UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 18 comments

Giampiero Neri. Poeta lombardo scientifico ironista. Il problema dell’oggettività in poesia.

In quello specchio della personalità, e in parte di tutta la storia del pensiero occidentale, che costituisce la nostra più indelebile tradizione, la poesia ha dovuto affrontare il problema della sua oggettività e della sua legittimità quasi come reazione alla sua genesi espressiva: nel nostro immaginario, la poesia è pensata come un’estensione verbale dell’esperienza, di un nucleo individuale, che si fa da vissuto una forma di comunicazione. Già l’uso particolare della parola esprime l’intima condivisione con la sfera più profonda del pensiero dell’umanità, particella di complemento dello schema irraggiungibile (così è la nostra visione più popolare) di quel complesso di significato che chiamiamo Verità. Così la poesia è solo un segno che stenta ad aprirsi ad una pluralità di risultati interscambiabili tra i referenti.
Giampiero Neri a proposito della sua poesia ha recentemente detto: « io volevo mimetizzarmi, magari sprofondare anche, ma ho desiderato che il mio accusatore sprofondasse con me. » Breve frase che illumina su i due aspetti con cui ho considerato l’oggettività in poesia ed il suo significato: estromissione del lirismo come obiettivo di divulgazione del testo ed estensione dell’applicabilità di certe esperienze sotto forma di teorie che vogliono essere imparziali, in quanto indica anche il procedimento di funzionamento del reale, per la cui disvelata conoscenza l’interlocutore/lettore deve fare astrazione della parte più superficiale di se stesso. Ovviamente resta feconda l’esplorazione di quel momento altamente poetico in cui l’oggettivo tenta di passare all’assoluto, in quel luogo della parola che non è più discorso tra uomini sulla reversibilità di ciò che è stato compreso, ma diviene percorso d’ascesi a ciò che alcuni considerano l’unica realtà legittima del proprio lavoro, cioè l’inchiesta interiore intorno alle radici dell’essere. Quest’ultima non è oggettiva come è oggettiva un’evidenza inconfutabile, ma lo è in quanto senso di presenza dello spirituale oltre i caratteri, i pensieri, le emozioni e le azioni di ciascuno di noi, e a cui l’uomo tende come verità che non può essere messa in discussione dal suo compiersi.
Invece, ad uno stadio immediatamente precedente, ho cercato di capire come è possibile operare il passaggio tra oggettualità, cioè poetica dell’oggetto, ad oggettività nel significato qui inteso. È possibile pensare una permeabilità soddisfacente del confine tra “oggettualità” e “oggettività”? Per il punto di partenza mi rifaccio a quanto già enunciato da Anceschi nell’antologia Linea Lombarda (1952), dove si sottolineava la tendenza di alcuni poeti d’area lombarda ad impegnare il proprio sguardo esterno in una moralità di luoghi della vita quotidiana assolutamente indipendente dalle tensioni emotive del soggetto. Esso rimaneva correntemente a margine della scena. Credo dunque si possa condurre un filo tra i generi poetici della tradizione didascalico italiana, al loro impegno verso il didatticismo poetico, in auge fin dall’era classica, e le nuove commistioni di stili del Novecento. Giampiero Neri può essere, di rigore, posto alla medesima distanza da se stesso, conservando dall’esterno l’indole tendenzialmente moralista della tradizione pariniana e manzoniana. In mezzo abbiamo avuto quella che considero la grande frattura di questa continuità. Con il Decadentismo il Poema è vagliato all’attenzione del primato del Gusto e dell’Estetico (secondo le teorie di E.A. Poe trapiantate in Europa da Baudelaire). Per questa corrente, il Poema non è Verità.
