Buffoni non è un critico, cos'è? Un esperto operatore culturale? Questa è una definizione che mi sta bene, e se parliamo di lui da questo punto di vista, possiamo far emergere la bontà del suo tentativo.Credo che bisogna essere puntuali, precisi, e chiari: non possiamo più dimenticare la sincerità. A proposito, non sono certo io che faccio lo sborone, parlando a vanvera di dilettantismi.Christian

    anonimo

    26 settembre 2010 at 22:52

  19. fammi un poco di nomi di autori che consideri validi, al di là dell'attenzione critica. te lo chiedo anche per motivi "personali", che poi capirai…

    matteofantuzzi

    27 settembre 2010 at 14:24

  20. Carlucci,Baldi,Massari,Aglieco,Chiamenti,Turroni,Bertozzi,Guerrera,Franzin,…vuoi che ti faccia i nomi di tutti quelli che comparando sono meglio di quelli inseriti nei quaderni nell'80-90% dei casi? Lo trovo una cosa del tutto inutile e fuorviante, perché la situazione è questa: siccome un libro di poesia vende al massimo 2000 copie, una collana di poesia davvero seria nelle grandi case editrici è del tutto ininfluente, quindi  chiunque potrebbe pubblicare su Mondadori, indipendentemente dalla bravura, perché i risultati editoriali non sarebbero diversi (questo è il pensiero che anima le grandi case editrici). Quindi se pensi, nonostante i versi non siano di questa grande qualità, anche un Buffoni potrebbe pubblicare su queste edizioni, e qualche critico giovane poi magari potrebbe scriverne bene, se non in modo eccelso. Poi magari qualcuno troverebbe il coraggio di polemizzare, come succeso nel caso del libro di Nove, distruggendo finalmente un'operazione di marketing così ben orchestrata, e comunque si troverebbe sempre da solo (perché scomodo) o con pochi sodali, perché sai la maggior parte dei poeti ha paura di ritrovarsi senza qualche amichetto o recensione:-)Chris

    anonimo

    27 settembre 2010 at 16:28

  21. La questione allora qual è caro Matteo? Andiamo anche noi a ingrassare le file facendoci gli amichetti, nell'ottica promozional popolare, e poi ci facciamo pubblicare sulle grandi case ed?Alla fine la provocazione di Luigi a qualcosa serve, che poi è chiaro che l'abbia fatto anche per rianimare le statistiche di Absolute in occasione del festival:-)Ed è giusto che qualche giovane ora lo stia odiando, ma Luigi non è il problema – mi pare che abbia compreso come va il mondo anche Luigi.Il problema è quello che ti ho appena descritto in questi post, e non penso solo a Buffoni, che ho preso a bersaglio. Il problema è un sistema incapace di criticarsi e generare qualità, senza cadere nei tranellini delle lobby.Siamo in grado noi di fare qualcosa?

    anonimo

    27 settembre 2010 at 17:27

  22. Vedi-vedete a chicchessia :l'omologazione è il piu' e l'in  piu' che non ci sta ,non dovrebbe esserci e non ci stara' mai.Tutti poeti uguali ,tutta stessa roba inutile senza stile :nulla.Questo surplus e cio' che si ripete e si ripeterà sin quando nonsi capisce di andare a casa a lavorare,chi sa scrivere scriva ,chi no : A C A S A .a compare i libri leggere e garantire chi se lo merita,se vi va altrimenti v'è tant'altro da poetr fare che vi si riempie il mondo e non di cazzate e critiche sulla critica del nulla e l'arrangements du meme.Senza proposopee , la realtà e questa.Poi ci si deve a discapito della ragione per cui si lotta esserci,no?e allora si continui sin quando l'aria brucerà la benzina -se c'è ne ancora-.benzina d'una macchina che non è mai partita,un modellino in scala che chiunque pué avere e costruire a casa ,un bricolage senza frontieres specchio del faber caput -capital (e)- mundi.Senza cravatte  ma stesso sentiero di piscio ,il colleto è aperto ma i nervistrozzano comunque,la tiroide non s'affitta ne si compra .non è placenta di un serpente vecchio ne maglie d'oro di uno nuovo .non è albume di cloro e rossore senza nascita arancione al massimo puo' ricordare il colore, dei  denti capsule d'aria e midollo di rame (niente oro affini per paragone).saluti

    anonimo

    27 settembre 2010 at 19:56

  23. ah, sono Bellavia Marcello

    anonimo

    27 settembre 2010 at 19:58

  24. s'era capito marcello :)credo si sia giunti ad una fase dove chi crede nella poesia lo debba fare oltre che con le opere proprie anche con uno sviluppo editoriale delle questioni (lo dico appunto perché sta per succedere qualcosa in tal senso)poi bisogna secondo me chiarire alcuni passaggi tipo il "ce n'era bisogno". qua oramai i potentati permangono solo per casi infinitesimi e marginali proprio per il motivo che indichi tu, ovvero che allo stato attuale le major hanno collane di poesia con vendite irrisorie e il peso della poesia è ai micronimi termini e comunque paragonabile a quello che possono avere venduto baldi (martino) o franzin ecc.quindi vanno valutate le opere, di chi ci sta accanto e di chi fa un lavoro lontano dal nostro. senza problemi. anche perché considerando quante tiratine alla giacca tutti hanno e abbiamo non mi sembra poi che la situazione sia così terribile. quelli che hai detto sono antologizzati, criticati anche dalle riviste storiche o militanti… magari non sono andate nei quaderni, ma lì saranno decisioni del curatore. io il lavoro di buffoni non lo riesco a criticare nelle intenzioni. per il resto si discutono le opere e anche in questo senso posso tranquillamente dire che alcuni che 10 anni fa sembravano fenomeni oggi sono decisamente ridimensionati e altri che 10-20 anni fa dimostravano di essere capaci (da mazzoni ad alborghetti, per dire due parecchio diversi) oggi raccolgono.i miei amici quotidiani per fortuna sono: un ambulante, un maestro d'asilo, una bibliotecaria, un'impiegata, un assistente sociale, un paio di ricercatori (ma di biomedica e di storia medievale…) quelli sono gli amici, la gente con cui condivido, parlo ecc. il resto delle persone sono gente con cui condivido una passione, ad alcuni voglio molto bene, mi preoccupo per la loro salute ecc. ma è un'altra cosa. bisogna sempre considerare che la scrittura deve entrare nella realtà. così poi ci si ricorda anche di quale lavoro vada fatto e di quale invece non serve, che i meccanismi ci siano o meno.

    matteofantuzzi

    29 settembre 2010 at 07:34

  25. mmm, Matteo,…e i meccanismi non sono realtà? Ti ricordi questo vecchio articolo http://christiansinicco.wordpress.com/2009/02/22/otium-et-negotium-multimedialita-e-trasparenza-nella-cornice-della-poesia/?

    anonimo

    29 settembre 2010 at 12:24

  26. Certo Matteo,anch'io, anche se me ne sono rimasti pocchissimi:non che n'avessi molti ma per ed edonismo esasperato con il gentil sessoe il pantagruelismo nell'arte e i suoi affini,praticamente e come  li allontanati tutti e va bene infondo. ovviamente nulla a che fare col web sin dalle stupidaggini-che odio e incondivido per miliardi di motivi- come facebook ai siti dove vendo e anche a blog come questo.Vedremo per il resto,non sono 14 anni il limite che de andre aveva messo,il problema e gli altri, ovviamente,cre siano  tutt'altro e molto piu' semplice da accettare :qualcosa come il talento la veridicità dell'arte ,il vero sacrificio per non fare pagliacciate come quella parola orrenda che è il reality  show.Inutile ripetere i vari percorsi fatti che conosciamo;bisogna ridare vita, forza nobiltà alla poesia alla parola scritta altrimenti la poesia morirà sulserio:nel relativismo della tipologia delle scritture,nellescuole di pensiero che combattono e  non cedono in nessuna fazione perchè inneggianti a un "dobbiamo esserci a tutti i costi", a un "le parole non sono importanti ,lo stile è nulla ," ,e nel frattempo si alza la mira all'infinito del  "non va mai bene", non accontentiamoci -sono anch'io il primo cosi' e parecchi piu' di quanto pensi- e nel frattempo tutto va a farsi benedire.Il 900 è stato un secolo di rivoluzione davvero scientifica,davvero letteraria ,davvero di massa è stato per certi versi ,davvero l'apocalisse buona.Basti pensare allo stesso comunismo,aveva radici piene sin dai primi dell700 -amenocche non si calcolino i partiitismi,gli aggregazionismi e i mooriani utopici- :è finito,è morto e soloormai un surrogato del club del cinema.SI puo' parlare e ce ne sarebbe da dire per ore in tutti i campi"rivooluzionati" ,maquesto basta a solo a farcapire a cosa andiamo incontro , quale "brave new world" ci aspetta ,cosa i finali d'esplosivo e scoppi che ancora porta il millenum bang (perchè c'è stato,oh si ,se c'è stato e ora forse un minimo da alcuni prodromi anche se in realtà sono postumi,ce ne accorgiamo).la soluzione non è un ritorno alla naissance della letteratura ,ne ha un comunismo letterario ,questo e altroingrosserebbe il virtuale  ,l'ormai nostro mondo "digitale" ,il tempo in cui si è nessuno è si ha tutto.un saluto

