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Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

Archive for giugno 2006

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 Milo de Angelis, Tema dell’addio, Mondadori, Milano, 2005, pp. 94, Euro 9,40.

Normalmente verrebbe considerato un suicidio definire in terza di copertina un libro come “testo destinato a rimanere tra i punti fermi della nostra poesia di questi anni” soprattutto dato l’ambientino del quale stiamo trattando, io personalmente lo sconsiglierei a chiunque: ma non in questo caso. In questo caso non c’è assolutamente nulla da obiettare. In questo libro si trovano poesie che potranno tranquillamente rimanere tra i capisaldi del decennio: l’opera in sé asciutta, senza fronzoli, che non appare mai autocompatirsi merita tutti i premi, i riconoscimenti e gli attestati di stima che in questi mesi sta raccogliendo. Il tema è personale, l’addio da compiere è quello alla moglie dell’autore, Giovanna Sicari, un addio che non è episodico, non fotografa l’attimo nel quale accade, piuttosto si sviluppa in un duplice percorso, quello della malattia e quello del distacco. E nel percorso sta la narrazione dell’autore che deve necessariamente compiere il distacco e comprenderne senso ed esigenza. Allontanarsi dall’affetto significa innanzitutto ripercorrerne il percorso come si dovesse scucire punto dopo punto il lembo di un vestito. Così De Angelis fa, trovando nella memoria, appuntando, punti piccoli e altri enormi: tutti però fondamentali, nessuno accessorio. << Contare i seondi, i vagoni dell’Eurostar, vederti / scendere dal numero nove, il carrello, il sorriso, / il batticuore, la notizia, la grande notizia. / Questo è avvenuto nel 1990. È avvenuto, certamente / è avvenuto. E prima ancora, il tuffo nel Ticino, / mentre il pallone scompariva. È avvenuto. (…) >> E mentre si consuma la tragedia, questo forse il punto fondamentale << Affogano le nazioni, crollano le torri, un caos / di lingue e colori, traumi e nuovi amori, / entra alla Boavisca, spazza via il novecento / della solitudine maestra, del nostro verso / sospeso nel vuoto (…) >> De Angelis esaurisce il capitolo del Novecento, modifica il proprio verso, comprende il cambiamento: cambia pagina. E non è una pagina di poco conto, non solo dal lato umano, il secolo che si modifica è visibile e forte se letta questa evoluzione della poesia e paragonata con quella anche solo di Biografia Sommaria (1999). De Angelis modifica le proprie strutture, introduce nell’ultimo capitolo Visite serali ironie lievi, delicatissime e velate, consolatorie quasi. De Angelis con questo libro riesce a salutare, a dire addio al Novecento. Alle cose belle e alle cose brutte del secolo (e di certo non solo a quelle personali), con dolore ma facendosene innanzitutto una ragione, comprendendo in maniera matura, lucidissima quanto accaduto e quanto soprattutto inevitabile. E speriamo che molti altri siano in grado di accettare questo percorso. << Ora si è spezzato l’ordine, ora / ti avvicini alla stanza e resti / nuda per tutta l’estate, con la mano / che gira all’infinito la maniglia. >>

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Written by matteofantuzzi

24 giugno 2006 at 10:14

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Il concetto di fast food nella poesia contemporanea

Ce lo si racconta ad ogni occasione della necessità di portare il grande pubblico, i grandi numeri, alla poesia italiana contemporanea, o quanto meno della necessità di togliere la patina di polvere elitaria che viene accomunata spesso a questa forma di scrittura e a chi in essa gravita (o millanta di gravitare). Ce lo si racconta ad ogni occasione: l’Italia popolo di santi, poeti e navigatori non ha un pubblico interessato alla poesia.

E sarà anche per questo motivo che ultimamente in Italia sono fiorite una serie di manifestazioni che si prefiggono di fare conoscere la poesia contemporanea anche a un pubblico di non addetti ai lavori con spesso risultati solo qualche anno fa difficili da immaginare (centinaia di persone), manifestazioni concentrate sostanzialmente in due tipologie: reading e slam.
Se i reading sono letture collettive dove gli autori possono confrontarsi col pubblico lo slam si caratterizza per una vera e propria architettura di esecuzione: una sfida con un maestro di cerimonia e una giuria presa a caso dal pubblico, un vincitore e dei vinti.
Già altrove non ho nascosto (né lo farò ora) le mie perplessità su questa forma di effettuazione poetica importata dagli Stati Uniti che riscuote un buon successo oggi in Italia grazie all’attività di promozione di varie realtà, associazioni e poeti come Lello Voce (che se ne può dire il “padre” o il “maestro dei maestri di cerimonia”).
Il dubbio, la mia perplessità cardine, è che in tutto questo non sia la poesia la reale protagonista, ma lo slam, l’effettuazione in buona sostanza: come si esegua il testo, l’impatto che esso può avere sui giudicanti, la ricerca di una appariscenza che si faccia notare piuttosto che l’accuratezza dei dettagli.
E sarà anche per questo (e per le proprie origini americane) che mi pare di potere accostare questo tipo di poesia al fast food, agli hamburger del McDonald’s che dopo 15 minuti da quando sono stati preparati debbono essere buttati via perché non sono più buoni, e che già prima non è che sapessero di molto, erano panini certo ma non di grande qualità, buoni per una mangiata veloce, qualcosa da mettere nello stomaco, che riempia, ma non nutra.
Credo invece in tal senso sarebbe meglio affidarci allo slow food, perché l’Italia della poesia ne ha la capacità, e ha la capacità al tempo stesso di promuovere anche quel tipo di poesia performativa che certo bene si inserisce anche in un contesto di slam poetry ma che va considerata in un piano a mio parere ben maggiore di complessità di stili, di linguaggi e di “lingue” (la poesia dialettale ad esempio che ci offre tante ottime prove) che ha bisogno più di un ascolto meditato che di voti, di giurie e quant’altro.
E quando sento dire che anche lo slam serve ad avvicinare la gente alla poesia, e che persone convenute agli slam vengono poi convinti dagli stessi a leggere Sereni piuttosto che Montale o Zanzotto mi viene in mente il McDonald’s di cui prima, come se ad un tratto sbucasse dalla parete del fast food una bacheca di formaggio di fossa e gli avventori appena gustato il formaggio del cheeseburger si ritrovassero invogliati ad acquistarne qualche etto. Difficile da praticare come ragionamento. E così per la poesia.
Non credo che sia l’abbassamento del “livello” la soluzione per allargare il mondo dei fruitori della poesia, piuttosto uscire con decisione pubblicamente, leggere, confrontarsi, interagire, non creare micro-circoli magari in lotta tra loro per predominare. Creare piuttosto una passione per la lettura della poesia, facendo conoscere appunto tante di quelle realtà che il nostro ‘900 offre e che nella varietà possono trovare il loro giusto pubblico, creare spazi concreti in mezzi di comunicazione come la radio (con radio3 caso a parte per il proprio impegno) e la televisione. E aprirsi ai festival, su tutto il territorio.
Solo così sarà possibile allargare la base senza perdere la propria “realtà” né farsi compromettere da curiose logiche di mercato. Faccio fatica a vedere il poeta come una rock-star, credo mi sarà sempre più facile pensarlo nel proprio lavoro quotidiano sul testo, a modellare ed a smussare il verso. E a viverlo quotidianamente.
Già in altri anni partendo dai medesimi presupposti ci sono state regalate poesie fatte con gli elaboratori ed altri simili “divertissement” e ne siamo usciti egregiamente, cerchiamo di preservare le peculiarità della poesia (ribadisco anche di quella performativa, come di qualsiasi altra) senza rinsaccarci in americanate di alcun tipo: solo in questo modo a mio parere si farà un buon servizio alla poesia, solo in questo modo come sta avvenendo si potrà evadere dal solito (triste) mondo degli addetti ai lavori.

Written by matteofantuzzi

13 giugno 2006 at 18:23

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Oggi, come saprete, è morto Enzo Siciliano. In verità avevo in mente un altro post, ma cerco di raccontarvi quello che questo mi ha fatto pensare. Nuovi Argomenti è stato in questi anni qualcosa di importante, innanzitutto perché la rivista ha reso possibile una pluralità di voci e un’apertura all’altro e al nuovo che da tante altre parti latita. Oggi, lo sentivo dire alla radio da Trevi esiste(va) una redazione con persone con una differenza anagrafica di 40 anni. A certi livelli nelle patrie lettere, come sapete, non è scontato. Nuovi Argomenti non ha avuto una linea, un “pensiero dominante”, anzi: spesso nello stesso numero testi, esperienze e teorie cozzavano in maniera quasi stridente se non ci si fosse ricordato che è la pluralità a fare la letteratura, e che altre situazioni si possono tranquillamente definire “regime”. Cosa accadrà oggi ? Non ne ho idea, certo chiunque prenderà a mano la direzione di Nuovi Argomenti non potrà omettere il lavoro fatto da questa serie, che non è detto si esaurisca qui. Certo avrà un compito enorme, e fondamentale per le patrie lettere. Certo, chiunque sarà, se cercherà di creare un regime sarà perseguitato da chi ha potuto vedere e leggere il lavoro di Siciliano. Certo se riuscirà a mandare avanti la pluralità renderà giustizia e continuità a un lavoro che si può non condividere ma del quale non si può non tenere conto (per quei pochi malati di mente che mi seguono questa chiosa, certo con un altro parere nei confronti del lavoro specifico, è la stessa che ho utilizzato nel commento all’opera critica di Raboni curata da Cortellessa). Per chi può consiglio di leggere di Enzo Siciliano “Vita di Pasolini”, l’edizione più facile da trovare credo oggi sia quella di Giunti. State bene.

Written by matteofantuzzi

9 giugno 2006 at 18:18

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Chi ha portato sfiga ???

Causa maltempo "Degustare Locale" si terrà sempre oggi alle ore 21 ma NELLE SALE DELL’ALBERGO DELLE TERME DI CASTEL SAN PIETRO. Per raggiungerlo quando arrivate a Castel San Pietro Terme seguite le indicazioni per le Terme. L’albergo si trova nello stesso complesso.

Written by matteofantuzzi

2 giugno 2006 at 13:32

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