UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Alcune cose sulla morte dei blog di Poesia.

Ci sono nelle prossime settimane due appuntamenti molto importanti per ragionare attorno alla diffusione della Poesia in rete e negli altri luoghi. Il primo si terrà a Vimercate (Mi) all’interno del PoesiaPresente il 17 Aprile, il secondo a Verona il 24 Aprile. La prima cosa di cui forse non si deve nemmeno discutere consiste nella morte dei blog di Poesia almeno come noi li intendiamo, cioè come uno strumento di condivisione, di ragionamento, di analisi, di coscienza militante di quello che avviene oggi nella Poesia italiana contemporanea. Che ci si stesse plafonando dopo una fase di esuberanza non è certo una novità ma qualcosa che conosciamo bene e accade almeno da un paio d’anni. Quello che va deciso ora è come andare avanti, cosa fare. Perché se i blog plafonano è indubbiamente esplosa al contrario la parabola ascendente di Facebook anche nella promozione della Poesia, ma FB è una risposta che mette in campo parecchi compromessi o quanto meno riporta in vita parecchi mostri del passato: prima questione, il circolo chiuso. Se i blog sono come ottima parte della rete a libero accesso questo non accade per FB. Per sapere cosa combina il sig. x io devo essere suo amico, o amico dell’amico. Ma questa che sembra la storia dell’Italia del dopoguerra, dove non fai carriera se non conosci, si riversa non solo nelle piccole dinamiche di FB che però rispecchiano buona parte del modus operandi di quella parte della critica e dell’editoria che è stata criticata proprio dal fenomeno blog, ma anche nella stessa percezione della Poesia soprattutto delle nuove generazioni. L’esempio lampante è nella probabile produzione di una nuova "generazione in ombra" come quella degli attuali 40/50enni e che può essere considerata quella degli attuali ventenni: che cosa sta succedendo in definitiva ? I cosiddetti Settanta (di cui cominciano tra parentesi a uscire ottime opere di conferma, Serragnoli, Gezzi, Italiano, Mencarelli ecc.) saranno bravi, ma si sono anche fatti conoscere saltando recinti prima invalicabili anche col passaparola dei blog (oltre che con le riviste militanti… che comunque hanno diffusione limitata rispetto alle potenzialità dei blog). Oggi i 20enni soffrono della stessa incapacità di conoscere e farsi conoscere (e crescere nella loro scrittura, limando i difetti, conoscendo autori imprescindibili) se non sono in grado di fare uscire le loro produzioni "spot" dalla loro cerchia di amici e conoscenti. Manca insomma in FB quel dialogo puro che tanto bene ha fatto ai loro fratelli maggiori e a chi s’è voluto avvicinare loro. Conosciamo poco o nulla degli attuali 20/25enni poeti mentre solo 10 anni fa era un fiorire di attenzione. E’ non è solo una questione di corsi e ricorsi storici, ma di mezzi in qualche modo contemporanei alla captazione. Perché nessuno mi toglie dall’idea che se non verranno percorse e in fretta altre strade perderemo molti potenziali scrittori e soprattutto quella generazione non avrà coetanei con cui confrontarsi, come è sempre accaduto. FB semplicemente non è la soluzione all’esigenza di comunicare anche come è  fatta la Poesia, non penetra, non va tra la gente, non è accessibile se non a compartimenti stagni e forse proprio per questo piace a certuni, perché riconsegna un’idea di élite, di cerchia chiusa, di questione inavvicinabile che qualcuno vuole portare avanti per fare semplicemente i propri comodi regnado tra le macerie della Poesia piuttosto che partecipando in un meraviglioso giardino. Che fare ? Beh innanzitutto bisogna capire il problema, analizzarlo, credo sarebbe già una buona partenza non negarne l’esistenza. E poi bisogna lavorare per portare (come mi piace ultimamente dire) la Poesia casa per casa alle persone. Servirà anche la nuova generazione, che non si deve dimostrare "bambocciona" ma che deve tirare fuori le palle per imporsa come hanno fatto altre precedenti prima di loro (non è una passeggiata… ma va fatto). E poi anche noi dobbiamo fare il nostro. Ognuno col proprio passo. State bene.

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Written by matteofantuzzi

27 marzo 2010 a 10:09

Pubblicato su Uncategorized

77 Risposte

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  1. Condivido la tua analisi Matteo…aggiungerei solo alla caduta dei blog anche quella delle riviste militanti. Ne parlerò in prossimi appuntamenti, ma nessuno può negare che oggi sia rifiorito, nelle riviste militanti, lo stemma della critica tematica (che di norma doveva stare dentro e solo dentro l'università-ma s'è preso pure il peggio che essa ci consegna), che altro non è un modo per compartimentare attraverso i redattori fissi (dai 30 ai 60 anni) un canone che si vorrebbe oltremodo solidificato: al tema dell'uccello o della censura saranno gli stessi redattori e autori che vi interverranno, nell'altrettanta inutilità del tema e della mappatura mancante (cfr. NA o il cambio di posizioni di Atelier, in cui il monografico segue gli stessi ritmi). Una decina di anni fa le riviste militanti lavoravano in altro modo, andavano a caccia selvaggia di cinghiali da ammaestrare: ora sembra che trovati i propri trentenni (come dolci pulzelle alle prime lezioni dell'assistente universitario) si senta la necessità di tirare i remi in barca, poiché i giochi, si vorrebbe, dovrebbero essere già fatti (falsamente, dacché l'età arriva per tutti).Dal canto loro, i ventenni, sono una tragedia. Non sono più in grado di proporre alcunché sul territorio. A fare i festival e le rassegne di poesia (che non sono le letture a pappagallo, sono le presentazioni di libri) siamo rimasti noi della micro-generazione di mezzo: i venticinquenni!!Ne riparleremo. Grazie di continuare almeno tu a parlare di queste cose.Un abbraccio,Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    27 marzo 2010 at 12:50

  2. Ciao Matteo, condivido in parte la tua disamina di facebook, soprattutto la parte riferita al suo funzionamento, ossia che puoi allacciare contatti solo con gli amici degli amici, da un certo punto di vista è vero, ma in realtà questa prassi è in parte bypassabile tramite l'utilizzo dei gruppi, che possono essere aperti. per dire, se tu aprissi un gruppo su FB di Universopoesia piazzeresti solo i tuoi topic in quello che al momento, come dici giustamente, è uno nodo che accorpa persone dei generi più diversi. infatti se è vero che i blog sono accessibili a tutti, è anche vero che i litblog venivano seguiti da persone che di letteratura in qualche modo si interessavano già. con FB invece ci si trova tutti quanti insieme, col risultato che comunque le informazioni possono arrivare a persone totalmente fuori dal giro. detto questo, trovo che facebook abbia più difetti che pregi, ma a livello di fruizione delle informazioni al momento risulta abbastanza imprescendibile, anche perché non è che i blog hanno chiuso, sono solo meno abitati. per il resto spero di essere il 24 a verona, di mio sto portando avanti assieme ad altri un'idea di free press che per la poesia, a mio modo di vedere, puo' essere un toccasana, e spero di aver modo di esplicare. un abbraccio.

    anonimo

    27 marzo 2010 at 13:38

  3. sono alessandro ansuini, pardon.

    anonimo

    27 marzo 2010 at 13:39

  4. Si Matteo, hai ben disegnato l'ultimo decennio e i percorsi ( e i pericoli) alla nuova generazione di poeti. Intanto, sperando in un uso meno elitario di FB, manteniamo comunque vivi i blog, più a lungo possibile, almeno fino alla loro morte 'naturale'.Un caro salutoAntonio Fiori

    anonimo

    27 marzo 2010 at 19:07

  5. Caro Matteo, condivido quanto dici su FB e i suoi rischi, ma vorrei capire meglio. Quali sono i dati a cui si può attingere per dire che i blogs sono in crisi? Ci sono statistiche ufficiali? E poi, se davvero la crisi c'e', quali sono le cause? Potrebbe anche essere che i responsabili dei blogs non li curino affatto o come dovrebbero (postando articoli con un certo ritmo e sopratutto articoli interessanti)  e piano piano la gente si stanca? Il problema è complesso ma non lo si cura se prima non si capisce esattamente quali sono le cause che lo hanno prodotto. E su questo non ho assolutamente idee e sono in totale ascolto.Alessandro Polcri

    anonimo

    27 marzo 2010 at 21:30

  6. dimenticavo un caro saluto!

    anonimo

    27 marzo 2010 at 21:31

  7. un paio di punti. la morte dei blog di poesia è facilmente ravvisabile dalla diminuizione della mancanza di commenti dialogati: si passa da 20/30 medi di 3/4 anni fa ai quasi nulli di oggi. e parlo di commenti/giorno. morale: rimangono magari in certi litblog i commenti dei cugini che dicono "che bello", "che bravo", ma se si va a guardare un poco più in profondita non si hanno grandi risultati. rimane il polemos tipico della narrativa che si può ancora vedere su nazione indiana o satisfaction, ma è un'altra cosa che con la poesia non si combina. ma la questione grossa non è la stanca di alcuni "storici" spazi quanto la mancanza di nuovi.e questo non vale solo per i blog ma anche nelle riviste. io non mi spavento se dopo 20 anni di militanza alcune riviste iniziano a fare un lavoro diverso, mi spaventa che… "sul porto" venne fondato da ventenni (benzoni, simoncelli, valeri) che nonostante non vivessero esattamente al centro del mondo (cesenatico) andavano a stanare raboni, pasolini ecc. e a chiederne il dialogo. "clandestino" è stato fatto da allora 20enni (rondoni, lauretano, casadei ecc.) e altrettanto aveva merlin quando con ladolfi tirò fuori "atelier" e la questione della generazione (ma qualcuno si immagina cosa volesse dire 20 anni fa la questione della generazione ? sarebbe stato più facile fare una rivista sulla coprofagia !), e 20 anni avevano la sica e damiani quando hanno tirato fuori "prato pagano". e marchesini ventenne ha fatto buona parte dell'annuario per anni. e avanti così. oggi se tutto va bene vediamo arrivarci due timide poesiole dai 20enni. e dall'altra parte c'è la coscienza che per troppi è suff la possibilità di postare su FB i propri testi (uno alla volta), ma quello è lo stesso discorso di vanità che ha ammazzato il 99% dei blog. alessandro il problema non è fare arrivare le informazioni, che arrivano, ma creare il dialogo. se no si rinnovano i circuiti piccoli e piccolissimi che gridano alla luna.bisogna che i 20enni facciano, quale che sia il loro modo facciano, non per forza i blog, non per forza fb… lo dicano loro. ma facciano. inizino a sputare sangue, se no rimarranno nel limbo. e bamboccioni a vita.

    matteofantuzzi

    28 marzo 2010 at 08:27

  8. Assolutamente d'accordo sulla questione ventenni. il nodo del discorso però è la morte dei litblog che, secondo me, non erano una manna dal cielo prima e non se ne sentirà questa mancanza oggi. non era il blog in se ad essere un'opportunità, era una stanza virtuale dove incontrarsi. ora la stanza virtuale l'hanno messa in una stazione, e ci viene un sacco di gente che si trova lì per caso. Il problema quindi non è il mezzo e il suo sviluppo, che comunque tende a facilitare la veicolazione delle informazioni, quanto, come hai giustamente fatto notare, "la voglia." Tutti gli esempi che hai portato sono di gente che avrebbe fatto quello che ha fatto anche oggi, molto più agevolata. purtroppo è un discorso di superficialità generale, e dici giusto quando fai notare che spesso basta postare una poesia in un blog un filo più rinomato e ci si sente arrivati. e magari si era presa la penna in mano due mesi prima. ma questo è un problema di apparenze, secondo me bisognerebbe concentrarsi di più su come "usare" il mezzo. che poi a usarlo siano i ventenni, i trentenni, i quarantenni e così via cambia poco. il discorso che facevamo anni fa, sulla necessità di aggregazione di piccoli nuclei, sulla scoperta di nuovi (specialmente al sud) è ancora indietro, anche se alcuni passi avanti si sono fatti. è che il terreno ci cambia sotto i piedi e troppo spesso stiamo con gli occhi in giù a guardare il suolo che cambia mente dovremmo tenere la testa alta e vedere chi c'è all'orizzonte. e ce n'è, di attività, e molta.

    anonimo

    28 marzo 2010 at 15:38

  9. uff, sempre io.Alessandro Ansuini

    anonimo

    28 marzo 2010 at 15:39

  10. Mi sento chiamato in causa, sia anagraficamente(sono un '87) sia poeticamente, e non ho dubbi nel  dire che sono completamente d'accordo con Matteo. Frequento e ho frequentato "la poesia e lo spirito", "imperfetta ellisse", ogni tanto il blog di Lello Voce, "la dimora del tempo sospeso", mi guardo intorno su facebook. Eppure sento tantissimo l'assenza di un rapporto più intenso con qualche poeta che abbia più esperienza di me, che mi possa, banalmente, consigliare che libri leggere il prossimo mese. Con me sono stati gentilissimi Maria Lenti, Maeba Sciutti, Francesco Marotta, Fabrizio Centofanti, A.L.Bocconi, Giacomo Cerrai, alcuni di loro mi hanno aiutato e da qualcuno ho percepito affetto. Ma, davvero, non vedo prospettive quotidiane di amicizia, di scambio, perché le comunicazioni avvengono all'interno di un sistema, quello del mondo poetico estraneo ai grandi editori, che è fatto di conoscenze, di pregiudizi, di circoli cristallizzati, e che scade spesso in rapsodie poetiche amicali. Quindi ti ringrazio per aver mostrato sensibilità al problema.Fai anche bene a chiamare all'opera noi, i ventenni, perché è facile accusare i sistemi chiusi e non fare nulla di nulla per scalfirli. Purtroppo non è un discorso così univoco. A Lettere, dico Lettere della Sapienza, quella che per tanto tempo è stata avanguardia politica, isola d'impegno(spesso stereotipato o, peggio, interessato, ma pur sempre impegno), i "ventenni" non sono riusciti a protestare neanche quando il Rettore ha costretto metà di loro ad andare fuori corso, anticipando di 4 mesi la sessione di laurea, senza alcun preavviso. I "ventenni" non sono capaci di dire una parola contro i loro docenti, una generazione postsessantottina che ancora rifiuta di ammettere la propria sconfitta, le proprie responsabilità nell'ascesa del berlusconismo, e che sfoga le sue amarezze parlando agli studenti tutto il giorno di vuoto, insensatezza, trattandoli -uso un eufemismo- con alterigia, ogni volta che si vorrebbe una mano per dirimere i propri studi all'interno di una burocrazia limacciosa, per raccapezzarsi -fra orari sballati, esami meccanici e quasi numerici, etc- senza perdere il gusto e la passione per la cultura, e sentendosi invece rispondere, tantissime volte, "è solo una questione di soldi", frasetta proferita da qualcuno che poi magari parla di Roland Barthes, di zdanovismo, di Chomsky, ma si sogna di scendere dalla predella e far qualcosa insieme agli studenti: notare che durante l'Onda, a Roma, Lettere è stata una delle facoltà romane in cui ci sono state meno lezioni di protesta in piazza, diversamente da ciò che è accaduto a Fisica o a Filosofia. C'è stata l'Onda, appunto, dell'anno scorso, un vero momento di speranza e di energie veicolate verso obiettivi precisi, ma poi più nulla, perché mancano le strutture politiche di riferimento, manca la rappresentanza, e così l'immaturità di pochi Collettivi rovina un intero movimento. Alle riunioni studentesche del dipartimento di Italianistica, convocate nel tentativo di formare un gruppo più attivo e consapevole, capace pian piano di trascinare anche gli altri, non siamo mai stati più di dieci piccoli indiani.Mi scuso per la pletorica tirata, il senso è questo: se i ventenni di oggi sono alienati dall'attivismo e dalla sensibilità politica, come illudersi che possano essere attivi in un campo silenzioso e spesso gramo come quello poetico? Preso atto di questo, io ho pensato che fosse illusorio credere di poter formare un movimento da zero, una corrente autodeterminata e dotata di una poetica propria. L'unica possibilità mi è sembrata, piuttosto, la proposta di un'agorà, di uno spazio comune e giovane in cui confrontarsi, uno spazio soprattutto pubblico, come diceva Fantuzzi: prima di tutto serve il dialogo, l'occasione di conoscenza interpersonale, perché oggi mi pare che già quella sia un buon risultato. Poi, senza velleità maieutiche, forse qualcosa nascerà.Quindi, visto che bisogna sempre tener d'occhio la pratica, ho creato "29/", il blog di poesia della Facoltà di Lettere, con perenni ritardi e scarsa collaborazione(la redazione doveva essere composta da sette persone, di cui solo una ha continuato a farsi sentire, e comunque quasi nessuno, anche fra i nuovi collaboratori che ho trovato, dà la disponibilità alla "costruzione", all'ideazione, ma solo all'aiuto secondario. Per la serie: "Sìsì, ci sto, fammi sapere", come se la creazione del sito, l'organizzazione del da farsi, l'informazione non potessero essere opera concertativa e comunitaria, ma solo individuale, a cui aggiungersi quando la pappa è già pronta e l'esposizione personale molto minore), ma che sembra finalmente sul punto di partire.Più di questo, sarò pessimista, ma credo non si possa davvero fare. Non ci sono strutture capaci di captare l'interesse emotivo dei giovani, né a livello politico né culturale. La colpa è nostra, che ci arrendiamo ad essere bamboccioni.Ma la colpa, sarebbe davvero l'ora di dirlo, è soprattutto della generazione degli attuali sessantenni, che ai picchetti del '68 non è stata capace di sostituire un'attività forse antiquata, ma non meno rivoluzionaria: essere maestri. Danilo Dolci, Don Milani e pochi altri l'avevano capito. Ma chi, dopo di loro? Chi sono i nostri maestri? Chi ha avuto la forza, l'incoscente superbia e responsabilità, di porsi come tale? Non li abbiamo mai cercati, non li abbiamo pretesi, ma ciò non impedisce di chiedere: chi sono i nostri maestri? Chi, in ambiente accademico o culturale, ha dimostrato di credere che l'autorevolezza non venga solo dalla pagina scritta e dall'architettura mentale, ma anche dal contatto personale e dalla capacità di intrecciare le proprie visioni con quelle, diversissime, dei più giovani? La verità è che se ciò fosse avvenuto, il berlusconismo o non ci sarebbe mai stato, o sarebbe stato meno longevo. E siccome ammettere l'errore, la pigrizia, l'ingenuità, non s'addice all'alta cultura, iniziamo a parlare della vacuità del mondo, dell'insensatezza, dell'ingordigia e dell'irrefrenabile istinto priapesco della massa, per sentirci assolti: "il vuoto è un'invenzione di chi ha una sconfitta da giustificare", dice magnificamente Maria Grazia Calandrone.Mi scuso di nuovo per la lunghezza e l'ampiezza tematica dell'intervento, per niente adatta alla comunicazione telematica: la passività e la rassegnazione c'è, è attorno a me nei miei coetanei, è dentro di me, ma solo pensando alla situazione nella sua complessità, solo prendendosi ognuno le proprie responsabilità, si potrà fare qualche passo per uscirne. E, in questo, poesia e politica sono -finalmente- una cosa sola.Michele Ortore

