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Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

Archive for ottobre 2007

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La poesia è una marchetta (da Atelier 47)
 
Uno (povero illuso!) pensa che in Italia ci siano, che so, almeno quattro o cinque individui che si occupino, per professione, di poesia: gente pagata, insomma, per monitorare il panorama, per seguire in tempo reale le quotazioni letterarie, per tentare qualche proficuo investimento sulla base di una visione personale del frangente storico; qualcuno, se non altro nelle tre o quattro maggiori case editrici, che legga tutti i libri di versi usciti nell’anno nelle collezioni rivali (pochini, in fondo), che segua le riviste, i premi, i readings, che metta su una squadra fidata di lettori di manoscritti per filtrare quelle due o tre opere inedite di cui farsi mallevadore; qualcuno, insomma, almeno uno, che faccia da garante per tutto questo andirivieni di generazioni, di mode, di poeti del secolo, di libri dell’anno, di campioni del giorno.
Invece no! In quelle poche, stitiche collane che dovrebbero elargire perle, la maggior parte delle scelte sono compiute da persone sbadate e in tutt’altre faccende affaccendate, e basta seguire i cataloghi per capire che le pubblicazioni di poesia sono spesso servizietti, contentini dovuti a poeti editi da chissà quanto e chissà perché, a narratori che non hanno dimenticato il loro primo amore o che cercano nuovi piaceri per stuzzicare la vena, a baronetti da tenersi buoni e confratelli vari di tali schiatte.
E il bello di tutto questo sapete qual è? Che, a ben pensarci, è giusto così, perché l’idea di qualcuno che si occupi per mestiere di poesia ci pare disumana, perché mica è detto che siano davvero belle le poesie che piacciono a noi, perché il verso del romanziere per anni depositato nel fondo del cassetto è spesso sorprendente e vivo, magari nella sua imperfezione, perché l’impudicizia con cui si svela, finalmente, il Grande Poeta Promosso in Paradiso raddoppia l’ira suscitata dai suoi versi scialbi, che lungo l’interminabile sua gavetta si sono miserevolmente essiccati.
Credetemi, peggio di un responsabile di poesia non del tutto competente e persino un po’ infastidito (per sacrosanto imbarazzo? per autoconsapevolezza? Per legittima difesa?) dall’incombenza cui dovrà pur, alla fine, ottemperare (sceglierà, infine, di fronte alla macchinetta del caffè, col sottofondo mieloso del pretendente di turno, mentre scoprirà dalla finestra il cielo concedersi un piacevole, imprevisto residuo d’estate), ci sono soltanto altri due tipi di individui: il poeta e il critico.
Dio salvi gli editori, e noi lettori di poesia, da tali maniaci contabili dell’assoluto.
 
Marco Merlin

Written by matteofantuzzi

27 ottobre 2007 at 09:01

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Il DNA della Scapigliatura di Lello Voce (da L’Unità)
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«La Scapigliatura fu la prima avanguardia artistico-letteraria italiana?» E’ con questa domanda – che è certamente la domanda decisiva per chiunque voglia porsi il problema della corretta collocazione storica del movimento che occupò i decenni a cavallo dell’Unità – che si apre la bella Introduzione di Roberto Carnero alla crestomazia, da lui stesso curata, dedicata alla Poesia scapigliata. Com’è noto i pareri sono discordi, anche e soprattutto a causa delle caratteristiche formali (spesso piuttosto eterogenee) e storiche degli autori che ne furono protagonisti: negli scritti di Tarchetti, Boito, Dossi, Praga, Camerana, Stecchetti, per citare solo i ‘maggiori’, si incrociano e fanno a volte corto circuito, influssi e scelte stilistiche spesso molto differenti tra di loro, atteggiamenti umani e storie personali molto distanti. Nel mare scapigliato galleggiano, uno accanto all’altro, residui cospicui di Romanticismo e barlumi di Novecento, intuizioni a volte acutissime ed altrettanto sonore ingenuità. Divisa tra protesta antiborghese e sudditanza alle forme borghesi, nel suo ventre, a ben guardare, è possibile scorgere scintille del futuro, squarci su panorami assolutamente inediti.
Tutto ciò fa sì che i giudizi critici e gli inquadramenti storici siano eterogenei quanto le scelte formali dei testi oggetto dell’analisi. Pur lasciando da parte la celebri pagine continiane sull’Espressionismo letterario, che fanno parte per se stesse, l’altalena ermeneutica è rilevante: si va dalle tesi più recenti di Tessari, Finzi e Pomilio, disposte a concedere al movimento postrisorgimentale i gradi di pre, o proto-avanguardia (la Scapigliatura scrive Pomilio «è da considerare, forse, la prima larvale, e non meno decisiva forma, in cui si presenta da noi, una dialettica dell’avanguardia, considerata dal suo “fronte interiore”»), sino alle stroncature storiche di Carducci (una «scrofola romantica») e Croce, o ai forti dubbi sulla consistenza ‘collettiva’ di gruppo, o movimento delle diversissime personalità che si riconobbero nell’area Scapigliata, come sottolineato, ad esempio, da Anceschi e Spinazzola.
Il problema non è solo d’etichetta, perché, a seconda dei casi, varia, anche notevolmente, l’inclusione e l’esclusione di autori (e ‘regioni’ e ragioni letteraria) da comprendersi all’interno della Scapigliatura stessa, che può distendersi sino comprendere lo stesso Lucini (e perché allora non Campana, verrebbe da chiosare) o rattrappirsi sino a movimento esclusivamente lombardo-piemontese. In questo ircocervo critico l’introduzione di Carnero si muove a suo agio, con il pregio di un dettato chiaro e distinto che consente anche al lettore meno addentro alle faccende specialistiche di seguire i mainstream concettuali messi in discussione, permettendogli di cogliere vizi e virtù di un movimento che, pur con tutti i suoi limiti, ha avuto comunque il pregio di aprire le lettere nostrane a prospettive nuove, che di lì a poco sarebbero sbocciate con ben diversa autorevolezza, che si trattasse del Verismo, o invece del Simbolismo, a testimoniare come una corretta comprensione di quell’ambito così complesso come il Decadentismo non possa essere adeguatamente approfondito, se non battendo anche le vie scapigliate.
La scelta antologica, tutta basata sulla decisa esclusione di ciò che non fosse esclusivamente in versi, è, da un certo punto di vista, assolutamente rigorosa e ben distesa, capace com’è da offrire al lettore un panorama vasto, anche geograficamente, che va ben oltre i nomi maggiori, per arrivare a comprendere anche personalità meno conosciute, ma altrettanto significative come quelle di Cagna, Turati, Cavallotti, Camerana, Torelli, componendo un quadro geografico assai più ampio dell’usuale linea lombardo-piemontese, che giunge sino alla Liguria, alla Romagna di Guerrini alla Campania di Torelli. Per altro verso, stringere l’obiettivo su maglie così strette per un fenomeno che della commistione di generi e fin di discipline artistiche aveva sempre fatto una delle sue bandiere, rischia di limitarne troppo fortemente la fruizione, con in più la conseguenza di tagliare senza pietà autori come Dossi e Rovani che di quell’aspetto sperimentale della Scapigliatura sono stati le vere punte di diamante, mentre lascia in ombra autori come il napoletano Vittorio Imbriani, la cui prosa geniale, per certi aspetti compiutamente espressionista e ‘novecentesca’, aspetta proprio lo sguardo di ricercatori acuti come Carnero per ottenere infine l’attenzione che merita.
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Roberto Carnero (a cura di) La poesia scapigliata  Rizzoli BUR, pp. 499, €.15,00

Written by matteofantuzzi

20 ottobre 2007 at 07:56

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I libri ci sarebbero, bisognerebbe distribuirli.

Premessa: sta per saltare un’altra collana di Poesia contemporanea tra le major, mi guardo bene da dire quale perché "tengo famiglia" ma la fonte che ho è seria e autorevole, poi tanto non fate fatica a pensare a quali siano le case editrici grosse e storiche che distribuiscono ancora la loro collana di Poesia (depennate quelle in salute e troverete facilmente anche voi lo "scoop"). Ma il problema è anche che (ribadisco) molte opere prime che dovrebbero uscire per prestigiose collane non escono e quei bei frutti maturi stanno facendo la fine della frutta lasciata per troppo tempo sulle tavole di casa… In compenso le medio-piccole si fanno valere, i libri escono e ce ne sono di ottime, peccato che ne siano a conoscenza solo i 3 pirla (e uno sono chiaramente io) che si interessano di poesia. Sugli scaffali delle librerie non arrivano, o arrivano in misura micronima, magari nella tabaccheria sotto casa dello sventurato poeta, per quanto importante possa essere il suo lavoro, comunque in una dimensione di "gloria locale" di "magnifico semi-dilettante". Da quando ho iniziato a bazzicare gli editori ho sempre sentito parlare di problemi di distribuzione, ed è questo che fa la differenza tra un seppur ottimo stampatore e una casa editrice coi controc… Che fare dunque ? Gli editori ci sono. Le collane serie ci sono, i libri escono e ne escono di notevoli. Internet va bene, serve… ma vale lo stesso discorso del motore di ricerca, trovi quello che vuoi cercare, la proposta, la sorpresa, la curiosità di sfogliare il libro, di creare un circuito di interessi e di possibilità di promuovere la lettura consapevole: ecco quello in Italia manca. E allora cari editori perchè non provarci, le fiere dell’editoria di Poesia stanno funzionando, l’interesse c’è, le possibilità di muoverci ci sono: sarebbe così utopico creare un mercato di distribuzione della poesia sostenuto dai piccoli editori che si inserisca in librerie, biblioteche e luoghi amici ? Sarebbe davvero così utopico creare una cooperativa distributiva degli editori (o chiamatela come vi pare) ? La butto lì… in fondo lo sento dire dagli editori singolarmente da almeno 10 anni. Magari pluralmente funziona meglio. E anche gli autori ne avrebbero tutto l’interesse… State bene.

Written by matteofantuzzi

14 ottobre 2007 at 11:09

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Piccolo indovinello poetico (e piccola riflessione)
 
Dal Bianco, Marotta, Riccardi, Vitale; Damiani, Deidier, Del Colle, Di Palmo; Fo, Bocchiola, Goffredo, Mazzoni, Picca, Vezzali, Villalta, Zizzi; Ciofi, Febbraro, Molinaro, Pontesilli, Satta Centanin, Trevi, Zampini, Zuccato; Bonito, Condello, Lo Russo, Munaro, Ragagnin, Raos; Biagini, Del Sarto, Inglese, Lombardo, Santi, Sissa, Turolo; Bulfaro, Di Spigno, Fantato, Lepori, Palmese, Raimondi, Temporelli; Bajec, Bianconi, Bultrini, De Alberti, Lisa, Manstretta, Socci; Broggi, Calandrone, Desiati, Gezzi, Giovenale, Neri, Turra. Chi sono ? (La risposta è facile). Ma andando a vedere l’evoluzione e le caratteristiche delle persone inserite nei vari quaderni si vede al tempo stesso l’enorme evoluzione (ma anche i corsi e i ricorsi storici…) che ci stanno attraversando: è quello fatto da Franco Buffoni un biennale e meritorio “stato dell’arte” in grado davvero di farci comprendere molto di quello che già sta succedendo e di quello che da qui a poco potrà succedere (alcuni degli autori inseriti nei quaderni erano tra parentesi al momento dell’uscita illustri sconosciuti e sono esplosi all’attenzione poi in un secondo tempo, è sempre bene ricordarlo, e spero anche che alcuni di questi autori non abbiano memoria corta, come a volte accade). Per quello che riguarda l’ultimo capitolo (a quanto pare, lo si legge nell’introduzione del curatore il penultimo della serie) in effetti ho solo complimenti da fare: dalle sempre maggiori conferme di Maria Grazia Calandrone a Marco Giovenale sui quali ampiamente ho già e molte volte detto e scritto, alle conferme delle grandi capacità di Gezzi e Turra che forse proprio in questo modo zittiscono la paura che i fuoriusciti de “L’opera comune” possano rimanere incastrati in una sorta di bolla eterna evolvendo anche rispetto ai loro lavori fin qui usciti. Anche del lavoro di Neri già apprezzato con l’ottima rivista Ciminiera non posso che dire bene, anche se forse sono la prosa poetica di Alessandro Broggi e il lavoro narrato di Mario Desiati quelli che più mi hanno colpito, non tanto per sminuire gli altri, ma perché se il primo con Salvi e Testa ha raccolto molto consenso negli ultimi tempi per l’attività critica svolta con “L’Ulisse” anche il secondo viene da due romanzi molto apprezzati e sapere che le altre attività dei due non ne hanno comunque intaccato la capacità poetica non fa che rendermi felice. Insomma so che per una volta sono parecchio benevolo ma il Nono Quaderno Italiano di Poesia Contemporanea edito da Marcos y Marcos ve lo consiglio davvero. Ps. Si è capito di che parlavo ? Mi sa proprio di sì. State bene.

Written by matteofantuzzi

7 ottobre 2007 at 08:24

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