UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Poesia, la fine dei maestri di Cristina Taglietti.
Dal Corriere della Sera del 20.02.08
 
Tre milioni di italiani scrivono poesie. Certo, risultati variano dalla pubblicazione in collane storiche (la Bianca dell’Einaudi, lo Specchio della Mondadori) alle plaquette pubblicate a spese proprie. In generale comunque la categoria sembra stare bene, anche secondo i calcoli di Giuliano Vigini, direttore dell’Editrice Bibliografica, che nel 2007 ha censito in Italia, su un totale di circa 8800, 730 editori specializzati in poesia (molti grandi editori poi hanno una collana dedicata) che, nel complesso, hanno mandato sul mercato 2328 novità. << La maggior parte destinate all’invisibilità – spiega Vigini – perchè nelle librerie non c’è nemmeno lo spazio sugli scaffali, con il risultato che, dopo sei mesi, alcuni sono già fuori catalogo >>.
Eppure il fermento c’è: dal 21 Febbraio al 24 Aprile Teramopoesia riunisce autori come Franco Loi, Vivian Lamarque, Silvia Bre, Umberto Piersanti, mentre il 25 Febbraio Milano dedica una serata a Elio Pagliarani a Palazzo Reale. Allora perchè si ha la sensazione che la poesia rimanga un genere minoritario, senza incisività sulla vita culturale ?
<< Non è finita la poesia, è finita la nostra percezione che vi siano ancora grandi poeti – sintetizza il critico e scrittore Franco Cordelli -. Gli ultimi che percepiamo come tali sono i sopravvissuti della generazione nata negli anni Venti: Zanzotto, Giudici, Pagliarani. Non solo: i poeti della generazione precedente, quelli nati negli anni Dieci come Luzi, Sereni, Caproni, Bertolucci, già negli anni Sessanta, prima ancora di scrivere i loro libri più importanti, erano culturalmente significativi, rappresentavano tendenze, modi, stili. Cosa che non è successa ad autori contemporanei come Cucchi, Conte, Viviani, Zeichen, oggi ultrasessantenni, o a poeti della generazione degli anni Trenta come Fernando Bandini e Jolanda Insana. Il loro pubblico è soprattutto quello dei poeti. Non mi meraviglia che un regista di cinema, per esempio, li ignori completamente. I più noti si sono fatti conoscere diventando dei personaggi come Zeichen, o magari attraverso un’intensa attività sui giornali, come Conte >>. E non è solo per il fatto che, oggi, nella scrittura in generale ci si fa conoscere più tardi. << I loro coetanei narratori, penso a Vassalli, Tabucchi, Orengo, Montefoschi, hanno una rilevanza culturale maggiore >>.
Una situazione che, secondo Cordelli, può essere letta in due modi. << Il primo, più ottimistico, è che essendo il panorama culturale occupato per intero dal mercato, la poesia si ritira in punta di piedi, perdendo di incisività. Il secondo è che anche i migliori tra loro hanno rinunciato alla battaglia culturale, forse perché si sentono talmente con le spalle al muro rispetto alla sopraffazione del mercato da dirigere le loro energie solo sui versi >>. I più giovani, secondo Cordelli, sono messi anche peggio. << Mario Santagostini, per esempio, è senz’altro un buon poeta, ma pochi lo conoscono. Umberto Piersanti pure, se ne sta lì ritirato a Urbino. Patrizia Valduga e Mariangela Gualtieri, anch’esse brave, anche se in modo diverso, si sono costruite come personaggi prima ancora che come poetesse >>. Tra i più giovani, secondo Cordelli, il più identificabile è Magrelli. << Gabriele Frasca, un altro cinquantenne, è quello che ha un più alto profilo culturale. Se avesse operato quarant’anni fa sarebbe molto più conosciuto >>.
Ma la crisi dei poeti, secondo Nicola Crocetti, fondatore e direttore della rivista << Poesia >> che ha appena festeggiato i vent’anni, riguarda anche altri Paesi. Il suo è un osservatorio privilegiato dal momento che il 90 per cento dei versi pubblicati su << Poesia >> sono di autori stranieri ( << Se dovessi fare una rivista dedicata alla grande poesia italiana chiuderei dopo dieci numeri >>). Più che una mancanza di grandi poeti sento la mancanza di maestri, non tanto dal punto di vista morale. Morti Luzi e Raboni, con Giudici e Zanzotto che non scrivono quasi più, mancano figure capaci di tracciare linee guida, di creare una scuola. Ma lo stesso discorso vale per la Francia, dove è rimasto solo Bonnefoy. In Gran Bretagna cìè Tony Harrison e in Spagna l’ultimo gigante è Antonio Gamoneda, fine >>. Il problema, secondo Crocetti, è che oggi ci sono tante conventicole che si boicottano tra loro, autori << che parlano male l’uno del’altro e poi pubblicamente si baciano e si abbracciano >>. E poi la poesia è la forma d’arte che offre meno. << In pochi possono aspirare al premio Nobel. Gli altri si aspettano tre cose: la pubblicazione, la recensione e un premietto. Anche se io ho nel mio archivio undici lettere di autori che dicono di esere il migliore poeta italiano vivente >>.
Il critico Andrea Cortellessa, invece, rifiuta l’espressione << grande poeta >>: <<E’ enfatica, ridondante, non significa niente. Non è che non esistano più, semplicemente sono mutati i connotati dell’industria culturale, è mutata la qualità del nostro ascolto, si fa fatica a riconoscere quella che si può definire grandezza. Persino Amelia Rosselli non riesce a incontrare il pubblico che merita. La Rosselli è arrivata con pochi anni di ritardo su una scena in cui altri poeti, magari meno importanti di lei, avevano avuto un’immediata riconoscibilità. Oggi uno come Gabriele Frasca, che avrebbe le qualità per essere un intellettuale del nostro tempo, non ha accesso al sistema dei media e perciò probabilmente lo conosciamo in meno di mille pur essendo la sua poesia assolutamente all’altezza dei predecessori. La non riconoscibilità non ha a che fare con l’intrinseca qualità del poeta, ma con un sistema dei media che oggi ha estromesso la qualità letteraria dal novero delle caratteristiche che fanno di un autore un personaggio pubblico. Questo riguarda anche la narrativa: gli scrittori che fanno notizia non sono i migliori, ma quelli che hanno imparato a fare pubblicità per se stessi >>. A dire la verità sui poeti contemporanei, secondo Cortellessa, sarà il tempo, ma una generazione interessante, secondo lui, è quella nata tra gli anni Cinquanta e Sessanta: De Angelis, Valduga, Magrelli, Baino, Anedda, Fo, Voce, Ottonieri, Pusterla, Mesa, Bonito, Dal Bianco, Nove. << D’altronde la storia del Novecento è la storia della riscoperta di grandi sottovalutati che oggi sono dei classici, come Dickinson, Rimbaud, Trakl, Campana. La poesia ha sempre avuto queste caratterisctiche di minorità, anche in Italia. Soltanto all’inizio della postmodernità c’è stato un momento di grande visibilità degli intellettuali nella vita politica e sociale. Ma la stagione dei Pasolini e dei Testori è rimasta circoscritta >>.
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Written by matteofantuzzi

24 febbraio 2008 a 14:42

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10 Risposte

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  1. Ringraziando Cristina Taglietti per la concessione dell’articolo una mia breve riflessione, o meglio una sottolineatura di alcuni punti. La prima è che mi sembra di vivere le stesse questioni per le quali ci si chiede se ha senso candidare De Mita nel PD. La risposta per me è no, a 80 anni si gioca coi nipoti, si insegna coi nipoti a stare al mondo, ma non si regge la casa, perchè quando di lì a poco si “partirà”, la casa rimarrà senza una guida, perchè appunto non si sarà stati “maestri”. Il problema di cui soffre la Poesia italiana, a mio parere, è che per troppi anni chi doveva insegnare non lo ha fatto, ma ha voluto fare sempre e solo il primo della classe. Oggi ci troviamo i danni di chi per troppo tempo è stato attaccato alla poltronna, quale che fosse (un attimo: ma sto parlando di Poesia o di Politica): quello che ne viene fuori è una gioventù geronto-comica: Magrelli è un giovane ? No, dovrebbe essere un maestro. De Angelis è un giovane oggi o lo era 25 anni fa quando in quella veste era stato presentato da Raboni ? Oggi, a mio avviso De Angelis è da considerarsi un maestro, e così dall’altra parte Frasca o Lello Voce, a seconda dei gusti. Ma se la critica “non più di primo pelo” guarda solo il Corriere della Sera o Raitre è certo che il risultato dell’analisi è quello. In realtà il mercato s’è ampliato. Sulla “lezione” di De Angelis in rete si parla da tempo e ci si scanna. Con audience ben superiori a quelle citate. Idem per Voce, i performativi ecc.
    Verrà fuori, io credo, una nuova generazione anche di critici, che sarà in grado di mettere bene in chiaro le cose, e quella generazione avrà come riferimento quelli che oggi assurdamente per qualcuno sembrano “ragazzini”: lo stesso Cortellessa, ma anche Roberto Galaverni o Daniele Piccini, persone che in qualsiasi altro Paese straniero sarebbero considerate (come sono) persone mature, e che daranno il via a quelli che sono i veri giovani di oggi, che non possono essere i 50enni a meno che non si voglia continuare in questo eterno “precariato” poetico.

    matteofantuzzi

    24 febbraio 2008 at 14:42

  2. A De Mita però era stato proposto di coordinare la scuola di formazione della gioventù del Pd, bisognerebbe proporlo anche ai poeti già maturi lo spazio per aiutare quelli un po’ più giovani a crescere, oppure prenderselo…

    Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    24 febbraio 2008 at 14:47

  3. quanti nonnini poeti sarebbero pronti a tuo avviso a insegnare ai giovani nipoti più promettenti ? e ai loro figli a guidare il focolare domestico ?

    o forse la gerontocrazia e l’attaccamento alla poltrona rischierebbero di oscurare la vista di molti ? 🙂

    matteofantuzzi

    24 febbraio 2008 at 14:52

  4. Forse il problema è proprio che si continua a ragionare secondo gli schemi del XX° secolo. Se aspettiamo che qualcuno si muova per noi stiamo freschi: devono essere gli autori a promuovere il loro lavoro. Il fatto che ci siano le “conventicole” non è necessariamnete un male, ma anzi può essere segno di fermento e di vitalità. Inoltre oggi internet mette a disposizione grandi potenzialità che occorre saper sfruttare. Siamo, insomma, in un’epoca caratterizzata da frammentazione e da percorsi individuali, ma anche di possibilità impensabili per gli autori del passato.

    Ho detto !

    michelefabbri

    24 febbraio 2008 at 15:39

  5. Matteo, in quanto prossimo ai cinquanta, dico che la critica deve ancora fare seriamente i conti con la mia generazione. Anche la critica mia coetanea batte fiacca e si accontenta di ciò che passa il convento. Convento che, spesso, offre cibi prelibati, e talvolta in scatola (leggi: già confezionati in antologia).

    gugl

    anonimo

    24 febbraio 2008 at 15:51

  6. connivenza anche nostra.
    Chi mai si scaglia contro un “maestro” ?
    Perchè ciò che si ha perdere (in lungo termine e per tortuose vie che ci si ripresentano inaspettate) è decisamente piu grande del gesto. E non è conveniente….No?
    E’ un sistema di cui siamo decisamente complici.

    Fabiano Alborghetti

    anonimo

    24 febbraio 2008 at 16:06

  7. michele, che l’analisi sia fatta dai “grandi analisti” dell’articolo del corriere attraverso i mezzi classici del ‘900 è fuori di dubbio. così come oggi l’analisi è assolutamente differente essendo entrati mezzi e modi che fino a poco tempo fa erano solo lontanamente immaginabili. nella già citata intervista di chiambretti ad aldo nove su la7, nove diceva che doveva arrivare a 10mila copie perchè il libro andasse bene, e che era a 3mila. forse a qualche a.d. manca l’informazione che esistono libri di poesia in Italia che arrivano a vendere quelle cifre, e sono spesso di illustri sconosciuti. quindi se il parametro è solo quello delle vendite (e non dovrebbe per niente esserlo ! milo de angelis insegna, il buon libro le vendite le fa…), dicevo se il parametro è solo quello le analisi sono fatte con parametri vecchi. se l’unico modo per la critica di ragionare sull’immediato è attraverso le antologie, la critica di oggi sbaglia. non quella di 30 anni fa. raboni 30 anni fa non lo faceva, e scommetteva su ragazzini che oggi rimangono la nuova (?) poesia. se le riviste non tirano fuori le palle sbagliano molto di più che a non dire. se i poeti, fabiano, sono conniventi sbagliano: solo il mediocre deve accodarsi al carro. chi se lo può permettere deve prendersi un suo fardello e trascinarlo da solo (o con l’aiuto di qualcuno). se il fardello è troppo pesante ci rimarrà sotto. ma almeno avrà provato.

    della processione si ricorda chi porta la croce, il resto è solo una massa informe.

    matteofantuzzi

    24 febbraio 2008 at 18:37

  8. nasce un gruppo di lettura in carcere, da cui sarà fatto un documentario radiofonico.

    http://www.romanzototale.it/codiceasbarre

    anonimo

    29 febbraio 2008 at 15:21

  9. quella delle generazioni, dei maestri più o meno cattivi è una vecchia diatriba… nella poesia, semplicemente come in tutte le altre attività, molte ben più importanti da un punto di vista socioeconomico, non viene premiato il merito, ogni “autorità” che dovrebbe essere preposta a farlo, semplicemente si circonda di aspetti nepotistici contribuendo alla propria infinita continuazione…
    è il gattopardo. In fondo anche quelli di noi, parlo della mia generazione, quelli che si lamentavano di essere tenuti fuori dai “salotti buoni”, una volta entrati cosa hanno fatto? Le stesse cose dei loro predecessori… tutta una qustione di potere, nient’altro…come in qualsiasi altro settore dello scibile umano…
    Saluti

    anonimo

    1 marzo 2008 at 21:04

  10. il discorso lo continuo col nuovo post, caro fabio.

    matteofantuzzi

    2 marzo 2008 at 23:19


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