UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Se la distribuzione della Poesia non regge tanto vale cambiarla.

Negli ultimi tempi, dico non solo con l’uscita del mio “Kobarid” sto assistendo ad una lenta ma costante evoluzione delle dinamiche legate alla presenza dei libri e delle riviste di Poesia negli scaffali delle nostre librerie: prendendo come punto di riferimento la mia solita mega – libreria bolognese che frequento oramai da 15 anni, e di cui ogni tanto anche qui ho già scritto, non faccio a fatica a ricordare di quando, liceale, mi ritrovavo di fronte a un’intera stanza dedicata alla Poesia a cui si univa la parete dellle riviste. Erano altri tempi: anni Novanta, prima Repubblica. Oggi è cambiato molto, pochi libri, nessuna rivista sugli scaffali: la Poesia in libreria non vende. In libreria ! Perchè i rapporti di Tirature parlano invece di un fenomeno in costante evoluzione, ed è chiaro che qui la voce del padrone l’hanno fatta i nuovi media e i nuovi canali, ma anche la volontà di autori ed editori combattivi di ritornare a parlare alla gente tra la gente, l’esplosione dei reading, degli incontri, dei workshop nei piccoli o grandi territori, nelle frazioni come nelle metropoli ha reso possibili veri miracoli: edizioni di nicchia che vendono migliaia di copie, prodotti curatissimi nelle provincie meno abituate alla Poesia, l’attenzione della nuova critica là dove la vecchia non è abituata a ragionare e dove probabilmente si sono creati i presupposti per le mancanze sistematiche che oggi ci ritroviamo ad analizzare. Ma questo lo facciamo noi che abbiamo conosciuto anche “l’altro mondo”: chi inizia oggi questi problemi li ha già by-passati e anche noi dobbiamo andare in questa direzione: andare ovunque, proporre solo qualità. State bene.

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Written by matteofantuzzi

22 marzo 2008 a 19:38

Pubblicato su Uncategorized

11 Risposte

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  1. come promesso: venerdì 28 marzo ore 21. lavabo, via zenzano; vignola (mo) presento kobarid assieme a roberta bertozzi e guido monti (che presenteranno i loro libri) in un incontro sulle nuove generazioni poetiche.

    domenica 30 marzo invece sarò al bigmamy di terra del sole (fc), ore 18.00

    matteofantuzzi

    22 marzo 2008 at 19:43

  2. Che il futuro della poesia non passi attraverso il mega store librario è oramai un fatto, per problemi che vanno dall’insolvenza, alla trascuratezza o peggio non curanza di chi gestisce i reparti, credo però sia anche compito nostro ristabilire, o ritentare di stabilre, canali di fidelizzazioni con determinate realtà ,quale librerie più piccole orientate, anche forzatamente dal mercato, verso nuove specializzazioni. Il nuovo modo di distribuirci ha in un certo modo eclissato il libraio che ha perso quel carattere ponte che precedentemente poteva avere. Riproponendoci in spazi dove sia possibile ancora creare comunicazione vale comunque la pena di tentare.
    un caro saluto
    alessandro assiri

    alessandro62

    23 marzo 2008 at 09:05

  3. Il sogno d’una rete indipendente per i poeti, allacciata nodino a nodino è maledettamente reale. e non è che ci vuole la supervista, ma solo della volontà.

    ansuini

    23 marzo 2008 at 15:54

  4. Matteo, una domanda. Realtà come Archivi ‘900 a Milano dove vado a fare man bassa di poesia introvabile in una libreria normale non è un modello esportabile ed applicabile su più larga scala, per esempio una a livello regionale anche da noi e in altre regioni sprovviste?

    Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    23 marzo 2008 at 16:14

  5. per bologna la libreria delle moline era fino a qualche tempo fa un parallelo di archivi del ‘900, oggi purtroppo è leggermente ridimensionato, come poi neanche archivi lo posso purtroppo considerare il “paradiso del poeta”, ha molte pecche: ci sono alcune case editrici, altre no. anche qui si soffre la territorialità, le case editrici romane si trovano a roma, le lombarde a milano. la rete evita il problema. basta uscire dalle problematiche del ruolo del luogo fisico anche se al tempo stesso come sottolinea alessandro c’è necessità di creare un rapporto privilegiato con alcune persone “illuminate”, ma ribadisco che se continuiamo a cercare l’analisi solo con gli occhi del novecento siamo destinati a farci scappare la priorità della distribuzione veloce ed efficace della buona poesia. che secondo me rimane vitale e rimane un discorso irrisolto di cui parliamo da anni senza cavare un ragno dal buco.

    matteofantuzzi

    23 marzo 2008 at 23:01

  6. ciao
    sono Daniela ti chiamo da Brussels ho un programma alla radio e se ti va di partecipare contattaci al daniela.terrile@gmail.com
    ti spieghero come partecipare a brussellando la tela sonora

    vai sul blog se vuoi di http://www.radioalma.be
    ti abbraccio e tanti saluti da Daniela (gabriella Ti in radio) che conosce Alessandro Ramberti

    ciao

    tuofiore

    25 marzo 2008 at 16:44

  7. perdonami daniela, alessandro mi aveva segnalato la cosa ma con l’uscita di kobarid mi sono ritrovato nel “casino” più completo. ora rimedio subito. grazie.

    matteofantuzzi

    25 marzo 2008 at 20:52

  8. I parametri con cui si misura il “successo” o l'”insuccesso” di un libro sono ormai “vecchiotti”. Per lo meno per quel che riguarda la poesia, ma in realtà tutto il mondo dell’editoria piccola o indipendente. E questo vale anche per altri campi, come la musica.
    E’ assurdo che, visto che le statistiche costringono a questa pratica, pensare che un libro abbia venduto solo ciò che i magazzini e le librerie hanno richiesto. Soprattutto alla luce del fatto che è spessissimo l’autore il primo che “piazza” il suo libro, ai reading e in tutte le occasioni in cui può farlo. Col “porta a porta” si possono talvolta ottenere risultati eccellenti, a volte ho sentito parlare di numeri di libri che hanno venduto un numero di copie senza passare dalle distribuzioni che neanche credevo possibile… E questo, va da sé, funziona soprattutto se si è in grado di dire qualcosa al pubblico, di convincerlo che il tuo lavoro vale un piccolo sforzo.
    Forse bisognerebbe organizzare la filiera in maniera differente, ad esempio facendo dell’autore una sorta di “agente promotore” che renda conto in maniera ufficiale di quanto riesce a diffondere il proprio libro. Così anche gli editori sarebbero meno legati a far passare il proprio prodotto solo attraverso la solita trafila lunga e difficile, ma che per ora è l’unica che garantisce il movimento effettivo delle copie e quindi giustifica “l’esistenza” del libro sul mercato.

    Marco Bini

    anonimo

    27 marzo 2008 at 20:47

  9. chi resisterà a mio parere nei prossimi anni dovrà essere un ottimo poeta ma anche un ottimo “divulgatore” (e non voglio usare appositamente il termine economico che usi tu marco) delle proprie capacità. aspettare l’illuminazione dal cielo non sarà più possibile.

    fermo restando che tutto questo non deve e non dovrà mai prevaricare la poesia. la poesia deve, deve, deve restare la priorità.

    se no siamo fottuti…
    (e ci fotteremo la buona poesia)

    a domani marco ! (a vignola)

    matteofantuzzi

    27 marzo 2008 at 21:10

  10. ringrazio inoltre stefano guglielmin che sta ragionando (non senza qualche giusta tirata d’orecchie) sul suo blog (link a sn) del mio kobarid

    matteofantuzzi

    27 marzo 2008 at 23:47

  11. Rammenta, oh Dea incipiente

    A questo mondo non v’è niente

    Nulla che possa equiparare

    O lontanamente approssimare

    L’albore del tuo viso soave

    Contemplo il riverbero del piglio

    Che unicamente tu, mio amato giglio

    Di ogni ostacolo o periglio

    Sei ricovero e giaciglio

    luger1981

    28 marzo 2008 at 21:53


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