UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Tanto, comunque, saremo morti.
 
È così strana la vita del poeta (piccolo o grande che sia), anni di lavoro per partorire piccoli libricini, poca riconoscenza, pochi lettori, poche letture, pochi amici sparsi per l’Italia a cui si telefona quasi fossero parenti di primo grado, di cui si ha cura più che se fossero parenti. In questo sconsolato quadro si inserisce l’umana speranza di essere elevati, di essere indicati: è umana certo questa speranza, ma non è della Poesia. Anche se dall’oggi al domani si raddoppiassero i fruitori della Poesia, credo che il numero rimarrebbe ai limiti del ridicolo, anche se triplicassero in fondo sarebbe sempre la stessa identica cosa.
Allora a un certo punto si smetta, davvero, si smetta di fare la gara a chi ce l’ha più lungo (il curriculum) e si torni a fare solo Poesia, senza scannarsi per la poca carne attaccata all’osso. Siamo troppo presi da un sistema che è sotto gli occhi di tutti e ha fallito, l’opportunità che abbiamo è di non fallire con lui, ritornando a rivolgerci all’unica arma che abbiamo a disposizione: il lavoro, segreto, solitario, cerchiamo davvero di mettere lì e solo lì tutti i nostri sforzi.
Tanto, comunque, se tra 200 anni qualcuno ci metterà nelle antologie, non saremo morti, sepolti, sotto a metri di terra. E allora poche chiacchere, e torniamo a scrivere Poesia.
Questo ci viene chiesto, questo solo abbiamo il dovere di fare, togliere dagli scaffali le malaugurate idee di qualche direttore vendite che crede che l’editoria sia un’estensione della televisione, e che attori e presentatori possano fare buoni libri, perchè buoni libri nelle loro teste sono quelli che vendono, alla faccia di quegli editori coraggiosi che vendevano poesia e che si privavano del cibo pur di inserire nelle loro collane importanti poeti anche se quello che ho visto ieri a Roma va ad inserirsi nell’ottica di un sempre maggiore imbarbarimento editoriale che relega (ma non mi pare che questo sia un discorso nuovo) la cosa poetica nella parte più scura e polverosa del proprio scaffale e che considera troppo spesso i (presunti) poeti come ignavi da spolpare con le illusorie pubblicazioni di lavori troppo spesso parziali. Queste sono le sole cose che dovremmo ricordare, non il nostro curriculum, non se siamo stati su Nuovi Argomenti o su Poesia, se abbiamo vinto questo o quel premio, perchè anche queste sono prove di forza (e di debolezza assieme), sono tentativi di imporci che non dovremmo compiere nonostante sempre più le nuove generazioni stiano affinando la propria capacità di essere “imprenditori di sè stessi” come recita una famosa formula, sempre più attivi nella creazione di solide pubbliche relazioni, di cartelli, di accordi sopra e sotto banco, in un continuo “io conosco te, che conosci me, che conosciamo quell’altro e qualcosa di buono assieme potremo fare”. Ma a fare gli imprenditori al più si potranno ottenere due comparsate, due ospitate, il resto è “l’anello che non tiene”: perchè se non c’è la Poesia uno può essere il più figo o il più ascetico della terra… che tanto… E allora ribadisco che si lavori, a testa bassa, umili: e nient’altro. State bene.

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Written by matteofantuzzi

9 dicembre 2007 a 14:16

Pubblicato su Uncategorized

37 Risposte

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  1. Considerazioni opportune, però non condivido un certo tono pessimista sul lavoro oscuro degli autori. Il solo fatto di scrivere non è forse di per sè salvifico ?

    michelefabbri

    9 dicembre 2007 at 15:51

  2. Bravo Matteo, condivido pienamente questo tuo scritto.

    Nicola Ponzio

    anonimo

    9 dicembre 2007 at 19:13

  3. Questo pezzo mi fa venire voglia di lasciare una piccola traccia, dopo tanto tempo, caro Matteo. Concordo pienamente. Mi chiedo se anche i giovani che cominciano a non essere più tanto giovani, non avvertano questa urgenza dell’anonimato. Prima di tutto la parola, che sa filtrare il mondo. Poi tutto il resto: blog, spazi pubblici o cos’altro. Anche se spesso è dura restare da parte. Ma tanto su Mondadori non ci pubblicherà mai nessuno. Siamo tutti nella stessa barca.
    Ciao
    Sebastiano

    anonimo

    9 dicembre 2007 at 19:17

  4. Il fatto che si abbia più cura di un amico che di un parente a me sembra bello, lo trovo tutt’altro che triste. La Gloria poi non riguarda i due prossimi secoli ma il momento.
    roberto

    anonimo

    9 dicembre 2007 at 21:36

  5. Concordo Matteo e mi viene in mente questo verso di Guccini:

    “scordando che poi infine tutti avremo
    due metri di terreno…”

    Com’è andata a Roma? Ieri ho visto un servizio sul Tg di La7 ma non spiegava molto nei particolari…

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    10 dicembre 2007 at 08:42

  6. Matteo, ma che discorsi fai? ‘sta roba del siamo gia’ morti non e’ mica una barzelletta tipo il film con Troisi (mo’ me lo segno); finche’ siamo tutti vivi, ci si diverte anche a far le gare, a rincorrere le magnifiche sorti e progressive della poesia nostrana che non vive solo di cilicio, pane azzimo e autofustigazione. Sono tempi buoni, questi, hai letto il librino in versi di Caliceti distribuito da vibrisse? Ottimo il canto primo, non male il canto quarto. Auguri per il tuo, di libro, e lascia perdere sfighe, sfigati ed eterne quaresime. Buone feste. —GiusCo—

    anonimo

    10 dicembre 2007 at 11:20

  7. in realtà è la stessa editoria a creare le basi del non-futuro:

    http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/12/03/al-lettore-per-una-seconda-scuola-di-poesia-di-massimo-sannelli/#comment-35583

    ciao, davvero
    massimo

    anonimo

    10 dicembre 2007 at 15:18

  8. no, no… nessun pessimismo, solo un poco di pragmaticità. per dirla alla troisi “ricordiamoci” che NOI dobbiamo morire mentre forse (chissà… qualcuno tra i tanti) potranno rimanere le nostre opere, se ne varrà la pena. il resto è fuffa. a roma c’era un gran casino, c’era un mucchio di gente ma una parte troppo grande era quella in autopromozione, che salutava gli amici degli amici e/o sottoponeva i propri scritti. e questo è sbagliato. è sbagliata la forma, e in fondo anche la sostanza di quello che s’è visto. anche perchè di gente che acquistava ce n’era… ma percentualmente troppo poca rispetto al volume di visitatori.
    e comunque tranquilli, la stragrande maggioranza di editori “misti” (narrativa e poesia) la poesia la mettevano in fondo. e c’erano i soliti editori furbetti che pubblicano qualsiasi baggianata purchè lo sventurato sia in grado di staccare un assegno consistente, quale che sia il prodotto (perchè di “prodotto” si tratta, ho sentito più volte in quelle poche ore le parole “marketing”, “vendite”, “prodotti” e “fatturati” che in settimane di sviluppo di beni primari per mestiere…).
    signori, il panorama è questo: quello che c’è da fare è cercare di fare bene Poesia, secondo me. con umiltà, consci delle proprie pecche… a testa bassa… seriamente e serenamente.

    il cilicio lo lascio ad altri. caliceti sinceramente non sono ancora riuscito a leggerlo causa le recensioni dell’annuario castelvecchi che premono. per le feste mi riprometto.

    speriamo che in mondadori ci possa andare sempre chi si merita una distribuzione che tante altre case editrici ad oggi non si possono permettere (ma anche su questo si dovrebbe lavorare, insisto). speriamo che in mondadori non escano mai baggianate. quella sarebbe una sconfitta. una sconfitta di oggi, del presente. mondadori come tutte le altre major che DEVONO ripristinare e/o supportare con forza le collane di Poesia. chi non lo fa non fa letteratura ma solo vende, è un ufficio commerciale e nient’altro (e la storia ci ha dimostrato che possono essere non solo capacità commerciali le grandi case editrici, quindi speriamo che sempre sappiano comportarsi da grandi professioniste)

    matteo.

    anonimo

    10 dicembre 2007 at 20:41

  9. Matteo che ti è successo? qualche problemino in viaggio di ritorno?
    (dai, che in fondo la penso come te).
    red

    redmaltese

    10 dicembre 2007 at 23:01

  10. Mondadori magari non pubblicherà baggianate ma trovo che presso piccoli editori si possono trovare poeti di gran lunga superiodi di molti pubblicati ne Lo Specchio (o la Bianca Einaudi che ormai è la stessa cosa…). Con i dovuti distinguo, senza fare di tutta l’erba un fascio. Però…

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    11 dicembre 2007 at 09:43

  11. io penso sempre più che la poesia non serva ad un bel niente..nè al mondo, nè alla gente…
    forse si scrive solo per scrollarsi un po’ la coscienza su un foglio.
    quindi questi incoraggiamenti in fondo servono a poco: si finisce sempre per stare su quel foglio. anche se quel foglio non serve ad un cavolo di niente 🙂
    ciao matteo (aspetto la fotina io come sempre :-p)
    Anila

    anonimo

    11 dicembre 2007 at 16:22

  12. “che si lavori, a testa bassa, umili”
    finalmente una frase davvero da scolpire in fronte, grazie, Matteo.
    La poesia, lo si dimentica spesso, è l’esercizio etico più profondo, con la sua ricerca assoluta di autentico, dentro e fuori di sè. Allora, finiamola una buona volta con i giochini di cortissimo respiro del do ut des, dei giri amicali interessati, dei blog autoreferenziali-ultima trovata, di sgomitate per apparire/ farsi sentire, in rai, festivals e tanti altri mezzucci… La vera poesia non può emergere da tutto questo, anzi ne sarà sepolta. Allora, come se ne esce? Ma non riusciamo a capire che siamo NOI gli attori principali, proprio noi che scriviamo, se è vero che ci crediamo, che ci sveniamo a scrivere qualcosa solo quando lo sentiamo vero e degno di essere letto, nel sacrosantissimo rispetto dei lettori, noi che prima di ogni sillaba dovremmo confrontarci con quelli che prima di noi hanno trovato-con passione e sangue- la parola che dice, che incide, che resta, che salva. NOI dobbiamo avere il coraggio di uscire dai soliti piccoli e miserevoli percorsi… come? spremiamoci le meningi, e facciamolo insieme! Senza essere utopici( anche se sbandieriamo sempre che poesia è inseguire utopia) qualcosa si può fare, qualcosa che forse può apparire risibile, che forse è rivoluzionario. Per esempio decidere in massa di non pubblicare più poesia, se non per consorzi editoriali associati che pubblichino GRATIS. Magari un solo libro l’anno, magari di solo 5 autori in anonimo selezionatissimi, votati da studenti/critici/lettori anche via rete -sul criterio di selezione si potrebbe discutere molto- ma facciamolo! Pronti, nella nostra profondissima umiltà di poeti, caro matteo, cari tutti, a metterci da parte, anzi a garantire che noi stessi acquisteremo dalle illuminate benemerite case editrici consorziate, il libro che di sicuro avrebbe un’altissima garanzia di qualità. quale alternativa abbiamo per far emergere dalla poltiglia editoriale chi magari, anche giovane e squattrinato ha una gran voce destinata a perdersi ? Assumiamocene NOI per primi la responsabilità. e che i tromboni e i presuntuosie e gli egotici si levino di torno. a presto discutere
    annamaria ferramosca

    anonimo

    11 dicembre 2007 at 16:29

  13. Anila cara certo che la poesia non serve a niente, è proprio per questo che alla poesia serve “tutto.”
    E’ nata per esser servita, la sfacciata. 🙂

    A

    ansuini

    11 dicembre 2007 at 19:09

  14. Matteo Fantuzzi non dice tutto.
    Per commento dico che gli autori hanno la colpa di copiare di imitare di seguire autori che sono dello stesso grado. La poesia italiana sta nel canone del vuoto dove manca la verità l’onestà la realtà e persino un’astrazione convincente. Aggiungo, salvo errori editoriali se un’opera è decente, le collane cosiddette importanti sono cimiteri della poesia italiana. Io posso dirlo perché non ho mai proposto il mio lavoro a grandi e piccoli editori.
    Alfredo de Palchi

    anonimo

    11 dicembre 2007 at 19:25

  15. ciao alessandro. mi fa piacere rileggerti.
    io ormai leggo poco ovunque per mancanza totale di tempo..ma magari ci si vede pure in altre letture chissà…quando il tempo lo permetterà..
    a rileggerti
    un sorriso
    Anila

    anonimo

    11 dicembre 2007 at 19:27

  16. occorre semplicemente non prendersi troppo sul serio. Scrivere versi oggi è troppo facile e troppo democratico. Non ha nessun fascino. Bisognerebbe disilludersi subito, non dopo 20 o più anni, semmai… questo è il grande delitto…Fabio Ciofi

    anonimo

    12 dicembre 2007 at 01:06

  17. E’ anche vero che sono intervenuti, nessuno si offenda, autori tutti più o meno sfigati… più o meno sconosciuti…

    anonimo

    12 dicembre 2007 at 01:09

  18. Questa poesia di Viola Amarelli la lascio perché mi sembra riassuma bene quello che M.F. descrive:

    ALFABETO

    S’affanna, è importante

    telefona, scrive

    solleciti fili di ragnatela

    il saggio, il racconto, la presentazione

    polemiche a freddo contando i contatti,

    corteggia editori, spia critici e amici

    schernisce new entry e le top dei successi,

    tra scambi e contratti giurie e recensioni

    blandisce, recide, esibisce pulsioni,

    la sera è stanchezza

    però soddisfatta

    in fondo qualcuno lo chiama scrittore.

    (viola amarelli)

    biancamadeccia

    12 dicembre 2007 at 11:56

  19. Annamaria@ la tua è una bellissima proposta, ne abbiamo già parlato a voce. Ma riuscimo a capire che seguire l’utopia in questo momento è l’unica forma di realismo possibile?
    Un caro saluto.
    Bianca

    biancamadeccia

    12 dicembre 2007 at 11:59

  20. Da oltreoceno il grande alfredo de palchi parla, a ragione, di cimiteri editoriali italiani, lui sì che ha sanguinato per restare coerente e incontaminato. Capisco che sia difficile discutere di una proposta utopica, ma possibile, bianca@, se l’umore medio è quello della disillusione di fabio@. Il fatto è che non ci si può disilludere di tutto l’universo poetico che ci circonda. la poesia è diffusa random geneticamente come ogni altra dote naturale, esiste, eccome, basterebbe solo darle Noi PER PRIMI spazio e alimento. La poesia oggi è troppo democratica? La possibilità di cimentarsi deve essere iper democratica. Il risultato poetico nel tempo è un’altro discorso.
    Ma scambiamoci i pareri, dove siete tutti?
    annamariaferramosca

    anonimo

    12 dicembre 2007 at 14:20

  21. Be’ ho detto la mia nell’ultimo mio post e credo che possa affiancarsi alle cose dette da Matteo qui e in un commento al post precedente o alle considerazioni di Mascheroni, Brullo e Parente sulle pagine del Domenicale … So che quelli del Corriere della Sera, credo lo stesso Paolo Mieli, gruppo RCS, son passati a leggere: mi piacerebbe proprio sapere cosa ne pensino, se ormai si deve accettare tutto, nell’andazzo non entusiasmante dell’editoria, o se si può dire, da uomini liberi e appassionati: cercate di far meglio, cercate la qualità, cercate anche, perché no, la poesia nuova (non solo Prevert o Neruda, che pure erano bravissimi ma un po’ troppo topici …)
    Che la grande editoria esca da una logica da poesia come cioccolatini per le feste, per titillare la vecchia e perbene borghesia italiana (i nuovi ricchi non leggono 😉 e da una tendenza a pubblicare i poeti vicini alla pensione o con un piede nella fossa (con pochissime eccezioni) …
    Si aprano i cancelli delle fabbriche editoriali, si dia spazio all’immaginazione, si osi …
    Ha ragione DePalchi …

    Io intanto vado a fare un salto a Manchester dove … ;-)))
    saluti

    Andrea Margiotta

    rondons

    12 dicembre 2007 at 15:19

  22. Bianca mi ha segnalato questo post, forse perchè in altre occasioni ho sostenuto gli stessi argomenti che riaffiorano giustamente qui.
    Le *lamentazioni* sullo stato della poesia contemporanea lasciano i l tempo che trovano se non si agisce ed agire significa in primis scrivere per *trasmettere*, *esplorare*, *comunicare*. Piangersi addosso è un primo momento..dopo come dice Fantuzzi c’è solo da essere umili e artefici e /o artigiani. Un caro saluto a tutti, felice di veder condivisa l’ esigenza di lavorare,per come si può, al meglio che si possa, Viola

    viomarelli

    12 dicembre 2007 at 18:19

  23. Up da anni ha tanti lettori silenziosi, alcuni dei quali l’ho sempre detto, sono persone che stimo. quando capita che vada a un festival, una lettura, un convegno e mi danno una pacca sulla spalla, mi raccontano cosa pensano di quello che sta scritto qua ecc. io sono contento. poi se non vogliono intervenire avranno i loro motivi. alcuni sono intervenuti e tranne alcuni casi che parecchi (purtroppo, perchè preferirei che ci si ricordasse altro, tipo le tesi di laurea dei giovani studenti di lettere) si ricordano qua li si è accolti bene e con il rispetto che non vale la persona, il curriculum, ma il pensiero. e dovrebbe essere sempre così.

    intanto: non passi comunque il concetto che le grandi case editrici (le major, insomma) tirano fuori solo cavolate: ora serata retinae di magrelli, feltrinelli; il disperso di cucchi, guanda; ottieri – prima marsilio e poi einaudi; tema dell’addio di de angelis in mondadori; preferite sanguineti ? feltrinelli; cacciatore è comunque andato in bianca einaudi, anche se il lavoro complessivo è uscito per manni, calzavara (in teoria super nicchia ! poesia sperimentale dialettale) in garzanti ! pagliarani, la ragazza carla, marsilio e oggi l’opera omnia in bur.

    cioè… valga ancora una volta il lavoro, valga l’opera, si dica bene della buona cosa e male della cattiva anche se sta nella collana prestigiosa: questo per ristabilire la dignità che deve avere la poesia, per chi la legge e per chi la scrive. perchè non è vero che la poesia non serve a nulla. la poesia se si vuole serve, serve quella degli altri innanzitutto. il resto è fuffa. il business è fuffa.

    annamaria qua qualche tempo fa si disse di promuovere le uscite valide degli editori che non facevano pagare gli autori, era una proposta di giuseppe cornacchia: il problema della distribuzione e della conoscenza va affrontato, ma non come business (… ancora …) ma come capacità di raggiungere le persone.

    per questo vedo di buon occhio che da qualche giorno il portale del corriere della sera (come dici tu andrea) cerchi di lavorare con un blog specifico di poesia, che ho linkato. perchè se riesce ad attirare un bacino d’utenza che fino ad oggi non è stato toccato dalla proposta poetica (della rete, o del cartaceo) e si riesce a creare un dialogo… ben venga ! alla fine chi la deve vincere è la Poesia, né io, né te, né nessuno. vinca la Poesia, la buona Poesia. il resto che umanamente crepi.

    🙂

    matteofantuzzi

    12 dicembre 2007 at 19:37

  24. Confermo, la proposta di pagina “non a pagamento” e’ ancora valida e spero di metterla online nelle vacanze natalizie, almeno in una sua versione iniziale; purtroppo il lavoro quotidiano assorbe molte energie e non mi va di arrabbattare su un’idea che ritengo importante; saluti. —GiusCo—

    anonimo

    12 dicembre 2007 at 20:00

  25. Annamaria Ferramosca crede in autori altruisti. Non ce ne sono. I rari sono persi.
    60 milioni di “poeti” italiani non comprano e non leggono nemmeno i libri degli amici, però i 60 milioni si aspettano di essere letti non solo dagli amici. Se una piccola percentuale comprasse un libro al mese dei loro preferiti, gli editori smetterebbero di obbligare gli autori a portarsi a casa centinaia di copie a pagamento. Non succederà mai. L’ambizione sbagliata spinge ciascuno dei 60 milioni a pensare: si arrangino. È nel sistema vergognoso quanto lo è quello di: io ti pubblico, tu mi pubblichi. Quattro coglioni formano una rivistina e finché dura vedi i loro quattro nomi in ogni numero con l’aggiunta di coglioni di altre rivistine. Siccome non ho dettagli precisi degli intrallazzi, ancora una volta mi propongo come esempio. Il mio nome non circola da una rivista all’altra. Ho sempre rifiutato di compromettere la mia forza di rifiutare; e pensare che in 50anni come editor avrei potuto fare tutto quello che avrei voluto fare. E gli editori? Io sono un autore a la chance, e la chance mi ha fatto pubblicare con editori che mi hanno invitato. Uno di nome l’ho rifiutato brutalmente io due anni fa, non per soldi
    ma per disonestà diciamo intellettuale.
    Non li ho pagati, ma lo stesso uno in Italia mi ha fregato pubblicandomi due raccolte mai distribuite, perciò passate inosservate, ed io rimasto con una sola copia di ciascuna raccolta. Forse non mi ero interessato. Ma l’opera completa pubblicata da un altro editore nella primavera del 2006 ha avuto un grande successo: vendute 40 copie. Per un autore sconosciuto quanto lo sono io è un
    bestseller. Allora, ragazzi e ragazze, la storia morale è di mostrarvi incorruttibili nella fiducia del vostro talento, se siete sicuri di averlo. Scioperare contro gli editori che si fanno pagare, avrebbe successo se l’idea di Annamaria Ferramosca venisse accolta. Ho i miei dubbi, vi vedo tutti pieni soltanto di chiacchere. Ritornando al ‘si arrangino’
    vi arrangiate a lamentarvi ma rimanendo
    tali e quali siete: egoisti e di ambizione
    sbagliata. Infatti, finora tutti avete evitato
    lo scontro. Alla fine, Annamaria si troverà
    soltanto con il mio appoggio. Ma non si sa
    mai. . . auguri.
    Alfredo de Palchi

    anonimo

    13 dicembre 2007 at 01:57

  26. Mr.de Palchi,

    a me la sua poesia piace molto …
    Approfondirò con Paradigma (se lo trovo …)

    PS Giusco, se per caso mi vedrai in questi giorni (da domani) a Manchester insieme a una bella donna un tantino abbronzata, vedi di presentarti, non essere timido o spocchioso …
    Io sono un poeta altruista, nel senso che mi interessa anche il mondo poetico dei miei coetanei o più giovani come te … ;-)))
    Dirai: e come ti riconosco?
    Già … This is the question …
    Intanto devo cercare un barbiere là …

    Annamaria: viva lu Salentu e la salentina renaissance … (anche se io vivo a Roma, causa cinema e tv, ma forse anche tu?…)

    saluti

    Andrea Margiotta

    rondons

    13 dicembre 2007 at 22:20

  27. PS II
    Sempre per GiusCo …
    Il barbiere non è per provare il paradosso di B.Russell ma proprio perché il capello è lunghetto … ;-)))

    andrea margiotta

    rondons

    13 dicembre 2007 at 22:25

  28. Volevo lasciare anch’io un commento a questo post … in punta di piedi perchè non vi conosco.. e suppongo che anche il mio nome vi sia del tutto estraneo. Molte cose sono state già dette con forza e competenza. Mi sento vicina all’intervento di Annamaria e Alfredo . Saluti
    Lina Salvi

    anonimo

    13 dicembre 2007 at 22:45

  29. Margiotta ti consegno le chiavi della citta’: tu vieni io parto. Il resto lasciamolo perdere, sappiamo bene che io non sono il tuo tipo poetico come tu non sei il mio, meglio la mora. E non hai torto. Trattati bene. —GiusCo—

    anonimo

    14 dicembre 2007 at 10:27

  30. Benché io non sia per carattere un tipo plebeo, un interessato alla missione, ho voluto appoggiare Annamaria Ferramosca che non conosco personalmente. Poi ho promesso a me stesso di non pronunciare un’altra parola. Ma il pensiero che i giovani potrebbero rivoluzionare etc. etc. . . . .
    Visto che solo due o tre si sono fatti sentire, sia pure timidamente, voglio terminare con l’osservazione messa in disparte nella precedente, n.25. È credibile
    che la proposta di Annamaria non prenda fuoco. Il motivo è che ai ‘defunti’ dei cimiteri della poesia piace la loro pacifica posizione orizzontale con un mazzo di crisantemi; i vanitosi che si inventano ‘artisti’ rifiutano di considerarsi suckers, cioè coloro che pagano per stampare cose
    da parolieri; il resto della vanità (e tutti vili) che si autonomina ‘poeta’ vuole stampare ad ogni costo. Insomma, i falliti,
    dentro e fuori questo programma, si scambiano leggerezze o si fanno chiasso muto tra di loro (incluso Fantuzzi che riceve un po’ di inutile pubblicità con le sue lagne sentimentali ma sta alla larga), e il n.17 che scandalizzato (ma cosa si aspetta!) dice “sono intervenuti autori più o meno sconosciuti”, come se lui che non si firma fosse un gigante––sto imparando, ho clickato la sua casella e salta fuori che è la stessa vana persona del n.16 con i versicoli alla moglie. Nell’insieme meritate la punizione di pagare quattro volte la somma che l’editore pretende; in gran fretta, da 60 milioni vi trovereste in 5 milioni di pseudo autori da setacciare. Ed io uno dei giudici.

    Andrea Margiotta, si diverta a Manchester. Cosa c’è là. Peccato che non dica a me di farmi avanti se la vedessi in compagnia di una abbronzata. Con certezza riconoscerei
    subito Margiotta. Poi, perché non dice “giovane” a me, che lo sono più di quelli
    che lo sono all’anagrafe.

    Lina Salvi, non sia timida o modesta. Se lei è davvero così, stia lontanissima dalle sanguisughe e dai predatori sdendati in questo e in altre simili siti.
    Addio, adieu, goodby.
    adp

    anonimo

    14 dicembre 2007 at 12:48

  31. fantuzzi lavora e a volte non riesce ad esserci davanti al computer 24/24 e 7/7 (anche per questo oramai faccio un post a settimana e non due o tre come qualche anno fa, semplicemente non gliela faccio) per il resto ho capito che qualcuno (che sinceramente non so chi sia, non io che non sono abituato all’autopromozione dei post) ha fatto girare una mail che invitava a leggere questo post.
    ma mica mi sono lamentato: cioè, due cose da anni mi fanno innervosire

    1) che ci sia un’editoria da sottoscala che fa spendere un sacco di soldi a povere persone con un sacco di poesie nel cassetto e la speranza di diventare qualcuno (che non è il mio caso… basta leggere due post fa… ma 10 anni fa se qualcuno non mi avesse detto di pazientare e lavorare ci sarei cascato anche io, e ora faccio la stessa, mi permetto di dire “state in guardia”)
    2) che ci siano un sacco di validi poeti che non riescono a pubblicare perché non hanno i mezzi per autoprodursi o perchè tizio e/o caio li hanno illusi che forse nel 2010 usciranno per questo o quest’altro… e intanto la loro matura poesia fa come la frutta lasciata per troppo tempo nelle ceste.

    mi si perdoni… l’interlocutore come sa chi mi segue non è il mondo della poesia “consolidato”, ma il neofita, lo studente universitario… il ragazzo delle medie, delle scuole superiori. UP è nato per loro, non per chi in questo mondo naviga tranquillamente (e decide di sé in scienza e coscienza).

    forse la poesia di oggi è morta, è tutto uno schifo ecc. ecc. come dice de palchi, ma per forza sarà così anche in futuro ? per forza tutto sarà in eterno marcio? e allora perchè continuare a leggere poesia (prima ancora che scriverla), diamoci al giardinaggio, facciamo l’amore, passiamo più tempo con le povere disgraziate che ci sopportano…

    ma se qualcuno sta iniziando ora ad avvicinarsi alla cosa poetica ha tutto il diritto di sapere che in giro troverà tanta sporcizia, ma anche tanta bellezza (non è vero alfredo ?) che è quella che ci fa ancora stare attaccati alla Poesia.

    poi su quello che dice annamaria concordo, nel senso ognuno di noi ha provato e sta provando secondo le proprie idee a muovere lo stagno della poesia. c’è chi fa workshop, chi vere e proprie iniziative editoriali, ecc. la rete è uno strumento dinamico che permette di sperimentare, è chiaro che ancora è il “vecchio sistema” a farla da padrone, ma il dialogo è possibile. un tempo si diceva che la rete avrebbe soppiantato la carta, oggi per fortuna tanto lavoro ci dice che le sinergie possono cambiare le cose, migliorarle, fare conoscere la Poesia a più persone, permettere dialogo, scambio, ecc. ma per arrivare a questo tanti si sono sbattuti. poi bisogna ancora lavorare. annamaria ci sono diverse esperienze che vanno in quel senso, anche utilizzando il print on demand che ancora più abbatte le spese. se vuoi raccontare la tua idea in concreto qua lo spazio c’è.

    ps. anche montale dedicava le poesie alla moglie, però mi sembra che nessuno se ne lamenti 🙂

    matteofantuzzi

    14 dicembre 2007 at 17:38

  32. mollate finché siete in tempo…FABIO

    anonimo

    15 dicembre 2007 at 01:30

  33. Il mio è per ora un sondaggio nei blog per verificare il livello di risposta alla mia idea (e non solo mia, visto che alcuni entusiasti dicono che l’avevano già fantasticata e ne sono contenta).
    —-La proposta è rivolta innanzitutto a chi , prima di scrivere, ama e crede nella poesia come fatto antropologico (esiste in tutte le culture da sempre) e come talento genetico (come il talento matematico o musicale non si può acquisire con l’esercizio e lo studio, che solo possono facilitarne la manifestazione) Stiamo dunque parlando di vera poesia, quella che trascinastupisceeleva.Chi sa di rimanere a mezz’asta con la propria scrittura, può sempre accontentarsi di leggerla agli amiciparentinipoti ed è libero di autopubblicarsi, ma non deve lamentarsi se non vende e poi dovrebbe essere felice di poter leggere, pubblicata, la poesia dei pochi dotati di cui non è dato conoscere la percentuale nella popolazione mondiale (forse i grandissimi: 2-3 per secolo ).
    —–Dopo questa imprescindibile premessa, la domanda è: come far emergere la poesia valida?
    Ovvia risposta: sottoponendola all’attenzione di tutti, lettori,editori,critici,studenti,insegnanti, biblioteche,università,traduttori,appassionati,etc.,senza alcun possibile trucco, cioè rigorosamente in anonimo, condizione necessaria per le armi pari.
    —–Basterebbe lanciare la proposta, se siamo d’accordo, in molti siti e blog (se crediamo nella democrazia in rete lo spazio si dovrebbe trovare!)e a tutte le case editrici. Potrebbero bastare per ogni autore anche solo 10 testi di massimo 40 versi ciascuno da tenere in evidenza per 15 giorni o più e far votare sì/no con firma di chi vota e prenotazione on line per l’acquisto del libro (per cominciare un libro di 5 autori di un centinaio di pagine) che conterrà i testi più votati. Questo consentirebbe in massimo 5 mesi di valutare l’eventuale guadagno alle Case editrici che volessero pubblicare il libro accoglierndo le prenotazioni con firma bloccata come si fa per i sondaggi per evitare il voto ripetuto. Tutto qui. Semplice e soprattutto limpido. Come infatti sarebbero possibili i brogli con l’anonimato e con l’ obbligo di acquistare il libro? Non credo si voterebbero solo testi di emiri arabi
    o ricchi potentati (amanti di poesia, poi!).

    —-Obiezione 1 : io sono già noto, il mio stile-linguaggio è riconoscibile.
    Risposta : benissimo. sarebbe ora che ti confrontassi coi miseri mortali.
    E se vincessi, bene, sapremmo il tuo nome. E allora? Verresti solo onorato. Borges si augurava che la sua opera restasse, non il suo nome.
    —-Obiezione2:quale casa editrice si accollerebbe il rischio?
    Risposta: il rischio si annulla se si mette in atto da parte della casa editrice o più case editrici consociate un efficace sistema di prenotazione on line o nelle librerie, che sicuramente si trova se c’è la volontà e se davvero si vuole “innalzare la qualità del prodotto per una ricaduta positiva sulle vendite a brevemedioe lungo termine”
    Obiezione 3. ma cosa arriverebbe in tasca all’autore?
    Risposta: nulla, se non gioire (da solo o con pochi intimi) del veder pubblicati e apprezzati i suoi testi.
    Se poi si rivela Sommo, beh quella è un’altra cosa… Ma mi pare che Dante non se ne stia facendo nulla dei proventi via Sermonti e Benigni . Lui aveva il bernoccolo e ha lavorato durissimo un intero cammin di sua vita…

    La proposta è vostra, potete morderla, stracciarla, modificarla, migliorarla, snobbarla. Tutte le reazioni saranno tenute in gran conto. Buona scrittura e pensiero a tutti , Annamaria Ferramosca

    anonimo

    16 dicembre 2007 at 02:31

  34. ne aggiungo una io: i 10 testi. come sai, e come ci sbattiamo per dire 10 testi non fanno un’opera. è vero sono rappresentativi dei “muscoli” di un poeta, ma non fanno l’opera, che è quello per cui in teoria lavoriamo. secondo: rischio di abbassamento della democrazia, esempio: io faccio parte dell’omertosa confraternita dei ricconi (spero che nessuna società segreta si chiami con ‘sto nome del piffero…), convinco i miei 5000 confratelli ad acquistare i libro, tanto sono potenti… e magari è una baggianata. chi filtra in quel caso ? (so che è un’esagerazione, ma una cosa su cui sempre è stato bacchettato il mondo del blog è che si creano rapporti privilegiati così come quelli che in teoria scricchiolano). come si evita di passare dal democratico al populista ?

    matteofantuzzi

    16 dicembre 2007 at 09:39

  35. —-10 testisono sì, molto rappresentativi. E sufficienti a convincere gli editori a pubblicare anche -gratis- l’intera opera di un autore, eventualmente.
    —- le lobby le smaschereremmo subito in rete. la rete , si dice ,è l’unico mezzo democratico che resta. sta a noi non scivolare verso il populismo. ancora sforziamoci di non essere disfattisti. facciamo proposte positive per tutti i possibili buchi… grazie comunque, matteo per lo spazio. intanto passiamo la voce. Perchè poi è malvisto il dialogo e discussione inter blog? ancora la solita storia del poterepotereinvidiainesorabilemortedell’umano,che strazio. Nome e cognome, per corretteza e coraggio, please.Annamaria Ferramosca

    anonimo

    16 dicembre 2007 at 10:56

  36. oddio, se lo chiedi a me 10 testi non sono rappresentativi… 🙂
    insomma meglio che l’editore non sia io. per me è il libro che è rappresentativo. fa bene insomma mozzi in vibrisse a proporre a scopo pubblicazione i libri interi, già fatti.

    no, è il dialogo tra accademia e rete che non piace a qualcuno… quello tra la gente che conta e il popolo… ma questo ribadisco è il pensiero solo di qualcuno, c’è chi la faccia ce la mette anche nei blog… magari ogni tanto si cela dietro gli anonimati… ma con un bel rilevatore di IP il problema si risolve (don’t try this at home, gli IP non si possono divulgare…)

    anonimo

    17 dicembre 2007 at 20:37

  37. (chiaramente ero matteo)

    anonimo

    17 dicembre 2007 at 20:44


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