UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 20 comments

Antonio Riccardi e il romanzo di una genealogia di Marco Bini

Di Antonio Riccardi si parla molto come di un esponente di punta della sua generazione, come di uno di quei poeti cui probabilmente tocca il gravoso compito di traghettare la poesia italiana fuori dal Novecento per entrare definitivamente in un nuovo secolo, di cui ancora non si riconoscono bene i contorni. Si può dire che il suo progetto di romanzo in versi, che riporta alla mente simili opere di bertolucciana memoria, costituisca davvero uno degli esperimenti poetici più interessanti del panorama poetico contemporaneo. La cosa che davvero va riconosciuta a Riccardi è di avere steso finora due opere ottime, sia se lette indipendentemente che, e questo è l’intento principale, se lette in sequenza, legate da una trama fittissima di rimandi interni ai due libri e tra i due libri. Riccardi è il poeta di un linguaggio sorvegliato e attentissimo, ma che nulla lascia al caso. Ci delinea, infatti, una complessissima cosmologia poetica, sorretta da concetti etici molto forti, con una poesia che punta davvero all’osso, del senso e delle forme del linguaggio stesso, ricorrendo ad una gamma di formule dalle sembianze quasi magiche che mai però lasciano spazio ad una inutile ecolalia. Con “Il profitto domestico”, Riccardi ci ha mostrato come lo smottamento psichico e poetico nasca in quel di Cattabiano, nel podere di famiglia che ha visto la crescita e la rovina delle fortune di famiglia, un vero luogo-universo e dunque epicentro di una “comédie humaine” in versi, i cui protagonisti sono gli avi di Riccardi stesso, protagonisti di una rovina che ha a Cattabiano il suo centro irradiante di energia negativa. E proprio sui concetti di rovina e profitto Riccardi costruisce l’architettura del proprio lavoro; la ricorrenza dello scontro manicheo tra i due campi semantici è allo stesso tempo leit-motiv e struttura stessa dell’opera. Così, da una parte vediamo polarizzarsi il campo semantico legato al profitto, alla prosperità, alla felicità, dall’altro quello della rovina, del fallimento, della disperazione, tutto proiettato in una lettura economico-monetaria dell’esistenza umana. E, compiendo una drastica reductio ad unum, i due insiemi possono finalmente corrispondere ai concetti di “bene” e “male”. È allora fondamentale osservare come la prospettiva umana del rapporto economico si trasferisca in diversi passaggi, in entrambi i libri, sul mondo animale e sul mistero del bosco, il luogo oscuro dove accadono i prodigi dell’ordinaria lotta per la sopravvivenza. L’animale che affonda le fauci nella gola di un altro, le bestie giocattolo dono del padre, la ranatoro cacciata con furia e rituali tribali dagli operai delle acciaierie di Sesto San Giovanni sono tutti elementi simbolici di una lotta inesausta contro il destino e le regole segrete del mondo. E proprio a Sesto si sposta l’azione del secondo libro, “Gli impianti del dovere e della guerra”. Cambia il modo di produzione, dal mondo agricolo e padronale della campagna di Cattabiano a quello industriale e operaio della “Piccola Stalingrado” alle porte di Milano, ma non muta il contesto di asservimento umano ai propri bisogni. E poco cambia anche nella geografia della poesia di Riccardi, poiché, qualsiasi sia lo scenario è invece fondamentale che Sesto San Giovanni e Cattabiano, come il Polo Antartico, come altri luoghi esotici apparsi nel “Profitto”, si inseriscano in un’equazione geografica quasi perfetta, che permette pochi distinguo. Cattabiano rimane come la sede degli affetti, dove il figlio (Antonio Riccardi stesso) attende l’arrivo, ogni fine settimana, del padre, radiologo a Sesto, dove sconta la propria condanna alla veglia interna, la maledizione di profonda autocoscienza che tocca in sorte alla famiglia. La poesia di Riccardi è a un tempo narrazione e preghiera. Una preghiera che si distacca da un modello evangelico, assumendo piuttosto venature veterotestamentarie. La forma più volte utilizzata da Riccardi stesso ricorda molto da vicino quelle del salmo e della profezia, della sentenza inappellabile marchiata a fuoco sull’umanità da un Dio vendicativo ed indifferente. E tanto ancora ci sarebbe da dire sulla sua poesia, ma per questo intervento è meglio chiudere qui, per non dilungarsi troppo. Bisogna attendere l’eventuale prossima uscita della sua personale saga in versi per capire dove questo universo poetico di grande densità e suggestione si stia muovendo, e per poter meglio focalizzare il messaggio filosofico che questa poesia contiene (non è un caso che l’autore sia anche curatore di un’edizione di Giordano Bruno). Rimane ad ogni modo una delle realtà più mature della poesia italiana contemporanea, una voce su cui fare onesto affidamento per il presente ed il futuro della poesia.

Annunci

Written by matteofantuzzi

27 gennaio 2007 a 08:41

Pubblicato su Uncategorized

20 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. grazie a marco bini.

    ricordo alcuni appuntamenti:
    l’1 febbraio presentazione de La linea del Sillaro al caffè letterario Assenzio, Via Bianconi 14, Rimini col sottoscritto ed alcuni degli autori inseriti nel libro (Caterina Camporesi, Gianfranco Fabbri, Gianfranco Lauretano e Annalisa Teodorani). Assieme a noi Alessandro Ramberti e diversi giovani poeti riminesi (Raffaele Ferrario, Stefano Bianchi, Andrea Parato e Kristian Fabbri).
    2 febbraio Stefano Guglielmin presenta all’Hotel della Rocca a Bazzano (Bo) presenta il suo ultimo libro, ospite di casa Alessandro Ansuini.
    Sempre il 2 febbraio Milo de Angelis sarà ospite a Baronissi (Sa) di Casa della Poesia.

    matteofantuzzi

    27 gennaio 2007 at 08:49

  2. Sarà per me di estremo interesse leggere e seguire la poesia e la prosa poetica di Antonio Riccardi dopo questa presentazione di Marco Bini, se è vero, come Marco dice, che siamo in presenza di una sorta di poesia-preghiera,del dibattersi di profitti e rovine, del bene e del male. La forma e la sostanza di preghiera sono infatti da tempo un mio personale pronostico sul futuro della poesia.
    Antonio Fiori

    diamine

    27 gennaio 2007 at 14:21

  3. errata corrige per la data di rimini dell’1 dicembre, il caffè letterario Assenzio si trova a Rimini in via Bilancioni 14, sorry 🙂

    *

    è stata costituita a Napoli l’associazione “Centro di poesia”, con la direzione artistica del Prof. Corrado Calenda, docente di Filologia Dantesca presso l’Ateneo Federico II, e la presidenza dell’Avv. Antonio Cuccurullo. Al momento l’associazione sta elaborando alcune iniziative per i prossimi mesi. Sarà graditissimo il contributo di quanti vorranno partecipare alle attività del Centro.

    *

    Presentazione del libro: Il tempo dell’attesa di Loretto Rafanelli.

    2 Febbraio 2007, Teatro Parrocchiale di Porretta Terme, ore 17:30
    Interverranno oltre all’autore: Davide Rondoni, Massimo Baldi, Giacomo Martini (coordinatore).

    matteofantuzzi

    29 gennaio 2007 at 20:17

  4. mi piacerebbe, partendo anche dalle parole di antonio, che marco e anche altri provassero ad abbozzare collegamenti tra la poesia di bertolucci e di riccardi (qua secondo me è materia di luca ariano!) e anche per quello che riguarda la prosa poetica tra pagliarani e riccardi.

    matteofantuzzi

    29 gennaio 2007 at 20:19

  5. Colgo l’invito di Matteo volentieri, e cercherò di essere il più breve possibile.
    Se parliamo del rapporto Bertolucci-Riccardi, bisogna certamente notare molte convergenze fra i due. Innanzitutto Riccardi, come aveva fatto Bertolucci in precedenza, aspira a costruire un romanzo in versi di ampio respiro; c’è uno scenario simile, due paesi dell’appennino parmense a pochi chilometri di distanza, e altro ancora.
    La cosa interessante, invece, è guardare alle differenze. Bertolucci è poeta che, sulla scorta del tanto amato Proust, riflette sul tempo. Il suo paesaggio è specchio del tempo esteriore e, soprattutto, interiore che passa, ci sono le generazioni che si susseguono, con le loro trasformazioni, e c’è la storia che si porta via un mondo che fu. Tutto questo, in qualche misura, c’è anche in Riccardi, ma mi sembra che la sua attenzione sia concentrata più sulle geografie che sul tempo. Le generazioni si susseguono anche a Cattabiano, ma condividono tutte lo stesso destino di declino, rovina e “veglia interna”. E la causa è proprio Cattabiano. Ma lo stesso accade a Sesto S. Giovanni, dove un mondo – quello industriale – nasce, declina, e infine rovina, seguendo un iter biblico da “nihil sub sole novi”.
    Infine mi preme sottolineare come in Bertolucci vi sia la presenza di una natura sostanzialmente pacificata, rasserenante, mentre in Riccardi abbiamo inquietanti presenze nei boschi e bestie alle prese con la furiosa lotta per la vita.

    Ho detto tutto in maniera sbrigativa, ma ho voluto solo focalizzare l’attenzione su alcuni punti per me particolarmente significativi.

    MB

    anonimo

    30 gennaio 2007 at 09:49

  6. Grazie Matteo per avermi chiamato in causa e per la fiducia!Non sono un critico di professione e a parlare di Bertolucci sarebbero più adatti di me Lagazzi, Marchetti, Briganti o la Palli Baroni (giusto per restare in ambito parmigiano, se si esclude quest’ultima). Marco Bini mi ha anticipato delineando benissimo le differenze e i punti in comune tra Bertolucci e Riccardi. Come ti dissi non stravedo per la poesia di quest’ultimo, rispetto a Bertolucci che per me è fondamentale, uno dei poeti che preferisco e lo considero uno dei più grandi del Novecento. Proprio ne “La camera da letto” raggiunge la sua acmè. Altri hanno tentato un impresa simile (penso a Bellocchio, seppur più ideologico) ma la delicatezza, il lirismo, la pulizia del verso e la forza raggiunta da Bertolucci credo sia difficilmente avvicinabile, almeno su quell’argomento! Di Riccardi apprezzo, come ho avuto modo di scrivere parlando della Quintavalla, un certo coraggio di “sbertolucciarsi”. Chi vive, scrive e pubblica Parma, dagli anni ’50 fino ad oggi ha come modello il poeta di San Lazzaro, l’Officina parmigiana (Gian Carlo Conti, Cusatelli, Artoni, ecc) diretta emanazione arriva sino ad oggi. Ci sono molti poeti giovani di diramazione bertolucciana, pur scrivendo settant’anni dopo. Riccardi, vuoi per vicende famigliari, vuoi per scelta personale, pare più un poeta “lombardo”. Io lo trovo più vicino ad un certo Sereni o a Cucchi se non Raboni stesso di cui Riccardi ha più volte pubblicamente detto e scritto di essere in debito. Ci sarebbe molto da dire e da scrivere su Bertolucci e Riccardi ma mi fermo qui per non annoiare e perchè sul web non si può poi troppo dilungarsi. Spero di essere stato chiaro. Grazie ancora a Matteo per l’ospitalità.
    Un caro saluto

    anonimo

    30 gennaio 2007 at 13:21

  7. Mi sono dimenticato di firmare scusate. L’intervento precedente è il mio!
    Luca Ariano

    anonimo

    30 gennaio 2007 at 13:27

  8. Massimo Onofri ha detto che il romanzo, che Eco e Calvino ritenevano storicamente finito o in agonia, non solo non era defunto ma non era neanche tanto ammalato e si è preso una bella rivincita andando ospite dalla poesia, entrando nella “camera da letto” di Attilio Bertolucci.
    Antonio Fiori

    diamine

    30 gennaio 2007 at 15:49

  9. Mah!

    GianRuggeroManzoni

    30 gennaio 2007 at 17:00

  10. non so quello di gian ruggero (che sabato sera ho visto su sky, canale 882 mi pare, giusto ?) il mio mah è per quello che riguarda la “lombardità” di riccardi che secondo me ritrovare nelle ultime generazioni è più difficile, i “grandi” lombardi erano quelli indicati nel ‘900, quel grande blocco che oggi forse non è più così riproponiblie (ma ragiono ad alta voce…)

    invece sarei curioso di conoscere la nuova poesia di parma che non può stare senza bertolucci !

    ps. marco, però la questione-natura cambia ne “gli impianti”, cioè sesto san giovanni non è esattamente milano marittima, però mi pare che anche il luogo faccia parte del contesto e in maniera quasi pacifica.

    matteofantuzzi

    30 gennaio 2007 at 21:40

  11. Vi ricordo che del rapporto tra Bertolucci e Riccardi ne ha parlato per tempo e in modo approfondito Roberto Galaverni nel suo “Dopo la poesia” pp. 255 – 259. Credo che un eventuale dibattito potrebbe partire proprio da qui.

    anonimo

    30 gennaio 2007 at 21:49

  12. Lo stesso mah tuo, Matteo.

    PS Quando ho un attimo ti recensisco “La linea del Sillaro” (Ed.Campanotto) su “La poesia e lo spirito”. Bell’insieme.

    GianRuggeroManzoni

    31 gennaio 2007 at 00:13

  13. OT pubblicitario: sabato 3 febbraio, Roma, ore 21 e 39, via degli equi 22, al Tumbler pub, Silvia Molesini e Luigi Romolo Carrino presentano “Lezioni di vuoto” (la mia ultima raccolta).

    molesini

    31 gennaio 2007 at 07:56

  14. Dimenticavo: Sul canale satellitare 882 di Sky ero io, hai ragione Matteo, abbiamo deciso di usare il mezzo televisivo per informare sull’arte e promuoverla, al fine di avvicinare anche giovani artisti al nostro progetto di galleria votata agli emergenti. La Galleria è Studio2 Artecontemporanea di Faenza, della quale sono direttore artistico. Cmq, nel programma, come avrai potuto vedere, si parla, anche, di letteratura, cinema, musica e via così, al fine di non relegare le arti visive in uno specifico che non appartiene ad alcuna arte in genere.

    GianRuggeroManzoni

    31 gennaio 2007 at 08:41

  15. Certo questioni di punti di vista. Come ho scritto sopra in Riccardi ci ho ritrovato un impianto “lombardo” nel senso di linea lombarda ma per carità è tutto opinabile. E’ una mia personale visione. Non ho letto il passo di Galaverni. Lo leggerò molto volentieri. La mia affermazione sulla giovane poesia parmigiana e Bertolucci era riferita a tutto un sottobosco poetico parmigiano che si rifà direttamente a Bertolucci e diciamo è epigonale al poeta di San Lazzaro!
    Un caro saluto
    Luca Ariano

    P.S.Non ho visto Gian Ruggero su SkY, sicuramente interessante….

    anonimo

    31 gennaio 2007 at 17:52

  16. Credo che difficilmente si possa iscrivere, se pur si voglia usare il canone, Riccardi alla lombardità, mancano le caratteristiche fondamentali codificate per la suddetta linea da Anceschi. Infatti si allarga di più a Bertolucci, ma gli manca il gusto per l’immagine nell’impianto narrativo, che guarda caso hanno ereditato i figli dell’altro. Se c’è una filiazione nell’omogeneità narrativa con Bertolucci, Riccardi si rifà appunto alla frammentazione dello stile del racconto, estremizzazione di quanto già centrato da Pagliarani negli ultimi anni, e da chi ha recuperato ibridando gli ex-neo-avanguardisti.

    Guido Mattia Gallerani

    anonimo

    31 gennaio 2007 at 18:58

  17. Anceschianamente hai ragione. Io intendevo una certa visione di paesaggio industriale contrapposto alla campagna. Ora non voglio semplificare. “Gli impianti del dovere e della guerra” sono comunque più complessi. Pagliarani comunque rispetto a Riccardi e Bertolucci è su altre onde, è vero. Forse mi sono espresso male. Il gusto per l’immagine di Bertolucci è unico nella poesia del secondo Novecento. Vero i figli hanno preso questo gusto, “Novecento” di Bernardo sembra quasi “La camera da letto” in versione cinematografica, qualche critico malizioso ha anche affermato che ci sia dietro la longa manus del padre. Francamente non so se sia vero ma i debiti sono innegabili. Non a caso Attilio Bertolucci scrisse una lettera di fuoco a Zavattini che criticò negativamente Novecento! Scusate la digressione
    Un caro saluto

    Luca Ariano

    anonimo

    31 gennaio 2007 at 19:28

  18. luca, grazie della tua riflessione, ci mancherebbe. credo il passaggio sia davvero il punto fondamentale di tutta l’analisi, poi anche io dovrei sinceramente riprendere lo scritto di galaverni (oppure gli chiediamo il copyleft) perchè in questo momento non ce l’ho così in mente, ammetto ignoranza, che tanto ne ho a badilate ed è facile ammetterla.

    per quanto riguarda sky, io sono un vecchio spettatore della concorrenza, la galleria orler che da anni fa questo tipo di trasmissioni, anche se con tutto 1 altro taglio rispetto a GRM. secondo me il satellite sarà uno dei grandi mezzi dell’espansione culturale e permetterà ancora più quella fruizione di cui tutt’ora difettiamo. certo dovremo ragionare molto sullo strumento, sul linguaggio e sul contenuto. ma secondo me potremo andare e molto nel futuro in quella direzione. presto spero che qualche pubblica riflessione si possa fare in tal senso 🙂

    matteofantuzzi

    2 febbraio 2007 at 16:49

  19. Ho visto che c’è un lungo pezzo di Galaverni su Riccardi nel sito http://www.alleo.it/REVIEW/pdfpoesia/galaverni.pdf

    però non so se sia quello di cui parlate che si trova in “Dopo la poesia”.

    anonimo

    2 febbraio 2007 at 20:06

  20. perchè non mi si apre il file che segnali (firmate sempre, cattivacci) ?

    matteofantuzzi

    3 febbraio 2007 at 13:49


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: