UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 5 comments

Alfonso Gatto: tra pietas e poiesis di Luca Ariano.

Nato a Salerno il 17 luglio 1909 da Giuseppe e da Erminia Albirosa, da un’antica famiglia di piccoli armatori e marinai tra Reggio e Messina quella paterna, borbonica illuminata quella materna, di proprietari terrieri originari di Polla, dediti alle lettere e agli studi giuridici. Il padre è funzionario dell’amministrazione provinciale salernitana, la madre provvede alla numerosa famiglia ( otto tra fratelli e sorelle ), precocemente segnata dalla morte del piccolo Gerardo.
A Salerno il giovane Gatto è brillante studente del liceo " Torquato Tasso".
Nel 1926 si iscrive all’Università di Napoli, prima a Giurisprudenza, poi a Lettere, senza mai laurearsi. Subisce il fascino intellettuale dello zio scultore Saverio Gatto ed entra in rapporti con Edoardo Persico.
Si trasferisce a Milano ma prima di una sistemazione definitiva in città, sempre in modeste camere d’affitto, occorrerà aspettare il 1934. Nel frattempo collabora a " L’Italia Letteraria" e alla rivista genovese di poesia "Circoli", fondata e diretta da Adriano Grande. A Milano, dove prende dimora nel maggio del ’34 lo accolgono gli amici Zavattini, Tofanelli, Sinisgalli e il poeta Orazio Napoli: gli saranno compagni di discussioni e polemiche nei caffè cittadini, il notturno "Savini" e il pomeridiano "Le Tre Marie", dove erano frequentatori abituali.
Trova lavoro all ’ "Ambrosiano", quotidiano del pomeriggio.
Sposa nella chiesa di S. Agnese Jole turco: gli fanno da testimoni Arturo Tofanelli e Domenico Cantatore; festeggiano con Zavattini, Quasimodo e gli altri sulle panchine di piazza Piola. A Milano nasce la primogenita Marina, a Firenze, qualche anno più tardi, nascerà Paola.
Nel 1936 viene incarcerato a San Vittore per "cospirazione sovversiva": aveva ospitato l’amico Guglielmo Perice, tornato da Parigi con materiale di propaganda antifascista.
Trascorre sei mesi in carcere; all’uscita, schedato e sorvegliato, senza una lira, trova. Grazie all’intervento di Silvio Negro, un posto di correttore di bozze al "Corriere": sarà il suo lavoro fisso a Milano fino alla decisiva partenza per Firenze nell’autunno del 1937.
Scrive sulla rivista "Campo di Marte".
Chiusa questa esperienza intensificherà la sua presenza su un altro foglio di fronda all’interno del partito fascista come "Corrente" diretto a Milano da ErnestoTreccani.
Nel 1939 pubblica a Milano per i tipi della editrice Panorama la prima edizione di Poesie,
comprensiva di una selezione delle due precedenti raccolte e delle nuove liriche maturate nel clima fiorentino, dove acquista forte valenza per il tema memoriale. Con il libro, pare stampato in una notte, ottiene il premio Savini. Subito dopo entra nella redazione della rivista "Panorama" a Milano. Alla fine del 1940 Gatto ha in animo di stabilirsi a Firenze e tenta invano di farsi assumere a la "Nazione", di cui è già collaboratore, ma la sua posizione di antifascista gli è di ostacolo.
Viene nominato per chiara fama, professore di lettere d’italiano al Liceo Artistico di Bologna.
L’attività di critico d’arte è particolarmente feconda. Trasferitosi a Milano curerà il bollettino della Galleria l’Annunciata di Bruno Grossetti che, tra pittura e letteratura, ospita le firme di Pratolini, Giolli, Arcangeli e Veronesi. Proprio all ’Annunciata tiene, dal 20 aprile al 10 maggio 1943, la sua prima mostra di tempere ed acquerelli presentata da Virgilio Guidi.
Nello stesso anno partecipa alla mostra dei pittori- scrittori organizzata dalla Galleria "Il Cavallino di Venezia". Il ’43 si rivela un anno felice per l’attività creativa; oltre ad una nuova edizione di Poesie. Intorno al Natale del ’44 compone un libro di poesie per bambini che uscirà l’anno successivo da Bompiani col titolo "Il sigaro di fuoco".
Il dopoguerra è fervido di lavoro; domina accanto alla poesia l’attività giornalistica: dal 13 agosto al 5 dicembre del 1945 è direttore con Mario Bonfantini, del quotidiano "Milano- sera", fondato per trovare consensi dell’area di sinistra.
