UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Italian Poetry Portfolio, Some Recent Italian Poems,
traduttori vari, a cura di Geoffrey Brock, con una nota di Gianluigi Simonetti, “Poetry”, dicembre 2007.

Undici poeti, alcuni morti – Raffaello Baldini e Franco Fortini – altri viventi – Alda Merini, Patrizia Cavalli, Milo De Angelis, Umberto Fiori, Antonella Anedda, Valerio Magrelli, Fabio Pusterla, Patrizia Valduga, Franco Buffoni – due poesie per ciascuno, o un testo di lunghezza equivalente, sono la scelta di poesia italiana contemporanea proposta dalla prestigiosa rivista americana “Poetry”. La traduzione è di Geoffrey Brock, che rivendica il criterio soggettivo, di gusto, di questa sua scelta, e anche se non c’è l’originale a fronte per un confronto preciso, sembra trattarsi di un’ottima traduzione, capace di rendere il fascino del testo poetico in inglese. La scelta è introdotta da una presentazione dello stesso traduttore intitolata Some Recent Italian Poems. Brock traccia un interessante confronto tra la poesia americana e quella italiana attuale, anzitutto da un punto di vista sociologico, molto americano nella sua praticità e concretezza, osservando come i poeti statunitensi siano in grado di mantenersi tenendo corsi di scrittura creativa, a differenza di quelli italiani, che per vivere insegnano o fanno altri lavori.
Brock esamina poi differenze più sostanziali, osservando che esse hanno profonde radici storiche. E le motiva innanzitutto con il fatto che i poeti italiani di oggi hanno alle spalle una tradizione di oltre sette secoli di grande poesia, che li grava di un peso quasi insostenibile. Mentre quelli americani, appartenendo a una nazione giovane e che comunque prende le distanze dagli antenati inglesi, si sentono molto meno condizionati dal passato, o, se non altro, meno in soggezione.
Ezra Pound, per esempio, avrà magari anche avvertito l’ombra incombente di Whitman, ma certo non fu mai colto dal dubbio di non essere abbastanza forte da reggere il confronto e passare oltre. Brock si addentra poi in un’analisi storica della recente poesia italiana, che purtroppo non ho spazio per riprendere qui, e traduce un saggio di Gianluigi Simonetti intitolato Italian Poetry Today: New Ways to Break the Line. Simonetti riporta l’osservazione di Berardinelli secondo cui in Italia “ciascun poeta oggi sembra stare ai margini seguendo una propria strada”. Simonetti nota anche una certa convergenza tra i poeti, soprattutto nell’andare oltre l’io lirico, e nella necessità – e qui cita Fabio Pusterla – di “inventare una voce, la possibilità di una voce, a partire dalla propria solitudine, dal proprio isolamento, dalla propria difficoltà. E anche dalla marginalità: sia da quella propria sia da quella della poesia e del linguaggio poetico”. In tal modo, conclude Simonetti, essi hanno dato inizio a un rapporto nuovo con il lettore e continuano, nonostante tutto, to break the line.

Donatella Bisutti, da Poesia n.231, Ottobre 2008.

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Written by matteofantuzzi

15 ottobre 2008 a 18:42

Pubblicato su Uncategorized

6 Risposte

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  1. ringrazio Donatella Bisutti e Nicola Crocetti per avere dato il nulla osta alla pubblicazione, nonostante sia in edicola proprio in questi giorni.

    matteofantuzzi

    15 ottobre 2008 at 18:44

  2. un paio di cose private: ho vinto con kobarid dopo il camaiore anche il premio penne opera prima.

    e UP è uno dei luoghi invitati a poe.mi, il festival della poesia di ricerca che si terrà a milano a partire dal 21 ottobre.

    tutte le info su http://www.poe.mi.it

    matteofantuzzi

    15 ottobre 2008 at 18:48

  3. caro fantusssi, complimenti anche per il penne! caspita, non trovo il tempo di passare dalla posta, voglio proprio leggermelo kobarid.
    per quello che riguarda l’articolo, mi trova concorde soprattutto sulla distanza che separa italia e stati uniti in termini di eredità letteraria. ancora non abbiamo trovato il bandolo della matassa per questa impasse. credo, però, che si possa trovare la via giusta e che, alle volte, è un po’ una autolimitazione che ci imponiamo, quella di considerare così fatalmente e indiscutibilmente ingombrante il passato. forse è solo che non cogliamo il futuro, ma guardiamo troppo il passato. o forse conosciamo troppo poco o troppo scolasticamente il passato per superarlo di slancio in nuove forme.
    simone zanin

    anonimo

    18 ottobre 2008 at 11:53

  4. io credo che già si possano trovare in casa delle soluzioni simone, leggi pagliarani, leggi calzavara… leggi anche zanzotto e capisci che c’è qualcosa “che vira”, poi è chiaro: zanzotto che è una nostra colonna ancora non compare nei libri di testo, nessuno sa chi sia al di fuori dei soliti (sempre troppo pochi) lettori forti. idem luzi, per dire che non è un problema di novità.
    certo l’america ha molto da insegnarci, e io non brillo per filoamericanismo… ma basta andare, che ne so, in danimarca per notare che alla fine all’università come nella letteratura quello che conta, quello che fa andare avanti è sempre e solo il “merito”.
    e ciascuno si faccia privatamente le proprie analisi e comparazioni.

    matteofantuzzi

    19 ottobre 2008 at 23:20

  5. beh, credo che torniamo un po’ al discorso di questa estate del fatto che la critica dovrebbe fare maggiormente critica, selezionando effettivamente quello che merita ed influenzando le scelte dei lettori.
    non mettevo indubbio il valore dei zanzotto o luzi, ma anche dei più recenti valduga e ruffilli, tanto per fare due nomi. dico solo che in italia un po’ tutto il movimento poetico fatichi. forse per due motivi: primo, ognuno si guarda il suo orticello e con molta arroganza; secondo il poeata è considerato dall’opinione comune un po’ ‘sfigato’, abbastanza diversamente da come avviene all’estero. in aprile sono stato a brunnenburg, dove vive mrs de rachewiltz (figlia di e. pound) ed era pieno di studenti americani venuti in italia a studiare il grande poeta americano, mentre d’italiani neanche l’ombra. tra l’altro quest’anno ricorrevano i 100 anni dalla sua prima pubblicazione (a venezia, peraltro) e i 50 dal suo ritorno in italia. il risultato? credo che neanche il sindaco di tirolo l’abbia fatto sapere in giro!
    simone zanin

    anonimo

    21 ottobre 2008 at 19:48

  6. sono tutti problemi fondamentali simone, ma io insisto anche sui metodi: nel senso che il “gusto personale” è pericoloso sia in italia che all’estero, che abbiamo bisogno di critica e analisi, non di stime specifiche. e dall’altra parte chi è capace deve potere fare il proprio lavoro, e non dovere emigrare: in svizzera, negli stati uniti o dove vi pare. se usciremo da determinate logiche e creeremo il vero dialogo anche certi chiari di luna verranno meno.

    matteofantuzzi

    22 ottobre 2008 at 21:30


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