UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 13 comments

Livia Candiani, Bevendo il te’ con i morti, Viennepierre Edizioni 2007.

Questo libro, uscito nel 2007, è un’opera poetica davvero preziosa, da non dimenticare, nella quale i versi sembrano scritti in un silenzio che è dono, sigillo di una voce solitaria e segreta, testimonianza di accoglienza e di ascolto. Qui la quotidianità dell’esistenza è tutt’uno con l’originalità di un dettato poetico che nasce da un atteggiamento interiore, da una sensibilità non comune nell’ascoltare l’inudibile e nel vedere l’invisibile, salvaguardandoli sempre nella loro essenza, nella loro alterità, che non è sogno o lontananza, ma prossimità e verità nascosta. Ecco dunque i morti accanto a noi, presenze delicate e discrete, che parlano una lingua che assomiglia al silenzio e custodisce la propria necessità. Ciò che colpisce in questi versi è il rispetto nei confronti dell’Altro che è qui, un albero, un uccello, un bambino, un morto, tutti portatori di un mistero da accogliere, una pena da condividere o un sogno da comprendere. Ed è proprio questa dimensione "altra" che diviene sempre rivelatrice di noi stessi, abbatte i nostri schemi mentali e ci apre ad una conoscenza ulteriore. Bevendo il tè con i morti nasce dal duplice atteggiamento di accogliere i morti ed essere accolti da loro. Da questa reciprocità hanno origine le poesie di Livia Candiani in uno scenario semplice e quotidiano, in cui i morti siedono sui fili della luce, oppure bussano alla finestra o vanno in cerca di fiori su campi ghiacciati.. Sono morti segnati dalla vita, ma diversi rispetto al passato, perché non più a loro "si addice la tristezza / ma al bugiardo / perdurare dei vivi". Sono morti "che senza indirizzo / ora passeggiano in cerca / dell’incompiuta musica umana", che passano "forti come nuvole" o che sanno essere gentili e parlare in solitudine, che conoscono la leggerezza e sono bianchi: il bianco dei morti è la loro parola silenziosa, la loro leggera terra, la loro casa senza casa, il loro respiro, ma è anche la stessa poesia che ci entra nel petto e ci dona la visione e la consapevolezza. Nelle poesie dedicate alla madre "eretica", l’attenzione è rivolta soprattutto al volo misterioso del trapasso e a ciò che resta e cambia per "cosiddetti vivi". La madre che è stata diventa madre "spina", "ghiacciolo", "fiamma", "sale", "goccia di sangue", "lenzuolo di neve", "urlo notturno di uccello ferito", "pane spezzato al buio", "aria spalancata" "fenditura della sera", "peso senza peso inumano", "menta" perché ora è anche altro e qualcosa di grande è successo. La morte trasforma non solo coloro che muoiono, ma anche coloro che provvisoriamente restano, e la pace della luce si rivela un cammino di conoscenza e di ascolto, nella consapevolezza che "sarà più facile morire adesso / attimo per attimo / fino alla luminosa soglia / che semina giardini / di casa intatta".

Mauro Germani, La Mosca di Milano, n. 18 – maggio 2008, pp.132-133

Annunci

Written by matteofantuzzi

5 dicembre 2009 a 13:59

Pubblicato su Uncategorized

13 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. in questo momento molto "effervescente" voglio proporre questo libro molto ben fatto, anche nel silenzio colpevole che a mio avviso abbraccia questa autrice che invece è degna di grande attenzione come sottolinea un ottimo critico e poeta (consgilio vivamente il suo "livorno" uscito per l’arcolaio) come mauro germani.

    quello che mi permetto di dire è che ognuno deve fare. ognuno con quello che può, con i propri strumenti, ma sia che si viva il silenzio o il rumore si deve comunque dire con le armi della poesia. l’omertà fa bene solo alle dittature. di qualsiasi dittatura si tratti.

    matteofantuzzi

    5 dicembre 2009 at 14:02

  2. Ho letto il libro, davvero prezioso, questi libri fanno un gran bene alla poesia. Dici bene Matteo quando parli di silenzio colpevole, ma considerata l’epoca nella quale viviamo, questi libri sono gridi  nel deserto
    (d’altra parte il deserto fiorisce, sia pure per un giorno solo)
    ciao
    liliana

    anonimo

    7 dicembre 2009 at 12:24

  3. è un obiettivo che non dobbiamo mai perdere di vista liliana. dobbiamo portare queste grida tra la gente.

    matteofantuzzi

    8 dicembre 2009 at 08:35

  4.  il silenzio non mi riguarda, lo sai, a costo di diventare antipatico. questo libro si trova anche in RADICI DELLE ISOLE. Sarebbe il caso di dirlo
    Sebastiano

    anonimo

    8 dicembre 2009 at 16:01

  5. beh credo sebastiano che potremmo rinunciare a qualche riga di ipercelebrazione delle nuove generazioni (e mi ci metto anche io) per andare su quelle generazioni che oggi ci consegnano libri rigorosi che dovremmo sempre tenere come obiettivo. sai bene, ne abbiamo parlato, che esistono diversi autori per cui dovremmo lavorare di più. un altro è ad esempio ferruccio benzoni di cui spero di parlare presto.

    ma il fatto che ci siano alcune opere come la tua (o quella di guglielmin, o quella di fresa) meritorie non salva il sistema. o almeno deve spingere a migliorarci tutti.

    dato quello che è successo in questi giorni con la questione de l’unità che vede anche me tra i "complici", data anche la piega che ha preso una certa analisi mi sembrava doveroso far vedere anche da qui che era possibile parlare di un libro di alta qualità e sostanzialmente semi-sconosciuto, purtroppo quasi invisibile. e mi piaceva anche l’idea di coinvolgere germani, persona che ha saputo fare bene anche sulle riviste, anche nel periodo difficile degli anni 80/90

    matteofantuzzi

    8 dicembre 2009 at 18:33

  6. per il portare poesia, diffondere, laddove si può, con ogni mezzo a disposizione:

    ho creato e conduco un format di poesia su Radio Gwendalyn
    http://www.radiogwen.ch

    la trasmissione si chiama La voce di Gwen
    ed è concepita appositamente per non essere una palla al piede dell’ascoltatore ma qualcosa di più leggero e meno inbalsamato.

    On line c’è ora il Podcast della puntata pilota (venuta male, ma era appunto una puntata pilota per aggiustare il tiro) e pur avendo lavorato ancora a larghe linee già durante l’emissione "live" sono arrivati SMS per dire che era bello sentire poesia, SMS mandati da giovanissimi (messaggio tipo: ke fiko)

    Vedi?
    magari basta poco. 

    Ora si gemella la trasmissione con TELLUSFOLIO.it, per la rubrica Cercando l’oro della poesia  e via, creando sempre più connessioni, legami, una tela che deve servire a sostenere la poesia, non essere tela di ragno per l’agguato, morte e divorazione.
     

    anonimo

    9 dicembre 2009 at 12:11

  7. infatti. lo ha dimostrato anche il programma per il secondo canale della radio svizzera italiana a cui ho collaborato anche io, o il programma di azzurra d’agostino su radio città del capo. ma anche radio3 quando si mette d’impegno.

    il mezzo vale, e può fare conoscere la poesia alla gente. bisogna fare bene, essere onesti e imparare il mezzo. che non è poco. vai avanti così !

    matteofantuzzi

    9 dicembre 2009 at 13:32

  8. però Matteo,
    da solo non ce la si fà, non del tutto almeno.
    Occorre tessere una rete, come detto che deve anche essere di suggerimento o scambio.
    Io non sono onnisciente e quindi quando qualcuno mi raccomanderà seriamente un poeta perchè valido, andrà accolto il suggerimento.
    E con quel tipo di collaborazione che si riesce a creare una rete serena e seria di collaborazioni (e senza marchette, ripeto!)
    L’altro versante è magari parlare dell’iniziativa (che sia questa o che sia il festival che tu curi o che sia altro), fare si che si passi parole e non ignorare per "boicottare" tizio o l’idea di caio. Altrimenti che ragionamento del piffero eh?
    si resta all’Italia dei Comuni tutti divisi e ognuno per sé….
    fabiano

    anonimo

    9 dicembre 2009 at 14:03

  9. beh, la prima cosa che ti dico è che mi piacerebbe anche sentire la voce del poeta (o un "cambio di voce" nel caso di poeta defunto o inadatto). magari via telefono, o skype, giusto per abbassare le spese.

