UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 17 comments

nuova poesia in Italia.

Christian Sinicco su Absolut Poetry ha pubblicato questo lavoro che vi linko perché c’è una discussione in atto sugli autori inseriti nella mappatura (sottolineo: mappatura) e perché credo sia giusto andarlo a vedere nel suo luogo originale. Oltre a quello che quindi è già stato analizzato mi soffermo un attimo su quello che dovrebbe essere oggi il rapporto tra il lavoro delle riviste e quello dell’extra-rivista nella poesia. Credo che il blog (che oggi comincio a pensare debba ripensarsi, comincia ad essere uno strumento "stretto") debba puntare a dialogare con la rivista cartacea, ma che soprattutto la rivista cartacea debba cominicare a considerare il blog di qualità, il blog multi-autore e multi-pensiero come dice Christian, come un dialogatore reale. E attendibile se c’è qualità nelle parti del dialogo. Gli sforzi di mappatura che vengono fatti sulla rete, anche perchè questo mezzo permette contrariamente al cartaceo di essere fruibile e grautitamente a un mucchio di articoli, saggi e testi e senza svenarsi (molti blog ecc. sono letti da persone di 15/25 anni che si avvicinano alla poesia ma che non hanno certo i soldi per abbonarsi a 10 riviste di poesia…) dovrebbero a mio avviso essere funzionali per il cartaceo, che deve sopravvivere (e non credo debba esaurirsi) innanzitutto per definire i percorsi e le analisi, ma che non può trasformarsi in elenchi telefonici dove tutti sono buoni e tutti sono bravi. E qui i critici, e chi ha voglia di fare critica deve lavorare, e il mondo della poesia deve lasciare lavorare i critici, senza per forza pensare che tutto sia mosso da società massoniche o intruppamenti. Così bisogna evitare che i blog si trasformino in micro-èlite, che si chiudano recinti e si prendano fette di "potere" che potere non è: perchè la poesia è e rimane un fragile ma magnifico oggetto che troppo pochi conoscono per colpa di tante cose di cui anche qui spesso si è parlato. E conosciamo ahimé tutti bene. State bene.

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Written by matteofantuzzi

1 luglio 2006 a 10:43

Pubblicato su Uncategorized

17 Risposte

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  1. Dei blog letterari parleremo, come sai, a MacerataPoesia. Devo ancora visionare il lavoro di Sinicco – lo farò subito dopo questo commento – ma non credo che un blog multiautore valga di più. Qui siamo, a mio parere, ancora nel sociologico: il letterario (inteso come impegno intellettualmente onesto) sta nel “come” fare le cose. Anche il “cosa fare” viene dopo: alcuni promuovono le nuove proposte, altri meditano a voce alta e vietando i commenti, altri ancora volano di qua e di là nello scibile apparentemente senza un programma (è il mio caso), tu fai una specie di tg informando su tutto quello che c’è in giro, altri si autoproducono, e così via. Concordo sul fatto – ci tornava su anche Gian Ruggero in un commento da me – che pensare al blog come un grimaldello per la scalata, è una pia illusione, imbarazzante per chi – come me, ad esempio; ma in generale almeno tutti quelli della mia età – sa bene come (e dove) “girino” le cose della poesia. Quanto al dialogo col cartaceo, come ogni vero amore penso sia indispensabile lasciarlo respirare e permettergli di svilupparsi come, quando e dove crede. I piani pastorali troppo spesso si traducono in “pianti”…

    FilippoDavoli

    2 luglio 2006 at 12:36

  2. LOST & FOUND
    workshop di traduzione poetica
    e letture con degustazioni.
    partecipano
    Franco Buffoni, Nicola Crocetti, Gianni D’Elia, Umberto Piersanti,
    Federico Italiano, Daniele Piccini, Davide Brullo…

    SABATO 15 LUGLIO
    MONTEGRIDOLFO (RN)

    anonimo

    2 luglio 2006 at 15:48

  3. Ciao Matteo, solito OT: è uscito il programma di Residenze Estive, che quest’anno si tiene dal 20 al 23 luglio.
    Visto che il sito del Ramo d’Oro è ancora giù, ho messo un post da me con il programma completo.

    V.

    anonimo

    2 luglio 2006 at 20:15

  4. nessuna scalata col blog: è qualcosa al quale davvero tengo tanto anche io caro filippo, se qualcuno pensa con 1 blog di diventare “importante” ci vogliono degli psichiatri di quelli buoni, una casa di cura di quelle ottime e degli psicofarmaci definitivi. perchè in questo caso si sarebbe di brutto perso il senno… avremo modo di parlarne a macerata.

    entrambi (impegni permettendo) davvero da non perdere i due eventi segnalati qua sopra. OT graditi.

    matteofantuzzi

    2 luglio 2006 at 21:07

  5. Il lavoro di mappatura Matteo è essenziale per permettere a qualsiasi lettore di farsi un’idea – questo per qualsiasi lavoro che voglia chiamarsi tale: l’autore del saggio deve chiarire come ha lavorato. Detto ciò, quello che ho scritto più che una mappatura, esprime dei fatti – ma prima di tutto ciò ogni parola che uso deve essere meditata, soppesata, vedi la confusione che si fa spesso sulla parola topologia, che non significa assolutamente categoria, nonostante esista un vocabolario della lingua italiana (ed io abbia cercato di spiegare – forse però dovrei specificare meglio, ma allora l’articolo in questione diventa un libro). Però sì, oltre la selezione proposta, questo lavoro permette ai lettori di farsi un’idea autonoma, e questo credo sia importante anche per rintracciare le mie affermazioni.
    Fuoricasa.poesia credo sia uno dei modelli da seguire, perché differenzia la proposta dal bolletino, dal blog, dai prodotti multimediali, che ho a casa e di cui tratterò più avanti. La rivista cartacea, o è un gioiello, vedi a camasce, o non serve più, è uno spreco di risorse che sarebbero da destinare alla pubblicazione di prodotti di poesia.
    Chris

    anonimo

    2 luglio 2006 at 21:58

  6. Non sovrastimiamo il blog e non sottostimiamo le riviste cartacee: è certamente vero che potrbbero destinarsi più energie di poeti e redattori per editare e curare raccolte poetiche ma continuerò sempre a preferire una discreta rivista che mi propone nuovi autori (magari male assortiti) e qualche buona recensione (tra tante scadenti) a produzioni di altalenante valore.
    Antonio Fiori

    anonimo

    3 luglio 2006 at 12:30

  7. Io credo che il lavoro che si fa sulle riviste cartacee, possa essere fatto in internet, nella stessa identica misura e qualità, e con molti più lettori. Inoltre tra cinque anni in italia sarà collegato il 60% della popolazione, di conseguenza i fruitori saranno molti di più – se pensi che in italia quest’anno sono 16 i milioni di persone che si collegano in rete (dati eurisko) e l’incremento dal 2005 al 2006 è stato del 12%. Non mi interessa sapere quale sarà la stima tra 10 anni, però possiamo prevedere che queste percentuali aumentino fino a stabilizzarsi. Mi sembra abbastanza naturale che ciò che predisponiamo oggi (in rete e no) Antonio, debba essere filtrato attraverso queste previsioni. Non possiamo non tenerne conto.
    Christian

    anonimo

    3 luglio 2006 at 13:20

  8. Sono d’accordo nel guardare positivamente al crescente utilizzo di internet. Se una buona rivista (o qualcosa di simile) fosse fruibile su internet, tanto di guadagnato (e credo anch’io che avrebbe più lettori). L’importante, è che l’ importante e storica funzione delle riviste letterarie non vada persa-dispersa, ma, semmai, riscoperta: non ti pare, Christian?
    Antonio

    anonimo

    3 luglio 2006 at 15:11

  9. Il problema sono gli apparati editoriali attuali, incapaci di sperimentare soluzioni “diverse” di rivista e di collegamento di esperienze. Ho fatto l’esempio di fuoricasapoesia, perché ho la fortuna di possedere i numeri di secolozero: porto come esempio il numero 2, dedicato a milo de angelis, un dvd interessante che ospita letture, un assaggio di poetica frutto di un’intervista, le note critiche di bertoni e pier damiano ori, ovviamente realizzato da massari. Devo essere sincero, se con una rivista di poesia, cartacea, che esce ogni mese, mi trovo un dvd, realizzato in questo modo, ovvero con soluzioni al limitare della videopoesia, con una nota critica semplicissima, diretta e comuqnue precisa, lo compro immediatamente, e mi ci faccio l’abbonamento. Ora, c’è la rivista “istituzionale”, può essere poesia, che ha già tantissimi abbonati, ma anche nuovi argomenti etc,…e sonda il territorio multimediale, e inizia a collaborare con chi produce questa qualità – allora ha senso, poiché si valorizzano pure giri diversi e inizia ad esserci osmosi (altrimenti prima o poi ci penserà qualche casa editrice più intelligente). Dico queste cose perché sono convinto che non avrebbe senso dare in mano un’operazione del genere a persone che non capiscono le possibilità date dai new media, non ci lavorano dentro essendo poeti, non sperimentano da anni in questa direzione.
    Quindi o i progetti editoriali delle grandi case ed. cambiano, muovendosi verso la multimedialità, o prima o poi, riguardo la poesia, le espressioni migliori che si trovano in rete e che condividono e vedono queste strategie, quando ne avranno la possibilità, produranno loro una/più riviste innovative. Ci vorrà sicuramente più tempo, ma è uno sbocco inevitabile.
    Christian

    anonimo

    3 luglio 2006 at 18:29

  10. … io non apro nemmeno i CD che arrivano con le riviste di informatica… per me non farebbe differenza. La differenza la può fare “con una nota critica semplicissima, diretta e comuqnue precisa”, che sia su carta, plastica o LCD è uguale (per me).
    V.

    anonimo

    4 luglio 2006 at 11:39

  11. in effetti quella un po’ manca. ma è un problema di serietà e sincerità e di mancanza, talvolta, di idee, e in questo discorso è l’osmosi la cosa principale.
    Christian

    anonimo

    4 luglio 2006 at 13:49

  12. Condivisibile a pieno Matteo. Ciao Mapi (è la prima volta che capito qui)

    mpinaCiancio

    4 luglio 2006 at 14:00

  13. i nuovi media sono in una posizione privilegiata di apertura di nuovi modi di “condurre” il linguaggio. certo devono partire da una condizione di coscienza dei “vecchi” linguaggi, e in un certo senso non li devono schiacciare. è un poco come la radio e la tv. nessuna ha ammazzato l’altra, ognuna ha trovato una propria “frequenza”: certo il cattivo programma può essserci con 1 mezzo o l’altro. certo internet può aprire a una confusione dove tutto e il contrario di tutto è fantastico non per “pluralità” ma per “buonismo” o che dir si voglia “abbassamento della soglia di qualità“: ecco se ci sarà attenzione in tutto questo avremo “semplicemente” per la poesia un nuovo mezzo molto facilmente fruibile, e non solo dal gotha. e in grado di dialogare con la carta e col testo.

    matteofantuzzi

    4 luglio 2006 at 17:34

  14. Quando nasce un nuovo strumento, quello “vecchio”, dovrebbe pure essere così intelligente da capirne l’utilità. A me pare che, visto soprattutto un intervento di Cucchi (che mi ha fatto veramente imbestialire) su l’Ulisse, le idee ed il lavoro in rete non sono assolutamente compresi. Insomma, manca la visione. A me pare che quelli che hanno più interesse a differenziarsi gli strumenti, osservarne la funzionalità, e ad osservare i lavori sulle riviste cartacee, sono coloro i quali oggi si confrontano in rete. Non vi pare strano, che l’osmosi si compia da questo luogo, internet? A me no. Le teconologie della trasparenza (rimando ad otium et negotium) implicano un modo di osservare che accomuna i fruitori di internet, e che si osserva pure nella realtà.

    anonimo

    5 luglio 2006 at 09:54

  15. Ecco Matteo, al #13 apri la questione che mi “ossessiona” di più: ovvero definire, ma meglio, riconoscere la soglia di qualità. Meglio ancora la qualità tout court. Internet (come anche la TV) è la zona grigia dove l’informazione è difficilmente verificabile, in cui la veridicità e l’attendibilità sono messe a rischio di irrilevanza, impertinenza (anche se dalla sua rispetto alla TV ha la plularità di fonti e la possibilità di aggirare l’ostacolo attraverso molteplici alternative di ricerca: l’orientamento però rimane difficile). Il buonismo e il livellamento sono rischi non solo presenti, ma che da rischi si sono già tramutati in evento. Quanto dici, ovvero che occorrerà essere “attenti”, è quanto mai vero e sacrosanto. Non si tratterà di vigilare, forse, ma di assumere, se possibile, un atteggiamento e un modo d’essere compatibili con l’onestà, la pluralità e il rigore.

    Massimo73

    5 luglio 2006 at 10:18

  16. quell’articolo ti ha fatto davvero imbestialire. ma ricordando frasi tipo “solo a milano ci sono veri poeti” 1 risata non può che fare bene (saluti ai poeti di sesto s. giovanni)

    tornando seri: la ricerca della realtà e della trasparenza sono appunto 2 fortissimi punti a favore della rete nel rapporto col cartaceo dove inevitabilmente ha in mano la comunicazione chi “può permettersela”. una comunicazione “orizzontale” come quella della rete permette quel dialogo e (ancora una volta) quella fruizione che tutti ci auspichiamo.

    ma giustamente si parla di piano teorico: non è correndo dietro ai numeri quello che sarà necessario sempre di più (esatto massimo) è il rigore, un rigore che non dipenda da un moto di santità di 1 persona (per carità…) quanto ancora una volta dalla coscienza delle idee plurime che non si devono “annullare” ma al contrario devono fare emergere “la meglio poesia” i meglio esempi, che il verso sia ermetico o prosastico, o quel che vi pare. poi nel silenzio della propria cameretta ognuno di noi continuerà a leggere i libri suoi preferiti. ma questo è un altro discorso, ancora 1 volta “singolare” e non plurale.

    matteofantuzzi

    5 luglio 2006 at 12:46

  17. la meglio poesia…significa lavoro. Forse lo ripeterò alla muerte, ma comprate sto libro di Nacci pubblicato da Battello Stampatore- è un esempio di come si dovrebbero estrarre dei risultati, di come si lavora, di tutto – il lavoro su cui è stata costruito il libro, tra l’altro, ha vinto il premio per le migliori tesi di laurea del Friuli Venezia Giulia. Ma, a parte i riconoscimenti, son due anni di lavoro su una provincia di 250.000 abitanti. Quello che mi piacerebbe sapere è se ci sono lavori analoghi. Da questi lavori possiamo estrarre il meglio, e discuterlo, e comunque da lavori con un’epistemologia alla base. Christian

    ps: io mi imbufalisco con Cucchi, perché se ci si mette qualche risultato (anche critico) lo ottiene, ma non tanto sulla cosa di Milano, che è una diatriba vecchia quanto sciocca con Roma (cosa che non esiste più), quando parla di cose che non conosce, come se io parlassi di competenze che ha un ingegnere. E’ chiaro che dico cose assurde, e sempre per questo dico “osmosi”.
    Christian

    anonimo

    5 luglio 2006 at 13:36


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