UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Una nuova generazione di pubblico o di poesia ? di Guido Mattia Gallerani

Pochi giorni addietro si è concluso felicemente, anche per quest’anno, il PoesiaFestival di Terre di Castelli. Alla seconda edizione, ha potuto godere di decine di migliaia di partecipanti. Una folla di amanti o interessati alla poesia, di néofiti o già protagonisti dall’interno del difficile panorama della poesia contemporanea. È indubbio che tale sia un successo, com’è indubbio già da tempo che c’è un’attenzione crescente, pubblica e privata, verso quel che riguarda la scrittura in versi: numerosi festival in diverse zone dell’Italia hanno riscosso un uguale profitto, ed anche all’estero la domanda di poesia non si discosta da questa curiosa tendenza. Altrettanto inevitabile è la necessità di riflettere su questi risultati, affinché tanto i poeti quanto gli ascoltatori e lettori possano sfruttare al meglio questa felice convergenza d’interessi. Ed è quanto abbiamo fatto nel momento di progettare questa serata, che si pone sicuramente nella scia degli eventi di questi giorni, ma tenta anche di allargare il dibattito verso linguaggi differenti che abbiamo incontrato con sorpresa lungo le tappe di questo festival provinciale. Così una prima scelta è stata quella di creare un momento d’ascolto anche a Modena, in un centro importante della direttrice emiliana, tale che i nostri più vicini cittadini possano anch’essi entrare a contatto diretto con la divulgazione e la partecipazione poetica; non perché si debba ridurre ad un unico insieme le pratiche di lettura che dapprima hanno spaziato lungo tutti i nostri comuni della Provincia, ma per contribuire a prolungare questo PoesiaFestival al di là dei luoghi e tempi ufficiali, nel destino che è comune a tutte le iniziative di accordato successo. Soprattutto perché crediamo che vi sia una richiesta diffusa e sincera, anche se silenziosa, da parte della cittadinanza modenese e che probabilmente non tarderà a venire fuori. Con questa serata, l’oggetto del nostro ascolto sarà una serie scelta di giovani poeti italiani provenienti dal Nord Italia, cioè senza alcuna pretesa esaustiva ed arbitraria di fare della parte locale un tutto. Di giovani poeti ne abbiamo avuto in questi giorni già un assaggio con il concorso Under29 e una lettura pomeridiana in Provincia, e già allora s’era discusso insieme al presentatore Giancarlo Sissa del rapporto tra poeti e pubblico. Avevamo evidenziato come fino a non poco tempo fa c’era ancora un’ostilità crescente verso la lettura pubblica delle opere, e che la ragion d’essere del testo poneva in primo luogo sulla lettura individuale e silenziosa. Nelle opere di poeti ormai non più giovani la voce, se aveva uno spazio, non era quello pubblico. Oggi invece possiamo affermare con ragionevole certezza che i termini si sono invertiti. Un giovane poeta adesso fa precedere sempre una sua pubblicazione da una performance vocale, e questo non avviene solo per quelle opere che si formano in una attenta ricerca sulle possibilità vocali della lingua e della pronuncia. Non possiamo stabilire con sicurezza se sia stato un rinnovato bisogno del pubblico, affetto da una perdurante latitanza pubblica della poesia, a reclamare ai poeti queste rinnovate pratiche di lettura, oppure che davvero una nuova stagione di poesia abbia affascinato nuovi ascoltatori e lettori. Resta comunque il fatto che, oggi, il linguaggio poetico di certe generazioni, a partire da uno spartiacque che si profila sempre più tra i poeti nati negli anni ’70, fa sé stesso strumento e veicolo condivisibile col pubblico. Può sembrare un’affermazione ovvia, ma ormai sappiamo che in altre date le cose non furono così: il linguaggio tendeva ad essere sempre più un tema da analizzare, un contenuto da squadrare nella sua funzionalità. Oggi invece, semplificando, il linguaggio non è il termine della questione a cui ci si deve riferire con una poesia, ma è ciò che permette il movimento della parola poetica verso un’espressione dell’attualità e dell’analisi dell’autore. Ma quali sono allora quegli argomenti che hanno interessato e interessano un pubblico a cui i poeti non furono mai abituati? Alcuni avevano promosso ragioni di stile: una fortunata antologia portava il titolo “La svolta narrativa della poesia italiana”; altri invece hanno riflettuto sugli avvenimenti e sugli episodi messi sulla carta dagli autori. Si profilava sempre più una condivisione parallela tra poeti e pubblico su vicende storiche ed esistenziali, in una sorta di comune partecipazione ai destini individuali di ciascuno. In breve nacque quell’etichetta che ancora oggi fa rabbrividire taluni critici: “ poesia civile “! Cioè una poesia che avesse come principio fondatore una comunità non solo linguistica, ma anche manifestatamente storica e sociale, nella tradizione passata e nel presente contemporaneo. Non perché sia necessario richiamare continuamente certi avvenimenti, ma perché il contesto e le situazioni in cui i poeti e il pubblico si muovono sono finalmente le stesse. E questo non ha evitato un inclinare della parola poetica verso forme più prosastiche e narrative. Queste ragioni dimostrano anche come possano essere comprese le gravi mancanze di poesia nel mondo della distribuzione editoriale. Chi ha provato ad acquistare in libreria un libro di un poeta vivente, anche famoso, conosce le difficoltà. Da qui il proliferare di altri canali, su Internet, e di nuove forme di performance, come i famigerati slam poetry da oltreoceano. Per quanto riguarda il primo, vi sono anche operazioni di promozione personale attraverso la creazione di blog amatoriali, per dare spazio alla propria poesia in una cornice di autodiffusione. Ma questo tentativo ha già abortito e fallito da più parti. Piuttosto sono nati blog di discussione poetica su temi e su poesie di giovani autori, che superano le barriere di spazi fisici e di tempi prestabiliti per dialogare, cioè senza vincoli prestabiliti. Questo è un altro dei motivi della diffusione della poesia e di chi ne scrive, e anche di un notevole incremento della qualità di tali opere, frutto del confronto e dello scambio comune, in una originale propedeutica per imparare ed insegnare a chi volesse fare poesia. In questa serata noi ci limiteremo alle letture, ma è opportuno sapere che i cosiddetti slam sono gare poetiche, spesso avvincenti, in cui i poeti si rimettono al giudizio di una giuria composta dal pubblico. Ma è difficile non intravedere su questi palchi poetici un residuo di una concezione teatrale della poesia, mediata ancora una volta dalla recitazione del testo e dal primato di un discorso proiettato specificatamente sull’abilità a far risuonare il linguaggio. Lo scopo invece di letture come questa è portare su un piano diretto, senza mediazioni agonistiche, il rapporto pubblico e poesia, senza che debba intervenire un giudizio di valore che riporti a due lati opposti gli autori e gli ascoltatori, in una forma che li veda partecipanti e giudici, nello spirito che si possa continuare a pensare il poeta come parte del pubblico, e il pubblico come oggetto legittimo della poesia.

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Written by matteofantuzzi

2 ottobre 2006 a 17:58

Pubblicato su Uncategorized

18 Risposte

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  1. questo è il punto di partenza della serata che si terrà domenica a modena (e che a sua volta parte dal poesia festival degli scorsi giorni) già citata nel precedente post. ringrazio guido per l’articolo (inedito) per UP

    matteofantuzzi

    2 ottobre 2006 at 18:01

  2. http://www.farepace06.it
    Scuola grande di San Rocco 7 ottobre 2006 ore 21:15 Venezia
    > Variazioni babeliche a cura di Luca Sossella

    Gabriele D’Annunzio; Le città terribili [04′ 26”] lettura registrata di Roberto Herlitzka
    Giovanni Papini; Un caldo bagno di sangue [04′ 12”]
    Roberto Roversi; Prologo [00′ 30”] La bomba di Hiroshima [01′ 40”]
    Giorgio Caproni; Il gibbone [00′ 45”] Il vetrone [01′ 26”]
    Franco Fortini; Lettera [01′ 10”] Traducendo Brecht [01′ 15”] Ringraziamenti [00′ 30”] Premessa [01′ 40”] La gronda [01′ 00”] letture di Alessandro Haber
    Andrea Zanzotto [12′ 00”]; lettura registrata dei propri testi e di Giuseppe Ungaretti [02′ 30”]
    Franco Buffoni [12′ 00”]; legge i propri testi e di Vittorio Sereni [02′ 30”]
    Jolanda Insana [12′ 00”]; legge i propri testi e di Giovanni Raboni [02′ 30”]
    Gabriele Frasca [12′ 00”]; legge i propri testi e di Amelia Rosselli [02′ 30”]
    Primo Levi; Il piccolo Hurbinek [03′ 00”] lettura di Alessandro Haber
    Gabriele Frasca; Buonasera signori. [00′ 30”]

    Ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili

    matteofantuzzi

    2 ottobre 2006 at 18:04

  3. Guido (ti do del tu perché ci siamo conosciuti quest’estate) hai scritto decine di migliaia di partecipanti. Aspetta che rileggo. sì. decine di migliaia. ho le traveggole io o ti sei sbagliato tu?

    A

    anonimo

    2 ottobre 2006 at 18:50

  4. Alla faccia della Musa senza Pubblico :-))
    Antonio Fiori

    diamine

    2 ottobre 2006 at 21:15

  5. Dimenticavo di segnalare che sul tema c’è un intervento interessante di Pasquale Vitagliano (sito http://www.italialibri.net click sul settore Poesia…).
    Alla prossima incursione :-))
    Antonio F

    diamine

    3 ottobre 2006 at 08:40

  6. se il calcolo è giusto: 2 settimane, con anche 10 eventi al giorno, spettacoli come quello di sissa su poesia e tango che passano le 200 presenze… i numeri così ci sono… poi qualcuna non è andata così bene. a settecani 50 persone c’erano di certo, ma 100 di certo no. ma quello dipende anche dalla mia presenza 🙂

    matteofantuzzi

    3 ottobre 2006 at 16:58

  7. 50 presenti a settecani è da applausi. te lo dico io. brizzi a savignano fece 30, eheheh.

    A

    anonimo

    3 ottobre 2006 at 17:02

  8. sì ma a me brizzi non convinceva nemmeno quando ancora frequentavo il liceo e me lo diede da leggere la mia prof di italiano che ancora non aveva firmato per le major…
    e nonostante le sim-patie per i luoghi che frequentavo anche io. mi è sempre sempre parso deboluccio…

    matteofantuzzi

    3 ottobre 2006 at 17:08

  9. Mi intrometto umilmente.
    Se andiamo più a fondo, noteremo che le 14.000-15.000 presenze al poesiafestival (dati apparsi sui giornali) non si sono divise come alcuni (tra cui il sottoscritto, lo ammetto) pensavano all’inizio, sulla scorta dell’esperienza dell’anno scorso: molta gente a sentire i “divi” (Guccini, Benni-Lucia Poli), poca, in alcuni casi, agli incontri più strettamente poetici. Ma se quest’anno i big (Bergonzoni, Paolo e Lucia Poli, Freak Antoni…) hanno goduto del solito afflusso, anche la poesia ha avuto la sua parte: venerdì sera il teatro di Savignano sul Panaro era pieno (spettacolo alle 22:00) per sentire la Maraini e un pugno di altre poetesse (Anedda, Biagini, Quarenghi, Vezzali); un 200 persone il giorno dopo a sentire Anedda, Farabbi e Cascella. E in contemporanea una cinquantina di persone per i giovani (e per Matteo Fantuzzi, ça va sans dire) a Settecani; dove, un anno prima – e in una giornata altrettanto bella – Rentocchini (!) ne aveva messe insieme una decina. Che significa? Secondo me, che quello che a Modena si fa con la filosofia già da cinque anni, si può benissimo fare anche con la poesia. La tv e i media hanno fallito (bella novità), la loro pretesa di raccontare all’uomo moderno come va il mondo è infondata; se solo questa struttura che organizza il poesiafestival avesse un po’ più di coraggio negli anni a venire, eliminare gli specchietti per le allodole… ma forse galoppo di fantasia.
    A Guido Mattia, che mi ha dato la possibilità di partecipare alla giornata di Settecani: grazie!

    Massimiliano Aravecchia

    anonimo

    3 ottobre 2006 at 19:04

  10. Mi rimetto a quello che dice Massimiliano. Proprio le cifre catturate dalla poesia femminile fanno ancora riflettere, tale che il contenuto emozionale richiesto a loro dal pubblico trova forsa il suo più completo appagamento. Quanti tra noi possono dire di aver fatto altrettanto?

    Inoltre la mancanza di una teoria forte dietro a queste poesie favorisce la nascita di un sentimentalismo quotidiano da cui la gente è affascinata. è la variante italiana della sZymbroska.

    anonimo

    3 ottobre 2006 at 19:40

  11. guido mattia gallerani

    anonimo

    3 ottobre 2006 at 19:41

  12. hanno detto tutto massimiliano e guido, mi permetto solo un accenno di riflessione dovuto anche a quanto si sta discutendo nei blog di gianfranco fabbri e filippo davoli: sarebbe folle interessarsi alle nuove generazioni senza avere coscienza degli autori e dei punti fermi sanciti da chi queste nuove generazioni ha preceduto, mi riferisco anche allo stesso rentocchini… ma così sissa che ha qualche anno di meno, devo notare purtroppo più persone conosco che anche questo rinnovato interesse per la poesia non si porta dietro una “purezza totale” in chi cerca di emergere, e purtroppo già si notano problematiche che un minimo di senso della storia vorrebbero in corso d’estinzione.
    in questo senso ribadire con i dati concreti, con le opere le capacità e il lavoro di chi ci ha preceduto, guardare i padri e guardare i fratelli maggiori diventa se possibile ancora più necessario. se no è 1 “democristiana” scalata al potere, e presto si tornerà nel puro oblio, mentre appena in lontananza si scorge una fioca luce.

    matteofantuzzi

    4 ottobre 2006 at 16:48

  13. Parlavamo proprio in margine all’intervento al PoesiaFestival della possibilità di porgerse come perno la poesia di Rentocchini, che accorda felicemente la questione della lingua e della domanda al mondo in un’ottica concretamente quotidiana, spesso situazionale. Ma spesso alcuni poeti riscoprono la necessità di un momento assoluto di riflessione su sé stessi, una parola che faccia la somma della loro identità, fino a prescindere dalle situazioni di vita che fanno oggi così presa tra il pubblico. Il fatto è che così l’esposizione è potente, e dunque pericolosa, dev’essere supportata da una buona dose di riflessione di qualità, e dalla capacità del poeta di usare la lingua dal centro dell’essere e non dalla periferia del mondo. Ma questo dipende da espressioni di sensibilità diverse.

    Aggiungo solo che tale operazione secondo me funziona ed ha senso nel momento in cui non c’è abbandono al proprio essere, ma volontà ferma di riscatto, cioè proposizione ad agire. Una poesia di tal tipo non dev’essere un brano che racconti o si racconti, ma che faccia e si faccia, cioè agisca continuamente nella scoperta di sè e dell’io che lo pronuncia. Penso fra tutti un Zanzotto in Vocativo…

    GMGallerani

    anonimo

    4 ottobre 2006 at 19:48

  14. “Quanto a lungo” e “Notificazione di presenza sui colli euganei” sono forse i due testi poetici che più ho riletto, non so perchè, forse per una sorta di esercizio amoroso, oltre le cento volte. Poesia luminosa brilla di luce propria ed illumina chi legge,quella di Zanzotto, ‘dentro il paesaggio’ ma, in realtà, dentro noi stessi.

    Antonio F

    diamine

    5 ottobre 2006 at 14:10

  15. io su zanzotto divento quasi eccessivo, quindi glisso… si sa ne parlo con eccessivo trasporto…

    detto questo la “proposta” di gallerani estrapolata da zanzotto è potente e notevole per escludere (o moderare) quella visione di poesia “che si guarda la pancia” che secondo me dobbiamo cercare di accantonare, per sorreggere una poesia che si rivolga al fruitore, che sia strumento del fruitore al di là dell’autore. se questa sfida si compie allora la lezione dei nostri padri e fratelli maggiori sarà recepita. se no ci saremo detti “bravi” a vicenda anche se bravi non saremo stati.

    matteofantuzzi

    5 ottobre 2006 at 17:49

  16. Fare in modo che i padri continuino a vivere nei figli, la nostra poesia nella poesia futura: hic Rhodus, hic salta!
    Un bel progetto, ambizioso ma da tentare assolutamente

    Antonio Fiori

    anonimo

    5 ottobre 2006 at 18:53

  17. ci proviamo antonio…

    matteofantuzzi

    6 ottobre 2006 at 14:20

  18. la nostra poesia nella poesia futura? Si, ma con moderazione…I figli non sempre vogliono proseguire le orme paterne…

    Saluti
    Marco

    anonimo

    8 ottobre 2006 at 11:24


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