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Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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La responsabilità e il lavoro nella promozione della Poesia.

Dopo avere visto la questa settimana la conclusione di "Parola di poeta" a Bologna, dopo l’entusiasmo per quanto accaduto a Piangipane con "Calpestare l’oblio", dopo i convegni, le critiche, le analisi appassionate e tutto il resto credo sia doveroso iniziare a fare un paio di considerazioni. La promozione della Poesia (e non della propria Poesia) è oggi un nodo che forse diverse generazioni iniziano ad avere davvero a cuore, quasi quanto la necessità di produrre e parlare di buona Poesia. Per farlo è necessario creare un sistema misto a mio avviso, dove accanto alle riviste cartacee e agli spazi di analisi (anche in rete) avvenga una promozione responsabile delle migliori iniziative in ambito poetico nel nostro paese. E lo affermo conscio di tutte le problematiche economiche e strutturali che oggi minano la sopravvivenza di tante iniziative dal livello universitario fino a quello più popolare, ma in qualche modo credo che questa povertà economica possa obbligarci a produrre anche cose nuove da affiancare a quanto in questi anni si è fatto. Indispensabile comunque a meno che non ci si rivolga a un ambito prettamente tecnico la necessità di rapportarsi col territorio che significa in buona sostanza legarsi a chi all’interno di un’area quotidianamente lavora in ambito di promozione sociale e civile, oltre che chiaramente in ambito culturale: solo in questo modo si potrà arrivare alla gente, alle persone, solo così si arriva a un pubblico di centinaia di persone, si arriva a vendere i libri e in qualche modo a sopravvivere all’indigenza a cui assistiamo, perché nessuno mi toglie dall’idea che oggi i poeti non siano (tranne rari casi) conosciuti, e possiamo portare anche un grandissimo autore in qualsivoglia parte d’Italia che la cosa non sposta la gente dalle proprie case tanto quanto il rapporto di completa fiducia che lega un’associazione al proprio territorio, lega una persona che singolarmente invita una persona a un festival /lettura /presentazione garantendo lui in primis della valenza della cosa. La grande fregatura probabilmente consiste nella difficoltà di questo sistema, dove la fiducia del pubblico va riconquistata volta per volta. Probabilmente in Italia dovrà crescere un tipo di figura specifica in grado di compiere questo ruolo, una sorta di divulgatore, tanti "Piero Angela" della Poesia sparsi nel territorio in grado di compiere quel mestiere di traduzione che troppe volte ha reso incomprensibile la Poesia ad ampie fette di popolazione. Ma i tanti studenti universitari portati da Guido Monti, Guido Mattia Gallerani, Marco Bini, Elisa Vignali e Sarah Tardino in libreria alle 18 in centro a Bologna, o i tanti giovani che hanno riempito il Teatro Sociale di Piangipane grazie a Massimo Manzoli e al gruppo dello Zuccherificio di Mezzano (anzi meglio, di Conventello) o le trasmissioni Radio dedicate alla Poesia sempre più seguite (Fabiano Alborghetti su tutti) o gli eventi sempre più partecipati (ho avuto segnalazioni sulla grande riuscita ad esempio della presentazione dell’Almanacco dello Specchio ieri a Casa della Poesia a Milano) fanno ben sperare, fotografano la possibilità di un sistema che può ricominciare ad avere un pubblico consapevole che si riavvicini alla Poesia con la stessa consapevolezza con cui altri pubblici si avvicinano al Teatro piuttosto che alla Lirica (un mondo di appassionati che non sono certo tutti aspiranti baritoni…). Per farlo servono persone che si tirino su le maniche e invece che piangersi addosso cerchino di capire dove si può migliorare. E ne servono altre che facciano il lavoro di critica pura, e un sistema che non tenda a plafonarsi. Ci sono tante incognite in questa equazione ma non credo sia irrisolvibile. Buon lavoro e buon Primo Maggio. State bene.

Written by matteofantuzzi

1 maggio 2010 at 14:14

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