UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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<< Dove va la poesia ? >>

Nel saggio Il flauto e il tappeto, ora raccolto in Gli Imperdonabili scriveva Cristina Campo: «In realtà non vi è molto da opporre agli orrifici cataloghi. L’intero quadro appare quello di una civiltà della perdita, sempre che non si osi chiamarla ancora civiltà della sopravvivenza […]. La perdita delle perdite, seme e circonferenza di tutte le altre, è però, come sempre, quella di cui non si fa il nome. Potrebbero, d’altra parte, creature che furono mutilate dell’organo stesso del mistero – Pasternak direbbe ‘l’orecchio dell’anima’ – riconoscere e di aver perduto il proprio destino?».
Ecco: abitiamo il tempo della perdita. Da qui si può partire per chiederci, dunque,“dove va la poesia?”. E’ la perdita ciò che rende “sordo e cieco” il nostro tempo e, per questo, il poeta (se è davvero tale!) deve essere inattuale… e deve al contempo accettare di essere imperdonabile per i suoi contemporanei, in quanto essere «imperdonabile» – disse la Campo – significa essere poeta,ovvero «avere una virtù polare grazie alla quale il sentimento della vita sia nello stesso tempo rarefatto e intensificato». Avere stile, dice l’autrice, è compito del poeta, intendendo con tale termine la capacità del poeta di cogliere l’enigma, il mistero, che è dentro il reale e saperlo poi «tradurre in figure». Ogni evento contingente e la vita stessa del singolo sono segnati dal destino, per questo le parole della poesia devono saper dire sia la realtà nel suo darsi immediato e concreto, sia il telos che è inscritto in essa, quel movimento che la segna e la percuote come un “battito” e che non si può dire con “parole da diario”, parole della prosa, ma occorre farlo con parole acuminate: dense eppure scabre, trasfondendo in immagini ciò che si è “visto” e “sentito”.
A proposito del rapporto tra poesia e destino, scrive la Campo: «la scena del destino è concava, tacita e risonante come la cassa di un prezioso strumento» e ancora «il destino si forma nel vuoto in virtù delle stesse leggi complementari che presiedono al nascere della poesia: l’astensione e l’accumulo. La parola che dovrà prender corpo in quella cavità non è nostra. A noi non spetta che attendere pazienti nel deserto, nutrendoci di miele e locuste, la lentissima e istantanea precipitazione» . Non è facile riconoscere il destino, né trovare le parole capaci di dirlo: solo il poeta che ha un doppio sguardo, potrà scorgerlo Il poeta non è mai testimone del proprio tempo, ma mediatore tra visibile e invisibile, tra concretezza e simbolo: poeta è colui che, grazie ad una speciale "disciplina dello sguardo", a mio avviso, sa porre un’ attenzione assoluta al reale, assumendosi anche il dolore, la fatica e la responsabilità di tale sguardo. Poeta è chi ha una sorta di più che vista, come ho scritto altrove, tanto che in lui il vedere si tramuta in percepire ed è così che la poesia coglie l’essenza del reale, riconoscendo ciò che ha valore e senso nell’ordine totale che è il destino. Come ho più volte già scritto, le parole della poesia stanno sul confine tra voce e silenzio, tra verità e finzione, tra urlo e canto.
Agli uomini è perlopiù dato vedere il “rovescio del tappeto”, là dove si scorgono nodi, fili scomposti e intrecciati che rendono non percepibile il disegno complessivo: solo chi avrà un ‘attenzione assoluta al mondo potrà cogliere il “lato diritto” del tappeto e vedere l’ordine e il senso del disegno totale in cui ogni evento è inscritto.
Cerchiamo una poesia rischiosa, come dicevo sull’editoriale del numero 15: una poesia acuminata, che sia voce dell’esperienza individuale e proprio per questo faccia scorgere il destino degli umani, il suo essere segnato da precarietà e fragilità.
E’ questa la poesia che oggi, nel tempo della perdita, mi interessa scrivere, leggere e ascoltare. E’ questa la poesia a cui la nostra rivista cerca di dare ascolto. Se non si riesce a fare oggi una poesia di astesione e accumulo, di urla e canto, secondo me, è molto meglio tacere…

Gabriela Fantato, editoriale de La Mosca di Milano n° 16/ maggio 2007 – ed. La Vita Felice.

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Written by matteofantuzzi

30 marzo 2008 a 09:43

Pubblicato su Uncategorized

6 Risposte

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  1. venerdì 4 aprile, ore 21. biblioteca comunale di castel san pietro terme (gioco in casa), via marconi 29. presento kobarid, introduce gianfranco lauretano più francesco “joe” passerini al contrabbasso.

    in più quella sera sarò premiato in irlanda a dun laoghaire per il féile filìochta nella sez. poesia italiana. (ma io rimango a casa, c’è chi me lo ritira, e ringrazio…)

    matteofantuzzi

    30 marzo 2008 at 09:59

  2. ps. su vosta richiesta ho cambiato la mia home page: la nuova è su facebook, da qui potrete scoprire tutte le mie scorribande in italia ed europa e cercherò anche di postare qualche altra cosina interessante.

    matteofantuzzi

    30 marzo 2008 at 14:22

  3. Qualche news sul workshop del 12 aprile a Bologna?

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    1 aprile 2008 at 16:28

  4. approfitto di te luca per rispondere in maniera pubblica anche alle mail private. dovete pazientare ancora qualche giorno per quello che riguarda il luogo del mattino. per il resto è tutto definito compreso chiaramente il “sostegno” (morale, economicamente si sa che noi si fa sempre tutto per la gloria… comunque siamo già contenti di essere sotto l’ala dell’alma mater) dell’università di bologna

    si inizia con la parte “teorica” alle 11 del mattino. letture e performance da metà pomeriggio fino a notte fonda (anche seguendo le esigenze di chi magari ha un treno e all’ora di cena se ne deve tornare a casa)

    appena so il luogo definitivo del mattino vi faccio sapere tutto.

    matteofantuzzi

    1 aprile 2008 at 20:16

  5. (e ringrazio claudio di scalzo che mi ha messo in prima pagina su tellusfolio.it con un estratto da kobarid)

    matteofantuzzi

    1 aprile 2008 at 21:58

  6. Grazie Matteo!Vedrai che sarà un successo e ci saranno tante belle sorprese…

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    2 aprile 2008 at 14:06


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