    Ucronia

    28 marzo 2010 at 21:04

  11. Pardon per la "I" saltata su "incoscente", ero troppo fomentato per pensare al dittongo 😀

    Ucronia

    28 marzo 2010 at 21:09

  12. michele bisogna fare: c'è poco da dirci in questo senso, è possibile che una città di 3 milioni di abitanti non abbia una facolta di lettere che produce ? dovranno diventare tutti operatori dei call center i laureati in lettere a roma ? di cosa si occuperanno ? tutti sui madrigali ? forse uno… due…ma il resto di voi dovrà lavorare, come tutti. duramente. alle università e fuori dalle università. e anche se inizieranno in pochi altri seguiranno, con fatica continua. perché è una grande grande fatica.ma chi è rimasto è perché ha cercato il dialogo ed è cresciuto anche nella propria poesia. ci vuole confronto, ci vuole proposta. e grande sbattimento.quindi chiedilo ai tuoi colleghi, come fare per raccontare la poesia oggi, e come raccontare ciò che state producendo ?ecco queste sono le domande ("semplici") che vi dovete fare e ci dobbiamo fare tutti.

    matteofantuzzi

    29 marzo 2010 at 13:57

  13. Un'analisi la tua che condivido completamente e della quale si è parlato anche se solo in parte nella serata tenutasi a Bagnara, nella quale ho avuto il piacere di conoscerti. Come tu ben sai sono, oserei dire, "nemica" di FaceBook proprio per questo suo essere a circolo chiuso, particolarità che non permette a chi ama condividere la poesia di poter accedere ai dialoghi in esso contenuti, alle poesie stesse ed tutto quello che vive e circola intorno ad essa. Un caro saluto, Patrizia 

    anonimo

    29 marzo 2010 at 14:26

  14. Sempre sull'ambiente universitario, ricordo la fortuna di Bologna che ha avuto due riviste fondate da studenti (Tabard, appena chiusa, e Argo che ancora continua) e il Centro di Poesia Contemporanea, dove bene o male sono passati molti giovani poeti.Dunque da un lato l'iniziativa personale di studenti (con le riviste), dall'altro un supporto puramente istituzionale che, per chi ha voluto, ha forse aiutato qualcuno.A Bologna forse c'era più attenzione ed oggi sarebbe certamente più difficile: se non c'è interesse istituzionale o tra colleghi (raramente esistito, ovunque nell'università è una lotta per la sopravvivenza, si è tutti rivali verso il futuro) iniziare in piccolo: già con qualche presentazione di libri di poesia, rimandando a quando si hanno le spalle più larghe operazioni più complesse come riviste, seminari universitari e organizzazioni-associazioni. Anche se a zero euro, gli autori vengono, il logo l'università dovrebbe darlo (in ogni caso sempre protestare…intanto non succede niente di peggiore di quanto già si fa). Se l'università non dà i locali perché i grandi del Let/Fil 11 non conoscono niente della loro materia, spostarsi alle librerie (con altri problemi, ovvio, ma al peggio si cambia libreria ogni anno).Questo per rendere la poesia disponibile alla comunità.Secondo: per creare un gruppo di giovani poeti bisogna avere naso per i coetanei…lì è una questione d'intuito e di fortuna, e d'intelligenza critica: non basta circondarsi di gente brava (che scrive belle poesie, cosa che bene o male può capitare a tutti) poiché a questo livello serve a poco; è più importante una visione tattica: bisogna essere un po' leader, bisogna abbindolare e credere di farsi ingannare quando in realtà ci si sta usando a vicenda: è importante non legarsi al poeta eremita, ma a qualcuno che magari è già in associazioni o fa attività sociale (e ce ne sono molti ovunque, il lavoro più comune tra i poeti è forse l'operatore sociale). E comunque, i maestri bisogna andarli a cercare e chiedere…spesso rispondono più i nonni che i padri (cioè gli attuali quarantenni e cinquantenni), da tenere presente.Poi a Roma rompere le bali a Nuovi Argomenti continuamente, qualcuno d'intelligente ancora  lì dentro c'è….In definitiva, non solo è molto difficile e gratuito, ma certo c'è ostruzionismo. Quando la gente non sa fare qualcosa vengono a dire a te che non lo sai fare. E però è possibile sbattersene dei professori…appena usciti dall'università, si scopre che non sono così potenti come vogliono far credere. Con qualcosa fatto, si torna ogni anno a chiedere aiuto facendo finta di niente…se non lo si ha, si va avanti con quello che si riesce a fare, che è sempre più di chi non fa.Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    29 marzo 2010 at 17:21

  15. la mia esperienza è che ci siano potenzialità all'interno di alcune università italiane, anche padova e salerno oltre a quelle già citate. che non significa che le altre siano disastrate. ma che lì ho conosciuto quantomeno persone che hanno voglia di fare dentro e fuori le università. è chiaro che viviamo in tempi di clamorosa "bassa stagione", ma non dobbiamo nemmeno considerarlo un alibi, piuttosto un dato di fatto. quello che mi interessa michele, guido è che si capisca quello che le vostre generazioni stanno facendo, nel bene o nel male. vi dovete anche capire tra voi oltre che nel rapporto coi grandi autori. è vero che c'è bisogno di leader. ma questo accade sempre, è inevitabile come il dover sapere fare buona poesia o il vedere attraverso la critica.

    matteofantuzzi

    30 marzo 2010 at 07:52

  16. Be', prima dei blog c'erano i forum e ancora prima i portali e le mailing list. Voglio dire: se il formato ideale era la rivista letteraria di trent'anni fa, non si salva nulla che sia cresciuto con la rete. Ma non e' vero, semplicemente perche' la rete e' stata un mezzo per agevolare la produzione di opere, cioe' testi scritti (e recitati).La mia generazione, quella dei '70, sta licenziando opere abbastanza solide. Fantuzzi ha mancato di segnalare l'opera completa di Massimo Sannelli, che e' in una sua via; cosi' come ha mancato di segnalare il Prosa in Prosa dei romani Giovenale & C. Ha mancato di segnalare anche il mio riassuntivo, che cerca di fare poesia a partire da basi di pensiero analitiche. E ancora, il nuovo di Luca Ariano, che ha una sua voce civile. E poi i poeti raccolti intorno alla casa editrice d'if, fra cui il quasi sconosciuto Ermanno Guantini, che e' stato anche a ricercaBo. E ancora, i triestini di Absolute, sempre in procinto di solidificare. E poi quelli della collana di Valentino Ronchi a Lampi di Stampa, quelli dell'Arcolaio di Gianfranco Fabbri, quelli e quelle di Kolibris, molto aperti verso la poesia straniera. E anche quelli di Lietocolle se proprio volete e siete capaci di distinguere nella sterminata offerta da loro proposta.Il consiglio che si puo' dare ai ventenni, insomma, a parte il darsi da fare sul campo (in questo Fantuzzi e' sempre stato fra i piu' attivi… e uno dei giovanissimi piu' impegnati e' Davide Nota de La Gru, cosi' come crescono giovani critici quali Mimmo Cangiano per la poesia o Antonio Gurrado per la narrativa), e' quello di farsi un'idea davvero chiara di cio' che fanno i predecessori, quindi leggere i libri della "generazione nel limbo", i quaranta-cinquantenni descritti da Marco Merlin nel suo saggio per Interlinea. E poi magari avvicinarsi ai predecessori diretti, cioe' noi settantini, scegliendo le forme piu' affini e continuando il discorso.La poesia sopravvive se ha un pubblico, ma sopravvive prima di tutto se ha un discorso che viene portato avanti generazione dopo generazione. Tocca a voi scegliere cosa verra' portato avanti e su cosa continuare a discutere. Saluti e buon lavoro. Giuseppe Cornacchia

    anonimo

    30 marzo 2010 at 16:01

  17. Caro Matteo, volevo inserire un commento, ma poi ne è venuta fuori una cosa troppo lunga, e allora ne ho fatto un post. Perciò mi perdonerai se rimando direttamente, se interessa, a quanto ho scritto qui:http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/442-Poesia-e-rete-Tutta-colpa-di-Facebook,-forse….htmlTi ringrazio per la passione che ci metti, come sempreun caro salutoG. Cerrai

    anonimo

    30 marzo 2010 at 16:22

  18. E' vero, come ha scritto G. Cerrai nel suo intervento spin-off, che la trappola in cui siamo caduti in questi anni è stata quella di scambiare il mezzo con il fine. Forse l'illusione più grande è stata quella della democratizzazione dei contenuti e delle opinioni, che da noi è stata declinata in una specie di anarchismo che ha soffocato (almeno per ora) il mezzo stesso.In questi anni in cui ho seguito un po' di poesia in rete, uno dei criteri di orientamento che mi hanno aiutato è stato quello dell'"affidabilità", ovvero rivolgermi ad un selezionato numero di luoghi on-line (pochi per forza di cose, in quanto normale essere umano con una limitata capacità di assorbire e conservare informazioni, non per snobismo) che proponessero contenuti con una certa frequenza e con alla base un ragionamento esplicito (cosa che esclude tutti quei blog o siti che sono espressione totalmente soggettiva del proprio autore/curatore). Non conosco Facebook direttamente, non avendo io un profilo (anche se forse lo farò, se non altro per lo sfinimento di sentirmi chiedere il perché ;-)), ma credo, da ciò che ho potuto constatare, che in un ambito di scambio di contenuti unisca le caratteristiche più controproducenti: rischio di circolo chiuso in toto o parzialmente, soggettivismo esasperato e mancanza di spazio per l'approfondimento.Forse il mezzo blog o sito (o comunque il formato piattaforma "aperta") non è per forza alla frutta. Certo qualcosa va fatto.Probabilmente ciò può apparire semplificatorio, ma voglio condividere questa riflessione proprio per raccogliere impressioni ed idee in merito: non sarà che si deve recuperare qualcosa delle "vecchie" riviste e portarlo nel mondo digitale? Con ciò voglio intendere il lavoro di una redazione e la strutturazione dei contenuti in maniera meno orizzontale.Ovvero: tra gli spazi on-line che hanno funzionato meglio (a mio avviso) e che ho potuto visitare ed apprezzare, molti svolgevano un'attività più vicina a quella di una redazione (fosse essa di molte o una sola persona) rispetto a quella di un disordinato luogo dove i contenuti si accatastano. Insomma, credo che un modo efficace per produrre contenuti sia quello di organizzarli, e questo non è possibile in un contesto di totale orizzontalità ed equivalenza di tutto ciò che viene proposto. Se dietro ad un blog o a un sito ci fosse il lavoro di più persone, ognuna con una specifica responsabilità (e oggi questo è molto più semplice visto i mezzi che abbiamo), gruppo che produce periodicamente qualcosa di simile ad una rivista on-line (ho visitato diversi siti stranieri che propongono cose di questo tipo), allora il lavoro meditato di quella redazione non acquisterebbe un po' più di autorevolezza rispetto ad uno meno, diciamo… "professionale"?La completa libertà di fare una proposta per chiunque rimarrebbe comunque, ma a questo punto la dialettica fra le "riviste" aumenterebbe di livello, almeno credo. E' molto simile a quanto accadeva o accade con le riviste cartacee, ma in un contesto di circolazione molto più libera e "aperta". Si può certamente mantenere l'istituto dei commenti e dei dibattiti, ma l'importante è che la proposta sia sempre meditata, non estemporanea.Mi rendo conto che si pongono alcuni problemi: come evitare il rischio-cricca, o come convincere le persone a superare gli individualismi per un fine che li superi. Le risposte a questi problemi stanno in buona parte nelle qualità delle persone stesse: chi proporrà un luogo virtuale ben fatto, con articoli e proposte di rilievo e così via, raccoglierà qualche frutto, chi non saprà fare un passo indietro e dimostrarsi collaborativo raccoglierà probabilmente meno. Inoltre, credo che la rete utilizzata in modo meno destrutturato potrebbe essere un forte incentivo a quegli scambi generazionali di cui si è parlato nei precedenti commenti, dei quali anche io, venticinquenne, sento la carenza.Qui ho solo abbozzato qualche idea che mi gira in testa su questi temi, naturalmente si deve approfondire ancora, e incontri come quello di Verona possono servire.x Matteo: sarà leggibile qualche report da Verona, dal momento che difficilmente ci sarò?Un caro saluto a tuttiMarco Bini

    anonimo

    30 marzo 2010 at 22:13

  19. dovrebbero esserci i video su youtube della giornata di verona mentre per poesia presente c'è una richiesta esplicita di mettere in rete almeno il senso delle questioni di cui si vuole parlare.integro solo con un paio di questioni: le cose che cita cornacchia dipendono molto dalla recente ottica blog. molte case editrici di recente costituzione e che lavorano sul militante si sono fatte le ossa proprio in rete e lavorando in un'ottica di rivista concettualmente cartacea a cui tutte le esperienze (anche le nuove) comunque devono tendere. ma non possiamo dire lo stesso di altre esperienze sempre su rivista ? non parte forse da un'ottica militante la nuova rubrica che maria grazia calandrone sta firmando su Poesia ? e non avrebbe senso forse il lungo articolo (tra parentesi largamente ospitato da Orgiazzi) di Cangiano sulle nuove generazioni uscito su Atelier e che ha avuto critiche simili a un dibattito di quelli che si sviluppano in rete nella risposta di Lauretano per quello che riguarda ClanDestino ? tutto questo 20 anni fa forse non sarebbe esistito, o avrebbe avuto altre modalità.rimane che noi di questi trentenni conosciamo anche il più piccolo pelo del culo proprio perché c'è stato un lavoro di mappatura talmente preciso (si guardi ad esempio alla situazione del friuli) che rimangono esemplificativi i casi singoli di latenza (guantini ha 40 anni comunque) mentre i lavori sulla generazione dei 20/25 anni stanno nelle dita della mano di un monco ad oggi. e non possiamo essere noi 30/40enni a fare in toto il lavoro di mappatura di questa generazione in entrata.'sti ragazzi si devono imporre per le stesse necessità a cui fa riferimento cornacchia, se no ci sarà un vuoto che pagheremo caramente. sono i bini, i gallerani, i cangiano, gli ortore che si devono prendere sulle spalle le loro generazione e portarne alla luce pregi e difetti. e lo devono fare nei confronti di quanta più gente possibile. e poi da lì deve partire il dialogo. anche a ritroso.ma non possono essere i 30/40 enni a leggere una generazione che non è loro. e per questo abbiamo bisogno di strumenti e mediazione.

    matteofantuzzi

    31 marzo 2010 at 13:26

  20. Le riviste cartacee dialoganti le leggono in pochissimi fra i pochissimi; dovrebbero seriamente considerare di venire in rete e liberare i contenuti secondo licenza open share. Chi non ha modo di trovarle su carta -perche' non le conosce, non si fida, non sta sul posto o non vuole contribuire alle 200/300 copie di tiratura- si aggiungerebbe a chi gia' le legge, persone generalmente di eta' diversa da quelle che stanno in rete.E per numeri microscopici come quelli della poesia, avrebbero tutto da guadagnare stando in rete attivamente, pubblicizzando le loro collane e i loro artisti di riferimento, ampliando il discorso e offrendo sponda. ALI di Manzoni e' spedita a piu' di 2000 persone a gratis (e proposero una selezione di ventenni da ParcoPoesia in uno dei numeri… potresti recuperarla e postarla, se l'hai sotto mano, cosi' iniziano a discutere sul tuo blog, vediamo chi sono); operazione dal budget importante e chiaramente garantito, ma i ritorni sono sostanziali. Ora, capisco che Semicerchio e Testo a Fronte sono accademiche, per cui vivono di codice secretato. E la stessa POESIA e' la sola rivista commerciale in Italia (ma chi la legge, oramai?). Ma Nuovi Argomenti a Roma?E ClanDestino? A che serve se la leggono in 20, solo in Bologna e circondario? E poi non ho mai capito perche' il sito di Atelier e' morto, polemiche einaudo-merliniane a parte. Hanno un ottimo archivio e mettere tutto online li rilancerebbe di netto e aiuterebbe i ventenni a trovare materiale di livello. Possono addirittura prendere un ventenne e metterlo in redazione a gestire l'internet, moderazione forumica e impicci vari.I trentenni hanno gia' dato, tirato fuori libri per la mummificazione critica standard, ma ai ventenni -che hanno tanto bisogno di sostegno, incoraggiamento e pacche sulle spalle- la pappetta la si puo' ancora preparare. Noi avevamo Santi Spadaro, che poi e' andato per strade matematiche professionali e forse un giorno tornera', il quale guadagno' da under 25 svariate segnalazioni: rivista Pagine, antologia di Coniglio Editore, citazioni delle sue magrittiane. Aveva una sponda. I Bini, gli Ortore, i Gallerani che sponda hanno?Saluti. GiusCo

    anonimo

    31 marzo 2010 at 17:26

  21. Vorrei specificare che l'iniziativa di Vimercate non è organizzata da Poesiapresente ma da Texture, progetto dell'associazione delleAli. E' il terzo anno questo, ed è la terza manifestazione che personalemente curo. Poesiapresente collabora con Texture nell'organizazione della prima serata. Poi dico molto semplicemente che io del mio ex blog, radici delle isole, ne ho fatto un libro, così come ha fatto Guglielmin. Tante questioni potrebbero semplicemente ripartire dal lavoro che si è fatto, piuttosto che continuare a menarla con le solite lamentele. Semplicemente a me le cricche, i salottini, le chiusure, le poetiche e chi più ne ha più ne metta, non mi hanno mai minimamente sfiorato in questi anni di lavoro. E' stato fatto un lavoro nelle varie sedi: andrebbe, come dire, storicizzato; altrimenti passa sempre il principio nefasto che tutti quelli che si sono sbattuti hanno peccato degli stessi peccati, il che non è per niente vero. Se le parole che si dicono non si basano sulla memoria di quello che è stato fatto e che ancora viene fatto in spazi limitati, certo, ma qualitativamente seri, si rischia di fondare il lavoro sui crinali franosi. Facebook? Che ben venga: passano un sacco di informazioni. E' uno spazio di informazione che, certo, nei blog non poteva essere garantita degnamente. Oggi ci troviamo nel paradosso che il blog è diventato uno spazio di comunicazione elittaria, più paragonabile alla carta stampata di quanto non si potesse dire qualche anno fa! Bisognerebbe ripartire da qui.Sebastiano  

    anonimo

    31 marzo 2010 at 17:47

  22. (hai fatto bene a definire le produzioni, perdona ma anche io perdo dei colpi sebastiano): però nel momento in cui c'è una storicizzazione e ancora prima si lavora a ritmo di un convegno al mese, quello che s'è dato è sostanzialmente concluso. rimane il senso della storia. che a me interessa ma non quanto le nuove vie. è chiaro che se chiedi a me io punto a questo. ma il lavoro tuo e di guglielmin è diverso dal mio. a me nemmeno è stato chiesto di fare un libro dall'esperienza mia, né mai l'ho proposto. ma credo sia corretto, anche perché al max potrei fare una sorta di best off come fa minimum fax in generale per la letteratura.giuseppe, la mia esperienza per clandestino e atelier non è esattamente quella, né come numeri né come età. che sponde si devono avere ? nessuna. come la stragrande maggioranza degli over 20. a quell'articolo di ali che citi ho collaborato parecchio anch'io… mo' ho chiesto al buon GRM il nulla osta. e non per forza a casa mia 🙂

    matteofantuzzi

    31 marzo 2010 at 22:40

  23. Pacche sulle spalle forse no, ma sostegno magari sì.Parlando a titolo personale, credo che buona parte della difficoltà ad auto-mapparci deriva dalla situazione del cartaceo: ho sempre percepito molte riviste come un approdo prestigioso (il prestigio, nonostante tutto, il cartaceo continua a conservarlo, per molti aspetti giustamente), tuttavia inarrivabile, più per l'aspetto di fortino che molte riviste mostrano che per il timore del confronto. E anche i comportamenti verso noi più giovani sono spesso… strani: càpita di sentirsi chiedere manovalanza (nel senso di lavoro gratuito, nudo e crudo) per la causa (una rivista, un evento o altro), e poi di veder pubblicati o valorizzati propri coetanei ai quali ciò non si chiede. Legittimamente ognuno fa le sue scelte, ma quello che manca spesso è la nettezza e la giustificazione squisitamente letteraria delle stesse: se la mia proposta non ti piace o non la ritieni idonea, lasciamo stare, oppure dialoghiamo alla ricerca di un comune profitto e miglioramento, ma non chiedere volontariato a prescindere per la tua causa, nella quale non mi ritieni degno di prendere parte… Questi sono i baronaggi che tengono lontane le persone e che fanno passare la voglia di fare ed esporsi.In secondo luogo, credo che possa esserci utile, prima di auto-analizzarci, ristabilire qualche sorta di dialogo fruttuoso con chi ci ha preceduto. C'è una bella fettina di Novecento dalla quale trarre insegnamenti: la generazione del limbo sicuramente, ma anche a proposito della terza generazione possiamo cambiare le scale di valori, e decidere quali poeti ci dicono di più oggi rispetto a chi cominciava 20 anni fa. Ma anche ai nostri "fratelloni" maggiori dobbiamo guardare, e capire a quali istanze riallacciarci e a quali fatichiamo di più a rapportarci (nel rispetto delle autonomie individuali, naturalmente, altrimenti sarebbe da redigere un manifesto che, come sappiamo, non funziona sempre bene come soluzione…).Forse spostare molto lavoro di "rivista" on-line permetterebbe di ridare valore al cartaceo: rimarrebbero cartacei i libri o pubblicazioni occasionali sulle quali puntare forte, e aggiornarsi (o documentarsi a ritroso) sarebbe più semplice. Il "si stampi" tornerebbe ad acquisire un maggior valore, anche simbolico, o almeno credo.Rimarrebbe certo il problema delle micro-pubblicazioni senza eco e senza lode (vanity press e affini), ma forse qui siamo su un ordine diverso di problemi, dei quali spesso qui si è già discusso.Marco Bini

    anonimo

    1 aprile 2010 at 18:09

  24. Bravo Marco, sono d'accordo…e presto tutti lo vedreanno, o pochi, poiché stiamo lavorando in questo senso.Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    1 aprile 2010 at 19:46

  25. io ti vorrei raccontare il sostegno che ho avuto in questi anni…voi dovete fare, al di là di chiunque altro. e seminare quello che gli altri per voi (state certi) non semineranno. statene certi.in questo senso non prendete impegni per il 16 giugno (seguirà notizia)

    matteofantuzzi

    2 aprile 2010 at 14:41

  26. Recupero il discorso dopo una settimana di sosta forzata…vado per ordine, mantenendomi prima aderente al tema principale della discussione, i blog di poesia.Parlando della stessa questione su Imperfetta Ellisse, ho proposto qualcosa di non troppo lontano da quanto ha detto Marco Bini. Credo che, per uscire dal circolo vizioso in cui sono entrati molti lit-blog, una buona idea sia quella di convogliare le energie verso dei prodotti culturali concreti. Tutti più o meno possiamo condividere il giudizio che, negli anni scorsi, alcuni spazi virtuali abbiano ospitato confronti culturali, poetici, politici di altissimo livello, la cui qualità quasi si mimetizzava dietro la facilità della fruizione: con il caffè in mano, ascoltando musica, con mia mamma che stende i panni. Come diceva Cerrai, la trasformazione del dialogo in "monologo di complimenti articolati" è forse responsabilità, semplicemente, delle persone.  Lasciando perdere Facebook, ottimo strumento di diffusione e informazione, ma inadatto a qualsiasi tentativo di dirimere e organizzare le pubblicazioni, e non volendo cestinare la risorsa blog, da cui credo possano venire ancora delle soddisfazioni, penso che una buona via di mezzo sia la creazione di una rete fra più siti di poesia, che si propongano di arrivare, periodicamente, ad un risultato più "ufficiale". Può trattarsi di una rivista on-line sul modello delle cartacee(su questo concordo totalmente con Bini), ma anche di un reading, dal vivo o, perché no, in streaming: ci sono un'infinità di strumenti del web che vanno ancora indagati, che magari hanno fallito singolarmente, ma che in sinergia potrebbero dare altri risultati. L'idea di un obiettivo come quelli citati può aiutare a indirizzare il dialogo, a mantenerlo focalizzato, oltre che a dare una gerarchia, ovvero una linea editoriale, al materiale culturale su cui s'intende puntare. Una cosa del genere, però, non la si fa da soli. E qui vengo all'altro problema, rivolgendomi intanto a Matteo.Lo so che dobbiamo muoverci, e lo so che nessuno ci regalerà niente. Ho passato quattro anni a girare per i teatri di Roma e a scrivere, scrivere, scrivere, e anche dopo aver preso il tesserino da pubblicista non ho ancora visto un soldo; nel teatro la fatica è compensata dal piacere emotivo ed estetico(e dallo spettacolo gratuito, ovviamente), ma in poesia? Sbattere la testa e la penna contro barriere dure come la silice dopo un po' stufa. La risposta non è arrendersi. Ma non è nemmeno: "datevi da fare, e basta!", né tanto meno "i maestri bisogna cercarseli". Ritengo che quello fra maestro e allievo debba essere un incontro, e dunque un'intersezione frutto di un doppio movimento, non unico…Se la nostra è una generazione di teste atomizzate, incapaci di trovare l'adito, allora la responsabilità degli stimoli non è solo personale, ma anche di chi ci ha preceduto e ha contribuito al consolidarsi di una società che ci ha educato in tal modo. Ripeto: il mio non è per nulla un tentativo di deresponsabilizzazione, piuttosto mi preme individuare i compiti di ognuno, e soprattutto sottolineare che, qualsiasi cosa si voglia fare, si rema controcorrente. Immagino le difficoltà che puoi aver avuto tu, Matteo, così come quelle dei tuoi coetanei e dei più anziani.Io dico che la cosa più difficile, per me, è trovare persone disponibili a investire energie in relazioni instabili, gratuite, pencolanti come sono quelle culturali. Da una parte ci possono essere i miei difetti personali: il mio profilo non è esattamente aderente all'identikit del poeta attivista tracciato da Gallerani , avendo una certa predisposizione all'eremitaggio che non voglio sacrificare(altrimenti non avrei mai iniziato a scrivere), e quindi -parlo ovviamente a titolo personale- la colpa della pigrizia c'è senza dubbio. Ma, d'altra parte, v'assicuro che io i miei tentativi li ho fatti, avendo avuto anche qualche successo(nel teatro, almeno a Roma, c'è molto più spazio ed apertura): vuoi per l'incapacità dei miei coetanei di collaborare, vuoi per la generale indolenza a mettersi in discussione ed esporsi, vuoi per la chiusura dei circoli culturali, è innegabile che ci troviamo di fronte ad una realtà impermeabile al nostro contributo. Per andare oltre, per dire la nostra, per conquistare il diritto a dire "io scrivo dell'oggi", serve la nostra disponibilità, ma serve anche aiuto. Lo ripetono: servono i maestri.Per concludere la geremiade: visto che mi trovo d'accordo con quanto detto da Gallerani e Bini, circa la necessità di un lavoro "di rivista" on-line, do la mia disponibilità a qualsiasi iniziativa vogliamo concretamente prendere. A presto,Michele Ortore

    Ucronia

    5 aprile 2010 at 23:48

  27. siete pronti per la rivista. e per il dialogo con chi vi ha preceduto. è quello che hanno fatto in tanti e che dovete fare.io non sono un estremo amante del lavoro nelle metropoli anche se stimo molto chi riesce a farlo. ma trovo che certi discorsi siano più facili da fare ad ariccia che a roma (e portarsi dietro anche i romani). o forse bisogna semplicemente andare in luoghi, quartieri, periferie che abbiano bisogno di ascoltare e di raccontare. in fondo 100 persone per un evento di poesia è un successo. bisogna creare il modo per riunire 100 persone. che anche con tutta la socializzazione che conosciamo è un mezzo miracolo.ma sono anche convinto che nei corsi di lettere ci siano ben più di 100 persone. e forse anche spaccare le balle a fin di bene a qualche insegnante sia altrettanto buona cosa.però ribadisco che vedo in te come in bini e gallerani (e altri) quella voglia di fare che è il punto di partenza sia per proporre che per arrivare a chi ha da dare qualcosa alla vostra poesia. da qui bisogna partire. qualche relazione va e viene. ma se si lavora si semina, e quando si semina si raccoglie.

    matteofantuzzi

    6 aprile 2010 at 01:06

  28. Il litblog non è morto, almeno non del tutto, è soltanto gravemente ammalato: un malato che, per somma contraddizione (e “contrappasso”), ha sul comodino la medicina che potrebbe contribuire a guarirlo – ma, se non ne ignora completamente l’esistenza, non riesce, pur guardandola e avendola a portata di mano, ad inquadrarla come funzionale alla ripresa. Lo strumento è il “link”, è attraverso questo semplicissimo espediente che è possibile concretamente “fare rete”, far circolare conoscenze – nel nostro caso nomi e, soprattutto, testi, analisi critiche.L’unico utilizzo che se ne fa, invece, tranne pochissime eccezioni, è quello di segnalare amici e parenti, oltre alle “proprie” iniziative. E questa logica restrittiva (“retriva” sarebbe il termine più giusto) risponde pienamente all’impostazione della stragrande maggioranza dei blog letterari – che ripetono, a volte senza nemmeno accorgersene, molto più spesso facendo finta di niente, l’oscena prassi autoreferenziale che caratterizza quasi tutte le riviste, che presiede alla compilazione delle antologie, alla “certificazione” (amicale, familista, generazionale, territoriale) delle presenze ai vari festival e alle iniziative consimili che, a scadenza più o meno fissa, si risolvono nell’autocelebrazione della “cerchia”, della “tendenza”, della “poetica” nella quale / intorno alla quale ci si raccoglie.La realtà è questa, inutile girarci intorno e trincerarsi dietro la “bontà” del lavoro singolarmente svolto e delle sue ricadute (presunte): degli altri, di quello che fanno e di quello che propongono, non ce ne frega assolutamente niente (nel migliore dei casi). Spiace dirlo, ma è così, è quello che osservo quotidianamente in rete frequentando i blog che pure, nelle intenzioni, dovrebbero muoversi in direzione “opposta e contraria”.Crisi della critica? Può darsi, di quella accademica sicuramente. Ma dove posso leggere analisi, presentazioni e discussioni del lavoro di Guglielmin, di Aglieco, di Ercolani – tanto per citare qualche autore di saggi “militanti” usciti ultimamente? Nemmeno segnalati, mai visti né sentiti. I ventenni ignorati? Sì, ma da chi? Chi si è interessato degli Ortore, dei Bini, dei Bin, dei Ruotolo? Chi ha speso due-parole-due su “Travelling South” di Federico Zuliani, il più bell’esordio di un ventenne degli ultimi dieci anni? E i trentenni? Quelli che si auto citano, bene – ma gli altri? Dove ho letto mai qualcosa che riguarda Gianluca D’Andrea, uno dei più originali e talentuosi poeti in circolazione? E il resto? Chi ha speso una parola per il libro di Sannelli? Non piace? Non rientra nel novero degli “addomesticabili” ai nuovi canoni del “reale” (ma quale?) che qualcuno cerca di imporre senza sapere, molte volte, nemmeno di cosa sta parlando? La sua opera rimane, comunque, una delle produzioni più alte dell’ultimo quindicennio. E, su un altro versante, il libro di Cornacchia: non merita nemmeno due righe la “sintesi poetica” di dieci anni di ricerca, di lavoro sul campo, di attenzione e dedizione alle scritture “altre”?Sono solo dei nomi buttati lì, sia chiaro – ma se si vuol leggere la realtà (e la sua palese negazione) che dietro gli esempi si cela (nemmeno più di tanto, poi), forse si potrebbero fare anche altri discorsi: a partire dalla messa in discussione delle certezze “inalterabili” che ognuno si porta ben strette nel pugno. Solo “attenzione” e “inter-esse” verso gli altri (tutti – quale che sia la “piega estetica” in cui si raccolgono) possono ridare linfa a un discorso che abbia un minimo di sostanza etica e di validità critica. Il resto sono solo lamentale – o “canzonette” già udite fino alla saturazione degli orifizi uditivi. fmP.S.A proposito di ventenni: Stefano Guglielmin sta ospitando, proprio in queste ore, i testi di Chiara Daino – preceduti da una nota accurata frutto di “attenzione e interesse”…Della serie: c.v.d.

