UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Un setaccio con maglie troppo grandi per raccogliere sabbia. Analisi delle dinamiche dello sviluppo della Poesia Italiana Contemporanea nell’ambito dei nuovi media.

 

Il workshop di Bazzano dello scorso 28 Aprile ha forse per la prima volta dato un’interessante fotografia di una questione troppe volte ignorata da parte di chi si è chiesto quali sviluppi possa contenere l’applicazione di nuovi media nella diffusione della Poesia Italiana Contemporanea. Avere a disposizione un ampio numero di esperienze, estremamente variegate, da quelle più tradizionali, istituzionali, a quelle più anarchiche, indipendenti ha permesso innanzitutto di comprendere come sia estremamente difficoltoso e in un certo senso anche controproducente cercare di raggruppare le identità per costituire dall’esperienza blog (e nuovi media) in Poesia un corpo solo e un’anima sola, magari al fine di creare una soluzione unica per rendere sistematico l’approdo su carta di chi sia riuscito attraverso i nuovi media a dimostrare le proprie capacità e/o sia riuscito a captare nuovi fruitori (o altresì detto in politichese, sia riuscito a compiere il miracolo di “allargare la base”).
Rimanga però che questa tendenza di certo non può essere trascurata e credo sia difficile trovare un “aspirante poeta” nato dopo il 1980 (uso questo limite anagrafico individuando in Matteo Zattoni, appunto classe 1980 e inserito in Nuovissima Poesia Italiana, edito da Mondadori e curato da Cucchi e Riccardi, l’ultimo dei nuovi poeti emersi direttamente dal cartaceo, anche se già a partire dalla classe 1977 sono infinitamente meno gli autori individuati dalla critica militante rispetto a una generazione fortemente sotto i riflettori come quella che normalmente viene indicata andare dal 1968 al 1977) che non si sia almeno in minima parte confrontato con l’esperienza dei nuovi media delegando completamente il suo dialogo nel sistema alle tempistiche bibliche delle riviste tradizionali.
Va da sé comunque che troppe volte si è ragionato sui nuovi media con un background “classico” sacrificandoli a una sorta di visione di Purgatorio dove attendere la purificazione delle proprie miserie prima di salire (nel caso se ne sia degni) nell’Olimpo della macroeditoria, nei templi della conoscenza e del potere, dove si giocano i destini di tutti e si decide l’immortalità della letteratura. Un luogo insomma i nuovi media, in questo ragionamento anti-evoluzionista, dove sparare a zero su chiunque faccia parte del sistema sperando che qualcuno da dentro al sistema si impietosisca e accondiscenda all’entrata dello sventurato nel ristretto gotha; anche perchè da quel momento lo sventurato diventerà quasi sempre il più mansueto degli agnellini nei confronti dei propri padroni per paura di non potere più nutrirsi di quei privilegi: comportamenti che farebbero impallidire Pavlov e i suoi celeberrimi cani salivanti.
Eppure, nonostante tutto questo, la scala piramidale sembra non trovare perfetta sovrapponibilità quando si parla di parla di sviluppo della poesia nei nuovi media. Il workshop di Bazzano e tante esperienze, con la rete a fare da traino in questo senso, sembrano proprio dirci che esiste una contrapposizione non tanto nella sostanza delle cose, quanto nei meccanismi del comunicare Poesia, della diffusione soprattutto che esce (questa volta sì) dalle biblioteche e dalle librerie per andare in strada, tra la gente, per andare a scovare il fruitore nei modi e nei luoghi più disparati, un poco come quell’arrotino che se ne gira per i paesi aggiustando ombrelli e facendo la punta ai coltelli.
Sempre più organizzati, sempre più padroni del mezzo, questi lettori forti e fortissimi, mossi da passione prima ancora che da desiderio di elevamento sociale, si ritrovano a spostare attenzioni, bastonare (presunti) grandi autori, deridere operazioni editoriali traballanti, ma anche indicare nuove leve, porre all’attenzione dei critici militanti, recuperare autori, recuperare lingue, recuperare situazioni decisive ma non supportate.
Avere la possibilità con poche centinaia di euro di entrare all’interno di un sistema complesso come quello letterario, e non per forza da comprimari, crea una rivoluzione potenziale che se non scardina le normali modalità, crea per lo meno e in maniera evidente una questione nelle dinamiche di diffusione della Poesia Italiana Contemporanea e nel peso dei prodotti poetici (e di critica poetica). Ed è anche questo il motivo per cui si stanno moltiplicando i momenti di analisi della questione, solo negli ultimi 12 mesi Macerata, Foggia, Monfalcone, Udine, Bazzano, Roma e oggi Torino. E oltre a quello già previsto a Giugno a Milano si parla a breve anche di Ancona ed Alessandria, una vitalità, una volontà di confronto che forse appena qualche anno fa sarebbe stata difficile anche solo da immaginare, ma che è anche una risposta a un modo di intendere la cosa poetica divenuto troppo sfuggente e a un sistema di editoria poetica e di critica poetica divenuto soprattutto negli ultimi vent’anni troppo chiuso e troppo mal distribuito.
Tra parentesi va considerato che vedere il fenomeno solo in termini dell’oggetto Blog (che comunque ancora la fa da padrone oggi) significa non considerare le altre forme come il lavoro nella forma audio: uno dei primi a sposarsi con la rete, prima ancora dell’esplosione della questione blog fu Alberto Bertoni con Voci della poesia, un progetto per una Fonoteca della poesia italiana contemporanea su proposta di Mario Guaraldi, a nome delle Edizioni Guaraldi-Logos. L’espansione (con maggiore accelerazione attualmente) del mezzo video trainato in prima istanza da Youtube che se non rivoluziona le modalità poetiche porta però il tanto atteso (con le prove che sono state fatte anche a livello satellitare, tra tutte penso a Rai Futura) passaggio alla “forma comune”, quella televisiva, tanto che credo oggi pensare a un canale completamente “all-poetry” non sia più così utopico oltre ad essere di certo operazione a basso costo ma ad alto potere di captazione dato come si stanno movendo proprio in queste settimane le prime esperienze di radio on-line completamente dedicate alla poesia.
Infine una citazione a parte va fatta per la attuale rivoluzione all’interno (in questo caso) della sfera blog, gli aggregatori, come il PoECast di Vincenzo Della Mea che creano uno strumento di facilissimo accesso in grado di segnalare a chi lo utilizza le novità che la rete propone a livello poetico (sia come testi, che come saggistica, che all’interno delle news nazionali) con un sistema autoregolamentato dagli stessi fruitori che segnalano i luoghi che vogliono siano monitorati, in un controllo molto più democratico di quello che mai si sarebbe potuto immaginare per la nostra Poesia.
Il passo da compiere in questo momento diviene così alla fine di questa piccola analisi la necessità della “apertura totale”, cioè dell’apertura con l’Accademia, proprio quel presunto mostro su cui tanti negli ultimi decenni si sono scagliati perché esclusi. Si dialoga con l’Accademia quando si chiede a chi vive in Accademia di uscire, andare in un pub, allentare il nodo della cravatta e parlare davanti ad una tazza di caffè da innamorati della stessa identica ragazza, la Poesia. Il nostro compito è semplicemente fare questo (e in effetti non è poco).
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Written by matteofantuzzi

