UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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“Blog e nuovi media nella diffusione della poesia italiana contemporanea. Idee e sviluppi futuri”

Workshop & Poesia

Data evento: 28 Aprile 2007 dalle 14.30 alle 23
Locations: Albergo Alla Rocca, Rocca dei Bentivoglio
Curatori: Alessandro Ansuini, Matteo Fantuzzi
E-mail: internetpoesia@yahoo.it
Patrocinio: Pro Loco, Comune di Bazzano, Albergo Alla Rocca

Nell’epoca della diffusione di internet, dove gli scambi e la condivisione delle informazioni si è fatta sempre più veloce ed eterogenea, la poesia si è ritagliata un suo spazio proprio dove vivere un nuova respiro. E così, dalla nascita dei blog poetici fino agli aggregatori – sorta di contenitori di più blog affini per tematiche – fino alle audioletture e alla nascita di collettivi sempre più agguerriti, il poeta del nuovo millennio si trova a districarsi in una realtà virtuale che si va sempre più espandendo ma che, vista la vastità della scelta e della proposta, rischia di essere dispersiva, e di perdere la funzione aggregante su cui questi nuovi fermenti sono sorti. La possibilità di creare in rete un proprio spazio, di diffondere poesie tramite video, radio, file musicali, la condivisione di documenti introvabili in cartaceo, la possibilità di organizzare eventi in una maniera e diffondere le notizie che fino a qualche anno fa era impensabile: su questo scenario ci siamo sentiti di organizzare un meeting aperto a tutti, poeti, organizzatori d’eventi, università, riviste, editori, gestori di blog, al fine di mettere in contatto concretamente le moltissime realtà che in questo inizio di millennio hanno lavorato per far emergere la poesia dalla nicchia nella quale era stata reclusa, nella speranza di trovare sinergie sempre più strette, e di consolidare quanto di buono l’avvento di internet ha fatto per la poesia.

COME PARTECIPARE

Per partecipare basta inviare una mail in cui si conferma la propria presenza, magari specificando il ramo in cui si opera. (es. università, gestore di blog, poeta, giornalista, etc.) a questo indirizzo: poesiainternet@yahoo.it

La sala per il workshop può ospitare fino a 120 persone, e così anche il castello dove, alle 21, si terrà la lettura.

DOVE PERNOTTARE

Di seguito una serie di indirizzi dove poter pernottare a Bazzano.

L’Hotel Alla Rocca, dove si terrà il workshop, ha preparato per i partecipanti un pacchetto con prezzi molto convenienti. Camera singola con prima colazione euro 40. Camera doppia con prima colazione euro 60. (http://www.allarocca.com)

Esitono altre due strutture ricettive a Bazzano, che sono l’Hotel Sirena (http://www.albergosirena.com) e l’Hotel La Suite (http://www.lasuite.it)

COME ARRIVARE

Con la metropolitana di superficie

Potete usufruire di questo servizio disponibile dalla Stazione Centrale FFSS di Bologna, binario 7 piazzale Ovest, che vi condurra’ direttamente, in circa 45 minuti, a Bazzano.

Con l’auto

Provenendo da Bologna Centro Citta’

Seguite le indicazioni per la Tangenziale e quindi imboccatela in direzione "Casalecchio-A1 Firenze". Uscite alla rampa n°1 che e’ contrassegnata dal cartello "CASALECCHIO – BAZZANO – VIGNOLA – MARANELLO (SS 569)". Proseguite sulla SS569 fino ad arrivare a Bazzano, dopo aver passato Crespellano.

Entrando in Bazzano, passate il primo semaforo (quello della zona industriale e commerciale) e dopo il secondo semaforo prendete la prima strada possibile a sinistra. Proseguite per circa 100 metri e Vi troverete di fronte all’hotel.

Provenendo dall’autostrada A1 (Milano-Firenze-Roma):

1) Arrivando da Sud: prendete l’uscita "Bologna Casalecchio di Reno".

Dopo il casello autostradale, proseguite sulla tangenziale per circa 100 metri ed imboccate la seconda uscita contrassegnata dal cartello "BAZZANO – VIGNOLA – MARANELLO (SS 569)".

Proseguite sulla SS569 fino ad arrivare a Bazzano, dopo aver passato Crespellano.

Entrando in Bazzano, passate il primo semaforo (quello della zona industriale e commerciale) e dopo il secondo semaforo prendete la prima strada possibile a sinistra. Proseguite per circa 100 metri e Vi troverete di fronte all’ Hotel.

2) Arrivando da Nord: prendete l’uscita "Modena Sud".

Dopo il casello girate a sinistra e proseguite dritto per alcuni chilometri. Al primo semaforo girate a sinistra e proseguite sempre diritto attraverso Spilamberto fino a che non vi trovate allo "Stop". Girate a destra e proseguite diritto per alcuni chilometri. Dopo il passaggio a livello, girate a sinistra e poi subito a destra. Ora proseguite sulla strada fino a trovare l’ Hotel sulla destra.

Provenendo dall’autostrada A14 o A13

Arrivando in autostrada in prossimita’ di Bologna, proseguite seguendo le indicazioni per la A1 direzione Firenze, qundi uscite a "Bologna Casalecchio di Reno".

Dopo il casello autostradale, proseguite sulla tangenziale per circa 100 metri ed imboccate la seconda uscita contrassegnata dal cartello "BAZZANO – VIGNOLA – MARANELLO (SS 569)".

Proseguite sulla SS569 fino ad arrivare a Bazzano, dopo aver passato Crespellano.

Entrando in Bazzano, passate il primo semaforo (quello della zona industriale e commerciale) e dopo il secondo semaforo prendete la prima strada possibile a sinistra. Proseguite per circa 100 metri e Vi troverete di fronte all’Hotel.

Programma

Albergo alla Rocca

Via Matteotti, 76

40053 Bazzano (Bologna)

tel: 051 83 12 17

web: http://www.allarocca.com

Ore 14.30 – Apertura workshop

*

Rocca dei Bentivoglio

Via Contessa Matilde, 10

40053 Bazzano (Bologna)

Ore 21 – Lettura poetica

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Written by matteofantuzzi

17 febbraio 2007 a 07:49

Pubblicato su Uncategorized

34 Risposte

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  1. innanzitutto mi scuso per l’impaginazione di questa maledetta vecchia ma a me tanto cara impaginazione di splinder. secondo: mi scuso con molti di voi, sono stato via diversi giorni per lavoro e non sono riuscito alla stragrande maggioranza a fare ancora un invito personale, quindi magari vi è già arrivato da altri. e spero di ricordarmi di tutti perchè non mi ricordo manco più a chi l’ho spedito negli ultimi giorni…
    quindi insomma prendete per buono questo invito pubblico spero davvero potrete esserci !

    matteo.

    matteofantuzzi

    17 febbraio 2007 at 07:56

  2. Associazione Culturale Milanocosa
    Il pomeriggio del dì di festa Incontri con gli Autori a cura di Luigi Cannillo e Adam Vaccaro
    Domenica 18 febbraio 2007 – ore 17.00 Forme di Scrittura Civile
    Giampiero Neri, Raimondo Iemma, Luigi Nacci

    Libri e Caffè Via P. Maestri, 1 (ang. Viale Premuda) – 20129 Milano – Tel. 02 76016131

    *

    POESIAPRESENTE
    Chi e perché, che cosa e come, quando e dove
    secondo ciclo
    LA POESIA NELLA VOCE

    c/o Teatro Binario 7
    (via Turati 8 – Piazza Castello – Monza – in collaborazione con LA DANZA IMMOBILE)

    Lunedì 19 febbraio 2007 ore 21
    SERATA NOVE
    ALDO NOVE, LUIGI NACCI, FURIO PILLAN

    *

    martedì 20 Febbraio, alle ore 20.45, presso il Teatro Rossini di Lugo (Ravenna), Daniele Serafini e Gian Ruggero Manzoni leggerannoo a due voci loro brani poetici accompagnati al sax da Giorgio Ricci Garotti e al piano da Guido Facchini. Evento speciale titolato “In attesa dell’alba”.

    matteofantuzzi

    17 febbraio 2007 at 08:48

  3. Ottima notizia. Complimenti, intanto per l’iniziativa. Puntuale, precisa, e assolutamente indispensabile. Ho già inviato una mail di conferma, per comunicarvi che la mia presenza, per quanto io sia un illustre sconosciuto, è assolutamente garantita. Non mancherò. Un cordiale saluto e buon inizio di settimana.

    ByronCorner

    18 febbraio 2007 at 23:08

  4. Ci sarò.

    GianRuggeroManzoni

    19 febbraio 2007 at 03:01

  5. Ho girato la nota ai miei contatti. Segnalo inoltre l’avvenuto aggiornamento di “nabanassar”, sia in versione italiana (ora a cura di Angelo Rendo e Gianluca D’Andrea) che inglese (Giuseppe Cornacchia e Chiara De Luca). Buon lavoro e buona poesia a tutti. —GiusCo—

    anonimo

    19 febbraio 2007 at 11:24

  6. grazie giuseppe io spero che tu potrai esserci.

    A

    ansuini

    19 febbraio 2007 at 15:26

  7. molto felice per tutti, mi permetto una cosa che vorrei non venisse fraintesa, visto un paio di mail arrivatemi in questi ultimi giorni:

    al workshop si impara: non è una gara a chi ce l’ha più lungo, ognuno di noi ha delle competenze che se vorrà potrà condividere con chi presente quel giorno, spero nessuno venga con l’intenzione di dire “io ho fatto questo, ho fatto quest’altro, il mio blog ha 10 visitatori/giorno più del tuo)

    se no si fa la fine di castelporziano.

    secondo: non sarò alla lettura di bologna del 16 marzo, so che sono usciti alcuni articoli in tal senso in emilia romagna, ringrazio gli amici che velatamente mi hanno fatto capire che trattavasi di una cosa a me poco affine… in effetti avevo capito male io, non era una semplice lettura ma sostanzialmente uno slam… e io ho sempre quello scarso feeling…

    insomma grazie agli amici che me lo hanno fatto capire in maniera garbata (o che mi chiedevano sempre garbatamente se avessi virato pensiero)

    scusate se sono un poco brusco… ma vorrei davvero si evitassero brutti spettacoli di sociologia poetica 🙂

    matteofantuzzi

    19 febbraio 2007 at 21:34

  8. quest’ultima frase era per il workshop, non per gli slam ai quali auguro le migliori cose (mio feeling a parte…)

    matteofantuzzi

    19 febbraio 2007 at 21:36

  9. Matteo non ho capito un cavolo di quel che hai scritto in questi 2 ultimi commenti e di quale virata tu stia parlando: sei per fare gli slam o no? Sei uomo da slam oppure no? Credi agli slam oppure no? Anch’io posso augurare ogni bene a chi ‘reppa’ in piazza, ma sai come mi dico pubblicamente super estraneo a certe storie… se non ‘teoricamente’ contrario… all’infuori che chi ‘reppa’ non sia un afroamericano povero, con 10 anni di galera sulle spalle, con la pistola in tasca e, soprattutto, non satollo di tagliatelle e maccheroni come i nostri ‘sedicenti’ reppatori della domenica… Sanguineti in testa 🙂

    Ho inteso solo che a Bazzano non si viene a dire: io sono il più bravo perché il mio blog ha più entrate del tuo… questo l’ho inteso, e condivido. Ovvio che si viene per ascoltare soprattutto gli altri, e mai come in questa occasione ascolterò. Sono super interessato a chi mi potrà dare delle ‘dritte’… e mai come nell’oggi. Grazie ad Ansuini e a te per questa idea e questo evento.

    GianRuggeroManzoni

    20 febbraio 2007 at 03:07

  10. mi pare tu invece abbia capito tutto caro GRM: non sono per fare gli slam.
    idem per bazzano, hai inteso il senso dei commenti #7 e #8.

    matteofantuzzi

    20 febbraio 2007 at 14:02

  11. io invece non avendo mai visto uno slam, il sedici marzo parteciperò. mi hanno detto che non si devono portare poesie già scritte, si beve molto, il pubblico da un argomento, ti danno 5 minuti per scrivere e poi si legge. Mi ha incuriosito questa cosa, vediamo che succede. D’altronde c’è sempre una prima volta.
    Per quanto riguarda il meeting spero proprio che ci sia modo di mettere a confronto esperienze diverse, dai blog agli aggregatori, dagli editori alle editrici clandestine, dai poeti agli organizzatori. L’intento è davvero questo, e non è poco. Se poi saltasse fuori qualche idea non dispiacerebbe a nessuno, immagino, anche per far sì che questi eventi si ripetano, che internet è bello per carità, ma vuoi mettere il faccia a faccia?
    Non vedo l’ora. 🙂

    A

    anonimo

    20 febbraio 2007 at 16:54

  12. Ma guarda un po’! Fanno così? E’ una specie di lavoro di improvvisazione, la costola più antica della poesia popolare! Io credevo che ognuno portasse un lungo testo molto cantabile…ma immagino che slam stia per confronto orale, e che ce ne siano di sorta e sorta. A me l’idea ha sempre affascinato molto.

    Per il 28 aprile, man mano che si costruisce il programma, l’idea era quella di esserci.

    molesini

    20 febbraio 2007 at 18:56

  13. Ci incontreremo allora tutti in quel di Bazzano. Buon lavoro per l’organizzazione!Immagino ci sarà da faticare…
    Un caro saluto
    Luca Ariano

    anonimo

    21 febbraio 2007 at 10:23

  14. siateci, ne sarete soddisfatti.
    l’organizzazione… è sempre un casino.

    ieri sera sono andato a lugo di romagna a sentire GRM. notevole teatro e notevoli gli ospiti.

    matteofantuzzi

    21 febbraio 2007 at 16:53

  15. porca miseria quello volevo proprio vederlo.

    io mi sache vado il 5 marzo a vedere danieli/sinicco/lorusso, penso con il treno, a meno che qualche volenteroso s’offra (o soffra) per fare il viaggio insieme a me.

    A

    anonimo

    21 febbraio 2007 at 18:59

  16. Grazie Matteo… martedì sera, a Lugo, è stata una bella serata e non mi aspettavo così tanta gente (eravamo sulle 250 persone e oltre, così hanno detto gli organizzatori). Pubblico molto attento e silenzioso, nonché, al termine, caloroso. In tal modo si lavora bene.

    Riguardo slam, mi associo a quel che ha scritto Molesini: già i cantori di ‘zirudelle’ (filastrocche in rima, inventate lì per lì sfruttando il dialetto, in base a un argomento ‘gettato’ dal pubblico) facevano lo stesso nelle piazze romagnole del ‘7-‘800, fino a un qualche anno fa. Ancora, a Forlimpopoli, durante la fiera annuale, i conta storie (zirudlèr) si misurano a singolar tenzone, fino a un vincitore. Ovvio che è il pubblico che sta attorno a sentenziare a chi l’alloro tramite gli applausi (vincita: un prosciutto e dei salami – e non mi pare poco).

    GianRuggeroManzoni

    22 febbraio 2007 at 01:43

  17. già io sono arrivato con “qualche minuto di ritardo” e mi sono dovuto accomodare praticamente sul soffitto del teatro ! attendo il resoconto del 5 marzo alessandro.

    certamen… zirudelle… insomma riflessioni qui già parecchie volte affrontate 🙂

    matteofantuzzi

    22 febbraio 2007 at 22:31

  18. Il Poetry Slam è una gara di poesia in cui diversi poeti, selezionati precedentemente o no (in tal caso le iscrizioni sono libere e, generalmente, a bordo palco) leggono i propri versi per max 3 minuti (testi non improvvisati, anzi, in genere molto ben preparati) e competono tra loro, valutati da una giuria composta estraendo a sorte cinque elementi del pubblico, sotto la direzione dell’Emcee (Master of Cerimony), come dicono in America, mutuando il termine dallo slang Hip Hop.

    anonimo

    23 febbraio 2007 at 13:24

  19. Una sorta di Festival di Sanremo o, forse e meglio, di Ladispoli della ‘poesia’… interessante… guarda cosa siamo giunti a fare, noi occidentali, per avere per tre minuti un microfono in mano 🙂 cmq se ciò può divertire (non azzardo il dire che ciò faccia cultura, visto che si è citato l’hip hop, cioè che ci si rifà, italianamente – cioè “all’italiana” – come sempre -, a quella tendenza, che non è, quindi, nostra cultura, per i motivi prosaici, ma più che chiari, che ho accennato nel mio commento #9 – del resto ho sempre considerato Jovanotti un finto, così come gli Articolo 31, Sanguineti ‘reppante’, i suoi ormai infiniti epigoni e anche molti dei napoletani che si atteggiano a ‘negri’ perché abitano a Scampia, sbidonano un po’ o portano collane)… dicevo, se ciò può far godere, che si goda in compagnia. Che quindi la Festa nazional popolare inizi, con Prodi (…perché Prodi non può mai mancare quando il nazional popolare impazza…) in testa… e di nuovo l’italianità-italietta vien fuori, così come l’esterofilia americanoide dell’altro italiano doc. … il Cavaliere di Arcore (…almeno lui compone canzoni in napoletano verace – vomitevole, come solo un milanese che si finge napoletano, con il cuore da americano… e Carosone docet). Ma per piacere! Ma si sia seri!

    GianRuggeroManzoni

    23 febbraio 2007 at 17:40

  20. Adesso, io non so bene che posta ci sia in gioco, ma non capisco, Manzoni, l’astio-slam. Nel suo dunque. E manco l’astio-Sanremo, per dirla tutta. Come vadano convogliati gli eventi culturali dall’assessorato di turno mi frega gran poco, mi piace che esistano. E che qualcosa dicano. Quel poco che so degli slam mi interessa come cosa in sé, che attinga dall’ improvvisazione orale popolare o meno, non mi spaventano le contaminazioni se portano qualcosa, del resto il mondo si muove, cos’è l'”italianità“? Cinquanta crisi di governo in cinquant’anni? Cosa abbiamo davvero da dire? Ben vengano le contaminazioni, e l’hip hop, e quanto si possa attingere finalmente da un mondo-non-nazione.
    Su Sanremo, visto che l’abbiamo citato, io amo la musica e lo seguo, nonostante la sua omologazione-melodico-industriale. De Andrè sosteneva che lo snobba solo chi può farlo, resta un modo dignitoso di entrare, da piccoli, nel meccanismo della grande distribuzione. Lolli diceva, in “Autobiografia industriale”, molte cose interessanti, contrastando apertamente questo tipo di coinvolgimento. Io credo si tratti di scelta individuale.

    molesini

    23 febbraio 2007 at 20:27

  21. Molesini padrona di pensala come meglio credi. Nessun astio contro Sanremo, anch’io lo seguo e m’interessa quale fatto di costume (nel senso di: termometro per intendere dove la mente nazional popolare di un paese sta andando a parare o para), ma non lo paragoniamo ad un Premio Tenco, ad esempio, direi che siamo su altri piani, altri livelli, o mi sbaglio? Per slam… beh, in un mondo in cui passa tutto, passa anche questa, ma non si può pretendere che uno non si faccia una sonora risata quando sente ‘ste robe… o dobbiamo prendere tutto ciò che uno fa su di un palco seriamente o impegnando le meningi allo spazsimo per trovarne il nascostissimo, celatissimo… infine inesistente aspetto di valenza? Tu prendi quel che dicono i nostri politici sul serio? Oppure tutto quello che passa in TV come oro colato? Siamo forse privi di strumenti critici per intendere ciò che è valido oppure no? Ciò che è da considerarsi come fattore culturale o solo di costume? Che quindi una ‘posa’ non me lo si spacci come cultura… così come non mi si spacci come cultura Pippo Baudo o Marcella Bella, Bossi o Mastella, Prodi o Berlusconi e via così… sono ‘fattori’ a cui dare una lettura di tipo socio-antropologico, non da analizzarsi come indicativi di un livello culturale (vero ed espresso) di una civiltà… se così la si pone, non posso che considerare tale livello caduto molto ma molto in basso (come poi è situazione generale… ma questo: a prescindere – e, personalmente, di detto prescindere, ne faccio volentieri a meno). Quindi libera di pensarla come vuoi, ma a tutto c’è un limite per quel che riguarda poesia, letteratura, musica, ‘pesante’ e non ‘leggera’ (…o d’evasione, o d’intrattenimento) etc.etc. quindi per quel che concerne l’Arte… oppure anche la sagra della porchetta per te è Arte?
    Anche i graffiti sono ormai entrati nella storia dell’Arte, ma, guarda caso, si citano solo due nomi: Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, artisti già operanti nei primi anni ’80, entrambi già morti, entrambi americani newyorkesi, e punto. Non si cita Domenico Gargamella, di padre calabrese e madre pugliese abitante a Cinisello Balsamo, che nel 2007 sta ancora a baloccarsi con la vernice spray. Che poi lui si diverta a sbombolettare il cavalcavia o il sottopassaggio della stazione di Lodi sono fatti suoi, e anche nostri, visto che poi dovremo pagare perché detti vengano di nuovo reimbiancati, così come i vagoni della metropolitana di Porta Venezia. Il buon Gargamella forse è arrivato un po’ tardi, così come non c’entra alcunché coi due nomi sovracitati e col background culturale dal quale, gli stessi, sono emersi. Il buon Gargamella ha solo problemi di identità, oppure rabbia in corpo o tempo da perdere, e quindi semina vernice, è ciò non è competenza di un critico d’arte, ma di un assistente sociale, o della Polizia Ferroviaria. Per quel che concerne contaminazioni… beh, anche tale discorso sarebbe molto ma molto lungo da farsi e solo per il 10% implicherebbe categorie di tipo etico-estetico, visto che il 90% del ‘fenomeno’ contaminazioni è da considerarsi quale ‘moda’ (neppure quale ‘tendenza’, perché le contaminazioni sono vecchie come il mondo, ma come e solo ‘moda’, e c’è molta differenza fra i due termini, così come fra le due letture di ordine critico) e io, personalmente, non sono solito seguire le ‘mode’ (anzi!) al massimo posso analizzarne i perché, così come sono altrettanto cauto nel dire che una ‘tendenza’ è o fa cultura. Freniamo quindi un po’ e rimettiamo i puntini sulle I. Poi, fra un vent’anni, magari ne riparliamo e vediamo cosa ne sarà rimasto di slam, graffitisti, rapper e hip hop all’italiana.
    Anche per ciò che concerne l’italianità il discorso sarebbe lungo… e, di certo, non ci troveremmo d’accordo, quindi non mi dilungo ulteriormente. Cmq tutti padroni di pernsarla come volete, così come io me la rido come meglio mi pare su ciò che meglio mi aggrada. Nessun astio, quindi, ma moto risultante dal racconto di una barzelletta… e molte sono le barzellette che la gente si racconta nell’oggi. E già ‘nobilito’ il tutto, perché potrei parlare di pateticità, ridicolaggine, tristezze umane, miserie umane, mancanza di ‘senso’, cadute di stile che, cmq, so caratteristiche ben presenti in questa epocalità allo sbando… caratterizzanti questa nostra epocalità americanizzante alla Pivano e già, negli anni ’70, alla Castel Porziano (altro esempio, a distanza di 27 anni, di un fallimento galattico).

    GianRuggeroManzoni

    24 febbraio 2007 at 02:10

  22. comunque a me hanno spiegato che questo slam non è preparato, nel senso, si beve molto, il pubblico da un tema, si beve molto, si scrive in cinque minuti, si beve molto, si legge.
    io ho capito così, ma sono distratto da moltissime cose.

    A

    ansuini

    24 febbraio 2007 at 12:27

  23. Se fosse così, Ansuinoskij, mi candiderei per un giro 🙂 L’estemporaneità con l’improvvisazione potrebbe diventare quel tocco in più da far diventare, ‘sta storia degli slam, non una Sanremo, ma un Premio Tenco… ma non tutti hanno la ‘vena’ facile… o si sparano in vena tossicità poetica 🙂

    GianRuggeroManzoni

    24 febbraio 2007 at 12:48

  24. potrebbero…

    GianRuggeroManzoni

    24 febbraio 2007 at 12:48

  25. Non capisco, Manzoni, questo tuo atteggiamento. Lo slam non è una gara tra rapper o cantanti hip-hop; ciò che vale per gli U.S.A. (non semplificherei, comunque, in tal modo) non è detto valga in Italia o in Europa.

    Parlo perché vi ho partecipato: ad uno slam i poeti possono essere i più svariati, dipende dalla selezione fatta a monte dal curatore – invita chi vuole, così come un direttore artistico invita chi vuole al suo festival (situazione diversa laddove l’accesso allo slam è libero, chiunque può iscriversi e si procede attraverso eliminatorie, come in un torneo).

    Se vai al link
    http://lellovoce.altervista.org/spip.php?mot5
    e dai un’occhiata ai partecipanti di alcuni slam degli ultimi anni (tuttavia molti altri slam sono stati fatti, basta fare una ricerca su google), ti accorgerai che si tratta di poeti diversissimi, sia per poetica, per storia, anagrafe, capacità performativa (da chi legge semplicemente fino a chi realizza un vero e proprio spettacolo in 3 minuti). Non c’è una ricetta per vincere, perché varia la giuria, che è estratta a sorte (e spesso cambia anche tra una manche e l’altra), dunque non è detto che un testo piaciuto molto a Bolzano ottenga lo stesso risultato a Palermo, etc.

    Quello che voglio dire è che lo slam, come molti altri fenomeni contemporanei, va analizzato in tutte le sue sfaccettature, nelle sue luci e nelle sue ombre, e per fare ciò con limpidezza bisogna assistervi e parteciparvi (come l’antrologo e la sua osservazione partecipata). Avere delle riserve è una cosa, avere dei pregiudizi è un’altra cosa.

    Un saluto al padrone di casa,

    Luigi Nacci

    anonimo

    24 febbraio 2007 at 15:37

  26. antropologo, pardon, e non antrologo

    L.

    anonimo

    24 febbraio 2007 at 15:38

  27. e in effetti proprio perchè ho assistito ho deciso di non parteciparvi, avendo riserve già ampiamente espresse e sulle quali non mi sembra neanche necessario ritornare. saluti cari luigi

    alessandro, il fatto che ritorni sempre sul fatto che si beva tanto… 🙂

    matteofantuzzi

    25 febbraio 2007 at 09:20

  28. vuol dire che è un bel posto? eheheh

    A

    ansuini

    25 febbraio 2007 at 11:48

  29. Luigi non è una posizione pregiudiziale, la mia, ma solo l’appartenere a una scuola di pensiero diversa… l’essersi formati diversamente, cioè il credere ad un altro tipo di poesia e di arte in genere, e, soprattutto, sul come professarle, cioè non svilendole, non riducendole a ‘baraccone’ da fiera strapaesana, ma sacralizzandole (anche e soprattutto litugicamente parlando). Tutti qui, e non mi pare poco. Non si hanno pregiudizi nei confronti di chi o cosa umanamente e creativamente è-si trova in un altro universo. Al massimo posso averli, i pregiudizi, sull’intellettuale che hai citato come riferimento, cioè Voce, ma anche questa è storia vecchia, già ho detto i perché in tante sedi, e diventa scocciante continuare a dar linfa a certuni. Lui ‘corre’ forsennatamente come una lepre, io sto ‘fermo’ e attendo… mi muovo solo per colpire a segno, come fanno i crotali… più differenti di così? E ciò basti. Un caro saluto.

    GianRuggeroManzoni

    25 febbraio 2007 at 12:06

  30. Comunque da me un bel grazie, Manzoni, per la risposta e il suo tenore. Si, la penso diversamente, il sacralizzare (la sua parte più vera) per quanto mi riguarda è un elemento imprescindibile dal fare arte umano, quindi rintracciabile nella poesia popolare (e talvolta in modo sorprendente, vista l’assenza media di stereotipie) come in quella accademica o colta.

    La strumentalizzazione di entrambe viene a fare un bel po’ di “mescla” e ad aggiungere nuove variabili. Certo che un Premio Tenco vale, qualitativamente, milioni di Sanremi. Ma De Angelis che mi propina tutto il santo cantautorato, come se io a casa non avessi che De Gregori e Dalla, e a loro volta non fossero diventati fenomeni di mercato, e Pippo o chi per lui mi fa sentire la sconosciuta cantantina sarda (e brava!) che mai avrei sentito altrimenti…

    Comunque convengo sulla mortificazione del significato che emerge da tante Fiere, che siano porchettare o hollywoodiane. In quello che mi immagino nascere dagli slam questa mortificazione non la vedo, parlarne tra ventanni non so che valore avrebbe.

    (ci sono cose che hanno senso nel momento in cui nascono, lì si dice qualcosa, e appena vengono incastrate in un sistema si attorcigliano e fan da soprammobile. Fa parte della loro natura).

    Poi ci sono cose più semplici, e forse gli slam sono tra queste, ascolto quanto mi dice Nacci, che danno un possibile, attuale “modo” all’espressione di quanto ci è caro.
    Vanno analizzate, certo che non tutto è plausibile.

    molesini

    25 febbraio 2007 at 15:47

  31. Molesini: “il sacralizzare (la sua parte più vera) per quanto mi riguarda è un elemento imprescindibile dal fare arte umano, quindi rintracciabile nella poesia popolare (e talvolta in modo sorprendente, vista l’assenza media di stereotipie) come in quella accademica o colta.” … ma su questo mi trovi pienamente d’accordo, visto che io, per comporre linearmente e tradizionalmente, ascolto moltissimo il popolare (etnicamente riconoscibile) che è in me, e lo ‘racconto’ nelle mie, così come mi sento estraneo da qualsiasi ‘canone’ imposto o proposto, resta il fatto che una questione è il rendere arte (quindi dare: struggenza, al fine di struggere) quel popolare, un’altra è il renderlo finta espressione culturale, caricando, il tutto, di non so quali valenze, se non quelle intrattenitivi, del tipo, appunto: andiamo a uno slam che là si beve e si fanno tre risate alla faccia di questo o quel povero pirla che sale sul palco pensando di dare voce al ‘verbo’. Nulla contro il ‘zirudellare’ di cui parlavo al punto #16, perché fa parte del mio bagaglio culturale, diventa un po’ difficile, per me, poter dire che gli odierni slam lo facciano, o lo passano diventare, di qui a vent’anni, per voi che siete più giovani. I ‘zirudellari’, allora, avevano una valenza, essendo i loro pubblico per il 90% analfabeta, quindi, seppur popolarmente, davano virtuosisticamente prova di una capacità inventiva originale, improvvisativa e sana (molte volte sfottendo il politico, il religioso, la borghesia, i ‘signori’ etc.), ora il pubblico degli slam, nonché coloro che vi partecipano in ‘gara’, è composto dal 100% di alfabetizzati (o, almeno, così si crede… io no, visto che sostengo la tesi dell’analfabetismo di ritorno)… quindi a che scopo ridurre quello che dovrebbe essere, in una società di alfabetizzati, un culmine del bello (cioè la poesia) a ‘cicaleccio’ tra finti poeti che scimmiottano il poetare tramite ‘ste robe? Mica sono qui a fare l’ode all’ ‘accademia’, chi mi conosce bene sa come gli ho sempre sparato addosso, ma, se vogliamo che la poesia possa riacquistare il giusto peso sociale che un tempo aveva, non è certo tramite questi spettacoli che ci riusciremo… anzi, reputo che tali manifestazioni illudano, più che altro, molti a ‘credersi’ poeti perché se la menano in pubblico per tre minuti da un microfono. Quindi sarebbe meglio dire Play slam, più che Poetry slam, così che chi vi partecipa non s’illuda di fare chissà cosa, ma, appunto, si veda solo protagonista di un momento di aggregazione attorno a un gioco come potrebbe anche essere una corsa nei sacchi o una tombola (…oggi, visto che tutti, come ho scritto sopra, bene o male, hanno frequentato la scuola dell’obbligo e sono andati anche oltre, forse è – appunto – troppo popular giocare a tombola o far correre le rane, allora si gioca a fare i poeti… ma la poesia, ahiloro, non è lì, è altrove. Sarebbe quindi più giusto volare bassi e viversela con maggiore umiltà… e questo vale anche per quel che sostiene Voce. Il ‘populismo’ non ha mai fatto bene ad alcuno, è solo fumo negli occhi per gli sprovveduti… e di facile populismo si sono sempre cibati i furbeschi ‘ducetti’ di turno, facendo credere agli sprovveduti di poter accedere, tramite tre birignao, al tempio dorato dell’arte… o dell’impero… o di chissà cosa – ecco: fumo, è il termine giusto, visto che l’arrosto se lo pappano poi loro – è l’odore del cosciotto che vi fanno annusare, mentre, loro, il cosciotto se lo stanno già mangiando alla vostra faccia e tramite il vostro consenso).

    GianRuggeroManzoni

    25 febbraio 2007 at 17:06

  32. ci sottovaluti, GianRuggero

    molesini

    25 febbraio 2007 at 21:27

  33. anzi, detta così (la mia dichiarazione) ha un che di provocatorio e rigido che non mi piace, non corrisponde, ecco. Io credo che nessuno dia a bere niente a nessuno, stando alle cose che ci stiamo dicendo, e che ciascuno sia consapevole delle cose che sta intraprendendo.

    Bon, detta così mi sembra accettabile. Ma la smetto qui, mi sembra di cavalcare concetti usati da altri, per altri scopi, e non voglio imbarcarmi in strani viaggi, ho troppo rispetto per l’intelligenza delle cose, meglio il vino.

    molesini

    25 febbraio 2007 at 21:45

  34. Si, forse è meglio finirla qui, in particolare quando si prende la strada di un dialogo fra sordi… di mio non ci voglio sentire più di tanto, al massimo vi posso stringere l’occhio, così come tu la pensi ovviamente come meglio ti pare. Cmq, primo o poi, mi capiterà di assistere a una vostra sorta di ‘reppata’… e continuo a definirla così, perché non trovo altro termine se non rifacendomi al Freestyle & C.

    GianRuggeroManzoni

    26 febbraio 2007 at 00:08


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