UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Nuovi assemblaggi possibili – la poesia nell’epoca del newmedia di Daniela Calisi
 
Categorie per l’analisi
 
Nella new media poetry il dinamismo di ciascun testo implica un’evoluzione contenutistica e concettuale strettamente legata alla singola esperienza di ogni lettore. La lettura non va considerata come la produzione di una serie di sincronie successive ma costituisce invece l’emersione, talvolta progressiva, talvolta sincronica, di una molteplicità di concetti fondanti un mondo semantico almeno in parte strettamente soggettivo. Utilizzando come parametro il rapporto tra l’interazione del lettore e la mutabilità del testo si possono distinguere tre caratteristiche:
Animazione
Riguarda il comportamento e l’apparizione del testo nel tempo: cambiamenti di visibilità, di posizione, di forma, dimensioni e colore. Si tratta di mutamenti nel modo in cui il testo viene percepito visivamente.
“Questo livello di percezione supera largamente la semplice identificazione della forma creata dalla successione del disegno di lettere ad una o due dimensioni. Nella sua interezza, la parola genera due sensi l’uno associato all’idea rappresentata dalla parola stessa, costituita a partire da una concatenazione di lettere, l’altra nasce dalla sua manifestazione visiva olistica (l’immagine tipografica)[…] Il disegno di lettere dalle specificità comportamentali, antropomorfiche, cinetiche o altro, testo che si fluidifica e cola, strutture tridimensionali mantenute da linee, piani e volumi di testo attraverso i quali il lettore può spostarsi … non sono che alcuni esempi dell’incidenza della tecnologia digitale sul disegno di una lettera, che altrimenti sarebbe improntato alla semplicità e all’umiltà […] Il lettore si confronta con componenti [testuali] che hanno un ruolo dimensionale, temporale, effimero e transitorio, non è più in presenza di una composizione fissa, ma di una successione di composizioni che non è neppure tenuta alla coerenza né è visivamente ben definita[…]”. [Bellantoni e Wollman, 1999]
L’animazione viene qui analizzata in particolare nel suo effetto sui tempi della lettura e in quei richiami più o meno impliciti e ricorsivi a i vari tropi letterari relativi al nascondimento e alla reticenza.
 
Interazione
 
Riguarda il rapporto tra testo e lettore. In particolare la reattività del testo a determinate azioni ma anche, in senso più ampio, i modi in cui il testo configura e consente questo rapporto. Questi modi sono strettamente influenzati sia dalla implementazione tecnica sia da precise scelte nel disegno dell’interfaccia che viene qui considerato sempre frutto dell’intervento dell’autore e quindi elemento facente parte a tutti gli effetti del testo.
 
Mutabilità
 
Riguarda la capacità del testo di mutare il proprio valore semantico e di esprimere “elementi di non linearità del linguaggio” [Segre, 1985]
“In altre parole si è usciti dalla cosiddetta linearità del linguaggio (per cui i fonemi, combinati in monemi, si succedono nel tempo della pronunzia o nello spazio della scrittura, senza mai sovrapporsi) e si sono costituiti discorsi alternativi, che congiungono gli elementi ricavati dal discorso. Questa operazione viene fatta mentalmente, e spesso inconsapevolmente, dall’ascoltatore, ma è molto più agevole per il lettore che può ritornare più volte su una stessa sezione di testo, e individuare sempre più elementi connessi, sempre più discorsi alternativi. Va notato che tutti questi discorsi sono di tipo asintattico, solo sintattico essendo il discorso portante. Ciò che si sforza di renderli sintattici è la nostra operazione connettiva, il nostro meta discorso”. [Segre, 1985]
Rileggendo queste affermazioni di Segre si può osservare che la mutabilità dei testi dinamici estrinseca e realizza un’operazione che nei testi statici è affidata esclusivamente all’attività mentale ed inconsapevole del lettore. La estrinsecazione grafica di “elementi connessi” é qui il valore fondante di ciò che Segre chiama, citando Hjemslev, la sostanza dell’espressione, così come la generazione di “discorsi alternativi” è la finalità principale sottesa da questa particolare forma stilistica. Se, sempre citando Segre:
“I valori fondamentali della parola stile sono due: 1 ) l’assieme dei tratti formali che caratterizzano (nel complesso o in un momento particolare) il modo di esprimersi di una persona, o il modo di scrivere di un autore, o il modo in cui è scritta una sua opera; 2) l’assieme dei tratti formali che caratterizzano un gruppo di opere, costituito su basi tipologiche o storiche”. [Segre,1985]
allora si può affermare che la continua sollecitazione che questi testi mettono in opera allo scopo di incapsulare in un unico testo molteplici discorsi alternativi o complementari ricopre qui un ruolo stilistico. I testi dotati di mutabilità pongono in questione le usuali tecniche di interpretazione poiché incrementano la potenzialità significativa di ogni parola. Si può dire che nella sua evoluzione grafica e interattiva il testo mutabile fornisca di per se stesso un idioletto proprio portando nell’ambito della connotazione quei significati che sarebbero reperibili solo a livello denotativo tramite il confronto di molti testi. Se nella sua analisi Segre può scrivere che “La parola, che è un fascio di significati (potenzialità) nel dizionario, ne assume uno, e uno solo (a parte i casi di ambiguità) una volta unita alle altre parole del testo”[Segre, 1985]
questi testi invece operano un ribaltamento di questa situazione: la parola, unita alle altre parole del testo da rapporti di animazione, trasformazione, mutazione, permutazione e scambio di morfemi, amplifica le proprie potenzialità ricostruendo un fascio di significati che non corrisponde a quello del dizionario ma piuttosto è espressione di un idioletto ricreato in cooperazione tra autore e lettore.
“Essendo sostanza dell’espressione la realizzazione fisica (fonica o grafica) dello stesso discorso ” [Segre,1985]
 
Scrivere il testo mutevole
 
Il principale requisito per un’opera di poesia dinamica è che il testo contenga in sé gli elementi per diventare mutevole. La dinamicità della poesia non dipende infatti dalla semplice possibilità tecnica che il testo possa cambiare nel tempo per dimensione, forma e posizione, ma dal fatto che tali cambiamenti siano portatori di ulteriore significato e vadano ad incrementare o modificare il messaggio.
La mutabilità del testo può realizzarsi a vari livelli: al livello della parola l’autore sarà estremamente aperto ad ogni possibile associazione tra parole simili che danno adito ad elaborazioni riconducibili alle figure retoriche di tipo fonetico o morfologica ma anche ai giochi enigmistici (scambio di vocale, zeppa ecc..). Ogni parola passibile di tali figure o giochi viene registrata e annotata e sarà successivamente implementata in modo dinamico. L’inserimento anche di una sola parola mutabile all’interno di un testo genera uno spostamento di significato e una revisione ricorsiva da parte del lettore. Al livello sintagmatico l’autore può giungere ad un testo mutevole grazie alla ricombinazione dei versi. La tecnica non è dissimile da quella del cut-up ma si arricchisce del fatto che ogni verso può essere variato dall’interazione del lettore secondo sequenze da lui determinate.
Rispetto alla stesura di testi statici, la produzione di testi mutevoli implica quindi un’ulteriore elaborazione che può verificarsi già durante la prima stesura del testo, oppure come revisione di un testo già scritto o ancora attraverso la ricombinazione dinamica tra versi di testi poetici differenti, o appartenenti a strofe diverse del medesimo testo, che vengono “ricuciti insieme” tramite aggiunte e variazioni.
Come si diceva i versi varianti possono essere di diversa provenienza. Essi possono venir reperiti dall’autore all’interno di un corpus di partenza che può consistere di un solo testo compiuto ma statico le cui parti vengono rimescolate dall’interazione del lettore oppure di più testi dai quali vengono selezionati solo alcuni versi che sono poi riassemblati dal meccanismo che implementa la poesia.È interessante notare che, in un contesto visivo in cui lo spazio del testo è unitario, le associazioni di versi di diversa provenienza sono sempre generatrici di significato emergente a prescindere dall’effettiva congruenza dell’associazione.
Nella stesura l’autore fa dunque un lavoro di amplificazione del testo ricercando ogni possibile associazione che possa suggerire quali saranno gli elementi di mutabilità: poiché ciascun elemento variabile darà adito ad una diversa configurazione è necessaria un’operazione di rilettura continua che verifichi la coesione durante tutto il processo di mutazione. Ciascuna fase di mutazione infatti non è un passo dallo stato iniziale verso una versione finale ma costituisce un elemento che va ad incrementare il testo: come le singole strofe in una poesia.L’autore compie quindi continue verifiche sulle qualità del proprio testo interagendo continuamente con esso e apportando volta per volta le necessarie variazioni per mantenere la coesione tra una variazione e l’altra.
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Written by matteofantuzzi

3 novembre 2007 a 10:11

Pubblicato su Uncategorized

18 Risposte

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  1. da content(o) poesia dinamica. credo che questo testo piacerà molto a chi lavora in ambito di ricerca, sperimentazione, nuovi media e approccio incrociato tra le varie arti. da guardare con cura soprattutto le parole di segre.

    matteofantuzzi

    3 novembre 2007 at 10:20

  2. 04.11 a reggio emilia, ore 11.30 presso la libreria farini, via farini 1 presentazione di L’epica. Le sette giornate di Jean Robaey (ed. bohumil) con Marzio Pieri e Pietro Beltrami.

