UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Il DNA della Scapigliatura di Lello Voce (da L’Unità)
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«La Scapigliatura fu la prima avanguardia artistico-letteraria italiana?» E’ con questa domanda – che è certamente la domanda decisiva per chiunque voglia porsi il problema della corretta collocazione storica del movimento che occupò i decenni a cavallo dell’Unità – che si apre la bella Introduzione di Roberto Carnero alla crestomazia, da lui stesso curata, dedicata alla Poesia scapigliata. Com’è noto i pareri sono discordi, anche e soprattutto a causa delle caratteristiche formali (spesso piuttosto eterogenee) e storiche degli autori che ne furono protagonisti: negli scritti di Tarchetti, Boito, Dossi, Praga, Camerana, Stecchetti, per citare solo i ‘maggiori’, si incrociano e fanno a volte corto circuito, influssi e scelte stilistiche spesso molto differenti tra di loro, atteggiamenti umani e storie personali molto distanti. Nel mare scapigliato galleggiano, uno accanto all’altro, residui cospicui di Romanticismo e barlumi di Novecento, intuizioni a volte acutissime ed altrettanto sonore ingenuità. Divisa tra protesta antiborghese e sudditanza alle forme borghesi, nel suo ventre, a ben guardare, è possibile scorgere scintille del futuro, squarci su panorami assolutamente inediti.
Tutto ciò fa sì che i giudizi critici e gli inquadramenti storici siano eterogenei quanto le scelte formali dei testi oggetto dell’analisi. Pur lasciando da parte la celebri pagine continiane sull’Espressionismo letterario, che fanno parte per se stesse, l’altalena ermeneutica è rilevante: si va dalle tesi più recenti di Tessari, Finzi e Pomilio, disposte a concedere al movimento postrisorgimentale i gradi di pre, o proto-avanguardia (la Scapigliatura scrive Pomilio «è da considerare, forse, la prima larvale, e non meno decisiva forma, in cui si presenta da noi, una dialettica dell’avanguardia, considerata dal suo “fronte interiore”»), sino alle stroncature storiche di Carducci (una «scrofola romantica») e Croce, o ai forti dubbi sulla consistenza ‘collettiva’ di gruppo, o movimento delle diversissime personalità che si riconobbero nell’area Scapigliata, come sottolineato, ad esempio, da Anceschi e Spinazzola.
Il problema non è solo d’etichetta, perché, a seconda dei casi, varia, anche notevolmente, l’inclusione e l’esclusione di autori (e ‘regioni’ e ragioni letteraria) da comprendersi all’interno della Scapigliatura stessa, che può distendersi sino comprendere lo stesso Lucini (e perché allora non Campana, verrebbe da chiosare) o rattrappirsi sino a movimento esclusivamente lombardo-piemontese. In questo ircocervo critico l’introduzione di Carnero si muove a suo agio, con il pregio di un dettato chiaro e distinto che consente anche al lettore meno addentro alle faccende specialistiche di seguire i mainstream concettuali messi in discussione, permettendogli di cogliere vizi e virtù di un movimento che, pur con tutti i suoi limiti, ha avuto comunque il pregio di aprire le lettere nostrane a prospettive nuove, che di lì a poco sarebbero sbocciate con ben diversa autorevolezza, che si trattasse del Verismo, o invece del Simbolismo, a testimoniare come una corretta comprensione di quell’ambito così complesso come il Decadentismo non possa essere adeguatamente approfondito, se non battendo anche le vie scapigliate.
La scelta antologica, tutta basata sulla decisa esclusione di ciò che non fosse esclusivamente in versi, è, da un certo punto di vista, assolutamente rigorosa e ben distesa, capace com’è da offrire al lettore un panorama vasto, anche geograficamente, che va ben oltre i nomi maggiori, per arrivare a comprendere anche personalità meno conosciute, ma altrettanto significative come quelle di Cagna, Turati, Cavallotti, Camerana, Torelli, componendo un quadro geografico assai più ampio dell’usuale linea lombardo-piemontese, che giunge sino alla Liguria, alla Romagna di Guerrini alla Campania di Torelli. Per altro verso, stringere l’obiettivo su maglie così strette per un fenomeno che della commistione di generi e fin di discipline artistiche aveva sempre fatto una delle sue bandiere, rischia di limitarne troppo fortemente la fruizione, con in più la conseguenza di tagliare senza pietà autori come Dossi e Rovani che di quell’aspetto sperimentale della Scapigliatura sono stati le vere punte di diamante, mentre lascia in ombra autori come il napoletano Vittorio Imbriani, la cui prosa geniale, per certi aspetti compiutamente espressionista e ‘novecentesca’, aspetta proprio lo sguardo di ricercatori acuti come Carnero per ottenere infine l’attenzione che merita.
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Roberto Carnero (a cura di) La poesia scapigliata  Rizzoli BUR, pp. 499, €.15,00
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Written by matteofantuzzi

20 ottobre 2007 a 07:56

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22 Risposte

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  1. ringrazio Lello per avere concesso l’articolo. Buona lettura !

    matteofantuzzi

    20 ottobre 2007 at 07:58

  2. Bell’articolo, interessante e di gradevole lettura.Tra gli autori citati ho letto l’Imbriani, ed in particolare mi ha colpito il suo romanzo ” La bella bionda”. Racconto lungo ambientato a Napoli, in cui l’autore mette in primo piano l’ignavia e la corruzione della classe politica d’allora. Una bella bionda decide di usare le sue grazie per procacciarsi da vivere autonomamente. Questo racconto, recentemente riedito, è stato definito, pensa un pò dalla casa editrice: «il primo romanzo femminista italiano». Un consiglio di lettura che mi premeva darti. Buon fine settimana e….tornerò a leggerti.

    PostIda

    20 ottobre 2007 at 08:11

  3. sì mi ricordo anche io la questione del “primo romanzo femminista…” mah… mi pare un poco azzardata come presentazione, comunque hai fatto bene a consigliare un poco di romanzo visto che si parla solo di poesia e magari la cosa satura 😀
    a presto.

    matteofantuzzi

    20 ottobre 2007 at 14:04

  4. ricordo anche che è uscito il nuovo numero de “L’ulisse” (link a sn.) dedicato a poesia e teatro

    Dall’editoriale di Italo Testa:

    “Ci chiedevamo: esiste il teatro di poesia? È esistito nella tradizione novecentesca, è deflagrato sulla scena italiana? Avevamo una domanda più radicale: non la performance, l’intrattenimento, la poesia spettacolare.
    Poi le sigle iniziano a scorrerci davanti agli occhi: teatro di parola, teatro dell’urlo, teatro in versi, teatro versificato… Un excursus sul novecento ci porta subito alla deriva in una selva di nomi, definizioni, manifesti, tentativi di rottura. Eppure in questione è sempre la lingua, la sua rigenerazione in un corpo fisico e nell’azione. L’innesto della poesia nel teatro e del teatro nella poesia si rivela come una pratica estrema, una esercitazione in una lingua altra, dove è gioco l’effrazione dell’ordinario, la necessità di uno spostamento. Come questa spinta verticale abbia disturbato, fecondato o anche portato al fallimento la drammaturgia italiana, dopo l’exemplum tragico di Pasolini e Testori, dopo l’irruzione non metabolizzata di Carmelo Bene; come i poeti si siano impadroniti della scena, o come drammaturghi, registi e attori abbiano inseguito l’utopia di un teatro nuovo, e di una poesia altra dalla poesia stessa; come l’avanguardia teatrale del novecento, da Artaud a Beckett, abbia rivoltato dall’interno la scrittura, il dettato dei poeti.
    Una mappatura di questo terreno vasto e accidentato richiede un confronto prolungato, ci impegna in una avventura di conoscenza dove sono in gioco il nuovo e la sua possibilità. Il confronto inizia da questo numero dell’Ulisse: una panoramica storica (con interventi critici di Puppa, Casi, De Matteis, Ponso, Cortellessa, Cambria, Campagnoli, Francucci, Policastro, Porta) su momenti chiave del teatro di poesia del secondo novecento europeo (Artaud e Beckett) e italiano (D’Annunzio, Bene, Pasolini, Testori) fino alle esperienze più recenti (Walcott e Raboni); una ricognizione (ne La poesia in scena) di alcune delle esperienze più vive della scena italiana degli ultimi anni, documentando il lavoro di compagnie teatrali (Teatro i, Teatro Valdoca con Mariangela Gualtieri, Lenz Rifrazioni con Pierluigi Bacchini, Teatro delle Ariette con Giancarlo Sissa) drammaturghi, registi e attori (la trilogia Pasolini di Latella, l’esperienza di Engelbrecht, Mazzarelli e Berti) e ospitando interventi polemici e appassionati sull’unicità del teatro di poesia italiano (Fratus) e sulla perturbante e silenziosa coralità del dire poesia (Scarpa). Il teatro di poesia è incorporato anche nella sezione Autori, dove Il teatro dei poeti presenta una vasta campionatura di scritture per la scena, ospitando lavori teatrali di poeti contemporanei (Costa, D’Elia), prove di autori delle più recenti generazioni (Petrova, Engelbrecht, Sannelli, Diana, Ventroni) frammenti di drammaturgie sceniche su testi teatrali (Latella su Pasolini) o poetici (Pititto su Bacchini e Rilke), poesie dal passo intimamente teatrale o già adattate per la scena (Amato, Damiani). Mentre la sezione i tradotti, accanto ad una scelta di poesie legate al teatro di Heiner Müller e alla scena finale de Le drame de la vie di Valère Novarina, presenta una selezione antologica di autori di lingua francese, tedesca e spagnola (Michon, Krechel, C. Janés, Morales, Gelman, Vinderman), cui si aggiunge anche il consueto diorama di letture italiane (Alborghetti, Babino, Di Palmo, Macor, Giovenale, Marzaioli, Panetta, Pianzola, Rotino, Salmeri, Scarabicchi).”

    matteofantuzzi

    20 ottobre 2007 at 14:05

  5. A quanto pare siamo alle ultime battute: i nostri illuminati governanti stanno per introdurre una nuova disciplina per i siti internet che di fatto oscurerà tutti i blog che non siano espressione di una casa editrice. Del resto che cosa ci si poteva aspettare da un governo che ha esordito con la legge Mastella per vietare la libertà di ricerca storica ?

    michelefabbri

    20 ottobre 2007 at 16:06

  6. Lellone Voce – noto capellone leninista – che parla di Scapigliati è bellissimo … ;-))

    rondons

    20 ottobre 2007 at 16:25

  7. Rondons, la battuta è buona, almeno nel suo aspetto ‘crinito’ ma gli unici leninisti residui d’Italia siete voi di Cl
    con simapatia

    lello Voce

    anonimo

    21 ottobre 2007 at 16:20

  8. E’ vero, confermo tutto. E ne approfitto per fare ammenda: un’intera esistenza sprecata nell’errore, quando invece la verità era lì a due passi, nelle segrete stanze della sede della regione Lombardia (pardon: del comitato centrale).

    Infatti, come ben dice la nostra illuminata (!) guida, il buon governatore, il “compagno” (sic!)Formigoni, l’opus dei e la compagnia delle opere sono l’unica vera alternativa al “sistema” (!).

    Prendo atto e me ne compiaccio, compagno Margiotta: il “sol dell’avvenire” spunta davvero nel triangolo Rimini-San Patrignano-Pirellone.

    Laudamus et gaudeamus.

    fm

    anonimo

    21 ottobre 2007 at 17:43

  9. Più che leninisti chiamaci pure cristiani senza complessi e non solo a Natale, caro Lello …
    Ma, soprattutto, tu – e altri come Andrea Inglese su Nazione Indiana – cercate, se potete, di non accorparci tutti con l’etichetta di poeti del “circuito cattolico” … Io ho la mia storia (pensa, in passato militavo nella sinistra extraparlamentare, con Capanna, benché potrei essere suo figlio e mi definivo ateo) Davide (Rondoni) ha la sua che poi, chiamalo caso o destino, si è intrecciata con la mia …
    Ed abbiamo tutti differenti peculiarità stilistiche, differenti personalità: da parte mia, vorrei che il dibattito, per quel che esiste o ne rimane in poesia, fosse più sereno e meno acido … E meno vendette tra bande a colpi di antologie o altro …
    Io non ho avuto mai particolari sconti o vantaggi da quel cosiddetto circuito cattolico e non so nemmeno se sia troppo amato il mio carattere anti-borghese e un po’ “maledetto” …
    Quel che scrivo piace in maniera trasversale … Il discrimine, nel mio caso, non dovrebbe essere politico-ideologico … Se qualcuno mi stoppa a priori come poeta cattolico, non so che farci …
    Però non ho difficoltà a dire che a quella gente guardo come alla mia compagnia, benché ci stia molto poco, purtroppo …
    È il giudizio sulle cose che mi interessa, e da parte loro ci trovo sempre una maggiore libertà rispetto ad altri: e la libertà mi sta molto a cuore …
    E la vostra libertà?
    È il caso, secondo me, di mettere un po’ in soffitta certi pre-giudizi ideologici, che certo sono normali e umani, ma diventano negativi se sono bloccanti …
    Questo ovviamente vale anche per me – che, tuttavia, non amo troppo certi poeti della neo-avanguardia o altri o similia e derivati, non perché siano di sinistra ma perché proprio non mi piacciono stilisticamente …
    Inglese invece, per ora, non mi piace, non perché voti Rifondazione comunista (ammesso che voti quello, poi…) ma perché fa una poesia stitica e troppo minimal per i miei gusti (che pure ho una tendenza narrativa in poesia, mica parlo di assoluti e dei …semmai di demoni) – come si evince, tra l’altro, dal titolo di una sua raccolta “Prove di inconsistenza”, titolo invero masochistico 😉
    Cepollaro invece mi interessa – e non so perché venga escluso in Parola Plurale …
    (io vabbé, sono presente, che io sappia, solo in una antologia ma non mi incazzo dato che scrivo pochissimo e frequento poco l’ambiente: mi incazzerò se lo faranno maliziosamente anche quando sarò più esposto in vetrina); il bravo Enrico Testa fa una buona antologia da Einaudi e, ovviamente, non ritiene importante prendere in considerazione il mio primo (e ad ora unico) libro che fu segnalato come il suo einaudiano di poesie nel Premio Internazionale Montale ediz.2001 (anche perché non gliel’ho mai spedito, per negligenza mia 😉 … (io però mi sarei incuriosito, informato ma sono un caso particolare di persona attenta anche alla poesia degli altri e soprattutto dotata di buon fiuto e orecchio 😉
    Tornando al discorso di prima, ad esempio, mi sento più vicino a gente come D’Elia o altri che si rifanno all’esperienza di Officina e che di certo non sono di destra …
    E poi mi sento molto vicino a Giuseppe Conte ma questo non vuol dire che siamo uguali, no? Come ha anche scritto nella prefazione al mio libro Fernando Bandini (non certo uomo del fascio 😉 anzi…) … Ci sono poeti cattolici che non mi piacciono per niente, altri sì …
    Rondoni, in poesia, lo considero un grande e il buon successo anche internazionale ottenuto se lo merita tutto … (checché ne dica Inglese …) …
    Ora ti saluto ché vado a vedere la prima del film tratto da Baricco … (Festa del cinema di Roma, me tocca, a piccole dosi … 😉 … Sono molto contento perché finalmente ho imparato a fare il mezzo nodo Windsor alla cravatta …

    Con uguale simpatia 😉

    Andrea Margiotta (avevo scordato la firma prima)

    PS Francesco, compagno non mi chiama più nessuno dal lontano 1987 ;-))

    rondons

    21 ottobre 2007 at 18:36

  10. Andrea, una domanda senza malizia alcuna, la stessa che ti farebbe il compagno (sic!) formiconi: ma tu, sinceramente, Andrea Inglese l’hai mai letto?

    p.s.

    Lello, scusa, non c’entra una mazza col tuo post (che tra l’altro avevo abbondantemente letto e apprezzato a suo tempo), ma quando hai la possibilità di interloquire col compagno Margiotta, capirai bene che è un’occasione da non lasciar cadere, soprattutto se, come nel mio caso, si è appena approdati alla “verità“…

    Sempre col permesso del nostro amabile padrone di casa, s’intende.

    fm

    anonimo

    21 ottobre 2007 at 18:48

  11. l’amabile padrone di casa (come sempre) si scassa le palle quando di fronte a un’interessante analisi poetica cominciate a dirverne di tutti i colori. siamo abbastanza “grandi” per poterci permettere di parlare senza ricordarci che uno votà così e l’altro la pensa colà ? uno è rasato a zero e l’altro è capellone ?

    grazie…

    ps. se no poi mi tocca come sempre in questi casi cancellare i commenti… fate i bravi… vogliatevi bene… vogliatemi bene…

    matteofantuzzi

    21 ottobre 2007 at 20:03

  12. Matteo, chiedere a Margiotta se ha letto Inglese significa “scassarti le palle”?

    Beh, caro, cancella pure i miei due commenti e scusami tanto per il disturbo arrecato alla discussione.

    Poi, nel caso ti avanzasse un po’ di tempo, indicami pure quali sono i commenti in cui si è avviata una “interessante analisi poetica” sull’argomento. Invecchiando, divento distratto, magari mi sono sfuggiti.

    Ad maiora, Matteo. Buon lavoro e ancora più buone cose.

    fm

    anonimo

    21 ottobre 2007 at 20:41

  13. le segrete stanze del commento #8 non mi paiono essere riferite alla poesia scapigliata. l’analisi interessante è quella che voce ha fatto nel suo articolo per l’unità e che ho riportato in post.

    poi siamo passati all’iper e all’ipotricosi.
    detto questo se vogliamo parlare della poetica di andrea inglese ne sono ben felice.

    matteofantuzzi

    21 ottobre 2007 at 21:25

  14. Matteo, passo e chiudo, perché non voglio aprire un contenzioso di nessun tipo, tanto meno su una cretinata del genere. Immagino che sia io che tu si possa avere cose ben più interessanti da fare o da dire.

    Rimane il fatto che, se uno viene da me e se ne esce con tre righe ironiche su un’affermazione che pure era scritta in un commento, l’ultima cosa che farei è quella di dirgli che mi sta scassando “qualcosa”. Il commento n. 8, che tanto ti sta a cuore, era solo il prolungamento, in chiave satirica, dell’affermazione di Lello che dava dei “leninisti” a cl. Mettere gli emoticon (e sto parlando per me) è una mancanza di rispetto verso l’intelligenza dei lettori: e non ci voleva molto a capire che non si stava facendo campagna elettorale o vendendo tessere (nel caso ti interessasse, io non ne ho mai avute) chiamando “compagni” Formigoni e Margiotta.

    Due ultime considerazioni: 1) in nessun post, quindi neanche su quelli ospitati sul tuo blog, i commenti IT superano mai il dieci per cento del totale (salvo rarissime eccezioni: e tu lo sai meglio di me); 2) in ogni caso, anche scherzando, e me ne scuso, l’unico accenno al contenuto del post di Voce, dopo quello al n. 2, anche se molto en passant, l’ho fatto io (“…l’ho ampiamente letto e apprezzato”).

    Vedi un po’ tu. Ma era solo per chiudere una faccenda che mai mi sarei sognato di aprire, se solo avessi immaginato che poteva provocare questi problemi a te e tali guasti al decoro del blog.

    Poi, sempre che tu ne abbia tempo e voglia, un giorno mi spiegherai perché, tanto per fare un esempio (non volermene, compagno Andrea, ti cito solo perché non mi vengono altri casi nobili in mente, in questo momento), se Margiotta approfitta di ogni spunto dei tuoi post per sciorinare pagine e pagine del suo curriculum e interi capitoli della sua vita (passata e presente, con tangibili proiezioni nel futuro), soprattutto di relazione, tu ti guardi bene dal farglielo notare (non dico di redarguirlo facendogli capire che ti sta scassando le palle, solo ricordargli, magari, di rimanere in tema), mentre, invece, ti ha dato tanto fastidio una bonaria presa per il culo dei ciellini (che, detto per inciso, si prendono abbondantemente per il culo già da soli, e nemmeno bonariamente).

    Io troverei molto più adeguato, se questo fosse il problema, cercare altri modi per far capire a qualcuno che i suoi rari interventi (i miei, ad esempio) non sono graditi.

    Intanto, nell’attesa, ti risaluto e ti auguro la buona notte. Vado a telefonare al compagno formiconi, magari mi organizza un premio letterario tutto per me o mi inserisce in qualche antologia di famiglia.

    Saluti a tutti.

    fm

    p.s.

    Di Andrea Inglese parleremo un’altra volta. Quando sarà guarito dalla “stitichezza” (sic!!!).

    anonimo

    21 ottobre 2007 at 22:23

  15. formigoni non so, gianni letta però ad esempio presiede il premio laurentum che nell’elenco dei giurati ha anche simona izzo (oltre a calabrò e alla spaziani). la izzo tra parentesi l’ho appena vista in un’altra giuria, un premio letterario supportato dalla casa farmaceutica bayer. volendo poi c’è pure dell’utri che supporta il domenicale più scriveva lo stesso lello voce tempo fa alcune altre testate di free press

    a proposito di free press: ricordo ad andrea margiotta che tra le varie (più o meno siamo sulle 15 – 20 all’anno in realtà) sgridate fatte per battute che si poteva evitare su UP (per il resto può raccontare quello che vuole della sua vita e delle sue vicende poetiche, non è certo l’unico che parla di sé nei commenti dei post…) ti ricordo che mi auspico sempre, in attesa dell’opera 2a, tu metta in pdf open source la tua opera prima in modo tutti gli interessati la possano leggere in maniera economica e facile da reperire. mi ricordo che appoggiavi il discorso dell’open source mesi fa. io pazientemente aspetto.

    per il resto… ma pare così brutto parlare della scapigliatura ? evidentemente sì. peccato. (ve la ricordate la scenetta di tognazzi e vianello che prendevano a pedate il contadino dell’oltrepò pavese perchè i dirigenti rai degli anni ’60 dicevano che bisognava fare programmi che volesse il contadino dell’oltrepò pavese ?)

    matteofantuzzi

    23 ottobre 2007 at 23:10

  16. proviamo almeno a parlare di poesia tramite gli OT:

    cortocircuito è la nuova rivista delle edizioni joker ed è diretta da sandro montalto. auguri a sandro.

    GENOVA – BOOKS IN THE CASBA (via di Prè 137r) venerdì 26 ottobre 2007 ore 18.00 Marco Berisso presenta con l’autore LA RAGION TOTALE poesie di Paolo Gentiluomo

    30 e 31 ottobre convegno su rebora all’univ. cattolica di milano nel 50enario dalla morte: per info rebora@letteratura.it e http://www.unicatt.it

    matteofantuzzi

    23 ottobre 2007 at 23:17

  17. Intervengo solo sul discorso premi… In Italia ce ne sono tantissimi ma, grosso modo, si dividono in due filoni principali: quelli che sono semplici manifestazioni del Potere (che spesso però possono premiare anche buoni o ottimi autori) e quelli che sono delle emerite cazzate spesso organizzati da fantomatici circoli o da sagre della porchetta e, come sapete, questo è il paese delle combriccole e della politica opprimente e chi ne fa le spese sono i talenti individuali e individualistici che forse avrebbero più respiro altrove …
    In mezzo a questi due filoni principali, esistono molti altri premi seri e di qualità e alcuni anche blasonati come il Viareggio, lo Strega, il Campiello e, per la poesia, il Montale di cui facevo menzione come segnalato per l’edito nell’edizione 2001 …
    I premi di qualità saranno forse una quarantina in tutto il territorio italiano; non ci vuole una grande intelligenza per individuarli poiché basta guardare i nomi dei giurati, l’elenco dei premiati e qualche elemento secondario come entità del premio o contributo di iscrizione richiesto o meno (meglio quando non sia richiesto 😉
    Lo Spallicci – che Matteo ben conosce – è uno tra quelli seri …
    Se io vinco (e con il libro d’esordio!) un premio (il Marazza di Borgomanero) che ha Giudici, Buffoni, Sanguineti e Pagliarani tra i nomi premiati (cioè tutti maestri già “arrivati”) e “battendo” in volata finale il libro di Patrizia Cavalli fresco vincitore del Viareggio e il libro di Pignotti (autore presente nelle storie della letteratura, come sapete), un premio serissimo ed onestissimo, con giurati di chiara fama, se permettete vorrei darne un po’ notizia, come è giusto, anche perché, statene pur sicuri, non c’è nessuno che sia mai così attento a queste cose (ognuno guarda al proprio orticello) …
    Ma potrei farlo anche per altri …
    Mi pare sempre d’essere abbastanza esplicito nel nominare i poeti che mi piacciono e quelli che non mi piacciono …
    Fu questo premio vinto la causa del diverbio con Marco Merlin, fu questa l’origine di quella “telenovela” che appassionò, nel bene o nel male, i frequentatori del blog di Atelier, quando funzionava …
    Io chiesi semplicemente a Marco – conoscendolo a Riccione – “scusa, ma perché non hai mai preso in considerazione il libro di un tuo quasi coetaneo che ha vinto il serissimo premio del tuo paese”?
    Certo, io ho un po’ un modo “campaniano” e troppo diretto e schietto nel dire le cose, così lui si innervosì un pochetto … Diciamo che non lo presi per il verso giusto …
    E si vendicò nel modo che qualcuno ricorda, scrivendo 10 righe praticamente di insulti che, spero per lui, non siano il massimo delle sue potenzialità di critico …
    Dicendo che il mio libro era troppo descrittivo (non capendo che la mia è una poesia di sguardo sul mondo e non di grandi pensate e riflessioni sullo stesso), ragionando, lui, come un ermetico degli anni ’40, io che gli ermetici storici come Luzi o Bigongiari li ho conosciuti sul serio ricevendone solo apprezzamenti … Ragionando, lui, come uno che non avesse mai letto il Berardinelli che parla di poesia che va verso la prosa …
    E, ciliegina sulla torta, riportando un mio testo (che aveva già riportato Carifi sulla rivista Poesia ma per parlarne bene) e facendo della facile ironia sulla perfezione degli endecasillabi ecc. ecc.
    Bien … Io Merlin l’ho già perdonato da tempo e spero che proprio il tempo possa avvicinarci un po’ di più e meglio dato che, il destino e quei due o tre anni in più che ho, non mi hanno posto nel gruppone della covata poetica di cui lui – legittimamente – si sentiva e si sente un po’ il talent scout, forse per la sua passione calcistica (che fu anche la mia, un tempo…) …

    Sugli Scapigliati, potrei aggiungere qualcosa ma per ora mi basta apprezzare lo scritto di Lello Voce …
    E se altri non sentono di lasciare commenti, non vedo perché li si debba stimolare o forzare 😉
    Ognuno è libero, no?
    Sulle “battutone” di Francesco Marotta, ormai non so più cosa fare se non consigliargli – nelle vacanze venture – una settimana nella quiete di qualche convento, pregando e meditando molto sulla sua vita dissoluta e da scapestrato 😉

    Mi scuso se ho dovuto fare ulteriori precisazioni, confermo non solo di aver letto Inglese ma anche di aver letto con Inglese (in un’edizione di Riccione Parco-Poesia) e mi riservo di scrivere direttamente a Matteo per le questioni più personali cui accennava …

    Statemi bene
    Andrea Margiotta

    PS Gianni Letta l’ho visto alla prima del film tratto da Baricco … Quando passa lui c’è come una scia di mistico silenzio … Mi sta simpatico, più di altri … Non vedo proprio cosa abbia mai fatto di male, anzi … 😉 La Izzo la devo chiamare ormai da tre anni … (ma purtroppo ho solo il suo numero di casa e, nelle due volte che ho provato, c’era la segreteria … ;-)))

    rondons

    24 ottobre 2007 at 14:09

  18. Rischio di essere petulante, ma vorrei ricordare che su internet è possibile firmare diverse petizioni per il ritiro della legge Levi-Prodi, ennesimo bavaglio alla libertà d’opinione…

    michelefabbri

    24 ottobre 2007 at 18:34

  19. Il lavoro di Carnero è assolutamente pregevole. Le carenze notate da Voce in chiusura dell’articolo vanno viste come suggerimenti, anche perchè la premessa metodologica del curatore era chiara. In questa antologia ho fatto delle belle scoperte e riscoperte (un nome su tutti: Giovanni Camerana) ed ho anche trovato una contestualizzazione storico-artistica molto interessante e ben scritta.
    Antonio

    diamine

    25 ottobre 2007 at 10:08

  20. grazie antonio.
    michele la legge non verrà fatta, è uscita la “smentita”
    andrea, credo che presto vedrai come sempre sostengo una grande sim-patia tra te e marco, già letto l’editoriale dell’ultimo numero di atelier ?

    anonimo

    25 ottobre 2007 at 15:10

  21. Matteo, intendi il canto delle formichine?
    Sì, condivisibile per alcuni aspetti; ma quando dice
    “consapevoli e disillusi, concentrati sulla sola cosa che conta: la parola ben intonata, che arriva con leggerezza a baciare il capo di chi, alla fine, non si dispera”
    non sono molto convinto, non mi persuade: cioè, pur ritenendo di avere un po’ il dono di una parola ben intonata, in poesia (ma anche nella canzone 😉 , starei fresco se pensassi che basti quello o che sia un’attività di una qualche importanza in più rispetto a uno che va a pesca o fa i tornei di poker o “gioca” in borsa… E questo sia per me che per gli altri a cui, detta parola, dovrebbe baciare il capo …
    Certo, chi si occupa di poesia (o di prosa), tratta una materia o stoffa difficile, sottile e delicata …
    Ma vi assicuro, che non è la parola ben intonata la cosa sulla quale ci si deve concentrare …
    Dato che la parola (almeno per me) nasce dantescamente da quella voce che ditta dentro, allora il problema è concentrarsi sulla relazione Io-mondo, cercando anche il giudizio sulle cose, se non si voglia fare solo della poesia decorativa o non incidente sulla realtà (o sul lettore) …
    Se non si vuol fare una poesia irrelata …
    Io sento ancora il primato della vita e del mondo, sulla parola … Chimatemi pure poeta “mondano” (cioè dentro al mondo e alle cose) che non mi offende affatto 🙂
    Oppure consideratemi ancora come l’ultimo decadente o dandy che senta ancora il nesso stretto tra vita e poesia e appellate il mio amico e compagno di strada Rondoni quale bohemien cattolico (come fa, pensoso ma non troppo lieto, Andrea Inglese un po’ in spregio, non so poi perché…)
    Non sento il problema in termini così esclusivamente letterari, almeno come lo pone l’editoriale di Marco …
    La parola intonata non basta affatto e non è la priorità … (e spesso sono più incisive o espressive certe dis-armonie) … Occorre invece imparare l’anima, come diceva Rimbaud …
    Avanzo queste ipotesi da uomo che ama sia la compagnia degli intellettuali che quello delle attricette o aspiranti veline (anche se il mio cuore batte in posti imprevedibili e imprevisti, un po’ dove capita, nelle corti o tra i bassifondi…) …
    Comunque è uno scritto che richiama alla laboriosità e indica una direzione possibile …
    E lo dico, non da formica, non da cicala che canta, ma da ghepardo un po’ sfrecciante e inquieto …

    rondons

    25 ottobre 2007 at 21:55

  22. no. è quello che ho messo nel nuovo post.

    matteofantuzzi

    27 ottobre 2007 at 09:02


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