UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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L’uomo al centro di Tiziano Fratus.

Cosa porta in dote la mia generazione? Intende apportare reali migliorie al mondo che la circonda e sta sullo sfondo? Oppure è semplice spettatrice dei cambiamenti che vengono decisi altrove? Sa porsi degli obiettivi o l’unico obiettivo comodo è seguire il consiglio dei genitori: sistèmati e pensa per te. Ogni forma di rivoluzione ha tradito sé stessa, sembra suggerire il panorama dell’informazione televisiva e giornalistica. La responsabilità non è mai stato il piatto forte della storia degli uomini in questa parte di mondo, sulle terre di questa penisola che non è mai stata abbastanza lontana ma nemmeno abbastanza vicina al cuore germanico dell’Europa – dell’Impero, qualunque forma esso assuma – e allo sguardo degli uomini del deserto, delle dune, della savana e della foresta.
Che rivoluzione è oggi dunque possibile? Quale parola usare se la stessa parola "rivoluzione" è arrugginita e non dà più da mangiare nemmeno per pochi istanti? Torino è sinonimo, nella storia, di Savoia e di unione dell’Italia. Il Marchese de Sade commentò l’evoluzione del potere di casa Savoia come «un miracolo della politica» (Justine, 1791). Torino ha vissute poche rivoluzioni, fra queste la ribellione del 1706 che liberò la città dal dominio francese, lo sforzo per l’Unità del futuro Regno, e la liberazione dei partigiani e del CLN nel 1945. E’ stata la città paesaggio della guerra del terrorismo rosso e nero degli anni Settanta e primi anni Ottanta, massacro delle idee, o per meglio dire del "tilt" che l’evoluzione del pensiero ha raggiunto in un momento storico spazzato via per sempre dall’assassinio di Aldo Moro. Per citare l’evento più clamoroso. Anche se non se ne parla, anche se non è "visibile" – termine ambiguo, lacerante – coloro che hanno armato la mano per abbattere un sistema oggi sono accanto ad ogni cittadino, la rivoluzione che avevano in mente è naufragata, un mondo di "fantasia al potere" con loro. O forse ha ragione Oliviero Toscani, che minimizza la portata dei protagonisti del Sessantotto, scindendo fra movimento operaio e movimento studentesco, sottolineando che gli anni sessanta non possono affatto essere ridotti al solo anno del Signore 1968, che chi ha cercato di portare "la fantasia al potere" non scendeva in piazza ma lo faceva col talento, col lavoro, con l’impegno, portando reale fantasia nel mondo, reale libertà di pensiero e di azione.
A Torino Poesia non movimentiamo le folle, non determiniamo i destini del mercato editoriale, lavoriamo quotidianamente per dare un contributo, per dare voce e fiato a poeti nuovi, a poeti attualmente vivi e attivi e scriventi in Torino e in Piemonte, a uomini e donne in carne e ossa. Non ci facciamo accecare dal richiamo delle sirene, dalla legge dei grandi numeri, tentiamo di restare fedeli al motto di San Benedetto, "ora et labora".

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Written by matteofantuzzi

8 ottobre 2008 a 17:37

Pubblicato su Uncategorized

2 Risposte

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  1. dalla presentazione del festival torino poesia che parte in questi giorni. per tutte le info http://www.torinopoesia.org

    matteofantuzzi

    8 ottobre 2008 at 17:38

  2. ORA ET LABORA: è proprio così ! Il poeta deve essere come il monaco medievale, assorto in preghiera e meditazione per dar vita a una èlite spirituale che diviene faro di civiltà.

    michelefabbri

    9 ottobre 2008 at 18:38


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