UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Intervista a Romano Luperini

[…] Anche in seguito al tuo articolo del 2005 sull’ “Unità” riguardo al degrado culturale italiano, si è resa sempre più evidente una spaccatura tra scrittori delle giovani generazioni e critici. La cosa si è ripetuta nel 2008 a proposito della questione del “ritorno alla realtà”. Il dibattito sulle riviste in rete, con toni aspri, sembra non lasciare spazio alcuno al dialogo, al passaggio di testimone tra le generazioni. Non ci sono a tuo parere più possibilità di incontro e di scambio di esperienze tra gli scrittori e i critici quarantenni e quelli settantenni ?
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Non ho molta fiducia nella generazione che oggi ha fra i trentacinque e i cinquanta anni (parlo in generale: fortunatamente non mancano le eccezioni). E’ una generazione che si è formata nell’ilare nichilismo degli anni Ottanta e Novanta e ne porta il segno. E oggi teorizza, fra vittimismo e autoconsolazione, di essere una generazione post-trauma, incapace di vivere il trauma perché questo sarebbe sempre “differito” o mediato dagli strumenti massmediologici. Perché non lo va a dire agli emigranti che rischiano la pelle per attraversare il Mediterraneo o alle famiglie che non arrivano alla quarta o alla terza settimana del mese ? Posizioni come queste esprimono solo il lusso dell’Occidente. Là dove le contraddizioni sono sempre state forti e si è sempre avuta una percezione planetaria dei problemi, negli Stati Uniti voglio dire, il romanzo continua a mettere in scena l’esperienza del trauma. Ho più fiducia nei giovani che conoscono il mondo del precariato, e di cui Saviano – non per nulla tanto inviso ai critici quarantenni – è il rappresentante naturale. Con lui, per esempio, il dialogo, l’incontro e lo scambio fra le generazioni mi paiono assai spontanei e produttivi. Il fatto è che Saviano è un intellettuale, e costoro invece sono dei letterati.

Hai più volte accennato, anche a proposito degli scrittori, della critica e della cultura, a un’Italia “berlusconizzata”. E’ possibile oggi, per scrittori e critici, una qualche forma di “impegno”?
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Il postmodernismo ha favorito una “anestetizzazione” della vita sociale. A ciò si è aggiunto nel nostro paese un degrado civile rapidissimo. Tutto ciò ha reso inattuale l’ “impegno”. Credo però che l’inasprirsi delle condizioni materiali, indubbiamente in atto, favorisca una ripresa di posizioni, diciamo così, “impeganate” (il termine meriterebbe una serie di puntualizzazioni che qui non è possibile fare). Ma ciò accadrà, e in parte sta già accadendo, in forme molto diverse dal passato. La figura storica dell’intellettuale legislatore è durata un secolo (dall’Affaire Dreyfus all’Affaire Moro), ma si è estinta negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, con gli ultimi suoi rappresentanti (Pasolini, Volponi, Fortini, Calvino, Sciascia; in fondo Sanguineti è il loro ultimo erede), e oggi non è più proponibile. L’intellettuale che parla in nome dell’universale e a cui viene riconosciuta una missione generale e per questo incide sull’opinione pubblica è stato sostituito dalla televisione e dagli altri mass media. Pasolini, Fortini, Sciascia volevano occupare il centro della scena e potevano farlo; gli scrittori della neoavanguardia avevano lo stesso obiettivo e sono riusciti a scalzarli e a sostituirli; ma uno scrittore d’oggi sa che il centro della scena non gli spetta più. Anche quando ha successo è un marginale. La condizione dell’intellettuale si avvicina sempre più a quella del precario. Per questo, come aveva intuito Said, il nuovo intellettuale può diventare esemplare: non in quanto rappresentante dell’universale, come voleva Bourdieu, ma in quanto rappresentante di tutti gli esclusi. L’ intellettuale è oggi un lavoratore della conoscenza marginalizzato. Questo intellettuale delle periferie può riscoprire l’ “impegno”, ma sarà comunque un impegno assai diverso – per esempio, assai meno ideologico – da quello dei suoi maestri.

[…] Per alcuni critici autorevoli (Mengaldo, Ferroni) non c’è nessuna voce letteraria oggi in grado di rappresentare l’Italia. Tu valuti positivamente Gomorra. A parte il caso Saviano, ti sembra ci siano altre forze narrative in gestazione che val la pena di seguire ?
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Mi pare che in poesia ci siano diversi ottimi esempi. Per la narrativa il discorso è diverso; ma qui un ruolo negativo viene svolto dalla editoria, che seleziona il materiale da pubblicare e dunque in buona misura determina il canone basandosi su criteri troppo rozzi di profitto immediato. Mi capita spesso di chiedermi se oggi scrittori come Tozzi e Gadda troverebbero un editore risposto a rischiare… […]

A cura di Emanuele Zinato, da “L’immaginazione” 247 – giugno 2009.
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Written by matteofantuzzi

19 agosto 2009 a 07:59

Pubblicato su Uncategorized

5 Risposte

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  1. ringrazio luperini per la riproposizione su Up di un’intervista molto ampi che affronta anche tempi specifici della narrativa ma che porta anche elementi comuni a tutta la letteratura e quindi chiaramente alla Poesia. a precisa domanda mia su chi fossero i poeti in grado oggi di rappresentare l’Italia ha risposto che la questione andrebbe affrontata in maniera approfondita. speriamo ci siano presto spazi per chiarire la questione, noi comunque siam qui.

    matteofantuzzi

    19 agosto 2009 at 08:03

  2. mi piace sto pezzo

    lullabyilragno

    19 agosto 2009 at 08:08

  3. Sarebbe interessante tentare di definirlo, l’intellettuale. Tutti ne parlano, ma probabilmente nessuno sa cosa sia. Una parola.

    bamborino

    19 agosto 2009 at 08:19

  4. 26 agosto 2009 a Viareggio, ore 21.30
    Omaggio a Leonida Repaci.
    Una mostra e un convegno con gli interventi di
    Enzo Romeo e Ottavio Rossani
    Geografia dell’anima. La Calabria di Leonida Rèpaci è la mostra costituita da 60 pannelli di grande formato e dedicata al grande scrittore calabrese e fondatore del OPremio Viareggio, che è stata inaugurata il 21 agosto nei locali di Villa Paolina a Viareggio (Lucca), e che si chiuderà il 30 agosto prossimo.
    Sempre a Villa Paolina il 26 agosto, alle ore 21.30, si svolgerà il convegno Omaggio a Leonida Rèpaci con gli interventi di Enzo Romeo (TG2 RAI)e di Ottavio Rossani (Corriere della Sera). L’attore Salvatore Puntillo leggerà alcuni brani particolarmente significativi dello scrittore, Con un sottofondo musicale (dal vivo). Infine, la proiezione dello storico documentario RAI del 1973, girato ne La Pietrosa di Palmi, la villa a strapiombo sul Tirreno, amatissima dallo scrittore e della moglie Albertina, filmato nel quale Rèpaci racconta e si racconta. Il documentario è firmato da Stefano Vecchione ed Attilio Zagari; nel Catalogo della Mostra l’introduzione è di Maria Brancato.
    “La Calabria è una terra grande quanto mezzo Piemonte, e io non posso dire di conoscerla tutta. È questa una delle mie spine. Ho girato tanto  mondo… e non conosco della terra nativa che quella balconata a mare infiorata di ulivi, di vigne, di eucalipti, di aranci, che guarda la Sicilia e le Eolie. Più che alla realtà, la Calabria appartiene per me alla geografia dell’anima…” Così scriveva Leonida Rèpaci nel suo Taccuino segreto. Partendo dalla sua celeberrima “favola” Quando fu il giorno della Calabria e spaziando poi in tutta la sua produzione letteraria, la mostra mette a confronto le parole di Rèpaci con immagini capaci di restituire le emozioni dello scrittore. Un viaggio nella regione attraverso la testimonianza di chi l’ha conosciuta e amata profondamente. Una storia che diventa sintesi del patrimonio storico, artistico, ambientale della regione.
    La Mostra è stata ideata e prodotta dall’Associazione Amici Casa della Cultura ‘Leonida Répaci’ di Palmi, città natale di Leonida Rèpaci, e viene presentata a Viareggio grazie alla collaborazione fra il Comune di Viareggio e l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Reggio Calabria.

    La Mostra, con ingresso libero, resterà aperta, escluso il lunedì, dalle ore 18 alle 23. Per informazioni: Ufficio Cultura Comune di Viareggio, tel. 0584 961076 – 966341. http://www.comune.viareggio.lu.it;
    ufficiocultura@comune.viareggio.lu.it

    anonimo

    25 agosto 2009 at 07:17

  5. Veramente, neanche in passato è stato facile pubblicare, per i narratori che scrivessero testi diversi da quelli che seguivano le mode del momento. Soprattutto chi viveva in provincia, lontano dalla cultura e dall’economia delle grandi città, di solito pubblicava a sue spese.

    Diaktoros

    23 settembre 2009 at 23:06


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