UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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I libri ci sarebbero, bisognerebbe distribuirli.

Premessa: sta per saltare un’altra collana di Poesia contemporanea tra le major, mi guardo bene da dire quale perché "tengo famiglia" ma la fonte che ho è seria e autorevole, poi tanto non fate fatica a pensare a quali siano le case editrici grosse e storiche che distribuiscono ancora la loro collana di Poesia (depennate quelle in salute e troverete facilmente anche voi lo "scoop"). Ma il problema è anche che (ribadisco) molte opere prime che dovrebbero uscire per prestigiose collane non escono e quei bei frutti maturi stanno facendo la fine della frutta lasciata per troppo tempo sulle tavole di casa… In compenso le medio-piccole si fanno valere, i libri escono e ce ne sono di ottime, peccato che ne siano a conoscenza solo i 3 pirla (e uno sono chiaramente io) che si interessano di poesia. Sugli scaffali delle librerie non arrivano, o arrivano in misura micronima, magari nella tabaccheria sotto casa dello sventurato poeta, per quanto importante possa essere il suo lavoro, comunque in una dimensione di "gloria locale" di "magnifico semi-dilettante". Da quando ho iniziato a bazzicare gli editori ho sempre sentito parlare di problemi di distribuzione, ed è questo che fa la differenza tra un seppur ottimo stampatore e una casa editrice coi controc… Che fare dunque ? Gli editori ci sono. Le collane serie ci sono, i libri escono e ne escono di notevoli. Internet va bene, serve… ma vale lo stesso discorso del motore di ricerca, trovi quello che vuoi cercare, la proposta, la sorpresa, la curiosità di sfogliare il libro, di creare un circuito di interessi e di possibilità di promuovere la lettura consapevole: ecco quello in Italia manca. E allora cari editori perchè non provarci, le fiere dell’editoria di Poesia stanno funzionando, l’interesse c’è, le possibilità di muoverci ci sono: sarebbe così utopico creare un mercato di distribuzione della poesia sostenuto dai piccoli editori che si inserisca in librerie, biblioteche e luoghi amici ? Sarebbe davvero così utopico creare una cooperativa distributiva degli editori (o chiamatela come vi pare) ? La butto lì… in fondo lo sento dire dagli editori singolarmente da almeno 10 anni. Magari pluralmente funziona meglio. E anche gli autori ne avrebbero tutto l’interesse… State bene.

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Written by matteofantuzzi

14 ottobre 2007 a 11:09

Pubblicato su Uncategorized

44 Risposte

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  1. Questa idea della cooperativa di distribuzione degli editori di poesia mi pare una grande idea…bisognerebbe lavorarci e riuscire a riunire tutti intorno ad un tavolo. Senza fare un PD della poesia, sarebbe un modo per coordinarsi nella distribuzione per ciascuno, pur salvaguardando le singole specificità. Ma Matteo, concretamente come si potrebbe fare?

    Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    14 ottobre 2007 at 13:50

  2. potrebbe persino funzionare, ma bisognerebbe prima scardinare l’imprenditorialità da bottega dei piccoli-medi editori, che troppo spesso comportano solo e soltanto come bottegai.

    E il distributore poi chi sarebbe?
    Perchè il costo maggiore del libro, si sa, è proprio la distribuzione che arriva a mangiarsi il 50% del prezzo di copertina.

    E un distributore capace di arrivare in ogni buco della nostra patria, ha ovviamente una rete che prevede un costo. Costo che appunto i piccoli editori non possono sostenere, specie contanto il fatto che i piccoli sono dislocati qui e là mentre una Mondadori stampa tutto alla Nuova Stampa di Clés oppure a Farigliano. Indi prendere i libri – per il distributore – viene bene: va alla fonte. Farigliano poi stampa per circa il 50% dei grossi, e tutti li si prendono, direttamente usciti dalla fabbrica.
    E i piccoli?

    anonimo

    14 ottobre 2007 at 17:17

  3. mi si è cancellato il post….

    avevo fatto un elengo di piccoli.
    Spesso hanno sede in un luogo e si stampa in un altro: tutto normale. Solo che l’altro posto va da Milano a Marina di Massa, da Città di Castello ad Alessandria, da Napoli a Vicenza.
    Come la mettiamo?
    Che distributore copre tutte le aree se uno grosso che però si fa pagare (e profumatamente)??

    fabiano

    anonimo

    14 ottobre 2007 at 17:29

  4. E’ giusto che gli editori facciano la loro parte per diffondere i libri, ma non sarebbe opportuno che anche gli autori facessero qualcosa ? Internet offre delle belle possibilità per far conoscere testi poco diffusi in libreria, ma a volte ci sono autori che sono titubanti perfino all’idea di aprire un blog. Io, poi, faccio stampare dei segnalibri che lascio alle librerie come omaggio per i clienti. E’ un’operazione che comporta costi non esagerati e se un autore crede nel suo lavoro vale la pena di affrontare qualche sacrificio…

    michelefabbri

    14 ottobre 2007 at 19:33

  5. un poco di ragionamenti ad alta voce. ragiono sulla mia regione che conosco bene. io conosco un editore a piacenza, uno a parma, uno a reggio emilia, un paio a modena, un’infinità a bologna, uno a imola, uno a faenza, uno a ravenna, un paio a forlì, uno a cesena e un paio a rimini. ognuno di loro stampa poesia.
    poniamo il caso: che questi lavorino tutti senza pensare solo alla loro bottega ma alla “coop”, poniamo di immaginare una sede centrale per la regione che faccia da “contenitore”, ma ci vuole un passaggio, ogni editore dovrà credere ogni anno in 1-2-3-4 al massimo autori, non in 25. poniamo il caso che ogni editore provinciale pensi alla distribuzione della sua zona, territorio che tra parentesi conoscerà meglio, anche a livello di infrastrutture ecc.