    06.11 Spazio Cotogni via Carlo Cignani 22, Forli. Matteo Zattoni e Cesare Ricciotti. Ore 21.30

    08.11 Museo della Permanente di Milano Via Turati 34 presentazione dell’Antologia Poesia contro la guerra.

    dall’08 all’11 novembre festival delle letterature a pescara. per info: http://www.festivaldelleletterature.com

    17.11 a sasso marconi (bologna) convegno su joyce lussu, ricordo anche che stasera c’è la premiazione del Renato Giorgi (in mia presenza)

    tra novembre e dicembre a solofra in provincia di avellino la rassegna Metafore per info: stradapoesia@yahoo.it tra gli autori ciro vitiello, domenico cipiano e vincenzo frungillo.

    matteofantuzzi

    3 novembre 2007 at 10:32

  3. considerazioni interessanti, alcune delle quali applicabili con qualche profitto anche alla poesia, diciamo così, non dinamica…conosco il sito di Daniela Calisi, che però mi sembra purtroppo fermo da qualche tempo, non so per quale ragione, il che è un peccato (e una contraddizione in termini)…mi piacerebbe contattarla e saperne di più…
    ciao matteo
    G.cerrai

    anonimo

    3 novembre 2007 at 10:44

  4. Penso che prove pratiche possano essere facilmente riscontrabili nell’OuliPo e in Cents Poèmes di Queneau, sia per la ricombinazione semantica che strofica.

    Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    3 novembre 2007 at 11:18

  5. molto interessante. soprattutto nella parte del testo mutevole ho trovate delle cose che poi mi sono effettivametne accadute, nella mia esperienza di associazione e vocalizzazione di un testo sopra delle musica. qppena mi sveglio magari ne parliamo meglio. 🙂

    A

    anonimo

    3 novembre 2007 at 12:41

  6. Chiedo scusa per la dislessia mattutina. Volevo dire che l’adattamento della parola poetica, poniamo alla musica, ti pone in un’ottica del tutto nuova. Porto la mia esperienza personale: all’inizio, ad esempio, con camera mix, eravamo soliti partire da un testo e successivamente metterci sotto la musica. Per mia volontà, successivamente, abbiamo cominciato a lavorare anche all’inverso (anche perché i tipi con cui faccio queste cose, tu matteo lo sai, spesso, improvvisano) e mi sono trovato a “comporre” in maniera diversa, (magari inconsciamente) spesso per brevi fraseggi, (che comunque scrivevo anche prima) appunto, come si dice nell’articolo, intercambiabili. Inoltre, la scrittura di un testo che poi verrà letto oralmente, richiede, almeno dal mio punto di vista, un maggiore sforzo di musicalità e meno di chaos, (dico chaos intendendo “la briglia sciolta”) cosa che invece io ero abituato a fare, e in un certo modo mi ha disciplinato. Dire se sia un bene o un male non lo so, anche perché scrivo anche testi senza il pensiero che poi debbano venir letti, ma insomma, mi sono trovato davvero in un mondo nuovo.
    il capitolo poesia e immagini invece lo tralascio altrimenti scrivo un papiro. 🙂

    A

    ansuini

    3 novembre 2007 at 19:16

  7. giacomo, adesso penso daniela interverrà, comunque se la contenti alla mail del sito risponde. hai ragione guido, qui come in segre si vede proprio l’evoluzione del linguaggio e la sperimentazione che (ad esempio) fa vedere anche andrea cortellessa nell’introduzione all’opera omnia di elio pagliarani che sto rileggendo proprio in questi giorni. e il concetto si lega bene a quanto dice alessandro. poi forse sarebbe interessante definire i confini, cioè fino a dove ci si può spingere e a che punto si oltrepassa andando “in un altro terreno”. e qua di solito parte una guerra terribile…

    anonimo

    4 novembre 2007 at 14:07

  8. Matteo secondo me esiste la possibilità che si crei un terreno nuovo, che non esista più a un certo punto il testo e la nota ma che lavorino incessantemente insieme per formare qualcosa di diverso. Magari fra vent’anni la poesia si ascolterà solo in i-pod, comodissima, in un certo senso un ritorno alla poesia “orale” di una volta, chi può dirlo?

    ansuini

    4 novembre 2007 at 14:41

  9. magari si passerà solo al video. anche perchè pensa a 20 anni fa manco c’erano i cd… si andava di musicassette. magari la poesia ce la faremo in vena 😀
    però ho la mia idea che ancora la poesia si leggerà, rimarrà il rapporto sulla carta. in fondo anche su sonoro ecc. sono parecchi decenni che si lavora, ma al testo bene o male si guarda sempre. anche l’analisi della calisi (e di segre) per aprirsi ad altro parte sempre dalla carta.

    matteo

    anonimo

    4 novembre 2007 at 14:57

  10. certo che si partirà sempre dalla carta, dalle parole, anche il cinema parte da un testo, ma poi diventa cinema, no?
    per dire. 🙂
    sarà che io sono matto ma a volte in i-pod mi porto carmelo bene che legge campana, e mi emoziono come quando ascolto una canzone, in certi passi. ed è solo voce!
    In realtà di lavori di associazione di musica e voce se ne sono fatti e se ne fanno (penso anche all’ultimo di lello voce, secondo me ancora troppo legato a una dinamica di canzone, ma insomma, è un buon esperimento) ma se i poeti, ipotizzo un futuro prossimo, invece di curare solo il testo che uscirà a un certo punto debbano entrare in studio per curare l’uscita del testo anche in versione “sonora”, se lo facessero tutti ognuno con l’inclinazione che preferisce ci troveremmo in quel famoso regno nuovo che, come ripetiamo, solo fino a 10 anni fa era impensabile. E non c’entrano i poeti in questo, è la poesia che come acqua si infila nelle fessure e alla fine non si perde mai. a costo di ridiventare parlata, suonata, performata e non “solamente” scritta.

    ansuini

    4 novembre 2007 at 15:07

  11. non per niente ci ricordiamo ancora tutti di quel pezzo di storia della tv che fu la lettura di ungaretti delle sue poesie…

    m.

    anonimo

    4 novembre 2007 at 15:56

  12. Elisa Biagini, ad Arezzo giovedì 8 novembre ore 17.30, presso il Teatro Pietro Aretino, in via Bicchieraia 32, presentare Nel bosco (Einaudi, 2007) introduce Federico Batini.

    anonimo

    4 novembre 2007 at 16:06

  13. Letture di questa settimana a Roma

    Giuliano Mesa sara’ in Camera verde (via G.Miani 20, Ostiense) giovedi’ 8 novembre, a partire dalle ore 21:00, per la terza delle Conversazioni da lui proposte. Il titolo di questo incontro e’: Dopo Auschwitz. What is the Word: Samuel Beckett. (Prenotazione necessaria: al tel. 340-5263877).

    Ryoko Sekiguchi leggera’ presso la libreria Bibli (via dei Fienaroli, Trastevere) venerdi’ 9, alle 19:30. Con lei, proporranno nuovi testi anche Christophe Marchand-Kiss e Laura Pugno. Curano le traduzioni dal francese: Andrea Raos e Michele Zaffarano.

    Sabato 10 novembre, a partire dalle ore 20:00, presentazione eccezionale in Camera verde (via G.Miani 20, Ostiense): escono due nuove plaquettes della collana Felix: Total living, di Alessandro Broggi , e Prati/Pelouses, di Andrea Inglese. Saranno presenti gli autori.

    anonimo

    5 novembre 2007 at 15:15

  14. Ciao a tutti, eccomi qui, intervengo per dire che secondo me la carta resta…
    per loro natura i media non scompaiono, tendono invece a specializzarsi.
    Pensate al bianco e nero nelle foto oppure ai dischi di vinile..

    Condivido appieno il riferimento alle cose dell’OuliPo ed in particolare di Queneau.

    Un altro buon esempio è Perec, che componeva su carta i suoi ‘hétérogrammes’, testi procedurali basati sulla permutazione di una serie di base.

    L’uso del computer nella composizione dei testi non fa che potenziare un’attività che resta profondamente umana. Rileggendo Segre mi è sembrato di veder confermata questa tesi perché trovavo che le sue osservazioni si applicassero molto bene anche alle dinamiche del testo digitale dimostrandone così la “letterarietà”.

    Ma parlando in generale di poesia su “altri media”, che vadano oltre il testo scritto, io sono convinta che si tratti di una attività stratificata.

    Durante il componimento di un testo l’autore lavora sulla carta, dando fondo alla propria creatività e entro i limiti e con i mezzi espressivi (spazio bidimensionale, sincronia) che la carta gli concede. Nel momento in cui quel testo viene passato ad un altro medium esso dovrà per forza subire una qualche forma di rielaborazione che si avvarrà dei mezzi espressivi di quel medium e del tipo di creatività che quei mezzi stimolano. Anche solo decidere le intonazioni e le pause di una lettura, significa costruire un nuovo “strato” di significato che poggia su e si aggiunge a quello iniziale del testo scritto.

    Nella scrittura di testi interattivi una delle cose interessanti è che l’interazione diventa per prima cosa uno strumento a disposizione dell’autore perché tra autore e dispositivo testuale diventa possibile un rapporto di stimolo-risposta che va ad incrementare il potenziale creativo.

    ops.. ma com’è tardi! ora vado a cena e poi, se la osa vi interessa, ne riparleremo…

    @G.cerrai: ma scrivimi che ti racconto! l’email è su contentodesign!

    anonimo

    6 novembre 2007 at 20:42

  15. ehm.. ho dimenticato di firmare!
    il post precedente era mio!

    Daniela Calisi

    anonimo

    6 novembre 2007 at 20:45

  16. racconta pure che abbiamo piacere. segnalo due applicazioni dei nuovi media appena arrivatimi in posta elettronica

    Qui http://it.youtube.com/watch?v=HoNk87INQSA è visibile il BookTrailer del libro di versi di Rossano Astremo, L’incanto delle macerie (Icaro, 2007) girato
    dal videomaker Giovanni Currado, con musiche di Francesco Giannico, in arte Mark Hamn.

    inoltre da sabato 17.11 davide rondoni condurrà ogni sabato alle 19.30 su sat 2000 (canale 801 sky) “antivirus”, su poesia e questioni sociali.

    anonimo

    7 novembre 2007 at 16:37

  17. Vorrei chiedere a Daniela Calisi se, oltre all’aspetto strumentale delle nuove tecnologie, abbia avuto modo di incontrare linguaggi specifici, piu’ o meno “scientifici”: questo stesso articolo ha un taglio che vorrebbe essere piu’ sperimentale che sociologico; io stesso sto provando a teorizzare in questa direzione. Voglio dire: ci sono poesie del primo Valerio Magrelli, ad esempio, che possono essere ermeneutizzate sia con background umanistico che con background scientifico; le letture risultano diverse e, forse, arricchite (mutate?) anche nel senso di questo articolo. Premesso che io sono estremamente indirizzato verso il background scientifico (pur avendo assimilato a discreto livello cultura e metodo umanistici), ha Daniela idea di come e cosa bolla in pentola su quel versante? Io vedo molta confusione o, comunque, un malinteso prendere a prestito gerghi e linguaggi senza capirli realmente, senza che dunque si abbia la percezione di cosa significhino davvero quando letti con occhio e background scientifico. Grazie. —GiusCo—-

    anonimo

    8 novembre 2007 at 11:28

  18. Il primo Magrelli non lo conosco ma ricordo che in “che cosa è la
    poesia”, un cdrom edito da luca sossella, dice riguardo al lettore di
    poesia una cosa che mi ha emozionata.
    Te lo cito qui:
    “Nella poesia, al contrario, tocca al lettore trasformarsi in forza
    motrice. Sebbene egli non abbia scritto il testo, ha tuttavia il
    compito di rimetterlo in moto ogni volta. Deve muovere gli occhi, ma
    non solo; deve spostare addirittura i versi”.

    Riguardo all’avere un approccio scientifico, personalmente non mi
    sentirei all’altezza.. lo scopo di questo articolo da parte mia era
    annotare che le affermazioni di Segre erano rilevanti anche nel campo
    dei testi digitali e in qualche modo suggerire che i testi digitali
    mirano a realizzare istanze creative e stilistiche che sono letterarie
    e non prettamente tecnologiche. (Anche se va detto che per chi si
    occupa di media la scrittura è a tutti gli effetti una tecnologia).

    La mia grande speranza è che facendo notare queste pertinenze qualche
    critico serio si appassioni alla faccenda e mi fornisca un quadro
    interpretativo di questi fenomeni!

    Riguardo ai “linguaggi specifici” di cui mi chiedi, sicuramente puoi
    cercare tra la letteratura specializzata nel campo dei testi
    elettronici. (Ad. esempio Testualità elettroniche. Nuovi scenari per
    la letteratura curato Borràs Castanyer L., Calefato P. che è molto
    recente, del 2006)

    Oppure puoi ripercorrere i dottissimi lavori di analisi critica fatti
    da Mireille Ribière e Bernard Magné per le Editions du limon nei
    Cahiers Georges Perec (1992).

    Come dicevo nell’altro post, benché che io sappia Perec non usasse il
    computer, i suoi lavori sono con gli Eterogrammi molto
    esemplificativi.

    Daniela

    anonimo

    11 novembre 2007 at 10:06


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