UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 13 comments

Poeticare di Andrea Inglese
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qui, cercare di capire quello che si è fatto, con quali intenti, come si fosse sospettato, mentre lo si faceva, magari di sfuggita, per baleni, accensioni, intermittenze luminose, sospettato dove si andava, dove si andava a parare, con questa voglia di poesia, con questo poeticare, a tastoni nel buio dei fatti, si voleva andare alla poesia, infilarsi lunghi distesi nella poesia, braccia avanti, testa bassa, senza boccagli e maschera, dentro tutti, anzi, si voleva fare spazio intimo, ci si intimava di farlo, un parcheggio-eventi, piattaforma non di lancio ma discesa, una piattaforma-calamita, per tirare dentro, per far discendere poeticamente tutto quel dolore, per assorbire, per assentire il mondo, come per ingestione, o ripartorendolo, con quelle sole cose, quelle piccole cose potenti, le parole, le parole lente, quasi ferme, della pagina, si voleva fare uno stomaco-poesia, un tessuto cavo, elastico, di poesia digerente, per digerire l’indigesto mucchio, il mondo
ecco gli eventi-eventi, tutti acuminati, pronti a disperdersi, come porcellana schiantata, in tanti pezzi, che tagliano via pelle, pareti, spazio, che se ne vanno con scie lunghe di cicatrici, con falle e buchi, con tagli nella tela di Fontana, gli eventi-eventi, in protratta sparizione-esplosione, ed imprevisti rimbalzi, dopo anni, e gli altri eventi, gli eventi-frasi, gli eventi-versi, che si fabbricano apposta, pozzi di decompressione, profondissimi pozzi, in cui implodono gli eventi-eventi, lasciando nube, appena nube, pulviscolo, materia leggerissima, fonetica e grafica, polvere inebriante, allucinogena, per ripartorire il reale, come si potesse, ricostruendo lembo a lembo lo spazio, fibra a fibra le radici, rifacendo da sotto, ricollegando tutto con tutto, ma in modo diverso, rirespirando le stesse bocche ma con ritmo diverso, un duello, una schermaglia, tra la pioggia di asteroidi e il lancio di soffioni, il poeta fa da campo, appronta il campo, la coltre di attraversamento, dove passa il disordine, dove si lascia che il disordine passi, dove si prende il ritmo del disordine, altro che il metro, altro che il metro, butta via questo morso, sputa cavallino il morso, il metro, il finimento, neometricismo, c’è chi ha bisogno di disgrazie, chi vuole la palestra, lo stesso attrezzo, chi se lo batte in capo, sennò non sente il ritmo
bisogna aver fatto il giro del mondo per scrivere un verso, il giro della questione, demolito se stessi e rifatto il piano, rimettendo polmoni e reni a posto, bisogna aver girato nei quartieri giusti, nel buio guasto, bisogna aver saputo del guasto, di quanto è dannoso, immedicabile, inutile il guasto, che la morte è il meno, bisogna sapere dei danni, dei dannati, ficcare la mano dove più morde, dove il mondo è morso, soggetto e oggetto dei suoi denti, bisogna aver letto, letto tutto, di quanto è successo, di quanto si è dimenticato, di quanto solo conta, delle morti inflitte, del dolore evitabile, solo con Marx si mettono in chiaro certe cose, si fanno chiare le gerarchie, questo prima quello dopo, questo conta quello meno, se non si vede questo, non conta scrivere, non conta lo stelo senza il danno, non contano i fiori di rosmarino senza la tortura, e la tortura esiste e i fiori di rosmarino esistono, da questo varco non si sfugge, da questa tensione costante, il verso deve tenere assieme, tenere assieme ciò che la mente divide
bisogna scrivere senza stile, nella piena libertà, nella piena onestà, di ricominciare a formare il tratto ogni volta di nuovo, ad ogni nuova visione, per ogni oggetto nuovo, senza formule, cifre personali, marchi di fabbrica, quelli che a venticinque anni hanno fatto il loro stile, un piccolo ingegnoso stile segnaletico, una bandierina d’autore, un lampeggiante, è la poesia a manovella, trovi il gesto giusto escono in serie, giri nel verso giusto ecco la serie, si assomigliano, si ricordano, versi con marchio di fabbrica, tante minime variazioni di libro in libro, che casino invece l’inverso, ricostruire il sistema ogni volta, imparare a scrivere di nuovo, ogni evento vuole un suo linguaggio, ogni testo nega tutti gli altri, l’impronta corporea resta, l’impronta della voce resta, ma ogni volta si cambiano le reti, cambiano le prede, maglia larga o stretta, cose diverse se il tratto è diverso, la scrittura è centrifuga, è il mondo che chiama
*
la poesia è una faccenda di comunicazione, è un comunicare a fondo una certa faccenda, è comunicare sul fondo, ultimo stadio, ultimo momento, prima di rinunciare, prima del silenzio, quando si è terra, rasoterra, solo parole senza idee, nessun cielo, è un comunicare fino in fondo, nel buio essere nostro, l’opaco recondito ottuso, quello aggrovigliato, con tutte le fila di dentro che sono nodi di fuori, che tirando da dentro sale una maniglia, un chiodo, un pezzo di storia, si apre una ferita storica, è tutta storia possibile o taciuta, che si comunica da dentro e da fuori, cercando un mezzo, un canale, un cavo, la tubatura dove confluire, ma non si sa più se lo si comunica in uscita o in entrata, ma con tutti i mezzi, la poesia è comunicare ad ogni costo, con tutti i mezzi, anche i mezzi cervelli, le mezze parole, le mezze frasi, il verso, che è una metà, un mezzo qualcosa, un taglio
perché la poesia è comunicare con tutti i mezzi disponibili di massa, la poesia è una comunicazione di masse interne, senza mezzi termini, nella comunicazione senza altri mezzi, che non quelli sulla pagina o dentro la bocca, la poesia nasce in bocca, che è il mezzo con cui la massa comunica, con cui si fanno in massa grandi comunicazioni, la poesia non scomunica i mezzi di comunicazione della massa, se sono situati in bocca, abbastanza prossimi alla bocca, in fondo però, abbastanza in fondo, tra lo stomaco e il cuore, e i polmoni per il soffio, per la metà d’aria
la poesia comunica i mezzi di divisione della massa, la poesia demassifica.
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Written by matteofantuzzi

9 luglio 2006 a 06:32

Pubblicato su Uncategorized

13 Risposte

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  1. da absolute poetry, ringrazio andrea.

    matteofantuzzi

    9 luglio 2006 at 06:35

  2. La poesia ultimo tentativo di comunicazione prima del silenzio, ultima spiaggia prima (forse) di arrendersi. La poesia demassificante, ritorno alla ricerca di coordinate interiori, ritorno a forme di pensiero puro, per quanto possibile. Se è questo il senso che Andrea da oggi alla poesia, ci sta tutto.
    Antonio Fiori

    anonimo

    10 luglio 2006 at 07:03

  3. Rendo noto alle amiche e agli amici di questo blog che una discussione oltremodo importante riguardante l’ ETICA IN ARTE sta muovendo i primi passi, a seguito di un post di Stefano Guglielmin, nel blog LIBERINVERSI, diretto da Massimo Orgiazzi (col quale anche il sottoscritto collabora, assieme ad altre firme di pregio) http://www.liberinversi.splinder.com/

    Grazie dell’attenzione… vi aspettiamo.

    GianRuggeroManzoni

    10 luglio 2006 at 15:34

  4. la poesia esigenza di realtà e di franchezza in mondo che imbarazza per la “plastica” e la fragilità (in questo caso certo non segno di durezza come per le pietre preziose) di quello che viene proposto. in qualche modo sì antonio: un grido, un appiglio.

    matteofantuzzi

    10 luglio 2006 at 17:48

  5. bene per liberinversi, anche perchè se no non avevo ancora capito la differenza tra la versione 1.0 e quella 2.0 GRM (ne parleremo giovedì a macerata)

    matteofantuzzi

    10 luglio 2006 at 17:49

  6. domani serata sui blog presso il Cortile Municipale di Macerata in Piazza Libertà, alle 21,30. In caso di maltempo, invece, Galleria “Agli antichi forni”, in Piaggia della Torre 2, che dista meno di 50 metri dal Cortile. Questa sera c’è Gianfranco Fabbri con Alberto Bertoni. Domani Gian Ruggero Manzoni, Andrea Margiotta, Massimo Orgiazzi e il sottoscritto oltre al “moderatore” Filippo Davoli. azz…

    matteofantuzzi

    12 luglio 2006 at 19:11

  7. ‘Azz… speriamo che qualche canale pubblico o satellitare riprenda l’evento. :-))

    p.s.

    E i commenti al post di Inglese?…

    Aureliano Buendìa

    anonimo

    13 luglio 2006 at 12:33

  8. aureliano (?) puoi farlo tu un commento sull’articolo d’inglese.

    *

    un’OT di quelli che rovinano la digestione:

    ASPETTANDO BOB

    I grandi fan di Dylan interpretano i suoi versi
    Auditorium Parco della Musica di Roma, Sala Sinopoli Domenica 16 luglio ore 17

    In occasione del concerto di Bob Dylan del 16 luglio 2006 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, i testi delle canzoni del più celebre cantautore della storia, recentemente tradotti e adattati in italiano da Alessandro Carrera (“Lyrics 1962 – 2001”, Feltrinelli), saranno letti da scrittori, poeti, artisti e musicisti, tutti appassionati “dylaniani” nel pomeriggio di domenica, prima del grande evento serale, organizzato dalla Fondazione Musica per Roma nella cavea del Parco della Musica.
    Raiz, Militant A (Luca Mascini – Assalti Frontali), Andrea Satta (Têtes de Bois), Giuseppe Cederna, Daniele Formica, Giacomo Marramao, Stas’ Gawronski, Andrea Monda, Marino Sinibaldi, Francesca d’Aloja, Emanuele Trevi, Chiara Gamberale, Francesco Piccolo, Tommaso Pincio, Nicola Lagioia, Gabriele Frasca, Franco Buffoni, Claudio Piersanti.
    Sono alcuni degli artisti che parteciperanno all’inedito reading Aspettando Bob, promosso dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Feltrinelli, curato da Luca Sossella.
    L’appuntamento è a partire dalle ore 17 nella sala Sinopoli dell’Auditorium.

    Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
    Informazioni: 06 80241281

    Ufficio stampa Musica per Roma 06-80241574-231-228
    ufficiostampa@musicaperroma.it

    mah…

    matteofantuzzi

    14 luglio 2006 at 15:56

  9. breve resoconto di macerata:
    tutti in forma smagliante, da sottolineare che il blog (piaccia o no) è in parabola discendente, e va pensato a dove andare. che non significa che tutti i blog verrano smantellati da qui a domani, ma che bisogna compiere un passo oltre. bisogna guardare al cartaceo, bisogna (aggiungo adesso) andare su nuovi mezzi e lavorare nei territori per portare a conoscenza della poesia chiunque possibile.

    si sente forte la solita necessità del lavoro dei critici per arrivare a sintesi e certezze anche nelle grandi mappature. c’è bisogno di lavorare e di aprirsi e certo non rinchiudersi per evitare che i blog si trasformino in sette di jerking off.

    matteofantuzzi

    14 luglio 2006 at 16:04

  10. I blof restano funzionali a un discorso che comunque deve portare i poeti fuori dai loro contesti, a mischiarsi in altri, l’importante è che siano “fuori”.
    Una nota di cangiano su tabard prende coscienza che nemmeno la rivista è sufficente, anche se lo dice con altre parole.
    Alla fine si converge tutti sulla necessità di creare “luoghi” dove poter far vivere la poesia con la carne, le ossa e la voce.
    Ci sai a parcopoesia matt?

    A

    anonimo

    15 luglio 2006 at 09:59

  11. sarai, volevo scrivere “sarai”.

    A

    anonimo

    15 luglio 2006 at 10:00

  12. prendi per buoni anche blof e sufficente(!) alzarsi la mattina presto non fa per niente bene. no.

    A

    anonimo

    15 luglio 2006 at 10:01

  13. è notizia di ieri: a parco poesia ci sarò il sabato pomeriggio. mi pare sia il 2 settembre. e tu alla fine arrivi alla mia stessa conclusione “bisogna creare luoghi e aprirsi alle persone”, non al circoletto. nei prossimi giorni ti scriverò privatamente.

    matteofantuzzi

    16 luglio 2006 at 22:57


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