UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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I lettori ci sono di Chiara De Luca
 
… è proprio vero che i luoghi li fanno le persone, e ogni luogo diventa meraviglioso nel momento in cui ne divieni parte e ti ci riconosci. Non ho mai amato particolarmente Milano, non fosse che la abitano amici che troppo raramente incontro. Eppure ci ho passato due giorni indimenticabili, di quelli che t’incidi bene nella memoria per non perderne alcun particolare e attingervi nei momenti di solitudine e sconforto. Due giorni all’insegna della poesia, dell’incontro, in cui, eccezionalmente, non mi sono mai sentita sola neppure per un istante, né ho mai desiderato di esserlo. Milano era la stessa di sempre, con la frenesia delle sue strade in cui la patente oltre che licenza di guida è anche licenza di uccidere, il malinconico scorrere della metro, che ci frulla tutti insieme in un’unica nostalgia, incravattati e intacchettati o meno, muniti di fisarmonica o libri nello zaino, di ventiquattrore o borsa peruviana; l’affollato ondeggiare dei tram sulle rotaie e gli improperi degli autisti, il sali e scendi dalle scale mobili alle stazioni e il cazzeggiare dei giovani davanti ai bar eleganti, il rotolare arreso lungo le strade dello struscio e l’innalzarsi indifferente al cielo di palazzi infiniti. Cielo grigio e tanta pioggia ovunque, eppure… Milano era bella, viva, era una casa accogliente. E tutto questo perché per qualche giorno avevi l’impressione che la poesia fosse finalmente riuscita a colonizzarla.
Mai come in occasione del ventesimo compleanno della rivista “Poesia, la poesia ha ottenuto tanta risonanza sulle pagine di tutte le maggiori testate nazionali – perfino su quelle dei quotidiani distribuiti gratuitamente nei metrò – in radio, su “Vanity Fair” (!), ma soprattutto negli occhi e sulla bocca della gente. Quella che lunedì 14, oltre un’ora prima dell’inizio dei festeggiamenti per il ventennale, attendeva pazientemente sotto la pioggia che si aprissero le porte di Palazzo Reale. Il pellegrinaggio è continuato senza tregua, e ti colmava il cuore di emozione vedere tutto quell’avvicendarsi di visi, di occhi, delle più diverse età, estrazioni sociali, mise e provenienze. Finché, alle nove, ora prevista per l’inizio dell’evento, la Sala delle Cariatidi era strapiena, e si era già superato il limite massimo di trecento presenze previsto sulla base di considerazioni di sicurezza. Grazie all’intervento di Sgarbi è stato consentito l’accesso ad altre duecento persone, ma moltissime sono dovute restare fuori e non hanno potuto assistere all’evento.
Sarebbe stato bello effettuare un sondaggio per individuare le caratteristiche del famigerato Pubblico della Poesia, finalmente uscito allo scoperto. Ma in fondo bastava osservare e origliare, o stare accanto al banchetto dove si vendevano i libri e le copie del numero speciale della rivista, per capire quanto fosse variegato il pubblico: dai poeti agli intellettuali, dal professore alla casalinga incuriosita, da chi aveva la collezione completa di “Poesia” dai tempi dei suoi esordi, a chi, pur vivendo a Milano, ne aveva sentito parlare per la prima volta soltanto negli ultimi giorni. E poi giovani e giovanissimi, qualche svitato e qualche pallone gonfiato.
Che tutta quella gente fosse lì per Sgarbi e Cacciari? Boh, in fondo li si può incontrare ovunque, e se non t’interessa la poesia non ti “sciroppi” tre ore di letture per dire “io c’ero”.
Certo Sgarbi è comparso in una veste insolitamente pacata e gentile, Cacciari ha fatto il discorso più affascinante, profondo e pertinente rispetto alla poesia, Gardini ha dato dimostrazione di grande professionalità, competenza e conoscenza linguistica.
Ma quella gente era lì per la poesia e per “Poesia”. Era lì per Crocetti, per Angela Urbano, per chi ogni mese, non si sa come, riesce a far uscire “Poesia” e a farla arrivare in edicola, combattendo con l’inaffidabilità delle poste, le complicazioni della distribuzione, l’impossibilità di accontentare tutti, perché la richiesta e troppo superiore ai mezzi che dovrebbero soddisfarla. Eppure loro non si arrendono, e i loro lettori, evidentemente, in qualche modo, riescono a raggiungerli e radunarli.
Quella gente era lì per i tre grandi poeti che si sono avvicendati sul palco: Tony Harrison, ottimo performer, un vero attore, lo straordinario Seamus Heaney, il dolcissimo Patrikios. Era lì per la voce di Moni Ovadia, che ha saputo interpretare i testi senza viziarli di quell’eccessiva enfasi che tanto spesso caratterizza le letture attoriali.
È difficile dire la successione di emozioni che provavi ascoltando, nella cornice decadente eppure sontuosa ed elegante di palazzo Reale, guardandoti intorno nel silenzio e nella rispettosa attenzione generale, vedendo la gente in piedi, seduta, accovacciata ovunque… eri felice per la poesia…
E Milano era bella anche la sera, e anche martedì. Perché la poesia era viva nell’emozione che ti aveva lasciato, nel volto e nelle parole di Heaney, uno dei poeti più umili e alla mano che abbia mai incontrato, così uguale alla sua poesia. Era viva nei racconti di Patrikios, che a dispetto delle torture e della prigionia subite, è persona di grande umanità e ironia, curiosa e attenta.
L’attenzione che ha ricevuto in questi giorni “Poesia” dimostra come si debba puntare prima di tutto sul lavoro paziente per arrivare al lettore. La Crocetti Editore è una piccola realtà, una realtà che ogni giorno combatte per non affondare, in una lontana periferia che sembra posta su un altro emisfero rispetto ai palazzi del potere, e alla fabbrica del money. Eppure l’editore è uno che lavora sodo e non molla, che ha tradotto decine di libri dal greco e pubblicato migliaia di poeti italiani e stranieri. Uno che non si vede in giro a festival e letture, cene e dopoletture, a tirar giacchette o elemosinare attenzione. Perché se l’è guadagnata con la sua opera instancabile.
 Ok, non ci sarà un ventennale al giorno, i riflettori si spegneranno presto, lo staff continuerà a fare salti mortali e ciascuno a lavorare per dieci, nessuno aprirà il portafoglio, se non per i festival di poesia che ospitano comici, cantantucoli e attori di soap opera. Ma i lettori di poesia ci sono eccome.
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Written by matteofantuzzi

20 gennaio 2008 a 14:32

Pubblicato su Uncategorized

12 Risposte

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  1. ringrazio chiara, quando mi ha parlato della serata di crocetti a milano non ho potuto che chiederle un resocnto ! l’interesse c’è, i lettori ci sono, è una questione di COSA si propone. non tutto il milione di autoproclamatosi poeti italiani sono “presentabili”, e questo vale anche per i nomi noti. bisogna proporre “roba buona”, non avariata. e il “pubblico” non sarà più un problema (se lo è mai stato)

    nemmeno a milano… 🙂

    matteofantuzzi

    20 gennaio 2008 at 14:51

  2. Ne sono sempre più convinta, i lettori accorrono in moltissimi laddove si garantisce onestà e qualità. Benvengano editori che pubblicano opere in cui credono, soltanto credono e scommettono e basta. sosteniamoli. Grazie chiara per la cronaca felice
    Annamaria Ferramosca

    anonimo

    20 gennaio 2008 at 19:13

  3. I lettori ci sono se vengono opportunamente stimolati e incoraggiati. Ben vengano iniziative come quelle della gloriosa rivista POESIA !

    michelefabbri

    20 gennaio 2008 at 19:32

  4. Coniugare entusiasmo e qualità; grande diffusione e selezione severa. Alla fine si raccoglie sempre qualcosa di buono, d’insperato forse. Grazie a Chiara De Luca per averci raccontato l’evento milanese.
    Antonio Fiori

    anonimo

    20 gennaio 2008 at 21:34

  5. Bel resoconto. Contento di leggere la Chiara contenta. —GiusCo—

    anonimo

    20 gennaio 2008 at 23:05

  6. Speriamo che sia la goccia che fa traboccare il vaso e che aumenti l’attenzione per la poesia. Coniugando possibilmente buona qualità con fruizione popolare (mi riferisco ad invitare Sgarbi e Cacciari).
    In questo resoconto mi pare stia andando in questo verso (non è un gioco di parole…)
    Bel resoconto Chiara!

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    21 gennaio 2008 at 07:36

  7. Grazie per il resoconto, serviva. Per una che ama Heaney alla follia, e non sapeva di questo evento. Pazienza… alla prossima.

    *Cheers*

    LittlePot

    21 gennaio 2008 at 11:53

  8. Mannaggia… c’erano Heaney ed Harrison in un colpo solo e io non ne sapevo niente… mi mangerei le mani, anzi le braccia!
    Quella che descrive il post è sicuramente una di quelle esperienza che dà un senso al fare/amare la poesia. Rinfrancante, un intervallo di ottimismo che fa bene.

    Marco Bini

    anonimo

    21 gennaio 2008 at 21:18

  9. OT ma neanche tanto. Informo che la pagina “nonapagamento” su nabanassar passa alla fase 2, secondo quanto stabilito tempo fa: mandero’ a giorni una mail alle aggregazioni letterarie sul web (un primo elenco sta nel post di qualche tempo fa apparso su questo stesso blog), chiedendo loro di segnalare eventuali pubblicazioni cartacee non a pagamento per metterle all’attenzione della successiva fase 3 di lettura incrociata. Sono escluse le autopubblicazioni, volendo noi sostenere gli editori “coraggiosi”. Saluti. —GiusCo—

    anonimo

    22 gennaio 2008 at 20:24

  10. in effetti anche a me un poco fa strano che nonostante la notizia sia molto girata non lo sia stata abbastanza da fare in modo che tutti gli appassionati ne fossero consci. a livello di comunicazione mi pare davvero davvero curioso.

    matteo

    anonimo

    22 gennaio 2008 at 22:37

  11. La poesia si legge ma non si compra.. Un paio di settimane fa la poetessa Wendy Cope si lamentava del fatto che le sue poesie si possano scaricare da internet senza pagare un soldo e che pochi-pochissimi si prendessero la briga di comprare ile sue raccolte.. Bisognerebbe cominciare una rivoluzione culturale. La poesia deve essere pagata come ogni altra forma di di arte e/o lavoro. E non mi si venga a dire ch’e’ sempre stato cosi’ perche non e’ vero. In epoche non molto lontane il poeta riceveva compensi adeguati per le sue fatiche.. luca paci

    anonimo

    31 gennaio 2008 at 12:02

  12. io non piango 🙂

    anonimo

    31 gennaio 2008 at 20:33


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