8 settembre 2007 a 16:14

Pubblicato su Uncategorized

18 Risposte

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  1. come richiestomi recentemente posto quello che sarebbe dovuto essere il mio intervento al litblog di maggio a Torino (poi in realtà con il buon Francesco Forlani ne ho fatto tutt’altro). Spero ne possa uscire una bella riflessione.
    Credo intanto che diversi discorsi “aperti” prima dell’estate vadano ora chiusi e portati verso nuovi fenomeni, se no per anni s’è “lavorato” per nulla…

    matteofantuzzi

    8 settembre 2007 at 16:16

  2. mi piace molto questo articolo matteo. incredibilmente non ho da aggiungere davvero nulla, né polemizzare con qualcosa che non mi suona. Mi sembra davvero un’analisi lucida, bravo.

    anonimo

    9 settembre 2007 at 11:10

  3. niente da polemizzare ??? e allora noi brave ‘parrucchiere’ come facciamo ? ;D

    matteofantuzzi

    10 settembre 2007 at 13:27

  4. incredibilmente niente. chiedo scusa. 🙂

    A

    anonimo

    10 settembre 2007 at 15:40

  5. Intervento ineccepibile!Non fa una grinza…

    Un saluto caro

    Luca Ariano

    anonimo

    11 settembre 2007 at 16:19

  6. sono sempre più preoccupato… 🙂
    m.

    anonimo

    11 settembre 2007 at 19:01

  7. mercoledì 12.09 per dante 09 lettura di valerio grutt, michela monferrini e matteo zattoni. ore 18 giardino fond. casa oriani – ravenna

    mercoledì 12.09 ore 21 gianfranco lauretano incontra milo de angelis, forlì – giardino della bibl. moderna corso della repubblica 78.

    sabato 15.09 ore 15/18 per il festival di filosofia di modena il laboratorio di poesia, via fosse 14 – modena incontra tomaso kemeny

    mercoledì 26.09 ore 17/19 fondazione eni, enrico mattei e ass.cult. aglae propongono il laboratorio poetico “questa è poesia!” corso magenta 63 – milano

    anonimo

    11 settembre 2007 at 19:14

  8. mi sono stampato il post, per leggerlo con calma…comunque ti confermi uno dei più attenti alle dinamiche della rete…ho fatto anch’io qualche piccola considerazione nell’ultimo post su Ellisse…ora scappo ma ritorno.
    ciao
    G.Cerrai

    anonimo

    15 settembre 2007 at 09:30

  9. credo che sia importante vedere giacomo tra le varie analisi chi arriva e chi se ne va… perchè poi un conto è una teoria ma è importante la pratica quotidiana.
    diciamo che le dinamiche della comunicazione mi interessano sempre molto 🙂

    matteofantuzzi

    15 settembre 2007 at 18:46

  10. Caro Matteo, rieccomi. Per punti: sono d’accordo che sia impossibile creare dai blog quello che tu chiami “un corpo solo”. Trovo però viceversa sconfortante, come ho accennato nel mio post su Ellisse, che nemmeno si riesca a catalizzare almeno un parte di queste esperienze per costituire una poetica, un’avanguardia, un movimento, chiamiamolo come ci pare, insomma qualcosa che trascenda l’uso attualmente solipsistico del mezzo, per quanto nobile e interessante. Uso che mi sembra tale anche in certi blog collettivi. Perchè la rivoluzione potenziale non risiederebbe solo nella diffusione o “democrazia”, ma nell’aggregazione culturale. Io credo che si sia appena appena intuito il potenziale della rete in questo senso, con l’aggravante che anche qui si ripresentano certi vizi culturali nostrani, a cominciare dall’individualismo anarcoide e a volte un pò presuntuoso. Fare una rivista cartacea costa innanzitutto soldi e pazienza, viste la “tempistiche bibliche”; farne una digitale costa solo la fatica di chi si impegna. Eppure nascono e muoiono in continuazione, e magari rinascono. Una ragione ci sarà, anche perchè ciascuno di noi sa che dopo aver impiegato tempo e fatica a scrivere qualcosa preferisce pubblicarlo sul suo blogghetto piuttosto che mandarlo a qualcun altro. Credo che le riflessioni sui nuovi media dovrebbero integrare anche questi punti, oltre a quelli da te indicati.
    un caro saluto
    Giacomo

    anonimo

    15 settembre 2007 at 22:24

  11. sono punti su cui magari io personalmente non ho lavorato, ma nel workshop di bazzano e anche a molfalcone (o a casa della poesia a milano) sono stati affrontati.
    dobbiamo secondo me stare molto attenti alla questione della poetica, io poi quando sento parlare di movimento vengo preso dall’orticaria, nel senso: bene lavorare per accomunare esperienze anche lontane, attenzione a fare passare il messaggio “il cartaceo non ci caga e quindi ci buttiamo in rete”, io sono sempre stato scettico in questo senso: rete e cartaceo devono andare assieme. il problema è che assistiamo a un’involuzione della rete e che probabilmente il de profundis del blog è cosa fatta. la mia speranza è già un poco che ne parlo è che si passi ad altro. la modalità blog è “vecchia”, dovremmo avere maggiore lavoro in termini di video e di audio come mezzo, ma quelli faticano ad espandersi. per assurdo (lo scriveva merlin su atelier alcuni numeri fa) l’unica certezza è il cartaceo, le modalità dopo questa effervescenza sono quelle classiche. chi ha sbagliato ?

    matteo

    anonimo

    16 settembre 2007 at 08:30

  12. sì, preciso…cartaceo e rete devono andare insieme, sono d’accordo, ci sono anche forme di autoproduzione, stampa on-demand ecc.; che il blog abbia esaurito la sua potenzialità un pò meno, magari implementando i mezzi che tu dici…in quanto all’ultima domanda, solo noi possiamo aver sbagliato, chi altri?
    un saluto
    giacomo

    anonimo

    16 settembre 2007 at 18:44

  13. Mah, il problema è sempre l’interpretazioni dei numeri…se i blog stanno scoppiando, non si capisce perché sono visitati – non si tratta di numeri stratosferici, ma pur sempre di quote con un qualche significato. Però credo si sia partiti da un assunto sbagliato, ovvero considerare il blog come qualcosa di risolutivo di una situazione, o interessante in sé. Il fatto è che il blog è uno strumento di progettazione del futuro, di qualcosa che non si trova sullo schermo, e in questa accezzione non viene utilizzato (vengono postati i testi, si procede all’archiviazione): di conseguenza perde una delle sue funzioni. La stessa cosa vale per la rivista – non è detto che oggi non sia una proposta valida, ma è indiscusso che un magazine in internet ben fatto, con scadenze precise, è uno strumento più potente anche per il multimedia – vedi fucine mute…il problema della rivista (anche cartacea) è più ampio, e si muove (si dovrebbe muovere) nella possibilità di inquadrarla grazie ai nuovi strumenti a disposizione.

    anonimo

    17 settembre 2007 at 01:33

  14. ah, sì, dopo gli errori ortografici, la firma… zzinicco! ciao

    anonimo

    17 settembre 2007 at 01:36

  15. esatto christian e giacomo. il problema semmai è l’atto di presunzione che a un certo punto s’è fatto nel considerare il blog come uno strumento “definitivo e risolutivo”. in realtà non è così: e ribadisco che oggi è uno strumento a livello di nuovi media “vecchio” o detto in maniera più carina “consolidato”, dobbiamo giustamente andare oltre. la sfida delle “scadenze fisse” è senz’altro stimolante perchè andrebbe a togliere uno dei più gravi errori della rete e dei blog collettivi (il jerking off) e se non snatura la velocità dei contenuti, e se non snatura la qualità dei contenuti ecco che in un certo senso s’è voltato pagina e s’è fatto molto. la sfida di certo per chi la vorrà raccogliere è affascinante.

    matteofantuzzi

    17 settembre 2007 at 19:31

  16. Si Matteo, però non puoi sempre far tornare tutto.
    Io ammiro la tua volontà di ragionare e di tenere le cose assieme, è un’attitudine utile e rende conto di una certa comprensione della realtà.
    Ma. A me sembra si stiano deliniando luoghi di potere differenziati, e che questo non vada trascurato. Almeno va recepito ed affrontato, prima di passare al “volemose bbene”.
    Tu, molti di voi che vi muovete in rete, avete i mezzi per assumere le differenze e le identità del mezzo.

    Si, sempre di poesia si tratta, eccheca, ci mancherebbe. Ma la poesia viaggia diversa, qui.
    E’ autonoma, libera, anarchica. E’ fautrice di leggi altre, semmai.

    La “soluzione unica” risuona di echi terrificanti. Non è necessaria la congiunzione con la carta, non è importante, parlate di oralità, di trasferimento, di contaminazione ma dio caro smettete di pensare ad un’armonia universale, le cose non funzionano così.

    (continua)

    molesini

    18 settembre 2007 at 19:27

  17. delineando

    molesini

    18 settembre 2007 at 19:31

  18. anche sul volemose bene silvia secondo me ci dobbiamo intendere. credo che la rete ci abbia dimostrato che di anarchico c’è poco. il lavoro viene amminstritato né più né meno come viene amministrata l’identità cartacea, con inciuci, ammiccamenti, offerte e tutto il resto. come nella carta. cambia il mezzo. il volemose bene significa smettiamo di fare la gara a chi ce l’ha più lungo. lo sapremo tra 300 anni chi ce l’avrà avuto più lungo. ma intanto saremo morti e sepolti. ma dato che tutti condividiamo lo sviluppo dello stesso mezzo, nella differenza d’opinione, intanto collaboriamo a svilupparlo, il mezzo.

    matteofantuzzi

    19 settembre 2007 at 17:12


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