UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

Archive for dicembre 2007

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Me ne vado in carcere. E un paio di nuovi progetti.
 
Sabato prossimo, 5 Gennaio, sarò nel carcere milanese di Opera a parlare assieme a Tiziana Cera Rosco di Poesia nella classe seguita da Maddalena Capalbi. Ci sarebbero tante cose da dire sull’importanza di una cosa come questa, che fa onore a chi segue questo progetto beninteso, non a chi episodicamente come me si fa un “giro” dentro al carcere e poi (forse, ma non è mica detto che non mi ci lascino a Opera…) dopo qualche ora uscirà. Una cosa sola mi preme: ribadire, se necessario (ed è necessario), che non esiste un fruitore di Poesia meno importante di un altro e questa non dev’essere solo una frase fatta, chi vuole fare Poesia la faccia, vada tra la gente, a sentirsi qualche “non mi piace”, “quella Poesia fa cagare”, e non vivere solo dei sorrisini, delle pacchette sulle spalle, delle strizzatine d’occhio, dei circolini dove ci si sostiene a vicenda per non affogare nella propria mediocrità. E se necessario (questo no, non è necessario) credo faccia bene ricordare che questo non vale solo per chi alloggia nei grandi centri editoriali o nelle polverose aule universitarie, ma anche per chi lavora prettamente in rete, o nelle realtà di Provincia, ovunque insomma, sociologicamente il rischio massonico dovrebbe spaventarci tutti e non fare dormire sogni tranquilli alla nostra coscienza.
E per concludere due notizie che da ieri sono ufficiali: riparte il blog di Atelier, staccato però dal portale della rivista, l’indirizzo nuovo è http://atelierpoesia.splinder.com e secondo me saranno cazzi amari, nel senso di mero ritorno alla rissa, cosa che non è che mi dispiaccia completamente (a casa degli altri, insomma quando io non ho doveri legali) perché credo che si sia diventati eccessivi davvero in certe pratiche di galateo, vabbé… ripeterei quanto detto una frase fa, quindi glisso. Tanto s’è capito il mio pensiero e invito quindi anche a leggere l’intervento su AbsolutePoetry della necessità di stroncature e critica militante. E poi speriamo bene… Anche Giuseppe Cornacchia come promesso ha attivato la sua pagina di segnalazione delle iniziative editoriali non a pagamento nel mondo della Poesia, l’indirizzo è http://www.nabanassar.com/nonapagamento.html . State bene.
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Written by matteofantuzzi

29 dicembre 2007 at 15:00

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Workshop. Nuovi sviluppi per la Poesia c/o Università di Bologna [poi Berlino, Londra, Roma, Parigi]. 12 Aprile 2008
 
Cari tutti, nel farvi i migliori auguri per un sereno 2008 vi anticipo che si sta organizzando (alla follia partecipano Alessandro Ansuini e Luca Paci) una giornata sui nuovi sviluppi della Poesia Italiana Contemporanea che avrà luogo Sabato 12 Aprile 2008 all’interno dell’Università di Bologna. Il modulo sarà simile a quello adottato nella realizzazione del Workshop realizzato lo scorso anno a Bazzano, sempre nel bolognese: una parte di Workshop, prettamente teorica con dibattiti e scambi di testimonianze, pareri, esperienze, ecc. e una parte invece “effettuativa” con letture e performance. Questo di Aprile è solo uno degli appuntamenti in programma, il progetto è infatti su larga scala e coinvolgerà in questo 2008 sicuramente anche Berlino e Londra (e probabilmente anche Roma e Parigi) in un’ottica di lavoro finalmente di respiro europeo. Vi chiederei intanto di segnarvi la data e quanto prima confermare la presenza in qualsiasi modo preferiate (da relatore, a lettore, a semplice “uditore con facoltà di intervento”). Vi chiedo anche la cortesia di girare quanto più possibile questo invito. Grazie. Matteo.

Written by matteofantuzzi

22 dicembre 2007 at 16:09

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Tanto, comunque, saremo morti. (2)

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Su PARADIGNA di Alfredo De Palchi, è appena uscito un mio saggio sul numero 17 della rivista LA MOSCA di Milano. Leggendo l’antologia, quest’estate, ho avuto la netta impressione che trattasi di un grande autore sconosciuto ed evidentemente messo da parte. E’ responsabilità questa, quindi, delle case editrici e di tutti i lettori che non leggono o non vogliono leggere. Ci sono lettori che non leggono, certo, e questi sono scusabili; ci sono lettori che non vogliono leggere, e questi non sono scusabili. Se si partisse semplicemente da qui: se si rinunciasse a frequentare solo i salotti bene perché lì, comunque, avviene sempre qualcosa – non si sa mai – E se si incominciasse a rinunciare, almeno per i prossimi vent’anni, a elencare quattro cinque poeti che ci assomigliano e che, siccome ci assomigliano, riteniamo bravissimi. Ho trovato deleterio, e gliel’ho scritto, in polemica amicale, spero, gli ultimi interventi di Massimo Sannelli su LA POESIA E LO SPIRITO. Che vanno nella direzione di un’ossessione personale, per cui, al di là di un maledettismo (Pasolini, Rosselli e minori) non si può andare. Oggi la poesia è fatta da gente che deve arrotondare lo stipendio, che va tutti i giorni a lavorare e che mette da parte i soldi per pagarsi un libro. Questo è il vero maledettismo del contemporaneo. Il maledettismo è mettere il piede, tutte le mattine, fuori dal letto, e non sapere che terra abitare. E scriverlo con le parole basse, perché questo ci rimane da fare in un mondo che dell’urlo stesso, una volta considerato blasfemo perché realmente riusciva a cambiare le cose, ne ha fatto bisness. Parliamo di umiltà? Pratichiamola. Diamo voce, leggiamo, ascoltiamo, recensiamo, uscendo dal nostro punto di vista personale e sforzandoci di entrare nel punto di vista del libro. Che non è esprimere un giudizio sul libro. Questo è servizio e ascolto. Certo, se lo dico io, non vale niente perché non esercito nessun potere. Se lo dice qualcun altro si prende in seria considerazione perché – non si sa mai -. In quanto all’editoria nobile: è poco, caro Matteo, poter nominare solo quattro o cinque titoli belli. Ne dovremmo nominare cinquanta di libri belli. Ma questo non avviene. Da qui se ne deduce l’assoluta necessità dell’editoria minore, e solo qui è possibile trovare la vera poesia. E si paga, anche qui, anche nelle situazioni più serie. Si paga perché è piccola editoria. Questo non è uno scandalo. Trovo scandaloso la solitudine nella quale spesso vengono lasciati i libri da parte dei lettori, e per lettori intendo NOI, sì, noi poeti, perché neanche mio fratello che fa il cuoco legge i miei libri. Lui ha altro da fare, vive la vita e sicuramente è più saggio di me. Ma NOI, i poeti, grandi e piccoli, noi sì. Grandi e piccoli, perché in una Comunità, se è tale, ci stanno i grandi e i piccoli. E’ eticamente scandaloso quando un libro viene lasciato in solitudine. Si è parlato, a volte, nella MOSCA, di risurre il numero delle recensioni. Non non se ne è fatto mai nulla perché si è capito che è importante recensire, è un servizio, e non si tratta di fare classifiche; si tratta di dare voce, di fare luce. Più di venti pagine di recensioni nell’ultimo numero. La Rete dovrebbe avere questa funzione di estendere ciò che il cartaceo non può estendere per evidenti limiti, non di reiterare i meccanismi di selezione della carta stampata. Di estendere, voglio dire, il dibattito e il confronto. Questo non mi sembra accada sempre. Mi sembra che, quando scoppiano le polemiche, è il solito lamento del poeta che non riesce a pubblicare e si sente escluso. E questo è, giungo a una conclusione, mezzo o non mezzo tecnologico o telematico, si tratta ancora di lotta di potere, come sempre, come sempre sarà. Se non riusciamo a sfondare le porte del reale e abitare quelle dell’utopia. Che era ciò che immaginava Rimbaud. Ma lui l’ha fatto veramente, sbattendonsene altamente della sua stessa altissima opera.

 
Sebastiano Aglieco

Written by matteofantuzzi

15 dicembre 2007 at 10:08

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Tanto, comunque, saremo morti.
 
È così strana la vita del poeta (piccolo o grande che sia), anni di lavoro per partorire piccoli libricini, poca riconoscenza, pochi lettori, poche letture, pochi amici sparsi per l’Italia a cui si telefona quasi fossero parenti di primo grado, di cui si ha cura più che se fossero parenti. In questo sconsolato quadro si inserisce l’umana speranza di essere elevati, di essere indicati: è umana certo questa speranza, ma non è della Poesia. Anche se dall’oggi al domani si raddoppiassero i fruitori della Poesia, credo che il numero rimarrebbe ai limiti del ridicolo, anche se triplicassero in fondo sarebbe sempre la stessa identica cosa.
Allora a un certo punto si smetta, davvero, si smetta di fare la gara a chi ce l’ha più lungo (il curriculum) e si torni a fare solo Poesia, senza scannarsi per la poca carne attaccata all’osso. Siamo troppo presi da un sistema che è sotto gli occhi di tutti e ha fallito, l’opportunità che abbiamo è di non fallire con lui, ritornando a rivolgerci all’unica arma che abbiamo a disposizione: il lavoro, segreto, solitario, cerchiamo davvero di mettere lì e solo lì tutti i nostri sforzi.
Tanto, comunque, se tra 200 anni qualcuno ci metterà nelle antologie, non saremo morti, sepolti, sotto a metri di terra. E allora poche chiacchere, e torniamo a scrivere Poesia.
Questo ci viene chiesto, questo solo abbiamo il dovere di fare, togliere dagli scaffali le malaugurate idee di qualche direttore vendite che crede che l’editoria sia un’estensione della televisione, e che attori e presentatori possano fare buoni libri, perchè buoni libri nelle loro teste sono quelli che vendono, alla faccia di quegli editori coraggiosi che vendevano poesia e che si privavano del cibo pur di inserire nelle loro collane importanti poeti anche se quello che ho visto ieri a Roma va ad inserirsi nell’ottica di un sempre maggiore imbarbarimento editoriale che relega (ma non mi pare che questo sia un discorso nuovo) la cosa poetica nella parte più scura e polverosa del proprio scaffale e che considera troppo spesso i (presunti) poeti come ignavi da spolpare con le illusorie pubblicazioni di lavori troppo spesso parziali. Queste sono le sole cose che dovremmo ricordare, non il nostro curriculum, non se siamo stati su Nuovi Argomenti o su Poesia, se abbiamo vinto questo o quel premio, perchè anche queste sono prove di forza (e di debolezza assieme), sono tentativi di imporci che non dovremmo compiere nonostante sempre più le nuove generazioni stiano affinando la propria capacità di essere “imprenditori di sè stessi” come recita una famosa formula, sempre più attivi nella creazione di solide pubbliche relazioni, di cartelli, di accordi sopra e sotto banco, in un continuo “io conosco te, che conosci me, che conosciamo quell’altro e qualcosa di buono assieme potremo fare”. Ma a fare gli imprenditori al più si potranno ottenere due comparsate, due ospitate, il resto è “l’anello che non tiene”: perchè se non c’è la Poesia uno può essere il più figo o il più ascetico della terra… che tanto… E allora ribadisco che si lavori, a testa bassa, umili: e nient’altro. State bene.

Written by matteofantuzzi

9 dicembre 2007 at 14:16

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Piccolo, ma che funzioni bene.

Sarà che questa è la settimana della piccola e media editoria a Roma (dove Sabato alle 18 parteciperò alla presentazione dell’Agenda 2008 Lietocolle, mentre Mercoledì sera sarò ad Urbino per le giornate del 50esimo dalla morte di Saba), ma nello stagno in cui s’è infossata l’editoria di Poesia delle major credo che il piccolo editore si stia dimostrando molto più capace di fare godere il lettore di Poesia. Le prove sono molte, ad esempio il fatto che dopo 3 anni la casa editrice Stampa (diretta da Maurizio Cucchi) riproponga nuove e ottime uscite (come Massimo Dagnino), oppure i molti premi che sta vincendo (anche contro i colossi) lo spettacolare poeta dialettale veneto Fabio Franzin col suo "Mus.cio e roe / Muschio e spine" edito dalla casa editrice della rivista Le Voci della Luna (e pensare che quando mi chiesero un paio d’anni fa il parere sul fatto che VdL potesse fare il salto da rivista a casa editrice dissi che era una fesseria… che pirla… in realtà ha lavorato bene e i risultati, che sono l’unica cosa che conta lo stanno dimostrando). Franzin è un poeta fenomenale, me lo ricordo a Riccione a ParcoPoesia un paio d’anni fa, lesse di pomeriggio… meraviglioso, se potete leggetelo, procuratevi il libro. Così come promette bene la casa editrice Nuova Frontiera che stampa a Salerno sotto la cura di Mario Fresa, tra le uscite vi consiglio "Il fruscio dell’Essere" di Tiziano Salari, anche in questo senso il coraggio dell’iniziativa e la proposta vanno sicuramente sostenuti. E per finire: Pasquale di Palmo curato per le Ed. L’obliquo di Brescia "Rivolta contro la Poesia" di Antonin Artaud, una durissima requisitoria contro la poesia e contro i poeti scritta da Artaud mentre era detenuto nell’ospedale psichiatrico di Rodez, il lavoro di Di Palmo su Artaud come già ho detto merita grande attenzione. Spero così la Poesia nei freddi cuori degli amministratori delegati, ma ad un certo punto chissenefrega, la piccola editoria alla fine sa funzionare (se vuole). State bene.

Written by matteofantuzzi

3 dicembre 2007 at 20:58

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