Vi scrive utilizzando anche lo pseudonimo Vale; dopo aver lasciato la direzione darà ugualmente pagine di critiche e racconti. Nella primavera del ’46 conosce la pittrice Graziana Pentich, triestina, venuta a Milano per lavorare nel campo giornalistico. Sarà la sua compagna per oltre vent’anni.
Tra la fine del ’46 e l’inizio del ’47 si trasferisce a Venezia, per lavorare, come redattore- capo al "Mattino del popolo". Nell’estate è a Torino nella redazione del "L’Unita", frequenta Italo Calvino e Raf Vallone. Per l’Unità segue il giro d’Italia nel ’47 e nel ’48 insieme a Pratolini.
Si sposta a Roma tra la fine del ’47 dirige il quindicinale "Pattuglia", il corriere dei giovani.
Per cronica mancanza di fondi, l’impresa, nonostante il molto impegno profuso, sembra destinata a naufragare: Gatto lascia la direzione dove viene sostituito da Gillo Pontecorvo.
Nel ’49 è ancora a Milano; nell’estate si trasferisce, con la sua compagna in attesa di un figlio, sul lago di Como presso l’albergo L’Orio di proprietà di amici. Lì nasce il figlio Leone.
A Carate Urio rimarrà, pendolare con Milano, fin verso il Natale del ’50, quando passerà ad abitare in una casa di via Corridori, di proprietà della Mondadori.
Maturano, in questi anni, e vanno a segno molti progetti creativi: pubblica nel ’47 le liriche della Resistenza Il capo sulla neve e, nel ’49, il romanzo eroicomico La coda di paglia..
Per dissensi sorti già alla fine degli anni ’40, si stacca dal Partito comunista da cui si dimetterà ufficialmente nell’aprile del ’51.
Entra nella redazione di "Epoca" dove dirigerà la rubrica "Italia Domanda" e compirà vari servizi giornalistici in giro per l ‘Italia. Il lavoro poetico resta costante, disseminato in una fitta serie di abbozzi, progetti, di carte manoscritte e dattiloscritte.
Come sempre alterna al lavoro di giornalista quello di critico d’arte. Nel ’55 un viaggio in Sardegna per "Epoca" diventa fonte d’ispirazione di alcune liriche. Dello stesso anno un servizio sui santuari del centro- sud gli dette alcune di argomento meridionale; dal viaggio a Pompei anche l’ispirazione della lirica Sera a Pompei.
Collabora con una certa frequenza alla "fiera letteraria", che nel dicembre del ’55 gli dedicherà un numero monografico. Nel’57 lascia "Epoca" e Milano, dove aveva vissuto per quasi sette anni e si trasferisce a Roma. Segue nell’estate il tour de France e ripeterà l’esperienza l’anno successivo.
Nell’autunno del ’61, a seguito degli impegni con la RAI-TV, si trasferisce a Roma con la famiglia.
L’anno successivo la dura prova della morte del piccolo Teodoro, secondo figlio suo e di Graziana Pentich. Il ’63 è ancora un anno editorialmente ricco poiché pubblica due grandi opere.
Per la Rai scrive una serie di "ballate" dedicate al primo anno del secolo e a personaggi come Ollio, della celebre coppia di comici americani; nel’68 comporrà testi per il cabaret letterario: Il solito ignoto. Nel ’64 matura un suo raffinato progetto di "Poesie Veneziane", un’idea che Gatto coltivava da anni. Dal luglio del ’74 è collaboratore sportivo del quotidiano milanese "Il Giornale", diretto da Indro Montanelli.
Muore in un incidente stradale nei pressi di Capalbio l’8 marzo del 1976. È sepolto a Salerno nel cimitero di Brignano. Il suo sepolcro di pietra reca incise le parole dell’amico Eugenio Montale:
"Ad Alfonso Gatto / per cui vita e poesie / furono un’unica testimonianza / d’amore".
Di Alfonso Gatto attualmente sono in commercio solo tre libri di poesie: Poesie a cura di Francesco Napoli edito da Jaca Book, Lapide 1975 e altre cose edito da San Marco dei Giustiniani,
Il Vaporetto(poesie per bambini), stampato da Mondatori. L’intera opera poetica del poeta salernitano è stata tutta raccolta dal medesimo nella collana mondadoriana de “Lo Specchio” ma oggi appare introvabile e risulta molto faticoso reperire le poesie, leggerle e analizzarle.
Il primo volume in cui raccoglie delle sue raccolte è intitolato Poesie edito nel 1941 presso Vallecchi e ristampato nel 1961 da Mondadori e raccoglie Isola del 1932 e Morto ai paesi del 1937.
Parlando della poetica di questi anni il poeta: “Ho scritto la mia prima poesia a vent’anni in una stanza diroccata. Di là dalla finestra c’era il mare, pioveva dolcemente. Avevo visto per vent’anni le montagne chiudere il golfo e contro il cielo una casetta odorare del suo intonaco rosa che la pioggia risvegliava. (…) Questa fu la poesia che mi si rivelò in quella stanza diroccata ov’io ero seduto (..)”.
Nella prefazione della raccolta del 1941 il poeta afferma:”E’ destino dell’autore che egli perda tutto e non si consoli mai delle proprie parole felici che invece spettano agli altri, alla persona che gli ha recato negli occhi lo stupore della vita nuova.”
Isola(1929-1932) consta di 50 poesie che risentono delle influenze culturali del poeta e dei suoi studi di impianto classico.Gatto fa uso della rima e di metri di varia misura(rime al mezzo, allitterazioni, assonanze e consonanze).La raccolta si apre con la poesia in corsivo intitolata “Poesia” in cui pare già delinearsi la sua poetica: In ogni gioia breve e netta scorgo il mio pericolo./(…) Universo che mi spazia e m’isola, poesia. In questa raccolta appaiono alcune prose poetiche( “Amici”, “Uomo di mare”) che risentono chiaramente dell’influenza del “Notturno” di D’Annunzio, dei “Rondisti” e in particolare di Cardarelli. Anche Pascoli è molto presente come nella poesia “Il giogo”: Ad una montagna dura, scoscesa, / dritta sullo specchio verde del mare, / mi sono aggrappato in una difesa/ panica, con le mani strette alle rare /erbe che schiantano senza colori. Nella poesia “Serenata” si possono vedere già in fieri elementi di affinità con un altro poeta meridionale: Quasimodo. In “Desiderio di laguna” è molto esplicito il riferimento al Montale degli Ossi di seppia: Golfo, scirocco d’albatri svogliati, / chiudi la vita tarda che s’impiuma / di bianco nel silenzio ove aggrappati/ reggono i moli. In “Canto d’autunno” si può leggere un’ interpretazione paesaggistica-lunare vicina a tratti all’amico Sinisgalli: Nello spazio lunare/ pesa il silenzio dei morti. /(..) Come un tepore troveranno l’alba / gli zingari di neve, / come un tepore sotto l’ala i nidi.
Morto ai paesi(1932-1937) si instaura in pieno clima ermetico che ha visto nel 1933 uscire la raccolta di Ungaretti Sentimento del tempo e le raccolte di Quasimodo Odore di Eucalyptus ed Erato e Apollion e traccia una sorta di continuità con la precedente raccolta. E’ una “poesia pura” sempre legata alla tradizione e alla formazione culturale del poeta campano. C’è un vagheggiamento elegiaco di fatti e persone, un gioco melico-prosodico che si serve dell’uso sapiente di figure retoriche quali l’analogia: “Procede per analogia di rima, e non di metafora” (Gianfranco Contini). Mengaldo definì Morto ai paesi “libro centrale dell’esperienza ermetica”. Alcuni hanno accostato la sua poesia a quella di Salvatore Di Giacomo; centrale è comunque l’esperienza pittorica del poeta come si può notare nella poesia “Marina d’agrumi”: roseo colore, buio boscoso, verdi dalle foglie, notte bianca. “Alba a Sorrento” è quasi un poème en prose tanto caro a Gatto e si respira una atmosfera magica del paesaggio, quasi un “surrealismo d’idillio” come lo definì con una bellissima espressione Giansiro Ferrata: (…) Sulla finestra a grate, tra i rami d’arancio/ portava il vento uno slancio di polle rosate: / i gerani smorti dal gelo trepidavano d’aria / sotto l’arcata solitaria illuminata dal cielo.
Arie e ricordi(1940-1941) fa parte della raccolta Poesie del 1941 e della ristampa del 1961.Gatto si allontana dalla sua terra natia ed in questa raccolta compaiono nuovi luoghi come Milano, Venezia, ecc; vi sono forti sensazioni paesaggistiche e stagionali.E’ una poesia della memoria che ripercorre i luoghi dell’infanzia e vi è ancora un uso sapiente della rima e dell’endecasillabo, evidenti gli influssi del Rolli e del Metastasio. In questa raccolta inizia a manifestarsi quella pietas che caratterizzerà la poetica delle raccolte successive e in particolare di Storia delle vittime. Vi è nel poeta campano una forte partecipazione alla pena altrui, predilezione per la figura dei poveri, della gente semplice e dimessa, umili creature umane e animali. Esemplari sono le poesie “Poveri” e “Un’ alba” : I poveri hanno il freddo della terra. /(…) io li ricordo contro un cielo d’aria, / i povero stupiti, come l’agro / verde dei prati sfiora nella pioggia /una velata eternità di sole.
La fredda / banchina dei mercati odora d’erba./ La porta verde della chiesa è il mare.
Storia delle vittime( 1943-47 / 1963-65) raccoglie tutte le poesie di impegno civile del poeta pubblicate nelle raccolte Il capo sulla neve( 1943-47) e Amore della vita; Sintomatica è la prefazione di Massimo Bontempelli a Il capo sulla neve: “Nelle liriche di Alfonso Gatto è scomparso l’io come perno dell’universo( sia che in esso si smemorasse, sia che ne ritraesse illusioni di divinità). Io non è per lui che un’ammonizione a vedere gli altri, a difenderli, a ucciderli forse, ma per liberarli”. Cambia il linguaggio poetico che non risente più delle reminiscenze pascoliane e dannunziane, ma rieccheggia di echi palazzeschiani come nella poesia “Vivi” ; il linguaggio risente molto della realtà della guerra e le poesie sono impregnate di vocaboli di cronaca e termini più colloquiali. Nella poesia “Un fatto” è lampante la sofferta partecipazione per la realtà storica attuale: Attonita la povertà / nebbia d’un sol colore / nebbia d’un solo amore / la stessa parola infinita. Poesia di chiara matrice partigiana è “Hanno sparato contro il sole”: Non udire i treni, / non guardare nel cielo altro che il freddo / sepolcro della luna, ascolta il passo / delle guardie di ferro. Molto toccante la lirica “Giorgio” scritta in memoria dell’amico Eugenio Curiel
( Giorgio); il linguaggio si fa nettamente più quotidiano: In un giorno della vita / ho camminato con Giorgio / a capo scoperto nel cielo. / Giorgio era il Partito / Giorgio era il suo cuore / maturo come un frutto. Nella poesia “Alla voce perduta” il linguaggio epico diventa quasi una ballata popolare e forte è la pietas del poeta nei confronti dei soldati visti come umile gente, vittime della guerra: (…) Con tutto il pianto spegnerai la voce / per cantare sul mondo e dirgli addio / sempre, ogni sera, per veder passare / tante lontane rondini nel cielo / azzurre e nere, come in un tepore / nuovo per l’aria e per la terra. Talvolta però il poeta scade nella retorica come nella poesia “Per i fucilati di piazzale Loreto” ma possiamo capirne il perché dalla sua affermazione sulla Resistenza:
“ Resistere significa durare al limite della nostra tenacia e della nostra pazienza fisica. E’ una prova che scegliamo nell’atto di essere, un convincimento interiore per una ragione ultima. La Resistenza cioè non è un momento eccezionale dell’essere: ma è all’opposto un tempo che dura, il farsi, nel tempo e nella storia, di una coscienza comune”. La poesia di Gatto diventa spesso sublime quando parla dei suoi affetti più cari, esempio evidente è la lirica “ A mio padre” dove diventa mitica la figura del padre : Mi basterebbe che tu fossi vivo, / un uomo vivo col tuo cuore è un sogno. / (…) Tu vedevi il mondo nel plenilunio sporgere a quel cielo, / gli uomini incamminati verso l’alba.
In Amore della vita il linguaggio si è fatto sempre meno ermetico, come nella lirica precedente, e la letterarietà è sempre meno presente in Gatto come nella poesia “Elezioni”: In questo vecchio caffè/ c’è un odore d’incenso / di ragia e di parquet / lustrato come una bara : / ed una voce chiara.
Il poeta raggiunge risultati migliori quando torna a parlare degli umili a lui tanto cari, come nelle poesie “ Agli uomini del sud”, e “Le vittime” : Farneticate con la morte, il sole / è nero, contro i muri l’ombra intrica / i soliloqui e i pianti, la ragione / nel vostro cuore s’agita col sangue / oscura e densa come una ferita. La storia fosse scritta dalle vittime / altro sarebbe, un tempo di minuti / di formiche incessanti che ripullulano / al nostro soffio e pure ad una ad una / vivide di tenacia, intente d’essere.
Con La forza degli occhi( 1950-1953) Gatto raggiunge la piena maturazione poetica; si allontana dallo stile ermetico e si fa costante l’uso della metrica in particolare endecasillabi, settenari e ricorre spesso all’uso di quartine di chiaro sapore classico. Sempre forte è l’interesse per gli umili e i poveri, ma si affaccia in questa raccolta l’influenza dello stile e delle tematiche di poeti surreali ibero-americani quali: Lorca, Alberti e Machado. Significativa è la poesia “Sciarada” dedicata alla morte dell’amico Ugo Arcuno in cui si ravvisano soluzioni metafisiche: E’ difficile dire, ma si deve dire, / il cuore è detto che non si può dire. / sempre uno specchio quanto più profondo colora tutto il giorno che passa / e di sé nulla, un abisso, un macigno. In “Canzonetta” c’è una vocalità popolare evidente nell’uso di strofette popolaresche ed il finale è chiaramente palazzeschiano: Le ragazze moderne / non sono eterne. (…) Il rosso le veste di blu / l’azzurro le veste di rosa, / un poeta non sa più / quale scegliere per sposa . / Sceglierà la più bella? “La rosa” è una quartina di stampo classico, così come il tema del fiore tanto caro a Gozzano e ai Crepuscolari: La rosa se l’azzurro la colora / di sé rossa nel verde alza la rosa / rosa di macchia fulgida la rosa / rossa d’azzurro, viola d’acqua nera. Costante è il livello metafisico della poesia del poeta salernitano come in “E’ sempre l’ora” : Nella sola parola / che mai s’ode e s’udrà / il bianco fu compiuto. / La morte non può dire / se il silenzio la desterà. / (…) Il giorno muto, / è sempre l’ora. Lo stesso tema ricorre nella poesia “In un soffio” dove Gatto ci porta nel mistero del risveglio della parola e dell’ispirazione: Risvegliare dal nulla la parola. / E’ questa la speranza della morte / che vive del suo fumo quando è sola, / del silenzio che ventila le porte.
A partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, la poesia italiana dopo la fase del neorealismo, attraversa una fase di impasse causata da un “ fare poesia con la sola testa, evitando o ignorando tutta la materia prima dell’uomo”.( Carlo Bo)
Gatto risponde con Osteria flegrea( 1954-1961) alla crisi di questo periodo. Anche in questa raccolta è costante l’uso di rime, assonanze, ecc. come nella poesie “Inverno a Roma” e “Al mio bambino Leone”: I bambini che pensano negli occhi / hanno l’inverno, il lungo inverno. Soli / s’appoggiano ai ginocchi per vedere / dentro lo sguardo illuminarsi il sole. Vedere ogni parola / che tu provi coi denti / battendo sugli accenti / il passo di vittoria, / vederti nella storia / di tutti col tuo cuore / innocente che sa, / forse è chiamarti, amore, / mia breve eternità.
Il 3 novembre 1958 morì sua madre e Gatto le dedicò una piccola plaquette che poi confluirà in Osteria flegrea dove spiccano le poesie “ Mia madre a Marini” e “A mia madre” che possono ricordare certe liriche di Caproni dedicate alla madre Anna Picchi: Il verde, il muro, sui gradini l’erba. / era l’autunno nel piccolo fiordo / d’azzurro nevicato. Quel che serba / l’avvenire è passato, il tuo ricordo. Ch’io ti veda demente per ragione / e come sempre avere nel peccato / rimorso e sdegno per la tua passione, / ch’io ti veda all’oscuro, illuminato / il cuore nei presagi, o madre morta. In “Sogno d’estate” ritorna la tematica amorosa che a tratti ricorda gli Stilnovisti ed in particolare Dante e Cavalcanti: (…) Amore è amore / liscio alla sua foce. / un’ alpe zuccherina, / l’amore è brina. / che sogno averti vicina / notturna, fresca, sottovoce.
Rime di viaggio per la terra dipinta(1968-69) consta di 100 poesie e Gatto fa un uso costante e sapiente dell’endecasillabo, sonetti e quartine, “ aggraziato nella forma cordiale e familiare della quartina”( Jacobbi) e frequenti sono i riferimenti ai poeti del ‘200 e Petrarca. Notevoli sono le esperienze di viaggio e la sua attività di pittore e si può notare un’applicazione di natura prevalentemente intellettuale evidente nel gioco metrico-stilistico. Nella poesia “Neve sui vivi e suo morti” ritorna quel tono “patetico” tanto caro al poeta: I morti che respirano tepore / sotto la neve, i vivi che hanno fuoco / a vedersi raccolti nel chiarore / del lungo inverno, forse intenti al gioco / del tocco o addormentati nel racconto / del lungo inverno. In “Paesaggio veneziano” si nota chiaramente l’influenza pittorica del poeta che descrive mirabilmente i colori della città lagunare: Ma quel rosa scialbato di Venezia, / crudo violetto che digrada al fioco / azzurro delle sere, quell’inezia / di luce che trapassa nell’eterno / presentimento. Lo stesso si può evidenziare ne “ La costiera d’ Amalfi” : La strada che da Vietri a Capodorso / a Minori, ad Amalfi sale e scende / verso il mare di Conca e di Fuore / è strada di montagna.
Postuma uscì nel 1976 la plaquette Lapide 1975 ed altre cose che contiene un bellissimo ricordo dell’amico Giorgio Caproni: “(…) Ma ho di Gatto un ricordo bellissimo, tutto in bianco e nero, e in una Genova inedita in un’aria tutta sfatta di neve, soffice e spenta come un cigno fucilato s’un mare d’inchiostro. Genova era bianca e Gatto era nero”.Ricorrenti sono i temi dell’amore e della morte come nella poesia “La pioggia” : Ora, se indugi ad aprire il mattino / con la finestra piovosa / che sgocciola d’acqua e d’ argento / quel rapido abbaglio di sole nel vento / t’allega come la rosa.
Nella breve lirica che dà il titolo alla plaquette c’è quasi un presagio di morte che coglierà Gatto l’8 marzo del 1976: L’attese per la morte il primo giorno / del nascere, ora un secolo conclude / la gioventù perduta, la vecchiezza / che non ebbe mai sua.Tornato anche qui i temi della memoria come i ricordi di guerra: Era il vento che a battere gli eterni / capi dell’aria spalancava l’uscio / della luna marina, nella pioggia / battevano le gronde, sugli sterri / dei morti –dissi – la memoria è terra / di fango, fango di memorie, guerra. In Poesie d’amore (1941-49 / 1960-72) Gatto aveva raccolto per i tipi dello “Specchio” tutta la sua produzione poetica d’amore o comunque considerata non di stretto impegno civile. Ritornano i ricordi famigliari in particolare della madre come nella poesia “Mamma in carrozza con la luna del Sud”. Costante è la partecipazione e la commozione per i morti come in “Io penso ai morti” : Nella pioggia che batte e scioglie i cieli / – i grandi cieli all’improvviso soli – / io penso ai morti.
Ne “Lo stellato” si avverte una poesia metafisica ed evidenti sono i richiami a Petrarca e a Leopardi: Quale immagine vedo oltre di me che viva / in quest’ultimo sole, / quale giorno infinito?
Ultima raccolta, anch’essa postuma, Desinenze(1974-76) non denota nessun particolare cambiamento nella poetica e nello stile del poeta di “Campo di Marte” ma ritornano echi da filastrocca palazzeschiana come in “Canzoncina”. “Un fiore per Kavafis” è uno splendido omaggio ad un poeta assai caro a Gatto: Un uomo come lui che gli somigli, / stanco e voglioso d’essere più solo / di quel che fu con i pensieri suoi. Hanno quasi un tono profetico i versi trovati sul fascicolo che conteneva le liriche di questa raccolta: Quante volte mi fu vicina, quante / la morte per sorprendermi, quel giorno / che uscendo dalla nebbia, dalle piante / del parco solo me la vidi intorno. “ Chi rilegga i suoi versi, di paesaggio, d’amore, di affetti familiari, di passione civile, di carnale e intellettuale meraviglia di fronte al creato, ritrova in essi una potente vena conflittuale che, dal luttuoso e solare accento di commozione dell’età giovanile, cresce su se stessa in una continua accensione di sensualità e metafisica” ( Geno Pampaloni).

Bibliografia

Isola, Napoli, Libreria del ‘900, 1932.
Morto ai paesi, Modena, Guanda, 1937.
Poesie, Milano, Panorama, 1939.
Poesie, Firenze, Vallecchi, 1941.
L’allodola, Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1943.
Amore della vita, Milano, Rosa&Ballo, 1944.
La spiaggia dei poveri, Milano, Rosa&Ballo, 1944.
Il sigaro di fuoco. Poesie per bambini, Milano, Bompiani, 1945.
Il capo sulla neve, Milano, Milano Sera, 1947.
Nuove poesie, Milano, Mondadori, 1950.
La forza degli occhi, Milano, Mondadori, 1954.
La madre e la morte, Galatina, Quaderni del “Critone”, 1959
Poesie, Milano, Mondadori, 1961.
Osteria flegrea, Milano, Mondadori, 1962.
Il vaporetto. Poesie, fiabe, rime, ballate per i bambini di ogni età, Milano, Nuova Accademia, 1963.
La storia delle vittime, Milano, Mondadori, 1966.
Rime di viaggio per la terra dipinta, Milano, Mondadori, 1969.
Poesie. Scelte dall’autore, Milano, Oscar Mondadori, 1972.
Poesie d’amore, Milano, Mondadori, 1973.
Lapide 1975 ed altre cose, Genova, San Marco dei Giustiniani, 1976.
Desinenze, Milano, Mondadori, 1977.

Annunci

Written by matteofantuzzi

9 luglio 2009 a 06:43

Pubblicato su Uncategorized

5 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. articolo uscito nel 2004 per “il foglio clandestino”. oggi ovviamente c’è l’oscar mondadori che sicuramente è più facile da raggiungere rispetto alle citate pubblicazioni, ma il senso dell’opera rimane. ringrazio luca per l’articolo.

    matteofantuzzi

    9 luglio 2009 at 06:47

  2. Grazie a Matteo per aver pubblicato questo mio articolo. Quando lo scrissi non era ancora uscito l’Oscar di Gatto ed era un poeta molto dimenticato (quanto meno dall’editoria). Oggi va forse un po’ meglio anche se credo che sia un po’ dimenticato, sottovalutato da molti giovani.

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    9 luglio 2009 at 09:03

  3. Gatto è sicuramente uno dei grandi esploratori sensual-metafisici della poesia contemporanea

    Symbios

    31 agosto 2009 at 15:56

  4. Mi sto documentando con passione su Alfonso Gatto, personaggio eclettico e di grande spessore secondo me.
    ho grande difficoltà a trovare materiale riguardo alla sua pittura, qualcuno mi può dare una mano?
    vorrei scrivere la tesi su questo autore e sulle diverse sfaccettature della sua personalità artistica

    anonimo

    18 settembre 2009 at 17:45

  5. Non riesco a trovare una vera e propria biogarfia della Graziana Pentich che, pare, è solo vissuta all'ombra del compagno Alfonso Gatto, pur essendo una bravissima pittrice.

    anonimo

    9 settembre 2010 at 20:13


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: