UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Parlare a tutti, fare conoscere la Poesia di qualità.

Leggendole e rileggendole, andando a scavare, le critiche che pongono Giuseppe Conte sul CorSera e Umberto Eco su L’Espresso sulla qualità della Poesia sulla rete non sono poi così differenti rispetto a quelle che più o meno tutti muoviamo continuamente: chi fosse stato presente alla serata di Macerata dedicata ai blog di Poesia lo scorso luglio avrebbe ritrovato gli stessi macrotemi. Dimentichiamoci allora della “polemica” e andiamo al sodo: il primo punto è orientarsi nel “grande supermercato” della Poesia sulla rete, dove la quantità enorme di pubblicazioni che questo mezzo permette non è affiancata da una conseguente qualità. Vincenzo Della Mea ha proposto con PoECast una soluzione, ha cioè filtrato una serie di luoghi che (escluso me) cerca di lavorare con un certo criterio e una certa serietà. Qualcuno potrà proporre altri luoghi, nessuno lo vieta. Di certo focalizzando alcune realtà si arriva a rispondere proprio a quell’esigenza richiesta da Conte ed Eco, lecita: una riduzione critica della Poesia che in rete vale davvero la pena leggere, con una dignità cartacea.
Cartaceo che a livello di riviste sta negli ultimi anni soffrendo, con molte riviste di Poesia storiche che chiudono, o sono in quiete, o non riescono ad uscire per mille motivi e sostituite con frequenza (e mi attacco ancora una volta alla sociologia…) da antologie che spesso – la tesi non è certo nuova – troppo spesso somigliano più che altro a macroriviste: ma il ruolo della rivista non è marginale, non lo è mai stato. E allora diviene di fondamentale importanza quello che ad esempio sta facendo negli ultimi giorni Stefano Guglielmin sul suo blog, pubblicare cioè testi introvabili, saggi vecchi di decenni ma ancora terribilmente attuali, vivi, come l’articolo di Tondelli sui reading. La poesia vive costantemente nell’effetto Gattopardo, soprattutto le nuove generazioni venute alla ribalta in fretta devono avere ben chiaro che non hanno inventato nulla, che non sono portatrici di un nuovo verbo, ma che siedono su un terreno già lavorato da secoli di lavoro di tante altre persone. Ed è importante anche a livello storiografico tutto questo, per la piena coscienza del ‘900, e in buona sostanza l’appello è a chi ha vissuto la seconda metà del ‘900: fate conoscere le vostre “biblioteche” i saggi e i pezzi critici e le riviste della vostra formazione, fateci comprendere, e fatelo con un mezzo fruibile e accessibile come appunto è la rete, sperando che non debba accadere con costanza quanto accaduto a Biagio Cepollaro che ha pubblicato gli scritti di Adriano Spatola, e per quanto valga il mio parere andava solo ringraziato, certo non altro.
Concludo con il titolo “parlare a tutti”: suona strano, ma molte biblioteche in Italia non sanno quali libri acquistare, e spesso finiscono per optare per i titoli preferiti dal marketing. La rete non può colmare la necessità di Poesia, la carta ha un ruolo ancora enorme, la biblioteca è spazio fondamentale e irrinunciabile. Facciamo capire alle biblioteche che la Poesia esiste, facciamola conoscere a chi la frequenta, togliamo la polvere dallo scaffale della Poesia e aggiungiamo libri nuovi. Parliamo a tutti, a chiunque ci voglia ascoltare. Ma non parliamo di noi stessi. State bene.

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Written by matteofantuzzi

22 agosto 2006 a 16:16

Pubblicato su Uncategorized

36 Risposte

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  1. in effetti, le riviste sono e sono state i capillari del tessuto poetico, di quel corpo che dovrebbe dar vita al libro solo alla fine di un percorso formativo compiuto, appunto, nelle riviste.

    gugl

    anonimo

    22 agosto 2006 at 17:06

  2. Penso che possiamo parlare anche di noi stessi, Matteo, visto che reputo che tale dignità ci appartenga. Sottoscrivo quel che hai scritto.

    GianRuggeroManzoni

    23 agosto 2006 at 01:04

  3. va evitato il blog “pubblico solo le mie poesie perchè la grande editoria non capisce un c*zzo dato che non mi pubblica” e magari la persona in questione non ha mai letto nemmeno 1 poeta contemporaneo e scrive ancora alla maniera di foscolo (perchè se scrivesse come foscolo personalmente gli farei un monumento)

    in questo Eco ha ragione, anche perchè per assurdo possono aversi anche micro-fenomeni come il buonismo e lo scambio di complimenti tra autori: quello stesso che non vogliamo -giustamente- dalle riviste di poesia contemporanea, a cui chiedemo serietà, realtà e schiettezza.

    matteofantuzzi

    23 agosto 2006 at 08:15

  4. ma io abbatterei l’ego-blog così come l’ego-eco,
    il quale candidamente (dall’autoesilio altrettanto candido che ora come ora gli confa’. la bustina di minerva. sull’espresso) ammette tra le righe esser stato rigettato in giovane età dal maremagno della poesia, confermando il motto di benedetto croce citato da deandré “chi scrive dopo i diciotto anni eccetera eccetera”

    sul quale vorrei focalizzare la (mia) attenzione (altrimenti dispersa)

    motto di benedetto croce.
    ripreso da deandré.
    chiusura del cerchio.
    o comune, banale trasversalità. chi sa.

    Martinpinguino

    23 agosto 2006 at 15:49

  5. la soluzione è presto detta: umberto eco può aprire un blog, ripubblicare le sue poesie under 18, pubblicarne anche di nuove, se vuole, e fare decidere alla democrazia. certo in questo caso sarebbe andato contro a quanto sostenuto nella “bustina” e non credo sia corretto parlare solo di astio nei confronti del non riuscito giovanile riconoscimento poetico, o per lo meno credo farebbe il gioco dei detrattori di una poesia “fuori dagli steccati” tutto questo, perchè ribadisco che la preoccupazione di base, la critica di base sollevata da eco la pongono gli stessi curatori di molti blog di poesia. quindi non è il fatto che la dica eco che la rende impresentabile… preferisco mettere in campo qualche possibile soluzione e qualche possibile analisi. mi sembra un percorso più “utile”.

    matteofantuzzi

    23 agosto 2006 at 16:16

  6. e facciamo notare che esiste anche http://www.umbertoeco.com

    anonimo

    23 agosto 2006 at 16:26

  7. Ma sì, si sono rincorsi tutti in questa favola di articoli, ma finché la rete non diventa realtà, modo di agire, e dunque di conseguenza la realtà si avvicina alla rete, c’è chi diventare partner (e partigiano) di un mondo diviso scioccamente. Quello che Balestrini non dice, è di riorganizzarsi attraverso la rete e come farlo, mentre c’è chi lo fa, facendo al contempo i comodi propri senza alcuna prospettiva, ma solo con la pretesa della legittimità (ovvero io mi metto un dito nel naso, ed è legittimo), vedi i vari gruppetti che tentano di sfuggire all’anonimato attraverso la rete, e veramente si comportano “retro-avanguardisticamente”, poiché anche le modalità dell’avanguardia non rispondono più alle necessità “sociali”; e si ha paura del dibattito, mamma mia che paura…
    Da questo punto di vista, Conte potrebbe dire una cosa molto semplice, invece di sparare a zero: non so, quindi taccio; Giovenale invece di reagire sulla battuta di Conte, facendo due nomi che sono rappresentativi della sua esperienza ma non della diversità, poteva dimostrare di conoscere una più ampia gamma di spazi; Eco non l’ho letto, quindi taccio…
    Comunque, finché non si tocca il costato con mano, non lo si fa toccare, possiamo continuare a discutere sul bel lavoro di quello o di un altro, ma non si crea nessuna scena veramente praticabile.
    ciao,
    Christian Sinicco

    anonimo

    23 agosto 2006 at 17:19

  8. christian, ovviamente è lecito tu ti metta le dita nel naso 🙂
    l’articolo di eco è linkato nei commenti del mio precedente post.
    fa strano certamente che (tranne giovenale) il dibattito cartaceo non sia stato condotto da persone che lavorano col mezzo-blog: e dire “non ho una percezione reale di questo mezzo” sarebbe stato più corretto. fa specie comunque che a ferragosto tanta gente si scanni sul tema poesia. se però devo porre un problema sulla poesia in cartaceo è che ancora una volta come troppo spesso il pochissimo spazio dedicato alla poesia sia stato occupato da una tematica ultra-poetica (soprattutto… sociologica: avete presente quando si impara un termine nuovo e lo si stra-usa ? ecco a me deve essere successo con “sociologico”), avrei letto più volentieri un’analisi della poesia di magrelli, di conte, di giovenale ecc. credo sarebbe stato più utile per tutti, di certo per la diffusione della poesia.

    matteofantuzzi

    23 agosto 2006 at 20:57

  9. (quanto però nel commento #8 non rende meno importante quanto fermamente credo e ho scritto nel post)

    se no si finisce sempre e solo nell’ultra-poesia. io in primis…

    matteofantuzzi

    23 agosto 2006 at 20:59

  10. Io credo che, oltre la professionalità che un individuo può acquisire mettendosi al servizio della poesia, bisogna essere consci del fatto che il web è uno strumento di comunicazione, promozione: una vetrina. Quindi bisogna smetterla di non evidenziare ad esempio che io mi sto promuovendo (pure lavorando, faticando), che tu ti stai promuovendo, etc…è nelle caratteristiche del sistema – se tu mangi un gelato alla fragola ha il gusto di fragola, altrimenti hai le papille gustative interrotte (citando Elio). Smettendola dunque con i nascondimenti del tipo io faccio questo, tu fai questo, e tutto questo genererà il bene nel mondo della poesia, ci si può finalmente confrontare tra persone, in modo autonomo, con precise prese di responsabilità (lavorando, faticando), e pure di distanza su alcuni nodi (sincerità). In questa presa di consapevolezza, poi, c’è l’obbligatorietà di utilizzare i propri muscoli e interessi per muovere le acque di un dibattito, e quindi la necessità di valutare tutte le esperienze e di scegliere la differenziazione come metodo (con tutti i propri distinguo) uno: perché è la realtà che predispone proposte che si differenziano; due: perché è il miglior modo per un fruitore di acquisire una varietà di strumenti di lettura, tre: perché si eliminano alla base i gusci di gruppi di pseudoricerca o lobby, che appaiono ridicoli in un contesto dove ci si può confrontare autonomamente.
    Ciò che non è stato ancora fondalmente capito, pure nel senso dell’utilizzo (anche se probabilmente qualcuno l’ha capito, ovvero coloro i quali ad internet non partecipano ma ne hanno capito le potenzialità promozionali, e pure qualcuno che vi partecipa che sa che ci si sta promuovendo e vuole farsi la propria lobby), è che il mezzo si configura come uno strumento di potere, che in questo momento comincia a presentarsi alternativo rispetto le modalità degli anni precedenti. Quindi di conseguenza il web oggi è “avanguardia”, nel senso della disseminazione di potenzialità, in modo più diffuso che in passato e con una ricettività migliore, diretta, da parte del fruitore, che non è mai in secondo piano (per fortuna), ma poiché non è scemo sa cosa gli interessa.

    Matteo, non riesco a trovare l’articolo di Eco, avrò gli occhi a palla-rimettimi il link per cortesia.
    Ciao,
    Christian

    anonimo

    24 agosto 2006 at 07:57

  11. Non occorre Matteo, l’ho trovato! Sotto il pezzo della Mancinelli su Gibellini. Beh, mi pare che Eco pure non sia così conscio di come ci si sta muovendo in internet (inoltre secondo me non è che nascano giungle di blog inestricabili, dove manca l’orientamento, ovvero se ti devi orientare utilizzi una mappa, ed ognuno se la predispone a fianco)…almeno l’articolo è frizzante, quasi umoristico, e piroclastico nel finale:-)