    è una bozza d’ipotesi ?

    però la questione del non ragionare da bottegai è fondamentale, perchè (considerando che ogni editore ha il proprio supporto di stampa) sarebbe possibile un print on demand di tutto il pacchetto-poesia-Italia, supportato in maniera specifica dall’editore locale ? (qua però mi sono spinto in là… già la prima parte mi piacerebbe un sacco)

    però gli editori devono per la Poesia insistere solo su una quantità MINIMA di libri. se no discutiamo di aria fritta.

    matteofantuzzi

    14 ottobre 2007 at 21:02

  6. Dopo aver letto queste precisazioni, questa messa a fuoco dell’idea, sono perfettamente d’accordo con Matteo. Ragionarci ancora su, certo, ma bisogna che i piccoli selezionino in casa propria gli autori che meritano la distribuzione (ruotandone un certo numero anno per anno) e si coordinino tra loro.
    Antonio

    diamine

    15 ottobre 2007 at 08:26

  7. dissento.
    Ridendo.

    il 90% dei piccoli, pubblica poesia col contributi dell’autore. Praticamente quasi nessuno escluso. Che voglia dire avere veramente un prodotto editoriale che poi circola, o solo il risultato di una tipografia è un altro paio di maniche. Ma i libri di poesia si pubblicano quasi tutti con contributo.

    Il contributo varia da 800 a 1500 euro. Qualche esempio qui e la prevede anche di più, ma attestiamoci sui 1000 euro che fa la media.

    1000 Euro per 5 autori anno fa 5000 euro. Poi ci mettiamo la vendita del libro, se va bene.
    Se va veramente bene, come ad un mio conoscente che ha fatto 5 ristampe del suo ultimo lavoro, a 13 euro la copia ha totalizzato un monte di circa 13.000 euro (di vendita) in un solo anno.
    In quello specifico caso non c’è stato contributo, quindo l’editore ha messo in tasca puliti 13.000 euro.
    In altri casi – se ci fosse anche il contributo – potrebbe arrivare a 14.000 (ma sono ottimista).
    Moltiplicato x 5 autori che veramente funzionano la somma finale dell’anno è di Euro 65.000.
    Togliamo ora – perchè siamo editori onesti – il 3& per l’autore.
    Gli autori prendono 1950 (circa 390 euro a testa).
    All’editore X rimane quindi un guadagno al netto di Euro 63.030.

    Mettiamo ora l’editore X che pubblica non 5 libri anno ma 10 libri mese.
    Allora, di contributo fa 10.000 euro.
    Per 12 mesi dell’anno fa Euro 120.000 e parliamo solo di contributo.

    A questo punto ha già duplicato le entrate, sia nel caso che il libro venda sia che diventi giacenza per la muffa. Senza alcuno sbattimento, ha DUPLICATO. Niente rincorse ai giornali, niente programmazione, niente festival.
    Mettiamoci poi che l’autore di proprio sia attivo e che ogni libro arrivi a vendere almeno 300 copie.
    Mettiamo che ogni copia costa Euro 10.
    Fa una aggiunta di altri 36.000 Euro, da sommare ai 120.000 già messi in tasca precedentemente, per un totale di 156.000.
    Stiamo facendo i conti della serva, ma allo stato attuale, nella piena inerzia editoriale, l’editore X ha messo in tasca DUE VOLTE E MEZZA quanto invece calcolato per un lavoro serio.

    Non so.
    A parere mio, cade il discorso.

    Posso al massimo arrivare a credere ad un editore che pubblica 10 titoli mese che poi divengono muffa (ma fruttano, fruttano, tutti fruttano) e che in parallelo decida di puntare su 5 autori anno da fare emergere dal catalogo.
    Questo mi sembra già piu reale e credo sia la realtà.

    fabiano

    anonimo

    15 ottobre 2007 at 14:06

  8. P.S. e non sono calcolate perchè non le abbiamo considerate, le spese di distribuzione che assottigliano il guadagno!!!!!!

    fabiano

    anonimo

    15 ottobre 2007 at 14:09

  9. Riposto, avendo per errore messo in topic precedente.

    ————

    Matteo, facciamolo da noi: un Poecast di libri con recensioni e rimandi ai siti online degli editori per l’acquisto, saltando a pie’ pari tutta la distribuzione. Prendiamo 50/60 siti/blog attivi nel campo della poesia e chiediamo loro di segnalare un libro (non il proprio…) ogni sei mesi, a partire da questo secondo semestre 2007.

    Se Della Mea e’ in ascolto, potrebbe dire che ne pensa come fattibilita’ tecnica; al limite lo faccio io, lanciandolo ad inizio 2008. I miei criteri sarebbero assai restrittivi, ma se ne puo’ discutere: no libri a pagamento e scelta dei 50/60 in base ai libri gia’ prodotti, magari cencellando per regione, linea ed editore di riferimento. Questo Poecast di opere potrebbe farsi piu’ o meno aperto (blog, forum, commenti, multimedia), senza perdere di vista cio’ che davvero conta: il libro.

    Qalche soldino potrebbe essere contribuito da sponsor (editori in primis) per gestione/manutenzione di un portale che dovrebbe essere di livello professionale. —GiusCo—

    anonimo

    15 ottobre 2007 at 14:49

  10. Il problema e’ che queste piccole case editrici VIVONO di poeti e scrittori che si autofinanziano la pubblicazione. Non si puo’ chiedere, credo, a una casa editrice minuscola di scommettere su un gruppo sparuto di autori. Non e’ nella loro natura.. Piuttosto bisognerebbe riflettere sul fatto che il POD,o print on demand, crea scenari completamente ‘inediti’. L’editore e’ infatti irrilevante in questo contesto e l’unica cosa che veramente serve e’ una solida rete di distribuzione alternativa a quella esistente. Bisogna che ci si organizzi, si vada dai bottegai di persona e si fissi una serata di presentazione, performance o altro. In questo contesto si possono raggiungere persone che sono interessate a qualcosa di alternativo ai soliti nomi in libreria.
    Luca Paci

    anonimo

    15 ottobre 2007 at 14:53

  11. I conti della serva di fabiano non fanno una piega, e mostrano in maniera inequivocabile che un editore, detta in parole semplici, fa il proprio interesse, non il tuo. non gliene frega una ceppa di trovare il nuovo montale. fa proprio un lavoro diverso da quello che si aspettano i poeti che tremanti inviano il loro manoscritto e attendono risposte. il poeta attende la lettera che gli aprirà le porte del luminoso mondo dell’editoria, ma in realtà quella lettera che lui aspetta per Il Luminoso Mondo Dell’Editoria in realtà è un cartellino per una fabbrica formata da un ingranaggio di cui lui è una piccola rotellina. Uno scollamento pauroso. Per fortuna la POESIA, come essenza, secondo me, è superiore a queste faccende da servetti, a questi furtarelli da cucina, a questo ragionare da ingegneri. E’ tutto vero ciò che dite, i distributori (gli editori in forma minore) hanno in mano i destini e le speranze di un popolo di poeti e scrittori, e il mercato seleziona in base a dei semplici numeri, come ha annotato fabiano. La mia visione, per mia fortuna, mi dice che le librerie non serviranno più a vendere i libri. non servono già più, a vendere i libri. i libri li vende la televisione. li vende scamarcio i libri. li vende totti e li vende ligabue. le librerie sono dei mausolei pieni di bigiotteria, che viene venduta tanto al chilo. Se vuoi trovare qualcosa di buono da leggere, checché se ne dica, lo trovi in rete. perché in rete ci sono le cose di adesso, solo per dirne una. i libri prima che vengono pubblicati subiscono una burocrazia kafkiana da parte di questi ragionieri e ora che vedano lo scaffaletto impolverato della libreria, o finiscano a far da reggicolonna alle barzellette di totti, passano degli anni, sono vecchi quando escono. la rete è già una rete, lo dice la parola stessa, inutile andare a chiedere ai ragionieri di infilarsi in un modo di ragionare che non gli appartiene. loro la propria rete già ce l’hanno, sono i tre distributori sparsi per l’italia. questa rete, quella dove ci parliamo adesso, è diversa, e deve arrangiarsi da sola. Io fabiano non l’avrei conosciuto se dovevo aspettare di comprarlo in libreria. Sempre per fare un esempio. Ora, che fare? Ci sono varie opzioni, e passano tutte attraverso l’uso che si fa di questo mezzo. A me piacciono le cose come il poecast, ad esempio. Vorrei che ci fossero dei poecast regionali. Mi piacerebbe ci fosse un poecast fatto come un calendario di eventi, dove si postino solo tutte le cose che succedono attorno alla poesia, eventi, festival, reading, concerti, workshop, laboratori e così via. Questi eventi accadono in dei luoghi. Quei luoghi sono gli sbocchi della nostra rete nella realtà. Gli editori non ce l’hanno. E nemmeno i distributori. Questa rete ha potenzialità molto più capillari, ma deve trovare una certa forma di organizzazione al suo interno, non troppo pressante, gli aggregatori semplici vanno benissimo. Poi uno sceglie cosa andare a vedere, cosa c’è in quella regione, in quella città. A questo si inseriscono tutte le nuvoe forme di autoproduzione dei libri (e anche dei cd, io ho scaricato il nuovo dei radiohead a un pound e dieci qui:
    http://www.inrainbows.com/Store/index3.html) che permettono al poeta o allo scrittore di decidere addirittura il prezzo del libro, e di incassarlo tutto. Altro che tre per cento. Non vorrei dilungarmi troppo, in fondo non è che io ho in tasca chissà che verità, cerco solo di interpretare quello che vedo. A me sembra come che d’improvviso, dalla bistecca bella e pronta al supermercato ci siamo trovati con la mucca in casa, e adesso dobbiamo capire come mangiarla. Io vi prego solo di evitare l’allevamento intensivo, è una crudeltà. 

    A

    ansuini

    15 ottobre 2007 at 15:16

  12. chiedo scusa finivo l’intervento con una faccina sorridente, tipo questa 🙂 per qualche misteriosa ragione trasformata in punto interrogativo. però così ho avuto occasione di leggere i due post di giusco e luca e ho sorriso ancora di più.

    A

    ansuini

    15 ottobre 2007 at 15:20

  13. qui:
    http://www.milanocosa.it/Pagine/Adiacenze/index_adiacenze.htm

    nel numero di Settembre 2007 c’è un articolo che ho scritto proprio pensando alla distribuzione via rete della poesia (a pag. 32, per chi non volesse leggere l’indice) e che qui riassumo (per chi non volesse leggere l’articolo)

    I libri di poesia sono belli e fa piacere averli a casa.

    C’è un alternativa, però, da studiare ma fattibile, proprio come teorizza Alessandro: scaricare dalla rete.

    Teorizziamo: l’editore pubblica i suoi 10 libri mese. Ha una home-page sul sito, come molti, dove si dà l’anteprima del libro, qualche poesia, una nota critica, insomma quei dati che possono spingere il fruitore all’acquisto.
    Da qui due strade: la prima è la consueta micro-distribuzione, come attualmente in atto. Ci si procura insomma il volume come e dove si può.
    La seconda: il libro viene offerto in rete e scaricabile ad un costo simbolico di Euro 3 (la carta e l’inchiostro ce li mettiamo noi, in fondo).
    All’editore non costa nulla, perchè usa canali gratuiti quali internet.
    Il fruitore spende solo 3 euro invece dei 10 del volume più le spese di spedizione.
    Questo vuole dire che potenzialmente potrebbe essere spinto all’acquisto di più “libri”, che scaricati, sono immediatamente disponibili in pc e stampabili a casa.
    Se poi proprio ama il libro, dopo averlo sezionato, letto etc.etc, potrà procurarselo per mezzo dei canali consueti e poterlo riporre sullo scaffale a futuro uso.
    (ci sono libri che meritano)

    L’editore ci guadagna: niente distribuzione, o almeno la medesima di quella in atto attualmente. Più vendita libri. C’è meno manodopera per l’editore, meno sbattimento per il lettore.
    Poca o nessuna giacenza per le librerie.
    Il libro dalla rete è scaricabile – dopo aver pagato – solo 1 volta, cosicchè non ci sia problema di eventuali pirataggi (ma le eventuali fotocopie si fanno anche dai libri editi, indi….).

    Un passo oltre, sarebbe addirittura il print-on-demand che accade DOPO avere scaricato il libro dalla rete. Nessuna giacenza di volumi, quindi anche in casa editoriale.

    C’è però da vedere però come l’editore decide di comportarsi. Non parlo dell’adeguamento tipografico che sarebbe completamente diverso, del potenziamento del portale internet e via dicendo, ma nei confronti dell’autore.
    Sussisterebbe ancora il contributo?
    E a livello legislativo?

    Fabiano

    anonimo

    15 ottobre 2007 at 15:51

  14. altri problema da non prendere sottogamba:

    – come recepisce l’autore l’essere edito sotto questa forma?

    – come viene recepito l’autore dalle Major o dai Poeti, dai Critici, qualora si dovesse verificare un salto?

    Perchè il problema dell’autorevolezza del prodotto è già in discussione proprio tra riviste cartacee e e riviste on-line (e blog)…e per ora le due seconde possibilità non ne escono davvero vincenti…

    E’ defraudare il prodotto o fare si che il prodotto abbia una vita?
    Ed è vita o vita alternativa?
    Perchè tutto sommato, il libro pubblicato a contributo per l’editore X è a tutti gli effetti un libro….

    E il sogno (utopico) di ogni autore è di arrivare a pubblicare nella Bianca con un prodotto VERO e non una alternativa….

    Fabiano

    anonimo

    15 ottobre 2007 at 16:07

  15. Commenti molto, molto interessanti.. E’ ora credo di cominciare ad agire..
    luca paci

    anonimo

    15 ottobre 2007 at 19:46

  16. fabiano, ma pensi a un editore preciso quando parli di 10 libri al mese e 5 all’anno su cui insiste veramente ? 😉

    bando alle vaccate… i punti che emergono sono molto interessanti, e riassumo quelli che credo fondamentali: esiste editore ed editore, esistono quelli che vogliono semplicemente comperarsi il maserati (e questi andrebbero portati all’attività di fruttivendoli) e altri che si ammazzano di lavoro, si arrabattano, trovano 1000 espedienti pur di riuscire a pubblicare pochi libri di poesia che rimarranno nella letteratura. indovinate per chi si deve fare il tifo ? indovinate a chi (l’idea è ottima giuseppe) bisogna fare il poecast dei libri ? indovinate chi bisogna sostenere coi festival ecc.

    e se parliamo di schiette logiche di mercato: non bisogna pensare che se c’è un’evoluzione il mercato non la deve seguire. i radiohead hanno pubblicato l’ultimo album solo in rete. sarebbe utopico pensare al prossimo libro di valerio magrelli solo in rete ? o buffoni ? o cucchi ? o d’elia ? o sanguineti ? ecc.

    dobbiamo affinare le tecnologie, quello è punto fondamentale. mi sforzo ancora di ricordare l’importanza dei mezzi radio e video, anche on-line.
    ma non dobbiamo dimenticare le librerie, i luoghi, le biblioteche e anche le sagre: perchè ribadisco, in rete si cerca solo quello che si sa già che si vuole cercare. ma prima bisogna fare conoscere alla gente cosa c’è da cercare.

    matteofantuzzi

    15 ottobre 2007 at 21:06

  17. carogna!
    😉
    f

    anonimo

    16 ottobre 2007 at 00:18

  18. Bene, chi ha voglia di lavorare al progetto poecast/portale di libri poetici mi scriva in privato; magari dopo creiamo un mailing list interna per gli aggiornamenti e le decisioni, che cercheranno di essere il piu’ possibile collettive. In mancanza d’altri, la parte tecnica la curero’ io e spero di partire in tre mesi.

    In primissima istanza eviterei di considerare pubblicazioni a pagamento (sul versante cartaceo) & blogger singoli (sul versante telematico). L’editoria a pagamento mi pare un male non necessario: ci sono POCHE possibilita’ di uscire non pagando i 1000-1500 euro, ma ci sono: premi e collaborazioni con l’editore mi sembrano le vie piu’ ovvie. Scarterei i blogger singoli perche’ a mio avviso aggiungono poco o nulla al corpo del dibattito reale: non producono opera ma chiacchiera e intrattenimento cultural-cheap, senza impegno comunitario.

    I discorsi di Matteo, Fabiano e Luca su come portare fuori rete i libri, su come reagirebbero gli autori che mirano alla Bianca e su come gestire gli aspetti legal-amministrativi, sono fuori dagli scopi e dai mezzi di un portalino di libri poetici, quindi non ci entro.

    —GiusCo—

    anonimo

    16 ottobre 2007 at 12:13

  19. Ad un progetto come quello di Giuseppe Cornacchia ci sto, partecipo volentieri così come ho aderito all’iniziativa di Luca Paci!
    Matteo la collana morta Рse ̬ quella che penso io Рera agonizzante da ormai un decennio.
    Peccato perchè – sempre se è quella che penso io – nel Secondo Novecento ha pubblicato tra i più grandi poeti italiani.

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    16 ottobre 2007 at 16:48

  20. eheheh… fabiano… ;D
    no luca, non è quella, perchè la collana non ha 50 anni per come è adesso. anche se l’editore è storico e pubblica grande poesia da parecchio tempo… comunque… la cosa presto verrà fuori.
    (forse tu ti riferisci a un’altra, ma quella è già in stand-by da un paio d’anni, dopo la morte di raboni… senza fare nomi…)

    mi unisco anche io a giuseppe. quando sei pronto io ci sono. comunque il progetto di giuseppe vive se è avvalorato dal lavoro di molte teste che facciano anche in un certo senso “lavoro di scremature” delle tante possibili proposte. (ps. per intenderci, chi acquista tot copie a prezzo minore è comunque da considerare fuori dal tuo discorso giuseppe ?)

    matteofantuzzi

    16 ottobre 2007 at 17:11

  21. Be’ a questo punto potete pure dirlo, no? ;-)))

    andrea margiotta

    rondons

    16 ottobre 2007 at 17:46

  22. “L’editoria a pagamento mi pare un male non necessario: ci sono POCHE possibilita’ di uscire non pagando i 1000-1500 euro, ma ci sono: premi e collaborazioni con l’editore mi sembrano le vie piu’ ovvie.”
    non fa una piega, giusco. purtuttavia esistono libri a pagamento di gran lunga migliori di libri non a pagamento. considera che non ogni persona ha interesse a fare i premi o a collaborare con l’editore.
    direi quindi di iniziare la scrematura su altre basi, sui testi, mettendoti magari tu assieme con altri due a selezionare, sulla base di una “evidenza”.

    anonimo

    16 ottobre 2007 at 18:04

  23. ero luca i.

    anonimo

    16 ottobre 2007 at 18:05

  24. Matteo, io cercherei di stare sul piu’ rigido possibile, escludendo dunque ogni forma di pagamento (anche mascherato, come sono le copie scontate). Il discorso e’ che se vogliamo mettere la poesia sul mercato, bisogna ragionare di conseguenza: l’iniziativa sarebbe quindi a supporto degli editori che si assumono pieno rischio d’impresa… non ci metteremo certo a lavorare per chi ciurla nel manico, spero… :-/

    Certamente occorrono segugi sul territorio, e qui penso a 1-2 operatori per regione che facciano confluire le possibilita’ “virtuose” (di uscita gratuita) al portale. Certamente occorre precisare a che titolo e perche’ si inseriscono aggregazioni nelle 50/60 chiamate a segnalare un volume ogni sei mesi; ogni aggregazione potrebbe acquistare 3-5-10 copie del libro che segnala, da far leggere, recensire e poi magari donare a biblioteche/scuole locali. Un primo elenco di aggregazioni da invitare mi pare debba necessariamente comprendere: vibrisse, nazioneindiana, absolutepoetry, bombacarta, milanocosa, anterem, atelier, viadellebelledonne, booksbrothers, gammm, lapoesiaelospirito, liberinversi, musicaos, calligraphie, semicerchio, poesia, carmilla, daemon, paginazero, nabanassar, sinestesie, vicoacitillo, liberodiscrivere, frenulo a mano, il primo amore, la gru, clandestino, dunque circa 25 e altrettante da localizzare geograficamente o geopoeticamente.

    Potremmo continuare a lungo e lo faremo. Per ora butto giu’ delle idee, mi segno i vostri nomi (grazie anche a te, Luca) e cerco di capire dove/come fare la mailing list, dopodiche iniziamo a discuterne collegialmente. —GiusCo—

    anonimo

    16 ottobre 2007 at 18:34

  25. luca i., hai ragione: alcuni libri a pagamento meritano molto piu’ di alcuni libri non a pagamento; eppero’ io non ho tempo/modo/voglia di censire la produzione e scremare, lascio il compito al mercato; l’iniziativa deve valere anche come pungolo in quella direzione, no? —GiusCo—

    anonimo

    16 ottobre 2007 at 18:44

  26. “Certamente occorrono segugi sul territorio” – dice Giuseppe

    dopo i cani da tartufo, si diffonderanno i cani da libro di poesia – sperando che non siano attratti dalle pisciate dei loro simili – ossia da poeti-cani o poetesse-cagne … 😉

    Scherzi a parte, non sono male queste idee che proponete …
    Non ho capito però una cosa: se Fabiano dice che quasi tutte le editrici fanno pagare e Giuseppe vuole considerare solo i libri non a pagamento, allora quali saranno i libri di poesia accolti?
    ciao

    andrea margiotta

    andrea margiotta

    rondons

    16 ottobre 2007 at 19:20

  27. Le autoproduzioni dunque dovrebbero venire incluse. non sono a pagamento. 😉

    Al di là di questo, a me preme molto di più la parte “reale” che quella “critica”, ma non faccio fatica a vedere l’importanza e la portata dell’operazione “rastrello”, in ambo i sensi. Nessuno ha considerato la mia proposta di Calendario Poetico fatto a mo’ di poecast? sarebbe utile, a mio parere.

    A

    ansuini

    16 ottobre 2007 at 23:06

  28. Io invece Matteo sarei per una soluzione più drastica e, diciamo così, da sindacalista …
    Sciopero completo di tutti i poeti italiani, anche i nomi storici … Un tam tam internettiano … Nessuno scrive più poesia …
    Così certi piccoli editori (e anche certi più grandi) comincerebbero a tremare per il timore di perdere i loro guadagni di contributo per la pubblicazione …
    E allora tutti in blocco o in coperativa cercherebbero disperatamente uno straccio di poeta : per favore, dacci qualcosa, fosse pure la tua produzione dell’asilo … Assolderebbero investigatori privati per scovare i poeti più appartati nei luoghi più remoti d’italia, nelle zone più impervie …
    Verrebbero a Canossa scalzi …
    Si spingerebbero ad offrire perfino il 50 per cento sul prezzo di copertina …
    eh eh 😉

    andrea margiotta

    rondons

    16 ottobre 2007 at 23:07

  29. Alessandro, scusami, avevo dimenticato te e il tuo gruppo di riferimento nell’elenco dei 25; le istanze “reali” (performative, ecc.) possono sicuramente rientrare nelle attivita’ sostenute dal portalino. Magari linkiamo esternamente esecuzioni video e audio (youtube, myspace o altri servizi simili gratuiti) e ospitiamo quel che dici (mi sembra lo facciano gia’ i figli di nn o sbaglio?). Pero’… chi si occupa della cernita? Qui non c’e’ mercato a fare da agente discriminante, dunque mi pare molto soggettivo e debatable, potenzialmente fonte di discussioni e problemi.

    Le autoproduzioni non le vedo male. A differenza dell’emerso, restano comunque in underground, a meno di passare il vaglio di aggregazioni come vibrisselibri o iquindici, che assicurano un lavoro di lettura critica e redazionale. Se qualcuna delle aggregazioni segnala una autoproduzione filtrata (per dire… i libri di atelier, che mi sembra non abbiano isbn ma non chiedono contributo… o il libro in versi di Pasa lanciato da vibrisselibri), bene; se ci tiriamo dietro i nostri e-book messi su lulu senza filtro alcuno, non va bene, fossero anche il capolavoro del secolo.

    Ok, me ne vado a nanna. Sono un’ora in anticipo rispetto a voi ma e’ pur sempre notte fonda. Se riusciamo a concretizzare, preparo una letterina alle aggregazioni per sondarne umori e disponibilita’; se su 50/60 anche solo 10 si dicono interessate e collaborano, potremmo davvero partire. Staremo a vedere. —GiusCo—

    anonimo

    17 ottobre 2007 at 01:04

  30. Alla fine ho capito che non avrebbe senso logico nè economico una distribuzione cooperativistica o consortile dei piccoli editori (replica e spiega Fabiano in tal senso fin dall’inizio). Tanto interesse e proposte – compresa la provocatoria, ma non troppo irreale, volendo – poposta di sciopero di Andrea Margiotta.
    Condivido comunque, in generale, l’idea di attingere dalla rete e da altre dimensioni non strettamente editoriali per la cernita e il ‘rilancio’ della poesia.

    Noterella: Questo di Matteo è uno dei pochi blog a mia conoscenza dove si affrontano spesso – e con serità propositiva – i problemi concreti e quotidiani della nostra poesia, con un taglio anche sociologico (e un bel leggere e capire insomma, almeno per me).
    Grazie
    Antonio

    diamine

    17 ottobre 2007 at 06:44

  31. ecco, UFFI, ora schianto di curiosità. Azzardo un pochino Marsilio, solo per il gusto della scommessa. Mai stato bravo ad indovinare. La rete però di cui sopra, sebbene il medesimo sia duro di comprendonio e si sia svegliato da non più di 25 minuti con conseguente rincretimento neuronale, appare cosa interessante e -SLANCIO- condivisibile. Come praticamente si può procedere e/o dare il proprio contributo? Io son bravo ad appiccicare i francobolli e a slinguazzare le buste, casomai servisse… Magari forse qualcosa di bassa manovalanza da farmi fare la trovare pure…
    Rimango in attesa (qualora poi ci fosse risposta a questa domanda mi lasciate un commentino blog da me che così torno qui a leggere presto presto? Sto in partenza per Roma e sto a mettere a punto le mie cappelliere…)
    bacios
    Marco Simonelli (nella sua veste cincischiosamente nerd di blogger come da copione sfigatissimo)

    atarax7

    17 ottobre 2007 at 07:13

  32. @ 18 e @ 22

    Okkio però.

    E’ vero che ci sono ottimi autori che sono usciti – loro malgrado – pagando. Non tanto, magari, ma lo hanno fatto.

    E’ vero anche che se dobbiamo prendere in considerazione solo chi non ha pagato, ma chi proviene da premi, praticamente possiamo iniziare a lavorare da domani x Il Club Degli Autori.

    I numeri del buono proveniente dal premi sono poco e nulla.
    Tanto quanto lo sono quelle date dalla collaborazione con l’Editore.

    Valentino Ronchi ha pubblicato LE CANZONI DI BELLA VITA con Lampi di Stampa che è un print-on-demand.
    Dove si colloca?

    il bravissimo IGOR DE MARCHI si è autoprodotto FORTUNE, inviandolo per posta e con copia nominale (a stampa). Dove si colloca?

    DANIELE DE ANGELIS che si stà rivelando autore capace e maturo, ha pubblicato un libro bellissimo probabilmente a pagamento, poco ma avrà pagato.
    Escluso?

    Sopratutto, come facciamo a sapere chi ha pubblicato a pagamento e chi no?
    Lo chiedo all’autore?
    Che probabilmente (magari no, ma…) potrebbe persino MENTIRE per non vedersi cassato.

    I parametri mi sembrano diabolicamente autocastranti, pur ritenendo valida l’idea.

    Piuttosto, lavoriamo su quanto valido e poi rimandiamo la palla all’editore/editori.
    In una qualche maniera è possibile intraprendere un dialogo capace proprio con l’editore, e proprio agli editori è potenzialmente possibile SUGGERIRE quegli autori che emergono dalla nostra lettura congiunta, autori che non meritano di pagare per pubblicare perchè capaci (e indi portano anche vendita).

    A questo punto è possibile valutare una serie di editori che si adoperano per la passata/presente serietà.

    Un piccolo editore, uno qualunque, riceve di norma 500-700 manoscritti/mese.
    Come fa a sapere cosa pubblicare e cosa no, cosa è DAVVERO valido e cosa no, se non andando a casaccio?

    Ecco che l’opera di suggerimento magari porta piu risultati che non la mannaia dell’inquisizione.
    Sarò utopico, ma….

    fabiano

    anonimo

    17 ottobre 2007 at 13:31

  33. primo: ma fregatevene di quale collana salta 😉
    tanto fra un poco si scopre (curiosoni). e poi ribadisco, tengo famiglia, si dice il peccato… 😀
    e comunque negherei fino alla morte eh eh eh… sto ricevendo mail private molto carine… saluto tutti, in particolare marco.

    andrea: ma sinceramente, con tutte le primedonne di cui dispone il mondo della poesia, la tua è utopia pura. se 1000 big si rifiutassero di scrivere poesia altri 100mila ammazzerebbero la madre facendole esplodere la testa nel microonde pur di vedere riconosciuta la propria “arte”
    (grazie antonio… è che sono sempre il solito praticone… ça va sans dire…)

    per il resto, cioè quello che realmente è interessante, il poecast dei libri o come cavolo volete chiamarlo: nella logica di giusco (e nella logica mia) operazioni del tipo “collana gratuita con un sacco di gavetta, una redazione che ci lavora dietro, dei santi che si sbattono per tirare fuori una roba notevole” non dico che c’è stata quasi solo l’esperienza atelier (…sono di parte…) ma poco ci manca.
    valentino ronchi ha fatto un’ottima autoproduzione (non lo dice solo fabiano, che è lettore attento, l’ho sentito dire da molti) e nell’evoluzione delle cose poetiche diversi stanno lavorando su lulu, print on demand, libri cuciti a mano ecc.
    va da sé che anche io ultimamente qui mi sono messo a parlare di diversi libri anche di quelli con il “contributo copie a minor costo” perchè ne sono usciti di ottimi tra le nuove generazioni, anche per la media editoria importante, con le collane serie. perchè non è che le supermajor ti diano 3000 copie quando scrivi nelle loro collane, ai critici spesso le acquisti e le mandi te (o almeno così mi dicono)

    ps. ora che mi viene in mente credo che anche per rondoni e la collana di marietti valga lo stesso discorso di atelier. qualcuno mi conferma ?

    pps. a proposito, si possono anche dire pubblicamente le collane che non chiedono il contributo per pubblicare, credo sia questione onorevole, anzi motivo per sostenerle.

    matteo.

    ppps. comunque sì: vanno dichiarate “le regole del gioco” anche pubblicamente, con un incontro, un convegno, un workshop, una bevuta in birreria… quello che vi pare.

    anonimo

    17 ottobre 2007 at 15:24

  34. inizio io con le collane che non chiedo cash agli autori:

    – LietoColle collana Opera Prima
    – LietoColle Rinascimento Poetico (che non è una collana vera e propria ma 5 autori ogni tot promossi dall’editore)
    – Le Voci Della Luna collana Free Press (che partirà tra poco)

    Fabiano

    anonimo

    17 ottobre 2007 at 15:58

  35. Niente male l’idea dello sciopero poetico…

    michelefabbri

    17 ottobre 2007 at 16:59

  36. Per me un grosso problema rimane sempre quello della distribuzione. Ricordo che era gratuita anche la collana di Atelier ma i libri di poesia non erano distribuiti e bisognava farlo direttamente alla rivista. Lo stesso dicasi per la rivista. Io l’ho fatto ma quanti lo fanno? C’è il rischio di perdere di vista un buon libro che negli scaffali non arriverà mai. Ricordo che era gratuita anche la collana della rivista Ciminiera che ha chiuso. Lì, la distribuzione mi pare andasse un po’ meglio. Basta comunque parlare del passato, bisognerebbe guardare avanti. Mi rendo conto che non far pagare, avere una distribuzione capillare, magari vendere anche molte copie di libri di poesia sia oggi impresa titanica.

    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    17 ottobre 2007 at 17:19

  37. Altri concorsi con pubblicazione in palio: edizioni Fara “pubblica con noi”, edizioni d’if “i miosotis”. Non snobberei Club degli Autori: se la loro qualita’ aumenta e’ ok per tutti, no? Aumentano le possibilita’.

    Bene, mi piglio un mesetto per verificare l’impegno tecnico necessario. Ribadisco che l’iniziativa non vorrebbe dettare un canone (la qualita’ invocata da FAbiano, l’autorevolezza e altre frittate), ma segnalare opportunita’ di pubblicazione gratuita e incoraggiare/censire/coadiuvare gli esiti da quella scaturiti. Criteri chiari, scopi chiari, soggettivita’ minima. —GiusCo—

    anonimo

    17 ottobre 2007 at 19:44

  38. Io sono d’accordo con questo ultimo intervento di giuseppe. totalmente. dobbiamo interpretare la cosa come un servizio, non come la formazione di una nuova “casta.”
    questo è mooolto importante, secondo me.

    A

    ansuini

    17 ottobre 2007 at 20:16

  39. sottoscrivo il #37. se si fa editoria “per la poesia”, senza azzannare i poeti economicamente, e quello che ne esce è anche valido poeticamente (senza che lo dicano solo gli amici e gli amici degli amici)
    ecco che si sarà fatta una buona iniziativa… oddio… a una certa casta di ‘ste iniziative… ma anche le major un occhio a queste evoluzioni la danno. basta guardare alcune recenti iniziative. che poi non riescano a riprodurre l’effervescenza della rete e dei nuovi media è un altro paio di maniche… ma questo sta nell’ordine delle cose 🙂
    e soprattutto dipende dal fatto che ognuno deve fare il proprio mestiere. e in rete un poco di militanza la si riesce a fare, se non si va a inciuci… ribadisco… ;D

    matteo.

    anonimo

    18 ottobre 2007 at 13:03

  40. militanza, che bella parola..
    Encomiabile l’iniziativa del nostro giusco che appoggio con favore. La distribuzione, diceva luca ariano.. questa mi sembra il nocciuolo. Stiamo creando una rete di scrittori/poeti che si occupera’ proprio di questo… Piccolo/spazio/ pubblicita’..

    lucapaci

    18 ottobre 2007 at 15:29

  41. Attivero’ a brevissimo una pagina pilota a http://www.nabanassar.com/librigratuiti.html , mettendo le informazioni fin qui ricavate e usandola come test e aggiornamento dei progressi. Ci sara’ un indirizzo e-mail per la gestione contatti e usero’ quello. Io ci credo, il “servizio” prospettato mi sembra utile, oltre che interessante. A presto. —GiusCo—

    anonimo

    20 ottobre 2007 at 11:20

  42. benissimo giuseppe, tienci informato appena avvii lo start-up !

    matteofantuzzi

    20 ottobre 2007 at 14:22

  43. Lancio un’idea-proposta , da uno che ha letto tutto il blog sulle difficoltà senza fine della poesia fino a tarda notte:
    tutti i siti interessati alla poesia, blogcollettivi, riviste, etc.decidono di immettere in rete sillogi poetiche, rigorosamente anonime (la proprietà sarebbe poi testimoniata dal solito sistema di essersi inviata precedentemente la silloge al proprio indirizzo, con data, bollo postale e firma su ogni foglio. Le sillogi, diciamo una cinquina per sito, (ogni sito linkato con tutti gli altri),sono immesse in ordine d’arrivo. Tutti possono inviare e tutti possono leggere e valutare. Ogni lettore dà poi un giudizio semplice alla silloge letta con una mail che segnala
    0=no emozione
    1=si emozione-acquisterò una copia
    2=high(forte)emozione-acquisterò 2 copie
    firmandosi con nome e cognome, dichiarazione di età e di impegno all’acquisto (si vota, diciamo, dai quindici anni in su?) Ogni sito aggiorna l’elenco delle sillogi che globalmente ricevono i voti. Si sommano i voti totalizzati per ogni silloge durante diciamo tre-quattro mesi. Quelle più votate saranno “disponibili” per l’editoria, a pubblicazione gratuita, equa %all’autore, e soprattutto, per l’editore, la garanzia notevole della vendita, tra l’altro a un circuito di lettori sensibili (non si escluderebbe, per invogliare, perfino un bel premio per il Lettore talent scout messo in palio dall’editore tra coloro che hanno votato e acquistato le sillogi prime classificatesi). In questo modo si avrebbe una più obiettiva e larghissima valutazione della poesia, i critici per primi sarebbero invogliati a partecipare — si farebbe avanti la parola poetica che davvero comunica, quella che vale davvero, fuori da ogni gioco editoriale, di corrente, etc. di qualsiasi natura .
    La campagna pubblicitaria,presso editori, critici e lettori di questa selezione sarà fatta in rete, automaticamente, e potrà essere affiancata dall’adesione dei poeti allo sciopero, almeno fino a che si vedano i primi risultati.
    Il costo del libro dovrà essere contenuto per permettere l’acquisto a tutti.
    Pensateci bene. Non parteciperò alla ulteriore discussione.I dettagli possono e devono essere superati.

    anonimo

    27 ottobre 2007 at 02:26

  44. ti faccio solo un appunto: se io ho 1000 amici pronti a darmi un bel “2” sarò senz’altro nel gotha, mentre non è detto che se vivo in un micromondo lontano da tutto e tutti la mia poesia sia riconosciuta. e poi perchè la forma anonima. in rete sappiamo bene che certi “grandi” sono stati spernacchiati per testi non meravigliosi.
    io non sono sicuro che i critici si esporrebbero in tal senso. come quasi mai fanno in rete. per motivi ovvii ma anche perchè il rischio di passare da un sistema democratico a un sistema populistico sia sempre a cui porre grande grande attenzione.

    firmatevi…

    matteofantuzzi

    27 ottobre 2007 at 09:11


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