    ribadisco che oggi sarebbe un gran gesto parlare anche di chi non si può più promuovere ma che valeva: cattaneo (e qui non ti devo insegnare niente), benzoni, pagnanelli.

    e poi creare il dialogo, anche quello sarebbe importante. chi lavora per le riviste, i nuovi libri. e le cose migliori: pusterla senza dubbio col suo libro su la bianca mi ha impressionato. per dire.

    anche il lavoro di broggi, inglese, giovenale, zaffarano, raos e bortolotti appena uscito per effigie sulla prosa poetica è molto valido e molto interessante però. te lo consiglio proprio come chicca.

    il link diretto per accedere al programma ?

    matteofantuzzi

    9 dicembre 2009 at 14:38

  10. Grazie Matteo per quello che dici della mia attività negli anni ottanta-novanta con la rivista Margo. Ne approfitto per segnalare ai lettori il mio blog che riprende un po’ la linea della rivista, dopo anni di silenzio…
    http://maurogermani.splinder.com

    Un caro saluto
    Mauro

    maurogermani

    9 dicembre 2009 at 18:19

  11. ci sarà posto per molto e per autori validi, credimi. Ma credo che per amare bene le radici bisogna prima capire i germogli, un poco come vedere un albero: prima resti stupito dalle foglie, poi vedi i rami, poi la possenza del trocno, poi capisci la profondità delle radici ed infine ti accorgi che il bosco è fatto di cento alberi differenti.
    Piano piano, passo a passo.

    Il link diretto al format è questo:

    http://www.radiogwen.ch/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=154&Itemid=221

    oppure si va su http://www.radiogwen.ch
    e si sceglie I PODCAST
    sulla sinistra sono poi elencate le trasmissioni.

    Fabiano

    anonimo

    9 dicembre 2009 at 19:48

  12. guarda secondo me la via giusta è questa. sostanza, sostanza, sostanza.

    dal punto di vista pratico (ci pensavo oggi tornando a casa dal lavoro) se dovessi fare un programma radio sulla poesia racconterei, un poco come fai tu. le poesie le affiderei a una voce diversa, magari una donna se appunto il programma fosse condotto da un maschietto (e viceversa). poi farei intervenire l’autore e ogni 15/20 minuti uno stacco, pubblicità o musica (e non solo la musica classica !)

    ecco: sarebbe da provare 🙂
    (anche te quindi invitato a marzo nel profondo ravennate per il workshop)

    come chiunque voglia dare il suo contributo.

    matteofantuzzi

    9 dicembre 2009 at 20:44

  13. Mi allaccio al commento di Sebastiano solo per lasciare due righe sul libro Radici delle isole, La Vita felice – che ho letto con interesse e debbo dire che ho sentito la cura e l’attenzione di cui parla l’autore.
    Nessun intento di compiacere qualcuno, non è in me questa cosa, solo vorrei evidenziare che questa attenzione è rara nell’ambiente letterario (più spesso si riscontrano autori antologizzati con intenzioni diverse da quelle della diffusione della poesia)  ma fortunatamente esiste e di questo dobbiamo tenerne conto.
    E qui trovo altre persone –  Fabiano, Matteo e Mauro che si attivano seriamente in questo campo. Condivido pienamente quel che afferma Alborghetti: bisogna tessere una rete, collaborare insieme per tenere viva l’attenzione. Che le marchette sono tante in quest’ambiente, così come nella vita in generale. Purtroppo.

    liliana
     

    anonimo

    13 dicembre 2009 at 09:36


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: