UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Su Maria Pia Quintavalla.

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Dalla prefazione di Franco Loi ad “Album feriale”
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.. E’ rigenerazione la parola, e svelazione del nascondimento – come dice Heidegger – e rivelazione di sé e della propria esperienza nelle cause più profonde. Maria Pia sa ormai quale sia il cammino e come ci si debba applicare al passo. Mi viene in mente un altro percorso e un’altra fede nella taumaturgia della parola, quella di Amelia Rosselli. Anche in Maria Pia è sopravvenuta la resistenza alla corruzione e al dolore del vivere. Dalla propria coscienza si viene liberati, e dalla sonda della parola che non indietreggia, che penetra in noi da noi, la parola che lievita nel nostro cuore. “Ecco un io pianetino invisibile azzurro… (…) …avanzare su sé, e di fronte all’occhio monologo del buon Dio”: è fragile, e insicura la bambina così rinfrancata – e anche la donna più avanti – ma ecco aprirsi la luce: “Se dio mi ama io scrivo, e se non scrivo muoio”. Ed è da questa certezza, da questa vocazione che il poeta sente il bisogno di riandare ai luoghi e alle persone, di rivisitare il passato.
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Dalla prefazione di Andrea Zanzotto ad “Estranea (canzone)”
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.. Eccoci proiettati all’interno di un “futuropassato”, in contatto diretto con il flusso misterioso e intimo in cui biologico e psichico tentano di ritrovarsi, ancora rimbaldianamente, come “vera vita”. La scrittura fluisce grazie alla forza di un ritmo che si impone con la violenza di un essere vitale, come primordiale “musica” che tuttavia include tutti gli stridori dell’oggi.
Si è sempre di fronte a una grande energia, a un fiume che si impaludi e divaghi dal suo stesso letto, straripando, in un’impossibilità dello sfociare ma non del fluire “nella piana della psiche”.
Un fiume lavico, imploso, in cui galleggiano come detriti i fatti della vita, della politica, della famiglia, del femminile, della ricerca letteraria, a blocchi o a zolle, che si rimescolano: una storia privata e collettiva che è anche, come abbiamo detto, storia della poesia del Novecento (non solo italiano) e del modo in cui Quintavalla vi si affaccia.
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Tutto infatti, nel suo inobliabile moto al canto o alle oscure soste, moradas, non può non fondarsi o dissolversi su un vettore di “estraneità” intrinseca alla parola stessa della poesia, cui si aggiunge la singolarità dell’angolazione di questo caso, di questa particolare esperienza.
La quale, però, non si piega mai ad una negazione o estraneità assoluta. Si riferisce piuttosto, nel sottofondo, ad una intransigenza etico-esistenziale. Vi si afferma una soglia di amore-caritas che “vivono” dal margine intravedendo in esso una “gioia dell’esilio”, un’imminenza inestinguibile di quella spes, dura spes, che “deve” riconnettersi ad ogni moto della caritas.
Certo, l’arco già ricco dell’opera di Maria Pia Quintavalla presenta un lavoro manifestato in necessarie-imprevedibili tappe successive sempre ascendenti, che conferiscono all’autrice un posto di singolarissimo rilievo, di forte evidenza entro il quadro della ricerca poetica attuale.
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Written by matteofantuzzi

12 novembre 2008 a 16:24

Pubblicato su Uncategorized

3 Risposte

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  1. approfitto per parlare di questa ottima autrice dell’uscita del libro che raccoglie l’opera di 25 anni di lavoro di maria pia quintavalla (“selected poems” [1982-2007] ed. Gradiva) e che verrà presentato allo spazio tadini in via jammelli a milano, giovedì 13.11 alle 21.

    matteofantuzzi

    12 novembre 2008 at 16:35

  2. Grazie, caro Matteo.
    la notizia è vera, di domani un bel 13 giovedì… spero che la compagnia di Leopaoldo Carra, Viviana Nicodemo, e Giovanni Monteforte siano insieme alla famiglia Tadini un posto ideale e reale ..per festeggiare la poesia.
    E che aleggi il suo spirito, senza il quale…( anch’esso spira dove vuole!)
    Maria Pia Quintavalla

    bertop

    12 novembre 2008 at 22:47

  3. Per errore è uscito il post da un p.c. donatomi, senza..cleaner si può supporre, me ne scuso: il commento resta a cura di
    Maria Pia Quintavalla.

    anonimo

    12 novembre 2008 at 23:13


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