Nel ‘900 invece, sulla scorta del culto del progresso, le scienza antropologiche riacquistano vigore anche in campo poetico. Se dagli scienziati però esse sono utilizzate per accrescere le potenzialità della vita e del profitto umano, molti poeti vi si avvicinano per confermare sull’intero campo naturale le teorie dell’esistenza che già avevano intuito e comprovato su se stessi. È il caso di poeti come Maeterlink o Guido Gozzano. Prestando ugualmente attenzione al mondo animale (è dei primi del secolo la grande letteratura naturalista) costruiscono sottili allegorie tra la società degli insetti e i regimi umani, tra l’istinto di questi e la nostra intelligenza (studi di partenza dal naturalista J.H. Fabre). Per tutti questi autori i nostri comportamenti ed azioni corrispondono a stessi schemi prefissati; essi cercavano di recuperare quel profondo sentimento della Natura spezzato dal sentimento dell’alienità dell’esistenza, nato a partire dal romantico. Giampiero Neri, che appartiene ad un periodo storico ed a un pensiero posteriore, condivide lo sforzo di applicare e di trovare teorie uguali per casi diversi, cercando quella chiave che apra ogni porta alla conoscenza come realtà osservata tale e quale, sorgente e non prodotto di ciò che viviamo; l’espressione del fatto, naturale o sociale, vicino ai canoni dell’analisi scientifica. È questa reversibilità da poesia dell’oggetto a strumento oggettivo, da ragguaglio morale a tentativo didattico, da osservazione didascalica a poesia “scientifica” e “naturalisitica” che permette un’originale commistione di stili e di generi dentro la poesia di Giampiero Neri.
La portata teorica con cui si innova queste considerazione è duplice: da un lato produce una frattura tra realtà ed apparenza, facendo della seconda la mascheratura della prima, per cui la sua osservazione e descrizione non si accontenta di quegli oggetti su cui gli autori passati erano esclusivamente concentrati, ma penetra nella legge in maniera immediatamente più radicale. I paralleli che costruisce sono molto meno fragili. La realtà un cumulo di congegni per ingannare il prossimo: così i sistemi di camuffamento degli animali, tra cui l’uomo con la sua importante variante: la parola. Per Neri, come per Saint Exupéry, le parole sono fonte di malintesi. Servono a sviare ed a nascondere le nostre vere intenzioni. A questo s’oppone ordinatamente la forza della ragione da un lato, lo spettro svelatore della scienza, e dall’altro la filosofia dell’ascolto silenzioso di matrice orientale, capace di risvegliare l’intuizione di un comune destino di tutte le cose. Questo grazie anche ad una pratica poetica che viene dall’exemplum latino, capace di proporre per brevi scorci ritmici esempi d’esistenze diverse dominate tutte dalla stessa esigenza di camuffarsi (vuoi dagli altri per difesa od attacco, vuoi da se stessi per recitare un ruolo nella vita). Dall’altro elabora un feconda teoria dell’eterno ritorno, di cui gli oggetti sono custodi nella memoria, non solo dall’unire dati diversi come fa la scienza, ma anche nel comprenderli alla luce del fatto di ripetersi ciclicamente. Se niente cambia il nostro intento trova una strada preferenziale. Già da una semplice descrizione possiamo imparare molto e predefinire un progetto d’azione per il futuro.
Per un ultimo contributo alla costituzione dell’oggettività poetica in Neri, posso citare il pensiero e la letteratura di matrice zen e buddista. Essa è accolta in una poesia scientifica credo come risposta al pericolo che pure le scienza del secolo precedente hanno corso. Tramite i vari principi d’interferenza e d’indeterminzaione (Heisenberger), di cui le scienze cosiddette umane già conoscevano la carica teorica, anche lo scienziato rischia d’annullare la validità dei suoi resoconti, perché studiando il fenomeno ne modifica contemporaneamente i codici e la sostanza. Emerge allora una poesia che tende a fare dell’ascolto e del silenzio la sua cifra più caratteristica (stati mentali che emergono dal testo per esempio con l’uso della sinestesia). Oppure alterando e distanziando all’inverso