UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Davide Brullo, Annali, Borgomanero (No), Atelier 2004
 
<< […] oggi queste mura su cui sono incisi i nomi dei morti sono i nostri annali / perché tutto questo sforzo per segnare la memoria ? […] >> (p.28). Di cosa parla Davide Brullo mentre ci descrive questo Medio Evo scuro, violento e disperato ? O meglio: Brullo ci parla proprio di questo ? Ci racconta una storia, magari di fantasia ? Perché leggendolo questo mondo in breve tempo diventa terribilmente nostro, terribilmente vicino a quello che noi viviamo quotidianamente, che ci aspetta varcata la porta di casa. C’è in questo libro tutta quella lotta, quella violenza e soprattutto quella guerra (e non uso a caso quello che è anche il titolo del libro di Franco Buffoni da poco nella collana Lo Specchio della Mondadori) che rende questa pubblicazione un impietoso affresco urbano, dove ad esempio gli slavi sono demoni che << […] s’accampano per le strade succhiando pigne di metallo / quelli stessi che assediarono le nostre mura quelle facce / strumenti delle tenebre scavalcano le rocce innalzate dai nostri genitori […] >> (p.13) e tante altre figure appaiono come accade girando i quartieri di una moderna metropoli. E come in una moderna metropoli toccata da una guerra è viva quella sensazione di panico, di paura, d’ansia, d’esigenza di trovare punti fermi, di trovare in qualche modo un controllo delle situazioni createsi: c’è (ed è la caratteristica principale della prima parte del libro) la volontà di combattere questo disordine di un popolo senza certezze, disorientato dagli eventi attraverso un ordine violento e dittatoriale, di combattere la paura con nuova paura, e assoggettare tramite essa. È una descrizione quella che fa Brullo di un certo modo di intendere la politica che sorprende per l’efficacia, perché crudo, diretto, senza filtri << […] “se un popolo non è ordinato è perché il suo comandante segue vie inferiori e se le leggi non sono chiare vuol dire che il comandante fa crescere il disordine” disse uno noi annuimmo / il Potatore da questa parte dell’emisfero schioccava la falce facendo saltare i rami delle siepi come scintille da un fuoco […] >> (p.14). Al centro (anche fisicamente) del libro sta il quinto capitolo “Cronache”, macro-sezione di una ventina di pagine: qui il ritratto della guerra si fa più ampio, totale, inizia e si conclude, ma si fa anche più evidente il riferimento all’attualità del libro di Brullo col termine “oggi” ripetuto come una litania ad imporre il ritmo del verso ed una modalità narrativa che se da un lato come già in precedenza riprende una certa letteratura che vuole descrivere il medioevo, dall’altra contiene un approccio molto vicino a quello che è il racconto degli eventi bellici nell’Antico Testamento. Se possibile però questo approccio del narrato nella propria totalità si fa ancora più crudo, ancora più diretto e al tempo stesso più efficace, va detto che Brullo giocando su questo equilibrio di codici e rimandi riesce al tempo stesso a non rendere la cronaca né pietosa né compiaciuta e in qualche modo nemmeno “pesante”, bensì essenziale allo svolgersi della vicenda << […] le vedove sono la memoria / i loro uomini torneranno a loro in forma di morti / annusandole senza più riconoscerle / <<analisi rigore studio di sé studio del nemico essere spietati richiede accortezza>> dicevano furono spazzati via uno per uno / solo le braccia che ancora possedevano la forza dei rami erano orientate nella caduta verso l’alto / da dietro uscivano i cani a perquisire i corpi abbattuti / che i morti vi perseguitino fino alla morte / gli uomini della provincia dovettero essere contati una seconda volta // […] >> (pp.33-34). La conclusione del libro è affidata agli ultimi quattro testi, dove la guerra va concludendosi, si contano i morti e si ragiona sulla morte ma soprattutto emerge il segno salvifico della speranza in un’ottica che rimanda al senso religioso della nuova nascita e della venuta di un salvatore. Brullo sceglie la luce per emergere dal buio della guerra e della disperazione, ma anche di un’esistenza condotta nel terrore e mediata attraverso nuovo terrore, ed è la nota che evolve anche il libro e fa comprendere quelle che sono state le prime cinquanta pagine dell’opera nel loro crudo narrato. È un libro degno di attenzione considerando la giovane età dell’autore (1979) perché prima di tutto fa vedere un segno personale e riconoscibile ma soprattutto dà l’idea della volontà di non accodarsi ai canoni oggi esistenti e magari più considerati. Brullo ha scelto una politica poetica con pochi compromessi, e lo si vede anche nel tipo di verso utilizzato, non tanto prosastico come una prima lettura potrebbe suggerire, piuttosto ancora una volta affine ad esempio ai Salmi, o al Cantico dei Cantici che l’autore studioso di ebraico antico dimostra di frequentare e maneggiare con sapienza. In attesa di nuove prove che confermino quanto di buono (e insisto, di riconoscibile, cosa assolutamente mai scontata per le nuove generazioni poetiche) ha dimostrato con questa pubblicazione, Brullo ha sottolineato quanto la mediazione della realtà odierna attraverso soluzioni stilistiche e di racconto differenti da una proposta “iper-realista” possa creare un dipinto ancora più efficace e addirittura più vero di quello che ogni giorno accade e ci accade creando un bel precedente per la poesia contemporanea.
 
