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Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Poesie che infiammano lo spirito

Il poeta deve saper dire come stanno le cose. Quando scrive un verso, non deve mai mentire al suo tempo interiore. Dalla naturalezza della parola nuda nasce il suo ragionamento sulla vita. Egli non può mai rinunciare a un linguaggio che affonda le sue radici nelle intuizioni del cuore.
Di questo genere di poeta abbiamo bisogno in questi tempi provvisori, poveri di amore e intelligenza. Poeti che cercano nel silenzio dell’anima la via giusta per comunicare con la complessità del reale. Sandro Angelucci è uno di questi. Un poeta che sa ascoltare se stesso, ha molto da dire e tutti dovremmo ascoltarlo. Verticalità (Book editore, pagine 80, euro, 12,50) è un intenso libro di lotta e di meditazione. Per Angelucci la poesia è un colloquio con la parola che si radica nelle esperienze della vita. C’è una forza propositiva che si ramifica nelle ferite dell’essere.<< La voce di un poeta/è quella del silenzio/ ma questo canto è lotta, / guerra che si combatte senza tregua/ fino alla resa/ finché non sgorghi il sangue >>. Nella calma interiore, la poesia è un atto rivoluzionario che abbatte i muri dell’incomprensione. Qui la sua immediatezza diventa lingua di tutti.
Angelucci è un poeta che sceglie il modo più semplice per mettersi in contatto con gli altri. Scrive con sincerità tutte le parole che riesce a pensare. Esiste per essere una sillaba, una parola, un verso. Scrivere per essere nell’epoca in cui le intuizioni del cuore sono minacciate da un negativismo antiemotivo che distrugge tutto, persino la forza del pensiero e della ragione.<< Sono colpevole/ di dire le cose come stanno/ di rifiutare la verità/di cui vorrebbero convincermi/ e soprattutto/ di scrivere e cantare la Bellezza >>.
Abbiamo bisogno di parole nuove per sperare in un tempo a misura d’uomo. Sandro Angelucci nella sua poesia contemplativa guarda al tempo interiore che scorre nel sottosuolo dell’esperienza quotidiana. Lo libera dagli abissi in cui è costretto dalle apparenze e dalle convenzioni. Indaga senza avere la presunzione di ottenere una risposta dall’imprevedibilità della vita.
Forse alcune domande che ogni giorno ci poniamo rimarranno senza risposte. Forse non capiremo mai il senso dell’attraversamento. Ma possiamo provare a chiederci perché il tutto per esistere ha bisogno del vuoto. Il poeta è in cammino e non ha nessuna intenzione di smettere di cercare, perché egli crede nell’anima, città interiore tutta da costruire: soltanto nella sua dimensione l’uomo può imparare finalmente a essere migliore. C’è in questi versi una forza meditativa che sceglie itinerari di trasparenza per sfidare le contraddizioni del visibile.
Nella poesia di Angelucci questa consapevolezza nasce dalle parole che abbiamo dentro. Il tempo interiore è l’illuminante rivelazione che soddisfa il nostro bisogno di verticalità. Ascoltare il silenzio vuol dire leggere le parole che esso nasconde. È questa la strada scomoda che l’uomo deve percorrere. Ci vogliono scosse per impedire che l’anima continui a sanguinare.
La poesia incendia. È un’incontenibile forza della natura che sconvolge. Le sue parole ribelli possono scatenare quella rivoluzione con cui gli esseri umani hanno paura di fare i conti.
Quella del cuore che invece il nostro poeta scrive con questi versi. Non abbiamo altre vie d’uscita se non la verità della poesia, per dare un senso al naufragio che assedia tutto in un disordine dove tutto è eternamente in bilico. La poesia è una straordinaria testimonianza per non lasciare nulla d’intentato nel dolore del tempo che travolge tutto.<<Nei bar, nelle strade, nei libri di storia/non si parla di lei/la mia ribellione non urla/ si chiama poesia>>.
Davanti al tutto che sembra cedere qualcosa a un relativismo nichilistico, il poeta avverte l’urgenza della Bellezza. Questa è la strada da percorrere per evitare la distruzione: coltivare il giardino interiore è la scommessa per capire il grigio dei giorni.
Quello che conta è arrampicarsi verso l’Assoluto, soprattutto quando tutto ti suggerisce che la salvezza è quotidiano pericolo. La verticalità è sinonimo di ascesa, di elevazione spirituale, ma anche un senso profondo nel quale scoprire l’autenticità delle cose.
Ci salveranno soltanto i poeti coraggiosi che rispondono soltanto ai loro versi e alla loro coscienza per esserci e essere soltanto. Angelucci è uno di loro. La sua poesia è un’investigazione essenziale che ci dice a cuore aperto: <<S’inizia a vivere/ quando non c’è più nulla da capire>>.

Nicola Vacca (articolo uscito mercoledì 13 gennaio su Linea quotidiano)

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Written by matteofantuzzi

20 gennaio 2010 a 07:54

Pubblicato su Uncategorized

4 Risposte

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  1. ecco il primo articolo della nuova rubrica che nicola vacca firma per il quotidiano linea. l’importanza di rubriche che cerchino nei territori voci ed esperienze è fondamentale, soprattutto nella stampa "non specialistica" e quindi i migliori auguri a nicola

    matteofantuzzi

    20 gennaio 2010 at 07:55

  2. Molto interessante il tuo blog, cercherò di visitarti spesso e per questo ho salvato il tuo link tra i miei preferiti

    flameonair

    20 gennaio 2010 at 08:55

  3. Senza nulla togliere ai versi di Angelucci, che non ho letto, credo che a salvarci potrebbe essere una parola e una critica che si riveli ‘onesta’: che rinunci a tutte quelle maiuscole esornative: Assoluto, Bellezza, Verticalità. L’amico Nicola farebbe bene a evitare di ricorrere a tanta retorica destrorsa a buon mercato e a troppa ideologia trombona. (Ciao, Manuel Cohen).

    anonimo

    26 gennaio 2010 at 11:25

  4. Concordo col tizio sopra. Mi sento di aggiungere, però, che i versi di Angelucci fanno schifo.

    anonimo

    25 marzo 2010 at 13:37


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