    anonimo

    6 aprile 2010 at 13:35

  29. Mi ero ripromesso di non intervenire ma sorge una domanda (anzi due) che non riesco a non porre, magari proprio ai ventenni (e poco oltre) che qui sono intervenuti.- Quali sono stati i libri di poesia italiana contemporanea che avete letto nell'ultimo anno?- E qualli sono quelli comprati?Fabiano Alborghetti

    anonimo

    6 aprile 2010 at 16:27

  30. bis:e concordo con quanto scritto da Francesco ( FM )  sullo stato di salute dei litblog, compresi quelli collettivi -e ce ne sono molti- dove si pubblica una tale mole di spazzatura (tutti critici in rete, tutti esperti e tutti poeti con la P e lunghe Biografie ) da spingere -seriamente- a disinteressarsi del tutto di critica e di litblog.Ormai è sovraffollamento, ego e sperticati applausi a prescindere.E' avvilente.FA 

    anonimo

    6 aprile 2010 at 16:39

  31. Fabiano, i blog rispecchiano nient'altro che la realtà che circonda chi li gestisce: il trionfo del beceroleghismo in salsa poetica, un malcelato, esclusivo identitarismo poetico che si declina e si commenta da solo… Le eccezioni, se esistono, confermano appena la regola.Dammi dieci nomi – di persone, di località, di iniziative – e ti faccio la lista (quasi) completa dei partecipanti e degli invitati. Non so niente di FB, ma immagino che lì le cose siano inquadrabili negli stessi termini, se non peggio…Giuste anche le tue domande ai ventenni, ma a me verrebbe da chiedere anche ai trentenni e ai quarantenni: quanto hanno letto, e conoscono, della generazione precedente? E non parlo dei soliti dieci nomi ampiamente antologizzati e propagandati. Quanti tra questi "…enni", ad esempio, conoscono l'opera di uno dei pochissimi poeti "imprescindibili" degli ultimi trent'anni, cioè Giuliano Mesa?Vuoi vedere che, se risponde qualcuno, ti fa subito il nome del genius loci nei cui paraggi (poetici e territoriali) si muove?Se "attenzione" e "interesse" animano il lavoro di un Guglielmin o di un Cerrai, o di chi altri, perché le loro proposte vengono concretamente e bellamente ignorate? Non si può credere solo nel proprio lavoro e poi avere la pretesa di parlare a nome della poesia:  è semplicemente ridicolo, pretestuoso, infantile…fm

    anonimo

    6 aprile 2010 at 17:17

  32. Penso che con la nuova mazzata sulle tariffe editoriali, la rete poetica dovra' necessariamente rivitalizzarsi. Potremmo immaginare qualcosa di strutturato, magari partendo dal poecast di Della Mea, fino a coinvolgere i piccoli editori che altrimenti finirebbero strozzati. Qualcosa sulla falsariga dei 140 lettori che hanno riunito Cortellessa & company, ma piu' dal basso.Da parte mia, non avendo piu' urgenze di scrittura in proprio, posso dedicare energie a questo attivismo comunitario internettiano, anche per attivita' di coordinamento & smistamento. Se Vincenzo e' in linea e mette a comune le sue idee, dal di dentro, sul suo aggregatore, cerchiamo di capire le possibili evoluzioni: macroblog, archivio statico, portale multimediale.Alcuni ci hanno gia' provato: Luca Paci con la sua rete "anarchica", Stefano Massari con le varie incarnazioni di Land, i progetti audio/video su alcuni blog e siti (ad esempio Vico Acitillo), le edizioni clandestine tipo quelle di Ansuini o Venerandi. E i piccoli editori nati praticamente in rete di cui si diceva sopra. Rilancio auspicando la partecipazione delle riviste cartacee: se il New Yorker offre l'abbonamento annuale digitale (un anno, cioe' 47 numeri + tutto l'archivio dal 1925 a $ 39.95), non capisco perche' le nostre non possano riversare i loro, di archivi, online.Fatemi sapere. GiusCo.

    anonimo

    7 aprile 2010 at 02:46

  33. anche sulla questione dei circuiti degli editori di poesia e sulle piccole librerie… le faremo sapere. dopo il convegno di verona uscirà qualcosuccia anche in tal senso. (e non sarà qualcosuccia)i 20enni non sono ignorati. devono tirare fuori le palle. fare lavori che abbiano un capo e una coda (ma anche i 30enni, anche i 40enni). che è un'altra cosa. perché quando si gioca a carte scoperte e non solo con la forza dei nomi (anche nel male ovviamente) ci si guarda poi in faccia. per esempio il sopra citato lavoro della daino a me sembra tutto tranne che una novità, è il solito giochino di metapoesia a cui assistiamo da 40 anni: se questa è la novità… nostro Signore ce ne scampi !fa un lavoro molto più serio e onesto a mio avviso l'altrettanto citato Adriano Padua, di cui non per niente si parla, anche in luoghi non sospetti. che ha la stima di tanti e in maniera trasversale. (e non è mio cugino, e non fa parte della mia linea poetica)la mia esperienza base è che chi è fuori dagli schemi mediamente c'è dentro più degli altri. per il resto: rimango convinto che si debbano leggere 200 libri all'anno di poesia per potere rimanere aggiornati così come sono convinto che alla fine si debba discutere del lavoro, della ciccia: come cangiano ha fatto bene a dire quello che pensava nel suo saggio anche se si è beccato chili di bastonate (come è ovvio che sia perché chi si espone becca bastonate che fa un gran bene alla salute) credo altrettanto che l'affermazione di zuliani valga il giusto francesco, se penso a carabba, desiati, serragnoli ma anche 3/4 degli ex ventenni di atelier, ma pure per dire autori completamente differenti anche nacci o la matteoni, e poi ci sarebbero pure i dialettali, come la teodorani e anche falconi, e mi scorderò senz'altro qualcuno, come galimberti di cui non ho mai parlato ma di cui ho molta stima. e avanti così.

    matteofantuzzi

    7 aprile 2010 at 07:43

  34. Il discorso che fai tu sui nomi è coerente Matteo, poi tutto è sempre relativo e dettato dai gusti. I poeti che cita Francesco per me sono di ottimo livello, magari per altri meno così come per me il lavoro di Chiara Daino è notevole, ad altri può apparire già letto.Bisogna, come scrivi tu Matteo, leggere e rileggere e, come scrive Alborghetti, comperarli questi benedetti libri di poesia. Putroppo sulle librerie non sempre possiamo contare ma io mi trovo ad ordinare direttamente libri dagli editori e non si muore mica. Ora vediamo con questa storia dei costi delle Poste rilanciati nei blog di Fabbri, Guglielmin e su FB.Non ne farei davvero una questione di "enni" ma di serio lavoro sui testi, sui poeti contemporanei e del passato, conosco il lavoro che fanno Cangiano, Bini, Gallerani, Fantuzzi, Marotta e tanti altri ed è serissimo il problema è che certi spazi vengono sempre meno ma non una questione generazionale ma di interesse verso la poesia. Concordo con Cornacchia, si potrebbe anche mettere on-line molte cose uscite in cartaceo.Ci vediamo a Verona e speriamo lo spazio per la poesia non muoia del tutto. Il lavoro serio e onesto prima o poi paga sempreUn caro salutoLuca Ariano

    anonimo

    7 aprile 2010 at 09:13

  35.  Matteo, io ho cercato di ragionare intorno alla tesi del tuo articolo:La prima cosa di cui forse non si deve nemmeno discutere consiste nella morte dei blog di Poesia almeno come noi li intendiamo, cioè come uno strumento di condivisione, di ragionamento, di analisi, di coscienza militante di quello che avviene oggi nella Poesia italiana contemporanea.cercando di rispondere nel merito. Se volevi sentirti dire che la tua analisi è giusta e sacrosanta, potevi dirlo subito, così si evitava di "perdere" tempo. E' chiaro che, per te, la Poesia italiana contemporanea è esattamente quella cosa che tu chiami poesia, non un complesso e articolato organismo plurale di forme e di esperienze – basta vedere il bollino denigratorio che appiccichi ad espressioni che non rientrano nel tuo personale canone: giochino, metapoesia: tutti termini liquidatori. Niente di male in tutto questo, va da sé – così come va da sé che qualcuno possa obiettare sul fatto che, partendo da questi presupposti, si continui a parlare a nome di tutti o si elevi la propria esperienza al rango di paradigma universale del fare poetico.Va da sé, anche e soprattutto, il fatto che i nomi messi lì nei precedenti miei commenti erano solo delle esemplificazioni, non certo dei termini di eventuali, improbabili paragoni classificatpori. Ma tant'è…Saluti.fm 

    anonimo

    7 aprile 2010 at 11:45

  36. classificatpori = classificatorifm

    anonimo

    7 aprile 2010 at 11:47

  37. no. ma a domanda rispondo:e gli esempi servono proprio per parlare di cose concrete. leggendo un libro (che ho comperato!) come "Senza titolo" di Sanguineti (feltrinelli, 1992) non trovo rispetto al lavoro della Daino nulla di innovativo.l'esordio di vincenzo frungillo "ogni cinque bracciate" (le lettere, 2009) è completamente diverso dal mio come posizioni ecc. ma è un lavoro che trovo vada verso un'evoluzione della poesia che in altri non vedo e che quindi stimo nelle differenze, così come credo che gli ammunitati con le loro mappature e il loro lavoro quotidiano nel territorio stiano facendo molto bene, anche se utilizzano le forme miste e lo slam cose che decisamente non sono nelle mie corde.qua però si parla di gente che s'è fatta un culo quadrato con le riviste, dialogando coi maestri e con la critica. quello che tengo a dire anche ai 20enni che mi scrivono soprattutto via mail è che uno non deve pensare che dopo che ha scritto 10/20 poesie senza capo né coda arrivi mondadori/einaudi a fargli firmare un contratto a vita.bisogna sputare sangue, cercare l'opera, cercare il dialogo, lavorare sul testo, anche se si vive nel posto più nel buco di culo del mondo.ecco credo che ci voglia una grande serietà e una grande fatica. e fare fatica è faticoso. si può restare a vita bamboccioni, anche con l'ok di qualche "grande padre" che così può rimanere nella gioventù eterna.oppure ci si sbatte, ma ci si sbatte davvero. e quella è un'altra cosa. e si prendono bastonate, ma le bastonate in certi casi sono salutari, non ci si alza alla mattina pensando che si è "speciali", diversi da tutti, lontani da tutti, fuori dagli schemi, dalla critica e dalla letteratura, così speciali da diventare santi (letterariamente parlando) e invece magari si è degli umili peccatori come siamo tutti….

    matteofantuzzi

    7 aprile 2010 at 14:02

  38. e gira e rigira siamo sempre a:- fare i nomi- guardare il giardino del vicino per sputargli l'erba.Non so più dove e quanto tempo fa, ma abbozzai l'idea di creare una piattaforma apolitica apartitica e condotta da gente davvero seria, sulla falsariga del sito http://WWW.CULTURACTIF.CHUn uscita mensile dove proporre on line:- i libri di poesia del mese o usciti nel mese (pochi e selezionati).- una overview di voci da varie regioni italiane per capire cosa accde nelle altre regioni.- l'indice delle riviste (serie) di poesia che escono (visto che nessuno pensa all'on-line perchè tutti vogliono la carta, che almeno si sappia cosa …'zzo c'è su sta' benedetta carta)etc. etc.E' un lavoro della madonna e deve essere fatto con una serietà mostruosa. Ci vuole una redazione. Ci vuole un serio lavoroA quel tempo accennavo anche che siamo comunque e sempre all'Italia dei Comuni, divisi e litigiosi.  Come ogni volta accade quando accenno questa idea, le reazione sono:1) i nomi "potenti" (arrivati e non) se ne fottono o alzano cosi tanti se e ma che la cosa viene affossata da mille altre beghe (inutili al progetto…) 2) uno  stuolo di "enni" in arrampicata, sgomita per avere un posto perchè è utile alla carriera, alla visibilità e anche a curare il proprio futuro orto dove poi diventar padrone e re.Il bello dell'intera faccenda?i litblog resisteranno perchè sono il feudo del piccolo re. E mille feudi si faranno battaglia a vita.Pochi curiosi e seri continueranno a fare il proprio lavoro di scouting o a scoprire la buona poesia, come fanno ora; acquisteranno i libri direttamente dagli editori, come fanno ora; scambieranno idee con altri piccoli ed isolati interessati, come fanno ora. E saranno quelle persone che seriamente scrivono, lavorano, pubblicano bene e creeranno dialogo in ogni dove possibile. Gente che creerà una rete buona e sana (con alle spalle piccoli rompicoglioni da blog che li accuseranno di fare feudo!) I ventenni hanno bisogno di una mappatura. Vero. Quando magari capiranno che non c'è bisogno di un feudo, né che la vita poetica è come in "Amici" o peggio come fare sega a scuola, magari allora ci si potrà ragionare seriamente.Nota. CONVERSATION QUARTERLY è una rivista di piccola piccola piccola di poesia, è  inglese ed è disponibile in web -gratis – Fa 8000 lettori.  E non è un feudo. Quante riviste cartacee sono state aperte e chiuse in Italia? E come vivono quelle ancora vive ? il web non serve solo per vedere YouPorn e farsi le seghe.Non è nemmeno "quella cosa che non esiste perchè una rivista di carta la tengo in mano"Il web è una risorsa.Ma le riviste italiane questo non lo capiscono…..Ad maiora.Fabiano Alborghetti  

    anonimo

    7 aprile 2010 at 16:00

  39. @ Matteo (passo e chiudo)Premetto.Sono intervenuto unicamente perché ti conosco e ti stimo. E la stima, se è vera, se non è il frutto della solita affettata e interessata manifestazione “amicale”, non può essere mai disgiunta dalla dialetticità dei rapporti e dalla critica onesta a posizioni dell’altro che si possono benissimo non condividere, senza che lo scambio ne risulti precluso. Altrimenti, come puoi ben capire, mi sarei guardato bene dall’intervenire in un thread in cui si discute l’ennesima boutade estemporanea – in questo caso, assolutamente decontestualizzata, apodittica, priva di qualsiasi dato reale a supporto e, forse non te ne rendi nemmeno conto, assolutamente svalutativa, per non dire altro, del lavoro e dell’impegno di chi continua a portare avanti quel discorso. Eccola:La prima cosa di cui forse non si deve nemmeno discutere consiste nella morte dei blog di Poesia almeno come noi li intendiamo, cioè come uno strumento di condivisione, di ragionamento, di analisi, di coscienza militante di quello che avviene oggi nella Poesia italiana contemporanea.Detto questo, ti chiedo: vuoi discuterne seriamente? Bene: allora inizia a motivare e a spiegare, dati e nomi alla mano, di chi e di cosa parli e, soprattutto, dài un volto a quell’anonimo “noi” che è nient’altro che la consueta/consunta foglia fico che copre il nulla. Spiega cosa intendi per condivisione, analisi, coscienza militante. Prova a dire, finalmente!, che cos’è – per te – la “Poesia italiana contemporanea”, quale il termine ad quem, l’estensione, l’includendum e l’excludendum, i criteri di ammissione e canonizzazione, gli annessi e connessi.Se no, di cosa stiamo parlando? Se tu ritieni morta e conclusa l’esperienza del tuo blog, perché non ti limiti a parlare di quello ma continui a fare di ogni erba un fascio? Perché io dovrei ritenere morto, inutile, inutilizzabile (in rapporto a quali fini, poi?) il lavoro dei Guglielmin, degli Aglieco, dei Cerrai, dei nabanassariani e di tante altre piccole oasi resistenti in rete?  La loro opera non è forse al servizio della poesia? Non produce condivisione? Non è il frutto di una coscienza critica, militante, che si esercita nell’analisi dei testi e fa circolare opere, intelligenza, conoscenze? Perché se un blog, attraverso una serie di post, fa circolare nel mondo il nome e l’opera di un grande dimenticato e, letteralmente, “costringe” una qualche casa editrice a rieditarne le opere, dovrebbe essere morto? Perché se un blog pubblica saggi critici che finiscono sulle più prestigiose riviste francesi, dovrebbe interrogarsi sulla sua inutilità? Perché se un blog pubblica la prima traduzione mondiale in tedesco di un classico italiano e quella traduzione fa il giro delle maggiori riviste letterarie di quel paese, dovrebbe cantarsi il de profundis?Solo perché tu, nel caso, e altri litblog, non ve ne siete mai accorti? E certo – basta considerare su quale angolo di questa smisurata distesa che è “l’universo-poesia” tenete costantemente fisso lo sguardo… E poi, i nomi, suvvia… E lo vieni a dire a me? Io li ho sempre fatti, fin da quando, a ventitré anni, strappai il contratto con una editrice per la quale oggi sbaverebbero in mille. E non li avevo nemmeno cercati, pensa un po’, come non ho mai cercato nessuno. Quello che dico e quello che penso è tutto pubblico sul mio blog: ben esposto, senza mascheramenti, a rischio perenne di denuncia. Ma per le cose in cui credo, questo e altro, sempre: io non devo misurare parole, tergiversare, stare attento a non inimicarmi qualcuno: io non aspetto chiamate, non corro il rischio di perdere qualche treno importante. Questo devo alla mia libertà e alla mia onestà intellettuale – ed è esattamente quanto gli do. I nomi allora? Falli tu, adesso: chi sono i ventenni di ieri che si sono fatti il culo, che hanno preso le bacchettate? E da chi? Chi sono i “maestri” e i “maestri-critici” coi quali si sarebbero confrontati prima di arrivare dove sono arrivati? I loro insegnanti di liceo o di università? E, a proposito, dov’è che sarebbero arrivati, gli uni e gli altri? Cosa hanno prodotto?“I ventenni di oggi devono tirare fuori le palle”… Ma non ti rendi conto che questa fascistissima espressione non significa niente? E’ aria fritta? Prendi il ventenne “X”: se si presenta con le palle al vento alla redazione di “Nuovi Argomenti”, cosa succede? Gli misurano la circonferenza dei testicoli e poi lo pubblicano? O conosci, per caso, altre strade che portano – magari per meriti acquisiti sul campo (!) – alle riviste, alle antologie, alle pubblicazioni? Ti sei mai accorto che, da Roma a Pordenone, passando per la direttissima Firenze-Milano, è tutto un profluvio di piccole e grandi mafiette letterarie, di giochi di scambio, di premi ad personam, di biechi favoritismi, di cosche? E che tutti coloro che, a parole, dicono di combatterli, sono conniventi col sistema perché, nel loro piccolo, ne riproducono le logiche, gli apparati, l'oscena sostanza?Già, i ventenni…Domanda: quando Giuseppe Cornacchia ha aperto il suo portale letterario, quanti anni aveva? E cosa ha fatto negli anni seguenti? Si è messo a lavorare, si è guardato intorno, ha cercato di seminare qualcosa di suo e, soprattutto, di raccogliere contributi degni del nome, offrendo la visibilità che poteva – esattamente quello che farebbe chiunque ami “davvero” la poesia.Che errore madornale!!!Secondo la logica dell’articolo e di molti commenti, invece, avrebbe dovuto gridare ai vari Sannelli, De Luca, e alle decine di altri ventenni: ragazzi, tirate fuori i coglioni e datevi da fare, mettete su un blog come ho fatto io e – soprattutto! – cercatevi un “maestro” che vi faccia il culo… Solo così, tra dieci anni, potrete approdare sulle riviste e sulle antologie che contano, e – dulcis in fundo! (ma solo i più meritevoli!) – “portare la poesia alla ggente” e organizzare delle sane sagre paesane del versicolo (o del testicolo) fritto…Ma che razza di discorsi sono, questi? Ma di cosa state parlando?Vi saluto, vi lascio alle vostre meditazioni sulla “morte dei litblog”. Ma chi è l’assassino? FB? O, per caso, la vostra incapacità di guardare “oltre il giardino” di casa?p.s.Daino, Zuliani e gli altri nomi fatti più su, non erano delle “proposte”, solo degli esempi per dire che c’è qualcuno che presta attenzione anche a ciò che fanno i ventenni – quando questo fare si traduce in produzioni che, a prescindere dall’opzione di gusto personale, hanno tutti i crismi della decenza estetica e sono frutto di un grande lavoro – teorico e pratico – alle spalle. Nient’altro. Prenderli a pretesto per non rispondere, contrapponendo altri nomi, sarà pure una strategia, ma dove conduce?E, a proposito della Daino (un giorno poi mi spieghi cosa c’entra il suo teatro-parola-corpo con Sanguineti: un altro mistero glorioso, pari solo alla miracolosa epifania di Livia Candiani sul tuo blog!): perché non la inviti a una delle tue manifestazioni? Regalerebbe una vera sorpresa: a te e al pubblico. Anche la Candiani: sarebbe capace, leggendo i suoi versi, con la sua voce e la sua cadenza, di risvegliare anche i morti (e di bere un tè con loro). Pensaci.  fm    

    anonimo

    7 aprile 2010 at 17:36

  40. dico la mia, in sintesi: sino alla metà degli anni '70, si era aspiranti poeti sino ai 40 anni. perché ora si dovrebbe esserlo a 20? rinbaud nasce poeta e così baudelaire. altri lo diventano dopo tante esperienze e letture. c'entra poco la generazione e il darsi da fare per esserci. mi pare che ci sia più intresse al successo che alla poesia. come dire: a narciso che alla vita.sui blog: il mio cresce bene, con calma. in 4 anni 200 poeti circa. il più giovane del 90 o 91. quasi tutti assenti nelle antologie canoniche. è inclusivo: c'è la metallara della daino, ma anche la pacatissima Marina Mariani.una domanda: in aprile ci sono 2 incontri, come già è stato detto. il primo, di Vimercate, ha un programma ben delineato, panoramico, direi, ma il secondo: non è che rischia di nascere "generazionale"? con i limiti già evidenziati da Marotta, Aglieco e Alborghetti?

    anonimo

    7 aprile 2010 at 17:50

  41. Ad essere onesto all'eta' degli Ortore iniziavo a collaborare a Pseudolo (defunta nel 2003, con Nicolo' La Rocca, Gianmario Lucini, Paolo Santarone, Chiara Berlinzani, Gabriele Pepe, Fabrizio Patriarca, ma tutta salvata in archivio), spedivo le poesie al Club dei Poeti Montedit e i raccontini a Bookcafe e Fernandel e Maltese Narrazioni; poi ci fu il periodo Clarence – Societa' delle Menti tenuto da Genna, il precursore della Nazione Indiana di oggi ma molto piu' sul letterario.Voglio dire, la rete era sicuramente piu' vivace e meno schiacchiata sulla personalizzazione (dei blog, dei profili facebook, del resto dei lecca lecca comunicativi). Era una frontiera e forse le persone erano anche piu' generose. Dal vivo, frequentai per qualche tempo gli eventi della Fondazione Il Fiore di Firenze, gestita dal fu Alberto Caramella con la collaborazione di Cucchi. Fu li' che ascoltai dal vivo Valduga, Ranchetti, Luzi e tanti altri.Insomma, a mio modo di vedere una diminuzione dell'offerta c'e' stata. E mentre dietro quelle iniziative c'erano bene o male gruppi solidi, professionali, oggi e' tutto lasciato alla volonta' del singolo. Che uno come Guglielmin scriva per esempio in un blog tutto sommato isolato dal contesto letterario nazionale, e' quantomeno risibile. Che uno come Gianluca D'Andrea, giovane collante di piu' e piu' forme poetiche, sia isolato da qualsivoglia discussione sul pensiero di Nancy e la conseguente pratica, e' sintomo del livello semi-televisivo che hanno raggiunto le espressioni culturali del nostro Paese.Ma aldila' dei nomi, e; il passo che resta corto. Da un lato c'e' la tentazione di far tutto da se', dall'altro ci si rifa' alle legittimazioni piu' canoniche (accademia, gruppo economico, gruppo ideologico consolidato, reti della buona parola).Tutto sommato a me importa poco, di mestiere faccio altro. E puo' anche darsi che tanti nostri obiettivi, anche fra noi che scriviamo qui dentro, siano differenti. Pero', ecco, la fedelta' al proprio pensiero, a cio' che si scrive sulle pagine delle riviste e anche dei blog, cade appena tocca fare un'apertura reale.Ripeto, arrivano ancora a casa, in Italia, riviste semiclandestine di chi chiede 30-40 euro per 4 numeri l'anno, le proposte di chi fa antologie con 200 presenti e dieci copie l'uno da comprare. Ventenni, leggetevi il New Yorker, lasciate perdere questi mercatini. GiusCo.

    anonimo

    7 aprile 2010 at 18:46

  42. Ecce Dama![e ringrazio Stefano Guglielmin per la segnalazione]. Gentile Matteo, Lei avrà certamente assimilato la lezione di Foscolo: "l'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità". Per tanto: confermo e confirmo che l'opera Dainiana non presenti alcunché di nuovo. Pure: potrebbe indicarmi l'interesse del Gotha per la Cultura Metal [che non ho inventato io!]? Potrebbe indicarmi un solo Poeta Contemporaneo che consideri equivalenti/equipotenti Dickinson Emily e Dickinson Bruce?Potrebbe Lei spiegare il motivo delle mie dimissioni dai blog letterari/letterati di cui fui redattore? Tiriamoli fuori TUTTI gli scheletri! E frattura dopo frattura le dirò che il popolo dei Metallari EVITA la cricca della cosìdettasi Cultura. E se chiudono i commenti su La Poesia e lo Spirito [il Massimo Poeta può fare e dire tutto] il mio spazio FaceBook continua a *strillare la vita* – per la definizione del Poeta Nadia Agustoni – così come i miei spazi in Rete. Le giuro che l'etichetta, TUTTE le etichette mi interessano quanto la produzione annua di bava di un mollusco gasteropode terrestre privo di conchiglia.Le giuro che al cospetto di Ottonieri, Balestrini e tutti i Poeti veri, al cospetto di Lello Voce e Cristina Babino e Luigi Nacci e tutti gli altri Poeti presenti gridai il mio *FANCULO POETA! FANCULO CHE SONO: HEAVY METAL!". E di anni ne ho quasi trenta – denari che non ho, mi dispiace…La Rete è un mezzo [piaccia o meno]: l'uso/l'abuso è soggettivo. Siamo messaggeri responsabili del nostro messaggio!Me lo dice Lei cosa dire ai ventenni, Fantuzzi? La prego lo insegni a me, a Luca Salvatore, a tutte le Anime che se ne FOTTONO del prestigio, ma stringono le zanne per il *popolo futuro*? DOVREMMO DIRE tutta la merda mafiosa dell'Editoria Italiana e dei popoeti? L'abbiamo detto e scritto e urlato. Abbiamo pagato – bocche di sangue le nostre cicatrici aperte.  PERFETTO è l'espressione etimologica di chi ha fatto. Tradurre nell'atto il dedalo che si è. E non è facile Essere. Non lo è mai stato. Come chiedersi perché ai reading di Poesia presenzino sempre i soliti, e i soliti quattro gatti [uno dorme, uno si impicca al tralcio bucolico, uno si sbronza e l'ultimo sviene] mentre qualsiasi Rock in Rio crea e ricrea una comunione che abbraccia più generazioni. Forse, invece di occuparsi del non-nuovo della Daino, sarebbe il caso di chiedersi perché i ventenni che NON poetano [senza lettori, spiace dirlo ma "si canta e si suona da soli"] appena sentono la parola "Poesia" sono colti da convulsioni.Fantuzzi la mia forza è nel quanto me ne fotto. Di tutto, del tutto che tutto trita. Del Gotha e dell'Etichetta. Posso smettere di scrivere anche ora. E posso recitare e posso cantare il mio scream più violento e posso servire cappuccini e posso fare la fame e posso riniziare da capo. E posso: essere. Con i *come me* – a muso duro contro il Vostro muro. Per quel non-nato popolo futuro che merita qualcosa di più degli psicompompi paupulanti, delle masturbazioni sterili, della frittura *di aria*…Posso solo ringraziare Anime come Francesco Marotta, Stefano Guglielmin, Gianfranco Fabbri, Luca Ariano, Paolo Fichera e tutti i CHI hanno *intelletto* prima di giudicare. Non posso perdonare Massimo Sannelli che mi ha scaraventata in un mondo che NON mi appartiene, dove la gara vanneggia di chi ce l'ha più lungo [il curriculum], dove la CENSURA esiste e insiste, ma nel dovunque io sia stata, sia e sarò: sarò il tatuaggio di Lemmy.BORN TO LOSE, LIVE TO WIN. Noi siamo pronti e Voi? Avete un Voi compatto, una classe coesa, un orizzonte comune? I Metallari si chiamano: fratelli e sorelli. Mai sentito un poetediante  che pronunci, credendoci, la Parola che segna: la differenza

    La saluto Fantuzzimy best growls[non posso dirLe nell'arrivederci. Pianto gli anfibi nel nostro fango, non nei vostri allori]Chiara Daino

    anonimo

    7 aprile 2010 at 19:09

  43. Un'analisi legata a quanto scritto nel post e non tanto a quanto letto nei commenti. credo che la morte dei blog, che già si trascinano ormai da quasi un paio di anni, sia agli occhi di tutti e che fosse anche inevitabile. una fruizione che non crea veri legami, che non fonde insieme persone perché non fa condividere molto, condividere in qualche modo significa vivere la stessa cosa e dividerla insieme, in parti che comunque non sono uguali, ma questo non ha importanza. e certo non è lo schermo di un computer e internet che può concedere il privilegio di esperire insieme. e facebook, a cui peraltro non sono iscritto, men che meno. mi sembra che tutto ciò vada nella stessa direzione della deriva che tutta la globalità della comunicazione, e parlo anche di quella interpersonale, basata sulla relazione uno a uno, sta prendendo, cioè una notevole depersonalizzazione, una deresponsabilizzazione, un distacco da ciò che si dice, o si scrive, e chi lo fa. e credo che questo sia una cosa che va combattuta e/o evitata.io personalmente credo che la letteratura,e mi viene da dire la poesia in particolare, sia relazione umana. non riesco proprio a concepire la poesia senza pensare ai rapporti umani, interpersonali, alle persone. Ai poeti che si conoscono, si parlano e si scambiano i libri, che si leggono e si fanno leggere. alla gente che guarda in faccia chi ha composto quello che legge e ascolta, con tutto ciò che questo in più o in meno può comportare rispetto a leggere tramite uno schermo.i blog senz'altro hanno fatto venire alla luce alcuni grandi giovani voci, che tralaltro credo sarebbero venute alla luce ugualmente visto il loro talento e la loro determinazione, ma ora questa funzione l'hanno esaurita nella velocissima macchina di internet, che mette a disposizione mezzi tanto veloci a diffondere quanto a consumarsi e morire.non so effettivamente che strada prendere, essendo poi anche io un 26enne, ma certo credo che qualsiasi essa sia, per intraprenderla sulla via di un risollevamento vero della poesia, bisogna che ci si spogli della boria e della chiusura, che a volte il sentirsi poeta porta, e tornare a pensare che la poesia stia prima di tutto nelle strette di mano e nelle facce che si hanno di fronte (non prendetela come una vena patetica, ma come un'etica del rapporto umano).scusate l'eventuale confusione di tale riflessione estemporaneasalvatore della capa

    anonimo

    7 aprile 2010 at 19:11

  44. errata corrige: fratelli e sorelle. Refuso che recita Wasting Love, refuso di chi – FORTE E FIERO, forgia oltre. E ricorda. Con rabbia.C.D.

    anonimo

    7 aprile 2010 at 19:17

  45. Confermo, Chiara:  — , (con il Nanni), quel tuo formidabile componimento fanculante te lo si chiese espressamente; è evidente che c'è poesia e poesia – e quello che vuol non dirsi poesia spesso lo è incredibilmente con maggiore forza. Per il resto, nulla può dirsi poesia (perché è una non-forma che spinge solo dalle ossessioni o gli atti mancati di quel nonluogo che è ovunque il linguaggio). E nessuno ha il diritto di qualificarsi come il suo portatore, come "poeta" (perché non è possibile attrribuire identità a quel che è pura esplosione del nonessere; un disindividuo, un indecidibile, insomma). Una prassi da disattribuire, ma una prassi condivisa di gramma in gramma, in una circolazione che dovunque (dis)appare, furiosa. E tantopiù (furiosa) nel tuo vocalizzarla sciamano

    anonimo

    7 aprile 2010 at 21:39

  46. http://www.pazuzu.it/public/poetry001.jpgIl giorno in cui ad un reading poetico vedrò una scena come quella sovrastante, potrò ricredermi.Ma fino ad allora, lotte per vedere quale blog sia più visitato, o quale autore sia più degno di chiamarsi tale, sono pure e semplici frasi da letto [ovvero: Ash to ashes]. I giovani devono darsi una svegliata? Non saranno i vecchi a doverlo fare? Perchè tanta smania di voler essere letti, quando poi i giovani preferiscono altro? A questo punto, mi chiedo: è un voler essere letti DA CHI? E' un voler essere riconosciuti DA COSA?Daniele Assereto

    anonimo

    7 aprile 2010 at 22:58

  47. mi sarebbe piaciuto vedere tanta "passione" (ottimo termine dato il doppio significato) su articoli come quello su benzoni o altri qua e là. oppure nei commenti ad uno dei tanti che qua e là nei vari blog sono stati analizzati, piuttosto che vedere crescere in maniera esponenziale i "bellino", "bravo", "evviva" che purtroppo fioriscono un poco ovunque nello stato generale di "volemose bene" che per fortuna ogni tanto viene meno. quando i blog marciavano si mandava anche a cagare ospitato e ospitante se ci si trovava di fronte a una pataccata.a vostro avviso come si deve chiamare un mezzo nel momento in cui viene fatta attraverso una secolarizzazione che passa (tra parentesi) attraverso due ottimi libri (che ho acquistato!) come quello di guglielmin e di aglieco, molto diversi, con tesi molto diverse (è vero quello che si dice, che si tende a sviare l'analisi di questi libri, al di là del "bellino" di cui sopra) ?qua non si discute il lavoro di entrambi, ma il fatto che lavori come questi o l'antologia di orgiazzi in qualche modo chiudono il cerchio. se si ritorna alla necessità della carta (come tra parentesi si diceva sarebbe stato necessario fare a un certo punto) ecco che il lavoro è compiuto, si potrà continuare a lavorare, riscoprire autori, giudicarne di nuovi… ma complessivamente il lavoro è fatto. il ciclo è chiuso: dalle riviste (atelier, versodove…) che dal cartaceo sono andate in rete fino alle esperienze che dalla rete sono andate a ragionare in maniera coesa nel cartaceo (come altro non poteva essere).a morire in definitiva è il blog. o almeno lo sviluppo del blog. il mezzo è già sviluppato. bisogna inventarsi altro. la tesi è questa. piaccia o non piaccia. per me potete anche rigarmi la macchina…stefano, fino a prova contraria alla metà degli anni '70 raboni indicò la nuova generazione degli allora poco più che ventenni (viviani ecc. fino a de angelis) che avrebbe condizionato la seconda metà del novecento. il caso a parte è la generazione successiva (e solo quella) del "limbo" a cui fa riferimento merlin e che rimase proprio schiacciata sotto il peso di quei 30enni (fondamentali per tutti, volenti o nolenti, ma questo è un altro discorso).se il mio parere è che uno deve usare il proprio tempo innanzitutto sulla propria poesia (la produzione, non la promozione), cercando di fare il meglio possibile, ma altrettanto a conoscere la poesia e in primis il 900 che è la base per lavorare… ma dove sta il dramma ? perché soffrite ? perché sprecare tempo nei discorsi (confermo le mie impressioni, siamo ancora in democrazia…) di metapoetica o dire che tutto è poesia o niente è poesia quindi anche 3 cartelli fanno una poesia o i titoli dei libri uno dopo l'altro fanno una poesia (questa si chiama "poesia dorsale" ed è un giochino che esiste in italia ed è una roba che se provate a farla in sudamerica rischiate il penale) ?lavorate… fate… concretezza… e non parlo di te francesco, vuoi che non sappia quanto tempo passi sui libri, o stefano o il buon giuseppe (evviva il new yorker… ma si leggano anche semicerchio o l'immaginazione!): il mio "problema" sono i tanti che mi scrivono e mi sottopongono il loro lavoro e che spesso sono ragazzi a cui frega solo di pubblicare, anche a pagamento per case editrici becere che lasciano i libri nel sottoscala. e questo è un peccato perché alcuni il talento ce l'hanno sul serio,  e sarebbe buona cosa fossero conosciuti e al massimo delle loro possibilità. ma per farlo bisogna la-vo-ra-re. amenpiccola nota di colore già diverse volte raccontata: sai chi è uscito francesco su nuovi argomenti mandando semplicemente un .doc alla casella (generica) della redazione a 26 anni ? io. i miei testi piacquero al povero siciliano e agli altri della redazione e dopo qualche mese fui pubblicato. a volte capita. e non solo a me, è capitato ad altri in altre situazioni o con occasioni editoriali importanti.capita. si deve lavorare perché se passa il treno lo si riesca a prendere.  lavorare sul testo, non sulle p.r.

    matteofantuzzi

    8 aprile 2010 at 01:28

  48. caro Matteo, appunto ho scritto metà anni 70: proprio a partire da "il pubblico della poesia" si parla infatti di generazione e non di gruppo militante.sempre a proposito del mio blog: io ho scelto di scrivere piccole recensioni e pubblicare qualche testo, anziché articolare un folto dibattito nei "commenti" (che pure talvolta c'è). E' una scelta, convinto che il blog non debba sostituire nulla , ma semplicemente funzionare da crocevia oltre che da archivio. Certo la rete consentirebbe altro,  come già accade: video, voci eccetera. io faccio ciò che sono capace, con onestà.sul "limbo". ben fatto il libro di Merlin. ma se io sono stato in silenzio per quasi 20 anni è stato solo perché non mi sentivo ancora pronto. e dunque ho studiato e fatto altro (un figlio, per esempio).un abbracciogugl

    anonimo

    8 aprile 2010 at 07:40

  49. Signor Fantuzzi, mi permetta di dissentire su alcuni punti del suo intervento. 

    Lei dice che "uno deve usare il proprio tempo innanzitutto sulla propria poesia (la produzione, non la promozione)". Ebbene, non sono d'accordo. Avere una conoscenza e una competenza settoriale è pericolosissimo, come insegnano nei corsi della Camera di Commercio quando si intende intraprendere una nuova impresa: oltre ad essere bravi e portati a fare quello che si vuole fare, ci sono tutta una serie di conoscenze trasversali che non si può non conoscere, per non crollare presto o tardi. E la promozione, per quanto riguarda il campo artistico, è sicuramente una di queste.Non siamo più in un mondo dove un Mecenate prende l'artista di turno sotto la propria ala protettrice e gli permette di vivere a proprie spese purchè continui nella sua produzione, il mondo è leggermente cambiato negli ultimi secoli. Di conseguenza, conoscere come promuoversi è sicuramente un'arma vincente e che non ci si può degnare di ignorare. E' un po' come se un calciatore [perdonate il parallelo sportivo, ma penso possa arrivare più immediato a tanti] si dedicasse solo al suo sport, droga e veline, senza investire la sua fortuna in previsione degli anni in cui non potrà più praticare. L'arte, a differenza di uno sport, ha una prospettiva di vita ben più lunga, ma ha bisogno comunque di una dedizione che va al di fuori del "saper far bene il proprio lavoro, e finita lì".Ergo, ben vengano mezzi [e non fini] come internet, i blog o i social network. Che siano destinati "a more, in definitiva", come dice lei, è una sua speranza e supposizione. Fatto sta che sicuramente negli ultimi anni grazie a mezzi di diffusione tali si è potuto allargare di tanto lo spettro di conoscenze, o perlomeno sono aumentate le possibilità: una persona che leggeva già prima continuerà a farlo, una che non leggeva non inizierà solo perchè adesso iniziano ad esserci i blog, lo dico subito. Lungi da me credere che i blog avvicinino alla cultura: ma sicuramente permettono conoscenze trasversali e collegamenti che una volta non sarebbero stati possibili. Poi, anche io preferisco leggere per un'ora un libro piuttosto che uno schermo, è anche una questione di abitudine e di fruibilità. Ma non per questo penso che un mezzo sia destinato a morire, o che un "giovane" autore possa e debba ignorare tutte queste potenzialità.Quindi, per concludere: lei dice che i giovani devono svegliarsi, "lavorate… fate… concretezza…". Ma concretezza secondo me significa anche non aspettare che magicamente passi un treno che ci faccia salire sopra e ci porti a destinazione in modo facile. Bisogna lavorare anche per riuscire a vedere la stazione ferroviaria, e farsi vedere dal controllore che ci permetta di salire. Pensare che basti continuare a fare SOLO la propria arte è un lusso che, per vivere, non è sufficiente. Il fatto che lei abbia avuto determinate fortune o esperienze non vuol dire che tutti debbano fare altrettanto, con le stesse garanzie di riuscita.Cordiali saluti,Daniele Assereto 

    anonimo

    8 aprile 2010 at 09:44

  50. Dall’esigenza di interrogarsi se la poesia rappresenti ancora un’educazione intellettuale e si possa continuare ad esprimere come forma della conoscenza, nasce “c’era una volta nella poesia on-line”, incontro dibattito tra artisti che sentano il bisogno di confrontarsi con nuove strategie di comunicazione tese a ridefinirne la propria arte.Crediamo sia necessario riflettere sulla mediazione che dovrebbe instaurarsi tra tecnologia e territorio per permettere all’arte di tornare ad essere gesto e voce, e alla cultura di riproporsi come orizzonte sul quale fioriscono idee.Credo che l'occasione di avere due incontri a disposizione vada vista solo come opportunità e che sia necessario trasformare in proposte entrambi gli appuntamenti,un caro salutoalessandro assiri

    alessandro62

    8 aprile 2010 at 10:22

  51. grazie Alessandro per la precisazione.gugl

    anonimo

    8 aprile 2010 at 12:12

  52. Ciao Matteo,non so se la tua proposta di portare la poesia di soglia in soglia (tanto per criptocitare Celan) mi convinca … Pare un po' una cosa da Testimoni di Geova con il rischio di sfanculamenti da parte di chi ha voglia di guardarsi le partite su Sky … (sì, la tua forse era una metafora ma il senso è quello).Fondamentale è fare le proprie cose sul serio, prendere in tutte le sue implicazioni la cosa alla quale ti senti profondamente chiamato. Conosco gente che fa una certa professione ma poi paga un gallerista per esporre i propri quadri … Giusto, ingiusto? Velleitarismo? Chi lo sa … Di certo io sono un uomo primitivo e pre-illuminista (ma in accordo con Pasolini sui danni della cultura di massa e dell'omologazione) …Ma rispetto la libertà di chi vuol mostrare le sue cose … La voce interiore ti dice che sei un poeta? E allora uno fa seriamente il poeta  … Ti dice che sei un critico? E allora uno fa il critico …  Bisogna prima di tutto offrire, donare e poi lasciare agli altri la libertà di accogliere, interessarsi o meno … La poesia non deve essere una forzatura o imposizione pedagogico-sociologica ma una scelta della libertà  e di chi scrive e di chi legge …  Tra blog e facebook, scelgo il secondo: mi pare più agile e dinamico …  E non c'è un dominus (padrone di casa) che magari mette i testi di tutti, cani e porci, tranne i tuoi (che forse gli stai antipatico o non la pensi come lui o non ti ha mai letto né ti ha mai cercato anche se fa l'esperto di poesia – magari è un esperto di Pierraggio e scambio di favori) …Facebk, dunque: Tenendo conto però: 1) c'è gente che detesta quelli che taggano i propri testi sulle bacheche e magari non legge per dispetto (sì, non è molto professional ma che male c'è? è un modo così veloce di far girare dei testi tra amici o conoscenti … Io non ci vedo nulla di male, se non si esagera e si rimane nel buon senso e nella misura adeguata).Non so come sia nel resto del mondo la psicologia di facebook ma il letterato (o critico) italiano "di nome o grido" è parecchio rigido, prudente, circospetto … Magari si sbilancia un po' solo con qualche bella figa che scrive, per farsi il ganzo … Magari ti scrive in privato, se ti conosce …Ha sempre un po' paura a sputtanarsi, specie su un oggetto parecchio difficile  come la poesia (e magari lui è un romanziere che non se ne intende e non vuole annunciarlo pubblicamente) … Esistono paure e fobie e manie e idiosincrasie insospettabili e inimmaginabili … Ed esiste anche la libertà – rispettabilissima – di non aver voglia di scrivere nulla e di apprezzare o meno silenziosamente …Sempre su Facebook 2) c'è una dinamica di fruizione parecchio istintiva ma in questo è simile ai forum in rete. Se tu metti un post (testi, video o quel che ti pare) o ti commentano entro due giorni massimo o passi in cavalleria … Cosa diversa dalla lettura tradizionale – all'antica: un libro o una rivista trimestrale te le puoi leggere anche 5 anni dopo o più che li hai comprati …Una cosa che a me, personalmente, interesserebbe molto è la seguente: sapere come venga fruita la poesia all'estero, esempio: Federico Italiano, dalla Germania, scrive due cartelle su come giri la poesia da quelle parti, altri dagli Usa, un altro dall' India …Qualcuno potrebbe inventare un documentario da far poi vedere in Italia …Un' inchiesta pasoliniana ma con uno sguardo più al resto del mondo.A me piacerebbe starci  …Nel programma girato per la rai nel 2004, tra le altre cose, avevo un microfono in mano tra gli studenti universitari di scienze della comunicazione …Le risposte sulla poesia erano parecchio sconfortanti, però gli sguardi erano vividi …PS Entro la fine del mese, dovrebbe andare in onda il mio programma su Dante per la Rai, almeno qualche puntata … Lo dico per le inquiete anime della notte o per gli esperti del videoregistratore … 😉 O magari si potrà mettere su You Tube – Tu tubi  Tu mi turbi …Andrea Margiotta

    anonimo

    8 aprile 2010 at 15:28

  53. io purtroppo per motivi di lavoro non potrò essere a verona il 24. speriamo in giugno. mi dispiace perchè ero voglioso di illustrare il progetto "voici la bombe." apprezzo invece che giusco dopo 10 anni di lavoro nomini le editrici clandestine anche se, va detto, venerandi ne è solo un autore. che io sappia non ha mai editato di suo senza isbn.Alessandro Ansuini

    ansuini

    8 aprile 2010 at 21:37

  54. Vediamo se sono ancora capace di lasciare un commento…In mezzo al bla bla, mi permetto di segnalare qualcosina:- atelier continua a leggere e confrontarsi, come il primo giorno, con tutto ciò che riceve. Strano a dirsi: pubblichiamo libri senza chiedere nessun contributo, eppure ho penuria di proposte (anche se per fortuna si hanno belle sorprese, come una sconosciuta Valeria Ferraro che sarà la prossima ad essere pubblicata). Se qualcuno (ventenne o ottantenne non importa) ha voglia di mandare qualcosa, lo faccia (ilcielodimarte@tiscali.it, così si fa prima). Serve specificare che pubblico solo ciò che mi convince? E, ovviamente, che ciò che non mi convince potrebbe essere comunque un capolavoro che semplicemente esorbita rispetto alle mie povere capacità di valutazione? A me vanno bene tutte le poetiche, anche quelle metallare. Mi baso solo sull'esperienza della lettura. In quindici anni e più, ho dato spazio, mi sembra, a esperienze molto eterogenee, partendo da un animo provinciale ma nella speranza di avere uno sguardo sulle cose non provinciale.- attendo da Matteo l'elenco di qualche giovane "responsabilizzabile" rispetto ai suoi coetanei. Io mi ero a suo tempo, anni fa ormai, illuso di aver trovare qualcuno che volesse approfittare della rivista per svolgere il suo lavoro, per innescare un circuito ("mappare" è un termine equivocabile, invece di "far nascere" sembra voler "addomesticare") con i più giovani. Forse non era ancora tempo, oppure non è una cosa che serve, semplicemente, perché qualcuno invece di "fottersi di tutto" e comunque "darsi da fare per ciò in cui si crede", preferisce "fottersi di tutto" senza "darsi" ecc. Io ho sempre pensato che l'ottica giusta sia prendere terribilmente sul serio ciò che si fa senza mai prendere troppo sul serio se stessi.- eleggo da par mio salvatore della capa maestro di pensiero. Non so gli altri, ma io, pur pigro e pieno di impedimenti, non ho voglia di frequentare e seguire la rete, di perdermi in mille discorsi. Ho bisogno di concentrazione eppure di apertura. Traduco: c'è bisogno di frequentarsi come persone, di conoscersi. Dal vivo. Se si è ancora vivi, e non già schiacciati dalla nuova povertà che ci regala questa terribile ricchezza di mezzi della nostra epoca.Andrea Temporelli

    anonimo

    9 aprile 2010 at 10:51

  55. vedo anche io se sono ancora capace di lasciare un commento… molte cose le ha già dette Andrea Temporelli…a me non sembra che i blog siano morti, mi sembra ci sia meno voglia di bla bla, perché alla fine da anni gli argomenti che girano sono sempre quelli. mentre c'è bisogno di fare e fare, di concentrazione, appunto, d'incontro, di profonda conoscenza, per quel che si può, dell'altro.non so voi, ma io, che sono del '75, ho avuto più calci in culo e umiliazioni, che agevolazioni o pacche sulle spalle, però mi sono tirata su le maniche, per ciò in cui credevo. forse non ho fatto abbastanza programmi, non ho delucidato intenzioni per punti, perché troppo presa a mettere in atto, a costruire. e i venti, venticinquenni non mi sembrano tutti così addormentati, mi sembra anzi abbiano mediamente maggiore consapevolezza rispetto, per esempio, a quella che avevo io, che fino ai venticinque anni non avevo mai fatto leggere una poesia, né pensavo che l'avrei mai fatto. è che anche loro si devono muovere, come hanno fatto (ora faccio qualche nome, tra quelli che mi vengono in mente, e a rischio di essere ingiusta con molti altri) Guido Mattia Gallerani e Roberto Capuano: mi hanno presentato un progetto con le palle, di traduzione e curatela del poeta francese Pierre Bonnasse, e l'abbiamo pubblicato con Kolibris. Lorenzo Mari mi sta presentando idee valide in area iberica, Marco Bini mi ha mandato delle ottime traduzioni dall'inglese. E sono tutti poeti in gamba, che però non stanno a casina a rimirare i propri versi, ma si muovono, anche organizzando eventi, incontri, letture. Ci si confronta, si lavora insieme, ma servono proposte concrete, molta fatica e poco lamento. serve bussare e dar testate a dieci porte perché se ne schiuda una in cui infilare il piede di porco e forzare. serve uno sguardo che vada oltre la propria poesia, per tornarvi e vederla meglio e saperla porgere con fiducia.La casa editrice Kolibris offre l'opportunità di pubblicare gratuitamente nella collana di poesia contemporanea italiana. ma bisogna presentare opere, e bisogna avere l'umiltà di sottoporle a giudizio alle stesse condizioni riservate a tutti gli altri partecipanti, senza agevolazioni, pronti a essere giudicati in forma anonima da una giuria tendenzialmente "giovane". Tra le amene risposte (censurando le altre) che mi sento spesso dare: "non m'importa un cazzo dei tuoi concorsi", oppure "sono allergico alle selezioni", oppure "io voglio solo pagare e pubblicare", oppure "io ti dò il testo impaginato, con la prefazione del padreterno, le chiose in nota dello spirito santo, mi serve solo il tuo ISBN" e allora dico: vai al conad e compratelo, li vendono un tanto al chilo.è che a un ISBN c'è attaccato un progetto, un'etica (scusate la parola obsoleta) un modo di fare le cose in cui sarebbe opportuno credere e che sarebbe utile condividere, prima di abbracciarlo. Un libro dovrebbe essere l'esito di una fiducia condivisa, di un lavoro proiettato al futuropenso si debba avere il coraggio di mettersi in gioco. ci si lamenta tanto dei manini e delle esclusioni, però poi, quando ci sono proposte alternative, quando si vuole guardare esclusivamente all'impegno e alla qualità dell'opera e lavorare su quello, insieme, non mi pare si riscontri poi tanto entusiasmo e propensione al rischio, alla frattura.Chiara De Luca

    anonimo

    9 aprile 2010 at 12:35

  56. Che senso ha parlare di morte dei blog? Attualmente ne esistono diversi che non sono per niente agonizzanti e che trovo validi (primo fra tutti La dimora del tempo sospeso di Francesco Marotta): fanno circolare opere, idee, conoscere autori altrimenti non reperibili con facilità in libreria ma soltanto sulle riviste specializzate. E queste ultime, si sa, hanno l'inconveniente di avere tempi piuttosto lunghi dovuti alla periodicità, che di solito è quadrimestrale o semestrale.Io ne so qualcosa. Dal 1988 al 1992 ho diretto la rivista Margo, semestrale. E' stata una bella esperienza, ma avete idea della fatica, la stesura dei testi e la loro correzione con sistemi diversi da oggi, dei problemi economici, della distribuzione (portare i numeri nelle librerie che non sempre li accettavano, ecc.) e poi i rapporti con la tipografia, la necessità di presentare i vari numeri? Certo, c'erano più relazioni umane, più incontri diretti, ma credo che tutto sommato questi si possono avere,  in parte anche con un blog (se si vuole).Direi che la cosa più importante è la serietà insieme all'onestà intellettuale. Io ho iniziato il mio blog nell'ottobre 2008, quindi da pochissimo, mentre alcuni chiudevano, e ho voluto chiamarlo Margo per una continuità ideale con la rivista…per delineare un impegno, un pensiero, una poetica che non pretendo certo condivisa da tutti. Non ho certo neanche la pretesa di offrire un panorama della poesia italiana contemporanea. I giovani? Fanno bene ad utilizzare i vari mezzi che oggi sono a loro disposizione e che ai miei tempi non c'erano, anche se naturalmente le difficoltà esistono anche oggi, eccome!Io col mio blog voglio parlare di scrittura, non solo di poesia, e non solo di autori contemporanei, ma di autori per me significativi del Novecento, non in modo erudito, ma in un certo senso "da poeta"…Un blog come un piccolo spazio di scrittura e di pensiero, che si colloca su un margine (margo, appunto).Un saluto a tuttiMauro Germani

    maurogermani

    10 aprile 2010 at 15:23

  57. Scusate, ho fatto un errore.Ho iniziato il mio blog nell'ottobre 2009 e non nel 2008…

    maurogermani

    10 aprile 2010 at 16:23

  58. ho cercato di dare una risposta un po' più strutturata alla questione posta da Matteo, in Blanc de ta nuque.gugl

    anonimo

    11 aprile 2010 at 15:01

  59. ma i ventenni chi?ma militante cosa?scusate, abusate.

    foglia

    11 aprile 2010 at 15:47

  60. scusate, l'abusate sta in quei due termini cardine di nulla, scusatemi nuovamente.giampaolo dp

    foglia

    11 aprile 2010 at 15:49

  61. e intendo anacronistico il secondo e in relazione a questo generalista e davvero inutile il primo.che poi i blog non vengano letti, mi pare una falsa scoperta dell'acqua calda. e i libri? i libri di poesia arrivano solo dove possono. mi pare abbiano una sorta di "fortuna" che rapporterei al fato delle correnti d'aria, che fato poi non è di certo.a me fb, per dire la mia che lo so non m'è stata di certo chiesta,  ha proprio un po' demoralizzato, e dire che non l'ho mai considerato "nel senso della poesia", quanto nel contatto con amici che non posso sentire o incontrare spesso per distanza geografica; riconosco il limite dei nomi, delle aspettative, insomma una volta provato a disattivarlo non sono ritornato indietro.buon pomeriggio di questa bella domenica.G.

    foglia

    11 aprile 2010 at 15:54

  62. riassumo gli articoli usciti (a mia conoscenza) tra ieri e oggistefano guglielmin http://golfedombre.blogspot.com/2010/04/vita-e-senso-di-un-blog.htmlsebastiano aglieco http://miolive.wordpress.com/2010/04/10/commenti-amicali-a-radici-delle-isole-e-una-nota-amara/mauro germani http://maurogermani.splinder.com/post/22538378/QUESTO%20BLOGarticoli che a mio modestissimo avviso ragionano sul personale a un discorso che è generale e che ribadisco non accade "oggi" ma che accade da almeno un paio d'anni da quando cioè le università italiane e le varie istituzioni forti italiane hanno iniziato a ragionare l'eseperienza blog. ecco che in quel momento si è plafonata la parabola (e non oggi, oggi oramai la cosa è evidente) che ha fatto crescere esponenzialmente il lavoro della rete negli anni precedente e che oggi corre (volenti o nolenti) in doppia cifra su fb. ma la questione non è che non si possa più usare il mezzo, ma che non vi sia bisogno anche di altri mezzi.a mio avviso (e a mio avviso potete anche accusarmi dell'omicidio dell'arciduca francesco ferdinando che dormo splendidamente lo stesso) il blog questo ci può dare, quel tanto lavoro sporco di cui parla anche alborghetti, di supporto alle riviste militanti (che ribadisco dalla carta dopo il passaggio alla rete sono tornate bellamente alla carta), di estrazione di nuovi nomi dal mare magnum. ma se andassimo a pensare che tutto questo basti per avvicinare le persone alla poesia a mio avviso sbaglieremmo di grosso.il lavoro da fare è anche altro, e il lavoro da fare è sempre di più e va diviso: e qua sta il nodo, per fare non ci vogliono i martiri che si immolano ma la responsabilità di tutti, tutti in un mondo altamente egocentrico come quello della poesia dove troppe volte si va avanti a "bellino", "bravino" ecc. per non compromettere le pr.quindi se guglielmin, aglieco, germani (ecc.) ci dimostrano di sapere fare il lavoro militante che non solo da oggi ma da almeno 20 anni ci dimostrano di sapere fare il lavoro da fare rimane enorme e bisogna correre, non sedersi perché 3 o 10 esperienze garantiscono che un poco di questioni siano fatte. ragionare sulle esperienze significa saperne vedere pregi e difetti.mi dispiace fare il guastafeste… ma di gente che può conoscersi e avvicinarsi alla poesia ce n'è ancora talmente tanta che dopo esserci fatti i complimenti per quello che è stato fatto negli ultimi 10 anni… bisogna ricominciare a correre. e a correre devono essere in tanti, e a mettere le scarpette chiodate (chiodate, mi raccomando) devono essere anche tanti nuovi, mentre altri per stanchezza o quant'altro cedono il passo)senza soffrire.ps. possiamo linkare e controlinkare tutto quello che vogliamo, ma oggi (oggi, non 10 anni fa, oggi) a tutto quanto sopra che è bello, buono, magnifico ecc. bisogna andare porta a porta dalle persone, come dice della capa piuttosto che merlin. 100 persone alla volta vanno incontrate tutte, e al 99% di quello che si sta combinando nella rete, nelle riviste, nelle case editrici non ne sanno assolutamentissimamente nulla. e quindi ribadisco il lavoro è tanto e non può essere fatto solo da questo mezzo come qualche anno fa (tutti) pensavamo. piaccia o non piacca.

    matteofantuzzi

    11 aprile 2010 at 15:56

  63. caro Matteo, mi spieghi perché bisogna andare incontro alle persone con le poesie in mano? le persone si possono incontrare anche in altri modi, con altri mezzi: un cucchiaio per chi a ha fame, una parola che nasce al momento con chi ha bisogno di parlare, un badile per chi non ha forza di lavorare l'orto, eccetera.se lamenti che non c'è un pobblico per la poesia, dici una cosa vera, chetutti sappiamo. non c'è però nemmeno chi porta in cucchiatio in bocca ai bisognosi, che ha voglia di parlare con chi è in difficoltà, chi ha voglia di sudare per conto di un altro. il pubblico della poesia non c'è perché in giro non ci sono uomini e donne, bensì burocrati e figurine a due dimensioni.gugl

    anonimo

    11 aprile 2010 at 16:22

  64. Concordo con Stefano. Questo è il punto. Tutto qui. Incollo da "Radici delle isole", un libro che, spero, tu non abbia letto solo come un saggio letterario.Sebastiano1. Non ho potereHo sempre cercato di preservare la scrittura, almeno la scrittura, dall’attacco gratuito, dal rito mondano del giudizio.  La scrittura non ha bisogno di giudizio. Essa è, piuttosto, un appello. Non parlo dei libri per giudicarli ma per essere chiamato. Siamo noi i giudicati. Non il nostro essere qui, il peso del nostro nome, ma il nostro nome vero. Chi siamo veramente. Non i ruffiani, i transeunti del mondo; questi hanno già avuto il loro giudizio. Così ai poeti, se necessario, rivolgo il silenzio o l’abbraccio: quando sono sopraffatti dall’istinto di sopravvivenza; quando sono spaventati, e in nome di questo spavento chiedono, pretendono e lottano per rimanere nella scrittura. Se la parola si fa luogo di un corteggiamento da puttane, io la restituisco perché non l’ho meritata. Perché non ne sono stato all’altezza. Perché scrivere, imbrattare? Meglio un poeta in meno se egli si fa servo del mondo, dei suoi riti millenari di morte e asservimento; se questo sacrificio serve all’uomo, all’uomo bambino che non ha ancora dimenticato di essere stato bambino. Se c’è poesia, ingenua poesia, è nella parola evocata dai bambini che noi sacrifichiamo al mondo perché esso se ne possa nutrire, divorando tutto, corpi e parole. Come Ungoliant1, il grande ragno che per invidia divorò se stesso.

    1In Sirmarillon, di Tolkien

    anonimo

    11 aprile 2010 at 17:08

  65. Matteo, tu scrivi:"un discorso… che è generale e che ribadisco non accade "oggi" ma che accade da almeno un paio d'anni da quando cioè le università italiane e le varie istituzioni forti italiane hanno iniziato a ragionare l'eseperienza blog"Potresti cortesemente uscire dal vago e fare qualche nome di università italiana che da almeno due anni ragiona sull'esperienza dei blog?Potresti definire le istituzioni forti e fare qualche esempio concreto?Se il problema, per te, è quello di portare la poesia alla gente, come mai le università e le istituzioni forti, alle cui (presunte) analisi e al cui giudizio sembri tenere tanto, non hanno fatto mai niente per risolverlo?Guardando il panorama generale, cos'altro fanno, che a te risulti, oltre a coltivare il piccolo o grande potere locale che gestiscono? Cosa fanno le menti che si interrogano da due anni su poesia e  blog, oltre a indirizzare ricerche e studi unidirezionalmente e a creare schiere di adepti e servi (pardon!: discepoli!) devoti?Sarebbe gradito qualche esempio, per tentare di uscire dalla genericità e dalla friggitura dell'aria…Ti ringrazio.fm 

    anonimo

    11 aprile 2010 at 18:12

  66. insisto: mi sa che l'avete presa sul personale… :)peccato, perché potevate non invitarmi se avevate paura che rovinassi il clima di gioiosa celebrazione, dato che il mio pensiero non è proprio di "primo pelo" http://universopoesia.splinder.com/post/9796142in fondo i convegni si sono sprecati ribadisco e non proprio "leggeri" come quello di monfalcone alcuni anni or sono piuttosto che questo di foggia http://universopoesia.splinder.com/post/10031663 che riuniva buona parte delle forme militanti del sud italia. ma ci sarebbe anche da ricordare un'intera giornata al salone del libro di torino (lit-camp, come fu quello di bazzano) che non è esattamente un dopolavoro ferroviario. tra le università citerei 12 ore di convegno a bologna http://universopoesia.splinder.com/post/15232652 ma anche a padova recentemente ne ho parlato coi dottorandi della galileiana. e poi ricordo anche un bel pomeriggio alla casa della poesia di milano, ospiti di kemeny.è chiaro che la gente non ha solo "bisogno di poesia" (questo infatti non mi ha precluso di fare anche altre attività di raccolta nella mia vita, diciamo che la poesia "eppure non ne parla mai nessuno nei telegiornali" che sta in kobarid ha qualche nota di vissuto) ma dire che in giro ci sono solo burocrati e figurine a due dimensioni è come arrendersi e dire che non si può fare nulla. e a me non piace.mi dispiace… non so che farci. sono fatto così: ho le mie idee, c'è stata una comunanza di pensiero con alessandro che era partito con la proposta di verona, le nostre idee sullo "stato dell'arte" sono vicine. faremo delle proposte a verona, non penso certo che vada buttato via il lavoro che è stato fatto in questi anni ma ne va fatto anche altro e anche sotto altre forme. vi scandalizzate ? pensate che abbia ucciso il duca francesco ferdinando per poi impossessarmi delle armate viola e infine conquistare il mondo ? fate pure.ma il problema rimane. al blog oggi ci arriva solo chi è consapevole delle questioni poetiche. è diventato uno strumento specializzato (anche se utile). il passaparola passa per lo più altrove. qua rimangono molte analisi serie. serve l'open source anche delle riviste letterarie, anche di quelle del secondo novecento, bisogna che ci sia circolazione delle idee, anche con altri mezzi, anche se le analisi valgono.le leggi che sono appena passate ammazzano tutta la microeditoria. vi pare una buona cosa ? che futuro potrà avere la poesia se non si riuscirà più a distribuire in forma cartacea. e che fine farà l'editoria specializzata ? e la saggistica ? ecco mi piacerebbe che invece che sprecare tempo sul fatto se tizio o caio sono mafiosi o "leccafrancobolli"o destrutturare qualsiasi frase alla ricerca della falla. si pensasse a questioni simili, che non sono minori. e ci si chiedesse in cuor proprio se quello che si propone funziona completamente. a costo di stroncare (le idee come i libri), pratica che in italia pare sempre non si possa fare così come pensare che le cose non si possano cambiare, ma che esista una condizione infinita che tenga la gente per forza dentro o fuori dai giochi. anche questo fa parte dell'omertà che purtroppo allontana tanti che magari al gioco ci giocherebbero, se fosse sano, giocabile quanto meno. invece ogni volta che succede qualcosa a qualcuno si comincia col bla bla bla che c'è di mezzo per forza la mafia, la camorra, la p2, i favori sessuali o le relazioni parentali extraconiugali.vi porterei invece alla memoria due persone che a 50 anni avevano al max. pubblicato qualche librino a pagamento ma che poi sono diventate colonne del novecento e punti di riferimento per le nuove generazioni: pierluigi bacchini e raffaello baldini. ecco… non tutto per forza funziona per fortuna secondo le regole prestabilite.quello che voglio dire è che per non correre il rischio che ci si sazi con la pratica del blog si deve lavorare in maniera differenziata oggi, perché oggi in questa direzione le cose stanno andando. e altrimenti ci si ritroverà nello stesso buco nel quale a fine anni 80 si sono cacciate tante riviste cartacee con perdita di larghe fette del lavoro della poesia italiana contemporanea. per farlo bisogna andare anche altrove. anche. non solo. anche.mi sembra dato che ci troviamo di fronte a una morte di avere a che fare con le fasi del dolore: dopo negazione e rabbia adesso sarebbe il tempo delle autorecriminazioni e della depressione. speriamo durino poco… perché quello che mi interessa è l'accettazione. e poi ripartire :)ps. come mi avete invitato e mi avete chiesto di preparare pubblicamente l'intervento cari organizzatori milanesi… allo stesso modo se avete scoperto che potrei rovinare la festa me ne posso anche stare a casa e passare un bel pomeriggio con la mia bella famigliola. tanto direi che le cose che dovevo dire le ho dette. al max vengo su a ripeterle.

    matteofantuzzi

    11 aprile 2010 at 23:56

  67. Matteo, ma cosa stai farneticando? Ma ti senti bene?"cari organizzatori milanesi""se avevate paura che vi rovinassi la festa"Ma credi di avere a che fare con qualche sbarbatello che ti fa il filo in rete per accreditarsi a non so che cosa?Io non ho organizzato un bel niente: chiaro? Non partecipo a festival, letture, convegni e quant'altro: ho solo aderito alla richiesta di un amico – al quale darò volentieri una mano.Ma questo cosa c'entra con la discussione? Qui sono solo uno che, curando un blog letterario, non lo ritiene "morto"… Ti è chiaro?Ecco perché sono entrato in questo thread, facendoti delle domande ben precise (alle quali non hai risposto) – e per un unico motivo: quando si affronta una "questione" come quella che poni, si prepara un resoconto articolato e si è pronti, ad ogni richiesta, a suffragare le proprie affermazioni con prove concrete, dati di fatto, non con slogan e battute, come hai fatto tu, o rimandando – come fai con i link  di quest'ultimo commento – ai propri trascorsi in materia.E sai perché? Perché, al di là del "metodo", il tuo articolo si pone nell'ottica di una comunicazione di natura comunitaria, di un sentire condiviso (hai provato a rileggerlo?) – ma da chi? E' esattamente quello che ti ho chiesto, se rivedi il tutto.Nessuno discute la tua "esperienza personale" e il tuo "lavoro sul campo": chi te li contesta? Ci sono stati, ci sono, e ben vengano in futuro.Ma da qui ad elevare "questa" esperienza a paradigma interpretativo di realtà che non conosci (semplicemente: perché non ti interessano, come non ti interessa niente al di là dei confini che hai "legittimamente" tracciato) , se permetti, ce ne corre che ce ne corre…Se avessi saputo che, piuttosto che fare quattro nomi e mettere due cifre in fila, scadevi nell'insinuazione e nella dietrologia, che non fanno sicuramente onore né a te né alla tua intelligenza, mi sarei guardato bene dall'intervenire.Ma, come diceva qualcuno, c'è sempre da imparare qualcosa, ogni esperienza serve. Questa, se non altro, mi è servita a ricordare che i vecchi detti sono sempre attuali. Io me n'ero dimenticato uno fondamentale delle mie parti: "si t' cucc' cu 'e criatur', t' truov' pisciat' 'a matina".E adesso basta davvero.Ti saluto e ti auguro buone cose.fm

    anonimo

    12 aprile 2010 at 00:49

  68. Matteo  io sono intervenuta perché – anche se vi piace poco ricordarlo – gestisco uno dei primi siti (chiaradeluca.com, ora in italianpoets.wordpress.com)  che, nel 2004, ha cominciato ad ospitare opere di poeti italiani contemporanei, più, o meno noti, poeti "affermati" e giovani inediti, senza alcuna preclusione, se non un giudizio – ovviamente personale – di natura qualitativa, e che da allora ha registrato un costante aumento delle visite, ora mediamente 200 al giorno, che non sono tanti, ma sono vivi. la misura non la danno i commenti, che dopo un po' si esauriscono da sé, o finiscono nella piaggeria del salutatoio della poesia italiana, ma l'interesse che si riesce a suscitare, grazie a un desiderio di condivisione, a uno sguardo aperto, a una continua ricerca del nuovo, nuovi contenuti, nuovi nomi, studiando nuove forme per proporli.perciò io il sito lo sento vivo, come sento vivo quello di Marotta, come sono sempre più viva io negli incontri, nelle collaborazioni, negli scambi di informazioni e testi e idee.e soprattutto, a poca distanza da te, a bologna, dall'esperienza e dagli incontri che sono maturati  in quel sito,  a partire da lì, è nata una casa editrice che ha pubblicato 26 titoli di poesia italiana e straniera in un anno, e spero nascerà una rivista.quanto a facebook, se sfruttato al meglio, è uno strumento potente, che favorisce una diffusione rapidissima di spunti, notizie, informazioni, è utile a rilanciare i post che compaiono nei blog, a condividerli e diffonderli e a diffondere le nuove uscite editoriali, articoli, recensioni. non è un orticello chiuso, di amici e amici degli amici. io sono in contatto con più di tremila persone, ne conosco personalmente poche decine, se qualcuno mi chiede l'amicizia l'accetto, non gli chiedo di chi sia amico, e in questo modo conosco altre persone con cui evidentemente c'è qualche punto di contatto, interesse in comune, poi ogni mezzo dipende da come lo usi, al centro c'è l'inventivada facebook sono nate per me collaborazioni, progetti comuni che si sono concretizzati in libri, occasioni di reading e convegni, linfa per la mia casa editrice e per me come autriceforse non è una piattaforma prestigiosa come l'accademia? troppo popolare?eviterei anche gli allarmismi rispetto alla diffusione dei libri in cartaceo. a meno di strumentalizzazioni, non ne verrà alcun danno a chi acquista libri direttamente dagli editori. ad aumentare sono state le tariffe editoriali di poste italiane per i pacchi ordinari. resta – finché non se ne accorgono – la formula del "piego di libri" a tariffa agevolata per la spedizione di libri … a meno che qualcuno non acquisti tutto il catalogo, e allora glieli portiamo in bici e gli offriamo anche il caffè, o gli mandiamo un corriere, che per i pacchi grandi  è più economico e affidabile di poste italiane…quello che manca è una collaborazione tra realtà vicine, che preferiscono ignorarsi vicendevolmente mentre insieme sarebbero una vera potenza, ma non una energia implosa di discorsi, lamenti funebri e necrologi (che allontanerebbero qualunque lettore sano al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori e forse anche qualche addetto stesso), bensì una potenza  di fatti, di vera condivisione, di fattiva collaborazione, di incontri, di crescita insieme.buona notteChiara De Luca

    anonimo

    12 aprile 2010 at 01:35

  69. non mi sembrava di rispondere in maniera così vaga… mi sembrava di avere risposto a tutto… il primo assunto è al commento numero 7. poi si va a scendere. non mi sembrava nemmeno di essere così solo nel mio viaggiare su e giu per lo stivale. si era in tanti. e i dubbi li aveva da tempo almeno qualcuno. il lips è un esempio. ed è comunque rimasta parecchia letteratura in rete basta un poco di lavorìo con google.ribadisco che quando avanzo qualche questione però la si salta a pié pari. si preferisce la questione personale (non sei per forza tu l'organizzatore milanese francesco… ma altrettanto qualcuno mi ha invitato, e non credo per avere favori, quanto per avere il mio parere, probabilmente lievemente diverso se no 'sta tiritera da 2 settimane non ci sarebbe…). la questione di petto.voi come giudicate uno strumento che va avanti nei commenti a "bellino", "carino", "bravino", "evviva" ? secondo me non è molto in salute anche quando i post vengono fatti da signori critici.buona notte (domani si lavora).matteo.

    matteofantuzzi

    12 aprile 2010 at 01:46

  70. "letteratura" riguardante i convegni sui blog e la poesia in rete in generale, intendo.

    matteofantuzzi

    12 aprile 2010 at 01:48

  71. ooooh ! con chiara ci si trova sempre.allora ti chiedo: di che tipo di vicinanza si parla secondo te ? vicinanza di luogo (cioè crescita dei territori) o a tuo avviso vicinanza di intenti, come può essere nel tuo caso il lavoro sulle nuove voci e sulle poesie straniere meno calcate ?oooh… e ci voleva tanto ? siamo arrivati a 70 commenti.ri-buonanotte.(ps. però… ad essere sinceri… anche il tuo lavoro partito dal blog oggi lavora in senso differenziato: casa editrice, futura rivista, fb… va mo' che alla fine diciamo la stessa cosa, solo che io lo faccio in maniera più pestifera);)

    matteofantuzzi

    12 aprile 2010 at 01:58

  72. è che mi dà il prurito l'idea di dirigere delle pompe funebri e aggirarmi come un becchino tra i cadaveri :-)parlo di una contiguità prima di tutto di sentire e d'intenti (che non significa necessariamente di gusti), contiguità che, nel nostro caso, è anche di natura geografica.ovvio che ci sono poi contiguità geografiche e urbane che corrispondono a distanze siderali, linee parallele all'infinito. a Bologna, per il tipo di lavoro che sto svolgendo e lo spirito con cui lo faccio, non provo neppure a intersecare la direttrice zamboni-accademia-belle arti-centro di poesia. si va avanti contigui e distantitra i commenti c'è chi dice bellinobellino bravi forza bis vi stimo un casino, e chi invece ordina di corsa il libro, chi condivide e diffonde, chi ti regala un po' del suo tempo e scrive in un post una recensione/reazione che ti lascia senza fiato, e allora, ovunque quella persona abiti, e qualunque siano i suoi amici e gli amici dei suoi amici,  viene subito cooptato in privato per collaborare al prossimo progetto editoriale di Kolibris ; e c'è chi invece ti presenta un progetto, cui poi magari si prova a lavorare insieme, valutando, oggettivamente, e coi mezzi che si hanno a disposizione, se è realizzabile (è così che, a dispetto di chi mi scrive accusandomi di mafioserie e giardinaggio del mio orticello, scelgo i collaboratori, gente che *fa*, che propone); e c'è poi chi non perde tempo a scorrere il catalogo online e ti chiede quanto vuoi per pubblicare il suo dotto excursus sulla vita delle mosche nel paleozoicoquanto ai 20-25enni, hanno molte più possibilità d'incontro e visibilità di quante ne avessimo noi e li trovo mediamente molto più consapevoli e accorti… io posso offrir loro i miei spazi, quelli che ho creato, altro non ho. ma mi capita spesso che siano poi subito dopo lì a chiedermi come si arriva a questo o a quell'altro, a tale o talaltra rivista. e io non so so, non me ne curo, non ho mai spedito in giro i testi a 'ndo cojo cojo, giusto per esserci; magari a una casa editrice di cui non conosco il catalogo, a un critico di cui non ho letto nulla, a un poeta che non stimo ma che "ha potere" (sul "potere" letterario poi, si potrebbe aprire tutta un'altra discussione chilometrica) a una rivista di cui non condivido il passo e la la direzione. sono sempre partita dal dialogo e dalla stima, per poi spesso ricredermi, anche. ho sempre fatto la mia strada senza entrare in nessun gruppo, gruppetto o fazione, non so chi son "quelli che contano", come tanti giovani mi chiedono, quali siano "i passi da fare per essere riconosciuti", o "cosa si debba fare per entrare nel circuito", per "essere recensiti"… io non lo vedo bene il "circuito", né mai ho cercato di entrarci. e penso sia per questo che mi sento ancora viva.(dico "io" in questo post perché so parlare solo di ciò che conosco, e dall'esperienza)si può  lavorare sulle contaminazioni possibili tra musica, immagine e parola, cosa che fa storcere il naso ai cultori della parola nuda, del libro, del cartaceo. in realtà sono due cose ben distinte e complementari, e l'una è in grado di potenziare l'altra.il cartaceo manterrà sempre la sua sacralità, il suo status di piccola pietra miliare che poniamo nel tempo. ma richiede i suoi spazi, la sua gestazione, è un esito, quel che ci gravita attorno sono passaggi, test che aiutano a correggere il tiro.c'è chi si avvicina a una videopoesia, e sente poi il desiderio di avere tra le mani il libro che contiene il testo, che richiede di essere letto da solo, in silenzio, toccando la carta, annusandone l'odore, sfiorandone le nervaturesi possono filmare interventi o letture durante reading e incontri e, mettendoli in rete, moltiplicare i 3-4-50 gatti radunati nelle nostre peregrinazionisi possono fare tante cose ancoratroppe…Chiara

    anonimo

    12 aprile 2010 at 11:14

  73. si possono fare, come Chiara ribadisce, tante cose, ma la prima è non considerare questo mezzo come prerequisito del dialogo, cominciare a lasciarsi alle spalle la cronaca della propria esperienza e chiedersi sino a che punto siamo disposti a fare e cosa. Per fare questo, abbiamo bisogno di proposte che abbiano un minimo di struttura e di sapere chi le avvalla, chi nelle cose è nel fare concreto e chi no, a questo servono le occasioni d'incontro di questo mese e quelli che seguiranno, per certe cose bisogna contarsi e per farlo, adesso è necessario guardarsi in faccia . un caro salutoalessandro assiri

    alessandro62

    12 aprile 2010 at 12:11

  74. il taglio che daremo a Vimercate a questo incontro non sarà sicuramente teorico o meta di qualche cosa. è una sede pubblica, trattasi della biblioteca, con gente che, spero, avrà voglia di passare da lì. spulceremo i blog visibili su uno schermo, chiederemo alla gente di parlare della propria esperienza, intervisteremo, faremo ascoltare la voce dei poeti. il tutto con "superficialità", senza addentrarci in discussioni come queste che, certo, riguardano sempre gli addetti ai lavori e ci si finisce per litigare. il programma è a largo spettro, con l'intenzione di far vedere quello che c'è, quello che c'è stato, ciò che ancora si potrebbe fare e non a caso partirei proprio da bazzano, se proprio è ancora necessario sottolineare che un modo per mettere le esperienze in rete è sicuramente quello di non nascondersi dietro una rete, o un muretto. è sacrosanto quello che dice Francesco, anche se può essere di difficile digestione ma è così. quindi, se vuoi venire, caro Matteo, le porte sono aperte e spalancate. ti posso assicurare che ho chiamato uno per uno gli invitati, per chiedere se venivano o no. non un programma generico ma un invito personale. converrai che questo è metodo ed è etica. c'è anche un'etica nel lavoro, nella comunicazione e nei rapporti. non sempre le cose vanno così fra i cosiddetti poeti. per dire una impostazione metodologica che è palesemente violenta:  da quando frequento la rete continuo a sentire nomi di "poeti" che ancora non ci hanno dato il piacere  di leggere una loro opera pubblicata. eppure sono già antologizzati. questo ti sembra metodo? perchè, come ha detto qualcuno, i ventenni dovrebbero essere autorizzati a considerarsi poeti? non credo si aiutino a crescere in questo modo. i ventenni devono prendere tanti calci salutari, accettare editing da cavallo, come qualcuno fa seriamente: per esempio io e gli amici di Sguardi; per esempio Gianfranco Fabbri…  non è che la tua generazione, che fino a qualche anno fa poteva ancora considerarsi fatta di giovani, cominci a sentire il tempo che passa? non è che questa reazione all'inattualità dei blog non sia una reazione emotiva a una situazione esistenziale e generazionale? perchè proprio i ventenni dovrebbero fare la rivoluzione? è come quando i padri dicono ai figli: porta a termine i miei progetti che io non ce la faccio più. anche la rete può essere un ghetto, un salottino, se non si ha il coraggio di aprirsi totalmente al possibile e all'impossibile. senza considerare che non so, in percentuale, quale numero di letterarati e poeti rappresenti veramente la rete, visto che sono anni che invito gente a lavorare in progetti comuni e, guarda caso, chiedo a gente che della rete non gliene frega un beneamato … se la rete rappresentasse, per contrario, la voce più autorevole di opinioni e canoni, tutti quelli che non scrivono in rete finirebbero per non esistere veramente. direi di chiudederla qui. l'augurio è che si possa ripartire. probabilmente Vincenzo Dalla Mea dovrebbe aggiornare poecast, sfoltirlo un po', inserire nuovi spazi, prendersi la libertà di sondare, vedere in giro…perchè probabilmente c'è del vecchiume anche in poecast, stanchezza. ma storicizzare le esperienze, come dici tu, non è archiviarle. non si parte mai dall'inizio. purtroppo si parte spesso da dove si vuole partire, e questo non è cosa utile ai molti. solo ai pochi. passo e chiudo. Sebastiano 

    anonimo

    12 aprile 2010 at 17:57

  75. Scusate ma cose c'è a Bazzano? Quando?Un caro salutoLuca Ariano

    anonimo

    12 aprile 2010 at 21:19

  76. Io credo che i problemi si attestino a più livelli, viviamo nel web 2.0, dovremmo creare un sistema aggregato, un aggregatore di blog e e-magazine che consenta in un sol colpo di avere davanti una vetrina della situazione letteraria italiana emergente, ma che allo stesso tempo raccolga di più generazioni le riflessioni, parlando in termini pratici, per la fantascienza esiste un sito strutturato davvero bene, fantascienza.com appunto – servirebbe qualcosa di analogo per la poesia. Senza poi considerare l'aspetto sociologico della società poetica, chissà come mai esistono decine e decine di riviste letterarie che trattano anche e non solo di poesia ma non esista una volontà di aggregare tutti questi percorsi in un progetto complessivo  – io temo che questa entropia sia dovuta a una connaturata capacità di trovare accordo tra le parti, per dei fortissimi egotismi, meglio solo e seguiti da quei quattro seguaci che entrare a far parte di una struttura organizzata dove la nostra produzione venga messa in crisi dal confronto – meglio rimanere dei bambini frignoni che prendersi le proprie responsabilità e crescere. Un altro discorso sarebbe poi da fare a riguardo di come il poeta italiano contemporaneo rappresenta il suo lavoro, io senza troppe difficoltà posso sostenere che il poeta italiano contemporaneo vive di miti deceduti e lontano dal presente, basta fare una analisi semiologica sull'aspetto tipografico dei libri di poesia che si stampano in questo paese per capire quello di cui sto parlando.

    anonimo

    15 aprile 2010 at 15:55

  77. caro Matteo,ho inserito un nuovo post sul blog di PoesiaPresente che entra nel vivo del dibattito in corso qui da te e su altri blog – o perlomeno ci prova:http://www.poesiapresente.it/blog/10-blog/70-sempre-aspettando-il-convegno-di-vimercate-di-cui-al-post-precedente.htmlUn caro salutoMario Bertasa

    anonimo

    16 aprile 2010 at 01:29


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