UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Città senza poesia.
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Ieri pomeriggio (qualcuno di voi so che ha ascoltato la cosa) sono stato ospite della bolognese Radio Città Fujiko assieme ad Alessandro Ansuini per parlare del workshop di poesia di Bazzano del prossimo 28 aprile. Dato che avevo un paio d’ore libere ed era un pezzo che non lo facevo mi sono concesso un giro nella città dove ho fatto l’Università. E certe cose in un paio d’anni non sono cambiate: i cani, le merde di cane perfette nei posti dove te le aspetti che sembrano finte come il carbone di zucchero il giorno della Befana, i punk, i freak, i figli di papà, gli studenti fuoricorso, gli studenti fuorisede, gli eterni dottorandi, gli assegnisti di ricerca, i “mi danno 700 euro al mese e ancora in tre anni di lavoro non sono riuscito ad ottenere nemmeno un dato decente, non mi pubblicheranno mai un cazzo”, i compagni, i fasci, i ciellini… Tutto normale insomma: Bologna. E a quel punto nel ripercorrere le certezze dei miei anni universitari ho deciso che sarebbe stato bello ritornare a vedere le riviste di poesia esposte come un gioiello prezioso nella grande, storica libreria nel centro di Bologna. Ma quando entro è tutto cambiato: neon potenti, tutto spostato, le riviste in un angolo (quello più buio) schiacciate dalla vasta sezione per bambini, coi bambini pronti a starnutire su qualsiasi cosa, con le madri dei bambini pronte a rovesciare il passeggino, il biberon, la cremina milupa. E intanto le riviste sono diventate poche, quelle banali, quelle da giornalaio, non dico Tv Sorrisi e Canzoni, ma non andiamo molto oltre. Sono sorpreso, cerco il muro della sezione Poesia, niente, c’è un’altra cosa, era un muro grandioso vi assicuro, 8 pareti fino al cielo, tutto c’era. Giro il mega-posto figo high tech e finalmente la trovo la parete, ma sono tre adesso gli scaffali, solo con i titoli ovvii, le grandi case editrici, i classici dell’acquisto che si fa quando non si sa cosa regalare al parente/amico che si presuppone sappia leggere, Rimbaud, Pessoa, poco altro, una copia di qualche autore bolognese, basta. Mi sento strano, non accetto il lutto, mi rifugio nella media libreria, molto curata, molto vicina alla poesia, semicentrale, cerco un poco d’ossigeno. I libri lì ci sono, le dimensioni sono giuste, ma come per incanto sono nell’angolo più buio, dove una volta stavano i cataloghi di fotografia ingialliti, lì ora, nel luogo buio, mai cagato, e lì che sta la poesia. Me ne vado, e sono incazzato, bofonchio… è fuori strada, sono indeciso, ma dico “No, lì le cose saranno come sempre”: è la piccola libreria, da 40 anni curatissima, stessi proprietari, un’esperienza storica, mitica e tanta attenzione, tanta attenzione… ma anche lì è cambiato qualcosa, c’è più luce, i libri sui tavoli come vestiti, sciarpe… come un negozio. E la sezione di poesia dimezzata, con la netta percezione dello smantellamento, di qualcosa che presto non ci sarà più, di cui frega nulla a nessuno. Bologna non cambia ma qualcosa cambia. E allora mi chiedo: “Ma lo sanno che c’è della buona poesia oggi in giro ? Che le cifre sono cambiate ? Che l’editoria di poesia sta meglio ? Lo sa questa gente che la poesia gira ?” Oppure sono gli amministratori delegati a decidere tutto ? Siamo schiavi dei manager (con tutto il rispetto) ? Allora mi dico: allora forse è giusto creare ipotesi alternative, sondare nuovi mezzi se l’editoria classica ragiona come un’industria di scarpe da ginnastica. Forse alla fine non è proprio del tutto una cazzata. Ma soprattutto: ha definitivamente chiuso la libreria Palmaverde, quella che Roberto Roversi ha mandato avanti a Bologna lungo tutto il secondo ‘900, ha chiuso e se ne va un pezzo di Bologna, e io mentre me ne tornavo al parcheggio mi chiedevo quanta gente incrociassi conscia di chi sia Roversi, di cosa abbia fatto, di quanto sia stato importante, per tanti. E vi assicuro che ero incazzato parecchio. Solo le merde sembravano essere sempre lì, ovunque, imperturbabili. A Bologna, ieri, l’unica vera certezza era la merda. State bene.
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Written by matteofantuzzi

25 marzo 2007 a 15:00

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46 Risposte

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  1. per contro: mercoledì sera, 28.03 alle 21.00 leggerò assieme a molti altri nella sala d’aspetto della stazione dei treni di bologna. qualcuon di voi credo si immagini quale poesia leggerò…
    è un progetto dell’associazione “Familiari delle vittime della strage stazione di Bologna”
    e l’ass.ne Poesia ad altra voce

    matteofantuzzi

    25 marzo 2007 at 15:15

  2. e ringrazio fabiano alborghetti che ha parlato de “la linea del sillaro” su tellusfolio.it

    matteofantuzzi

    25 marzo 2007 at 15:18

  3. Infatti la poesia la trovi nelle stazioni dei treni matt. la trovi nelle osterie. Loro le tolgono spazio?
    E lei se ne va. Ma non per morire, oh no. Si è rotta le palle di stare in mezzo a faletti e totti.

    A

    anonimo

    25 marzo 2007 at 16:54

  4. Può consolare che la Feltrinelli e la sua catena è a un passo dalla bancarotta, nonostante ormai tutte le sue classifiche e le vetrine siano in affitto da tempo, nonostante la distribuzione della poesia dietro alla stazione informazioni dove non si vede e dove non si può stare. Restano però i due scafali a testa per Merini e Neruda, tre per la Poesia d’Amore, e Primavera Bizantina del poeta del grande fratello…allora Matteo sarò ad applaudire spero non da solo in stazione mercoledì. In bocca al lupo!

    GMG

    anonimo

    25 marzo 2007 at 18:08

  5. Roversi… un gigante straordinario. Straordinario.

    Gianluca

    anonimo

    25 marzo 2007 at 20:23

  6. E aggiungerò sale sulla ferita.
    Lavorando l’anno passato all’interno di una grande manifestazione dedicata alla poesia (suppergiù…), mi resi conto che era stato omesso il mercatino della piccola editoria, che l’anno prima c’era (scena del delitto: un sabato pomeriggio, piazza senza alberi, sole a picco, nessun evento che richiamasse persone in quella piazzetta di un paesino del modenese… ma almeno c’era). Chiesi spiegazioni e mi dissero: “Assolutamente no, è andato malissimo l’anno passato…”. Chapeau per la perspicacia e la puntualità d’analisi dei fenomeni a chi mi rispose.
    Così, la grande manifestazione-contenitore si è dovuta accontentare di pile di libri di Adonis (ospite) e Sanguineti (di lui, neanche l’ombra), e una valanga di antologie di poesie d’amore, sulla mamma e il cagnolino…
    Ricordo che a chi mi rispose, rifare quel mercatino (magari meglio piazzato), non sarebbe costato un euro in più.
    Un salutone a tutti

    Marco Bini

    anonimo

    26 marzo 2007 at 09:43

  7. Mah, io a Savignano dopo la lettura di poesia femminile “condotta” da Dacia Maraini trovai anche cose molto interessanti sulle bancarelle (Gibellini, ad esempio); è che poi quelle cose sono rimaste in scatoloni a cui sembra impossibile accedere (ho chiesto alla piccola libreria in questione).
    Comunque viva la feltrinelli (!), dove davvero (era discorso dell’altra sera con GMG) si trovano quasi solo le cose che ha detto Guido; ma almeno lo scaffale della merini è metamorfico, ogni settimana cambia una buona percentuale di titoli…

    Massimiliano Aravecchia

    anonimo

    26 marzo 2007 at 10:03

  8. In occidente, e in particolare in Italia, ci consideriamo civili.
    Però la poesia è trattata in questo (ignobile) modo.
    Il poeta coreano Ko Un vende, nella sua patria, circa un mione di copie per ogni sua raccolta, e se lo merita.
    Dov’è la civiltà ?

    bertop

    26 marzo 2007 at 10:12

  9. Dislessico, un MILIONE di copie, ovviamente.

    bertop

    26 marzo 2007 at 10:12

  10. Che tristezza!Povera poesia….Dai, resistiamo almeno noi ragazzi!Buone letture.
    Un caro saluto
    Luca Ariano

    anonimo

    26 marzo 2007 at 14:47

  11. Eh, Mat, che ce vo’ fà! Non siamo mica veline! Non siamo mica calciatori! Su, non pretendere troppo! …
    Ti abbraccio,
    Gianf.

    nestore22

    26 marzo 2007 at 17:33

  12. La colpa è nostra che a forza di elemosinare pateticamente l’attenzione del non-pubblico con tartine e sorrisi grati ai cugini che fanno finta di ascoltare il reading sbirciando ogni cinque minuti l’orologio (o travestendoci da rapper: stessa umiliazione) lecchiamo anche la mano dell’assessore che ci concede la riserva indiana o la panchina del central park.
    Visto che hai citato Roversi, benissimo, ricominciamo dall’esempio di chi volantinava le sue poesie per strada perchè neppure le librerie degli anni ’50 e ’60, neppure la bianca Einaudi di un tempo, potevano soddisfare una sincera esigenza di confronto con il mondo reale.
    Quale è il nuovo ciclostile?

    D.N.

    anonimo

    26 marzo 2007 at 18:11

  13. Esatto, Davide ha ragione

    Gianluca

    anonimo

    26 marzo 2007 at 20:06

  14. (lo dico pianissimo…) e con siano i nuovi media il nuovo ciclostile ? certo che è stata ciclostilata tanta “robaccia” ma anche tutta l’opera di roversi, opera fondamentale !!!

    io continuo ad augurarmi un bel paio di occhiali di parecchie diottrie per chi opta per decisioni miopi. d’altra parte quotidianamente vediamo che il sistema oligarchico è stretto, non basta, non sazia. va integrato, va migliorato, e almeno in parte vanno battute nuove strade. questo è il lavoro sporco che qualcheduno da sempre deve fare…

    matteofantuzzi

    26 marzo 2007 at 21:56

  15. e a proposito di fruizione, di allargamento, del non parlarci tra noi: grazie a vincenzo della mea il workshop di bazzano del 28.04 diviene anche poecamp

    http://barcamp.org/PoeCamp

    seguendo il concetto del barcamp
    e speriamo di essere sempre di più a dialogare e condividere esperienze

    *

    su Enne, tra le altre, mia recensione a “il cielo di marte” di andrea temporelli – ed. einaudi.

    matteofantuzzi

    26 marzo 2007 at 22:00

  16. sorry, commento #14:

    e “che” non siano…

    matteofantuzzi

    26 marzo 2007 at 22:01

  17. fenomenale post matteo: piango, rido, piango.
    a latina le piccole librerie chiudono, le grandi e medie in vetrina straripano di moccia, faletti e totti.
    buona l’idea del ciclostile, un po’ vecchia ma forse ancora buona.
    red

    redmaltese

    26 marzo 2007 at 23:48

  18. “A Bologna, ieri, l’unica vera certezza era la merda.”

    Correggerei, se mi permetti, così:

    “In Italia, oggi, l’unica vera certezza è la merda.”

    p.s.

    E non sto pensando solo alla poesia.

    State bene.

    fm

    anonimo

    27 marzo 2007 at 00:56

  19. Purtroppo credo che il quadro dipinto da Matteo rispecchi chiaramente la situazione attuale. Ma non c’è da sorprendersi. Anche in campo musicale dominano i prodotti più “commerciali” mentre ci sono cantautori o gruppi fenomenali che restano semisconosciuti. Faccio un parallelo con la musica citando il fenomeno di myspace che ha consentito a tanti giovani di farsi conoscere e arrivare anche al grande pubblico. Non dico che questo sia possibile anche con la poesia, però senza dubbio le potenzialità della rete sono molto estese.
    Però io continuo a credere che la poesia, al giorno d’oggi, sia cibo per pochi. Certo, i titoli e gli autori che stanno in quei pochi scaffali vendono e sono conosciuti… ma tutto il resto? Spesso anche chi scrive legge poco, è un male diffuso, vuoi per pigrizia vuoi per egoismo e narcisismo. E’ difficile arrivare a coinvolgere un grande pubblico producendo qualcosa di buono, qualcosa che non sia commerciale.
    Hoi scritto ovvietà, ma sono anche le 4 e mezza di mattina e sono reduce da una serata di studio… Perdonatemi!

    Matteo Poletti

    anonimo

    27 marzo 2007 at 03:30

  20. Matteo, sì la tecnologia… i nuovi media… ma il punto è sempre “come”. Come li utilizzi, e dove nel processo della distribuzione/diffusione dell’arte li utilizzi. Con l’avallo dei media si rischia di giustificare sempre la mancanza di genio e talento: nei media, è chiaro, ci si può nascondere e avvalorare l’idea di essere attuali. Perché così va il mondo – ma oggi più che civiltà delle macchine è la civiltà del disastro meccanizzato, così è la società, la civiltà e bla bla bla. Sì sa, si rischia di fare lo stesso gioco di miseria spettacolare… e si riduce tutto a miseria spettacolarizzata.

    Penso che nessuno sia contro la tecnologia, ma deve essere applicata ad arte, perché anch’essa è un sapere (un “discorso sull’arte”): come risorsa inumana dell’umano.
    Pensa Verdi cosa avrebbe fatto se avesse potuto utilizzare l’elettronica: avrebbe continuato l’opera, ma dandogli anche una dimensione in più. Non una dimensione diversa, ma “ulteriore”.

    Gianluca

    anonimo

    27 marzo 2007 at 10:24

  21. Mi riferisco al commento di Gianluca. Il mio discorso sulla rete intendeva sottolinearne le potenzialità… come sottolinea Gianluca intenet è un’arma a doppio taglio, può servire a dar voce ad artisti che altrimenti resterebbero inascoltati, ma può anche (anzi, nella maggior parte dei casi è così) ridursi a megafono di banalità e “arte” preconfezionata e prodotta in serie. La mia idea, ripeto, è che la poesia sia cosa per pochi e quei pochi non hanno certo bisogno di essere stimolati per avvicinarsi ad essa. Se le librerie si svuotano non credo sia solo colpa delle case editrici che pubblicano solo i grandi nomi o della logica di commercio… Il fatto è che secondo me non c’è una vera “educazione alla poesia”; si dovrebbe partire dalla scuola, cambiare il modo di insegnare, di spiegare la poesia. Faccio sempre l’esempio della musica (arte in origine inscindibile dalla poesia): tutti noi ascoltiamo musica per rilassarci, per svagarci; quanti leggono poesia per diletto? Pochi. Perché? Bisognerebbe saper rispondere a questa domanda, ragionarci sopra. Siamo sicuri che la poesia possa essere fruibile dal grande pubblico in questo senso? Di chi è la colpa, di chi legge poco o di chi scrive e non riesce a farsi leggere? La mia è una provocazione, non sono un critico e non ho le competenze per sciogliere questo nodo, ma il problema mi sta a cuore. Voi che ne pensate?
    Perdonate il basso profilo di questo intervento, mi rendo conto di non avere le vostre competenze, ma credo che il bello di spazi come questo gestito da Matteo stia proprio nel fatto che sono spazi aperti al confronto.

    Matteo Poletti

    anonimo

    27 marzo 2007 at 13:04

  22. Sconsolante scenario nella dotta Bologna, ma lo stesso Matteo sembra avere un filo di speranza quando ricorda che in giro ci sono segnali positivi, che si scrive mediamente miglior poesia…forse la poveretta sta solo scavando sottoterra, sta navigando nei fiumi carsici, forse spera un giorno di sbucare – splof – in Corea, dove sa essere apprezzata :-)). A parte gli scherzi, spero si moltiplichino le iniziative di incontri reali e si sviluppino le presenze in rete di blog come questi. L’editoria (con le debite eccezioni) poi è stata già sulla graticola e ci ritornerà sempre a rosolare, quanto alla scuola, mah…
    Antonio Fiori

    diamine

    27 marzo 2007 at 13:32

  23. per davide nota. io i libri ho cominciato a ciclostilarli nel 2003, e a cucirli, anche. il progetto si chiama smith & laforgue e assieme ai figli belli (altra casa editrice clandestina) ha tirato tanti libri quanti la prima tiratura che la mondadori fece con i novissimi. Giusto per dire.

    A

    anonimo

    27 marzo 2007 at 13:35

  24. smith&laforgue può essere che l’abbia sentita nominare ma ‘figli belli’ è un nome assolutamente pregevole per un micro editore artigianale (che poi tira pure parecchio!). Io non ho mia smesso del tutto l’idea di provare a fare l’editore. Ho il nome da anni – “Fiori all’occhiello” – quel che manca è il resto 🙂
    Antonio

    diamine

    27 marzo 2007 at 13:50

  25. Antonio permettimi, figlibelli non è microeditoria artigianale, Lietocolle è microeditoria artigianale, perché ha l’isbn.
    Figliebelli prima e Smith & Laforgue dopo sono degli autentici samidzat che circolano illegalmente.

    A

    anonimo

    27 marzo 2007 at 15:07

  26. Le librerie chiudono, triste scoperta…
    I blog di poesia, al contrario, pullulano di interventi.
    Qual è il verso del legame causale?

    Raimondo

    anonimo

    27 marzo 2007 at 16:21

  27. la problematica indicata da gianluca non è di certo qualunquista, io per primo anche se “sorridevo” alle questioni tirate fuori da conte ed eco questa estate su CorSera ed Espresso chiaramente ero dello stesso avviso. aggiungo che gli aggregatori sono nati e sono stati sviluppati proprio per questo. ma è un succo che viene fuori non da una “linea” quanto da una meritrocrazia: le tesi esposte in alcuni dei siti indicati per esempio nel poecast sono quanto di più lontano si possa immaginare.

    poi c’è il discorso del ciclostile, che fa simpatia e un poco vecchio… ma ansuini giustamente fa notare che fa in ciclostile (e non con così tanta distribuzione in più) la tiratura dei meridiani: a quel punto rimangono da fare due cose:
    fare le pulci ad ansuini perchè pubblichi sempre il meglio del meglio (e certo non solo ansuini, anche einaudi e mondadori, in questo senso tutti vanno trattati allo stesso modo) e fare in modo che la critica guardi sempre l’opera e non la provenienza, e qua mi riferesco a certe antologizzazioni che hanno a priori scartato negli ultimi anni chi non ha (e sono sempre meno, lo sapete) pubblicato per le major. il buon bacchini di cui al post sotto in mondadori non c’è esattamente andato da ragazzino… e non mi pare che le sue poesie da 50enne fossero esattamente da buttare via.

    a volte, ribadisco, è una forma mentale che ci trattiene. e rispondendo a raimondo, magari viene fuori anche un meccanismo di euforia collettiva… ma dall’altra parte c’è quella stessa voglia di dialogo che nelle librerie e in altri luoghi sembra diminuire.

    e se non mi fanno più il “gelato al gusto puffo” dal mio gelataio di fiducia da cui vado da 10 anni e voglio il gelato al puffo vado a cercare il gelato al puffo laddove so che hanno iniziato a farlo e spero che sia buono (se no proverò altri gelatai…)

    matteofantuzzi

    27 marzo 2007 at 17:41

  28. I tuoi interventi matt sono di una lucidità scandalosa ultimamente, eheheh.
    Metto un paletto: attenzione, smith & laforgue non è propriamente un editore, è un’idea. Quando cominciai a farla, ispirato da mazzetti (che invece è un vero editore) volevo creare una bottega, nel senso: i libri li facevo solo per me, per cui la mia casa editrice si identificava con me, con i miei libri che vendevo nei reading (abbastanza numerosi, i reading, per mio personale sbattimento). A questo punto però, mi sono trovato con richieste di pubblicazioni da parte di poeti che conoscevo e stimavo a cui, inizialmente, avevo detto di no, ma che poi decisi di pubblicare nuovamente con la formula dello spedire quattro copie all’autore (cucite a mano, ognuna con copertina diversa, fatte da me) assieme alla matrice del suo libro (da poter comodamente fotocopiare) e dal manuale in stile art attack per farsi i libri da soli. Io, come smith & laforgue, a quel punto mi limito ad aiutare i poeti a trovare dei luoghi dove poter vendere i libri tramite reading o quant’altro.
    Questo, per specificare, è un invito a creare una nuova casa editrice clandestina, non a venire nella mia, che lavoro 40 ore a settimana, sono un impiegato e non ho tempo nemmeno di andare a fare la spesa.
    Questa è semplicimente una deriva nata da internet, che col tempo ha trovato suggello sulla carta. (una delle molte ramificazioni che discuteremo al workshop, per esempio) E’ solo la mia esperienza personale, che volevo sottolineare perché è quattro anni che la porto avanti, e ci tengo a ribadirlo quando qualcuno tipo davide chiama al ciclostilaggio.
    E’ il mio sottolinearlo non è per farmi bello, tanto cambia poco, è per far vedere a chi vuole farlo che qualcuno in questa direzione si è già mosso. Tutto qui.

    A

    ansuini

    27 marzo 2007 at 18:28

  29. Ho appena letto, in questi giorni di malattia, “La vita digitale” di Vittorino Andreoli e mi ha particolarmente colpito una sua affermazione che in gran parte si lega al post e, a mio avviso, spiega anche perché la poesia venga esclusa dalla librerie.
    Riporto il passo:
    “L’uomo di superficie è l’espressione adeguata di questo mondo, della sua stranezza e della sua completa incomprensibilità. E viene in mente il vecchio detto per cui chi crede di sapere è un ignorante e allora basta con le sentenze sapienti, apocalittiche e asfittiche. Si abbia il coraggio di dire che la stupidità deve essere il modello di comportamento e che vivere in superficie permette di evitare persino di percepire le problematiche tristi che magari ci mettono davanti a un destino drammatico che termina con la morte, con il : un’atmosfera da apocalisse, mentre è bello vivere, provare a vivere e credere di poter vivere meglio in virtù di ciò che può capitare senza nemmeno volerlo. Elaborare programmi rallenta la storia del singolo e il flusso delle esperienze possibili.
    La stupidità degli uomini esemplari di oggi evita persino di considerare il sapere e la meditazione.
    L’interiorità è un termine sparito dalla lingua parlata e dai vocabolari. Tutto si riduce a superficialità, senza avere nemmeno il minimo rimorso per non aver sviluppato l’intelligenza, la saggezza, dal momento che non servono e che, pur non avendole mai coltivate, si è giunti lo stesso, anzi, meglio, al successo” V. Andreoli.

    Enrico Cerquiglini

    enricocer

    28 marzo 2007 at 21:50

  30. semi O.T.:
    domani al Palazzo Ducale di Genova, Stanza della Poesia, ore 17, Gian Marco Griffi presenta “Jugendstil”.
    Del quale abbiamo una diapositiva:

    Salmo del vento

    D’estate io e il cielo
    ci osserviamo;
    e lo chiamo azzurrino,
    terso, luminoso, infinito,
    sono innamorato di lui;
    lui non parla molto e non mi chiama mai.
    Ma abbiamo una relazione.
    E’ un amore di uomini.

    (Io straconsiglio chi può.)

    molesini

    28 marzo 2007 at 22:24

  31. bel post, Matteo, una vera e propria fotografia

    Chiara

    anonimo

    28 marzo 2007 at 22:48

  32. non si deve leggere la poesia… può far pensare! pensare è peccato! meglio il libro del gabibbo!
    ciao

    alessandroghia

    29 marzo 2007 at 00:12

  33. ho letto. condivido. è così ovunque, in italia, come dice Francesco. in più, si sta facendo una politica della “sicurezza” che ci priva della libertà. le due cose vanno a braccetto.

    gugl

    anonimo

    29 marzo 2007 at 15:33

  34. già, politica della sicurezza da una parte, riduzione della possibilità di scelta da un’altra.

    e noi non siamo in mezzo.

    voc

    anonimo

    29 marzo 2007 at 16:15

  35. sì però credo ci possa essere un “naturale dissenso”, ad esempio ieri sera parlavo con un poeta e critico di bologna che proprio mi diceva “io non riesco più a leggere la rivista x e la rivista y” perchè nelle librerie non la tengono più. e figuriamoci le biblioteche ecc. e se non ce la fa un “addetto ai lavori” figuriamoci le nuove generazioni, gli studenti, chi non ha 1 lira, chi guadagna mezza giornata co.co.pro. in un call center… io credo che non dico incazzarsi, ma un filino di gastrite umanamente ci possa e ci debba venire…

    matteofantuzzi

    29 marzo 2007 at 23:29

  36. Purtroppo, bisogna dire che anche fra gli studenti di cose letterarie è diffusa davvero tanto una certa incoscienza della produzione odierna e delle problematiche ad essa connessi. Mi è capitato spesso di parlare con compagni di corso di poeti e poesia di oggi, raccontando quelli che sono i miei interessi, e di sentire una certa non dico ostilità, ma sicuramente una certa perplessità. Purtroppo quando nella formazione di quelli che potrebbero essere i “futuri addetti ai lavori” si dà l’idea (anche senza volerlo) che il canone letterario ad un certo punto si sia esaurito come un fiumiciattolo in mezzo ai campi, e non si dà spazio a nulla che vada oltre quarant’anni fa, il risultato è questo.
    Anche qui, Matteo, credo che ci sia da farsi venire un po’ di gastrite.

    anonimo

    30 marzo 2007 at 15:46

  37. Forse, davvero, quel che deve preoccupare di più sono questi segnali negativi sui futuri addetti ai lavori, anche se è difficile e rischioso ‘inventarsi qualcosa’ in questo generale quadro sconsolante, capace di trittarsi tutto, anche l’idea migliore, nella marmellata mediatica…
    Antonio

    diamine

    30 marzo 2007 at 21:53

  38. Chiedo scusa, il post n. 36 era mio, mi sono scordato la firma. Pardon!

    Marco Bini

    anonimo

    30 marzo 2007 at 22:38

  39. Caro Matteo non ci saranno volumi di poesia nelle librerie, ma ci sono donne/uomini>poeti per le strade… e reputo ce ne siano molti, e ciò è ancora meglio di parole su carta… visto che la voce, il relazionarsi, il dirsi con sincerità supera ogni Bianca Einaudi.

    Riguardo Bologna… beh, è sempre stato una città di merda… quindi che altro aspettarsi?

    GianRuggeroManzoni

    31 marzo 2007 at 07:43

  40. : stata – ovviamente – e ancora lo è 🙂

    GianRuggeroManzoni

    31 marzo 2007 at 11:13

  41. La poesia è stata la prima forma d’arte, e così come è stata la prima forma d’arte sarà anche l’ultima. Mi associo all’autore del post. Fuori le palle, ragazzi. Un saluto a tutti e a presto, a Bazzano!

    ByronCorner

    31 marzo 2007 at 15:00

  42. ricordo solo che non si analizza nemmeno la roba di 40 anni fa ?
    nessuno ancora ha fatto uno studio “ragionato” sul gruppo ’63 ! i convegni come quello di bologna dell’anno scorso lo hanno al massimo celebrato, ma non sezionato, sviscerato.

    non ci si occupa quasi di luzi, nell’immaginario sembra troppo moderno !!! aiuto !!!

    la prossima tesi su carducci che propongono vi assicuro che picchio qualcuno !!! 🙂

    (bisogna semplicemente fare vedere che sono possibili anche altri percorsi, perfino se nessuno li intraprenderà mai…)

    matteofantuzzi

    31 marzo 2007 at 19:47

  43. Condivido le considerazioni di Matteo al comment 42.
    Sul gruppo’63 il materiale non mancherebbe: Barilli e Guglielmi hanno curato la ripubblicazione (ed.Testo&immagine, 2003) di materiale critico e teorico dal 63 al 76 con apparato critico e teorico sulla convegnistica e le riviste in cu si espresse il gruppo.
    Suggerirei anche altre aree d’indagine:
    – per esempio la poesia di matrice cristiana del novecento (vds l’antologia ‘Poeti cristiani del novecento’, edito da Ares, 2006, a cura di Pasquale Maffeo che propone una sua lettura storica);
    – o l’area dei “poeti e narratori” (citò a braccio Pavese, Landolfi, Bevilacqua, Calabrò…)

    Antonio

    diamine

    31 marzo 2007 at 22:10

  44. sono però antonio libri “celebrativi” quelli che indichi sul gruppo ’63, io vorrei che si iniziasse a fare quel lavoro che per esempio con montale si sta già facendo: cioè andare a vedere nel contemporaneo (nell’oggi) le influenze di quelle prospettive, di quelle teorie.

    non ripubblicazioni, ma riflessioni ponderate all’oggi. chi ci si mette ? chi ha le palle (e tutta la mia stima) ?

    matteofantuzzi

    5 aprile 2007 at 21:55

  45. Per il gruppo 63 era poprio la segnalazione che il materiale da commentare non mancherebbe, appunto; le altre sono aree e tematiche da studiare di più (forse un po’ troppo e istintivamente definite).
    Antonio

    diamine

    9 aprile 2007 at 23:51

  46. Bologna non scoppia di salute sul piano culturale, ma le altre città non mi pare stiano meglio. Comunque dobbiamo essere noi poeti a cercare strade alternative per far conoscere il nostro lavoro: internet è una di queste.
    Un cordiale saluto da Michele Fabbri

    michelefabbri

    8 maggio 2007 at 19:31


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