UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 17 comments

Alberto Bertoni, La poesia. Come si legge e come si scrive, Bologna, Il Mulino 2006


Se in una nazione sono circa due milioni gli scrittori di poesie e più di un migliaio ogni anno sono i libri pubblicati, che quasi nessuno legge per i motivi più disparati (e talvolta anche divertenti), se in Italia tanti professano l’arte senza conoscerne la scienza e senza nemmeno conoscere le più basilari regole, ecco il libro di Alberto Bertoni, professore di Letteratura Italiana Contemporanea dell’Università di Bologna, che si propone di educare alla lettura e alla scrittura poetica. È noto che l’illustre cattedrattico chieda ai propri studenti (ragazzi che si presume vogliano lavorare nel campo delle lettere, certo non in astrofisica !) all’inizio di ogni nuovo corso se abbiano mai letto un testo di poesia contemporanea o se almeno conoscano il nome di qualche poeta delle ultime generazioni, così come è noto che “lo sventurato” si senta puntualmente rispondere al massimo qualche timido “Magrelli” o “Ada Merini” (non Alda). Ed è forse anche per questo che l’approccio utilizzato è quello della didattica tout-court, che non dà nulla di scontato e di sottointeso, che spiegando cerca anche di offrire qua e là proposte, fare nomi, invogliare, spronare con logica quasi da “fratello maggiore”, da “buon amico”. Bertoni parte dalla tematica del comporre, dal modo in cui si costruisce il verso, non parte dal leggere, anche se nei paragrafi dedicati alla lettura pone l’accento sulla  necessità che ognuno nella propria esperienza di approccio alla poesia prima di tutto conosca il lavoro altrui: «L’educazione allo scrivere poesia ha lo scopo principale di insegnare a leggerla» (p. 151). Egli dà l’idea di volerselo andare a cercare il lettore, con la coscienza che il nodo si giochi in ottima parte nell’appello allo scrivere meglio e quindi in un certo modo anche allo scrivere secondo le regole, passaggio compiuto attraverso un’analisi delle differenze tra la poesia e la prosa e di tutto il percorso che ha portato all’attuale “fare poesia”, dove strutture classiche si sommano al parlato o meglio ancora della lingua quotidiana, ripercorrendo giustamente l’appello di Mengaldo a un verso libero e quindi a una metrica «davvero libera » che soddisfi contemporaneamente le condizioni di «perdita di funzione della rima», di «libera mescolanza di versi canonici e non canonici» e della «mancanza dell’iso-strofismo» per arrivare a quello che più conta ovvero «il grado altissimo di rimotivazione complessiva dei singoli eventi ed elementi metrici, oltre all’annullamento o alla neutralizzazione di tutti gli a priori convenzionali, che la metrica libera produce nella dimensione ricettiva e interpretativa del testo poetico, dando respiro nuovo ai rapporti tra poesia e prosa, ritmo e metro» (p. 49), affidando un ruolo cruciale alla funzione dell’enjambement e indicando i libri indispensabili nel movimento della lirica verso la discorsività: Satura di Montale e Transumanar e organizzar di Pasolini (già individuati da Belardinelli), oltre a Postkarten di Sanguineti e Passi passaggi di Porta. Ci si sarebbe forse aspettato che un tale lavoro compiuto con competenza e con motivazioni didattiche finalizzate ad introdurre in modo corretto i due milioni di potenziali “discepoli” possedesse maggiore energia prescrittiva. In secondo luogo lascia in dubbio l’accostamento tra poesia e musica nel concetto di canzone come unica e vera e propria attuale forma di «poesia di massa» (p.110). C’è il pericolo che gli elementi comuni “deboli” possano costituire ragioni per difendere pressappochismo e dilettantismo. Detto questo va ribadito il valore di questa pubblicazione soprattutto nel delineare il “mestiere” del poeta, come si può vedere nell’epilogo: il premio poi […] è quanto mai gramo: un impegno terribile di energia, infatti, nel nome di una impossibilità e di una intollerabilità del mediocre, a favore semmai di un tragico vissuto su se stessi e proiettato nei propri manufatti linguistici, si riduce al prodotto, anche per i “lirici grandi del proprio tempo”, di non “più di sei o otto poesie perfette”» (p. 212). Ci auguriamo che la lettura di quest’opera consegua un duplice scopo: spronare alcuni (pochi) a lavorare col massimo rigore e invitare (molti) a desistere (almeno per quello che riguarda le terribili pubblicazioni a pagamento e senza minima distribuzione di cui ben sappiamo essere saturi e dalle quali lo stesso Bertoni invita con forza a diffidare), nel caso i risultati non raggiungano esiti tali da rendere lecito che escano dal famoso “cassetto della scrivania” o dalle recite di Natale davanti ai parenti.

da Atelier n.46

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Written by matteofantuzzi

22 luglio 2007 a 14:16

Pubblicato su Uncategorized

17 Risposte

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  1. è uscito il nuovo numero di Atelier che contiene anche questa mia recensione.

    segnalo domani 23 luglio Gian Ruggero Manzoni a Lugo Contemporanea (Lugo di Romagna, prov. di Ravenna), il 27 luglio Davide Nota presenta “il non potere” con una performance di techno poesia al bocciodromo di Borgo Miriam Offida (AP), inoltre fatevi un giro sul blog di PaginaZero anche per vedere la nuova rubrica “Voci a Est” curata da Angelo Fioramo

    matteofantuzzi

    22 luglio 2007 at 14:23

  2. Alberto Bertoni è intellettuale serio e attento, ed ha affrontato una tematica così complessa (gordiana, mi verrebbe da dire) da scoraggiare quasi tutti, o da spingere i meno attenti e seri a scrivere banali stupidaggini.
    Credo che il suo sia un libro la cui lettura è doverosa, na non credo proprio che raggiungerà una tiratura di 2 milioni di copie, quanti sono all’ incirca coloro che obbligatoriamente dovrebbero leggerlo.
    E così orrori inenarrabili come le antologie del nefando editore XXX XXX, solo per fare uno dei tanti esempi possibili, continueranno proliferare previa spennatura di centinaia, se non migliaia, di poveri sprovveduti, senza per fortuna (quasi) mai arrivare tra le nostre mani.
    A proposito di Bertoni, mi piace invece ricordare la sua antologia “Trent’ anni di novecento” tra le poche decorose uscite negli ultimi vent’ anni.

    http://www.bertpop.splinder.com
    berto piandelli

    anonimo

    24 luglio 2007 at 00:30

  3. mi trovo costretto come già di recente a censurare un commento causa possibile problematica legale (vogliatemi bene…). rimane il fatto che vanno evitate le case editrici che non danno le minime garanzie. ricordo due cose.
    1. se volete fare le cose fatte benino prima di pubblicare i proprio libri è necessario farsi pubblicare e dialogare con le riviste, se no parliamo di niente, è onanismo.
    2. per chi invece vuole col suo libretto di poesie vuole fare un regalo per i parenti e/o l’idrauico a Natale, ricordo che tante realtà oggi permettono di pubblicare senza distribuzione (ma spesso non hanno distribuzione nemmeno le case editrici “ufficiali”) ma senza botte economiche micidiali

    matteofantuzzi

    24 luglio 2007 at 00:34

  4. Caro Matteo,

    ti voglio bene ci mancherebbe. Scusa tu, non volevo metterti in imbarazzo. Ma certe cose proprio mi fanno uscire dai gangheri e faccio fatica a tacere !

    bertop

    24 luglio 2007 at 08:10

  5. ” a) Le riviste letterarie sono formate da persone che amano la letteratura e vorrebbero vedere pubblicate solo le cose che come lettori amano leggere;
    b) Sono formate da persone non sempre sane di mente, perse dietro la letteratura peggio dei cinefili (…);
    c) Sono formate da persone che è bene che facciano i direttori di riviste perché quando provano a scrivere non gli viene tanto bene. Però sono bravi a scoprire talenti; (…)
    d) Sono formate da persone che dopo qualche anno formano un gruppo di riferimento e diventano autoreferenziali;
    e) Conseguente alla d)…Sono formate da persone che non leggono le altre riviste neanche sotto tortura.”
    (Antonio Pascale “Best Off – Il meglio delle riviste letterarie”, Minimum Fax 2005)

    Si parva licet…

    francesco

    anonimo

    24 luglio 2007 at 10:37

  6. E comunque ho conosciuto anche “idraulici” molto più intelligenti (e stimolanti, come interlocutori letterari) di tanti redattori di riviste poetiche.

    francesco de girolamo

    anonimo

    24 luglio 2007 at 10:49

  7. mi interesserebbe sapere che cos’altro c’è in indice nell’ultimo numero di Atelier, ma il sito della rivista non è ancora stato aggiornato. Non è qualcuno potrebbe scriverlo qui da qualche parte?

    anonimo

    24 luglio 2007 at 14:14

  8. Hai fatto bene Berto! Solo che in questo paese i truffatori vengono premiati; non mi riferisco solo all’editoria ma in generale: siamo non a caso il paese della mafia (ormai radicata in ogni settore). Mi spiace dover constatare che sono battaglie, anzi guerre perse in partenza.
    Molto interessante il passo riportato da Francesco: tremendamente vero!

    Un caro saluto

    Luca ariano

    anonimo

    24 luglio 2007 at 16:08

  9. Ciao Luca, anche qui ti ritrovo…
    Ho costretto il caro Fantuzzi a mettere delle xxx, ma ho una mezza idea di fare non un nome, ma un elenco di “spennatori” e “spennati”, con tanto di exempla da ambo le parti, sul mio blog, così le eventuali denunce arriveranno a me.
    La cosa più buffa e che è arduo trovarli, certi volumi. Ci ho messo dei mesi per mettere le mani su una delle maxiantologie dell’ editore xxx (864 pagine per circa 380 autori) e ci sono riuscito solo per caso…
    E’ pur vero che anche sulla “serietà” degli editori, si fa per dire, seri, ci sarebbe da iniziare la litania dei dolori. Quanto a quelli veramente importanti, guarda cosa pubblicano (vero xxxxxx e xxxxxxxxx ?)

    bertop

    25 luglio 2007 at 08:32

  10. Berto io sono uno dei lettori silenziosi di molti blog, poi ogni tanto intervengo!Sì, un bell’elenco non sarebbe male, ma obiettivamente: a chi può importare? Tanto in questo Paese non paga mai nessuno….solo i poveracci onesti ci rimettono e tirano avanti la carretta dell’Italia! Non era una critica a te, fai benissimo, solo sono un po’ stanco!Va beh…scusate la digressione!
    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    25 luglio 2007 at 17:12

  11. Editoriale
    5 Il canto insonne delle formiche
    Marco Merlin
    7 In questo numero
    Giuliano Ladolfi
    L’inchiesta
    8 Lo scrittore come Gesù Cristo: dialogo (di ritorno da un
    convegno)
    Gilda Policastro
    15 Blogpensieri
    Biagio Cepollaro
    L’incontro
    28 Franco Loi, “nel bèll del smeresciàss”
    Franca Mancinelli
    Interventi
    39 Note per una Critica futura
    Biagio Cepollaro
    46 Sulla lettura
    Andrea Inglese
    Saggi
    47 Note su tre poeti di trent’anni: Massimo Gezzi, Gabriel Del
    Sarto e Fabrizio Bernini
    Andrea Afribo
    54 Assaggi primaticci. Di alcuni scrittori giovani
    Marco Merlin
    Voci
    59 Fabrizio Bajec — 10 Scatti
    Presentazione di Giuliano Ladolfi
    66 Franco Buffoni — Croci rosse e mezze lune
    Presentazione di Giuliano Ladolfi
    73 Enrico De Lea — Acque reali
    Presentazione di Federico Francucci
    84 Stefano Massari —Serie del ritorno
    Presentazione di Giuliano Ladolfi
    93 Charis Vlavianós — Dopo la fine della Bellezza
    Presentazione e traduzione di Massimo Cazzulo
    116 Valerio Defilippis—Fosco(lo) (racconto)
    Letture
    POESIA
    121 Pierluigi Cappello: “Assetto di volo. Poesie
    1992-2005”
    Maria Assunta Borio
    124 Pasquale Di Palmo: “Marine e altri sortilegi”; Henri
    Michaux: “Il lobo dei mostri”
    Roberta Bertozzi
    126 Aldo Ferraris: “Danza di nascite”
    Giuliano Ladolfi
    127 Andrea Inglese: “Quello che si vede”
    Gherardo Bortolotti
    130 Luigi Severi: “Terza persona”
    Andrea Masetti
    NARRATIVA
    132 Leonardo Colombati: “Rio”
    Marco Merlin
    134 Andrea Di Consoli: “Il padre degli animali”
    Marco Merlin
    135 Vitaliano Trevisan: “Il Ponte — Un crollo”
    Massimo Orgiazzi
    SAGGISTICA
    137 Alberto Bertoni: “La poesia. Come si legge e come
    si scrive”
    Matteo Fantuzzi
    139 Franco Buffoni: “Con il testo a fronte”
    Giuliano Ladolfi
    141 Biblio
    144 Le pubblicazioni di Atelier

    matteofantuzzi

    25 luglio 2007 at 21:44

  12. berto, per carità, purtroppo come ben dici la questione non si riferisce a una – due realtà, ma a uno stato generale delle patrie lettere poetiche dove troppo spesso le copie si pagano agli editori e la distribuzione latita (per usare un bel termine…): secondo me bisognerebbe favorire sistemi meno ipertrofici.
    sinceramente rimango dell’idea che si debba pubblicare un libro ogni 10 anni, quelli che sparano cento poesie (pubblicate, non composte) ogni anno e pretendono siano tutti capolavori… beh… hanno un buon ego.
    che è successo luca? ti sento un poco giu di morale.
    francesco per carità, è tutto opinabile, tra parentesi io per primo collaboro a realtà parecchio diverse, e non è che scrivo “all’atelier”, “alla vdl” ecc. scrivo quello che penso (pagandone le conseguenze), e se le riviste hanno piacere mi pubblicano, e se scrivo cavolate sono io a subirne le problematiche. pascale parlava delle riviste di letteratura, devo dire che quelle di poesia ultimamente stanno tenendo macrolinee, ma trovo molta meno tendenza a fare “truppa” rispetto anche solo a 10 anni fa.

    ps. leggere le riviste altrui non è una tortura, ci sono persone molto sane e intelligenti che scrivono in diverse riviste, ed è sinceramente piacevole. il nichilismo serve a poco…

    matteofantuzzi

    25 luglio 2007 at 21:55

  13. Hai ragione Matteo, il tuo discorso non fa una grinza. No Matteo, non sono particolarmente giù di morale, solo questo Paese va sempre peggio di giorno in giorno, anzi di ora in ora. Siccome mi sta a cuore me ne dispiace seriamente ma, come sai, sono sempre pronto a rialzare la testa e a combattere!Speriamo sorga prima o poi il sol dell’avvenir (non nel senso socialista del motto ma come futuro migliore….)
    Densissimo questo numero di Atelier: è doppio per via delle vacanze? A proposito vado in vacanza anche io: buone vacanze a tutti e a presto
    Un caro saluto
    Luca Ariano

    anonimo

    26 luglio 2007 at 09:33

  14. grazie

    anonimo

    26 luglio 2007 at 20:52

  15. Approfitto per salutare, oltre Matteo, Alberto Bertoni che è stato un mio professore all’Università…
    Nonostante la mia da lui lontananza ideale, mi piacque il suo corso su Montale (ahhh… ’sto vizio mio delle rime ;-))) e vi partecipai molto attivamente, con il piacere di Albert che, da buon amante della dialettica, mi considerava la provocazione che stimolava la discussione…
    Fu l’unico corso in cui non mi sia venuto il sonno, insieme a quello di Anna Ottani Cavina di Storia dell’Arte (lì poi toccai l’estremo di essere puntualmente ogni giorno a inizio lezione al primo banco con registratorino: ero arso dal fuoco sacro dell’Arte, stimolato da Sgarbi e forse un po’ “innamorato” intellettualmente – ma il confine è sottile – della professoressa) …
    Sul Bertoni poeta devo dire che trovo molti argomenti interessanti: il bere, i cavalli sono stati caratterizzanti nei miei vent’anni… Ed anche quell’esistenzialismo padano che informa i testi…
    Mi piacerebbe sapere cosa pensi lui, più ampiamente, del mio primo “Diario tra due estati”: per ora ho solo il ricordo di una volta che eravamo a cena dal mitico Vito (gli amanti di Guccini sanno…) e Bertoni improvvisamente se ne uscì dicendo a Galaverni e Gibellini “Be’ bisogna dire che il libro di Margiotta è molto buono e lui molto bravo…”
    Poi son partito per Roma e non ebbi più contatti…
    Quando pubblicherò il 2libro ormai finito (sono quasi nella media di pubblicazione, ogni 10 anni, che Matteo gradisce…), mi piacerà sapere qualcosa in più al riguardo e in generale… Ma per me, per il mio lavoro mica per stupida e ridicola vanagloria…

    Questa recensione di Matteo va presa a modello, non tanto perché sia fantastica dal punto di vista delle intuizioni o della bravura stilistica, e del resto non penso che il Fantuzzi si senta un critico specializzato: Matteo Fantuzzi non è Matteo Veronesi  … Ma va presa ad esempio come insegnamento di umiltà e di buona e onesta critica di servizio, che poi è la vera natura della recensione di tipo giornalistico, che non vuole essere un microsaggio letterario…
    Molti critici specializzati dovrebbero, appunto, bagnarsi di codesta umiltà e fare quel lavoro sporco di selezione, scelta e mappatura che noi poeti ci auguriamo… Si sente il bisogno di un più puntuale e occhiuto lavoro della critica…
    Quanto al libro di Bertoni – che ovviamente avevo già sfogliato in libreria – non so se lo leggerò per intero: l’uomo Bertoni mi sta simpatico e mi interessa anche la sua poesia… Quello che non può però convincermi è l’impostazione – logos razionalistica – che so essere sua propria…
    Bertoni ha assimilato certi saperi del secondo 900, per me mortiferi… Però ha una sana emilianità e una sensibilità poetica che lo salvano, dunque forse qualcosa di buono, nel libro, potrei anche trovarlo… mò vediamo…

    Il titolo per esempio già mi “respinge”: pensate a certi titoli stimolanti come “Il bosco sacro” di Eliot, “Il castello di Axel” di Wilson o “L’anima romantica e il sogno” di Béguin, o “L’inferno e il limbo” di Luzi” o anche “Il poeta è un cavaliere Jedi” di Galaverni…
    E poi confrontate con : “La poesia. Come si legge e come si scrive”: che cosa avrebbero pensato Amelia Rosselli o Dino Campana di un titolo del genere?
    Certo, capisco la necessità didattico-accademica – probabilmente sarà un libro di testo per i corsi…
    Ma mi sorge una domanda: “perché dovrebbe mai essere Bertoni a insegnarmi come si legga o scriva la poesia se mi è capitato di frequentare, a Firenze, un Maestro come Luzi? Se sono amico di Rondoni da più di vent’anni – e stando con Rondoni può capitare anche di trovarsi di fronte a un mito come Derek Walcott come è successo recentemente a Roma… E sono amico di Claudio Damiani, ho consuetudine epistolare e consanguineità con Giuseppe Conte ed ho avuto un periodo di affettuosa frequentazione con Fernando Bandini che mi regalò una sua bella prefazione al mio primo libro…
    Nel rapporto tra Maestro e discepolo io ho un’impostazione metodica più mistica -mitico-orientale, che logica- razional-occidentale … Pensate alla filosofia delle arti marziali e del Kung-fu (o a Kill-Bill 2 di Tarantino) …
    Il DISCORSO sulle cose non deve prevalere sull’ ESPERIENZA delle cose stesse sennò non c’è autentica conoscenza…
    L’ELLISSI è una delle caratteristiche stilistiche dei films che preferisco, soprattutto l’amato Wong Kar-wai di “In the mood for love” o Tarkovskij o l’Antonioni de “L’avventura” o de “La notte” o Bresson e tanti altri…
    “Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere” diceva Wittgenstein…
    “Disvelamento di un essere che rimane velato” è la definizione di verità (alétheia) secondo Heidegger

    Insomma: la mia umiltà e simpatia e stima intellettuale per Alberto Bertoni mi direbbero: “va là, leggitelo”… I miei spiriti profetico sciamanico da veggente invece mi pre-dicono che sarebbe una lettura, non dico inutile, ma che forse non aggiungerebbe molto alla mia esperienza poetico-esistenziale, non più che fare un bel viaggio in Vietnam o a Nizza e St.Tropez (come spero di fare), o di un tramonto di fronte al mare in un chiosco di Fregene, o di andare a letto con una ragazza argentina o di ri-leggere per la terza o quarta volta Dino Campana, magari con la mediazione del mio conterraneo ed ex corteggiatore di mia madre Carmelo Bene…
    Tutto qui… Saluto quelli che mi hanno scritto in questo periodo dicendomi “che fine hai fatto?” L’unico che ci ha preso – e questo la dice lunga su una nostra misteriosa sintonia pur senza conoscerci di persona – è stato Davide Nota – parlandomi di Rimbaud e di Africa … Bravo Davide: è come dici tu…

    Andrea Margiotta

    rondons

    28 luglio 2007 at 19:43

  16. ma ciao andrea. caspita quanto tempo: in effetti cominciavano a girare storie epiche sulla tua assenza 😀
    confermo che di critico ho niente e ci sono persone assolutamente capaci di fare quel mestiere, quello che combino io è qualcosa di più militante, e sporco. sicuramente mi è più congeniale.
    rispondendo alla tua domanda: chiaro tu ce li hai degli interlocutori, l’idea che mi sono fatto è che almeno al 50 % il libro di bertoni parli ai suoi studenti, quelli dei suoi corsi universitari, c’è proprio una parte didattica e una parte di alfabettizzazione alla poesia italiana contemporanea. anche se c’è qualche equazione più complessa l’idea che mi sono fatto è che bertoni voglia partire dalle tabelline perchè si ritrova davanti persone che per lo più non sanno nemmeno quali siano i numeri primi. spero d’essermi spiegato… comunque sì vedo proprio un intento di alfabetizzazione e anche per quello avrei preferito una maggiore demarcazione del confine con la musica d’autore.

    matteofantuzzi

    31 luglio 2007 at 21:30

  17. Casino gambling.[..] Casino gambling. [..]

    anonimo

    28 agosto 2007 at 20:13


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