    anonimo

    29 settembre 2010 at 19:56

  27. Certo Matteo,anch'io, anche se me ne sono rimasti pocchissimi:(non che n'avessi molti ma per ed edonismo esasperato con il gentil sessoe il pantagruelismo nell'arte e i suoi affini)  e come se li avessi allontanati tutti e va bene infondo. ovviamente nulla a che fare col web sin dalle stupidaggini-che odio e incondivido per miliardi di motivi- come facebook ai siti dove vendo e anche a blog come questo.Vedremo per il resto,non sono 14 anni il limite che de andre aveva messo,il problema e gli altri, ovviamente,credo  sia  tutt'altro e molto piu' semplice da accettare :qualcosa come il talento la veridicità dell'arte il vero sacrificio per non fare pagliacciate come quella parola orrenda che è il reality  show,perchè la letteratura vada letta come si è persa ormai usanza dagli ottanta sin oggi anche per alcuni addetti,sino alla stragrande maggioranza fuori che non ne conosce neanche l'esistenza .perchè ambedue i poli trovino comunione nella  lettura ,pro domo proprio,senza quella la letteratura non esisterà non solo per i fondi e altro ma pechè inneggerà a una falsa presenza col contemporaneo e col futuro-nel web – ,a un falso farehneit e sopratutto di cui non c'è bisogno. Va storicizzato tutto e andava fatto anche prima dal 2004,come dato che non sia aveva mappatura ?Con la pubblicazione di singoli autori che anche le piccole e qualcuna c'è case editrici dovevano fare ,poi vanno le critiche ,poi le discours sul meilleur.Fin quando le major o sopratutto i direttori che le dirigono non vengono incontro ,nulla si edificherà,purtroppoP.s: saltellava qualche parola e ho aggiunto qualcosa ,il rsto continua dal post sopra.

    anonimo

    29 settembre 2010 at 20:14

  28. Non ho detto nulla di nuovo ma per intenderci: fin quando il giunco non si pieghera al sole ,il contadino non vedrà mai la terra.e il vento pascaliano alcun sapere.

    anonimo

    29 settembre 2010 at 20:20

  29. att: il in questo caso sono "le majors" .ci sono giunchi cosi' lunghi e concetntrici  da esserne uno solo ad ospitare dil giardino  e dall'alto puo scatmbiarli persino persino per cerchi nel grano ,sarà mica che esistono da tanto tempo il vero problema?che invece ne attribuisce loro tanto valore.

    anonimo

    29 settembre 2010 at 20:27

  30. Secondo me bisogna partire da alcune semplici constatazioni. 1)  Oggi non e' piu' possibile una periodizzazione lineare della poesia. Se questa periodizzazione si insiste ancora a fare e' soltanto apparenza, una specie di bigino all'interno dell'universo poetico che e' in continua trasformazione e reinvenzione. 2) Ogni 'scuola poetica' si raggruppa intorno ad un centro carismatico che puo' essere rappresentato da una persona fisica, da un'ideologia, uno stile o simili. Il problema tutto italiano e' che non ci sono proposte forti che riescono ad accentrare le diverse energie poetiche.Tuttavia non sarei pessimista perché i segnali di una fase poetica responsabile si vedono nei festival e nei momenti di discussione teorica .3) La rete sta rimescolando le carte producendo nuovi spazi, gerarchie ma anche strutture completamente inedite in cui il poeta si confronta con altri poeti in maniera paritaria. Non mi preoccuperei troppo dei poetastri che si fanno pompini a vicenda anche perchè credo sia meglio scrivere cattiva poesia che per esempio fare shopping therapy. In rete e fuori ci sono fermenti realmente interessanti. Diamogli spazio.  Un saluto Matteo.

    lucapaci

    4 ottobre 2010 at 13:23

  31. Io non scrivo molto sui blog, e devo ammettere che in questo momento sono sul divano con il plaid, anche se non ho il gatto sulle ginocchia. Comunque secondo me c'è una differenza da fare, tra giovani che mettono le poesie su facebook come una volta le mettevano sul diario e giovani poeti che assomigliano molto a come eravamo noi a vent'anni. La differenza è questa: noi non avevamo facebook quindi per conoscere altri poeti dovevamo se non proprio leggere per lo meno andare a una lettura e attaccare bottone, insomma ci facevamo meglio un'idea… Riguardo alla questione dei dilettanti secondo me è un falso problema: all'inizio tutti siamo dilettanti, poi alcuni diventano giovani poeti… che non è un patentino della motonave come quello che danno a tutti i bambini che ci fanno un giro sopra (scusate la metafora puramente romagnola ma rende), è una questione di responsabilità, serietà, e soprattutto valore vero. Secondo me ci sono alcuni ragazzi di vent'anni o poco più che hanno la stessa vitalità e lo stesso entusiasmo che avevamo noi, e che la poesia la prendono molto sul serio. Non gli imputo di non darsi abbastanza da fare… bisognerebbe analizzare il momento storico in cui noi abbiamo fatto certe cose… avevamo di fronte persone un po' più grandi di noi, che ci dicevano quanto era stato difficile per loro quando la poesia non aveva nessun ascolto, e noi in un certo senso siamo stati quelli che potevano seminare dopo che il terreno era stato già arato, e lo abbiamo fatto anche grazie alla forza che ci hanno dato amici più grandi e i nostri stessi coetanei. Noi facevamo i convegni con la partita di calcetto, vi ricordate? Questi ragazzi ci hanno conosciuto un attimo dopo, in un certo senso eravamo già un po' diversi. Secondo me siamo un po' come i fratelli maggiori che fanno un gran casino per avere il motorino, si comprano lo scooter lavorando tutta l'estate, poi vanno all'università e il fratello minore che compie 16 anni si ritova lo scooter. Questo non vuol dire che non lo sappia guidare o non lo apprezzi. Alcuni di loro si danno anche da fare, altri quando gli racconto quello che abbiamo condiviso in quegli anni si appassionano e dicono che vorrebbero vivere le stesse esperienze anche loro… Non capisco perchè certe cose non si ripetano, ma non credo che sia una mancanza da parte loro o nostra, forse semplicemente le cose nascono anche un po' misteriosamente e sono irripetibili. Comunque alle giovani poetesse che mi dicono “Perchè non fai due Parco poesia all'anno?", con l'aria da plaid rispondo “Perchè non lo fai tu che hai vent'anni?"…  Ma se devo essere seria fino in fondo, quello che intendevo con quel “non contano le amicizie o tutto il resto", era che la cosa più importante secondo me è fare dei libri che tengano, vediamo che cosa ne verrà fuori… questi ragazzi magari non faranno festival o letture in ogni città e non si incontreranno per fare feroci redazioni, ma se alla fine anche solo due o tre ci manderanno dei manoscritti forti e bellissimi avranno fatto la cosa più importante.Isa

    anonimo

    4 ottobre 2010 at 22:44

  32. Per il momento sto studiando questo ampio, interessante spazio poesia. Non riesco a staccarmi e così ho passato la sera, ma. Ma non tutto mi va a genio. Posso dirlo?' Non mi va che qualcuno si rompa il cazzo in mia eventuale presenza, nè mi va che mi si possa dire: allora stai fuori. Eh, no, nell'Universo ci sto anch'io, che non sopporto le sbracature, anche se hanno vinto premi prestigiosi. Non vorrei trovarmi nei paraggi se qualcuno tira fuori il cazzo, potrei essere tentata di tagliarglielo.
    A questo giovane Marco dico che gli ho mandato un accenno di contatto, e che prima di dialogare, desideravo scrutare. Sto scrutando, e mi complimento, non ho letto niente di suo, se non le lunghe note piene di appelli, di considerazioni e propositi. Di inviti e critiche all'universo intero, che lo starà dall'alto, a guardare senza troppa emozione.
    Ma mi piace. Mi piacciono  da matti le cose che ha riportato da Umberto Piersanti, e da Roversi, e anche tutto il lavoro, che mi ha indotta a veleggiare qua e là, ed è solo un assaggio: potrei passarci la vita a navigare da scoglio ad isolotto a costa. Una meraviglia.
    Ma vorrei essere certa che non sia un Universo riservato, una riserva di caccia, una riserva protetta, una riserva di specie in evoluzione, escludendo quelle in estinzione. Per esempio chi giovane non è, giovane Marco, è ben accetto nel tuo Universo?  Se non ci sono nascosti veleni, trappole mimetizzate, pregiudizi da far scoccare con punte al curaro, se non ci sono piagnistei : noi giovani, negletti e sprecati, noi precari della cultura, della poesia, della cima della fama, ecco, se non mi vado a infilare in un razzismo camufafto da rivendicazione pugnace e furbastra, allora io mi ci ritrovo in questo ben costruito Universo di Marco e amici.
    Allora, con un segnale, avrò un nome e un posto.
    A. C.

    anonimo

    21 marzo 2011 at 23:30


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