lo spazio circostante rispetto all’osservatore: Foucault aveva parlato di un procedimento simile nel teatro, che come luogo d’illusione vuole rappresentare il reale, ma inevitabilmente stravolgendo lo stesso reale come illusorio. Se qui ritorna ancora una volta il tema della maschera non è un caso: Giampiero Neri ha chiamato il libro che riunisce tutte le sue sillogi (esclusa l’ultima) Teatro naturale, che come l’occhio dell’entomologo d’inizio secolo cerca di penetrare i segreti d’inediti sistemi sociali, e di paragonare il loro inconscio industriarsi alle miserie ad alle grandiosità dei regimi umani.
Con il teatro c’entra anche l’ultimo discordo che vorrei aprire. Riguarda la portata tecnica e teorica di un artificio retorico e di pensiero come l’ironia. I suoi funzionamenti sono sempre molteplici, e lo sono anche in questa poesia. È un sistema di auto-controllo dalla pretesa totalizzante in cui finisce la scienza. Consente d’analizzare i paradossi del reale ribaltando i punti di vista (per esempio l’inseguitore può divenire l’inseguito). Scompone tra idealità e realtà con la riflessione (sempre che si voglia attribuire all’ironia le medesime categorie dell’umorismo pirandelliano, cosa che Pirandello dice esplicitamente di non poter fare), che in Giampiero Neri possono essere apparenza e realtà, con cui la riflessione scientifica anch’essa gioca. Infine rivela addirittura la stessa maschera dell’uomo, se il riso emerge per Bergson al franare dei nostri automatismi.
Mi fermerei su due di questi risultati nell’opera di Giampiero Neri. Come vediamo, la preferenza per i caratteri esteriori tende a formare dei tipi prefissati, dei personaggi, simile a quelli della commedie in teatro: una metodologia condivisa con la scienza, che cerca d’estrapolare da personaggi o da fenomeni una legge preventiva, spiegazione di cause ed effetti. La commedia appunto libera il suo potere normativo sulla orizzontalità della realtà, sulla molteplicità e sulle contraddizioni di vita e società. Proprio l’incontrario dell’individualità emesse dalla tragedia, un genere sicuramente più vicino al lirismo su questo punto. Sembra quasi allora che Giampiero Neri non trovi un corrispondente adeguato all’interno della natura umana, oltre quello che possiamo esprimere simulando con la poesia, riproducendo e riconoscendoci nei suoi comportamenti alienati perché automatici ed influenzati da schemi esterni a noi stessi. Dico simulando con la poesia perché anche il testo si deforma al sopraggiungere del tono ironico su quello scientifico-didattico. Se questo segue le norme della retorica classica, l’altro diventa un poemetto in prosa: la scrittura si distende come un racconto, materialmente sulla pagina, abolendo le pause del verso; si fa più malleabile ad accogliere ed a stabilire una continuità tra i paradossi e gli opposti che vi appaiono. È la stessa esistenza che infine sfugge all’infuori d’apposite griglie interpretative. Per questo dico che in questo caso l’ironia è il bisogno della scienza (intendibile nel senso più lato di conoscenza) di liberarsi da se stessa.
Ora, se si è compreso cosa significa la poesia per Giampiero Neri, e se ne abbiamo capito il senso didattico, possiamo affermare che la sua considerazione del rapporto che s’intrattiene col lettore o con gli interlocutori del passato non è una richiesta di sintonia di essi con il proprio pensiero, dei discepoli con il maestro del momento; ma è un approccio interrogativo d’entrambi su una comune esperienza condivisibile. In definitiva è cercando dove “una comune esperienza si fa strada” che tra la complessità dei rispettivi significati s’apre un canale di comunicazione, che tiene conto di più livelli del discorso non solamente binari, soprattutto se tra scrittore e lettore non basta una lingua in comune, ma serve anche il valore fermo di un’esperienza condivisibile per riconoscersi scambievolmente.

