UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 31 comments

Pulizie pasquali.

Arriva dopo Pasqua il tempo di massima concentrazione di eventi riguardanti la poesia contemporanea: letture, premi, festival… tra poco diventeremo delle guide michelin, almeno fino alla fine di settembre in giro ovunque ci sarà sempre qualche poeta da incontrare, qualche serata da trascorrere, qualche motivo per esultare o incazzarsi. Dopo un inverno di sondaggi entusiasmanti (…) dopo avere conquistato tante persone con l’uscita di libri importanti (De Angelis, mi ostino a dirlo, l’opera omnia di Pagliarani, mi ostino a dirlo…) ora è tempo di comprendere il reale impatto della poesia, se davvero il trend è in crescita, o come sempre ci stiamo parlando addosso, a microcircoli chiusi. E dovremo anche chiederci, nel caso di eventuale fallimento se tutto ciò sarà deprimente, frustrante o semplicemente influente. Dovremo cioè capire se questa ricerca del pubblico non sia solo questione di chi gli eventi li organizza, piuttosto che degli autori. Dovremo capire se non si stia andando verso un panorama che scrive quello che pensa il pubblico voglia leggere. Dovremo a mio parere difendere le identità dei singoli autori, la loro riconoscibilità a costo di riuscire meno nel comunicare la poesia. Dovremo creare poeti DOP, a bassa produzione, ad altissima qualità, da gustare con moderazione, ma con pieno appagamento dei sensi. State bene. Buona Pasqua.

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Written by matteofantuzzi

15 aprile 2006 a 09:33

Pubblicato su Uncategorized

31 Risposte

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  1. in silenzio

    anonimo

    15 aprile 2006 at 15:18

  2. Questa mattina è mancato Giuliano Gramigna.

    matteofantuzzi

    15 aprile 2006 at 16:01

  3. Nessuno in ambito poetico può difendere l’identità di un autore, solo la parola che emerge tutela se stessa, veicola messaggi se ha qualcosa da dire, o tace. Sostenere che esista a livello editoriale un trend positivo per la poesia è raccontare bufale. Esiste un fermento, un fuoco sotterraneo che dobbiamo alimentare, un desiderio di comunicare o meglio di cerrcare di diventare esprimibili. Non dobbiamo creare nessuna Dop, ma degustare quello che ci piace ed educarci al discernimento
    auguri a te

    alessandro62

    16 aprile 2006 at 07:38

  4. Mi dispiace moltissimo. Buona Pasqua, Matthew.
    Gianf.

    nestore22

    16 aprile 2006 at 09:51

  5. Luttuosa stagione!Dopo la Isgrò anche Gramigna. La Pasqua oltre a Gesù si porta via anche i poeti…Mi spiace. Condoglianze!
    Un caro saluto
    Liuk

    anonimo

    16 aprile 2006 at 10:17

  6. Caro Matteo, il lavoro da fare, e credo che tocchi soprattutto a quelli della tua generazione, ai più giovani, è quello di andare a scoprire i sapori, se vogliamo usare una metafora in clima con le feste. Per sapori intendo i poeti e il loro mondo, quelli appartati, che non si fanno sentire, che non hanno nulla da vendere e di cui non parlano le antologie e poco le riviste. E’ un lavoro morale, che fa migliore il mondo, perché si tratta di avere attenzione per gli altri, senza aspettarsi nulla in cambio. Se la gente scrive un mucchio di poesie, un motivo pur ci deve essere. Si tratta della salvezza, del sentirsi sottratti, in qualche modo, alla banalità del tempo quotidiano. Questo non può essere sottaciuto, o utilizzato dai critici come scusante per lavorare di meno. Il livello si è alzato, molto probabilmente perché si è alzata l’urgenza di restituire al linguaggio la sua sacralità. E’ un compito che compete a tutti, che dimostra l’assoluta inadeguatezza, proprio come mezzo di indagine, delle antologie. Occorre inventare strumenti nuovi, sensibilità nuove, capacità di uscire dalla nostra ristrettezza di vedute, abbracciare il mondo, la diversità. Non sentirsi braccati e superati ma parte dell’infinitesima radice di un grande albero che fruttifica nelle sue periferie. Perché si può morire anche in vita, e si può morire per una parola sbagliata, o una parola mancata che gli altri ti hanno rivolto. Non è un compito della letteratura, o solo della letteratura.
    E’ un compito che compete all’umano, a chi vuole farsi possedere da una visione più alta del mondo e delle cose
    Sebastiano

    anonimo

    16 aprile 2006 at 22:24

  7. C’è molta saggezza nelle tue parole, Sebastiano. La saggezza della semplicità. Dell’apertura. Del dialogo.

    fm

    anonimo

    16 aprile 2006 at 22:30

  8. Vi consiglio vivamente la lettura delle note “Per una critica tutta da costruire” di Biagio Cepollaro, sul suo blog (Cepollaro.splinder.com). Credo sarà un testo fondamentale, anche a breve termine.

    fm

    anonimo

    16 aprile 2006 at 22:38

  9. Carissime amiche e carissimi amici,
    sabato Giovanna Sicari avrebbe compiuto 52 anni.
    Era una poetessa ed era una mia amica.
    Morì il 31 dicembre del 2003.
    Il destino ha voluto che questo suo compleanno coincidesse con il Sabato Santo, giorno di silenzio e di attesa.
    Che cosa aspettiamo, credenti o non credenti in fondo è uguale?
    Che cosa aspettiamo nel travaglio delle nostre giornate?
    Aspettiamo una Risposta.
    Al nostro dolore, alla nostra fatica, e alla morte.

    Giovanna ha vissuto e ha scritto nella luce di questa speranza, conquistata ogni giorno a caro prezzo.
    Che questa realtà, cioè, che la nostra umanità trafitta e dolente Risorga.
    Che da ogni morte la vita, l’umano rifiorisca più vivo, e più umano.
    Che il nostro volto e il nostro amore si perfezionino nonostante tutto.

    E allora ho pensato di festeggiarla e insieme di inviare a tutti voi un augurio di Resurrezione inserendo nel mio sito il testo

    Dialoghi oltre la soglia
    ricordando Giovanna Sicari

    Con affetto

    Marco Guzzi
    http://www.marcoguzzi.it

    anonimo

    17 aprile 2006 at 09:40

  10. per alessandro: in realtà qualche euforia editoriale c’è stata, appunto il libro di de angelis. ma non mi pare questo né un problema, né il problema che avevo sollevato. tu dici: la carta, e in effetti a quella mi stavo rivolgendo, è dalla carta che emerge la validità del lavoro, non dalla presenza, da qualche foto sul giornale giusto, qualche gesto di quelli che amano nel mondo della comunicazione (sadomaso, ecc.) o quant’altro.

    quello a cui bisogna/erebbe tendere è quello che dice giustamente sebastiano. aggiungo che abbiamo un mezzo che ce ne dà la possibilità, fino a pochi anni fa, me lo confermerete, o si era nelle riviste che contavano o non si era nessuno, o si era nelle letture, nei circoli ecc. ecc. che contavano o non si esisteva. internet, i blog e anche la posta elettronica (esempio ? fuoricasa.poesia, diffusione enorme per i numeri della poesia, e una sorta di “minimum fax” riadattata della poesia contemporanea) possono parlare di quello che per 1000 motivi è stato accantonato, messo in ombra ecc. ed è stato fatto ingiustamente. perchè non deve passare appunto il concetto che uno solo perchè scrive è un fenomeno, ma che se uno è bravo è giusto che venga conosciuto da più persone possibili, che sia morto fisicamente, arroccatto sul cucuzzulo della montagna più aspra dell’aspromonte o semplicemente così sociopatico da non scendere nemmeno in strada a fare la spesa. questo è vero, forse lo dobbiamo fare più noi giovani, ma abbiamo bisogno che i meno giovani ci insegnino tutte le loro competenze che sono assolutamente maggiori rispetto alle nostre e che devono farci evitare di credere a 26 anni di conoscere tutto e avere già capito come va il mondo. ci devono, anzi ci dovete insegnare quello che noi non abbiamo vissuto, gli ultimi 30/40 anni, perchè quelli sui libri non li troviamo e non li possiamo non conoscere. così potremo affrontare la “militanza” con un minimo di cognizione di causa. se no sarà quasi tutto istinto. utile, ma ahimè non suff.

    matteofantuzzi

    17 aprile 2006 at 10:21

  11. Scusate, vi segnalo l’uscita de La Gru n.3

    ciao a tutti, d.

    In questo numero:

    La nuova gru – di Riccardo Fabiani
    L’eccesso del poema – di Daniele De Angelis
    Meditazione sul poema – di Gianluca Pulsoni
    La pelle della poesia – di Flavio Santi

    TESTI: Giovanni Falsetti, Salvatore Toma, Domenico Brancale, Alba Donati, Fabiano Alborghetti

    Un buon motivo per scrivere poemi o romanzi in versi – di Martino Baldi
    Tre paragrafi in difesa del non-poema – di Massimo Gezzi
    La serpe – di Stefano Sanchini
    Ancora sul tema dell’eresia – di Davide Nota
    Umanesimo eretico di Osip Mandel’stam – di Loris Ferri

    http://www.lagru.splinder.com

    redazionelagru

    17 aprile 2006 at 11:33

  12. Vi inviamo informazioni relative al nostro spettacolo VOCI RESISTENTI con il calendario delle date e dei luoghi.
    Ringraziando per la cortese attenzione
    cordiali saluti dai Cantosociale:

    21 Aprile VIGEVANO(PV) Piazza Ducale ore 21.30

    22 Aprile BUCCINASCO(MI) Auditorium ore 21.30

    23 Aprile CASSOLNOVO (PV) Teatro Verdi ore 16.00

    24 Aprile CILAVEGNA (PV) Sala AUSER ore 21.00

    25 Aprile COSTA VESCOVATO (AL) ore 21.00

    26 Aprile CASSOLNOVO (PV) SCuole Medie ore 10.

    29 Aprile ISOLA DOVARESE(CR) ore 21.00

    30 Aprile S.CRISTINA di BORGOMANERO (NO Museo Agricolo ore 21.30

    1 Maggio CASSINETTA DI LUGAGNANO (MI) Piazza Municipio ore 21.00

    Le entrate agli spettacoli sono libere per altre info o foto vi invitiamo a visitare il ns sito http://www.cantosociale.it

    V O C I

    R E S I S T E N T I

    Storie, Canti, Civili Passioni, Testimonianze e Poesie …

    Dalle nostre pianure

    fin sulle montagne

    le Vie Diverse

    per la Liberazione

    Con la partecipazione di

    Giovanni Rossi, Carlo Risso,

    Virginio Galli,Stefano Landini,

    Luca Ariano, Enrico Ghiotto….

    nello spettacolo dei CANTOSOCIALE Ricordare, Testimoniare, Pensare, far Festa per il 25 APRILE

    Grazie per lo spazio.
    Un caro saluto
    Liuk

    anonimo

    17 aprile 2006 at 16:38

  13. Marco Guzzi di mestiere fa il prete?

    gdc

    17 aprile 2006 at 23:56

  14. Grande commozione per Gramigna e rinnovata commozione nel ricordo di Giovanna Sicari.

    Leggo ora, e condivido in ogni sfumatura, la riflessione ‘pasquale’ di Matteo.

    Antonio Fiori

    anonimo

    18 aprile 2006 at 07:19

  15. essendo marco guzzi sposato e con 3 figli…

    matteofantuzzi

    18 aprile 2006 at 17:44

  16. Caro Matteo, hai ragione; i padri dovrebbero raccontare, insegnare, ma di questi tempi la figura del padre è in crisi; te lo dice un maestro che ogni due mesi fa i colloqui con i genitori e si ritrova davanti madri angosciate. Io sono, biograficamente, solo un fratello maggiore. Ti potrei raccontare, ma le mie parole non farebbero la storia della poesia. O forse sì, se consideri il gran privilegio del guardare “a parte”, da una certa distanza. Si vedono cose che da vicino non si possono vedere
    Sebastiano

    anonimo

    18 aprile 2006 at 23:16

  17. Mio padre, al contrario, mi ha dato moltissimo ( ma io sono più vecchietto di voi) e quella generazione ha raccontato e trasmesso la vita dei valori. Mi manca mio padre, scomparso da poco, e c’è da chiedersi quanto la poesia contemporanea possa permearsi di quegli antichi insegnamenti… Marco

    anonimo

    19 aprile 2006 at 14:09

  18. dimenticavo: un paio di anni fa ero a cena con Oldani e altri in un’osteria e la migliore poesia, in quel frangente, a detta loro, era sorseggiare un buon rosso barbera. M.

    anonimo

    19 aprile 2006 at 14:37

  19. sul mio blog (http://zeroola.splinder.com) un po’ di grafica e qualche info di quello che faremo quest’estate a Bazzano. L’idea è un festival di contaminazione letteraria. Ci sarà anche Matteo a gestire due serate poetiche nell’osteria della piazza. Arriveranno maggiori informazioni.

    A

    ansuini

    19 aprile 2006 at 15:56

  20. passare un poco di tempo con oldani è sempre bello. ti trasmette, senza chiederti nulla in cambio. non è poco ed è sostanzialmente quello di cui c’è bisogno. certo non tutti i padri saranno magnifici. ma ci sono anche quelli come quello di marco (a cui mi stringo) e bisogna cercare di ascortare loro. ascoltare chi ci vuole parlare.

    matteofantuzzi

    20 aprile 2006 at 06:02

  21. Colgo un accenno a DeAngelis per riprendere un commento di qualche tempo fa…Fa bene Luigi Nacci a richiamare l’attenzione su certi poeti di confine: però vorrei aggiungere che, a mio avviso, in poesia il confine non è detto che sia sempre e solo geografico (pur stimando Dionisotti e la sua opera capitale)…Il confine è anche fantastico, metafisico, misterioso come il destino…Ci sono alcuni poeti che sembrano provenire da un’altra terra, Rimbaud, per esempio angelo in esilio, o Celan…Ci sono poeti che sembrano abitare una regione altra o poeti il cui confine pare dilatarsi in un viaggio visionario come Dino Campana o in una biblioteca fantastica e universale come Borges… Milo De Angelis, secondo me, è un poeta di confine eppure sta a Milano… Il suo confine è la soglia con l’Altrove… Ho apprezzato molto gli ultimi suoi due libri, soprattutto l’ultimo che ha dei movimenti di straziante bellezza… (e non credo sia un caso, se è andato esaurito prestissimo)…Per fortuna l’avevo sentito leggere in anteprima a Parcopoesia – e, molto colpito, presi il libro praticamente il giorno stesso della sua uscita in libreria…

    Poi vorrei dire alcune cose a Sinicco su ciò che intende per “intimismo poetico” con il quale un po’ ce l’ha: mi pare un’affermazione un tantino superficiale che dovrebbe fare tabula rasa del 90 per cento della lirica di tutti i tempi, Leopardi e Petrarca compresi e non solo d’Occidente… Cappello – chapeau – in un’ intervista, gli ha risposto in maniera a mio avviso più articolata… Comunque rimando questo discorso a un’altra “puntata”…

    Un saluto ai due triestini e agli altri…

    andrea margiotta

    anonimo

    20 aprile 2006 at 13:31

  22. Sull’intimismo: non ce l’ho con l’intimismo; anzi, in parte sono un intimista, ma non credo sia l’unica opzione valida di una scrittura. Il problema è che uno non può votare se stesso ad una formula sola di espressione (e volersi escludere le altre) – credo che non siano autori maturi, ancora. Tutto qua. Se uno vuole convincere me con la scrittura (in ogni caso mica bisogna attribuire credito alla mia persona e al mio giudizio, anzi, siate indifferenti o screditatemi:-) questa mi deve fornire più di una chiave di lettura, e comunque dimostrare un processo di formazione non superficiale. Nel caso dell’intimismo, apprezzo veramente autori, che considero intimisti come Mencarelli, ad esempio (poi chi c’è, di quelli che ho letto, Leardini, Serragnoli, Maldini, Castoldi, quelli delle varie antologie…), ma li aspetto su un altro terreno, e mi sembra giusto anche che uno a 20/30 anni abbia da fare ancora un percorso, piuttosto variegato. La verità è comunque che se questa generazione esiste, è fatta di gente che si trincera dietro le proprie cosine, invece di tentare qualcosa di più – vedi l’articolo, decisamente interessante, di Marco Guzzi, ora su absolute! Christian

    anonimo

    21 aprile 2006 at 15:34

  23. a prop. di pasqualate, sei a trieste matteo questo gio e ven? il mio numero di tel 3494494224, fai uno squillo, che si va a bere in carso. Ciao, C

    anonimo

    21 aprile 2006 at 15:46

  24. se sei a trieste il 27 e 28, tel a 3494494224, che si va da qualche parte in carso, meglio giovedì, perché di sabato sono in quota da qualche parte! Ch.

    anonimo

    21 aprile 2006 at 15:53

  25. Be’ Chris, il tuo discorso mi fa pensare a uno scritto di Eliot sulle varie voci della poesia…
    Tu sai che a me piace il tuo lavoro in poesia: i montaggi mitico-onirici, li ho fatti e li faccio anch’io…L’energia vitalistica, la voglia di movimento e di sguardo a vasto raggio, sono vicine…Io e te non siamo così distanti nel lavoro poetico…Sicuramente, i miei testi sono più vicini ai tuoi che a quelli di Maldini (che, tra l’altro, è un mio compagno di strada…)… Prendi questo che ti dico sulla fiducia, poi magari forse, col tempo potrai accertartene o meno…
    Dico solo che l’intimismo non è una categoria critica adeguata su cui dibattere…

    PS
    Ma sei già assessore? Di Rifondazione? Io ho “rischiato” una carriera di parlamentare nella sinistra… Poi ho incontrato un’esperienza cristiana che mi sembrava migliore e sono molto ma molto lentamente cambiato…
    Andate a bere la grappa sul Carso? Salute!

    andrea margiotta

    anonimo

    21 aprile 2006 at 17:48

  26. Il Carso mormorò
    non passa il sagrestano

    anonimo

    21 aprile 2006 at 21:25

  27. Quello era il Piave, coglione…

    anonimo

    22 aprile 2006 at 00:01

  28. aspettiamo i ballottaggi, di assessorati ne parliamo un’altra volta però:-) Sul carso buona grappa “domacia”, ovvero di casa.
    La mia critica non si fonda su categorie, ma su topologie, ovvero luoghi dell’esperienza di scrittura, che presentano fenomeni simili tra diversi autori, ma anche moltissime differenze. Dal mio punto di vista, opero uno spostamento dalle normali (e inventate) categorie critiche, a una ricognizione della realtà con strumenti più sociologici, per poi integrare (ed informare) gli strumenti, i miei strumenti, di critica. Ovvero parto dall’opposto della critica letteraria. In questo caso dunque sono 1. più libero di utilizzare nuove nozioni estetiche 2. posso tranquillamente affermare e non ho bisogno di citazioni a supporto del mio discorso, poichè è sul campo, vuole essere vivo e non morto, circuitante nelle parole rubate a uomini morti, nemmeno introiettate e riproiettate per se stessi…

    anonimo

    22 aprile 2006 at 09:32

  29. L’intimismo dunque, e buona parte di una deriva minimalista, sono semplicemente fatti che rilevo, e la prospettiva però che animano la sento limitata all’interno di una società che, se si chiude su se stessa, pure in scrittura, se non tenta, è destinata ad una ripetizione delle esperienze fino all’esaurimento di ciò che per me è vitalità. Christian

    anonimo

    22 aprile 2006 at 09:37

  30. Venite a discutere!
    Perché i poeti alla fine di un mondo, di Marco Guzzi
    http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=329

    anonimo

    22 aprile 2006 at 09:47

  31. caro christian, purtroppo quei 2 giorni lavoro (strasob), ma grazie dell’invito e in bocca al lupo per i tuoi progetti a trieste. per il resto che la poesia che “si guarda i piedi secondo me non può fare altro che arredare”…

    matteofantuzzi

    23 aprile 2006 at 08:37


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