UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Giovanna Sicari, Epoca immobile, Jaca Book, Milano 2004, di Lorenzo Chiuchiù.

Nella poesia di Giovanna Sicari l’amore è duro, la tenerezza non arrendevole, il grido potente nella disperazione. Pubblicato poco prima della scomparsa della poetessa, Epoca immobile riesce dove poche opere riescono: i versi mettono a nudo un cuore. L’estremità dell’intenzione di Baudelaire è realizzata attraverso una musica che è urto e carezza. Innervata dalla violenza e dalla benedizione, la poesia della Sicari si sovrappone alla malattia, all’amore e alla morte. "Trova il nuovo grande come bara / l’amore folle che guarisce, affonda in una morte / che non ricorda". La voce è inconciliata quando raggiunge una pace temporanea, è inquieta quando sogna un futuro immobile perché troppo ben conosciuto. "Solo una scia d’amore vorrei cantare / quando non sono né donna / né carne, né volo, né acqua / quando non sono quella // e il nulla pietrifica in una condizione / d’inferno: sconforto di tutti i giorni / dove tutto e niente sono / la cosa cieca della cosa viva". Nulla pietrificato, sfinge infernale che annienta l’identità ma che non per questo cessa d’essere vita. Essere la cosa cieca della cosa viva significa forse aver perso tutto tranne il qui e ora che chiede di "potersi arrendere, […] gentili / nel vertice di quelle cose che si fanno senso, fortuna, salute". L’estrema tensione a volte si rifugia in una tenerezza che somiglia al coraggio: "Amore del rifugio e dell’acqua / soltanto sei un’anima, un uccello / una pianta, un filo di morte, / una vita". Coraggio di restare nudi anche di fronte alla propria morte, non maledicendo cioè la vita: la maledizione sarebbe un travestimento per ingannarsi, per convincersi della vanità dell’esistenza. Ma qui Giovanna Sicari non arretra, "perché mi offrirò intera senza tagli / perché il cielo c’è e mantiene". Ricorda Alioscia Karamazov: "Ora il fratello Alioscia dice – non pentitevi / mai del bene che fate […] Fratello Alioscia è per te l’ultima chance / buonasorte da non mancare". La chance riposa nella dolcezza di uno sguardo che non è né quello della logica euclidea di Ivan Karamazov, né quello della passione assassina di Dmitrij, ma che li cum-prehnde, rendendoli preghiera. La chance, l’ultima, non ritratta il bene fatto, non consegna la vita alla punizione sterminatrice della morte. Non si ritratta il bene fatto, anche se è debole o forse proprio perché lo è. La logica della morte, il suo ghiaccio necessario e la passione che esige vita diventano nella Sicari decreto: che "venga la gioia con fulmini e alluvioni. – / Questo è tutto".

da Semicerchio XXX-XXXI, ed. Le lettere, Firenze 2004.

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Written by matteofantuzzi

9 febbraio 2007 a 15:23

Pubblicato su Uncategorized

17 Risposte

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  1. Domenica 11 febbraio, ore 18.30
    Lavabo, Via Zenzalino, Vignola (Modena) presentazione de “La linea del Sillaro” letture poetiche e conversazioni con Maurizio Brusa, Gianfranco Fabbri, Matteo Fantuzzi, Stefano Massari, Emilio Rentocchini, Giancarlo Sissa e Matteo Zattoni.

    matteofantuzzi

    9 febbraio 2007 at 15:29

  2. 13 febbraio: Firenze, Melbookstore, Via de’ Cerretani 16r, ore 18, presentazione del libro/cd Trialogo (Edizioni Gazebo) di Mariella Bettarini, Gabriella Maleti, Giovanni Stefano Savino, presenti gli autori, a cura di Francesco Stella e Rosaria Lo Russo.

    Délégation Culturelle e l’Alliance Française di Bologna – Serata di Poesia e Musica “ L’amore non è un sentimento ” animata dai poeti: Davide Rondoni, Valerio Grutt, Alberto Bertoni, Gianfranco Lauretano, Giancarlo Sissa, Guido Monti, accompagnati da Corso Buscaroli al pianoforte. In collaborazione con il Centro di Poesia Contemporanea.
    Mercoledi 14 febbraio 2007, ore 21.15 Via De’ Marchi 4, Bologna – 051 33 28 28 – http://www.france-bologna.it

    Giovedì 15 febbraio – ore 18,00 Centro Culturale San Carlo c.so Matteotti, 14 – sala verde (MM1, San Babila) in collaborazione con l’Associazione Culturale Milanocosa presentazione di Fabiano Alborghetti (L’opposta riva, ed. Lietocolle) e Stefano Guglielmin (La distanza immedicata, ed. Voci della Luna). Con gli autori dialogano Adam Vaccaro e Gabriela Fantato.

    matteofantuzzi

    9 febbraio 2007 at 15:37

  3. Venedo alla poesia della Sicari e al testo che la propone, faccio notare come ancora ritorni la poesia come preghiera: nè logica rigorosa nè passione incontrollata ma decreto, invocazione – “venga la gioia con fulmini e alluvioni”.
    Antonio Fiori

    diamine

    9 febbraio 2007 at 15:47

  4. tu hai avuto modo di leggere ad esempio antonio un altro modo di fare preghiera come le poesie di aldo nove uscite su poesia di gennaio ?

    matteofantuzzi

    9 febbraio 2007 at 16:59

  5. Si, certo Matteo, ho letto con molto interesse. Sempre più autori, rilevo, che percorrono spesso strade molto diverse, approdano a certe rive, magari per fermarsi solo qualche tempo. Senza voler essere apocalittico, credo sia un segno dei tempi…
    Antonio

    diamine

    9 febbraio 2007 at 17:20

  6. nel senso che abbiamo bisogno di pregare e invocare per come vanno le cose ?

    🙂

    matteofantuzzi

    9 febbraio 2007 at 17:26

  7. Per testimoniare fedelmente, anche con la forma, la nostra inadeguatezza a convivere e a sentire il mondo – l’arte è come una bellissima ultima spiaggia, dopo le delusioni delle prassi politiche e delle fiducie scientiste. Abbiamo bisogno di invocazioni e invettive (Sicari e Finiguerra), nuovi canti, inni, grida, parabole (Luzi, Mundula, Nove). Ci sono urgenze che possono esprimersi ormai solo in certe forme…
    Antonio

    diamine

    9 febbraio 2007 at 17:59

  8. Ehm ehm… scusa Matteo, mi permetto una veloce correzione. Il LAVABO è in via Zenzano a Vignola (MO). Per chi sia interessato a venire, è una piccola strada discendente di fronte al castello.
    Scusate l’interruzione e un saluto a tutti.
    Marco Bini

    anonimo

    9 febbraio 2007 at 20:06

  9. Mi riferivo all’evento dell’11 febbraio alle 18.30.
    MB

    anonimo

    9 febbraio 2007 at 20:08

  10. Antonio, che significa “delusione delle fiducie scientiste”? Se vivi in Italia, godi come individuo di un larghissimo beneficio dei progressi del sapere razionale: medicina, trasporti, comunicazioni, elettronica, energia sono i primi settori che mi vengono in mente. Ma forse intendevi “delusione nell’uomo”, che usa questi strumenti a danno di altri uomini; o forse ti riferivi al vuoto mistico che la bruta meccanicità della tecnica sembra suggerire, demistificando l’ “aura” consolatrice del mistero. In entrambi i casi, non è lo scientismo in sé ad essere un male, anzi, per ogni nuova conquista si aprono eccitanti frontiere da esplorare. —GiusCo—

    anonimo

    10 febbraio 2007 at 01:04

  11. …”vuoto mistico” non rapportabile all’avanzamento scientista, così come dice GiusCo, ma all’abbuffata tècno consumistica… ed è un altro paio di maniche…

    Doveroso ricordo a Giovanna, bravo Matteo.

    GianRuggeroManzoni

    10 febbraio 2007 at 03:48

  12. Ho usato un’espressione sintetica amici, certo non precisa. La scienza in se è motivo di orgoglio, quel che ha deluso è l’uso che ne ha fatto l’uomo e le derive tecno consumistiche, come dice GianRuggero. Dico solo che, dopo tanti preziosi e grandiosi risultati – in cento anni la vita media (in occidente però!) ha quasi raddoppiato – siamo sempre sull’orlo del baratro (l’atomica, il collasso energetico, il buco dell’ozono, le emergenze alimentari, le ‘nuove’ malattie epidemiche). Grazie anche a GiusCo, per i doverosi chiarimenti cui mi costringe.
    Antonio

    diamine

    10 febbraio 2007 at 06:40

  13. grazie a te antonio e a tutti, tra parentesi questo tipo di poesia diceva proprio ieri sera a imola alberto bertoni è uno degli ultimi ben riconoscibili nel ‘900 (poi lui non smania per luzi… però questo è un altro discorso) dove tutto (aggiungo io) è un poco in divenire. scusate per vignola ! domani sera venite tutti, che merita !

    matteofantuzzi

    10 febbraio 2007 at 09:46

  14. ps. su aldo nove appraso su poesia di gennaio potete leggere ampie riflessioni su AbsolutePoetry, con lo stesso aldo nove presente.

    matteofantuzzi

    10 febbraio 2007 at 09:48

  15. blog molto interessante! mi accoglierai trai tuoi lettori?
    ps ti avverto: sono pedante e noioso!!

    alessandroghia

    14 febbraio 2007 at 00:31

  16. ovviamente sì: sono accolti tutti quelli che vogliono ragionare attorno alla poesia e lo faccianno nel rispetto per gli interlocutori (e rispetto non significa che tutti la devono pensare uguale)

    matteofantuzzi

    17 febbraio 2007 at 08:01

  17. Grazie del ricordo di Giovanna.
    Andare oltre, aprirsi all’ulteriorità era per Giovanna lo scopo stesso del fare poesia e prima ancora della vita. Nella sua malattia questa attitudine spirituale si è sempre più rafforzata, diventando la preghiera una sua costante quotidiana, il luogo della sua vera speranza.
    Con affetto
    Marco Guzzi

    anonimo

    17 febbraio 2007 at 10:52


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