UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Chiuso per Ferie.
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UniversoPoesia torna il 13 Gennaio 2007, a tutti voi auguri di buone feste.
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Alcuni consigli di lettura.
 
Martedì sono a Modena per una lettura alla quale vi invito. Giovedì sera invece a Imola ritroverò gli studenti del Corso di Poesia Italiana Contemporanea, di certo mi chiederanno qualche consiglio su cosa leggere: voglio per questo andare oltre ai soliti nomi, so che i corsisti leggono UP e consigliando a loro magari questi libri troveranno altri lettori. Arrigo Colombo ha fatto uscire Le Canzoni (ed. Campanotto – Udine) poemetti composti da strutture libere dove il verso si compone come in una partitura, con tanto di motivi e suoni cardine. È un esempio interessante di ricerca sul linguaggio, una ricerca che porta da tutt’altra parte Daniele Mencarelli in Guardia Alta (ed. La Vita Felice – Milano) con una metrica rigorosa ma nel contempo un verso vivo, mai sterile, un’interessante variazione su temi molti cari a questi ultimi decenni (pensiamo a Cucchi o De Angelis, pensiamo a Raboni), i piccoli luoghi, le situazioni minime, familiari. Mi ha colpito per temi opposti e la a me sempre cara arma dell’ironia l’opera prima di Raimondo Iemma, Ultime Questioni Aperte (Edizioni della Meridiana – Firenze) che con uno sguardo molto lucido analizza il contemporaneo, guardando soprattutto i piccoli eventi, ma rendendoli una casistica di un affresco ben più grande. Aldo Roda con Suoni Mercuriali (ed. Gazebo – Firenze) fa vedere un verso asciutto, curato, misurato, lieve che non può non essere consigliato come lettura. E altrettanto faccio con i felici passaggi di prosa poetica nei poemetti di Giusi Maria Reale dal titolo (appunto) Poemetti d’Oriente e d’Occidente (ed. Joker – Alessandria), l’autrice in questo intraprende una ricerca attraverso i secoli del senso del sacro, per arrivare ancora una volta al qui e all’oggi. Spero di avere fatto cosa gradita. Buona lettura. State bene.

Written by matteofantuzzi

16 dicembre 2006 at 12:40

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Fra senso e sensi Suggerimenti teorico-pratici per la lettura di poesia ad alta voce di Rosaria Lo Russo.
L’unico modo onesto che io conosca per tenere un corso di scrittura creativa che abbia per oggetto la poesia consiste nel far leggere i testi ai partecipanti al laboratorio, testi propri o altrui non fa alcuna differenza, e lasciare invece che il momento della scrittura rimanga slegato – anche se non indipendente – dal contesto laboratoriale, comunque leopardianamente solitario. Soltanto i grandissimi poeti e/o gli abilissimi versificatori sono in grado di scrivere poesia all’impronta o su commissione o anche solo lì per lì, ma spesso è un gioco, che implicherà ripensamenti e labor limae. In effetti improvvisare un sonetto è facile: in un paio d’ore chiunque si iscriva ad un seminario di poesia si suppone possa farlo (ma c’è poco da illudersi: troppi pensano ancora che fare un seminario di poesia sia la stessa cosa che fare terapia di gruppo. Ma tant’é: e in questi casi l’onesto pedagogo deve scoraggiare l’aspirante poeta e indirizzarlo ad un bravo psicoterapeuta, anche se i confini sono labili, fra poesia e psicopatologia, e vedremo come fronteggiare anche questa catastrofe d’origine romantica). Allora, dobbiamo evitare l’insegnamento passivo della metrica: per imparare questa va benissimo qualche raro corsetto universitario, o un buon manuale. Oltretutto l’insegnamento della metrica come punto di partenza non è accettato psicologicamente dai molti che si ostinano a credere che la poesia abbia a che fare essenzialmente con lo stato d’animo dello scrivente: anzi con due stati d’animo: la gioia o la disperazione. Tutto il resto, specialmente se possiede una forma (la terrorizzante metrica), come cantava quello, tutto il resto è noia.
Ciò premesso affermo che la ragione etico-estetica per cui tengo laboratori di poesia è la speranza di svuotare nella psiche di taluni il comune senso del poetico, sostituendo nella mente potenzialmente poetante dei miei allievi – che dopo i primi cinque minuti non mi abbiano già preso a uggia – il comune senso del poetico con il senso del poetico, operazione maieutica che non ha a che fare con il giudizio estetico ma con la prassi artigianale. Antropologicamente la vocazione e l’ispirazione poetica esistono, ma non sono fenomeni celesti, ineffabili ed imperscrutabili, sono modalità analizzabili in quanto pertengono alla mente umana, e la mente è fatta di carne. Il fatto poetico (poièin in greco significa "fare", cioè per noi ‘un fare con le parole, un fare di parole’) è un accadimento, se grandioso possiamo pure dire un evento, che coinvolge l’insieme corpo-mente dell’autore. Poesia significa fare attraverso le parole. Pensiero, sensi, memoria, attualità e storia: chi scrive una poesia fa con il linguaggio, opera con lo strumento più primordiale dell’uomo, se il linguaggio, nella sua quintessenza è voce: ma la voce che ci distingue in quanto esseri umani. La voce articolata in canto. Ma senza la musica. Una voce che è già di per sé musica, non perché ce lo dice lo spirito, ma perché lo sente l’orecchio. Il senso ultimo di ogni atto poetico è il suo ritmo.
La voce può anche essere interiore, come quella dei mistici, ma è pur sempre voce, non pensiero. Parole in libertà? Non esiste libertà in poesia. I versi non sono mai liberi. Libero e soddisfatto del suo fare sarà il poeta che comprende che nel suo "legato" sta la sua libertà: di pienamente esprimersi, ed universalemente, mediante la riconoscibilità universale del ritmo fonico.
E adesso, con i miei dieci lettori superstiti, vediamo come si può fare ad intendersela con la poesia (che deve cessare di essere per pochi eletti, eufemismo che sta per ‘incomprensibile’: la poesia, se è incomprensibile, vuol dire che non vuol dire nulla, la qual cosa può anche avere senso, ma solo se il sedicente poeta ha coscienza di non aver voluto dire nulla, non di essere un poeta ‘ermetico’: ché l’Ermetismo, parola-definizione, nemmeno troppo felice, di un noto critico per una ristretta cerchia di poeti italiani che furono operativi dagli anni Quaranta circa del secondo Novecento, in Italia è tenacemente assurto a categoria dello spirito). (…)
Da AA.VV., Leggere e scrivere in tutti i sensi, a cura di Sandra Landi, Firenze, Morgana Edizioni, 2003.

Written by matteofantuzzi

9 dicembre 2006 at 17:07

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Giovedì 7 Dicembre ore 21.00 a Castel San Pietro Terme la presentazione ufficiale di “La linea del Sillaro”, Editore Campanotto.  "Degustare Locale" si chiude, la voglia di raccontare la poesia no.

Come già anticipato nelle scorse settimane è uscito, ed è in libreria, il libro che chiude il festival "Degustare Locale". Non ha ri-sottolineo volontà antologica ma di dare un’idea dell’ampio numero di esperienze della poesia emiliano-romagnola a quante più persone avranno voglia di avvicinarsi alla poesia contemporanea. E’ curato da me (quindi tutte le colpe sono le mie), mia è la postfazione, l’introduzione è di Salvatore Ritrovato, contiene poesie di (in rigoroso ordine alfabetico, e senza alcuna nota bibliografica, solo quella anagrafica, questo anche per una volontà di non avere "figli e figliastri") Pierluigi Bacchini, Giuseppe Bellosi, Maurizio Brusa, Caterina Camporesi, Gianfranco Fabbri, Gianfranco Lauretano, Fabrizio Lombardo, Stefano Massari, Giovanni Nadiani, Maria Pia Quintavalla, Emilio Rentocchini, Antonio Riccardi, Francesca Serragnoli, Giancarlo Sissa, Annalisa Teodorani, Maria Luisa Vezzali, Matteo Zattoni. Editore Campanotto, 11 euro.

Spero sarete in tanti, l’appuntamento è Giovedì 7 Dicembre alle ore 21.00 presso la Biblioteca Comunale di Castel San Pietro Terme (Bo), Via Marconi 29. Assieme a me ci saranno le istituzioni locali e diversi poeti inseriti nella pubblicazione.

Per informazioni: Ufficio Cultura 051 6954124, Ufficio IAT 0516942090, Biblioteca di Castel San Pietro Terme 051 940064 oppure e-mail: proloco@castelsanpietroterme.it

Written by matteofantuzzi

2 dicembre 2006 at 22:20

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