UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Su Fabio Pusterla, per la Radio Svizzera Italiana.

Fabio Pusterla, Bocksten, Marcos y Marcos 1989

Se potessi scegliere un gesto, un luogo e un’ora,
l’ora sarebbe una sera d’aria tesa
e il luogo sarebbe un luogo come tanti:
una baracca in curva,
una pausa appena accennata di qualcosa,
calda bassa e fumosa,
dove seduto a un tavolo, toccando
una spalla, una mano o un bicchiere,
prenderei tempo prima di alzarmi
a seguire qualche sconosciuto fuori.

Il più grande poeta svizzero contemporaneo in lingua italiana e il suo testo più affascinante, formalmente pulito ed allo stesso tempo efficace, felice nel proprio impatto visivo. Poche pennellate per descrivere in maniera esaustiva una terra “sospesa” e le persone che la popolano: un uomo probabilmente ucciso nel medioevo riemerge dalla terra in una torbiera svedese. Il poeta si interroga sul senso del volere afferrare e comprendere il passato sebbene esso sia inesorabilmente accaduto. Lo schema che si ritrova nel lavoro di Pusterla e nello specifico di questo libro è quello dell’utilizzo della storia per raccontare le vicende contemporanee, l’epica che scorre assieme agli inserti prosastici e che caratterizza tutta una generazione della Poesia in lingua italiana che è quella che va tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta e che comprende ad esempio un altro grande poeta come Antonio Riccardi. Il poeta diventa così non solo il protagonista della propria storia, della propria personale vicenda come è accaduto tante volte nella Poesia rovinando anche in un certo senso il rapporto di fiducia intrapreso coi lettori della Poesia sempre più disorientati dai personalismi che la letteratura italiana sta proponendo, ma in qualche modo ritorna al proprio ruolo di veicolo, di tramite: ritorna ad essere reale racconto.
E se i migliori esempi dell’ultima Poesia, delle nuove generazioni, stanno andando in quella direzione è proprio grazie ad opere come questa dove tutto ha un nome, tutto è contatto fisico con la natura, è acqua, è terra, è nebbia e in mezzo sta l’uomo finalmente inserito all’interno della natura, non più corpo estraneo, non più “fuori scala”: il rischio che l’uomo come il Poeta escano da un livello normale di percezione di loro stessi è oggi all’ordine del giorno, tanti considerano la Poesia come qualcosa di aulico, di inavvicinabile, e invece il lavoro di Pusterla va nella direzione opposta facendo materialmente uscire il proprio protagonista dalla torbiera per aprirlo al mondo, perché << Se il senso è questo allora tutto ha un senso, / lo dice l’acqua che scivola tranquilla / e i rami rotti che trascina il fiume / e il fango in cui si macerano i detriti. / Se il senso è questo ogni dolore è vano, / lo strazio vuoto ritorna alla terra. // Se il senso è questo la vita è accettabile. >>
Sicuramente in tutto questo ha contributo l’attività di traduzione da parte di Pusterla dell’opera di Philippe Jaccottet universalmente riconosciuto come il maggiore poeta svizzero contemporaneo, si veda anche in questo senso il libro “Il poeta ammutolito. Letteratura senza io. Philippe Jaccottet e Fabio Pusterla”, scritto da Mattia Cavadini e pubblicato anch’esso in Italia dal meritorio editore Marcos y Marcos che tante innovazioni ha portato anche nel campo della narrativa italiana: questo passaggio tra Jaccottet e Pusterla è sicuramente una delle chiavi di lettura di questo autore e chiaramente anche di questo libro perché alla fine molta della Poesia Svizzera contemporanea universalmente riconosciuta e percepita anche fuori dai propri confini va in questa direzione, ha una linea e precisa e a mio avviso anche molto concreta e al tempo stesso fertile proprio per l’impatto che ha avuto e ancora oggi ha negli scrittori delle generazioni successive a quelle di Pusterla e anche nell’impatto coi lettori, problematica sempre viva per quello che riguarda la Poesia. La fortuna anche editoriale di questo libro gira proprio tutta attorno alla propria possibilità di entrare dentro l’anima delle persone.
L’uomo protagonista di Bocksten che riemerge dal nulla e inizia a cercare, a riprendere contatto con tutto quello che è stato il proprio passato e in fondo la propria storia ci assomiglia terribilmente nella nostra quotidiana ricerca, nel nostro costante tentativo di volere comprendere le cose e in un certo modo la natura umana all’interno di un territorio selvaggio e franoso, estremamente labile come sono labili ad esempio oggi le città, le metropoli e i rapporti umani che si creano all’interno di esse.
È una persona del XIV secolo probabilmente morta in circostanze tragiche a raccontarci come siamo noi oggi, e questa è la forza della Poesia di Fabio Pusterla, un’esperienza davvero cruciale all’interno della Poesia Italiana Contemporanea e uno di quei pochi testi che permettono al Novecento Italiano di evolvere e abbandonare definitivamente il Postmoderno.

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Written by matteofantuzzi

5 agosto 2009 a 14:07

Pubblicato su Uncategorized

6 Risposte

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  1. in questo clima estivo vi riporto parte della mia piccola collaborazione col secondo canale della radio svizzera italiana. ho registrato 3 puntate lo scorso maggio a torino per la fiera del libro, le altre due saranno su milo de angelis ed elio pagliarani.
    questa è andata in onda lo scorso 7 luglio e si può trovare anche qui con la mia vociaccia

    http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/approfondimento/2009/03/03/365-luglio.html?selectedAudio=6#Audio

    piccolo inciso: la radio è per tutti, non solo per i soliti mille addetti ai lavori. e secondo me dobbiamo costruire un linguaggio per fare conoscere la poesia che possa parlare a tutti e che comunque conservi tutta la dignità del lavoro che si sta facendo oggi nella poesia in lingua italiana.

    poi tutto è decisamente migliorabile… tipo la mia capacità di dizione 🙂

    matteofantuzzi

    5 agosto 2009 at 14:14

  2. Bella iniziativa. Ma è un intervento andato in onda durante un programma oppure è una piccola rubrica a sé?
    Sono d’accordo con te, Matteo, sulla costruzione di nuovi linguaggi veicolari per la poesia. Ce n’è bisogno come l’aria. A volte provo stanchezza a leggere interventi che, dopo un profluvio di parole, non lasciano nulla… perché forse non hanno detto nulla. Poche cose fatte bene. E le tecnologie possono aiutare molto nella rifondazione di questi linguaggi e nella loro diffusione. La registrazione audio di Matteo ne è un esempio: se non ascolti l’intervento in diretta, lo si può mettere on-line, scaricabile e diffondibile. E penso la stessa cosa per quanto riguarda potenziali usi del mezzo video, con la moltiplicazione dei canali sulle varie piattaforme satellitari e realtà solide come Youtube, per fare un esempio. Bisogna raggiungere una qualità più elevata nell’utilizzo di questi mezzi e mettere da parte la diffidenza da “puristi”: una tecnologia è un mezzo (da usare bene), non un fine. La poesia, se è buona, rimane anche se esplora nuovi canali. E il suo medium per eccellenza rimarrà comunque la vecchia e sana lettura.
    E credo che il dialogo con le nuove tecnologie possa fare bene anche alla stessa critica, per ripensare i propri tempi e i propri spazi, modalità d’intervento, e ricostruirsi una posizione propria.

    Marco Bini

    anonimo

    14 agosto 2009 at 11:32

  3. è una rubrica sulla letteratura che sta andando in onda sulla radio svizzera. è proprio un programma a sé che “ovviamente” parlando di letteratura parla quasi solo di narrativa. e io ho proposto invece di parlare di poesia coi miei interventi. la radio poi ha dei tempi fissi, 5/6 minuti nel caso, non puoi “sbrodolare” e anche questo è un bell’esercizio di sintesi. abbiamo spesso l’impressione che le cose che per noi sono quotidiane siano conosciute da tutti: la gente “mediamente” non sa una mazza di chi siano i poeti, non li conosce proprio, sono un terreno totalmente incontaminato. quindi innanzitutto bisogna lasciare perdere tutte le beghe che il mondo della poesia si tira dietro, e secondo bisogna proporre buona poesia, se no ci si gioca l’avvicinamento di queste persone alla stessa.

    la radio per me rimane decisamente un mezzo interessante

    matteofantuzzi

    15 agosto 2009 at 08:15

  4. giusto per continuare -io- a menare il torrone con quanto accade nell’elvetico oltreconfine (e in Italia no)

    I LIBRI NEI MEDIA (Tv e Radio) del Cantone Ticino:

    1) sul portale della RSI c’è STILE LIBERO: http://www.rsi.ch/home/channels/lifestyle/libri.html

    2) su RADIO 1
    LA CLASSIFICA DEI LIBRI:http://reteuno.rsi.ch/home/networks/reteuno/classificaLibri.html

    2) su RADIO 1
    LEGGIAMOLI: http://reteuno.rsi.ch/home/networks/reteuno/leggiamoli.html

    3) su RADIO 2
    365 LIBRI DA LEGGERE PRIMA DI MORIRE (3 volte al giorno)

    4) su RADIO 2
    SPIRACOLI: http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/spiracoli.html

    5) su RADIO 2
    FURBO CHI LEGGE
    (non trovo il link)

    Sulla Tv invece, ogni sabato sera MICHELE FAZIOLI cura una rubrica alle ore 19.00 circa che varia da 15 a 30 min. dedicata ai libri.

    (i quotidiani e i portali web, i festival e quant’altro non li cito….la pazienza dei lettori ha un limite…)

    Fabiano Alborghetti

    anonimo

    17 agosto 2009 at 20:25

  5. per onore di cronaca sono programmi il cui peso è spostato però in gran parte sulla narrativa. se no facciamo diventare la svizzera come il paradiso in terra !

    è come dire che siamo a posto in italia per qualche minuto su fahreneit a radio 3 (che comunque si fa 3 ore di diretta ogni giorno) o qualche sprazzo episodico altrove.

    i programmi di poesia, come quello che facevano su radio 24 fino all’anno scorso purtroppo fanno grande fatica a sopravvivere.
    intanto oggi davide nota ha fatto diverse colonne su l’unità che ultimamente faceva fatica pure a pubblicare d’elia. spero che si possa ripartire da segnali come questo, poi si può parlare della sostanza espressa da nota. ma ecco: quando si riuscirà a ragionare sulla poesia parlando di poesia in italia, senza mischiarla ad altre fonti, anche letterarie che sicuramente viaggiano su strade diverse (né migliori né peggiori, semplicemente diverse) ecco che si sarà fatto qualcosa di buono.

    lavoriamo e andiamo avanti ognuno col proprio lavoro. ricordandoci della gente.

    matteofantuzzi

    18 agosto 2009 at 22:05


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