    anonimo

    24 agosto 2006 at 08:12

  12. Caro Matteo, Caro Christian, al di là dell’ultra poesia anche a me fa specie questo dibatittito sulle pagine dei quotidiani e delle riviste intorno alla poesia a ferragosto. Bene o male, purché se ne parli, si diceva nella peggiore delle concezioni mediatiche (ma anche di paese, vi garantisco, dove la differenza con il meccanismo mediatico mi è sempre più difficile da rilevare). Balestrini lancia, Eco e Conte rispondono da Espresso e Corriere sulla poesia che “circola” su internet. Spazzatura e fuffa, dice uno. Ribaltamento sulla rivista per l’altro. Io credo, come spesso ho detto, che in questi tempi di confusione, difficile selezione, rumore, moltiplicazione delle voci e uguaglianza forzata di testi di valore inequivocabilmente diverso, quello che ci serve è almeno lo “spirito della rivista”. Quello che intendo è di nuovo dire che la nostra responsabilità di “scrittori da web”, nel senso di “occupa il web” scrivendo e operando in qualche modo, è importante. E lo è tanto di più quanto maggiori saranno il nostro rigore, la nostra voglia di non fermarsi alla prima riga (o al primo verso), la volontà di scavare (come Stefano nel suo recupero di testi ormai dimenticati ma da non dimenticare). E’ un ruolo importante a mio avviso quello dell’essere costanti “operatori” di poesia e letteratura procedendo dalla sua storia (come dici tu, Matteo, a proposito delle nuove generazioni salite alla ribalta). Operatori di recupero e di sorveglianza, di mappatura, come di proposta seria, fatta di fondamenti. Ma è poi quello che dici tu, Matteo, un poco più sotto. L’attività di ognuno sulla Rete dovrebbe essere come il setaccio, come il lavorio della sabbia che liscia il cristallo grezzo.

    Massimo73

    24 agosto 2006 at 09:13

  13. bisogna comunque cercare di essere marginali nella propria presenza, nei blog come nella poesia. è logico che ad esempio quando si scrive anche se si “parla d’altro” si è mediati da noi stessi, altrettanto i mezzi di comunicazione rendono il comunicatore parte di quello che viene trasmesso (nella bustina dell’espresso c’è eco, ovviamente). alla fine è come si fanno le cose il punto: esempio, stefano massari manda a migliaia e migliaia di persone (tra cui il gotha della poesia) il proprio ottimo bollettino “FuoriCasa” (fatto da lui e dal resto della redazione, ovviamente) ma faccio una fatica matta a pensare che si faccia autopromozione con esso. penso che stia parlando di poesia a più gente possibile, perchè vuole parlare alla gente di poesia. ecco questa credo sia l’ottica giusta.
    poi non posso non darti ragione, siamo all’interno di un nuovo canale di comunicazione, per giunta “mirato”, la comunicazione “mirata” in pubblicità è fondamentale: se vuoi parlare di “ami da pesca” vai sul canale satellitare dedicato alla pesca, lì tutti avranno infinito piacere di sapere di “ami da pesca”, e magari dei “pneumatici da motorino” non hanno grande interesse.
    il cartaceo (generalista) o la televisione (generalista) sono importanti se si rivelano essere l’unica soluzione possibile. ma così non è: spero che le nuove tecnologie possano proporre anche (ci vuole qualcuno che conosca il mezzo, ovviamente) canali all-poetry (radio, tv, tv via cavo… non mi interessa), e che lo facciano con spirito di rivista come dice massimo, non con spirito di “conquista”, io su questo insisto: se no avremo pestato la stessa cacca che altri prima di noi hanno pestato.
    porterà bene, ma puzza terribilmente…

    matteofantuzzi

    24 agosto 2006 at 09:45

  14. se permettete, vi invito a prendere visione di questa nuova rubrica su “poesia e blog” che mi ospita in questo sito http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=1416

    gugl

    anonimo

    24 agosto 2006 at 11:00

  15. Matteo, nel momento in cui fai una cosa entri a far parte di una comunità, acquisisci un ruolo, ti metti davanti o metti davanti qualcosa – la promozione è questo, lo dico se no non ci si capisce. In questo non c’è nulla di sbagliato, anzi, se non fosse così non si potrebbe arrivare ad una qualsiasi selezione, o fare un buon lavoro. Il web, per come strutturato, permette di osservare le proposte in “diretta”, essere informati, ma è ovvio che per le analisi ci vuole tempo (questo non è cambiato, e questo dico anche a Massimo, perché non viviamo in un’era più difficile di altre, per la selezione e promozione). Però abbiamo uno strumento in più, importante, non esaustivo, ma ora più che mai necessario. C’è un bel pezzo di Giulio Mozzi su Nazione Indiana che tratta di internet ed editoria, e c’è pure un’interessante nota di Riccardi, che apre la grande editoria al blog (anche se non si tratta di poesia, piuttosto di narrativa). Prima o poi qialcosa del genere accadrà anche per la poesia, è naturale. Senza dubbio, come dice e sa bene Mozzi, se scrivi per un quotidiano, come facevano Calvino e Pasolini, se c’hai l’accesso a strumenti di diffusione più potenti, eserciti un’influenza maggiore, ovvero hai più potere, diventi più importante. Non veniamo a raccontarci le favole, pare dica Mozzi, e sono d’accordo con lui. Io credo sia importante sapere bene quello che facciamo, e le motivazioni che stanno sotto, renderle al massimo visibili, fare in modo che reagiscano rispondano ad altre, lavorare come hanno fatto tutti prima di noi, sapere che però non siamo più negli anni 50/60/70/80/90, e che ci si può confrontare in modo diverso senza cadere nel ridicolo di considerare un luogo, quello della propria particolare esistenza, esperienza letteraria, di gruppo, etc, meno importante di istanze che stanno portando avanti altri, con tutti i distinguo. Sai, io non credo che bisogna essere d’accordo, ma credo che sia la discussione a fornire le prove di qualcosa di reale, e quindi non ho preclusioni a relazionarmi anche con chi non la pensa come me. Non è così per tutti, e nei fatti questo si può osservare: c’è un po’ di difficoltà a prendere posizione in modo diretto, vuoi perché magari hai paura di far male ad uno, vuoi perché magari un contatto ti può servire, vuoi perché non hai il carattere necessario ad una esposizione – la verità è che questo modo di fare in internet produce il “materiale inerte”, quello che non produce ascolto, ma solo chiusura, ottusità: risolto questo problema, si può andare avanti come si è sempre fatto, e mi pare che sempre di più ci son persone che capiscono e sono felici e l’importanza delle cose che fanno è giusto assuma un valore per se stessi, aspetto che ha a che fare con la dignità di ciascuno.
    Al contrario di Eco, non direi “a morte!” a nessuno, anche perché è inevitabile, però si può dire “questo non va” e non è che poi quella persona umanamente diventa il tuo nemico (questo accade, non spesso, però accade; che ci vuoi fare, ti dici, se uno è sgranato con le rotelle, più di quanto sia tu, affari suoi). C’è un po’ di paura e nervosismo nel dire le cose, come se da questo dipenda la tua vita – mi sembra esagerato.
    Christian

    anonimo

    24 agosto 2006 at 12:02

  16. Bravo Stefano! Mi piace.
    Christian

    anonimo

    24 agosto 2006 at 12:09

  17. grazie a stefano, andate a vedere la sua rubrica che si interseca con quella di fabiano alborghetti che stasera legge a ravenna, ricordo (e complimenti a tellus, che appunto unisce carta e web, integra ed approfondisce. insomma rende tangibile un nostro auspicio)

    antonio riccardi parla in questo caso non come poeta ma come persona che lavora sulla narrativa in mondadori (lo dico solo perchè non è detto che tutti lo sappiano, e qui in precedenza ci si ovviamente occupati solo del riccardi-poeta, non della sua professione). giulio mozzi ha intuito l’importanza del blog e del web quando ancora si era in una fase larvale. lo hanno fatto altri, penso a gian ruggero manzoni. certo il modo di pensare “tutto quello che non è mio non deve essere di nessun altro” è concezione vecchia, dell’altro secolo, che non va tanto boicottata, quanto isolata. va mostrato con la coerenza che “un altro mondo è possibile”. va mostrato che per esempio la distribuzione che oggi si possono permettere solo i colossi dell’editoria (che non hanno la poesia come primo pensiero la mattina quando si svegliano) può essere ampiamente migliorata con altri mezzi.

    considerate per esempio che una rivista di poesia contemporanea di altro prestigio fa 500-1000 copie a trimestre, lo stesso numero di visitatori che fa (non visite, visitatori !) un blog di poesia in una settimana. il bollettino di FuoriCasa arriva a (se non sbaglio, se no correggetemi !) oltre 5000 lettori “forti” di poesia (lo stesso discorso degli ami da pesca del commento # 13)
    se i contenuti sono seri e si evitano lottizazioni è facile capire che quantomeno s’è aperto un canale nuovo. poi bisognerà saperlo usare bene.

    matteofantuzzi

    24 agosto 2006 at 13:43

  18. qui la punta della lingua, festival di poesia contemporanea dalla prossima settimana ad ancona
    qui il festival di poesia civile di vercelli.

    matteofantuzzi

    24 agosto 2006 at 13:53

  19. credo che FuoriCasa abbia 8000 lettori forti. Niente male davvero.

    gugl

    anonimo

    24 agosto 2006 at 14:50

  20. Matteo, a scorrere la data delle mie interviste e articoli su fucine mute, mettimi tra i primi con vibrisse di Mozzi, che all’epoca era tra l’altro, se ben ricordo, su un’altra piattaforma. Con orgoglio, Christian

    anonimo

    25 agosto 2006 at 09:22

  21. christian, ovviamente 🙂
    niente male 8000 lettori forti, ribadisco, parliamo di pubblico potenziale attorno ai 50.000: abbastanza per creare uno spazio in video, ribadisco, e non solo alle 3 di notte come nel programma rai di andrea margiotta (ma le esperienze simili sulla poesia contemporanea in tv sono andate sempre in onda all’orario dei panettieri -categoria che stimo enormemente !-)
    consideriamo che lirica, teatro, arte contemporanea, rap ecc. hanno tutti rubriche dedicate sui canali nazionali. forse proprio la rete dovrà fare vedere che è possibile utilizzare il mezzo video per parlare di poesia…

    matteofantuzzi

    25 agosto 2006 at 10:55

  22. Lo strumento è un po’ diverso, ma i numeri sono numeri. Mi han stupito le mille persone in una settimana che, tra lietocolle e absolute, hanno letto l’articolo sulla poesia “young”, e i commenti meravigliosi sui forum, alcuni molto ironici su di me, sulle top-pop-logie, chi c’avrebbe messo dentro la fisica quantistica a posto della logica modale, and so on:-) Probabilmente siamo ad una svolta (per la poesia, anche perché ricordo le statistiche di fucine di due anni fa che era sull’ordine dei 100.000 lettori mensili, circa 900.000 pagine visitate), da quella che poteva apparire come un comunità, anche ampia, ma non così puntata su alcuni spazi, piuttosto alla ricerca sui motori, e meno consolidata come lettori che sanno navigare tra diversi siti. Tra l’altro, non so se Vincenzo (Della Mea) ci ascolta: ottimo sarebbe inserisse anche Absolute su Poecast (non ricordo se l’ha fatto, ma non mi pareva l’ultima volta che sono andato a visitare); sarebbe bello inoltre si postasse da qualche parte l’intervento tenuto a residenze estive, che era interessante per i rilievi antropologici tra poesia e computer.
    Christian

    anonimo

    25 agosto 2006 at 15:06

  23. credo sia suff tu scriva a vincenzo. a quanto ne capisco io (che per la rete è meno del già poco solito…) non ci dovrebbe essere in questo momento absolute. le 1000 letture a settimana sono la normalità che vivono i blog di poesia che “marciano”… ribadisco deve essere migliorata la qualità ecc.ecc. ma ci sono blog come quello di giampiero marano che non hanno nulla da invidiare a una rivista cartacea. ed è una strada che va sfruttata per aiutare la fruizione.

    mi linki i forum ? 🙂

    anche il motore di ricerca non è una questione da poco, anche per quelli dedicati solo ai blog. non è certo scontato che digitando parole “di base” come “poesia” ecc. appaia la crema della crema della produzione in rete. anche questo problema va affrontato (se non si usa il PoEcast…)

    matteofantuzzi

    25 agosto 2006 at 15:51

  24. Il fatto è che quelle riguardavano esplicitamente l’articolo, e le stats di absolute erano comunque inferiori fino a quel momento. Io sto pensando più che altro al movimento “sciamanico” tra alcuni blog. Inoltre sempre più persone seguono il lavoro in rete, nel senso che seguono il lavoro di quelli che tendenzialmente potevi considerare dei “volontari” (quindi come tu dici si parla di servizio alla poesia) e che invece sono considerati professionisti (e li c’è il passaggio a quello che ti dicevo parlando del ruolo). Questo accade nonostante queste persone non abbiano l’accesso a canali di comunicazione come i giornali, e dal punto di vista della sociologia dell’ambiente è un dato rilevante. Altri dati? Chi ci aiuta? Christian

    anonimo

    25 agosto 2006 at 17:45

  25. Credo che Absolute non fornisca feed RSS al momento, Christian. Con Vincenzo, al momento della creazione di PoEcast glielo avevo segnalato… Dovrebbe però confermare lui.

    Massimo73

    25 agosto 2006 at 19:52

  26. mi piace molto l’approccio ‘materialistico’ di Christian al commento 10. Bisogna partire dal fatto che ognuno promuove se’ stesso o almeno una sua idea di poesia, non necessariamente metafisica ma indubbiamente politica. Detto questo, si puo’ lavorare insieme per redere la rete uno strumento piu’ forte senza tralasciare l’essenziale infiltrazione nella biblioteca di cui parla matteo. Aprire e connettere i blog che trattano degli stessi temi pur con posizioni divergenti mi sembra un passo pratico e necessario. Ospitare poeti e critici, fomentare il dialogo rispettando i canoni del dialogo stesso… qusto sta accadendo e a me fa sperare. ciao a tutti.

    lucapaci

    25 agosto 2006 at 19:59

  27. Credo sia per questo Massimo, non ci avevo pensato. Luca, non so se sia materialismo:-) semplicemente non sono un santo. Tornando all’antropologia e alla sociologia del web, questo credo pubblichi anche lo “sporco”, nel senso dell’errore, a cui i commenti ci sottopongono: faccio l’esempio di miei post su Merlin su liberinversi, dove gli ho rotto letteralmente le scatole sulla metrica (non contando bene le sillabe:-) quando avrei dovuto, e semplicemente potuto dire che non mi convince il libro seguendo gli altri motivi espressi. Ora, a me piace, se posso, mettere il dito nella ferita, ma non è detto che ci sia; se sbaglio, se la ferita non c’è, me ne devo rendere conto. La tendenza tra i post, quando si va a discutere sul testo, è quella di attribuire immediatamente un valore ed un interesse, trascurando gli aspetti problematici che ognuno magari di noi sente, ma per pudore, per non ferire la sensibilità, per non innescare una diatriba, per farsi alle volte solo belli e non come si è, per paura di farsi inimicizie, non si ha il coraggio di toccare, anche se poi dietro le quinte magari si vocifera diversamente. Visto che si sta parlando di qualità, in una scena ampia, multiforme, la domanda che vi pongo è (e che io a mio volta rispondo, seguendo un ragionamento di gugl su lib-in-v): quali gli aspetti problematici su cui cozza la vostra rappresentazione o le vostre rappresentazioni di poesia? non pensateci troppo. Per quanto mi riguarda, la mancanza di immaginario, di ritmo o sue possibili variazioni, di prospettiva/ideologia se sto valutando una raccolta.
    Christian

    anonimo

    26 agosto 2006 at 13:53

  28. … e tornare a parlare alla gente tra la gente, nelle piazze, nelle strade, nelle biblioteche ti aggiungo luca. rete e “strada” possono diffondere la poesia e l’amore per la poesia.
    quello che dici christian è davvero giusto: io per primo, l’ho detto anche pubblicamente a volte, faccio molta fatica a mettere polemica soprattutto in certi luoghi che credo fondamentale non si rovinino perchè troppo spesso il confine tra analisi e rissa è sottile. a volte avrei voluto essere molto “netto” nelle mie affermazioni su certi autori, ma non mi sembrava intelligente. e così mi sono morso la lingua. contrariamente a te (e già detto anche qui) non condivido un pensiero negativo sul libro di temporelli ad esempio, e se ne può ovviamente discutere.
    più in generale (e senza pensarci) “non mi piace” la poesia che si guarda addosso senza una funzione di guardarsi attorno. e anche un verso che non fila, che inciampa, che si contorce, che è ostile col proprio linguaggio. ecco: questo senza nemmeno pensarci, di getto.

    matteofantuzzi

    26 agosto 2006 at 14:44

  29. personalmente ho un’idiosincrasia per la poesia che si presenta come ‘lirica’. sara’ perche’ gli scaffali delle pluricitate bilbioteche sono piene di lirici, sara’ che almeno in italia c’e’ ancora una gradazione del poetico che mette la lirica in cima.. e poi l’onnipresenza del soggetto senziente/ paziente. mi piacciono le poesie difficili con una storia ed un ritmo anche se non sono costruite benissimo.

    lucapaci

    26 agosto 2006 at 16:39

  30. col ritmo nel verso metà del lavoro del verso lo hai fatto, è che a volte davvero (ma anche nei “lirici”) ‘sto verso s’incastra, s’incasina… non procede. non per forza dobbiamo scrivere in endecasillabi… ma almeno che non partano le capsule dei denti mentre si leggono i testi…

    matteofantuzzi

    27 agosto 2006 at 10:19

  31. Matteo,
    aspettiamo di vedere se qualcuno risponde alla sollecitazione, giusto per capire se ci sono “criteri” (anche senza pensarci troppo è pur sempre una indicazione) dai quali le persone discuterebbero le problematiche del testo; altrimenti più che materiale inerte, si potrebbe parlare di materia grigia inesistente:-)

    anonimo

    27 agosto 2006 at 20:07

  32. dimenticato la firma…Christian

    anonimo

    27 agosto 2006 at 20:08

  33. no la materia grigia c’è, ce n’è tanta… ma la preferenza a non esporsi è nella natura umana. forse si fornirebbe molto più volentieri il proprio codice fiscale o c/c bancario 🙂

    matteofantuzzi

    28 agosto 2006 at 21:06

  34. Tornato.
    Mi sto aggiornando pian pianino con quanto scritto negli ultimi tempi… quindi solo qualcosina su PoEcast. Christian: io ho cercato fin dall’inizio, ma Absolute non ha i feed. Purtroppo è un prerequisito indispensabile, non riesco ad estrarre le informazioni direttamente dalla pagina in modo semplice.
    PoEcast è utile per verificare al volo cosa è successo nei blog aggregati, ma purtroppo così com’è non è uno strumento che permetta la scoperta di nuovi blog.
    Riguardo l’articolo di Eco, qualcuno si è mai fatto un giro su siti come http://www.liberodiscrivere.it?
    Vincenzo

    anonimo

    5 settembre 2006 at 13:54

  35. liberodiscrivere? ce ne sono a bizzeffe così: scritturafresca, scrivi.com, boghes, raccontare, poetilandia, aphorism. Sono interessanti…e sono l’altro versante del fare poetico su web. Marco S.

    anonimo

    11 settembre 2006 at 15:06

  36. anche se la libertà può essere a livello estremo una forma di dittatura…

    matteofantuzzi

    12 settembre 2006 at 22:52


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