Guido Mattia Gallerani.

Annunci

Written by matteofantuzzi

20 aprile 2007 a 19:58

Pubblicato su Uncategorized

18 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. dopo il lavoro di marco bini, ospitiamo come preannunciato il lavoro di guido mattia gallerani su giampiero neri. UP è disponibile a pubblicare gli estratti di lavori di tesi sulla poesia italiana contemporanea, ve lo metto proprio come appello. unico requisito: qualità del lavoro, che non è poco, eheheh…

    matteofantuzzi

    20 aprile 2007 at 20:03

  2. Buongiorno matt, lascio un OT, anche per ricordarti che martedì notte parto e rientro il 27. Temo per i londinesi tutti che leggerò delle poesie in italiano, giusto per:

    25 April 2007
    The Gluerooms
    The Amersham Arms, 388 New Cross Road
    doors 8pm, acts start 9pm prompt, bar til 12, £3 Entry
    tube/train: New Cross/New Cross Gate

    Cheap Mashines
    DJ Tendraw vs Sculpture
    Camera Mix (under the name of Pagoda) (Italy)

    Residents:
    DJ Tendraw & The Gypsies Dog
    DJ Body Damage & Possibly Sick

    *

    il 26 aprile invece, al mattino, c’è un set acustico (sempre con poesie annesse) in un negozio che si chiama Sophie Alternative Clothes, sempre a New Cross.

    A

    anonimo

    22 aprile 2007 at 10:48

  3. Per chi è interessato a Giampiero Neri aggiungo anche questo:

    BIBLIOGRAFIA 2007:

    GIAMPIERO NERI, Tutte le poesie, Mondatori, Milano (di prossima pubblicazione per gli “Oscar”)

    AA.VV. Atti della Giornata di Studio su Giampiero Neri (Milano, 7 aprile 2006) a c. di Victoria Surliuga, LietoColle, Como 2007.

    Si riporta l’indice degli interventi:

    S. Aman – Alcuni aspetti della poesia di Giampiero Neri
    P.Berra – I primi maestri del poeta
    A.Paganardi – Il tempo senza confini. Enigma, storia e natura nella poesia di Giampiero Neri
    F. Romanò – L’Oriente di Giampiero Neri
    V. Surliuga – La poesia di Giampiero Neri e Armi e Mestieri

    Considerazioni interessanti quelle del saggio di Silvio Aman, ai cui concetti di relatività e simbolismo potrebbe pure riallacciarsi questo lavoro, con la differenza che Aman dà particolare importanza alla lettura simbolica di alcuni testi. Alessandra Paganardi rilegge la concezione del tempo in Giampiero Neri secondo un’ottica metafisica, in particolare secondo le teorizzazioni di De Chirico, soffermandosi sull’uso del tempo imperfetto e sui suoi differenti valori modali, condotti alla lente della grammatica e del pensiero greco. Franco Romanò distanzia la metrica della poesia di Neri dalle forme orientali haiku di moda, ritenendo l’attenzione alla forma degli avvenimenti la vera cerniera di tale poesia con la filosofia zen e buddista (da sottolineare la possibile apertura in studi futuri dell’impossibilità mistica moderna enunciata da Elemire Zolla): Romanò si ricollega anch’egli alla messa a distanza dell’oggetto, ma richiama alla memoria anche il rimosso della psicanalisi, disciplina assente in Neri, ma passibile di contenuti junghiani. Da notare la polemica dell’autore contro la lettura “lombarda” di Giampiero Neri, iniziata da Victoria Surliuga, a cui si rifà pure questo studio. I restanti due saggi di Pietro Berra e della stessa Surliuga rimangono fondamentalmente fedeli a quanto detto nei loro rispettivi libri, che abbiamo avuto modo di citare.

    Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    22 aprile 2007 at 11:48

  4. Estratti della tesi, che toccano alcuni punti dell’articolo, come la sostanza della poesia didattica e scientifica e della cosiddetta meta-poesia, come i problemi di comunicazione oggettiva avanzati da René Daumal, sono a questo link:

    http://www2.unipr.it/~pieri/interventi.htm

    GMG

    anonimo

    22 aprile 2007 at 11:52

  5. grazie guido per questo lavoro appassionato, anche io consiglio sia la paganardi che la surliuga di cui parlai proprio (riguardo a neri) un paio di anni fa qui su UP, e insomma buona lettura a tutti. e ribadisco che questi spazi possono non essere utilizzati solo per fare discorsi da sottoscala, e spero ospitando dei bei lavori di dare il mio piccolo contributo.

    matteofantuzzi

    22 aprile 2007 at 20:12

  6. Ringrazio anch’io Gallerani, soprattutto per il link al #4: ho letto e molto gradito il suo breve saggio a inizio pagina.

    Approfittando della sua presenza qui, vorrei chiedere se nell’esperienza di studio ha incontrato o avuto modo di leggere poesia (non ingenua) prodotta da gente con background scientifico; o, anche, se ha avuto modo di confrontarsi con impostazioni critiche piu’ vicine al metodo delle scienze dure. In particolare, se ritiene che un approccio strutturalista-semiotico (tanto in composizione quanto in lettura) sia maggiormente in grado di disvelare la ricchezza di una poesia scientifica rispetto ad un approccio fenomenologico.

    Voglio dire: mi pare che Neri rientri nella casistica dei poeti che si appoggiano a idee/idioletti scientifici dall’esterno di una cultura classica, con dunque solo parziale padronanza, consapevolezza e uso dei gerghi e delle basi filosofiche (naturalismo ingenuo, appunto, come sottolinea anche Gallerani). E non sono notazioni retoriche del tipo di “nitido” o “puramente descrittivo” che rendono scientifica una poesia, almeno non la rendono tale nel 2007 in Europa Occidentale.

    Grazie. —GiusCo—

    anonimo

    23 aprile 2007 at 00:38

  7. Sono molto contento di quest’ultimo intervento di GiusCo. (?) Tocca un problema fondamentale: in Italia non c’è nulla del genere, io per la poesia scientifica mi sono dovuto appoggiare a contributi ottocenteschi europei. Nel novecento l’unico studio (1918) è una tesi di dottorato di cui esistono solo due copie, una alla Sorbonne ed una alla BNF a Parigi. Un professore di quell’università, che studia queste cose, mi aveva anche portato alcuni autori contemporanei sulla linea scientifica, ma minori e francesi. Ora dovrei recuperare i nomi. Basti dire che però nell’800 è un filone grandissimo, in tutta Europa. è quella poesia a cui si oppone Leopardi, i vari Guerrazzi, Prati, Aleardo Aleardi hanno avuto esperienze simile.

    Ora, credo che sia interessante proprio dall’ottica di una possibilità di conoscenza oggettiva in letteratura, più che per questioni di storia letteraria, dacché agli occhi nostri sembra più un lavoro di archeologia testuale che di critica. Ma il fatto che il soggettivismo lirico di questi anni, e di tutto il Novecento, se ne alimenti e lo rifiuti è indicativo.

    Sullo strutturalismo io metterei in guardia (anche nelle varianti alla Barthes) ad avvicinarlo ad ipotesi scientifiche. La ricerca scientifica mi pare, nella sua vocazione, adatta a scavare l’insondabilità di un mistero naturale o interiore fino dove non perde il contatto con l’oggetto. Metto in avviso i problemi d’indeterminazione (non so cosa voi ne pensiate). Quindi per Neri è fondamentale recuperare un’osservazione partecipata tramite altre discipline: quella fenomenologica e orientale, per chi sa cosa intendo, si assomigliano molto da questo punto di vista.
    Lo strutturalismo sembra essersi poi fermato a considerare il testo come una realtà materiale a sè stante, il che non mi pare vero. Mi pare vero invece che il testo sia azione e non solo legge. Trovare una legge da casi predefiniti può essere sterile se la letteratura vogliamo che serva non solo come disciplina specialistica, ma anche come metodo di traguardo spirituale (cosa che manca per alcuni punti a Neri).

    Su questo punto credo che l’ingenuità di Neri gli abbia giovato. Più che non essere consapevole, Neri si appoggia piuttosto a teorie scientifiche dell’800. Questo se volete lo rende interessante in un campo poetico che comunque ignora totalmente qualsiasi teoria di conoscenza oggettiva del mondo. Il che, in Neri come evidenziavo, non è sempre possibile, ma è auspicabile in una comunità linguistica condivisa.

    Infine a Neri manca l’afflato di ricerca spirituale che lo porterebbe ad una ricerca di una nuova dimensione umana ed oggettiva. Il che sarebbe qualcosa di veramente originale. Ma non lo fa perché come tutti i poeti ha un’ossessione: e la sua è quella della violenza, studiarne i fenomeni per lui è cercare di svelarla e quindi individuarla. allora anch’esso diviene un processo di miglioramento della natura umana. Cioè c’è una vera ricerca secondo metodi scientifici, che però non sono i nostri, ma quelli dei nostri bisnonni. E la domanda che mi viene è: dal punto di vista del soggetto e non della tecnica, c’è veramente un progresso nel campo della conoscibilità del mondo o dobbiamo fare un sondaggio critico più vasto, senza accettare sotto il dio dell’ultima ora la trovata più accreditata?

    GMG

    anonimo

    23 aprile 2007 at 14:05

  8. In effetti, Gallerani, in Italia c’e’ poco e sarebbe utile che chi, come lei, se ne interessa con gli adeguati ferri del mestiere, producesse una sorta di “mappa delle aspettative” per convogliare/istradare i tentativi contemporanei; i quali tentativi, dal mio non accademico punto di osservazione, pure esistono anche in Italia, ma soprattutto in ambienti anglofoni. Mi permetto di rimandarla ad un articolino da me prodotto nel 2005, modesto tentativo di abbozzare una
    prassi poetica partendo da basi di pensiero pragmatiste e/o
    semiotico-strutturaliste. Lo trova qui: http://www.nabanassar.com/sistpensiero.pdf . Saluti e buon lavoro. —GiusCo—

    anonimo

    23 aprile 2007 at 16:57

  9. L’articolo è molto denso. Si tocca il nodo fondamentale. Possiamo conoscere la realtà o soltanto la forma che essa assume, l’aspetto relazionale di fondo che resta lo stesso? Insieme a tanti problemi che Giuseppe ci poni, quello di una poesia che si possa leggere come segno credo sia importante. Non so però rinunciare a vedere quel segno come solo linguistico, pur con tutta la carica ideologica che la lingua può avere, quando è usata con fini politici.
    C’è un’insondabilità della dimensione interiore che credo vada forzata, se siamo fatti di linguaggio, anzi la lingua viene prima e continua dopo di noi, possiamo all’inverso trovare uno spazio linguistico che realizzi appieno la realtà che noi scegliamo consapevolmente di abitae.
    Io credo sia possibile…già in ambito surrealista e post-surrealista, i membri del Grand Jeu hanno tentato alterazioni dello stato di coscienza proprio per uscire da questo circolo vizioso.
    Il loro esponente principale, René Daumal, ha cercato risposte riprendendo molti spunti di socio-linguistica e linguistica-strutturale, ma sempre cercando un modello di dipendenza tra linguaggio e coscienza.
    Per una mappatura: forse sarebbe interessante visionare come la poesia del primo Magrelli e di Bacchini si appoggi continuamente a metafore scientifiche. Forse proprio in un tentativo di riduzione conoscitiva ad un modello più reale che la scrittura. infatti spesso la loro poesia non è poesia, ma vuole, parlando di se stessa, farsi materia di scrittura che crea e racconta la storia del proprio autore (la matita di Magrelli?). anche Zanzotto, con ovviamente la grandezza che lo allontana dai due, naviga appieno in questo linguaggio. Continua tensione a raggiungere uno stato di abitabilità della realtà linguistica, l’unica che per lui è certa, e in un qualche modo, oggettivamente condivisibile…

    GMG

    anonimo

    23 aprile 2007 at 17:28

  10. confermo, bacchini si inserisce all’interno del discorso che tracciate. certo a un certo punto bisognerebbe capire perchè non sempre i passaggi scientifici della poesia seguano i percorsi ottocenteschi ma passino al carattere esemplificativo delle cefalosporine di terza (mi pare di terza, ma potrebbe essere di quarta, ho un lapsus e non ho i libri dietro per controllare, mi scuserete) generazione, usate da zanzotto per dire tutt’altro

    matteofantuzzi

    23 aprile 2007 at 21:41

  11. e tra parentesi (sarà in questo il mio agnellino che me lo suggerisce) nell’ipertrofia dell’io della poesia del ‘900 non trovate in neri qualcosa di schiacciato, e (mi si permetta il gioco di parole) una pecora nera ? 🙂

    matteofantuzzi

    23 aprile 2007 at 21:43

  12. Sono d’accordo sul primo Magrelli (ne parlai su “Atelier” n.24 del dicembre 2001); sono d’accordo anche su Bacchini, che ha molti estimatori nascosti, e mi riprometto di approfondirlo. Grazie a Matteo per il post e a GMG per gli approfondimenti. —GiusCo—

    anonimo

    24 aprile 2007 at 10:36

  13. Io credo che gli epigoni ci siano spesso ante-tempo. è più facile appoggiarsi ad un tipo di poesia che nel lirismo nasconde un retroterra analitico e scientifico che approcciare in maniera più diretta l’osservazione naturale, per esempio in G. Neri.
    Non ho ben capito in che senso pecora nera? Per la sua estraneità a linee poetiche più in voga al momento?
    Cmq al di là del contenuto della sua poesia e del messaggio che dà, che trovo originale ed inedito nei contemporanei, è sicuramente l’aspetto formale a suscitare una rielaborazione originale del frammento novecentesco, riunito in una sottile dialettica tra autonomia e costruzione narrativa che è un po’ la costante del suo lavoro…

    GMG

    anonimo

    24 aprile 2007 at 14:37

  14. sì giuseppe, me lo ricordo quell’intervento, andrebbe recuperato.
    esatto guido, proprio così (e hai già risposto in buona sostannza in quest’ultimo tuo commento)

    grazie a entrambi.

    matteofantuzzi

    24 aprile 2007 at 20:41

  15. Andrea Gibellini legge alla libreria MEL Store di Bologna il 2 maggio alle 18.00. Presentazione di Roberto Galaverni. Pregasi intervenire.

    anonimo

    26 aprile 2007 at 14:03

  16. ma sembra una minaccia… 🙂

    matteofantuzzi

    26 aprile 2007 at 23:54

  17. Trovo molto interessante ciò che Guido dice sull’oggettività, pur confessando la mia ignoranza in merito a Neri (ahimé), e sull’esistenza di un metodo “scientifico” di raggiungere il nucleo dell’esistenza. Leggendo questo tuo denso lavoro si capiscono molte cose della tua poetica di cui già abbiamo avuto modo di parlare, come il rifiuto di qualsiasi immagine o lirismo per isolare come un’unità di concetto puro… d’altronde la tendenza estetica “dominante” lirica di cui anche tu parli può portare in questo senso a derive di vario genere; già Mandel’stam, d’altronde, criticando Belyi lamentava il fatto che il simbolismo con abile mossa facesse saltare i ponti che non aveva voglia di attraversare; forse questo rischio si pone anche oggi, in diverse forme, proprio per la forza di certe auctoritas da cui siamo influenzati anche senza volerlo. Insomma, mi hai fatto venire voglia di saperne di più su Neri e su tutto ciò di cui parli… e dove altro sarebbe potuto accadere questo se non su internet? (con una battuta, già pensando a domani)

    Massimiliano Aravecchia

    anonimo

    27 aprile 2007 at 08:58

  18. Oggi su Alias è comparsa una recensione di Galaverni al volume mondadori di poesie dedicato a Neri.

    Saluti

    Gianluca

    anonimo

    28 aprile 2007 at 16:26


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: