UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Il futuro della Poesia e il futuro dei poeti.

Ho passato un’estate parecchio curiosa su UniversoPoesia chiedendo a tante persone “come fare per portare avanti la Poesia, perché il dubbio che non credo sia soltanto mio è che tutta questa effervescenza, questo (vero o presunto) senso di novità in realtà all’atto pratico non porti a benefici concreti come i freddi numeri che spesso sbandieriamo vorrebbero farci intendere: festival, libri a decisamente maggiore volume di vendite, nuovi spazi ad alta frequentazione, blog e quant’altro… tutto questo sembra meraviglioso anche considerando il momento quanto meno di stasi nell’editoria poetica tradizionale, libri e riviste che soffrono, decisamente”. All’atto pratico dopo 269 commenti di proposte concrete ne ho avute poche, anche se a mio parere molto si è capito, si è capito innanzitutto che dobbiamo svoltare, che questo sistema, quello delle reti informatiche a supporto dell’evoluzione della promozione della Poesia sta per cedere, come quegli istituti di credito troppo aggressivi che hanno avuto grande appeal ma vita breve. Ancora una volta, come fossero titoli di stato ci rifugeremo (per fortuna) nel cartaceo, nell’unica certezza del fare ancora oggi e in futuro Poesia. Certo potremmo cercare di comprendere se c’è spazio per cercare “altri” media di diffusione, programmi video, programmi audio. In rete e non. Realtà locali e non. Nuovi spazi, nuove riviste, anche “miste” (senza scomodare l’attuale ministro alla cultura che mette le sue cose su Vanity Fair). Di certo la sfida rimane (come sempre) raccontare alle persone, e farlo in maniera diretta, ponendo sul piatto pregi e difetti del fare Poesia oggi, del fare (come si dice) militanza senza svilire per rincorrere il fantomatico “medio livello” quello che abbiamo in mano. Intanto comincia ad avanzare la nuova generazione, quella ulteriore rispetto ai cosiddetti “Settanta”, sempre più capace di reggere il verso e quel “livello medio” che però non produce necessariamente grandi risultati ma che al più permette a tanti di fare con sufficienza il compitino. Da questa generazione come da tutte ci aspettano grandi libri, riconoscibili e in grado di restare, intanto c’è la possibilità che per la prima volta sia concreta la questione della diffusione territoriale, che ogni Poeta da ogni parte d’Italia metta in campo quanto possibile per fare parlare la Poesia, con le proprie forze e con le proprie peculiarità. Se tutto questo sarà fatto saremo in grado di fare un buon lavoro, di certo dovremo abbandonare tutto quel sottobosco che rende ancora macchinosa tutta la questione, dovremo smettere in qualche modo di essere “italiani” per iniziare ad essere “europei” in un’ottica di Europa e di dialogo con le realtà e le istituzioni straniere. Se ultimamente le riviste straniere ricominciano a parlare dell’Italia in maniera attenta dopo anni indiscutibilmente difficili è proprio perché è venuta meno la debolezza che ci siamo portati dietro e la mancanza di dialogo di cui abbiamo sofferto. Se questa sarà una generazione “matura” lo sapremo presto, di certo andranno subito abbandonati i capricci, le rimostranze, i pettegolezzi che invece appartengono ad un certo blocco e ad una certa epoca: tutto questo non porta Poesia, la Poesia ha bisogno di parlare di cose concreti, sociali, di essere politica senza essere populistica, perché i problemi del mondo sono altri, e sono quelli che inevitabilmente dobbiamo caricarci sulle spalle. Che ci piaccia o no.

Editoriale "Le Voci della Luna". Novembre ’08.

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Written by matteofantuzzi

29 ottobre 2008 a 05:41

Pubblicato su Uncategorized

8 Risposte

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  1. Caro Fantuzzi, a me pare che si stia vivendo in un’epoca grande e livellatoria. Chi cerca smaniosamente di farsi largo o chi lo spazio l’ha trovato, nella piccola testa, è cancellato da fango e da sole. Sulla carta, sulle carte appare il contrario, mentre è tutto sangue, uguale, indistinto, quello blu non è mai esistito, se non nelle piccole teste “inseguitrici”.
    Ci si annusa come cani e ognuno sceglie l’amo che può tirarlo fuori, non certo è possibile fare proselitismi, alzare polveroni, ché altrimenti la cerca si riduce al “boom”, al colpo, al “sedersi bene”.

    Ringraziamo le reti e denudiamo le smanie.

    Saluti,
    ARendo.

    anonimo

    29 ottobre 2008 at 10:09

  2. ringraziamo sicuramente le reti che ci permettono di annullare le distanze (detto in ogni senso) poi il discorso va ampliato secondo me, perché alla fine anche in rete ci si affida alle persone con metodi simili a quelli delle riviste, onde evitare di perdersi nel mare magno e livellato. e altrettanto sempre considerando che uno spazio in rete si apre facilmente mentre la carta ha un costo anche dal punto di vista economico. gli ami e i recinti ci sono anche qua. la democrazia è un sogno. però possiamo fare crescere i poeti senza le follie che solo qualche tempo fa si sono avute. o possiamo evitare di metterne altri nel sottoscala perchè non sono “figli di” o “gran figli di”.
    alla fine comunque abbiamo bisogno di testi più che di inchiostro, anche se questo lavoro di continuo “annusarsi” è sano e salutare

    matteo

    anonimo

    29 ottobre 2008 at 18:40

  3. Ecco il punto tragico, cari tutti. I grandi libri ci sono già. Non c’è nulla da aspettare. Piuttosto bisogna leggere e dire, ed esporsi. Parlare della poesia. Non sulla poesia
    Sebastiano Aglieco

    anonimo

    29 ottobre 2008 at 20:54

  4. anonimo

    31 ottobre 2008 at 09:24

  5. mi spaventano Matteo quei 269 commenti senza proposte, compresi i miei,mi spaventano molto. Se l’europeismo poetico diventasse una “manierina” faremmo tutti le nostre corsette tristi per arrivare prima a prendere il biglietto e occuparci poi, come sempre, di antologie degli esclusi. La poesia ha solo bisogno di accompagnare fogli ovunque e possibilmente quei fogli dovrebbero contenere dei piccoli segni con un poco di senso..e ha ragione Sebastiano quei fogli ci sono e spero che altri ne verranno, bisogna esporli, solo così faremo parlare la poesia e taceremo un po ‘ noi
    un caro saluto
    alessandro assiri

    alessandro62

    3 novembre 2008 at 05:38

  6. Be’, non mi pare che nei 269 commenti non ci fossero proposte… il fatto e’ che “la smania” osservata da Angelo impedisce tuttora di considerarle -compreso il gestore del blog, visto come ridicolizza il tempo speso da noialtri nel riempirgli il colonnino- e soprattutto di attuarle.

    Quanto alla presenza di libri contemporanei gia’ importanti, proposta da Aglieco e ribadita da Assiri, non ne dubito: e’ probabile che ci siano diverse opere esteticamente rilevanti e che solo la (solita) smania impedisca di prenderle in considerazione. Oltre che l’oggettivo fare strade diverse, che partono da ipotesi di pensiero e di esperienza diverse, troppo diverse per tenere conto di tutto cio’ che viene proposto. Se non mancano il libri, mancano comunque le interpretazioni, le ricostruzioni meta-poetiche che rendano significativo il dato (dell’esistenza dei libri).

    Quindi: che si stia su carta o che si stia su web, che si lavori da un anno o da quaranta, se non abbiamo contribuito in modo davvero rilevante in versi o in pensiero, si esiste per via del proprio attivismo e pochissimo altro. Il contributo si valuta comparativamente con gli strumenti freddi della critica… dunque proponete libri e spiegateci perche’ sono importanti. —GiusCo—

    anonimo

    3 novembre 2008 at 15:09

  7. Riflettere sul futuro della poesia è stato già significativo. Ho vista la Poesia parlare a sè stessa e cercare proseliti : la Poesia ,in questo suo essere dimensione dell’anima ,non penso debba interrogarsi . Altra cosa è la Poesia che guarda il mondo e nel mondo vuole operare : in questa sua dimensione ,fàtica , la Poesia deve farsi strategia e rendersi fruibile il piu’ possibile. Multimedialità e capillarità possono portare la Poesia al di là dei festival e concorsi ; dentro la vita,le scuole ,nelle piazze.Scusate l’intromissione ma sento che la poesia sia divenuta una sorta di patologia decadente dell’animo perdendo ,oltreché pubblico, la dimensione meno elitaria e più “romantica” .:)m.p.

    anonimo

    5 novembre 2008 at 12:36

  8. a me piacerebbe che si perdesse l’élite, soprattutto in certi luoghi dove si lavora sull’ultimo e il contemporaneo. certo ragionare sui nomi è importante, ma si rischia sempre l’effetto lista, o incluso/escluso che crea sempre problematiche logistiche. a mio parere oltre che “chi” dovremmo appunto cominciare a parlare di “che cosa” e “perché” e poi sarà il senso critico delle cose a definire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. cosa sia “onesto” e cosa sia “disonesto”

    matteofantuzzi

    5 novembre 2008 at 17:52


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