UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Per una letteratura sostenibile, editoriale Atelier numero 49. 

Si sta allestendo l’iconografia / di massimi scrittori e presto anche / dei minimi. Vedremo dove hanno abitato, / se in regge o in bidonvilles, le loro scuole / e latrine se interne o appiccicate / all’esterno con tubi penzolanti / su stabbi di maiali, studieremo gli oroscopi / di ascendenti, propaggini e discendenti,  / le strade frequentate, i lupanari se mai / ne sopravviva alcuno all’onorata Merlin […]  E. Montale

I poeti sopravanzano da tempo il numero dei lettori di poesia. I critici ricevono più libri di quelli che leggeranno. Le città registrano ogni sera svariati eventi culturali in contemporanea. Le cassette postali delle riviste grondano di proposte e di richieste di confronto. I direttori di collana hanno la possibilità di scegliere solo un numero esiguo di opere da pubblicare rispetto alla quantità di quelle che pure meriterebbero la stessa sorte. Ogni settimana si elegge l’autore dell’anno, ogni anno il più bel libro del decennio. Dalle antologie escono a frotte promesse letterarie pronte a stiparsi in un terribile imbuto, ignari della mattanza che le attende. Ogni pagina di un passo esegetico (ma un terzo del foglio spetta alle note) distilla decine e decine di libri ricordati in bibliografia. La blogosfera è già una Napoli virtuale, intasata di spazzatura. Per ogni scrittore italiano ne traduciamo dieci stranieri.
Il progresso ci rende accessibile una biblioteca sconfinata di classici a prezzi stracciati. La globalizzazione lancia la nostra piccola provinciale tradizione entro l’intrecciarsi planetario degli immaginari e degli stili. Per ogni editore discreto ce ne sono centinaia dedicati agli autori a proprie spese. Redigere un repertorio imparziale delle proposte letterarie di oggi, in qualsiasi ambito specifico, significa stilare un elenco telefonico. Appena credi di aver percorso il perimetro degli esordi, sulla tua testa si avvitano le scale per le opere seconde, e terze, ed ennesime. Grazie alla posta elettronica, stiamo in contatto con decine di altri che, come noi, bazzicano nelle regge o nelle bidonvilles della letteratura contemporanea che cresce mostruosamente su stessa…
E ci tocca pure vivere, di tanto in tanto, illusi di disporre ancora del nostro tempo!
Ma stiamo bene, benissimo, la nostra è solo una crisi di sovrapproduzione. Il problema infatti è, paradossalmente, l’eccesso di qualità. Siamo tutti più o meno bravi, non c’è che dire, tutti con un grano di genialità, tutti impegnati e dissidenti e integrati nella dose consigliabile. Così c’è troppa roba interessante intorno per non cadere nel vortice che ci porta a non leggere più, ma a consumare. Del resto, invece che scrivere, ci svendiamo, alla nicchia o alla massa non fa differenza. Lettore e scrittore coincidono? Da una parte non c’è più spazio per la sedimentazione, dall’altra, restiamo sospesi nel limbo di una decantazione editoriale esorbitante, una sorta di mastodontica letteratura potenziale, un gigantesco ectoplasma che non potrà nemmeno morire, perché non avrà corpo tangibile e storia. E il dramma è che in questo commercio frenetico si sommergono anche gli effettivi tesori, che non sappiamo riconoscere. Il gioco ci piace così tanto che i critici (questi consumatori incalliti!) non possono più sottrarsi al brivido dell’azzardo e apparecchiano il loro repertorio per il futuro, lucidamente consapevoli di nutrire il circolo vizioso. Si spiega anche così il desiderio di scoprire precocemente il talento: abbiamo disperatamente bisogno di trovare e additare un nuovo Rimbaud per smentire il falso storico che stiamo vivendo…
Qualcuno dirà che è sempre stato così, la poesia di oggi sarà scoperta solo domani, ma mai come in questo tempo la consapevolezza di tutto ciò ci paralizza o ci impone un vitalismo creativo drammatico. Impossibilitati ad essere davvero contemporanei, viviamo nevroticamente catene infinite di pseudo avvenimenti, in cui ogni rivoluzione è già stata consumata, ogni emozione ha da tempo la sua diagnosi. Apparteniamo all’epoca che rinnega se stessa nell’atto medesimo con cui si benedice: ed è la nostra condizione epocale, questo discorso non riguarda solo la letteratura. Chi riesce ancora a credere alle promesse di un politico di qualsivoglia schieramento? Chi si imbatte in una paura di cui non abbiamo memoria? Chi riesce a trovare un punto di appoggio ideale per denunciare l’inganno, riconquistare il centro del respiro, rigenerarsi alle sorgenti della gioia e dell’indignazione ?
Non c’è più distanza che permetta una dedica. Non c’è più cura. Non c’è più profondità – e ci accontentiamo di cercarla in superficie, sulla scorta di dotte citazioni. Continuiamo, dunque, a inquinare in buona fede, pensando basti la raccolta differenziata dei generi letterari.
Sappiamo troppo, sappiamo senza sentire, sentiamo senza emozionarci. Siamo anestetizzati a tutti i dolori, per eccesso di esposizione al dolore virtuale che struttura il nostro sapere. En attendant Rimbaud.

Marco Merlin

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Written by matteofantuzzi

19 aprile 2008 a 10:01

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12 Risposte

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  1. è un poco in sostanza come il “grande mare” della rete. di carne al fuoco ce n’è tanta, poca di qualità: bisogna quanto prima fare un poEcast della nuova poesia italiana. puntare la luce sui punti fermi. spero sia di tutti questo senso dell’urgenza che io sinceramente ho…

    matteofantuzzi

    19 aprile 2008 at 10:06

  2. “Puntare la luce sui punti fermi” della poesia italiana (o meglio, europea) sarebbe quanto di più utile soprattutto per le nuovissime generazioni…un pò come aiutarle a orientarsi nello studio attento della letteratura, che spesso in realtà manca come base di un’attività poetica.
    Tuttavia ben venga anche il mare magnum della poesia di oggi:durante il primo ventennio del secolo scorso in Russia si tenevano serate poetiche ad ogni angolo di strada, dei tanti piccoli e grandi di allora, ad ogni modo ci restano l’Achmatova, Blok, Majakovskij…e gli altri.

    Francesca Di Tonno

    anonimo

    19 aprile 2008 at 10:33

  3. Ormai è stancante ripetere sempre le stesse cose, come è stancante vedere che i problemi rimangono. Ma comunque per chi vuole ed ha l’intelligenza di andare oltre alla sua identificazione in quel Rimbaud di cui parla Merlin, c’è la possibilità di capire ed imparare dai poeti giovani e meno giovani che stanno facendo bene in questi anni…non mi pare che le loro voci tacciano sul mercato e che non siano ripercorribili nei loro effetti particolari.
    Poi c’è la questione della visibilità, che viene corredata da molti dal lamento per la sua mancanza (indirettamente riservata da tutti a se stessi). In realtà, ce ne dovrebbe essere di più, di mancanza e di umiltà. Ovviamente più si è in alto, più ci si sente responsabili, ma il tempo è galantuomo e non bisogna tremare nel pericolo di vedersi scomparire e sommarsi da categorie di giudizio che non siano quelle della fama.
    Avanti e coraggio a lavorare. I critici fanno il loro mestiere come tutti i lettori. Franzare le gambe a tutti i poeti non servirebbe, anche a coloro che non hanno capito bene, ma che capiranno. Nè ci si potrebbe riuscire perché la forza dei proclami non basta per la poesia.

    Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    19 aprile 2008 at 12:40

  4. insisto però, e questa è probabilmente una conquista degli ultimi anni, sulla questione dei “problemi interni”, del momento in cui ci si è “accorti” che il sistema si stava invaginando, si stava autofagocitando e non parlava più alla gente che per assurdo arrivava (e arriva) a cercare la Poesia là dove poesia non c’è.
    la letteratura va sostenuta in maniera meritocratica per quello che è. la critica deve fare il proprio sporco lavoro. i poeti altrettanto. il sistema deve andare avanti, e tenere. a costo di fare cadaveri sul campo.

    però credo sia giusto sollevare quei problemi che ben conosciamo fino a quando quei problemi non saranno risolti.

    matteofantuzzi

    20 aprile 2008 at 18:51

  5. è on line (link a sn) il nuovo numero de l’ulisse dove trovate anche qualche mio testo inedito. il tema del numero è “poesia e teatro”

    matteofantuzzi

    20 aprile 2008 at 18:53

  6. sul blog del lips qualche prima foto dell’evento. ne arriveranno altre.
    http://www.lipsbo.splinder.com

    ansuini

    20 aprile 2008 at 21:53

  7. davvero felice della cosa segnalo:

    “Collana Fuori Commercio

    A differenza della narrativa, della pittura, o del cinema di oggi, la poesia resta un’arte “fuori commercio”. I libri di poesia entrano nel circuito del mercato, ma da sempre carmina non dant panem. Questo fatto può essere letto come un limite, ma anche come un vantaggio, perché significa che la poesia non deve sottostare a regole imposte dall’esterno, ma obbedisce a una sorta di principio di necessità interna, di spinta che trova il suo appagamento nelle opere, nei libri.

    Fuori commercio è una collana di piccoli libri di poesia: una colonna non venale, attenta ai giovani poeti ma non solo, diretta da un comitato di lettura coordinato da Massimo Gezzi e composto da Mario Benedetti, Fabio Pusterla e Francesco Scarabicchi.

    Fuori commercio si colloca a metà strada tra Biglietti agli amici di Tondelli – un libro che fu inizialmente stampato in tiratura limitata senza circolazione commerciale, e inviato ai soli addetti ai lavori – e l’attività di intermediazione letteraria svolta dal Vibrisselibri di Giulio Mozzi. L’editore si offre come “ponte” tra l’autore, il pubblico e la critica, sostenendo il libro con attività di ufficio stampa e di intermediazione letteraria presso altri editori. La collana pubblicherà un numero variabile di plaquette all’anno, in edizione cartacea limitata e download gratuito dal sito della casa editrice.

    Fuori commercio intende privilegiare una poesia pensante, una poesia comprensibile ma non semplicistica né rinunciataria, nella convinzione che questo tipo di scrittura abbia ancora molto da dirci, anche in termini critici, sul rapporto tra ognuno di noi e la complessa realtà quotidiana e storica.

    Fuori commercio nasce ben consapevole della differenza che passa tra liricizzazione ed eroicizzazione del dettato. Per questo rifiuta la seconda, mentre crede che la prima possa ancora aiutare a comprendere le contraddizioni che sostanziano ciascuno di noi, individui-massa di una società in rapido e incerto divenire.”

    link a sn. il libro di gabriel del sarto (se non si è capito) lo si può anche leggere scaricandone gratuitamente il pdf !

    matteofantuzzi

    22 aprile 2008 at 20:32

  8. la Poesia va consumata fredda. fredda come un morto.

    non capisco perchè tanto sbattimento per le sue sorti.

    lasciate che essa faccia strage di inetti che sogliono

    definirsi “poeti”. sono inetti, niente altro

    la Poesia si va facendo strada da sè ancor prima

    della comparsa dell’ uomo.

    buonagiornata
    la colombaia

    lacolombaia

    23 aprile 2008 at 11:52

  9. Io credo che stiamo entrando in una fase di ‘espansione’ del linguaggio poetico con tutte le conseguenze che essa porta. Il mare porta alla risacca sacchetti di plastica e cocci levigati, raramente piccoli tesori.. Per quanto riguarda la famosa mappatura son del parere che si debba aspettare ancora un po’. Dopo l’espansione verra’ la contrazione e si vedranno eventi, persone e paesaggi sotto un’angolazione diversa. E li’ sara’ il momento di mappare, periodizzare, analizzare ecc. ecc.
    Un abbraccio a matteo e grazie per il tuo contributo alla giornata di bologna.
    luca paci

    anonimo

    23 aprile 2008 at 13:12

  10. Spero Merlin non speri di essere additato lui come Rimbaud. En attendent Merlin…

    anonimo

    23 aprile 2008 at 17:08

  11. per il lips luca passo al nuovo post dove faccio un ragionamento più complessivo.

    vedi colombaia, il problema è che troppi ci ballano su quel cadavere… 🙂

    saluto anche le performance veterofasciste dei gentili anonimi che quando hanno paura di qualcosa si rifanno vedere. è che ce la siamo chiamata: al lips io e adriano padua ce la ridevamo dei tempi nei quali qua e altrove era caos puro. ma si può vivere tranquillamente senza tutto questo e fare qualcosa di buono

    matteofantuzzi

    25 aprile 2008 at 16:55

  12. appunto.
    inetti presuntuosi.
    🙂
    grazie per la risposta.
    buona serata

    lacolombaia

    25 aprile 2008 at 19:17


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