UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Tra Vimercate e Verona.

Cosa stia succedendo in questi giorni a proposito dei due appuntamenti di sabato 17 e sabato 24 fa ben sperare, come dire che le menti in grado di produrre di certo non mancano. Anticipo qua un paio di punti come a volere tracciare per chi non potrà esserci quello che vorrò dire tra Vimercate e Verona sperando che la mancanza estrema di esempi o il fatto che stia come faccio sempre scrivendo gli interventi teorici di getto non dispiaccia troppo. La prima questione da definire è ovviamente quella della morte dei blog che tante reazioni ha suscitato: che susciti questioni qualcosa che parte dai blog di certo non mi dispiace, perché in questi anni a mio avviso si è assistito ad un aumento troppo importante di (cito Federico Zuliani a sua volta citato da Bertasa) somme di monologhi approvati dai cori che ha finito per fare andare anche i lit-blog verso quei recinti chiusi che spesso hanno preso la critica militante su carta. L’esempio della Chiara Daino è esemplificativo di come le lettere italiane non siano in grado di fare e di ricevere critiche e anche il blog non riesce a smarcarsi da un modo troppo privato di intendere le cose. C’è stato un momento in cui le riviste cartacee pensavano che la rete e i blog sarebbero da sole state capaci di fare quel lavoro sporco che fino alla fine degli anni Novanta era solo delle riviste militanti (riprendo l’ultimo editoriale di Versodove): è banale che questo non sia accaduto, il blog è "morto" per questo, per la dimensione che palesemente non è stata in grado di assumere. Gli esempi si sprecano, dal ritorno forte al cartaceo di Versodove piuttosto che di Atelier, ad antologizzazioni cartacee di percorsi fatti sul blog (si veda Orgiazzi e Liberinversi) ma anche le esperienze editoriali di Chiara De Luca (Kolibris) o Gianfranco Fabbri (L’arcolaio). Credo che tutte queste azioni siano avvenute "naturalmente" e "naturalmente" si sia compreso che il blog non è la panacea di tutti i mali (e questo l’ho sempre detto) ma una fase, una parte, non il tutto, ma al massimo una parte: è morta l’idea totalizzante del blog nella diffusione della Poesia contemporanea. Perché qualcuno non può ancora utilizzare il blog per fare il proprio quotidiano lavoro ? Nessuno lo pensa, o almeno io non lo penso, ma credo sia giusto pensare anche ad un’evoluzione, a cambiamenti, a nuove proposte. Alcune cose non mi sono piaciute dei discorsi di questi giorni: il primo è questa idea che chichessia lavori per avere visibilità e attenzione da chi vogliate. Uno lavora perché vuole lavorare, perché sente l’esigenza di raccontare non per forza se stesso ma quello che per lui vale la pena raccontare (e se c’è una cosa che lavorare ti fa è la possibilità di accedere a tanti altri validi che lavorano o hanno lavorato per la Poesia e questo almeno dal mio punto di vista è una grande possibilità di crescita, non in popolarità, ma in qualità del proprio lavoro). Le grandi case editrici hanno da tempo deciso di prendere altre strade rispetto a quanto accadeva ad esempio negli anni Sessanta, di pubblicare poca poesia e spesso autori consolidati. Dove sta lo smarrimento in questo senso ? Il problema che ci si poneva tempo fa era ben diverso "se un pastore dell’Altosila è uno splendido poeta, il sistema attuale è in grado di farlo conoscere a più gente possibile ?", questo è diverso da dire "lo facciamo pubblicare da Mondadori/Feltrinelli". Iemma e compagnia, citati e apprezzati anche dalle riviste militanti più importanti hanno pubblicato per una casa editrice on-demand che è qualcosa di sicuramente rivoluzionario per cui non credo che si debba mirare ad arrivare per forza là. Diversi libri di Poesia di "nuovi autori" (non per forza ventenni) arrivano a volumi di vendita e considerazione simili se non superiori a quelli di autori della Bianca o altro (citiamo Franzin per esempio). Quando si lavora per la diffusione della poesia (che non sia solo la propria) quello che va fatto è raccontare quella che si crede essere buona poesia a quante più persone possibili e possibilmente senza fare della cosa moneta di scambio. I blog da soli non bastano più a fare questo, ci dobbiamo inventare anche altre cose e dobbiamo mettere insieme tutte le teste, anche delle nuove generazioni. Quando sento ricordarmi la storia delle ca. due generazioni rimaste schiacciate e in ombra che ora devono ovviamente raccogliere quello che per decenni è stato loro impedito a me viene solo una cosa in mente: piuttosto che mettere altra gente a raccogliere da quel campo, allarghiamo il terreno, bonifichiamo, strappiamo terre alla palude e su quella iniziamo a seminare. L’invito che faccio è quello e capisco che il problema soprattutto nelle ultime generazioni esiste, non possiamo accontentarci dei blog, dobbiamo fare di fb e quant’altro un luogo migliore in cui raccontare la poesia e dobbiamo potere trovare anche altri mezzi. Credo che non possiamo dimenticarci dei piccoli librai, e che la forza di queste persone possa essere proprio nel loro territorio, e se riusciremo a coinvolgere tanti piccoli librai saremo allora in grado di uscire anche dalle problematiche distributive che hanno soprattutto le piccole librerie. Per farlo bisogna creare un rapporto di fiducia con i librai che potranno a loro volta trasmettere ai lettori. Dobbiamo sviluppare il mezzo radio proprio perché oggi grazie a banda larga ed mp3 la parola poetica ma anche il ragionamento attorno alla poesia possono davvero aprirsi a larghe fette di popolazioni. la possibilità di andare incontro alla gente che fino a qualche anno fa avevano i blog a mio avviso è oggi di radio e podcast. Bisogna andare a sviluppare i festival luogo per luogo, casa per casa, microterritorio per microterritorio, ma non tra addetti ai lavori, bisogna tirare fuori di casa la gente, obbligarla a parlare, interagire. La poesia antropologicamente è nell’uomo, per il resto è tempo sottratto al fare. Tutti devono fare, anche i blog possono ancora fare, ma è giusto accorgersi che il sistema non è perfetto e ogni tanto muovere qualche critica. Le critiche fanno bene, non ci si trova sempre di fronte a un complotto. State bene.

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Written by matteofantuzzi

16 aprile 2010 a 14:25

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28 Risposte

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  1. Secondo me è necessario, per rilanciare la lettura della poesia italiana, impegnarsi per conoscere in modo approfondito quei mezzi che ci consentirebbero di veicolarla con successo la poesia – come portare la poesia a chi è interessato a riceverla, rompere quel velo di ignoranza che copre questo genere non può che avvenire tenendo conto di molti fattori, per prima cosa le direzioni verso qui internet si sta muovendo, web 2.0, web 3.0, aggregatori, blog collettivi, metablog ecc., nel nostro paese, come continuo a ripetere da parecchio tempo, non esiste un luogo informatico che assolva a dei compiti ben precisi: mostrare lo stato delle cose, uno spaccato della realtà poetica viva e in evoluzione – per ogni ambito artistico questa realtà esiste, per la poesia propriamente no, e mi riferisco ai già citati siti d'arte e letteratura, nazionali e internazionali: devianart, fantascienza.com ecc. se la nostra è una 'comunità', di poeti di critici di appassionati è necessario che si discuta subito i termini di sviluppo di un luogo dove questa comunità conviva, una 'agorà', dove confluiscano tutti i nostri percorsi poetici, le nostre riflessioni ecc., qualsiasi sia il nostro modo di intendere poesia e il mondo della poesia.Allo stesso tempo questo luogo dovrebbe proporre all'internauta una grafica e un sistema di pubblicazione standardizzato che privilegi il buon senso, come del resto avviene in ogni sito internet di qualità professionale; il defunto, ahimè, Gamberi Fantasy, Ibrid@menti, per certe cose NI, e Carmilla. I siti delle riviste Colla, Finzioni ecc. ecc. Contemporaneamente dovremmo agire anche nella realtà urbana, flash mob, propaganda virale, letture pubbliche, azione poetica (a riguardo ho scritto questa nota: http://vermena.blogspot.com/2010/04/riflessione-viii.html)La conoscenza della poesia italiana contemporanea si ferma a quei rudimenti scolastici che nella migliore delle ipotesi introducono Montale. Allora che cosa dovremmo fare?, Tu giustamente parli di lavoro sporco, ecco, per me il lavoro sporco sarebbe quello di accettare le contingenze del nostro tempo e fondare una poesia che sia, riprendendo la definizione che viene data in N.I.E. "pop.". Una poesia che vada verso le persone – ma queste cose sono sintetizzate anche in molte memorie lasciate da Brodskij e da molti altri.

    anonimo

    16 aprile 2010 at 15:17

  2. Matteo, tu perfettamente scrivi, quasi in chisura: "Dobbiamo sviluppare il mezzo radio proprio perché oggi grazie a banda larga ed mp3 la parola poetica ma anche il ragionamento attorno alla poesia possono davvero aprirsi a larghe fette di popolazioni"Io ho creato L'UNICO programma di diffusione della poesia in una web radio in Svizzera. Le radio (la radio: la RSI – le altre ufficiali se ne fottono) hanno poesia offerta, seppur mista ad altro (ma spazio ne è dato, comunque).L'UNICO programma di diffusione della poesia nelle fasce "giovani" (ovvero quelle che ascoltano una web-radio o i Podcast) e siamo premiati: ci ascoltano anche in Sicilia.La radio per la quale lavoro è Radio Gwendalyn di Chiasso. Il porgramma di poesia è LA VOCE DI GWEN.Oltre a buone e validi voci, abbiamo (per dire…) registrato e mandato in onda la prima presentazione mondiale del libro di Laura Pariani (edita da Einaudi – con l'OK di Laura e della RSI). C'è stato Alberto Nessi (poeta di punta svizzero di lingua italiana).Gli ascoltatori ci sono, la direziona radio è in visibilio perchè quasi non credeva ai risultati. Ma non siamo Fahrenheit..ed allora ai poeti italiani la merda radio Gwen non interessa, sempre che non ci sia spazio per loro.Dal 2006 curo CERCANDO L'ORO DELLA POESIA per Tellusfolio.Hai idea di quante visite sono state "collezionate" sino ad ora ?Una puntata mensile media fa 2500 visite. Scusate, ma è più della tiratura di Poesia.Rubrica che per nessuno esiste, né viene citata o riconosciuta.Però posso dire che viene letta nelle scuole della Valtellina.Cu cu !La poesia nel web?Ma se non si dialoga tra noi, con chi altri desideriamo o speriamo di voler dialogare??????Fabiano Alborghetti

    anonimo

    18 aprile 2010 at 20:24

  3. riporto qui i commenti caldi del dopo-blog http://golfedombre.blogspot.com/2010/04/vimercate-poesia-caldo.html#linksper il resto e poi un paio di questioni le metto anche da guglielmin: insisto che il mezzo radio può fare, ma al di là delle sofferenze che la cosa piaccia ai poeti… è relativo. io dubito fabiano che tu faccia il programma per i poeti di mendrisio. anzi, ne sono certo. se alcuni preferiscono non utilizzare questi mezzi sta nell'ordine della democrazia. parleremo dei poeti di cui si potrà parlare. ma è un mezzo che vale la pena utilizzare anche perché francesco lo dice bene l'evoluzione è continua e non la possiamo escludere così come chiudere i recinti a me pare un delitto.sentire persone dotate di senso (molto senso !) dire che la società è allo sfascio, e che la poesia non è per tutti, e che comunque non si può far nulla… a me non sta bene. so che non sono l'unico a pensarla così e mi tira su di morale. mi sembra che la questione dell'allargamento della conoscenza della poesia sia cosa che sta a cuore a persone vicine alla mia età anagrafica. questo non esclude questioni vitali anche dal punto di vista critico che altri stanno facendo con le riviste (ps. leggete i numeri appena usciti di ALI e Atelier per vedere come il dibattito in questi gg sia davvero animato, prossimamente qualcosa posto anche io) e anche coi blog e quant'altro. e sono vitali i festival, per andare tra la gente, non per strizzarsi le palle tra poeti.è una questione di evoluzione, terzago la individua bene. e secondo me non è un caso che a vimercate non ci fossero ventenni, che magari salteranno fuori a verona. ma per il resto ha ragione massari (contattato telefonicamente a vimercate), bisogna fare molto, il tempo spenderlo per quello.

    matteofantuzzi

    18 aprile 2010 at 23:44

  4. Scusate se insisto ma non ho avuto risposta: cosa c'è in programma a Bazzano? Un altro convegno tipo Vimercate-Verona? Ci vediamo a Verona…Grazie!Un caro salutoLuca Ariano

    anonimo

    19 aprile 2010 at 11:58

  5. assolutamente nulla in materia. a bazzano il convegno c'è stato 2 anni fa.

    anonimo

    19 aprile 2010 at 13:41

  6. Ah… era quello, non avevo capito! Io non ero potuto venire perchè influenzato ma me ne hanno parlato bene…Ottimo, a presto e grazie!Un caro salutoLuca Ariano

    anonimo

    19 aprile 2010 at 14:21

  7. non direi che a vimercate si è deciso che non si può fare nulla. bisogna fare molto, infatti lo  si sta facendo, anche commentando nei blog.Certo dire che conosciamo solo la poesia sino al primo montale, non è un problema di fonti, ma di voglia di studiare. la rete serve per divulgare la poesia contemporanea? lo sta facendo. la rete porta lettori agli incontri pubblici? non credo,. tutte le volte che ho messo nel mio blog l'informazione di un evento (area veneta) non ho visto nessuno (o quasi) dei potenziali internauti. devo pensare che sono antipatico o incapace (cosa su cui potrei anche fare outing) o che ciascuno si presenta solo quando legge?gugl

    anonimo

    20 aprile 2010 at 16:17

  8. L'ultima che hai detto Stefano mi sa… Mi è successo tante di quelle volte che potrei scrivere un libro…Un caro salutoLuca ArianoP.S. Si attende il programma di Verona…

    anonimo

    20 aprile 2010 at 16:53

  9. stefano pensa quello che vuoi :)mi ricordo di una promo di nuovi argomenti pesantissima che l'anno scorso ha fatto un botto di gente. centinaia in mezzo a roma che è una cosa davvero notevole. è lì che ho capito la forza (nei contatti) di fb. e di avere una persona che si dedichi solo a quello…il convegno di verona per quello che mi riguarda funziona così (assiri poi dirà), si arriva, ci si parla e poi ci si va a bere un bicchiere. si tirano fuori le idee e si applicano. punto. senza programma. con concretezza.per il resto sono molto curioso della serata su calpestare l'oblio di venerdì sera a ravenna (teatro sociale di piangipane) con me, davide nota, fabio orecchini e pietro spataro.poeti presenti. questi.gente che serve per riempire la sala. davvero un botto. (più 200 che 100)tutti invitati.

    matteofantuzzi

    21 aprile 2010 at 08:06

  10. Mi piace l’effetto sorpresa a Verona, chi c’è c’è, chi non c’è…
    Per Ravenna non sapevo nulla, mi era giunto solo Milano; per Ravenna è circolato? Siccome sono anche io in Calpestare l’oblio mi farebbe piacere sapere quando ci sono le presentazioni (se riesco, mi organizzo e vengo), sperando non diventi una cosa per pochi adepti…

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    21 aprile 2010 at 09:12

  11. Quello di Verona sarà un vero workshop, ed è proprio il mettere al centro le esperienze personali e il confronto tra queste che lo renderà molto stimolante. Non potrò manchare.Francesco T.

    anonimo

    21 aprile 2010 at 12:40

  12. ravenna caro luca è una cosa un poco diversa, il gruppo che organizza (gruppo dello zuccherificio) fa convegni sulla comunicazione, porta i giornalisti soprattutto, da gomez a travaglio per dire… e loro volevano una serata sull'iniziativa "calpestare l'oblio", cioè su come un e-book possa diventare oggetto di discussione anche sui quotidiani tradizionali. quindi gli invitiati della serata sono stati richiesti direttamente da loro. per questo non è girata prima la cosa come per milano ma solo a cose fatte. e quindi è per quello che dico che la platea è la migliore possibile, cioè di persone che verranno e ascolteranno le cose in maniera "pura". senza sapere chi siano i poeti, senza riconoscerli. questo è un aspetto che mi piace, ma in fondo è anche quello che cerco quando firmo i festival. a me piace cercare le persone non i poeti (qua parlo delle questioni di questi giorni, non di questa iniziativa). e poi è chiaro, quella sera si parlerà anche di poesia, "calpestare l'oblio" parla di poesia, ma alla gente quella sera interessa il contenuto più che la forma, e secondo me qua sta un bel nodo.cioè io non capisco perché il nostro metro debba essere la comunità dei soliti poeti quando milioni di persone esprimono le loro cose scrivendole su carta. quelle persone (milioni oggi in italia) sono le prime che possono avvicinarsi alla poesia, in un modo o nell'altro, perché condividono tematiche o sensibilità o semplicemente perché una volta o l'altra qualcuno va a bussare alla loro porta.francesco mi raccomando il nordest ha bisogno di te. ma credo che nel nordest ci siano le dimensioni per fare bene. ho visto i ragazzi che lavorano a portogruaro ad esempio, ma così pordenone e monfalcone, per non parlare di topolove che secondo me è meraviglioso.

    matteofantuzzi

    21 aprile 2010 at 14:00

  13. Ma, mi viene da dire che forse io appartengo a una generazione di sfigati che non sa divulgare poesia, la propria e quella degli altri, forse veramente per una questione anagrafica, nel senso che culturalmente noi, venendo dalla carta stampata, siamo rimasti un po' anta, legati a modalità più umane ma più lente di diffusione della parola che rimane ancora oggi, al di là di tutti i festival e le saghe in cui giustamente si possa diffondere la poesia, un'esperienza diretta e di fruizione personale. Insomma, noi non siamo bravi, lo sono altri, anche perchè, per essere bravi, bisogna avere anche una bella dose di aggressività e di pelo sullo stomaco. A sentire Matteo, beato lui, lui si muove in un territorio  dove basta mettere un manifesto e la gente accorre a palate, cosa che non avviene qui a Milano e dintorni. Insomma, Nanni Balestrini a Oreno, la sera prima di Vimercate, aveva un pubblico di 10 persone. E così l'anno scorso altri illustri nomi. Non mi sembra, poi che ai Filodrammatici, parlo del salotto di Milano, per Jolanda Insana e company, ci fosse un pubblico di centinaia di persone! Accorrono le masse per ascoltare poesia? Beh, scusate, come andare in discoteca. Uno sente il frastuono, si diverte, e forse fino a un certo punto questo può far bene alla poesia. La conseguenza dovrebbe essere un aumento esponenziale della tiratura dei libri, per esempio, ma andate a chiedere a Brigliasciolta che espone il suo banchetto a tutti gli eventi di poesiapresente quanti libri vendono a serata. Contenti delle piazze che si riempiono per ascoltare poesia? Lo sono anche io, ma poi bisogna ritornare al libro, bisogna mettersi in un angolo di silenzio a sentire una voce che risuona dentro, che mi parla personalmente. Bisogna fare le recensioni, cari poeti e letterati e lettori semplici  e organizzatori di eventi e critici sfigati e critici della sacra università. Bisogna parlare dei libri. Le letture pubbliche non esauriscono di per sé l'esperienza della poesia. Se poi il problema è il territorio, territori che reagiscono e territori che non reagiscono, mi sembra allora proprio inutile chiedersi perchè a Milano o non so dove la gente non venga  e perchè in Romagna o non so dove la gente accorre a flotte. Non è che a Milano si facciano meno cose che in Romagna o in Friuli. Insomma, io non confonderei l'aspetto dei modi per diffondere poesia con la poesia in sé. Sono due problemi distinti e separati. Nei modi non ci sono solo le manifestazioni pubbliche, la piazza, le feste etc… etc… c'è molto altro. Nel secondo aspetto c'è la mancanza di un lettore medio, c'è la marginalità della lingua poetica, che è linguaggio di nicchia, lo si voglia o no, ci sono le anime indurite, c'è la scuola che rovina la sensibilità alla lettura….non confonderei, però, poesia e fruizione. Perchè poi il rischio è che la poesia non la si legge come si dovrebbe. Sebastiano 

    anonimo

    21 aprile 2010 at 17:05

  14. non esistono generazioni sfigate. al massimo alcune sono state "in ombra". bisogna parlare dei libri. ognuno con gli strumenti di cui dispone. della mea ha fatto il poecast in 5 minuti. io non saprei dopo anni che lo uso da che parte iniziare a descriverlo (…). in altre cose riesco meglio.quando qualche ragazzo promettente ha a mio avviso bisogno di editing io lo mando da gianfranco fabbri. perché è uno che ti fa il contropelo al lavoro. e non è certo (mi scuserà) un mio coetaneo. così ladolfi o lauretano. gente che sa lavorare sul verso.topolò non è una discoteca. c'è al contrario una cosa a cui tengo, il silenzio dell'ascolto. e obit che organizza non è mio coetaneo. ma mi piace quello che fa e in fondo cerco di adattarlo ai miei territori. e mi fido degli altri, mi affido agli altri. "luoghi diversi" è firmato da ragazzi che si stanno facendo un mazzo quadrato per portare avanti il festival e così tante associazioni supportano le letture e le presentazioni e arrivano a tanta gente a cui umanamente io non potrei arrivare. e questa gente si fida di loro.ci si fida. si affida. è una catena. umana. popolare. condivisa.la poesia in altre parti del mondo normalmente è così. antropologicamente appartiene al quotidiano. l'eccezione rimane l'italia.

    matteofantuzzi

    22 aprile 2010 at 00:03

  15. Ah… capisco!Alla prossima lettura con poeti. Ieri sera ero a Bologna a Parola di poeta organizzata da Guido Monti. C'erano Leoni, Serragnoli, La Rovere, Bini, Gallerani, Tardino a presentarli e libreria pienissima con gente in piedi. Non è sempre così matematico che la gente non venga a sentire i poeti…Un caro salutoLuca Ariano

    anonimo

    22 aprile 2010 at 11:32

  16. esatto luca, ma anche guido monti è uno che si fa un mazzo tanto e la gente la va letteralmente a tirare fuori di casa. e va per i 40, e quindi manco entra nella questione della generazione.ma ci si deve fidare delle persone. sai quante letture vanno buche a bologna ? (anche prestigiose, anche alla feltrinelli, per dire) nonostante il potenziale soprattutto degli studenti universitari sia potenzialmente enorme. (non per nulla viene fatto nel tardo pomeriggio tra settimana, il target è indiscutibilmente quello)matteo

    anonimo

    22 aprile 2010 at 11:42

  17. Però io mi voglio convincere che le iniziative che abbiamo fatto abbiano avuto 35 utenti in libreria perché, a Bologna, Parola di Poeta è l'unica rassegna di poesia che presenta Libri di Poesia, e quindi di fronte al prodotto (che era buono) la gente accorre, e poi compra. Poi, ben inteso, vengano pure le letture champagne, slam, e bla bla d'ogni tipo…ma il punto per il poeta è fare il libro, e per la critica parlare dei libri.Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    22 aprile 2010 at 11:55

  18. Caro Sebastiano, non credo che esistano, come del resto ha già detto Matteo, generazioni sfigate, ogni generazione è però inserita in un contesto particolare, un contesto storico e sociale, segnato, come direbbe Propp, da un livello tecnologico del tutto unico e che a sua volta è determinato dal caso – il problema è semplice, dobbiamo tutti fare i conti con il mondo in cui viviamo e le grandi rivoluzioni tecnologiche che nel giro di pochi anni lo hanno profondamente cambiato. Io credo che sia difficile vendere libri di poesia per tutta una serie di questioni piuttosto complesse, tra cui l'affermarsi dei nuovi sistemi di comunicazione e non solo, una cultura della poesia che è caratterizzata da una forte aderenza al 'canone' (io preferirei che ci si allontanasse un po' da una dinamica di canone, vedi Bloom, e che ci si muovesse verso una definizione più linguistica e funzionale di poesia – azzarderei jakobsiana), se l'orizzonte mitico della poesia è la poesia stessa, ovviamente per avere lettori di poesia si dovrebbe avere persone 'addestrate' a questa poesia stessa, e questo non è più possibile perché la poesia anche a livello sociale è stata piano piano sostituita nei meccanismi persuasivi da altre forme di comunicazione scritta, in chiesa quali poesie vengono lette?, nelle occasioni pubbliche quali? ecc. ecc., la poesia del resto non è più nemmeno il linguaggio che viene adottato da un particolare gruppo sociale che non siano i poeti… Se vedi anche per il cinema il mercato si sta attestando per lo più sulla proiezione, sullo spettacolo di per sé, il riproporre il 3D in modo intensivo è uno dei sintomi dell'evoluzione del mercato del cinema, così le forme di marketing dell'arte e anche della politica cercano nuove strade, strade organiche, e parlo per esperienza personale; una locandina, un volantino non fanno quanto una pubblicità virale, non fanno quanto il passa-parola per social-network, quanto un'azione artistica ben architettata…La cosa che secondo me si dovrebbe fare, è mantenerci saldi su quella che è la nostra tradizione poetica, la nostra identità, ma accettare quelle che sono le sue possibili evoluzioni, aprendoci a tutti gli stimoli che provengono dal presente, anche a livello tematico e di linguaggio, creare una sinergia tra il linguaggio poetico e il linguaggio vivo, perché no, perfino gergale. Il cinema d'altra parte, si basa sempre sul montaggio, sceneggiatura, ecc.

    anonimo

    22 aprile 2010 at 12:24

  19. Ha ragione Guido Mattia, calcolando poi che Parola di Poeta è fatta tutto a costo zero. Mi chiede se avesse un minimo di supporto dalle autorità, un minimo di finanziamento….Un caro salutoLuca Ariano

    anonimo

    22 aprile 2010 at 16:32

  20. zero finanziamenti, zero supportospero che il Fantuzzi riesca a venire all'ultimo appuntamentomercoledì prossimo ore 18 libreria irnerio bolognacon la policastro e designoribus, altrimenti lo vado letteralmentea tirare fuori di casa o dal lavoro..un saluto a tuttiguido

    anonimo

    22 aprile 2010 at 21:53

  21. bravo ! vienmi mo' a sequestrare dal lavoro. dato che mi tocca stare lì a ravenna fino alle 19.30 :)ti assicuro che non opporrò resistenza.

    matteofantuzzi

    23 aprile 2010 at 07:35

  22. O.T. (ma non troppo) e pubblico con Ok di Matteo Fantuzzi: è nato LA VOCE DI GWEN, l’unico programma di diffusione della poesia (ma non solo) in una Web-radio svizzera.  Dagli studi di Radio Gwendalyn (o più familiarmente Radio Gwen) di Chiasso, ogni Lunedi dalle ore 20.00 un’ora è dedicata alla diffusione della poesia in lingua italiana. Il format prevede una prima parte, “La voce di Gwen”,  dedicata ad una voce della poesia contemporanea con letture di testi alternati ad un percorso esplicativo sulla poetica dell’autore affrontato.Seguono le rubriche “A parer nostro”, consigli di libri di narrativa scelti dalla redazione e “A me gli occhi”, consigli di libri di poesia per voce di svariate librerie del Cantone Ticino, interpellate appositamente.  Quando possibile, LA VOCE DI GWEN lascia lo studio e registra dal vivo, come è stato con Alberto Nessi o per la prima presentazione mondiale del nuovo libro di Laura Pariani “Milano è una selva oscura” uscito nel 2010 per Einaudi.  Ogni puntata è poi riascoltabile nella sezione Podcast ed ascoltabile ovunque, con disponibile una breve scheda informativa dell’autore, tutti i  libri affrontati, la tracklist completa dei brani musicali che accompagnano l’emissione e con i link attivi per una immediata lettura o ascolto per andare oltre oltre il confine della puntata.   LA VOCE DI GWEN è la prima Web-radio  della svizzera italiana entrata a far parte della associazione ASROC (Association Suisse des Radios Online et du Cable)ed è l'unico programma di diffusione della poesia in una Web-radio svizzera  Ideatore e conduttore del format è Fabiano Alborghetti (http://www.fabianoalborghetti.ch), poeta, critico e organizzatore di eventi culturali,Co-conduttore è  Raffaele Sanna che firma la scelta degli intermezzi musicali nonchè dei volumi di narrativa presentati. LA VOCE DI GWEN: la poesia, in radio, come non l’avete mai ascoltata. redazione@radiogwen.ch   –   contact@fabianoalborghetti.chhttp://www.radiogwen..ch

    anonimo

    27 aprile 2010 at 15:45

  23. Penso che questa iniziativa di Alborghetti sia il futuro! Il futuro della poesia è la radio… forza, adopriamoci tutti, è un canale da sfruttare…Complimenti a Fabiano per questa idea innovativa!Un caro slautoLuca Ariano

    anonimo

    27 aprile 2010 at 18:17

  24. Ecco questa cosa di Fabiano mi piace, mi pare una bella idea …Se posso dare una velocissima notizia : Rai 1 (TV), Notte tra giovedì 29 e venerdì 30, ore 2, 30 o 2,40 circa …Un mio programma intitolato "Il mistero di Dante e Beatrice" , prima puntata … Roba forte 😉 …Per confrontarsi con la grandezza e bellezza (in questo caso di Dante), la prima cosa che uno deve fare quando scrive …Le iniziative e il muoversi da tarantolati nel deserto o barzelletta o clubbino scemo della poesia italiana, semmai vengono dopo che uno sa di aver scritto qualcosa di necessario, bello e di aver dato quel che poteva dare,al meglio …salutiAndrea Margiotta

    anonimo

    28 aprile 2010 at 05:44

  25. io invece devo dare una notizia che mi addolora molto. si è spento questa notte tolmino baldassari, uno dei maggiori poeti dialettali italiani.matteo

    matteofantuzzi

    28 aprile 2010 at 09:15

  26. No….che tristezza…condoglianze alla famiglia e a noi. Grande uomo e poeta…Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    28 aprile 2010 at 11:43

  27. Mi unisco al cordoglio! Ci mancherà. Grandissimo uomo e poeta.

    Un saluto luttuoso

    Luca Ariano

    anonimo

    28 aprile 2010 at 12:26

  28. Dimenticavo: peccato non ha fatto in tempo a vederla in stampa come Alberto Cappi

    Tolmino Baldassari, L’ombra dei discorsi.

    Antologia 1975-2009, a cura di Gianfranco Lauretano,

    pp. 144, € 16,00 ISBN 978-88-960209-46-3

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    Luca Ariano

    anonimo

    28 aprile 2010 at 13:15


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