UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 13 comments

Dove eravamo già stati.

Fa bene Luigi Nacci in una recente intervista a Paolo Febbraro riportata su Absolute Poetry a chiedere se il peso di una pubblicazione su determinati siti o blog possa considerarsi equivalente alla pubblicazione su determinate storiche riviste cartacee. Fa bene anche lo stesso Febbraro a indicare come unico reale parametro la qualità dei selezionatori, la referenzialità. E molte delle persone proprio a livello critico militante fuoriuscite dalla rete sono “nuove proposte” dell’universo poetico, a sancire, se ce n’era bisogno, che l’orizzonte dell’analisi poetica s’è sicuramente ampliato con la “canonizzazione” di alcuni luoghi certi della rete, a rendere sicuramente più pluralista l’offerta del “lavoro oscuro” che spesso le riviste cartacee fisicamente non possono interamente sopportare, schiacciate anche da logiche economiche che rendono possibili solo poche iniziative spesso tenute su da fondazioni, enti, pro loco, filantropi o varia umanità.
Va anche considerato che chi oggi ha vent’anni e fa poesia, probabilmente questi problemi che solo per i 30 / 35 anni esistono almeno come mutamento delle questioni inerenti alla crescita della proposta poetica, questi problemi i ventenni che provano ad affacciarsi al mondo della poesia non ce li hanno: sanno cos’è un video di poesia, sanno come si fanno gli audio, i blog e tutto il resto. Loro questi problemi non ce li hanno, fanno Poesia semplicemente, con gli strumenti di oggi. Il problema ce l’ha chi ha vissuto la Prima Repubblica Poetica e continua a vedere tutto questo come qualcosa di assurdo e impalpabile, una sorta di richiesta anti-evoluzionistica che forse solo tra pochi tempi ci sembrerà lontana, storia. Sembrano lontani anche solo i tempi della polemica di Eco ecc. su L’espresso, con l’uscita del Poecast di Vincenzo Della Mea, oggi (mi scuserà) strumento secolarizzato e di consumo “di massa”.
Il problema, come in fondo individuato anche nel precedente post è in realtà un altro, quello piuttosto di cristallizzare gli spazi, come se solo quei 10 posti riconosciuti in rete potessero essere la certezza, come riviste e con gli stessi difetti delle riviste cartacee: regalie, tirate di giacchette, promesse, mail compromettenti, intrighi di palazzo, come dall’altra parte, come si diceva per le riviste cartacee qualche tempo fa che venivano in rete considerate il malcostume da oltrepassare con la democrazia della pluralità della rete. Ma lo spettro della parzialità rimane, drammatico: cosa fare quindi ? Continuare a lavorare, continuare a cercare, continuare a ragionare prendendo il più alto numero di soggetti in analisi, facendo tanto lavoro sporco, molte mani possono fare molto più lavoro di pochi semidei (telematici o meno). La rete ci permetterà di fare girare velocemente le informazioni. Ma il resto dipende da chi vorrà rimboccarsi le maniche e cercare di capire in maniera pura chi vale e chi non vale un cazzo. State bene.

Annunci

Written by matteofantuzzi

2 marzo 2008 a 23:16

Pubblicato su Uncategorized

13 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Complimenti Matteo per la chiarezza. Condivido il quadro che riassumi e il da fare che proponi.
    Antonio

    diamine

    3 marzo 2008 at 07:55

  2. lucido, come al solito, Matteo…
    un saluto
    G.

    anonimo

    3 marzo 2008 at 08:20

  3. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti la divisione tra riviste cartacee e telematiche si va assottigliando. In universita’ la pubblicazione di una rivista cartacea ha costi proibitivi per il dipartimento che si muove con un budget molto ristretto( ovviamente faccio riferimento alle facolta’ manistiche). Con internet gli articoli di riviste telematiche sono diventati sempre piu’ frequenti e vengono contati regolarmente nell’assegnazione di denaro e fondi. St Andrew’s per es mettera’ in rete mosaici, rivista di critica poetica italiana.. E’ un momento molto importante perche’ si possono rimesolare le carte, stabilire nuove alleanze, creare nuovi modi per contrbuire ad influenzare il nostro mondo con la cultura. Internet non e’ solo pornografia..

    lucapaci

    3 marzo 2008 at 10:24

  4. Concordo Matteo!
    Mi sono però perso la polemica di Eco sull’Espresso…

    Molto interessante quanto scrive Luca sulla realtà delle riviste on-line nel mondo anglosassone.

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    3 marzo 2008 at 13:40

  5. Bah, possiamo infilare la testa in un forno o in un frigo, per me la questione resta sempre valutare la testa.

    ilcielodimarte

    3 marzo 2008 at 21:32

  6. è di un paio di anni fa luca, se vai nei vecchi post di UP secondo me la ritrovi. oppure usa il motore di ricerca che c’è a sinistra.

    comunque mi sembra folle che ora anche all’estero inizino i problemi economici a livello universitario, e questo nonostante tante teste capaci siano obbligate ad espatriare per sopravvivere (o fare i pizzaioli, con tutto il rispetto)

    matteofantuzzi

    4 marzo 2008 at 16:14

  7. mah,
    senza andare troppo lontano, KUMA, la rivista in seno a LA SAPIENZA di Roma

    (link: http://www.disp.let.uniroma1.it/kuma/redazione.html 9

    è su WEB e non su carta. Le teste che ci lavorano sono di rilievo. Gli argomenti anche….
    Sono per caso defraudati di autorevolezza se esistono su web e non su carta?
    a me pare di no…

    Lo stesso dicasi per la straordinaria TRICKSTER
    LINK: ( http://www.trickster.lettere.unipd.it/chi/chi.html )

    Altissimo livello ed esistenza solo in web…
    Allora ha ragione Merlin. Valutiamo la testa, non il forno o il frigo…

    Fabiano Alborghetti

    anonimo

    5 marzo 2008 at 00:01

  8. matteo, la crisi di “autorità” imperversa ad ogni livello… oggi un insegnante non è padrone di tirare uno scappellotto ad uno studente che i genitori gli fanno causa… se non va bene, è perché il profesore non è abbastanza bravo nell’insegnamento… che in qualche caso potrà pur essere vero, ma se lo elevi a sistema siamo all’anarchia…
    Così nelle patrie lettere tu dici distinguere il merito… già, e chi lo distingue? Se ormai quasi più nessuno è “autorizzato” a farlo?
    Ormai siamo al “cenacolo degli autoreferenti” e gtemo che non ne usciremo per molto e molto tempo…
    Saluti a tutti

    anonimo

    5 marzo 2008 at 15:21

  9. Il cenacolo degli autoreferenti… bella, mi piace…la utilizzo magari per il mio prossimo libro…
    ihih
    Fabio

    anonimo

    6 marzo 2008 at 17:01

  10. Matteo, parli di poecast come strumento di massa e mi sembra di cogliere una sfumatura negativa. E perché dovrebbe essere un male? Su queste pagine ho spesso letto discussioni su come avvicinare la gente alla poesia. Se la poesia non è letta è un male ma se molti possono accedervi diventa di massa e commerciale? Non è una polemica la mia, voglio solo capire bene la questione perché mi interessa molto.
    Un caro saluto

    Matteo Poletti

    anonimo

    7 marzo 2008 at 00:20

  11. Ma Poecast quante visite ha al giorno scusate? Che cosa intendete per massa?
    Non lo dico polemicamente ma non credo che abbia milioni di visite…
    Sono tre milioni i poeti in Italia giusto?
    Premetto che io l’ho nei miei preferiti e lo consulto tutti i giorni spesso e lo trovo utilissimo…

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    7 marzo 2008 at 18:17

  12. è fuori dubbio che la rete abbia diffuso sia la sterilità delle idee che fornito opportunità di risalto per contenuti più rilevanti, il cartaceo raggiunge un pubblico più “specializzato” ma ha in questo il suo più grande limite . Lo spettro della parzialità è nullo in un epoca in cui siamo tutti solo reperibili..
    un caro saluto

    alessandro62

    8 marzo 2008 at 11:48

  13. alessandro fai un commento molto asciutto e preciso. le visite di poecast esattamente non le so. comunque siamo sul migliaio (bisogna chiedere a vincenzo, se fa la statistica). e per questo insisto sul concetto, non parliamo di uno strumento in evoluzione, ma di una grande idea già evoluta, e che si è dimostrata in grado di essere vista da molti (per i parametri della poesia). la definizione matteo guardala solo in questo senso. io a vincenzo farei un monumento per quello che ha saputo fare in termini di applicazioni.

    fabio… lo so… ma il materiale è quello dell’umanità. e l’umanità è imperfetta. me compreso, ovviamente 🙂

    matteofantuzzi

    8 marzo 2008 at 16:45


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: