UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Chiuso per Ferie.
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UniversoPoesia torna il 13 Gennaio 2007, a tutti voi auguri di buone feste.
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Alcuni consigli di lettura.
 
Martedì sono a Modena per una lettura alla quale vi invito. Giovedì sera invece a Imola ritroverò gli studenti del Corso di Poesia Italiana Contemporanea, di certo mi chiederanno qualche consiglio su cosa leggere: voglio per questo andare oltre ai soliti nomi, so che i corsisti leggono UP e consigliando a loro magari questi libri troveranno altri lettori. Arrigo Colombo ha fatto uscire Le Canzoni (ed. Campanotto – Udine) poemetti composti da strutture libere dove il verso si compone come in una partitura, con tanto di motivi e suoni cardine. È un esempio interessante di ricerca sul linguaggio, una ricerca che porta da tutt’altra parte Daniele Mencarelli in Guardia Alta (ed. La Vita Felice – Milano) con una metrica rigorosa ma nel contempo un verso vivo, mai sterile, un’interessante variazione su temi molti cari a questi ultimi decenni (pensiamo a Cucchi o De Angelis, pensiamo a Raboni), i piccoli luoghi, le situazioni minime, familiari. Mi ha colpito per temi opposti e la a me sempre cara arma dell’ironia l’opera prima di Raimondo Iemma, Ultime Questioni Aperte (Edizioni della Meridiana – Firenze) che con uno sguardo molto lucido analizza il contemporaneo, guardando soprattutto i piccoli eventi, ma rendendoli una casistica di un affresco ben più grande. Aldo Roda con Suoni Mercuriali (ed. Gazebo – Firenze) fa vedere un verso asciutto, curato, misurato, lieve che non può non essere consigliato come lettura. E altrettanto faccio con i felici passaggi di prosa poetica nei poemetti di Giusi Maria Reale dal titolo (appunto) Poemetti d’Oriente e d’Occidente (ed. Joker – Alessandria), l’autrice in questo intraprende una ricerca attraverso i secoli del senso del sacro, per arrivare ancora una volta al qui e all’oggi. Spero di avere fatto cosa gradita. Buona lettura. State bene.
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Written by matteofantuzzi

16 dicembre 2006 a 12:40

Pubblicato su Uncategorized

44 Risposte

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  1. appuntamento martedì a Modena è presso la sala del Centro Civico, Villaggio Giardino, via Maire Curie 22/A, ore 21.00

    matteofantuzzi

    16 dicembre 2006 at 13:04

  2. nota di servizio di cui si era accennato già: su http://www.microcritica.splinder.com Massimo Sannelli ha inserito gli appunti da cui l’intervento ad Urbino.

    matteofantuzzi

    16 dicembre 2006 at 16:37

  3. Hai fatto cosa gradita. Ma quanti piccoli editori esistono in Italia? Ne spuntano ogni giorno. Ti ho lasciato i saluti e gli auguri nei commenti al post precedente questo. Un abbraccio e buon lavoro.

    GianRuggeroManzoni

    17 dicembre 2006 at 01:48

  4. ce ne sono molte serie che lavorano bene, ma ci sono altre (è bene ricordarlo) che pubblicano chiunque dia loro soldi per farsi pubblicare, e magari fa finta di stampare senza fare mai uscire un libro. quindi se volete farvi pubblicare un libro fatelo solo con editori che sapete lavorano in maniera corretta, se proprio non riuscite a pubblicare gratis fatevi dare dall’editore un numero di copie del libro superiore alla cifra che gli avete sganciato, in modo da rientrare delle spese. e soprattutto lavorate magari uno o due anni in più sulle vostre poesie ma tirate fuori un bel libro.
    pubblicare tutti, pubblicare meno !!!
    (oops. no questo era uno slogan degli anni ’70)
    GRM buone feste, e così a tutti, vi comincio già a fare gli auguri.

    matteofantuzzi

    17 dicembre 2006 at 09:33

  5. Matteo, caro burdel

    scusa se preciso una cosa letta passando qui: a dire il vero, non è che di perplessità sul mio primo libro ne abbia ascoltate molte, semmai è il contrario… E, semmai qualcuna, all’insegna del troppo (della serie: troppa consapevolezza stilistica, ogni tanto fa pure gli iperbati e gli accenti ribattuti di 6e7 sull’endecasillabo e quella poteva essere una veste che non lasciava concentrare sull’autenticità del poeta; stesso difetto del Cielo di Marte, però il mio è più vivo, musicale ed evocativo e fulminante mentre il suo forse più compatto e organico, raziocinante ma anche più scolastico, didascalico, pesante e meccanico) … Comunque il modo migliore è leggerlo no? e questo ancora non si è capito se tu o altri l’abbiate fatto 🙂 … Non si può parlare di ciò che non si conosce…
    Ad ogni modo, quando avrò il secondo libro te lo manderò con molto piacere…
    A me le critiche piacciono quando colpiscano il bersaglio e mi aiutino a salire la vetta: però riescono a prenderci solo critici fini e raffinati e ce ne sono rimasti ben pochi (più alcuni che sono andati “in pensione”)… Il critico è veramente bravo quando riesca a persuadere anche l’autore stesso (sempre che l’autore sia sufficientemente autocritico e intelligente)…
    Occorrerebbe una ristampa… come han fatto altri poeti … (vedremo, ragazzi, c’è un tempo per tutto…)
    A parte Merlin, che ha fatto come un professore che tenga una lezione davanti a una foto di Monica Bellucci ( o Martina Stella…) cercando di dimostrare che è brutta (dunque cadendo nel comico… ma se uno lo conosce un po’ sa che ha una personalità complessa e spesso attacca quel che non vuole amare…come si può notare da certe spie linguistiche quando dice “Ho letto il libro di Margiotta, pensavo di peggio avendo conosciuto la persona”…ecc. ecc.)… Il suo discorso poteva avere una logica solo dentro un’estetica del brutto: cioè dalla specola di una poetica che esalti il brutto e uccida la bellezza (rimando sempre al libro di Zecchi “L’artista armato”, e alla bibliografia, per capire certi guasti della modernità che cominciano con le case terribili e brutte delle nostre periferie)…

    Comunque, io preferisco essere stimato più da Rondoni (o altri) che da Merlin (che pure, in un suo modo criptico e tortuoso, un po’ mi “ama”) …
    Si tiene sempre di più alla considerazione degli autori che più amiamo, no?
    Ma a parte il passato – che poi per un poeta non è mai tanto passato – io vedo che, se mi danno l’adeguato spazio, le mie cose, pure le nuove, arrivano principalmente alla gente ma anche a “specialisti” critici o poeti (vedi i Pontiggia e i De Angelis che mi stringono la mano dopo l’ascolto di una lettura)… Certo non si può piacere a tutti… Dunque, datemi lo spazio, invitatemi ovunque, (anche se poi è probabile che non venga ma provateci uguale) e vediamo come va… Lavorate contro il mio menefreghismo… Contro la mia chiusura in teca di vetro…e la mia centrifuga dispersione di particelle…
    Quello che tu dici: “Sono fermamente convinto che ognuno sia il solo responsabile dei propri percorsi, ognuno decide la propria sorte” potrebbe essere anche un’affermazione terribile per la poesia: perché darebbe la misura di un volontarismo personale, come muovendo in un deserto, sancendo la non esistenza di una comunità di riferimento che scelga i propri poeti preferiti e passi il setaccio…
    Ad ogni modo, io non voglio la micro-comunità dei poeti, io voglio il popolo…

    andrea margiotta

    rondons

    17 dicembre 2006 at 15:28

  6. PS
    Ovviamente per seguire il mio ragionamento occorre capire codesto paradosso: per l’estetica del brutto, è bello ciò che è brutto ed è brutto ciò che è bello…
    Una strana forma di perversione…
    a.m

    rondons

    17 dicembre 2006 at 15:47

  7. fair is foul and foul is fair…

    anonimo

    17 dicembre 2006 at 15:58

  8. no andrea ! non l’ho letto tutto, ne ho letto alcune, ti ho sentito leggere a riccione, ma non ho l’opera sotto mano. anche per questo tempo fa ti dissi, perchè non lo metti open source ? ricordi ?

    matteofantuzzi

    17 dicembre 2006 at 18:16

  9. richiesta personale: su Enne ho inserito una recensione de “Gli impianti del dovere e della guerra” di Antonio Riccardi che era stata preparata per 1 altro progetto… però vorrei sapere che cosa ne pensate. è un mp3 da un paio di minuti. gradito il vostro parere.

    matteofantuzzi

    17 dicembre 2006 at 18:17

  10. invitato dal buon Fantuzzi, segnalo una chiacchierata con Alborghetti qui:

    http://blog.libero.it/isolae/2008533.html

    thanks Matteo.

    oltrenauta

    17 dicembre 2006 at 18:23

  11. Ascolterò, appena ci riesco! Come mai questa scelta su Riccardi e non su una tua poesia? Se non ho visto male nel sito ognuno legge suoi versi…Bella l’idea di un sito con letture in mp3, anche recensioni.
    Un caro saluto
    Liuk

    anonimo

    18 dicembre 2006 at 15:46

  12. Innanzitutto sono di nuovo alle prese coi problemi di salute della scorsa settimana (sob), quindi sarò parecchio assente anche nei prossimi giorni. Avevo dei testi scritti appunto per un altro progetto (che era in video, e dove facevo l’autore) mai andato in porto, ne ho proposto uno ad Enne (appunto questo di Riccardi, semplicemente è un libro che amo molto) in .mp3 e questo è il risultato. In attesa di sviluppi…

    matteofantuzzi

    19 dicembre 2006 at 08:34

  13. Forse che qualcuno ti ha mandato a…?
    Scherzo, auguri di buona guarigione e, ovviamente, “stagionali”.
    Vincenzo

    anonimo

    19 dicembre 2006 at 17:29

  14. un sacco vincenzo, un sacco…

    matteofantuzzi

    20 dicembre 2006 at 19:51

  15. In nome di quell’opera – di cui si è spesso parlato qui e in altri blog – di riscoperta/ricordo/approfondimento di autori “dimenticati”, vi invito a ri-cordare FABIO DOPLICHER:

    http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=598

    Ciao a tutti,

    Luigi N.

    anonimo

    21 dicembre 2006 at 11:19

  16. Si trovano in giro le poesie di Doplicher? C’è qualche editore che le pubblica?
    Liuk

    anonimo

    21 dicembre 2006 at 11:36

  17. Fu una scelta consapevole di Doplicher non pubblicare con grandi case editrici. Ciò ha portato e porta ad una reperibilità più complicata, ma non impossibile.

    Su IBS (www.internetbookshop.it), ad esempio:

    – COMPLEANNO DEL MILLENNIO (Aragno, 2001)

    e

    – ESERICIZI CON LA MIA OMBRA
    (Caramanica, 1995 – si può ordinare anche all’editore direttamente: http://www.caramanicaeditore.it/)

    Consiglio, per chi fosse digiuno dell’autore, in particolar modo il secondo dei due, perché è un’antologia che fa la panoramica sulla produzione 1970-1994.

    In dialetto sono reperibili:

    – EL SBURTO (2003) edito da “la barca di Babele”. Si può ordinare al Circolo Culturale di Meduno: 0427/ 86430;

    – VIAGIAR A CASA MIA (2005) edito da Caramamica.

    Ovviamente molti suoi testi e curatele si trovano nelle biblioteche (forse non in tutte, ma vale la pena tentare).

    Luigi

    anonimo

    21 dicembre 2006 at 12:54

  18. fa bene luigi, e lo ringrazio a parlare di doplicher, è una lettura che consiglio di cuore a tutti. ed è un motivo in più per ringraziare e supportare il circolo culturale di meduno che tante buone cose ha fatto per la poesia del friuli venezia giulia.

    matteofantuzzi

    21 dicembre 2006 at 16:25

  19. Grazie Luigi per la prontezza nella risposta! Presto me lo procurerò…Buone feste e un caro saluto
    Liuk

    anonimo

    21 dicembre 2006 at 18:26

  20. Credo sia lecito, per Natale, l’utilizzo informale del settore commenti; dunque, cari auguri a tutti voi amici di questo blog. Auguri particolari all’attivissimo e buon Matteo, che si riprenda presto in salute!
    E buone letture sotto l’albero!
    Antonio Fiori

    diamine

    22 dicembre 2006 at 06:59

  21. buon Natale Antonio, la mia salute dipende anche dalla volontà delle persone che qui intervengono di parlare di poesia, e di attenersi esclusivamente a questo. (in tal senso vedere il post sotto, e la netta sforbiciata ai commenti che ho appena dato)

    matteofantuzzi

    22 dicembre 2006 at 13:46

  22. Intanto auguri per queste feste! Anche io sono malaticcia (colica renale a tradimento al mio ritorno in Italia)…

    Ho ascoltato l’mp3 su Riccardi: mi sembra interessante tutta la proposta del sito ifiglidienne – una sorta di piccola radio della poesia autogestita.

    Per restare sulla poesia, rifletto da parecchio su una sorta d’autismo terribile che a volte colpisce il mondo poetico delle italiche genti. Sono in linea di massima d’accordo con Matteo quando scrive che “la sfida si vince su carta”, intendendo che prima di tutto è sul materiale che si propone che occorre lavorare. Con poca furberia e molta dura onestà. Tuttavia sulle modalità il discorso è molto più ampio.

    Mi spiego – finché si tratta di leggere libri di poesia e appassionarsi o trovarsi in totale disaccordo tutto bene, quando si arriva a scrivere versi, non credo, esulando dall’esperienza viva ovviamente, che la sola poesia basti come base. Questa semmai fornisce una lingua da depredare – ma ho la convinzione che le cose migliori in poesia si dicano facendo altro – trovando altrove nutrimento. Non vedendosi come il poeta solo con lo schermo o la matita, ma come l’individuo nel mondo. Lo stesso individuo che si riempie di immagini, che va al cinema, che ascolta musica, che guarda libri d’arte, che scatta fotografie, che spesso (nel mio caso spessissimo) preferisce un saggio di antropologia a Eugenio Montale.

    Si tratta di far confluire nella poesia la sete per tutto ciò che si esprime nelle arti, di spiegare i propri versi come Wallace ad esempio spiega la differenza tra il genio assoluto di Lynch e Tarantino.

    Il poeta ha da dire del mondo esattamente quello che il mondo ha da dire a lei/lui.

    A me piacerebbe moltissimo trovare recensioni o articoli che non si chiedono le solite stantie (pur se presenti) influenze poetiche di un autore, ma magari riescono a mettere qualcos’altro prima.

    Avrò fatto la mia solita confusione, ma ecco, per restare nel tema della poesia, come dice Matteo, cosa hanno da dire i poeti sul mondo dell’arte intorno? Sull’ultimo film visto, ad esempio? Lo usano nella loro poesia? è così terribile per un poeta italiano dire che preferisce il graphic novel del Sandman a Dino Campana?

    C’è qualcuno là fuori che concorda? Come nascono i vostri libri, la vostra poesia?

    Francesca

    higgiugiuk

    22 dicembre 2006 at 14:59

  23. aufugiri matt, riprenditi.
    e un ot.
    chiunque si occupi di traduzioni è pregato di contattarmi. è in partenza una rubrica su questo giornale (www.work-out.org) che si occuperà di poesia contemporanea internazionale. chiunque si occupi d traduzioni o conosca poeti stranieri è pregato di contattarmi.

    A

    ansuini

    22 dicembre 2006 at 16:19

  24. Allora mi permetto di ri-postare un commento che mi pareva argomento poesia ed è finito insieme agli altri cancellati:
    “un caro augurio a Matteo del quale ho apprezzato la recensione a Riccardi che mi ha fatto venir voglia di leggere il secondo libro (ho letto solo il primo e testi sparsi)… Riccardi mi piace perché ritrasforma in senso metafisico o Giordanobrunesco, l’eredità degli Strumenti Umani o di certo Pagliarani… Mix tra la Pianura Padana dei Bertolucci o Bellintani e le fabbriche lombarde…
    C’è qualcosa di esoterico o magico o astrale nei suoi lavori che mi attrae…”.

    andrea margiotta

    rondons

    22 dicembre 2006 at 16:22

  25. vi ringrazio dei commenti,

    francesca, l’autismo anche secondo me non aiuta. non m’è mai piaciuto quel senso di puzzetta sotto il naso di un certo modo di fare poesia del tipo “voi non capite nulla di poesia, popolo stolto, mentre noi siamo gli eletti della poesia, esseri superiori”. la poesia è un grande strumento, ma non è l’unico, intanto chi se ne occupa deve fare di tutto per lavorare nel migliore dei modi.

    work out è un gran bel progetto e di respiro internazionale, con l contributo di tante università europee e quindi faccio davvero i migliori auguri.

    andrea non sei il primo che mi parla della dimensione magica ed esoterica in riccardi, che io faccio più fatica a vedere rispetto (appunto, sottoscrivo) la vicinanza a pagliarani, l’epopea di cattabiano, l’epopea operaia e il canto delle fabbriche e di sesto san giovanni, la descrizione dell’italia operaia dalla quale noi per primi discendiamo. e quindi se tu per primo andrea hai voglia di parlare di quell’aspetto ne sono ben felice, soprattutto la dimensione “magica”.

    matteofantuzzi

    23 dicembre 2006 at 08:46

  26. Hai letto il saggio di Dal Bianco di qualche anno fa su Il profitto domestico di Riccardi? Più incentrato sull’aspetto linguistico-filologico (che sono poi le competenze di Dal Bianco) che comunque tenta anche interpretazioni sul piano tematico senza spingersi nel filosofico…
    Sull’aspetto magico-esoterico-alchemico, ricordiamo che Riccardi ha curato un’opera di Giordano Bruno e, se non ricordo male, certi suoi interessi universitari andavano in quel senso… Una volta – per telefono – mi disse d’essere un appassionato di arte e di antiquariato… Un tipo raffinato, insomma…
    Bisognerebbe appurare – e questo forse Davide Brullo sarebbe capace di fare – se Riccardi si sia mai addentrato nei segreti della qabalah – Cabbala ebraica…
    Può darsi che quella componente magico-esoterica, che io intravedo, voglia essere, in realtà, un procedimento allegorico-intellettuale più che mistico…
    Ad ogni modo – io parlo di magico in senso pascoliano, cioè di quell’aspetto magico che era del mondo contadino emiliano-romagnolo…

    rondons

    23 dicembre 2006 at 10:42

  27. Francesca: figurati che a me pare autistico chiedersi “solo” cos’hanno da dire i poeti sul mondo dell’arte… c’è anche la scienza, per esempio (visto che chiedi come nascono le poesie, parte delle mie nascono da lì; una recente sezioncina è proprio televisiva, la trovi su Nazione Indiana).
    Comunque, secondo me sono abbastanza abituali i riferimenti ad altre arti da parte dei poeti, come pure il viceversa.
    Nella critica, a meno di eclettismi a rischio di superficialità, magari diventa difficile che i riferimenti compaiano ben analizzati, se non sono molto espliciti. Secondo me dovrebbe essere il critico cinematografico (per fare un esempio) ad indagare i riferimenti al cinema presenti nella poesia, più che il critico letterario; è questione di dominio. Sfortunatamente i critici cinematografici non leggono poesia 😉 .
    Saluti e auguri,
    Vincenzo

    anonimo

    24 dicembre 2006 at 13:42

  28. ricordo il saggio di dal bianco di qualche tempo fa. immaginavo che avessi parlato di magico in quel senso, ma dato che l’avevi avvicinato al termine esoterico non sapevo se fosse effetivamente così. devo dire che da me sono materie molto lontane, sono più vicino all’arte contemporanea che a quella degli scorsi secoli. però questo tipo di interpretazione esiste, tu citi però Brullo, che secondo me (ovvio, parlavi d’altro) ha fatto un lavoro diametralmente opposto, cioè col suo libro parlando di un medioevo terribile alla fine descrive questo medioevo terribile, insomma il contemporaneo. e quindi vi consiglio di leggere con piacere il suo libro che è uscito nella collana di atelier.

    ancora a tutti Buone Feste !

    matteofantuzzi

    24 dicembre 2006 at 13:47

  29. la “sezioncina” di vincenzo la trovi soprattutto su nuovi argomenti di qualche numero fa. (con tutto il rispetto per N.I.)

    l’importante è capire anche come si tratta l’argomento extra-poetico, ci può essere necessità di realismo scientifico (che definizione orribile !) vincenzo in tal senso ha fatto per lietocolle l’antologia “verso i bit” su poesia e computer dove alcuni hanno davvero utilizzato il linguaggio informatico per creare le proprie poesie. altri (e ci casco anche io) usano i mezzi anche nelle scienze (v. i farmaci soprattutto, nel mio caso) come mezzo per parlare d’altro, cercando di dare un’idea di verosimiglianza piuttosto che di realtà scientifica.

    matteofantuzzi

    24 dicembre 2006 at 13:52

  30. Passo di fretta a fare gli auguri, leggerò senz’altro le poesie.
    Vincenzo e Matteo sono direi molto d’accordo con voi – mi rivolgevo ai poeti, ma è un problema dei critici (appunto) identificare davvero le fonti e le contaminazioni… Sul cinema vero! Ma pensate a quante volte si legge di quello o quell’altro regista (e magari pure con ragione) che è un poeta… Ogni artista ha una sua poetica. Poesia è una delle parole più abusate. E tuttavia anche una delle arti meno frequentate… Ci ritornerò.

    Per ora vi auguro un meraviglioso (e ormai vicinissimo) Natale e se me lo permettete rivolgo pure qui un personale pensiero a Welby, al grande valore umano della vita di cui proprio in questi giorni è stato testimone. Con o senza i manifestini della politica, della chiesa e delle tv.

    Auguri a tutti!

    higgiugiuk

    24 dicembre 2006 at 16:43

  31. Higgiugiuk, affascinante il tuo blog e suggestiva molto la poesia di Eilèan Nì Chuilleanàin…
    I libri di questa poetessa si possono trovare solo in Irlanda?
    ciao

    andrea margiotta

    rondons

    25 dicembre 2006 at 07:25

  32. speriamo di no andrea, l’irlanda non è proprio dietro l’angolo.

    il problema tra poesia e poetica è arci-noto, secondo me ci dobbiamo affidare ai bravi critici che stanno uscendo negli ultimi anni, persone che lavorano con coscienza e portano avanti idee diverse, e quindi ben venga nell’umana differenza dare ancora e sempre un ruolo vitale alla critica, che si parli di critici vicini al mezzo blog come giampiero marano, ad altri da galaverni a piccini, da merlin a cortellessa, a quella che secondo me è una giovane promessa come mimmo cangiano, e avanti così: bisogna avere fiducia nella critica, bisogna farla lavorare, bisogna trovare i mezzi (e questo è un compito che sento a me più affine) per portare alle persone il lavoro della critica fatto con il livello e l’attenzione della critica seria. credo sia un passaggio fondamentale per uscire dal “buio”.

    matteofantuzzi

    25 dicembre 2006 at 23:59

  33. The Girl Who Married the Reindeer
    si può trovare su amazon.com
    Ma esistono delle poesie scelte tradotte in italiano titolo: “Testo di seta. Poesie scelte” editore Trauben…

    rondons

    26 dicembre 2006 at 08:15

  34. Della poetessa irlandese, più che la prima, mi è piaciuta la poesia THE GIRL WHO MARRIED THE REINDEER anche titolo di una sua raccolta… Higgiugiuk ci dice che ella è lettrice di letteratura Medioevale al Trinity College di Dublino… Potrebbe sembrare una poesia new-age… Tuttavia, mi piace la fiducia accordata alla fantasia e all’immaginazione… La fantasia, che è legata al sogno e alla libertà, è stata espulsa dal discorso letterario del dopoguerra in Italia – così come ogni componente mitico- simbolica o fantastica… Come dissi già tempo fa, due personaggi dovettero uscire da Einaudi: uno, per poter pubblicare Nietzsche, fondò l’Adelphi, l’altro, per poter pubblicare Freud, fondò la Bollati-Boringhieri…
    Peccato, se fosse rimasto in Einaudi Cangiano, se non conosce il tedesco, non si sarebbe potuto laureare (su Nietzsche) e forse sarebbe stato un bene :-)))
    Nel mondo anglosassone (ma meglio, nel resto del mondo meno condizionato dalla politica) c’è stata libertà maggiore… Persino in Urss o Est, paradossalmente, tanto gente come Brodsky o Milosz migravano e poi scrivevano come gli pareva…
    Il realismo socialista (e derivati) ha fatto parecchi danni nell’arte: censurando o silenziando altre esperienze di tipo diverso… Ecco perché io prendo molto con beneficio di dubbio gran parte del discorso sviluppatosi dal ’45 in poi, in ItALIA, perché mi pare inficiato ab origine… Così scorazzo liberamente, nei vari secoli della letteratura italiana, cercando le zone che mi interessino di più e seguendo il magistero di Eliot e Pound che parlavano di metodo mitico e di contemporaneità dei tempi (e infatti nella Terra desolata – che un Montale gelosetto diceva “cucita con lo spago” – trovi di tutto…)…
    Io non sarò mai né engagé né alla moda…(semmai trendy…)
    Il discorso cui accenni, poesia poetica e critica, è per me particolarmente doloroso: certo, tu sei un ragazzo abbastanza pragmatico e concreto e guardi un po’ in giro vedendo quel che se può fare… Io penso che la trasmissione della cultura sia inficiata ab origine da una serie di fattori:
    1) preminenza del Logos sul Mythos, dunque trasmissione del sapere in forme e modalità proprie al Razionalismo e preminenza dell’Analisi.
    2) Scollamento tra Discorso ed Esperienza: chiacchiera e distintivo contro esperienza artigianale che si fa passo dopo passo… Nella cultura orientale è diverso: basti pensare allo Zen o ai Samurai o alle arti marziali…
    3) Cooptazione politica dei dottorandi e professori universitari (certo, con molte buone eccezioni)
    4) Condizionamento politico nelle proposte culturali e gestione in termini clientelari…
    5) Scambio di favori e convenienze varie…
    E tantissime altre cose…
    A questo aggiungi un certo usum dei critici che aprono di preferenza gli armadi del personaggio noto in modo da brillare di luce riflessa sotto i riflettori …
    Umana vanità, cose che capitano…
    O altri che, scrivendo poesie in proprio, entrano in una specie di conflitto d’interessi e di scambio…(dove viene penalizzato il poeta che di recensioni, per disinteresse o per mancanza di tempo, non ne scriva…)… Sarei per la separazione delle carriere…
    Dunque, in questo deserto, si può sperare solo nella buona volontà o nell’impegno di alcuni…
    Escludendo grandi critici come Pietro Citati (che mi scrisse, e sono tra i pochi poeti “giovani”, visto che in genere lui non risponde, privatamente, tre righe di aperto apprezzamento ma che ovviamente mi farà sudare per due cartelle su Repubblica; mi sarebbe piaciuto andarlo a cercare dopo quella risposta, chissà forse adesso stando a Roma, mi capiterà?…) o altri grandi come Magris, insomma fissando lo sguardo sui più giovani e dentro al dibattito militante della poesia, io apprezzo particolarmente un critico come Paolo Lagazzi da Parma anche per le sue conoscenze di storia dell’arte e per i suoi richiami alla cultura d’Oriente… Un critico sicuramente originale…
    Poi mi sorprendono spesso altri come Guido Mazzoni…
    Dei giovani mi pare molto profondo e acuto Matteo Veronesi…
    Cortellessa bravo ma faziosissimo e troppo, troppo di parte… Galaverni bravo, amico ma un po’ pigro con i giovani (è una sua scelta…) …
    Gibellini aveva una grande capacità caproniano-artigianale di testare la bontà della stoffa poetica: non so se scrive ancora di critica, si è molto appartato…
    Io poi in genere leggo grandi classici della critica e anche Steiner o Bloom, dai quali posso trarre ricchezza di pensiero oltre la contingenza di una recensione …
    Gente che va un po’ più in là del considerarti solo perché hai sostituito l’io lirico con la terza persona (come mi è capitato in una poesia, infatti molto apprezzata dal tipo di critici di grana grossa e un po’ superficiali)…

    andrea margiotta

    rondons

    26 dicembre 2006 at 11:23

  35. Tra me e Cangiano c’è la stessa differenza d’anni che sussiste tra me e Bertoni: 1955 ALBERTO 1968 IO 1981 MIMMO…
    La cosa grave è che Mimmo sia però il più vecchio di tutti noi per cinismo, disincanto e per categorie critiche e di pensiero…
    Simpatiche invece le sue poesie, che mi ricordano Bologna, la mia precedente città…
    Simpatiche anche quando citano – grande autore in epigrafe – Nanni Moretti… ed è già tutto un programma… Ci manca solo il girotondo… :-))
    Pensavo che fosse solo un critico ma poi la mia furbizia smaliziata mi diceva : vedrai che scrive poesie anche lui e forse aspira a diventare un poeta del circolo Einaudi… Il circolo dei poeti estinti…

    andrea margiotta

    rondons

    26 dicembre 2006 at 11:40

  36. ricordo che raboni, che non era (ma proprio per niente) uno sprovveduto come critico e che ha delineato molto di quella che sarebbe stata la colonna vertrebrale del secodo ‘900 e di questi primi anni del nuovo millennio, poeta è stato eccome.
    non vorrei che passasse l’idea che il critico è un secondo lavoro per farsi grandi in poesia. oggi il confine tra poesia e critica è spesso esile, giuso galaverni e cortellessa sono “solo critici”, per il resto anche quelli che citi tu, da veronesi a gibellini ecc. sono tutti anche poeti, e poeti interessanti.
    cangiano come altri ragazzi può fare bene, e quindi facciamoli lavorare (senza tirare fuori le malizie… andrea…)

    di parma oltre a lagazzi c’è un altro ottimo critico come stefano lecchini. i due sono stati anche autori di una ottima antologia negli anni ’90 che già qui ho citato qualche tempo fa e che ha fatto ad esempio un ottimo lavoro di analisi su bacchini.

    matteofantuzzi

    26 dicembre 2006 at 11:48

  37. Be’, si potrebbero citare anche Solmi o Montale o Luzi o Zanzotto, Pasolini, Fortini o addirittura Eliot… Lungi da me lo sminuire l’apporto di critica dei poeti…
    O il lavoro poetico di grandi critici…
    Ma non si possono confrontare le due epoche: fino agli anni ’70, c’era un dibattito forte e, ancor prima della 2 guerra, una tempra e tenuta morale diversa in tutti i campi, dal giornalismo alla tv al cinema…
    Raboni critico mi piace molto e sono spessimo d’accordo con lui (nel suo amore per Luzi e Testori, nel suo discorso su Pasolini)…
    Il poeta lo conosco soprattutto come traduttore di Baudelaire…
    Tra le due scuole di pensiero – Raboni grande poeta – e Raboni non un granché (tra questi anche Vittorio Sgarbi che gli preferiva addirittura la compagna Valduga), io mi sento di stare un po’ nel mezzo…
    Va attraversato ma senza rimanerne impigliati troppo… Con moderazione…
    Io ho avuto il suo “Barlumi di storia” sul comodino…
    I versi anti-berlusconiani, no…
    Sono un grande ottimista e sarei il primo a gioire di un dibattito critico forte e serio intorno alla poesia, non edulcorato né ambiguo…
    Al nostro tavolo da poker, i bari non erano ben accetti… 😉

    andrea margiotta

    rondons

    26 dicembre 2006 at 13:48

  38. Il discorso sulla tempra morale diversa dei nostri nonni copre ovviamente un arco di tempo molto lungo che può andare da inizio novecento agli anni ’70 (dunque anche per la tv, visto che in Italia essa comincia negli anni ’50) …
    Io ho avvertito una certa mutazione nelle relazioni e nei vari campi, a partire dagli anni ’80, anche se ero troppo piccolo…
    In seguito poi ho cominciato a vedere strani libri del tipo “come farsi amici gli altri” e similia – insomma tutte quelle tecniche di management che hanno immesso molta più falsità e inutile complicazione nelle relazioni umane… In nome dell’ottimizzazione produttiva…
    E da lì, l’infezione si è diffusa diventando mentalità… economizzando, mercificando e strumentalizzando i rapporti…
    Nonostante l’uomo sia sempre uguale, si trova addosso un modus vivendi e pensandi differente…
    Voglio la purezza innocente contadina (intesa come stupore mica come condotta irreprensibile, ché i contadini mica son tanto buoni…)… penso ne guadagni anche la poesia…

    andrea margiotta

    rondons

    26 dicembre 2006 at 14:33

  39. gli anni ’80 sono stati (dopo le ahimé colpevoli avanguardie, e dopo castelporziano, dopo insomma gli anni ’70 che tanto hanno dato ma tanto hanno anche tolto) l’inizio di un nuovo modo di intendere la poesia, quello dei territori inestricabili, degli steccati e dei muri di gomma. se da una parte ci sono stati autori ottimi che in quegli anni si sono fatti le ossa (la famosa generazione indicata da raboni) dall’altra parte questo erigere muri ha permesso un’ipertrofia della poesia da parte del pubblico della poesia con il risultato di un’ipertrofia delle pubblicazioni e di case editrici a dir poco discutibili (che hanno messo in ombra anche quelle che lavorano bene). questo panorama oggi grazie a nuove generazioni (notare il plurale) e al non piccolo passaggio dell’introduzione dei nuovi media (dal computer al satellite) ci dà la possibilità di cambiare le cose e di ritornare a un management old style ai limiti della preistoria. so che questo a certuni che hanno fatto la loro fortuna sulle lobby potrà sembrare terribile, ma prima di pensare al futuro ribadisco si deve fare una grande operazione sul passato, tirando fuori dal baratro del dimenticatoio nomi fondamentali del ‘900, fondamentali anche per chi dal ‘900 è emerso, i cosiddetti minori che minori non sono, ma forse non hanno avuto (per modo d’essere o casualità della vita) fanfare al loro servizio, faccio notare che stiamo cominciando a perdere notizia anche di poeti come dario bellezza, senza andare troppo in là negli anni… e se così fosse saremmo alla follia, quindi bene parlare di noi qui e oggi, ma non dimentichiamoci che siamo qui grazie a tanti altri che hanno fatto la poesia, e soprattutto il ‘900 da cui non possiamo prescindere.

    matteofantuzzi

    27 dicembre 2006 at 08:55

  40. non ci riesci a star chiuso, neh? Ti faccio tanti auguri, uomo in movimento!

    molesini

    27 dicembre 2006 at 16:47

  41. diciamo silvia che non posto, in realtà complice la pausa natalizia sto pensando alla poesia forse più che il resto dell’anno, imbastendo i progetti del 2007, ecc. ecc. ecc. così quando ricomincia la rumba almeno mi sarò portato un poco avanti…

    matteofantuzzi

    27 dicembre 2006 at 20:21

  42. due notizie: la prima è che dal 25 al 27 gennaio a monfalcone si terrà l’absolute slam. per tutte le informazioni, chi partecipa ecc. andate su http://www.absolutepoetry.org

    la seconda è che è uscito l’almanacco dello specchio 2006 e mi piace ricordare che: sono presenti tra gli altri testi inediti di pier luigi bacchini e maurizio brusa, inseriti anche nel mio “la linea del sillaro” edito da campanotto, c’è inoltre maria grazia calandrone, di cui ho parlato nell’almanacco edito da castelvecchi dello scorso anno, ma anche nella sezione “diario critico del 2005” guido mazzoni (già ospite quest’anno di UP) parla della calandrone, così come biancamaria frabotta parla di milo de angelis, libro altrettanto di cui parlo nell’almanacco castelvecchi con lo stesso incipit (cioè “è un libro magnifico”). mary barbara tolusso invece parla di matteo zattoni, compreso anch’egli tra i poeti de “la linea del sillaro” e infine mazzoni parla di italo testa da me recensito in atelier… insomma, dai… ogni tanto ci piglio… infine altro ospite di UP è stato massimo dagnino che cura un lavoro sull’opera poetica di thomas cole. direi di avere detto tutto.

    matteofantuzzi

    28 dicembre 2006 at 10:10

  43. qualche altra notizia di questi giorni, all’interno del progetto Enne (link a sn) potete leggere la mia recensione al libro di Fabiano Alborghetti da poco uscito per Lietocolle “l’opposta riva” oltre alla poesia in albenese e in italiano di anila resuli che vi consiglio caldamente.

    il 18.01 a vicenza per la rassegna poeti allo specchio saranno ospiti fabio franzin e paolo campoccia, ore 21. sala convegni coop. sociale Insieme, via della scola 255

    matteofantuzzi

    1 gennaio 2007 at 16:36

  44. grazie di cuore Matteo (e bella voce!)

    Mi permetto un semi OT….(semi perchè c’entra con il mio libro ma non è riferito a quanto sopra)

    su TRICKSTER
    rivista del master di studi interculturali
    Università di Padova

    è on-line il nr. 2

    con un lungo intervento di Fabiano Alborghetti
    “fare poesia tra i clandestini”
    click here: http://www.trickster.lettere.unipd.it/numero/rubriche/lingue/alborghetti_poesia/alborghetti_poesia.html

    dove viene spiegata la genesi linguistica de L’opposta riva

    “ Lo scrivere altro e con un’altra lingua, aveva modificato il peso dell’appartenenza, dell’identità mia e dei Clandestini, tutto era trasformato, tutto era divenuto difficile. Soprattutto, non sapevo da che parte iniziare per restituire quel vissuto con l’aderenza richiesta e il giusto distacco. Che lingua adottare? Che lingua era ancora spossibile se la mia stessa lingua avevo traslato, se la loro lingua, il loro parlare era l’antipoetico per eccellenza? “

    anonimo

    3 gennaio 2007 at 13:03


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