Da Atelier n. 43
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Written by matteofantuzzi

12 novembre 2006 a 18:11

Pubblicato su Uncategorized

25 Risposte

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  1. questa recensione (a mia firma) è apparsa nell’ultimo numero di atelier, credo sia importante, e così mi viene chiesto e molto, anche privatamente, di ragionare innanzitutto sulla poesia in senso stretto.
    detto questo riportiamo tutte le questioni già proposte nel precedente post, i quesiti sollevati sull’effetuazione dei reading e anche quelli sui nuovi mezzi. per chi vorrà discuterne qui la porta è aperta (nel rispetto reciproco)

    matteofantuzzi

    12 novembre 2006 at 18:15

  2. inoltre per la questione internet e poesia vi segnalo che è ora disponibilie con un proprio indirizzo il poEcast di vincenzo della mea, http://www.poecast.it
    inoltre su http://www.figlidienneenne.tk/ è nato il portale di audiocultura N che prevede una sezione dedicata alla poesia.

    matteofantuzzi

    12 novembre 2006 at 18:32

  3. Lo riporto qui perché mi ero sbagliato e l’avevo inserito sotto.

    Non seguo molto i blog se non quando un qualcuno mi segnala cose interessanti in quelli dedicati alla poesia, e a volte succede di leggerele, ma penso che chi ha così tanto tempo da dedicare a questo strumento abbia ben poco da fare nella vita perché vedo sempre che siete gli stessi a roteare in questo o quello, poi sempre pronti a reclamizzare il vostro o a dirvi addosso, in merito o in demerito. Penso che tutto questo sia, alla luce dei fatti, un po’ melanconico se non triste e non invogli chi non scrive come me a leggere chi afferma di scrivere come voi. Forse in questo senso il blog non è molto produttivo sia per voi che per noi, all’infuori che voi non vogliate sempre rimanere fra di voi, e può essere un’ipotesi nonostante pare stiate facendo di tutto per uscire o incidere nel reale. Non è così che nel reale s’incide, ma vivendo il reale e quella che è la realtà dei fatti, cioè che a noi lettori non interessa molto quello che è una critica così di settore come a volte succede, come quello che fate dopo cena. Ho letto qui che il blog non dovrebbe essere autoreferenziale quando gestito da un unico scrittore perché diventa diario, ma anche quendo è un blog di gruppo o che raccoglie sempre i pareri di quei 10 diventa autoreferenziale, a mio avviso. io credo che un blog sia sempre autoreferenziale e che la differenza tra un blog che funziona e quello che non funziona e annoia dipenda molto di chi lo gestisce e dal come affronta certe cose. Quindi non dovrebbere essere lo strumento sotto analisi, ma chi usa questo strumento. Cioè ancora una volta il poeta o lo scrittore che lo porta avanti. Se il blog è noioso e in esso si ripetono le stesse cose che in altri si possono leggere oppure se lo si usa per autocelebrarsi non funziona, se invece ne esce che chi lo gestisce affascina anche se è un pazzo allora ben venga. E’ come dei libri che leggiamo oppure degli eventi a cui assistiamo. E’ come di un bar o di un pub, si sceglie quello in cui il gestore fa apparire ciò che beviamo o mangiamo diverso dai restanti, perché poi il bere e il mangiare, in genere, è ormai uguale un po’ ovunque. E’ il condimento di vita che ci si mette dentro che muta il sapore della minestra. Non so se mi sono spiegato, ma mi pareva giusto dirvelo da chi è solo spettatore. Buon lavoro.
    Carlo Menghi

    anonimo

    13 novembre 2006 at 01:35

  4. quello della autodeterminazione carlo è un problema irrinunciabile della questione blog, rispondo in questo senso anche a un passaggio di alessandro ansuini (che invito a leggere nel blog di orgiazzi): credo che non debba mai passare, celata o meno, un’equazione che indichi il proporre qualcosa (sia esso un reading, un festival, una rivista ecc.) come un modo per uscire dalla polvere e dalle tenebre (queste operazioni sono state parecchio in voga in molti decenni del ‘900 purtroppo) quanto piuttosto ribadisco una realtà di dialogo e di conoscenza, di aggiornamento e di apprendimento. solo se riusciremo ad uscire dal nostro giardino poetico potremo essere buoni fruitori di poesia e in seconda istanza (per chi scrive) potremo ricevere benefici, ma se no è il solito jerking off a cui faceva riferimento wu ming 1 oramai un anno fa. e un anno è tanto a questi ritmi…

    matteofantuzzi

    13 novembre 2006 at 17:51

  5. Non ho ben capito a che passaggio ti riferisci matteo, ma, dopo aver letto anche il post di carlo menghi, che condivido in pieno, posso dire quello che è il mio utilizzo del blog: non ho tempo, pazienza e forse nemmeno la capacità di gestire conversazioni o dibattiti in internet, quindi questa parte la lascio a chi di competenza, e tendo a partecipare a blog aggregatori che trovo interessanti, soprattutto quando sono volti al reale (per reale intendo creazione e cura di eventi) , come questo, per esempio. Il mio blog, muovendomi contemporaneamente fra editrice clandestina, organizzazione di serate, fotografia, poesia, partecipazione a serate, preferisco usarlo come punto fisso dove le persone che vogliono trovarmi possano avere aggiornamenti sulle cose che faccio, e stop. Infatti interagisco pochissimo sul mio blog. Questa d’altronde è una scelta ben precisa data dalla connatazione che io voglio dare al mio blog, che mi funge da sito internet in sostanza.
    Tutto questo perché ritengo si il blog utile ai contatti, nel dare e far circolare le informazioni in maniera veloce, ma reputo sempre fondamentale l’interazione vis a vis fra persone, la creazione di reti non solo virtuali ma fatte di carne, particolare questo che secondo me non dovrebbe mai sfuggirci, ma essere il nodo cruciale. Quindi ribadendo, internet come mezzo, ma che sfoci in relazioni, eventi, serate, scazzotate, “vere”.

    A

    A

    ansuini

    14 novembre 2006 at 00:14

  6. Da quel che Matteo ci dice del giovane Brullo e della sua poesia, mi pare di poter giungere a questa considerazione: lo sguardo della poesia sulla società degli uomini (spesso così inumana!) è insopprimibile e salutare; se poi a farlo è un giovane promettente e colto come Davide Brullo fa anche ben sperare per il futuro…
    Antonio Fiori

    anonimo

    14 novembre 2006 at 10:26

  7. d’altrocanto poesia contemporanea
    III edizione – ottobre|novembre 2006 Sala Morellini Teatro Bonci Cesena sabato 18 novembre ore 17:30 conversazione con Giancarlo Pontiggia e presentazione del libro Bosco del tempo, Guanda 2005

    *

    POESIAPRESENTE, stagione poetica di incontri e studi 2006/2007
    Per un anno la poesia nel cuore di Monza
    Primo ciclo: LA LINGUA DEL POETA
    mercoledì 15 novembre ore 21, poesia in milanese
    FRANCO LOI, CLAUDIO RECALCATI, EDOARDO ZUCCATO
    mercoledì 22 novembre ore 21, poesia in lingue del sud
    SEBASTIANO AGLIECO, ANNAMARIA DE PIETRO, ALFREDO PANETTA
    Al Caff̬ letterario Binario 7 РVia Turati 6 (Piazza Castello) MONZA

    *

    giovedì 23 novembre ore 21.00 “poeti allo specchio”
    fabiano alborghetti e stefano guglielmin
    sala convegni coop. sociale insieme via della scola 255 vicenza

    *

    LIBERARE LA VOCE
    spazi liberi per la poesia
    23 novembre ore 21.30 lettura libera e libero confronto di poesia con Stefano Massari
    14 dicembre ore 21.30 incontro conclusivo
    CIRCOLO MARGOT – via del Pratello 43/b Bologna

    *

    Ritratti di Poesia
    a cura di Vincenzo Mascolo
    Corrado Calabrò Ennio Cavalli Luciano Erba Guido Oldani Elio Pecora Davide Rondoni Maria Luisa Spaziani
    interventi critici Amedeo Anelli e Dante Maffia
    Sala delle Conferenze Via del Corso, 320 – Roma Ore 18.00
    Venerdì 1 dicembre 2006 Organizzazione e p.r. INVENTAEVENTI
    Ingresso libero fino ad esaurimento posti Prenotazione obbligatoria Contatti 06 35293432 . 338 6812902 carlacaiafa@inventaeventi.com

    matteofantuzzi

    14 novembre 2006 at 12:33

  8. era un passaggio nel precedente post che volevo ri-sottolineare per non creare “falsi miti” alessandro. credo sia importante usare il blog, ma non sfruttarlo a propri fini

    antonio ti ringrazio per essere tornato sul libro: credo sia importante descrivere quello che ci sta attorno, la modalià usata da davide è interessante perchè diviene ancora più spietata che lo sbattere in faccia la realtà nuda e cruda, a mio avviso. crea un filtro per divenire ancora più spietato e più concreto.

    matteofantuzzi

    14 novembre 2006 at 12:36

  9. il creare falsi miti matteo è una percezione distorta di quella che è la realtà. il blog è un mezzo di diffusione, e fra “aggregatori” o “informativi” c’è solo un differente uso. Mi viene da pensare che se uno crea un blog aggregatore può farlo perché vuole mettersi in mostra lui personalmente. Percezione distorta. Se uno usa il suo blog per fini personali, e non vedo cosa ci sia di male, gli viene detto che vuole mettersi in mostra. Ma che discorso è? Qualsiasi cosa fai, se qualcuno vuole disotorcere la realtà e strumentalizzarla, può avere quest’accezione. Fortunatamente alla fine parlano i fatti.

    A

    anonimo

    14 novembre 2006 at 16:40

  10. concordo perfettamente alessandro, chiunque proponga comunicazione di qualcosa pone inevitabilmente anche sé come veicolo del prodotto, il più è appunto farlo in maniera da non ostacolare con la propria presenza quello che vuole raccontare. e questa è una piccola – grande regola che non dobbiamo dimenticare mai. noi per primi siamo (mi si permetta) fruitori del nostro comune lavoro…
    ps. non vorrei pensassi che fosse una questione nei tuoi confronti, ho usato un tuo passaggio per ribadire 1 argomento a me caro.

    matteofantuzzi

    14 novembre 2006 at 20:01

  11. No per carità, ho portato l’esempio paradossale per vessare una maniera di interpretare le cose che lascia il tempo che trova, e che purtroppo è sempre prolifica, e nociva per chi vuole smuovere un po’ l’ambiente.

    A

    ansuini

    14 novembre 2006 at 22:17

  12. Essendo stato invitato tempo fa gentilmente da Matteo e nutrendo una simpatia per l’agnellino, arrivo con un certo ritardo e “fuoripost”… Comincio col dire che, essendo un poeta che cura un blog in cui parla anche di poesia, sono interessato nella misura in cui codesto strumento possa rendere un servizio utile alla stessa, sia quella che si scrive in proprio sia quella degli altri che si legge e piace…(ed io ho anche spesso accennato ad autori giovani che mi piacciono e su cui scommetterei, tanto per dirne alcuni come Italiano, Fantuzzi, Sinicco, Ansuini, Fratus, certo Baldi e certo Nota, e, ai più “anziani” Aglieco, Massari, Cappello e Calandrone, Davoli ecc. ecc.)…
    Mi interessa la diffusione della poesia non le sorti e il destino dei blog…
    E allora, mi permetto di porvi la seguente domanda che ha solo un intento esemplificativo di verifica: quanti, spinti dalla curiosità del mio blog, o sodali, hanno cercato i miei scritti in versi? Quanti hanno comprato il mio libro (richiedendo direttamente al sito de l’Obliquo o su Unilibro – i links sono nel mio blog – o in qualsiasi libreria, perché basta richiedere un titolo senza doverselo pigramente trovare nello scaffale)? Quanti si procureranno il secondo che mi accingo a pubblicare?
    O per i libri di poesia deve sempre valere la circolazione via regalo o via internet? (che strano: spesso si chiede un libro in prestito ma non ci si farebbe mai prestare un jeans Dolce e Gabbana, quello si compra…)
    Io sono un fottutissimo ottimista ma anche un realista che vede sempre gli uomini peggiori di quel che sono e dico, dico: nessuno…Tutti chiacchiera e distintivo, e poi? Quando c’è da tirar fuori qualche euro per comprarsi il libro di qualcuno che ancora non sia uscito nel paginone di Repubblica o sia apparso come un’ odalisca sdraiato in qualche divano televisivo (benché io sia comunque apparso e in Rai e a Sat2000 ma senza “divani”…)? Eppure esistono anche le biblioteche, un esempio: il Diario tra due estati si può trovare nelle Nazionali Centrali di Roma e Firenze, nella bibliot. fiorentina del Gabinetto Vieusseux, nella Fondazione Carlo e Marise Bo dell’Università di Urbino, nella biblioteca comunale di Brescia e può essere richiesto da qualsiasi biblioteca (non so se sapete, universitari o meno, questo vostro diritto di cittadini: potete andare nella vostra biblioteca usuale, compilare un modulo e far richiesta di un certo libro) … Certo, il problema è complesso: Troisi diceva io song’uno che leggo, gli altri sono una moltitudine che scrivono… Per dire che oggi occorre davvero fare degli slalom per orientarsi nella troppa produzione di titoli, non solo di poesia (molti dei quali restano con pochissime copie vendute…): comunque, c’è la libertà di poter discernere secondo la propria intelligenza e il proprio gusto…E c’è internet che, usato con parsimonia, fornisce utili informazioni e notizie e amplia la libertà (benché risucchi tempo…)…
    Insomma, io vorrei che non ci fosse una galassia internet della chiacchiera avulsa dal mondo reale:
    non voglio lo scollamento tra il virtuale e il reale…La forza dei blog o siti letterari sarà nella capacità di tradursi e sfociare in Gesti Reali (circolazione di libri, azioni anche dimostrative o di protesta)…Nel trascorrere da un Astratto Cibervirtuale ad un concretissimo Reale Umano fatto di carne e sangue, di gente che si muove, si vede, si incontra, si incazza, si stringe la mano…
    Democrazia è partecipazione, dicevano i nostri fratelli maggiori negli anni ’70… Aggiungo l’altro: l’Immaginazione al Potere…
    Più vitalità e serietà…Più umanità…Più sangue…Meno chiacchiere e distintivi…
    Guardatevi il bel film di Pollack (forse il migliore) intitolato Yakuza con R.Mitchum: quello è il vero senso dell’onore e dell’amicizia! Una serietà da uomini liberi…
    Nei casi di distrazione, riguardo me o altri, io dico: peggio per loro, hanno perso un buon libro (sempre che a loro la poesia piaccia e, soprattutto, che la sappiano individuare)…Io sono uno che pensa solo a spendere molti soldi…Questo è quello che so far meglio donde la necessità, impellente e mia prima, di rapinare le banche (in senso metaforico) per procurarmene sempre…
    Conduco una vita dispendiosa purtroppo: mi piacerebbe avere, in dosi piccole, gli unici due difetti che proprio e purtroppo non ho: l’invidia e l’avarizia…
    Mi piacerebbe invidiare qualcuno perché è un sentimento che stimola alla competizione, che ti fa muovere, che ti tormenta e ti spinge a migliorare… E mi piacerebbe un po’ d’avarizia perché è utile a non sciupare risorse…
    Purtroppo non ho la benché minima traccia di queste due cose…
    Lo scrittore che più mi somiglia è Pierre Drieu La Rochelle che forse Gian Ruggero avrà letto e che si uccise, dunque non è una prospettiva molto incoraggiante…(Consiglio anche il bel film di Malle tratto da Fuoco fatuo di La Rochelle…).
    I blog, secondo me, non devono avere grandi aspettative: uno lo deve fare così, con leggerezza (il che non vuol dire con superficialità) … Uno non deve neppure delirare o esaltarsi per certi risultati statistici perché quel che contano sono i lettori reali che cominciano a seguirti… Quel che conta è se tu riesci ad arrivare dentro a una persona, se la tua voce finisce nel suo cuore (o nel suo stomaco…).
    Poi sta alla serietà del lettore, alla sua serietà umana se non è un “omminicchio”, vedere se quel blogger che je piace tanto e che spesso dice cose giuste, vedere se è pure un poeta, o un cineasta o un meccanico o un falegname mica da poco…
    Insomma: io scrivo delle cose (toccando argomenti vari perché la poesia non è un circolo chiuso ma è un qualcosa che c’entra con la vita) poi sta alla serietà del lettore andare fino in fondo, spendersi, allargare i confini, i suoi confini…
    Il blogger non deve preoccuparsi eccessivamente degli esiti, deve soltanto fare onestamente e seriamente il lavoro che la nuova tecnologia gli consente… Sia che si parli di poesia sia che si parli di auto… Non è in nostro potere interrogarci sui misteri della poesia: essa ci sovrasta e si cela… Gioca a nascondino come una matta…
    Come ha detto Erminia, la rete, che mette in contatto persone che mai si sarebbero incontrate, è una ricchezza; purché la cosa porti sempre dei frutti, dei risultati REALI e non rimanga appunto nel virtuale… Comunque bisogna allontanarsi da una mentalità sociologica astrattiva e tornare alle cose come oggetti concreti, ai fenomeni…
    Tra il fare arte (o un blog ad arte) pensando sociologicamente e il farlo con una vis metaforica metafisica, esiste la medesima differenza che passa tra un film italiano “gggiovane” o maturo(escluso il grande Sorrentino, i Garrone, i Soldini e pochi altri) cor messaggggio e uno dei geniacci Kim Ki-Duk e Wong Kar-Wai…
    Nuovo post nel mio blog: avrei voluto parlare di un’ altra cosa seria (lo farò in seguito) ma poi ho ceduto al gusto della battuta su un argomento che è stato trattato anche qui in UP…
    Concludo con una risposta che ho inserito nel mio ultimo post: alla domanda dell’intervistatore: “è difficile fare il poeta nella società odierna?” – il poeta spagnolo italianizzato Juan Vicente Piqueras risponde “Essere poeta oggi è come fare l´asceta in un bordello, come predicare nel deserto, come sperare che ti aprano la porta davanti a un muro senza porte. Ma sono anche convinto che l´attesa può aprire alla fine una porta sul muro, che qualcuno, da solo, da qualche parte, ascolta”

    at’salut

    Andrea Margiotta

    rondons

    15 novembre 2006 at 09:16

  13. Ciao Andres, grazie di avermi tirato nella discussione. Malgrado le origini italiane, la lunga permanenza in UK mi ha reso abbastanza pragmatica. Stick to what is there, ro reality! GET REAL! Guardo alla definizione del blog, come ad un diario reso elettronicamente PUBBLICO. E rispetto il libero arbitrio e la totale non censurabilità altrui, dunque, se esiste un mezzo che ci fa accedere alla vita, alle pagine private di un Io, non vedo come si possa entrare nella sua sfera e dirgli/le cosa deve o non deve fare.

    Siamo noi che penetriamo nella sfera privata/trasparente del blogger. Si potrebbe farlo o non farlo, varcare o no la porta: infatti, il leggere un blog significa accettare l’aspetto paradossalmente “intimistico” (nella sua esistenza pubblica) di questo medium che è gestito da casa propria, e dalla prospettiva, ovvia, delle proprie idee.

    Ecco cosa è il blog per definizione.

    Andare ad imporre delle regole inflessibili, o andare a dire ad un blogger con un tono di scandalo “Oh, my God! Tu ti stai facendo della self-promotion, della pubblicità! Tu stai usando il blog per il tuo uso personale, e dunque improprio!” è una idea un poco paradossale.

    Il blogger usa una struttura semplice e spesso gratuita per immettere in rete la propria intimità: se noi penetriamo all’interno di questa struttura è come entrare a casa di una persona, cercare e trovare il suo diario, e strapparne le pagine o gettarle nella spazzatura o portarle ad una redazione di giornale.

    Il blog resta il blog, e va inteso e rispettato nella sua definizione e funzione. Dunque l’Io è centrale al blog e le sue idee sono da rispettare.

    Non mi disturba o turba che vi sia una grande fetta degli “users” che usa il blog a fini personali, come ci si aspetterebbe da questa forma di autoriflessione, che tuttavia ha il merito di essere diventata divulgabile a livello globale. Non è il desiderio di diventare visibile agli altri il nodo problematico delle nostre esistenze. E dunque perché andare a gridare addosso a chi prova. Per gelosia che qualcuno magari è più visitato di altri. Non è dimostrare invidia del successo di un altro blogger già, di per sé, una dichiarazione di sconfitta?

    Poi ci sono i blog collettivi, e questa è un’altra cosa. Questi sono come giornali di bordo, bollettini dalla nave.
    Ciao Andres, Matteo e tutti.

    supernatural

    15 novembre 2006 at 14:27

  14. Thousand of apologies for this new post: a proposito delle interazioni su Internet tramite blog di conoscenze che altrimenti non si sarebbero mai scelte nella vita reale. Vorrei fare un piccolo esempio:

    Irene’s poetry blog.

    Sono una ragazzina poeticamente dotata. Scrivo un diario elettronico – il blog – per esprimermi e per mettermi in contatto con una serie di persone presumibilmente affini e reali che si dichiarano appassionati come me di poesia. Il mio blog si chiama Irene’s poetry bog.

    Il mio blog ha il livello che ha, proporzionatamente alla mia età, genere, ceto sociale, competenze, eccetera…

    A questo sito accedono liberamente un centinaio di persone, sedicenti appassionatidi poesia.
    In realtà:

    Il dieci per cento lo è.
    Il venti per cento sono coetanei di Irene meno appassionati di poesia ma altrettanto sprovveduti.
    Il trenta per cento, estimatori della poesia giovanile, beneintenzionati.
    Il cinque per cento sono dei pedofili cinquantenni che usano questa via per adescare minorenni……
    L’uno per cento è rappresentato da un serial killer a piede libero.

    La ragazzina, Irene, è vostra figlia, vostra sorella, la vostra fidanzata, la vostra compagna di scuola….ella non vi ha detto di questo blog, o vi ha detto molto poco…

    Irene, la giovane blogger viene trovata assassinata con un colpo di rivoltella….(come è successo a Torino) nel suo appartamento , dopo avere dato appuntamento ad uno dei sedicenti appassionati di poesia mentre i genitori erano usciti per una cena con amici.

    supernatural

    15 novembre 2006 at 15:00

  15. quando dico che il blog è un posto poco raccomandabile… 😉

    andrea ti chiedo se consideri importante anche il ruolo di fruizione della rete: intendo, poniamo che per un motivo o per l’altro non sia facile recuperare un opera di poesia cartacea. la rete può funzionare come recupero (e anche rivalorizzazione) di certe opere ? penso a quanto sta facendo guglielmin, penso a quanto sta facendo cepollaro con l’avanguardia (con tutte le problematiche che sono sorte) ma mi chiedo anche. io non ho le tue trasmissioni fatte su rai 2, mandate in onda a un orario da fornai (con tutto il bene che voglio ai fornai) sarebbe utopia chiedere alla rete (e magari già con le teche rai si può fare) di averle a disposizione scaricaricabili con una normalissima linea telefonica a canone fisso ? e se appunto volessi leggere il tuo primo libro secondo te sarebbe utopia renderlo disponibile open-source in .pdf ? e avanti così con le possibilità che si possono aprire. sarebbe poi così malvagio un poco di open source ? intendo per quello che già c’è stato, perchè l’operazione di rai futura (miss poesia) è interessante partendo dal presupposto che 2 milioni di persone scrivono poesia (e solo 1000 la leggono). fare le pulci alle poesie di chi si propone non è affatto sbagliato. peccato la corona dall’alloro a fine puntata… quella assolutamente se la potevano risparmiare…

    matteofantuzzi

    16 novembre 2006 at 17:51

  16. (mi sono accorto che ho unito due argomenti passando da uno all’altro senza manco stacco, vabbé so’ rincoglionito…)

    matteofantuzzi

    16 novembre 2006 at 17:53

  17. Matteo (e lit blogger tutti), c’è questo convegno organizzato a Foggia per il 1mo dicembre, http://www.booksbrothers.it/extra/2/1/174/1 , curato da Booksbrothers.it con la partecipazione di molti autori pugliesi e il gruppo di vibrisse. Cercano interventi da mettere agli atti, entro il 28 novembre. Guardate la pagina linkata. Potreste farvi sentire anche in ottica di “collaborazione territoriale”. Saluti. —GiusCo—

    anonimo

    16 novembre 2006 at 18:37

  18. Profitto del momentaneo uso del blog come canale d’informazione per segnalare che Sabato 25 novembre, alle ore 16.00, preso la Libreria del Castello di Milano (Castello Sforzesco,Piazzale delle Armi) sarà presentata l’Antologia della poesia erotica contemporanea (Atì Editore). Saranno presenti Gabriela Fantato, Mauro Ferrari, Mariella De Santis, Renato Corpaci, Pasquale Vitagliano. Sono previste letture dei poeti Antonio Fiori, Adriana Libretti e Giuseppe Tirotto.
    Antonio F

    diamine

    17 novembre 2006 at 08:49

  19. Il commento di Andrea Margiotta mi sembra, per la gran parte, condivisibile. E’ anche un manifesto di atteggiamenti, di pratiche, sulla poesia e sull’Essere e basta.
    Forse, quello che ci manca, è il gesto semplice descritto nella poesia di Diego Valeri in cui, un poeta, dopo aver scritto una poesiola, la strappa e la getta sotto, dall’alto della sua mansarda, rondinotto. E i passanti, vedendo quei pezzettini di carta bianchi, esclamano: lassù ci sta un poeta.
    Sebastiano

    anonimo

    17 novembre 2006 at 14:56

  20. caro sebastiano, anche io mi trovo pienamente in accordo: bisogna in qualche modo evitare la possibilità di creare un’univocità tra “presenza” e “sostanza”, ribadire fermamente che non è la fruizione a rendere il poeta tale ma il lavoro che compie, la “carta” e in questo senso allora dev’essere importante anche l’opera di sostegno a chi non ha dietro di sé un ufficio di promozione, ma che per condizione o animo semplicemente lavora. e il lavoro dovrebbe e deve pagare più di qualsiasi altra cosa. o quantomeno bisogna sempre sostenere tutto questo (anche se non sempre le cose vanno come devono andare)

    *

    grazie antonio della segnalazione, grazie giuseppe, quella sera sono impegnato altrove (foggia, sob tra parentesi per me non è esattamente a 2 passi da casa) ma mando senz’altro qualcosa per gli atti. grazie di averlo segnalato e vi invito ad andare a vedere il progetto all’indirizzo segnalato.

    matteofantuzzi

    18 novembre 2006 at 10:43

  21. Beh, caro Matteo…Io sarei favorevole agli open-source, soprattutto tenendo conto delle difficoltà distributive dei libri di poesia; però – essendo appunto un romantico conservatore – penso che l’oggetto fisico libro sia ancora la forma da preferire per una fruizione tradizionale: mi piace sentire l’odore dei caratteri stampati, toccare il foglio, guardare la copertina…Anche se un cd di testi o i testi in rete, ti fan risparmiare in termini di spazio, visti i problemi logistici del nostro tempo…
    Internet è utilissimo per ricerche: il problema è una certa approssimazione, ad esempio, in wikipedia trovo spesso errori e imprecisioni…
    Io metterei anche il mio primo libro in Open source (ma operando con lo scanner pagina per pagina non viene mica tanto bene, bisognerebbe strappare le pagine, una ad una), però è così ben fatto graficamente da L’Obliquo, che è un po’ un delitto…E poi comunque è l’Obliquo che ha il copyw. per cui dovrei concordare e un po’ mi rompe…Quanto al mio programma sulla poesia in Rai (le cui poesie sono, tra l’altro, lette bene dalla coprotagonista dell’ultimo film di Bellocchio, mia amica) io avrei il cd con tutte le 10 puntate: potrei metterlo in rete ma sarebbe illegale in quanto non so bene di chi sia il programma, se mio, se della produzione o se della rete che lo ha trasmesso, ossia la Rai… Per la verità, nel contratto non c’era una mia cessione dei diritti…Insomma, non so bene come funzioni, dovrei sentire il parere di un avvocato esperto in queste cose… bisognerebbe starci un po’ dietro e io, al momento, ho altre priorità…
    Inutile dirti poi che la burocrazia frena: io ho aiutato Rondoni in un suo programma storico-poetico per sat2000 e le richieste di teche Rai sono sempre un problema quando il programma non sia prodotto dalla rete stessa: (mi pare che fanno anche pagare…)…Anche l’Istituto Luce ha un po’ di roba…
    Io, ad esempio, non ho potuto usare le teche rai perché il mio programma era stato comprato dalla Rai per cui non era logico che la rete comprasse roba sua (le teche)… Questioni di forma più che di sostanza…
    La burocrazia frena sempre chi vuole far viver o rivivere le cose…
    Per questo io sono un fan del privato (visto che il carattere degli italiani non è educato a rispettare le cose pubbliche, come un danese o uno svedese o un francese, a cominciare dal paesaggio e dal patrimonio artistico…)
    Saluto Sebastiano che è un poeta che stimo e al quale presto ricambierò al suo dono inviando il mio primo libro e il manoscritto del secondo… Caro Seb, la bella immagine di Valeri appartiene a una parte di me: certo, io sono anche il poeta svagato, che gira per Roma e sente profondamente e intensamente la vita e l’aria che respira, un poeta alla Penna, alla Salvia alla Saba, alla Zeichen…Però sono anche un guerriero alla Pound, uno che ama combattere per le proprie idee e partecipare al dibattito sulla poesia… (quando ce ne fosse uno serio…)
    Saluto tutti e mi scuso con Brullo che è un altro giovane tra i miei preferiti…

    andrea margiotta

    rondons

    18 novembre 2006 at 11:27

  22. ah quanto mi piace zeichen… anche su rai futura è sempre piacevole il modo che ha, lo sguardo… mannaggia quanto me piace…

    wikipedia ha la grande fregatura che non viene controllato “chi scrive”, quindi io posso scrivere su wikipedia che la massima espressione della poesia contemporanea è chichessia che la cosa non viene controllata particolarmente, diciamo che è 1 enciclopedia coi suoi difetti.

    magari andrea si può proporre a teche rai di mettere on line (on demand… non so…) direttamente dal sito rai i tuoi lavori video, senza passare dagli avvocati, dai copyright… può essere una proposta importante che non costa nulla a nessuno (basta chiedere all’ufficio rai che si occupa di ‘ste cose), non inguaia nessuno ed aumenta la fruizione. la butto lì non è che mi sono impuntato con te, certo mi piace l’idea che per quanto possibile si faccia fruire la “povera” poesia. questa recensione di brullo sta nell’ultimo numero di atelier.

    oppure si può sfruttare rai futura, si può sfruttare rai utile…
    e poi si dovrebbe anche riproporre il programma che attilio bertolucci fece diversi decenni fa per la rai (considerato la trasmissione col minore share nella storia della rai, ma a un certo punto chissenefrega, alla nicchia può fare piacere)

    ecco: io nel mio piccolo metto la mia proposta: riproponete su rai doc il programma di attilio bertolucci !

    matteofantuzzi

    18 novembre 2006 at 16:40

  23. 00piate

    18 novembre 2006 at 20:19

  24. Zeichen l’ho conosciuto ad una festa su una terrazza romana per la presentazione di un’antologia introdotta (ma pensa te…) da Michele Cucuzza… C’era anche Piersanti che – nel suo simpatico e proverbiale egocentrismo – non sopportava ‘sto fatto che Cucuzza chiamasse maestro Zeichen e a lui non se lo filasse troppo…C’erano anche Paris, Damiani (che mi aveva portato con lui) alcune starlette bbone e poi, dulcis in fundo, è arrivato Albertazzi… Devo dire che io tendevo a stare spesso con Zeichen per la sua raffinata signorilità, per la sua libertà e per i racconti sulla guerra, per le battute paradossali…è veramente uno degli ultimi esempi di poeta dandy e, nonostante sia anche più anziano di mio padre, sembra un giovanotto…L’ho subito sentito vicino al mio carattere, simpatetico…Forse la tua poesia, Matteo, può essere avvicinata alle cose di Zeichen nella cifra dell’ironia:magari in lui c’è più classicismo “romano” e un palazzeschiano funambolismo…
    La tua è un’ironia più intellettuale, mi pare…

    rondons

    19 novembre 2006 at 11:43

  25. ma davvero cucuzza, quel cucuzza ha introdotto 1 antologia ??? e come non posso allora io utilizzare tutta la mia ironia !
    beh sì, è una maniera diversa rispetto a zeichen, ma zeichen ha innanzitutto una visione e una sensibilità spropositata che ne fa irrimediabilmente poeta da conoscere e sviscerare. non è stato un mio “primo amore” ma qualcosa che una volta conosciuto mi ha davvero rapito.

    matteofantuzzi

    20 novembre 2006 at 23:14


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