UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Dopo la lettura a Vigevano di Sebastiano Aglieco.

Al termine della lettura, a Vigevano, proprio sull’uscio della libreria, mi è capitato di ascoltare i commenti risentiti di un tizio che, mentre fumava una sigaretta, se la prendeva contro i poeti e la loro poesia accusando noi lettori di poesia di essere degli ipocriti inquinatori: di aver letto parole inutili, perché stampate su carta, e il consumo della carta, si sa, nuoce a noi tutti e alla natura. Ma anche utilizzatori di vetture per tornarsene a casa: Vigevano – Milano e oltre, due passi, no?. ”Perché non te ne torni a casa a piedi, tu che leggi poesie contro l’inquinamento?”. Perché le vetture, come si sa, inquinano e fanno male all’ambiente. Ma, oggetto di questi strali sembrava essere soprattutto l’editore che ha pubblicato l’antologia, il quale, appunto, pubblica un’antologia contro l’inquinamento stampandola su carta: il massimo dell’ipocrisia editoriale insomma! Visto il tono, l’irragionevolezza del discorso – siamo alla pura ideologia – mi sono incazzato di brutto. Gli ho detto che consideravo ipocrita il suo atteggiamento e anche il suo semplice gesto di fumare una sigaretta. Chè, si sa, le sigarette fanno male alla propria salute e a quella degli altri. Racconto questo episodio perché mi sembra la metafora di uno sguardo ottuso che confonde i ruoli e gli statuti: come uomo m’impegno a far del mio meglio; come poeta, idem. Le due cose non vanno confuse. La poesia è un compito, esige un lavoro, una ricerca. La partecipazione alla vita civile è un compito altrettanto necessario, ma sostenere di abolire la parola perché è ipocrita, non funzionale a qualcosa, mi sembra la sintesi di un ragionamento becero degno di un clima di regime in cui i libri si mettevano al rogo perché inutili. In cui la poesia doveva essere funzionale a portare un messaggio. Io scrivo poesie, la poesia mi chiede esattezza, precisione, bellezza, onestà nei confronti degli altri e di me stesso. Partecipo, per un gesto di responsabilità e di semplice testimonianza civile a un’iniziativa contro l’inquinamento. Leggo nell’assoluta indipendenza della parola, che ha il suo statuto, la sua necessità interna. Se non si capisce questo, allora siamo tutti portati a pensare che la poesia, nella sua forma, debba essere per forza poesia di protesta, poesia di… etc… etc… Io leggo le mie poesie in un’occasione di partecipazione. Non può essere chiesto alla poesia, necessariamente, di essere una banderuola, un gesto portato a favore di qualcuno. Io partecipo da uomo, prima, come poeta, dopo. Ma non tiriamo la poesia per il collettino. Non è una puttana la poesia. E’ una gran signora quando vuole. Ha sguardo vasto, quando vuole, e può benissimo andare a passeggio con le cose del mondo, senza ruffianerie. Questo signore, se sarà un poeta – come credo voglia essere – imparerà ad accettare di stampare le sue poesie su carta, come tutti. O le terrà per sé in un cassetto e amen.

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Written by matteofantuzzi

19 novembre 2008 a 08:25

Pubblicato su Uncategorized

8 Risposte

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  1. il libro è quello di ariano e cerquiglini uscito da campanotto, come credo avrete già capito. ringrazio sebastiano.

    matteofantuzzi

    19 novembre 2008 at 08:25

  2. Io ringrazio Sebastiano per la passione, l’impegno e naturalmente l’onestà. Ha letto poesie molto intense. Avevo commentato nel suo blog ma chissà come mai non si è salvato.
    Putroppo questa persona – che credo di sapere chi sia – è un provocatore di professione. Noi vigevanesi frequentatori della libreria siamo abituati. E’ uno scrittore-poeta frustrato che fa parte del folklore locale.

    Un caro saluto e grazie

    Luca Ariano

    anonimo

    19 novembre 2008 at 09:41

  3. Buonasera,
    non disprezziamo in massa il maestro di Vigevano, dal punto di vista strettamente logico sembra avere le sue ragioni. Chi si arrabbia lo conferma.

    Aggiungo inoltre che i regimi mettono al rogo (metaforicamente o meno) i libri quando questi incarnano la minaccia della libertà di pensiero. A quel punto, hanno semmai da preoccuparsi gli scrittori esclusi dalla lista degli arsi.

    Bibliografia essenziale: “Il rogo dei libri”, B. Brecht e “Breve invito a rinviare il suicidio”, Battiato/Sgalambro.

    Saluti da Raimondo I.

    PS: è se la poesia fosse una puttana? Think about it

    anonimo

    19 novembre 2008 at 20:20

  4. e, non è…

    Raimondo

    anonimo

    19 novembre 2008 at 22:44

  5. la poesia non credo raimondo, che diversi poeti frequentino il mestiere poi miracolosamente gridino alla loro verginità… beh questo mi pare già più possibile. poi io credo che in Italia il sistema faccia sì che purtroppo per la stragrande maggioranza delle cose non sia abbastanza essere solo “capaci” ma ci voglia anche la capacità di sapersi muovere. i ragazzini che adesso abbiamo a mano in questo credo siano davvero un grande esempio di come prodotti più o meno validi e un marketing vincente alla fine si facciano sentire.

    poi se la rete, le riviste, il movimento ecc. riuscirà a fare vedere ANCHE la qualità priva di giochini allora si sarà fatto qualcosa di incredibile, ma credo che anche una scimmia ubriaca anche in rete possa godersi “mediamente” le stesse dinamiche che fino a poco tempo fa erano esclusiva del cartaceo. poi c’è qualcuno che lavora onestamente e perchè “ci crede” e ancora una volta bisognerebbe che quelli facessero secondo capacità. e stop. alla fine è una sorpresa l’abolizione della parola quando ci viene prospettata.

    ma a bocce ferme sappiamo che ci sono delle colpe nel sistema che è stato proposto per la diffusione della poesia. se no tutto questo e altro e quello che è stato in passato il fenomeno blog forse non ci sarebbe stato o per lo meno di tutt’altre dimensioni.

    matteofantuzzi

    20 novembre 2008 at 17:53

  6. Estoy de acuerdo, Matteo, ma… la provocazione è necessaria. Bisogna glorificare la poesia ma anche il silenzio. Il sistema non sarà mai affidabile. “E’ necessario vivere / bisogna scrivere / verso l’ignoto tendere… ” (cit.)

    Raim.

    anonimo

    20 novembre 2008 at 19:25

  7. Diario di bordo del 25 novembre[..] Non rassegnarsi, questo, intanto Leggetelo, questo post di Morgan: ci coinvolge tutti, come cittadini italiani e come persone. Michela Murgia Perché tre è meglio che uno Franca Rame Berlusconi invita a spendere: la teoria delle br [..]

    Soriana

    26 novembre 2008 at 00:50

  8. Siamo parti. La coerenza esiziale è figlia di integralismi insostenibili.
    Credo ci sia da far chiarezza, interiore, su questo, per evitare sensi di colpa inutili e desolanti, e magari trasformare certi incontri in una buona, sacrosanta bevuta.

    molesini

    27 novembre 2008 at 01:53


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